Itinerari

Natale a Empoli, e festa sia!

Vi abbiamo parlato di Empoli no? La città a metà strada tra Firenze e Pisa, celebre per il vetro verde e per aver dato i natali a Pontormo… Non ve lo ricordate? Cercate tra i nostri podcast e scoprite questa meta ancora poco nota al turismo di massa!
Ecco, proprio in questi giorni le vie del centro storico di Empoli brulicano di installazioni luminose, lì in fondo troneggia il grande albero di Natale che riempie e scalda i cuori di tutti anche al Grinch più ostinato che è tra voi! Empoli Città del Natale è finalmente tornata in grande stile con l’edizione 2021 per un Natale magico e memorabile.

Ascolta “Natale a Empoli, e festa sia!” su Spreaker.
 

Sarà un Natale brillante e luminoso nel pieno rispetto delle norme e della sicurezza. Sali sul trenino turistico per girare in comodità lungo le vie illuminate del centro e ammirare le installazioni. Ciuf Ciuf!

#EMPOLICITTADELNATALE non dimenticarlo e cerca il programma con tutte le iniziative sul sito!

Dal Luna Park Natalizio con pista sul Ghiaccio ai mercatini di Natale, un grande classico che a Empoli si ripete ogni anno e ogni volta propone nuove entusiasmanti alternative per trovare l’idea più originale da proporre come dono! Vuoi vincere il premio di “babbo natale” dell’anno? A Empoli devi venire! Nei mesi di novembre e dicembre, la centralissima Piazza della Vittoria ospita ben 32 banchi natalizi, dedicati al “fatto a mano” locale e al buon cibo. E poi… l’immancabile cioccolata calda!

La casetta delle Mascotte, Il magico mondo di Babbo Natale e il Mattoncini Village sono i momenti pensati in particolare per i più piccoli, ma siamo certi che troveremo anche i grandi intenti a costruire una casetta con gli storici tasselli colorati della Lego, non preoccupatevi, lo capiremo, il natale a Empoli fa tornare tutti un po’ bambini!
Intensa, emozionante, memorabile è LA GRANDE NEVICATA, uno spettacolo unico: quello della neve che scenderà su Empoli. Fiocco dopo fiocco Piazza Farinata degli Uberti diverrà sempre più bianca, uno scenario inedito per queste latitudini!

Se lo spettacolo della neve non ti ha emozionato a sufficienza, alza gli occhi percorrendo le vie illuminate a festa e osserva le piazze più celebri della città cambiare volto: i palazzi illuminati da proiezioni con immagini e scene natalizie creano un’atmosfera indimenticabile!

In questo clima di festa si inseriscono anche numerosi eventi culturali per grandi e piccini: dai concerti natalizi a quello di fine anno, dagli spettacoli della stagione teatrale di Empoli, che dopo due anni di fermo riapre in bellezza il 16 dicembre, fino alle visite guidate e ai laboratori che animeranno i musei del circuito cittadino.
Eh sì, per Natale siamo tutti più buoni, a Empoli ancora di più! Regalatevi l’emozione del Natale in questo piccolo gioiello nel cuore della Toscana.

Empoli, Città del Natale ti aspetta!

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Casale Monferrato, è festa del tartufo bianco

I buongustai ne vanno pazzi. Per gli chef stellati non c’è nulla di meglio per nobilitare piatti semplici e dare un tocco di “classe” a quelli più tradizionali. Gli scienziati lo chiamano tuber magnatum. Lui è un fungo. Ma non uno qualsiasi. Non ha neppure il cappello. Ma in compenso ha un profumo da capogiro, tanto che alcuni pretenziosi “o de parfum” lo inseriscono tra gli ingredienti.

Ascolta “Casale Monferrato, è festa del tartufo bianco” su Spreaker.

Rullo di tamburi, ecco a voi il tartufo bianco, quello unico che solo in Piemonte si può gustare. È qui, e soprattutto nel Monferrato Casalese, che la tradizione si perde lontana nel tempo. Da che si ha memoria, il Monferrato è sempre stato un territorio storicamente fecondo produttore di tartufi dalle eccellenti qualità organolettiche grazie al fatto che le tartufaie si trovano in terreni di fondovalle, tenaci, molto aperti e quindi spesso siccitosi che regalano ai tartufi profumi unici.

I tartufi più belli spesso crescono a profondità superiori ai 50 centimetri fino anche a un metro! Questo rende ancora di più stimolante la ricerca, che si svolge ininterrottamente durante la stagione invernale giorno e notte! Ma tu che leggi, sei fortunato, perchè dal 27 al 28 novembre Casale, storica capitale del Monferrato ti aspetta con la Festa del tartufo bianco e una carrellata di piatti gustosi, tutti ricchi del prezioso ingrediente! Non dovrai improvvisarti cavatore, perchè ti verrà servito tutto il tartufo, rigorosamente bianco, che vorrai.

Carpaccio alla Monferrina di Fassona Piemontese con Tartufo Bianco, risotto “dal Pòpal” con Tartufo Bianco, cocotte con cardo gobbo di Nizza, Topinambur uovo e Tartufo Bianco. Gelato artigianale, ovviamente con Tartufo Bianco!
E se proprio non ne avessi abbastanza, numerosi saranno gli stand dove potrai acquistarlo per portarlo a casa o donarlo… che poi il Natale è vicino! Quale dono migliore da mettere sotto l’albero di un ingrediente così prelibato… tutto sta nell’arrivarci al Natale senza averlo mangiato prima!

