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Cividale del Friuli and the mysterious Natisone valleys

To melt, it was nothing less than Julius Caesar. And this particular historical event owes the name of the whole region. We are talking about Cividale del Friuli, to which the Roman Emperor gave the name of Forum Iulii: from here comes the name Friuli, which together with the Venezia Giulia gives life to one of the fascinating regions of entire Italy. In 568 A.D. Cividale became the seat of the first Lombard duchy in Italy and later, for several centuries, the residence of the Patriarchs of Aquileia. Today, after many centuries, Cividale still retains significant Lombard testimony from the Tempietto, one of the most extraordinary and mysterious high-medieval western architecture. How not to mention, then, the Devil’s Bridge, the Duomo, and the Christian Museum? This historical and artistic heritage in 2011 has been recognized by UNESCO, which placed Cividale at the beginning of the Lombard route in Italy in an itinerary that allows you to discover beautiful treasures starting from Friuli-Venezia Giulia. Behind Cividale, for those wishing to spend a few more hours in these parts, the Natisone Valleys are a mysterious land hidden among the Julian Prealps. Four narrow, still-looking, wild valleys, with streams flowing steeple between Forres, Between one valley and another, a few dozen small towns with typical stone houses and churches of the fifteenth century, but also educational nature centers. The old link with Italy has not erased the original language and culture, which are Slovenian and enrich these lands with legends and traditional festivals.

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From Pandino to Pizzighettone, the fortified citadels of the Cremonese

The lands of Cremona closed between the Duchy of Milan and Venice, have been for many centuries zones of war between opposing factions including Visconti and Sforza against the Serenissima, Spaniards against French, French against Austrians. And so there are many fortified citadels that, even today, tell stories to discover. One of these is the case of the castle Visconteo of Pandino, built as a hunting lodge by Bernabò Visconti in 1355 and characterized by imposing defensive towers, which contains beautiful medieval decorations almost wholly preserved. In Pizzighettone, defended by a fortified wall perfectly intact and 2 km long, it is possible to discover a real “city of War”: The volunteers of the walls, every Saturday and Sunday, lead to the discovery of the wall circle that now preserves a museum. Finally, don’t miss Soncino, Cittadella Murata, dominated by the Rocca Sforzesca of 1473. The wall circle hides a medieval village among the most beautiful in Italy. Strolling through its alleys, you can visit churches Rich in works of art and the Museum of the press with its collections of vintage machinery.

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The Monumental cypress grove of Salisano

Salisano, a pretty village in the province of Rieti, preserves a real natural treasure: the Monumental cypress grove. It is an extraordinary cypress forest of the “Horizontalis” variety, whose original plant dates back several hundred years ago. Within this fascinating forest formation, there is a path that starts about 1.6 km from Salisano (Ri), just beyond the intersection between Via Montefalcone and Via Dell’Uccelatore, and climbs up to the summit of Monte Ode (968m ). From this Mount, you can enjoy a beautiful panorama that spans 360 degrees from Mount Soratte to the Sabine Mountains, from the Reatini Mountains to the Lucretili, up to the highest peaks of the Abbruzzesi Mountains. The trail, which follows in large part a CAI route (white-red signs), holds the Fosso dei Cipressi on the right and is equipped with handy documentary panels relating to the history, flora, and fauna of the area prepared by the Apidienus association. From the top of Mount Ode it is possible to proceed east towards Colle Pozzoneve (961 m), go down the whole grassy ridge to an altitude of 760 m and then turn right into the oak wood and take a cart track that leads back to the starting point for the “Via Dell’Uccellatore”.

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Frasassi Experience

Nelle Marche si punta ai nuovi trend del turismo attivo. Un’esperienza totale, tra storia, natura, enogastronomia

Itinerari

In Val di Rabbi la Valle dei presepi 4 dic – 6 gen

Non può esser Natale senza i presepi, non può esser Natale senza una visita alla Val di Rabbi che dal 4 dicembre al 6 gennaio si trasforma eccezionalmente nella Valle dei Presepi!

Ascolta “La Valle dei presepi prende vita in Val di Rabbi” su Spreaker.

Qualsiasi momento è quello giusto per immergersi in questo spicchio di Trentino Alto Adige, ma al calar del sole è tutto più speciale, quando il cielo inizia a imbrunire, in quel momento, come per magia “click” le luci si accendono illuminando ogni presepe che arreda così la valle. E Natale sia!

