La Tavola di Bisanzio: storia, sapori e leggende nel cuore dell’Appennino reggiano
C’è un angolo d’Appennino, tra le valli del Tresinaro e del Secchia, dove la storia non è mai del tutto passata. È il territorio di Baiso, in provincia di Reggio Emilia, un crocevia di civiltà, racconti e saperi che, ogni anno, torna a farsi sentire — e gustare — attraverso una manifestazione unica nel suo genere: La Tavola di Bisanzio, in programma l’11, 12 e 13 luglio 2025.
Non si tratta della solita sagra di paese, ma di un viaggio nel tempo. Un banchetto aperto a tutti dove la cultura si mescola alla tradizione, la leggenda alla ricerca storica, il sapore all’identità. Qui si celebra l’eredità bizantina lasciata su queste terre, un patrimonio fatto di riti, usanze e saperi antichi che ancora oggi sopravvivono tra le pieghe delle montagne reggiane.
Siamo sulle alture del monte Valestra, citato persino da Virgilio, dove aleggia la leggenda del tesoro del gigante Balista e dove, in epoca altomedievale, correva il limes tra il castrum Verabulum (bizantino) e il castrum di Bismantova (longobardo). Per secoli, in questa frontiera di pietra e silenzio, due mondi si sono osservati, sfiorati, contaminati: quello raffinato, spirituale e agricolo dei bizantini e quello guerriero, pragmatico e diretto dei longobardi. Da quell’incontro nasce un’identità speciale, tutta appenninica, che ancora oggi si ritrova nei racconti, nei cognomi, nei paesaggi — e sì, anche nei sapori.
La Tavola di Bisanzio è quindi un momento per assaporare, ma anche per capire. Un’occasione per scoprire come un popolo abbia saputo modellare la montagna con la pastorizia, l’agricoltura, l’artigianato e la devozione. E infatti, accanto ai piatti tipici, l’evento ospita anche laboratori, incontri, testimonianze e mostre che aiutano a ricostruire quella piccola “Bisanzio padana” ancora presente nel Dna di chi abita queste terre.
Il programma è ricco e partecipato, in perfetto equilibrio tra cultura e convivialità: si mangia, si ascolta, si discute, si scopre. Il tutto avvolto da un paesaggio che è già di per sé un racconto: quello del crinale dove sorge Baiso, tra il torrente Lucenta e le colline che guardano Reggio Emilia, con i suoi castelli medievali, le chiese romaniche (come quella di San Lorenzo o di Santa Maria Assunta a Visignolo) e i borghi sospesi nel verde, come Debbia, Levizzano e San Romano, dove ancora oggi si respira l’eco di un passato che sa restare vivo.
Baiso è un piccolo gioiello a 33 km da Reggio Emilia, un paese che non si visita per caso ma che, una volta scoperto, resta nel cuore. La sua anima è duplice: severa come le pietre dei suoi castelli e leggera come l’aria frizzante del crinale. Ed è proprio in questa armonia tra natura e memoria che si colloca La Tavola di Bisanzio: una festa, sì, ma anche un invito a guardare più a fondo, a sedersi insieme e a raccontarsi, proprio come si faceva nei convivi di un tempo.
Per chi ama gli eventi autentici, capaci di unire paesaggio, storia e piaceri della tavola, questo è un appuntamento da non perdere. Perché in fondo, anche se i secoli passano, le buone storie — e le buone tavole — sanno sempre come tornare.
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