Nel mercatino non ci saranno solo i tartufi, ma un ampio spazio sarà dedicato ai prodotti tipici e all’artigianato locale, dove i visitatori potranno immergersi nella cultura monferrina.
La Festa del tartufo bianco di Casale Monferrato è la giusta occasione per assaporare il meglio di quest’angolo del Piemonte in provincia di Alessandria, ai piedi dell’estremità orientale delle colline del Po, tra vini e bontà gastronomiche, ma anche musei, piazze e chiese nascosti che ti emozioneranno.

Molto pittoresco è il castello che sorge sulla riva del Po, da cui si gode un bel panorama. Il centro della città è la piazza del Duomo romanico, uno dei monumenti più antichi della città e della provincia di Alessandria, la cui fondazione viene fatta risalire al re Liutprando. Vi sono racchiuse varie preziosità tra cui il bellissimo crocifisso del secolo XII, il Nartece con sollecitazioni d’arte armena e gli splendidi mosaici, resti del primitivo pavimento.

Interessanti costruzioni settecentesche sono il palazzo San Giorgio, il palazzo Treville, costruito nel 1730, con un atrio, un portale e uno scalone di bellissimo effetto, e il palazzo Langosco.
La fisionomia di Casale antica, maestosa e aristocratica la rende la capitale indiscussa del Monferrato, da vedere, sopratutto durate la Festa del Tartufo Bianco!

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I sei musei del nord Italia più curiosi

Dal vento ai bottoni, ai capelli, tutto viene conservato e i musei sono il luogo in cui potrai trovare tutto ciò che cerchi, emozionarti e riflettere sul significato che ogni ammennicolo in teca ha per te e per chi lì lo ha posto.

Museo della Bora e del Vento a Trieste
Come i “musei veri e seri”, il Magazzino dei Venti ha le sue collezioni, eccole una ad una!
L’Archivio dei Venti del Mondo: una bizzarra raccolta di venti in scatola, un gioco che fa diventare espositori anche i visitatori: sono tanti infatti coloro che dopo avere scoperto il Magazzino spediscono il loro vento di casa o un vento raccolto in vacanza, diventando così “ambasciatori eolici”. Al momento sono più di 130 i venti imbottigliati, inscatolati, impacchettati provenienti da quasi tutto il mondo.
La Collezione artistica del Museo: “una piccola galleria del vento” che contiene opere di qualità di artisti talentuosi (Pascutto, Pastrovicchio, Pezzolato, Spigai e altri) pertinenti con i temi del museo..
L’Archivio di Silvio Polli: fotografie, pubblicazioni scientifiche, giornali, strumenti scientifici di uno dei più grandi studiosi del fenomeno, messi a disposizione dalla famiglia.
Curiosità di bora e di vento: reperti originali oppure creati ad hoc, come per esempio la “Finestra di Stendhal”, una tipica finestra triestina reinterpretata con sopra un testo del celebre scrittore che definì la bora abominable, abominevole.

Il Museo dei Pels (capelli) a Elva, in Valle Maira
A Elva, in Valle Maira, dal 2006 esiste un museo dedicato ad una professione ormai scomparsa, i raccoglitori di capelli. Gli Elvesi partivano dalle proprie case all’inizio dell’autunno per raggiungere la Lombardia o il Veneto e trovare delle donne disposte a vendere le proprie chiome per pochi soldi. I raccoglitori utilizzavano tra di loro un particolare gergo tramandato di padre in figlio e quando le trecce di capelli scarseggiavano, utilizzavano appositi pettini per raccogliere i capelli delle fanciulle. Una volta terminata la raccolta, i capelli venivano lavati, selezionati e venduti ai grossisti, che li utilizzavano per la produzione di parrucche.
Il museo raccoglie oggetti e testimonianze degli elvesi, e ne celebra la grande inventiva e creatività.

Il Museo delle campane a Montegalda, Vicenza
Questo originale museo si trova a Montegalda, in provincia di Vicenza, ed è ospitato nelle sale di Villa Fogazzaro-Colbacchini. Il percorso espositivo presenta circa 200 pezzi che vanno dai gong cinesi ai manufatti indiani, birmani e thailandesi, dalle preziose e rare campane gotiche italiane dell’XI secolo ai prodotti d’epoca moderna. Nella Sala della Fonderia viene illustrato il processo per produrre campane e campanelli e spesso, grazie alla sua eccellente acustica, ospita concerti e altri appuntamenti musicali. In un suggestivo cortiletto potrete ammirare invece le campane più grandi.

Mimumo, il museo più piccolo di Monza
Si pronuncia Mimumo, ma non è uno scioglilingua bensì l’acronimo di Micro Museo Monza, un luogo unico e da Guinness dei primati: 2,29 mq di superficie, aperto 365 giorni all’anno, 24/24h. L’ubicazione è speciale: al pianoterra della Casa della Luna Rossa, un edificio risalente al XIV secolo, affacciato sulla centralissima piazza Duomo. L’idea del MiMuMo è dell’architetto e proprietario Luca Acquati. MiMuMo é una casa di vetro per l’arte, una in vetrina, monolite di meraviglie aperto sullo curiosità della città. Il dono dell’arte in un micro teatro pubblico, una caleidoscopica lanterna magica aggettante sull’anemia della città. MiMuMo è un luogo eccentrico, trasparente e permanente, capace di dialogare con le pietre più nobili ed antiche della città, catalizzando un campo di forze creative e rigenerando una qualità dello spazio urbano come luogo di meditazione inattesa.