Ciò che caratterizza i presepi, oltre alla scenografia che li accompagna, perchè non c’è luogo più adatto ad accogliere questo momento dell’anno che non sia la Val di Rabbi, ma come ho detto, scenografia a parte, ciò che rende speciali i presepi è il cuore dei rabbiesi, che artigiani per l’occasione, pezzo dopo pezzo, li hanno abilmente realizzati. I presepi si trovano tutti all’esterno delle case, nelle piazze, sulle fontane e alcuni si trovano all’interno di antichi caseifici o nei <vouti>, le tradizionali cantine delle case e dei masi.

Sono talmente tanti e talmente belli che non ne dovrai perdere nemmeno uno. All’ufficio informazioni della valle, nella frazione San Bernardo puoi ritirare una mappa in cui sono indicati tutti i presepi. Ad ognuno di essi corrisponde un numero e un adesivo che troverai recandoti sul luogo. Prendi l’adesivo e incollalo sulla tua mappa. Chi riesce a trovare tutti i presepi e raccoglie tutti gli adesivi può tornare in ufficio e ricevere un gadget firmato “Val di Rabbi”. Da queste parti si è artisti fuori e dentro, ne pensiamo sempre una nuova, per divertirci insieme a te!

Il percorso dei presepi è il modo migliore per scoprire i borghi meno conosciuti della Valle. Mettiti comodo, parti! Quest’anno, tra l’altro, c’è una grande new entry: i mercatini di Natale! Saranno realizzati in cinque diverse località della Valle per coinvolgere tutta la comunità, che è parte attiva nella realizzazione di questo evento. Perchè questo momento sia una festa per tutti! Ad ogni mercatino potrai riscaldarti con il vin brulè e assaggiare i dolci tipici del Natale fatti artigianalmente, ovviamente! Il suono della fisarmonica, sarà la colonna sonora del momento.

Se non hai ancora esaurito il tuo tempo libero, in Val di Rabbi si possono fare escursioni con le ciaspole, su percorsi ben segnalati e messi in sicurezza dalle guide alpine, si può fare sci alpinismo oppure sci di fondo. Non essendoci impianti di risalita le attività invernali sono strettamente legate alla natura e al mondo del gusto. Sono infatti aperte tre malghe Stablasolo, Fratte e Monte Sole, che si possono raggiungere per pranzo o per cena dove non mancheranno canederli, strangolapreti, la torta di patate o i tortei di patate ma anche la classica polenta e spezzatino.

Nel periodo natalizio sarà anche possibile visitare il Mulino Ruatti, il museo dell’acqua che si trova a Pracorno, il primo paese della Valle e il Casél di Somrabbi, un antico caseificio turnario diventato adesso punto di interesse per gli abitanti e i turisti.
Buona Natale tra le Valle dei Presepi di Rabbi!

Programma

I mercatini saranno aperti dalle ore 15 alle ore 18 nelle seguenti date

– 04 dicembre a Pracorno, in località Pozze

– 07 dicembre a Ceresè

– 11 dicembre a Piazzola

– 18 dicembre a Penasa

– 29 dicembre a San Bernardo

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Vignanello, tra connutti, storia e bontà

Circondato da campi coltivati, boschi rigogliosi e torrenti sembra un museo a cielo aperto, tra monumenti e vicoli pittoreschi. Il set adatto a una fiaba. Oggi ti portiamo a Vignanello dove il Rinascimento risplende in tutta la sua potenza nel Castello Ruspoli.
Andiamo con calma.

Ascolta “Vignanello, tra connutti, storia e bontà” su Spreaker.

Prima di tutto devi sapere che Vignanello è un gioiellino incastonato nella bella Tuscia. Tanto bello che già dalla Preistoria vi si abitava, forse sarà stato il fascino dei Monti Cimini che lo incorniciano, piuttosto che quello della Valle del Tevere.. chissà cosa stregò l’uomo delle caverne? Certo è che la magia di Vignanello è arrivata fino ai giorni nostri.