Il Museo del Passatempo a Rossiglione, Genova
Il Museo PassaTempo è un sorprendente viaggio nella memoria e nel costume.
Un’ampia raccolta di moto, cicli e oggetti d’epoca funzionanti, ricostruisce la storia italiana del Novecento, in particolare del secondo dopoguerra.
L’esposizione è articolata in due sedi distinte, la preesistente CASA-MUSEO e la SEDE CIVICA.
La CASA-MUSEO è un’abitazione privata che racchiude il nucleo originario della collezione PassaTempo. Gli oggetti sono esposti e organizzati per argomento, in modo tale da ricostruire fedelmente alcune situazioni tipiche della storia italiana: l’officina, l’emporio, il salotto buono, il bar del Giambellino.
La SEDE CIVICA è collocata in un edificio ottocentesco che per 120 anni ha ospitato le scuole del paese. Gli oggetti sono esposti in zone tematiche, lungo il percorso espositivo si integrano proiezioni multimediali.
Il piano terra ospita la collezione permanente di oggetti del Novecento, uno spazio dedicato alla Olivetti, la ricostruzione di un’aula scolastica e di alcune botteghe d’epoca. Al primo piano sono allestite le mostre temporanee che approfondiscono tematiche legate alla storia del costume italiano.

Il Museo del Bottone a Santarcangelo di Romagna
Vuole raccontare la storia politica, di costume e sociale dell’umanità, attraverso la simbologia dei bottoni, che si potevano comperare nelle botteghe di merceria o nelle modisterie, da fine 1800 al 2020.
I bottoni del 1900 che si vendevano nelle mercerie, dai più poveri a quelli per ostentare la ricchezza, raccontano la trasformazione dei modelli e dei materiali nell’arco di cento anni ed il modo in cui gli avvenimenti sociali, politici e di costume hanno inciso sia sulla produzione sia sul consumo dei bottoni. La maggior parte dei bottoni di questo settore proviene dal negozio della Famiglia Gallavotti, che si ottenne negli anni 20 rilevando un vecchio bazar chiuso da circa venti anni, con merce fine 1800 e primi 1900. In questo bazar vi erano, fra l’altro, un metro in legno, con timbro 1897/98, un torchietto per ricoprire bottoni di stoffa, con le molle delle matrici a vista, del 1880 circa e una parete di bottoni fine 1800 primi 1900, in stile liberty ed art decò, che disegnava oggetti di uso comune. Molti di questi bottoni hanno la simbologia di invenzioni o avvenimenti avvenuti nella società. Nel magazzino si sono aggiunte negli anni le rimanenze di bottoni del negozio.

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Compiano, qui c’è un castello bellissimo!

E oggi siamo nel Castello di Compiano “dove il tempo si è fermato”.
Millenaria fortificazione immersa tra i rilievi dell’Appennino Emiliano, posta a controllo della verdeggiante Valtaro. Da struttura difensiva ed elegante residenza dei principi Landi, fu trasformata, a inizio ‘900, in collegio femminile, per poi divenire dimora stabile ed eclettica casa-museo della Marchesa Raimondi Gambarotta.

Ascolta “E oggi siamo nel Castello di Compiano "dove il tempo si è fermato”.” su Spreaker.

Ciò che affascina, non appena varchi il portone di ingresso del Castello di Compiano, è la presenza di elementi decorativi, arredi e oggetti d’arte tanto diversi tra loro e distanti cronologicamente con l’epoca di costruzione del maniero. La tipologia di casa-museo e la collezione Raimondi-Gambarotta è un unicum immerso in pieno Appennino Parmense.

Il Castello di Compiano fu acquistato nel 1966 da Lina Angela Luisa Contessa Raimondi Marchesa Gambarotta che lo adattò a stabile dimora, trasformando in particolar modo il piano nobile, già residenza dei principi Landi.

La variegata caratterizzazione delle sale, che abbracciano periodi che spaziano dal Rinascimento, al Rococò, dal Medioevo allo stile Impero, si inserisce perfettamente nel clima del collezionismo di inizio ‘900. La sua raccolta, nata e implementata nel corso degli anni, in seguito alle esperienze lavorative e ai numerosi viaggi, rispecchia la personalità colta e al tempo stesso bizzarra della proprietaria.

L’idea di un ambiente intimo e riservato come la biblioteca, con le sue boiserie in legno, ricorda lo studiolo di principi umanisti; la saletta cinese con le sue statuine di Budda, teiere e potiche e oggetti di arredamento di grande pregio come il tempietto e il paravento cinese, ricalca l’interesse di molti collezionisti a cavallo tra ‘800 e ‘900 per l’esotico e la moda per l’orientale.

La sala della musica, contraddistinta dalla presenza di un Sievers francese di passaggio tra il forte-piano e il pianoforte in palissandro è testimonianza dell’elevato grado culturale della Marchesa, mentre la sua camera da letto, con specchiere che celano guardaroba e una sala da bagno in stile impero, con porta-parrucche e casco per la messa in piega, ci riporta a una leziosa “vanitas” dei nostri giorni.

Il Castello di Compiano, è uno scrigno pieno di sorprese, qui infatti troverai un museo unico nel suo genere in tutta Italia: il Museo Massonico Internazionale “Orizzonti Massonici”. Il professor Flaminio Musa comandante partigiano, medico, poeta, massone del rito scozzese ne fu l’artefice. Cimeli, medaglie, quadri: qui tutto racconta il simbolismo massonico inglese del Settecento e dell’Ottocento.
Ma non è finita qui!

La sala al piano terra del Castello, in comunicazione con la biglietteria/reception, accoglie oggetti che caratterizzavano le cucine locali tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, nonchè utensili legati ad antiche produzioni artigianali parmensi.
Compiano e il territorio della Valtaro vantano alcune eccellenze alimentari di fama internazionale: il Parmigiano Raggiano di montagna, i salumi, i funghi porcini, le castagne e altri prodotti della terra, a cui si lega anche la tradizione della pasta fresca tirata a mano. Queste tradizioni, perdute o mutate nel tempo dalla tecnica, rivivono nel racconto di postazioni-video che ti accoglieranno.

Vieni a Compiano, il suo castello ti aspetta!

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Canova, scultore e imprenditore di Possagno

Siamo nell’est del Veneto. A Possagno. Un paese piccolino. Ordinato. Grazioso. E’ qui che le greggi due volte l’anno pascolano nei prati vicini al centro cittadino. Questa potrebbe essere la ragione del suo nome “poss” che unito ad “agno” significa: la pozza dell’agnello. Dal neolitico o dall’eneolitico non si sa bene, ma questi potrebbero essere i periodi a cui ricondurre la prima umanità che da queste parti circolava.

Chissà.

La storia è di certo importante, scavare nella memoria è fondamentale, ma qui a Possagno mi voglio fermare in un anno preciso, in una data precisa il “1 novembre 1757”.
E’ quando nacque il padre del neoclassicismo, Antonio Canova. Proprio qui, in questo lembo di Veneto, in una lingua di terra pianeggiante che indirizza lo sguardo verso l’alto, sotto il Massiccio del Grappa.

Dimora, culla, casa natia, luogo in cui rigenerarsi. Era tutto questo Possagno per Antonio Canova. Anche trasferitotisi a Roma, era sempre qui che tornava. Ed era sempre una festa per i suoi concittadini riaverlo a casa, una festa che celebravano ogni volta in pompa magna. Anche lui non era da meno. Canova amava profondamente la sua terra e la sua gente. Destinava ogni anno a 3 fanciulle, una dote affinché potessero esser prese in moglie.
Ma Possagno, per Canova rappresentava anche il suo amato nonno Pasino, abile scalpellino e capomastro, che gli insegnò i primi rudimenti del mestiere. Fu lui a fargli da padre, vendette le sue terre per farlo studiare, ma il Canova quando divenne “IL CANOVA” gliele riacquistò!

Se vuoi innamorarti di Possagno, come lo fu il Canova, ti offro due dritte:
Gypsoteca e Tempio Canoviano!

La Gypsotheca canoviana è una parte del Museo Canova, insieme alla Casa Natale dello scultore e alla Biblioteca. Vi sono contenuti i modelli in gesso e i bozzetti in argilla dello scultore neoclassico, nonché alcuni dei suoi quadri e disegni.
Tra le tantissime opere originali come Ercole e Lica, il monumento funebre ad Antonio Alfieri, Teseo e il Centauro. Sono tutte riconoscibili come originali perché hanno ancora i chiodini in ferro che ne permettevano le repliche.
Chiodini? Ebbene si!
Vi svelo il segreto.
I garzoni di bottega puntellavano il gesso realizzato dal maestro e poi prendevano le misure tra un chiodo e l’altro attraverso un particolare strumento che, posizionato sul pezzo di marmo, permetteva di intervenire sul punto esatto mantenendo distanze e proporzioni. In questo modo si poteva replicare il pezzo.
Il Canova, non era solo un abile scultore, ma era un vero e proprio imprenditore di stesso! Conservando la scultura in gesso, quella in marmo poteva essere replicata nei minimi dettagli su richiesta. Soprattutto, in questo modo la scultura poteva essere realizzata dalla sua bottega e lui poteva limitarsi alla finitura finale.
Il gesso, insomma, era una sorta di campionario, oltre che l’unica scultura realizzata interamente dalle mani dell’artista e, per alcuni, la vera e propria opera d’arte originale.

La casa natale di Antonio Canova è proprio lì. Nello stesso complesso in cui ti trovi ora ad ammirare gli illustri gessi. Esci, attraversa il giardino, ma fai attenzione, alcune delle piante che vedi, furono volute dallo stesso Canova, in particolare i pini, forse un ricordo di Roma. La casa è una struttura del Seicento ampliata e restaurata dallo stesso artista con i soldi guadagnati a Roma.
Al suo interno si possono vedere non solo le sale dedicate alla vita quotidiana, come la cucina, ma anche dipinti, disegni, bozzetti e statue che ripercorrono la vita dell’artista.
Ci sono inoltre strumenti, ritratti, mobili di inizio ottocento e abiti, come quello indossato da Canova durante la posa della prima pietra del Tempio Canoviano. Un vero e proprio dietro le quinte di uno degli scultori più importanti di sempre.

Non si può pensare a Possagno senza aver dinanzi agli occhi il Tempio Canoviano. Gambe in spalla, attraversa la strada, goditi l’aria frescolina dell’Alta Marca Trevigiana, sali le scali ed entra. Non sei nel Pantheon di Roma, tranquillo!