Il suo centro storico medievale, l’antico insediamento e i due borghi settecenteschi si trovano lungo una dorsale tufacea delimitata a nord dalla Valle Maggiore, dove scorre il fosso Zangola, e a sud dalla Valle della Cupa, con il suo omonimo fosso. A Vignanello ci sono poi i Connutti, i cunicoli nel dialetto locale, che si sviluppano lungo la linea principale del borgo. Ne esistono diverse diramazioni, tutte affascinanti! Ti diamo qualche dritta in più, per aiutarti nella localizzazione di questo luogo meraviglioso. Siamo ai confini con Toscana e Umbria. La bellezza al cubo! A Vignanello, te lo dicevo prima, è presente una delle dimore più affascinanti del Lazio, Castello Ruspoli, che come ogni residenza storica che si rispetti ha uno straordinario giardino all’italiana, che vedrai come ultima tappa nel corso della vista. Inizierai infatti dal piano terra, poi la cappella privata, il piano nobile, i saloni e le stanze. Sarà difficile andar vita da tanta bellezza.

La storia dei nostri borghi, non può non passare dalle strutture religiose. È per questa ragione che ora ti portiamo nella Collegiata di Santa Maria della Presentazione uno degli edifici di culto più belli di Vignanello. L’abside semicircolare  ornata  da  una  preziosa  Gloria  di  angeli  in  stucco  dorato  che  racchiude  un quadro  di Annibale Carracci, raffigurante la Madonna col Bambino è pazzesca. Contrapposta alla Gloria vi è la cantoria settecentesca decorata da splendide sculture in legno e stucco, che incornicia l’organo realizzato nell’ottocento da Angelo Morettini da Perugia. Una particolarità delle decorazioni è data dalla singolare ricorrenza del muso di un cagnolino. Già ai tempi si era pet friendly!

C’è poi, imperdibile, la Chiesa dedicata alla Madonna del Pianto, per la sua pianta circolare. Ma anche per il miracolo a cui è legata.
Per le strade di Vignanello vi sono numerosi monumenti storici di grande interesse, insieme ai luoghi di culto e allo splendido castello. Molto interessante, ad esempio, è la Porta del Molesino del 1692, detta anche “Porta del Vignola”, un’opera dell’architetto romano Mattia de Rossi allievo di Gian Lorenzo Bernini, che nulla ha a che fare con il Vignola, ma garantiamo, è davvero bella!

Importante, per narrare Vignanello, è anche la Colonna Citatoria di Piazza Gramsci. Realizzata dall’architetto Giovan Battista Gazzale, ed eretta nel 1730. La trovi nel Parco Ruspoli.

La Fontana Barocca, o meglio conosciuta come Fontana d’a Rocca, deve il suo nome alla trasposizione della dicitura data dai Vignanellesi per la quale da “Fontana d’a Rocca” si è tradotta con “Fontana Barocca”; oltretutto il periodo di costruzione risale al Tardo Barocco, 1673.
Questa, è stata la prima fontana eretta all’interno del perimetro delle mura settecentesche della cittadina di Vignanello.

Non ti lasciamo mai andar via a bocca asciutta, devi assaggiare i Mostaccioli, il Pamparito, se ami il vino c’è il Greco di Vignanello.

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Parco del Partenio, la bellezza tra castelli, chiese e verde

Siamo alla ricerca della meta giusta per il nostro viaggio. C’è chi sceglie la località dove inforchettare le bontà locali, chi invece la destinazione inseguendo passioni storiche e culturali, e poi ci sono gli amanti dell’outdoor. Ma se foste dei viziosi, e voleste tutto insieme, dove andreste?

Un suggerimento lo abbiamo.

Il Parco del Partenio, il polmone verde della Campania e dell’Irpinia. Il luogo giusto per mangiare bene, immergersi nella storia e godere dei quindicimila ettari dell’esuberante natura che solo qui si trova.

Lo sapevate che è proprio nel Parco del Partenio che si consumò uno dei più famosi episodi storici, quello delle Forche Caudine, quando i Romani furono umiliati e costretti a passare sotto il giogo dei sanniti, che qui hanno lasciato numerose testimonianze della loro civiltà. Passando ad una storia più recente, per aggiungere quel pizzico di avventura al vostro percorso, è sempre qui nel Parco che prese vita uno dei più famosi fenomeni della storia del Mezzogiorno, quello del Brigantaggio. La ricchezza di boschi, di cavità naturali, di zone impervie, resero questo territorio un rifugio sicuro a chi si dava alla macchia.