Canova non vide mai il Tempio, da lui progettato, completato e fu suo fratello a seguire i lavori fino all’ultimo intervento del 1832. Oggi sono sepolti insieme al suo interno, anche se il cuore dell’artista si trova nel monumento funebre ospitato nella Basilica dei Frari e la mano destra, invece, all’Accademia, entrambe a Venezia.

Il Tempio si basa su un concetto pagano, così come la pala della Deposizione di Cristo realizzata dallo stesso Canova: Dio è sole. E non lo è solo all’interno del quadro, ma anche all’interno della chiesa, quando a mezzogiorno esatto entra dalla finestra sulla cupola illuminando l’altare.

Buona Possagno

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Un ‘pieno’ di bellezza tra i musei e le piazze di Empoli

La bellezza salverà il mondo, lo diceva Dostoevskij, lo ha ricordato anche Papa Francesco non molto tempo fa… e noi ne siamo convinti, ma lo sarai anche tu non appena avrai ascoltato la nuova puntata del podcast, dedicata oggi all’arte che anima Empoli.

Ascolta “Un ‘pieno’ di bellezza tra i musei e le piazze di Empoli” su Spreaker.

Partiamo dal cuore della città, Piazza Farinata degli Uberti dove si trova la splendida Collegiata di Sant’Andrea, la chiesa che rappresentò l’elemento attorno a cui sorse il castrum Impoli fin dal 1119. La facciata della Collegiata, decorata con marmi bianchi e verdi, rappresenta l’unico esempio di romanico fiorentino al di fuori della città di Firenze. Molte delle opere antiche che ornavano le cappelle e gli altari della chiesa si trovano oggi nel vicino Museo della Collegiata. Inizia da qui il tuo percorso alla scoperta dei capolavori conservati a Empoli, in uno dei più antichi musei ecclesiastici d’Italia, fondato nel 1859.

Nelle prime sale ti attendono le eleganti Madonne col Bambino di Giovanni Pisano e Mino da Fiesole, il Fonte battesimale attribuito a Bernardo Rossellino e lo straordinario affresco staccato raffigurante il Cristo in pietà di Masolino da Panicale. A Empoli, altre testimonianze dell’opera di questo celebre artista del Quattrocento si possono trovare nella Cappella di Sant’Elena all’interno della vicina Chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani, che, ovviamente, è parte del percorso museale! Gli altri piani non te li sveliamo… devi venire in persona, perchè l’arte ha tutto un altro sapore vista con i propri occhi!

Uscendo dal Museo e tornando in Piazza Farinata degli Uberti, guardati intorno… al centro della piazza troneggia la Fontana delle Naiadi o dei Leoni. Fu costruita agli inizi dell’800 su desiderio dei cittadini che chiedevano, da un lato una fontana per rifornirsi d’acqua nel centro cittadino e dall’altro, un’opera che sostituisse al centro della piazza l’antica colonna del Marzocco, simbolo della Repubblica Fiorentina che era stata demolita durante il regime napoleonico. Realizzato l’acquedotto, l’architetto Giuseppe Martelli progettò la fontana con il gruppo scultoreo composto dalle Naiadi e completato dai quattro leoni, a cui diedero forma gli scultori Luigi Pampaloni, Luigi e Ottavio Giovannozzi. Tra l’altro, la nudità delle Naiadi scatenò le proteste di più puritani che chiesero a gran voce di coprirle… Ma, per fortuna, la bellezza ebbe la meglio!

Cambiando drasticamente stile, periodo e location ci spostiamo nel vicino Palazzo Comunale di via Giuseppe Del Papa dove si trova la Galleria d’Arte Moderna e della Resistenza, la GAM. Istituita nel 1974 per stimolare l’interesse della cittadinanza nei confronti della Resistenza e delle espressioni artistiche di inizio Novecento, la Galleria raccoglie oggi un consistente nucleo di opere di artisti empolesi e toscani come Sineo Gemignani, Virgilio Carmignani, Nello Alessandrini, Mario Maestrelli, Enzo Faraoni, Gino Terreni. Un passaggio qui è fondamentale perché la memoria è la bellezza del futuro che costruiamo.

A questo punto dobbiamo allontanarci dal centro di Empoli e arrivare nel borgo di Pontorme, alla Casa di Jacopo Carucci, detto il Pontormo. Qui, dove l’artista nacque nel 1494, si conservano oggetti e opere che raccontano l’espressione di questo celebre esponente della Maniera moderna. Ci sono addirittura i fac-simili dei fogli che disegnò in preparazione delle tavole dei Santi San Michele Arcangelo e San Giovanni Evangelista che ancora oggi possiamo ammirare nella vicinissima chiesa di San Michele. Si tratta, senza dubbio del più importante lascito del pittore alla sua città natale.

Buona bellezza, buona Empoli!

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Vignanello, tra connutti, storia e bontà

Circondato da campi coltivati, boschi rigogliosi e torrenti sembra un museo a cielo aperto, tra monumenti e vicoli pittoreschi. Il set adatto a una fiaba. Oggi ti portiamo a Vignanello dove il Rinascimento risplende in tutta la sua potenza nel Castello Ruspoli.
Andiamo con calma.

Ascolta “Vignanello, tra connutti, storia e bontà” su Spreaker.