Quindi che si fa… partiamo?

Percorso Storico

Abbandoniamo i briganti per un attimo e immergiamoci nella cultura, zigzagando tra l’Antiquarium di Avella con numerose testimonianze archeologiche del territorio: dalla preistoria all’età romana della bassa Irpinia e della Valle del Clanis, per tutti gli appassionati di storia e archeologia è una tappa irrinunciabile!
Facciamo poi un salto nel medioevo varcando la soglia del Museo Civico dell’area castellare della “Torre Angioina” di Summonte.
Concludiamo il percorso storico del Partenio nell’Antiquarium di Mercogliano, che sorge presso la Cripta della Chiesa della Santissima Concezione nel punto più alto del borgo medievale di Capocastello… un particolare inquietante e curioso… qui troverete i resti degli “scolatoi”, su cui venivano posti i corpi dei defunti per l’essiccazione, e il cosiddetto vano–ossario, utilizzato in seguito all’abbandono dell’uso del seppellimento in Cripta. Era utilizzato per conservare i corpi dei defunti.

Percorso tra i castelli

Il Parco è anche terra di castelli e torri, luoghi “sentinelle” per chi un tempo qui aveva la propria casa.
Oggi si conservano ben otto castelli che svettano ancora sul paesaggio, alcuni in discrete condizioni, altri sono dei ruderi.
Gioielli di architettura medievale che rappresentano un elemento culturale di forte attrattiva per la genialità difensiva che dimostrano e l’ambizione sociale che ancora rappresentano.

L’itinerario dei castelli del Partenio parte dalla Rocca di Summonte con la sua monumentale torre cilindrica, che dai suoi 734 metri di altitudine domina tutta la valle circostante, esempio fascinoso dell’architettura militare angioina. Ci sono strutture murarie in pietrame fondate direttamente sul banco di roccia. Notevole.
Lasciando Summonte, proseguendo verso nord, si fa tappa al castello di Sant’Angelo a Scala costruito in epoca longobarda a picco sulla guglia rocciosa che domina l’abitato. Se soffrite di vertigini fate un respiro profondo, ma non perdetevi questa bellezza.
Andiamo verso nord-ovest in direzione del castello di Pietrastornina, oggi un rudere. Fu un raro esempio di centro fortificato curtense collocato alla base della rupe.
Uscendo da Pietrastornina, si prosegue verso nord-ovest per San Martino Valle Caudina con il monumentale Castello Pignatelli della Leonessa, oggi una bellissima dimora. Se siete fortunati sarà il duca stesso a farvi da guida!
Lasciato il castello di San Martino Valle Caudina, proseguite verso nord, si fa tappa al complesso fortificato di Cervinara immerso in una natura incontaminata ricca di sorgenti purissime, sentieri e aree attrezzate per l’escursionismo e il campeggio. Sono da corredo paesaggi mozzafiato godibili dalle cime del Ciglio di Cervinara, del Tuppo Tuotolo, del Ciesco Alto, e della Croce di Puntone.
Il tour dei castelli continua ad Arpaia, piccolo centro di origini medievali posto lungo la Via Appia. E’ uno dei pochi esempi di sistema difensivo urbano di epoca medievale ancora ben conservato in Campania. Il circuito difensivo, racchiudeva la cittadella medievale sul modello francese. Una bellissima rarità. L’itinerario continua proseguendo verso Arienzo con i ruderi del castello medievale.
Andiamo avanti, raggiungiamo San Felice a Cancello con il suo imponente Castello di Matinale a controllo, un tempo, del passo che collega la pianura campana con il Sannio e la Puglia. Un sorprendete maniero che si rifà ai canoni dell’architettura di epoca sveva, imperdibile!
Stanchi?
Non potete lasciarci sul più bello!
“Ormai è vicina la Terra di Lavoro, qualche branco di bufale, qualche mucchio di case tra piante di pomidoro”, Pasolini ne parlava, di questo meraviglioso luogo, nella raccolta “Le ceneri di Gramsci…
Siamo arrivati a Roccarainola! Del suo castello si parla già nel 1241 nell’elenco federiciano dei castelli di Terra di Lavoro.
E ora, uno dei complessi più importanti, il Castello di Avella. Un panorama mozzafiato, spettacolare, grandioso. Il Vesuvio, le terre circostanti, la soverchiante bellezza di una natura che continua a sopportarci e stupirci nonostante noi stessi, e che tramonto! E le mille luci comparse al calar del sole. Gioite!
Penultima tappa nel castello di Monteforte Irpino, immerso completamente nel verde con la Chiesa di S.Martino sulla valle che degrada verso Avellino. Un luogo davvero suggestivo.
Lasciando Monteforte Irpino, l’itinerario dei castelli del Partenio prosegue verso nord-est e si chiude al castello di Mercogliano, ancora uno spettacolo da non perdere!

Percorso nel verde

Alzate gli occhi, le vedete? Sono le vette di Montevergine, del Vallatrone, di Toppola grande e Ciesco Alto, svettano nel Partenio.
Un mantello ininterrotto, di verde e bellezza, costituito da castagneti e faggeti che ricoprono tutta l’area montana, consentendo un’alta biodiversità faunistica.
La pratica dell’avvistamento degli uccelli, il “Bird-watching” nel Parco è tra le attività più frequenti. Molto affascinante grazie alla presenza di oltre 70 specie, distribuite nei vari ambienti.
Le Talpe, il Riccio, alcuni pipistrelli, la Volpe, la Faina, la Donnola e il Tasso, sono i mammiferi del parco insieme al Lupo. C’è elenco infinito e invidiabile anche per i rettili.
Il Parco è un luogo incantevole in cui si può godere di una natura incontaminata. Potrete passeggiare oppure andare in mountain bike grazie a strade ben tenute, aree picnic curate e realizzate in armonia con la natura.
Terra magica e ancestrale con sorgenti di acqua freddissima e limpida. C’è un mondo da scoprire…
Arrivate a piedi fino al Santuario di Montevergine, il monte più alto della catena. Lungo la strada se ne sarete capaci, potrete trovare le erbe aromatiche con cui i monaci producono rinomati liquori. Castagneti che donano anche funghi e tartufi. Pascoli. Il Santuario si raggiunge anche in funicolare da Mercogliano. Un luogo fresco in estate, ma ancor più caratteristico con la neve. Non molto distante, e imperdibile per sigillare la vostra visita nel Parco del Partenio è il Santuario di Santa Filomena, conosciuto anche come Santissima Maria delle Grazie si trova nel piccolo borgo di Mugnano del Cardinale. Fu costruito nel 1641 per custodire le reliquie della Santa vissuta nel III sec. d. C. Era figlia di un re della Grecia convertito al cristianesimo. Rifiutò il matrimonio con l’imperatore Diocleziano e per questo imprigionata e sottoposta a vari martiri riuscendone sempre indenne. Con una storia così affascinate, non potrete che restare estasiati nel suo santuario.

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Percorso Montalbano: una Sicilia che emoziona

Da Scicli a Ragusa fino a Punta Secca con il suo lungomare di “Marinella” al Castello di Donnafugata. Dal barocco allo stile arabo. Dai templi maestosi alle case bianche sul mare. È il percorso siciliano dedicato al set del Commissario Montalbano.

Non che la Sicilia abbia avuto la necessità di essere promossa e sentirsi bella e acclamata, ma di certo in molti, hanno conosciuto questi luoghi, focalizzando prima la pelata del Commissario Montalbano.

Quindi gambe in spalla, si parte!

“Uno, nessuno, centomila” indimenticabile romanzo/testamento di Luigi Pirandello, che qui nacque, siamo a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, uno dei luoghi dedicati al Commissario e da cui poter iniziare l’itinerario. Se siete dei lettori accaniti, passeggiare per questo piccolo borgo equivarrà a sfogliare i libri più belli della letteratura italiana. Il modo migliore per esplorare questo angolo di Sicilia è dunque percorrendo la Strada degli Scrittori sulle tracce di Pirandello, Camilleri, Sciascia e Tomasi di Lampedusa. Non ve ne andate senza aver fatto un tuffo nelle acque cristalline della Scala dei Turchi!

Partenza interessante? Non sapete che vi attende ancora!

Avete il costume indosso? Perfetto! Scendete in spiaggia. Siamo a Punta Secca, la caratteristica e pittoresca spiaggetta di sabbia morbida e dorata. Il mare è limpidissimo e quando non vi è vento, l’acqua ha un colore unico! Non ci sono lidi. Alle spalle della spiaggia si trovano diverse abitazioni, tra queste la casa del commissario. Il momento migliore per godersi questo spettacolo naturale? La mattina! Ma anche verso il tramonto ha il suo fascino!