Prima di tutto devi sapere che Vignanello è un gioiellino incastonato nella bella Tuscia. Tanto bello che già dalla Preistoria vi si abitava, forse sarà stato il fascino dei Monti Cimini che lo incorniciano, piuttosto che quello della Valle del Tevere.. chissà cosa stregò l’uomo delle caverne? Certo è che la magia di Vignanello è arrivata fino ai giorni nostri.

Il suo centro storico medievale, l’antico insediamento e i due borghi settecenteschi si trovano lungo una dorsale tufacea delimitata a nord dalla Valle Maggiore, dove scorre il fosso Zangola, e a sud dalla Valle della Cupa, con il suo omonimo fosso. A Vignanello ci sono poi i Connutti, i cunicoli nel dialetto locale, che si sviluppano lungo la linea principale del borgo. Ne esistono diverse diramazioni, tutte affascinanti! Ti diamo qualche dritta in più, per aiutarti nella localizzazione di questo luogo meraviglioso. Siamo ai confini con Toscana e Umbria. La bellezza al cubo! A Vignanello, te lo dicevo prima, è presente una delle dimore più affascinanti del Lazio, Castello Ruspoli, che come ogni residenza storica che si rispetti ha uno straordinario giardino all’italiana, che vedrai come ultima tappa nel corso della vista. Inizierai infatti dal piano terra, poi la cappella privata, il piano nobile, i saloni e le stanze. Sarà difficile andar vita da tanta bellezza.

La storia dei nostri borghi, non può non passare dalle strutture religiose. È per questa ragione che ora ti portiamo nella Collegiata di Santa Maria della Presentazione uno degli edifici di culto più belli di Vignanello. L’abside semicircolare  ornata  da  una  preziosa  Gloria  di  angeli  in  stucco  dorato  che  racchiude  un quadro  di Annibale Carracci, raffigurante la Madonna col Bambino è pazzesca. Contrapposta alla Gloria vi è la cantoria settecentesca decorata da splendide sculture in legno e stucco, che incornicia l’organo realizzato nell’ottocento da Angelo Morettini da Perugia. Una particolarità delle decorazioni è data dalla singolare ricorrenza del muso di un cagnolino. Già ai tempi si era pet friendly!

C’è poi, imperdibile, la Chiesa dedicata alla Madonna del Pianto, per la sua pianta circolare. Ma anche per il miracolo a cui è legata.
Per le strade di Vignanello vi sono numerosi monumenti storici di grande interesse, insieme ai luoghi di culto e allo splendido castello. Molto interessante, ad esempio, è la Porta del Molesino del 1692, detta anche “Porta del Vignola”, un’opera dell’architetto romano Mattia de Rossi allievo di Gian Lorenzo Bernini, che nulla ha a che fare con il Vignola, ma garantiamo, è davvero bella!

Importante, per narrare Vignanello, è anche la Colonna Citatoria di Piazza Gramsci. Realizzata dall’architetto Giovan Battista Gazzale, ed eretta nel 1730. La trovi nel Parco Ruspoli.

La Fontana Barocca, o meglio conosciuta come Fontana d’a Rocca, deve il suo nome alla trasposizione della dicitura data dai Vignanellesi per la quale da “Fontana d’a Rocca” si è tradotta con “Fontana Barocca”; oltretutto il periodo di costruzione risale al Tardo Barocco, 1673.
Questa, è stata la prima fontana eretta all’interno del perimetro delle mura settecentesche della cittadina di Vignanello.

Non ti lasciamo mai andar via a bocca asciutta, devi assaggiare i Mostaccioli, il Pamparito, se ami il vino c’è il Greco di Vignanello.

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Santhià all’aria aperta, un viaggio tra risaie e bellezza

È all’aperto. È pieno di bellezza. Vi esplode una natura che toglie il fiato. È affascinante. Ed è anche gustoso! Sei nel luogo giusto, nel momento gusto!
Sei nel mare a quadretti di Santhià, un paesaggio fatto di tanti piccoli laghi delimitati da semplici argini, ma che, a uno sguardo più attento, rivela un sistema complesso e ingegnoso, oltre che meticolosamente strutturato. Sei nella risaia più grande d’Europa, qui dove un tempo Cavour fece realizzare, con mattoni e pietra naturale, un complesso sistema che avrebbe permesso l’irrigazione dei terreni e che è, tutt’oggi, da considerare il “non plus ultra” dell’ingegneria idraulica italiana ed europea. Un progetto d’irrigazione colossale che pose le premesse per il futuro “triangolo d’oro del riso”. Dove oggi sei te. A Santhià.

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Scarpe comode. Si parte alla scoperta delle risaie di quest’angolo del vercellese. Un percorso gradevole, per nulla faticoso e adatto a tutte le età e soprattutto immerso nella Via Francigena. Puoi camminare lentamente e respirare il profumo della raccolta. Perché questo è più o meno il momento giusto, tra fine settembre e ottobre. Senti l’odore della natura. È l’essenza del fresco. È un effluvio di vita, sana. Un tempo erano i buoi e le persone che, con fatica e dedizione, facevano questo lavoro. Oggi, con meno poesia, lo fanno le macchine, ma l’obiettivo è sempre lo stesso, raccogliere quel chicco candido e gustoso che rende questa zona, un fiore all’occhiello dell’Europa intera, per produzione di riso. E’ sempre qui, nel vercellese, a Santhià, che addirittura i giapponesi ne fanno incetta, di riso, per il loro sushi. Qualcosa vorrà dire!

Lo so che sei un appassionato di birdwatching, è per questo che ti abbiamo portato a Santhià! Aguzza lo sguardo perché qui si vive talmente bene, tanto da essere il rifugio dell’airone cinerino, del cavaliere d’Italia, degli ibis, di cicogne, del tarabuso, della pittima reale e tanti altri che si avvicenderanno davanti alla lente del tuo binocolo!
Se di natura ne hai abbastanza, il centro storico di Santhià, con i suoi vicoli, le sue chiese e il castello di Vettignè, sarà una valida alternativa per riposare le tue gambe.
Il Duomo di Santhià, dedicato a Sant’Agata, facciata in stile neoclasscio, tre navate, affreschi che narrano la vita della santa, di particolare interesse sono l’ex battistero, l’organo ottocentesco dei fratelli Serassi, il polittico di Gerolamo Giovenone del 1531, la cappella dedicata a Sant’Ignazio da Santhià e l’antica cripta di Santo Stefano, dichiarata, insieme alla torre campanaria, monumento nazionale!

L’ex Stazione idrometrica sperimentale, situata a poca distanza dal centro cittadino, è un altro luogo irrinunciabile, è un manufatto di ingegneria idraulica unico nel suo genere. Aveva il compito di misurare la portata, regolare e distribuire l’acqua ai tempi del Canale Cavour. Dal punto di vista architettonico si presenta come un tipico esempio di architettura industriale di inizio XX secolo, con influenze liberty ed eclettiche.
Nel cuore della campagna santhiatese sorge l’antico borgo di Vettignè, a cui accennavamo prima, formatosi intorno all’omonimo castello. Le sue parti più antiche risalgono al XV secolo. Un viaggio nella profondità della storia locale.

Che aspetti? Noi siamo qui a Santhià!

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Cantalice, un viaggio tra storia, cultura e gastronomia

350 scalini di pietra che attraversano la parte più antica del paese dividendosi in ramificazioni inaspettate. E toh eccoti qui, a Cantalice, piccolo borgo medioevale tra il Monte Terminillo e la Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile.
Paese natale di San Felice, 1° santo dell’ordine dei Cappuccini, è attraversato dal “Cammino di Francesco” e dal “Cammino di Benedetto” nel tratto che collega il Santuario Francescano di San Giacomo di Poggio Bustone al Santuario di Santa Maria de La Foresta in direzione Rieti.

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Il nome di Cantalice deriva da Cata Ilex e fa riferimento a un leccio che secondo la tradizione nacque nella fenditura di una roccia sul retro di una Chiesa, la Chiesa dedicata a Santa Maria delle Grazie.
Addentrati nei vicoli di Cantalice, è come tornare indietro nel passato e rivivere le vicende di questo borgo, reso inespugnabile dalla robustezza delle costruzioni. Cantalice è un groviglio di case di pietra che si sviluppa in altezza, lungo una parete quasi verticale dominata dall’antica Torre del Cassero risalente all’XI secolo, testimonianza di un vecchio castello. Lo senti il profumo di storia. È tutta qui. Queste vestigia ricordano il ruolo strategico di Cantalice tra il Regno di Napoli e lo Stato Pontificio.
La Chiesa di San Felice è il cuore della cristianità del paese ed è dedicata al patrono del borgo: risalente al ‘700 è in stile barocco. La tradizione vuole che sorga sui resti della casa del santo, in una delle migliori e più elevate posizioni del paese. Alza gli occhi, c’è la cupola, commoventi sono i miracoli attribuiti al santo qui dipinti. Bellissimo l’organo settecentesco!

Durante la salita lungo la scalinata potrai incontrare altri edifici di pregio quali il Palazzo Ramacogi con l’elegante loggiato, la Chiesa di Santa Maria del Popolo, costruita per sancire l’unione delle antiche rocche che costituirono il Castello di Cantalice e la suggestiva Chiesa della Madonna della Misericordia.

Ed è proprio in un contesto tanto suggestivo che ogni anno, durante il periodo estivo, viene ospitato il Cantalice ARTeM Festival che propone concerti, opere e tanta musica di qualità e il tradizionale Cammino dell’Arte e del Gusto che all’interno di un contesto davvero unico fatto di affacci mozzafiato sui laghi Lungo e Ripasottile, stradine strette e ciottolose e scalinate in pietra, illuminate da artisti che rendono magico ogni angolo, offre un itinerario enogastronomico a tappe.

Fuori dall’antico castello, sorge, invece, la chiesa monumentale del paese, quella dedicata alla Madonna della Pace, edificata nel 1571, in ricordo dell’ultima pace tra Cantalice e Rieti, caratterizzata dal settecentesco soffitto a cassettoni e dagli affreschi.
Poco distante da Cantalice potrai visitare, nel mezzo della natura e della quiete, il Santuario di San Felice all’Acqua: si narra sorga proprio sul luogo in cui il santo compì uno dei suoi miracoli. Dopo aver pregato il Signore colpì la terra con un bastone e dal suolo scaturì miracolosamente l’acqua che servì a dissetare i pastori e i contadini con cui stava lavorando.

Altra tappa che non puoi mancare è la chiesa di San Gregorio lungo il cammino di San Benedetto e San Francesco dove troverai la “Saletta dei ricordi”, mostra dedicata alle vittime dell’incidente aereo del Monte Terminillo del 13 febbraio del 1955 dove morirono 29 persone tra cui l’attrice e Miss Italia Marcella Mariani.

Prosegui quindi verso l’abitato di S. Liberato, il Santo Patrono, al quale è dedicata la chiesa parrocchiale, antico oratorio successivamente elevato a parrocchia. Trovi all’interno affreschi di particolare pregio come quello di probabile scuola giottesca raffigurante la Madonna con il Bambino. Oltre all’organo a canne del 1600, restaurato nel 2005, la chiesa conserva l’urna con le reliquie del Santo martire Liberato.
È certamente un’ottima occasione per visitare il borgo la Sagra delle Strengozze di settembre, dedicata alla gustosissima pasta fresca, le strengozze condite nel loro sughetto tipico a base di aglio, pomodoro fresco e persa, la particolare erbetta che cresce solo in questo territorio.

Buona Cantalice!

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Empoli, l’altra Toscana, dove far turismo è un’emozione

E stavolta vi portiamo in Toscana… Oramai ci conoscete e ben sapete che quando siamo noi a consigliarvi la meta del vostro tempo libero non siamo mai banali, ne scontati. Sarà dunque Firenze, ennò! E’ stupenda, ma ho detto che non siamo banali! Pisa allora. Acqua…! Riproviamo con qualche indizio: qui c’è uno struscio che ha fatto storia, hai presente il colpo di fulmine… qui portava diritto all’altare! Hanno una squadra di calcio che quest’anno si è riguadagnata la Serie A…Ancora non ci sei arrivato? Qui da secoli producono il vetro verde!!!

Siamo a Empoli caro!
Nel cuore della Toscana e lungo il corso dell’Arno, in una terra che ha dato i natali a celebri personaggi come Leonardo da Vinci, Giovanni Boccaccio e, non ultimo Jacopo Carucci, esponente della ‘maniera moderna’, meglio noto come il Pontormo, è qui che il suo estro prese forma!
E’ sempre, a Empoli che nel 1260 si svolse il Concilio Ghibellino in cui, all’indomani della battaglia di Montaperti, Farinata degli Uberti, che compare nel Canto X dell’Inferno nella Commedia di Dante Alighieri, difese Firenze dalla distruzione. E poi si sa, gli empolesi (come tutti i toscani!) son burloni, fanno volare anche i ciuchi in aria! Ovviamente di cartapesta!

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Quindi si và in quel di Empoli..
Più precisamente nel quadrilatero di vie che si dipanano attorno alla scenografica Piazza Farinata degli Uberti e che qui chiamano “Giro d’Empoli”. Se sei in cerca di un buon aperitivo, un piatto tipico, l’anima gemella o sei affetto da shopping compulsivo, sei nel posto giusto. Si chiama Giro perché, in passato, i ragazzi percorrevano queste vie in un senso e le ragazze nel senso inverso: così facendo potevano scambiarsi qualche sguardo quando si incrociavano! quindi aguzza gli occhi e non fare troppo il provolone!
Se, nonostante la memoria di amori passati che emanano queste strade, non hai trovato la tua ‘madonna’, prova a cercarla tra quelle esposte nel Museo della Collegiata di Sant’Andrea! Fondato nel 1859 è uno dei musei diocesani più antichi d’Italia e ancora oggi puoi trovarci i capolavori di Masolino, Lorenzo Monaco, Filippo Lippi, Francesco Botticini, Mino da Fiesole, Bernardo Rossellino e una pregevole collezione di robbiane.

Fai qualche passo fuori dal centro. Nel borgo di Pontorme, alle porte della città, nasceva nel 1494 Jacopo Carucci, il Pontormo. Qui puoi visitare la casa natale dell’artista dove, oltre al facsimile del suo Diario, trovi una preziosa versione cinquecentesca della Madonna del Libro di cui la versione originale dipinta da Jacopo è ancora sconosciuta. Poco più avanti, nella vicina chiesa di San Michele, si conservano ancora oggi due dei suoi straordinari dipinti raffiguranti San Michele Arcangelo e San Giovanni Evangelista.

Immagino che non lo sapevi… cosa?
A Empoli c’è il Muve! Non sai cos’è? Davvero!?!
Empoli è famosa in tutto il mondo per il vetro verde, da secoli il suo prodotto simbolo.
Fino a qualche decennio fa, le ciminiere delle fornaci svettavano nello skyline di Empoli, la manifattura vetraria occupava migliaia di persone e sfornava oggetti in vetro artistico o da tavola che hanno fatto storia. Oggi le tappe di questa produzione empolese si ripercorrono attraverso gli oggetti e le storie che compongono il percorso espositivo del MuVE, il Museo del Vetro di Empoli. Prendine nota!

S’è fatta sera, e dopo aver osservato bicchieri in vetro di ogni foggia, è proprio il momento giusto per concederti un calice di vino Bianco dell’Empolese IGT magari in uno dei locali del centro o in Piazza della Vittoria dove si affaccia anche la Casa Museo di Ferruccio Busoni, straordinario pianista empolese, a cui la città dedica ogni anno una rassegna musicale di altissimo livello.

A proposito di musica…
Dal 25 al 29 agosto nel Parco di Serravalle, il polmone verde di Empoli, torna il Beat GardenFestival, cinque giorni di grande musica e non solo! Walkin, Cookin e Relaxin è il claim della manifestazione che avrà tra i protagonisti anche il buon cibo di strada e le migliori produzioni di birrerie artigianali.
Scopri il programma su www.beatfestival.net

Buona Empoli con le note del Beat Festival!

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