Nell’itinerario sono immancabili le mete Patrimonio dell’Unesco. Ce ne saranno diverse! La prima è Scicli: sintesi perfetta per una vacanza tra mare e cultura! Passeggiate in mezzo ai palazzi, le chiese barocche e le antiche stradine. Alzate gli occhi al cielo e perdete il vostro sguardo tra i balconcini in ferro battuto dalle forme e strutture più differenti. Immergetevi nell’atmosfera vivace delle sue vie storiche. Sarà come fare un salto nel passato! Scicli è la tipica espressione del barocco siciliano: elegante e raffinata. Sono ovviamente imperdibili gli insediamenti tardo-bizantini dell’area archeologica di Chiafura.

Altra tappa Patrimonio dell’Unesco! Con oltre cinquanta chiese e i numerosi palazzi, Ragusa e il piccolo borgo di Ibla, sono imperdibili. Un panorama mozzafiato sulla vallata circostante, con le casupole e stradine sulle quali regna il maestoso Duomo di San Giorgio, espressione del barocco ibleo. Un solo consiglio: visitate questo luogo di sera, sopratutto per vedere la cupola del Duomo illuminata. È uno spettacolo!

Noto è tra le tappe di Montalbano. Compare spesso non solo per le sue bellezze, ma per la presenza del carcere di Vigata. La cattedrale del XVIII secolo è un’attrattiva locale, così come il Caffè Sicilia, che si dice faccia il miglior gelato di tutta l’Italia, provare per credere! Se poi arrivate verso il calar del sole, resterete senza parole. Noto è una città speciale, dove ogni angolo è caratterizzato dal Barocco, elegante e soave.

Imperdibile per chiudere il percorso è il Castello di Donnafugata dove Luca Zingaretti sposa Luisa Ranieri. Stanze adornate con cimeli storici e originali.
Particolare anche il giardino esterno con i suoi alberi secolari. Vi divertirete a percorrere il labirinto del barone, realizzato con muri a secco e pietra bianca locale con all’ingresso un sorvegliante d’eccezione: un soldato in pietra. Il castello è stato uno dei centri mondani dell’età Umbertina. Uno scorcio sulla Sicilia nobile del passato.

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Una Murgia ancestrale tra dinosauri, bauxite e preistoria

68.033 ettari di storia. Siamo nel Parco Nazionale dell’alta Murgia dove creste rocciose, doline, cavità carsiche, scarpate ripide, masserie in pietra, a volte fortificate per difendersi dall’attacco dei predoni raccontano la storia di un uomo lontano e di una natura oramai dimenticata. Una storia quasi mitologica fatta di dinosauri che percorrevano un antico mare e di uomini ancestrali che vivevano nelle numerose grotte che si insinuano nei costoni rocciosi.

Non mancano le testimonianze della dominazione normanno sveva, le cui tracce sono presenti in molti dei centri storici dei tredici comuni che danno vita a questo territorio e che trovano il loro apice nell’imponente Castel del Monte patrimonio dell’umanità dell’UNESCO e più importante castello del Sud dell’Italia. Si tratta di una fortezza del XIII secolo fatta costruire dall’imperatore del Sacro Romano Impero Federico II nell’altopiano delle Murge occidentali in Puglia, nell’attuale comune di Andria. Un luogo meraviglioso da scoprire nel vostro fine settimana dedicato alla Murgia insieme a Fuoriporta.

Iniziamo il nostro viaggio, passo dopo passo, alla scoperta del Parco Nazionale dell’Alta Murgia.

Le miniere di bauxite. Affascinanti e ipnotizzanti. Le loro pareti rosse, ancor più belle con il contrasto del verde della natura e l’azzurro del cielo, vi catapultano in un paesaggio fantastico fra rocce calcaree alte una cinquantina di metri, stagni e sfumature cromatiche che vanno dal rosa al rosso granata. Ed è magia.
Le cave si trovano a circa 10 km dalla città di Spinazzola.
Da Spinazzola prendere la SP 230 e proseguire fino alla SP 138, in direzione Andria. A circa 4 km dallo svincolo, imboccare la strada sterrata che si apre sul lato destro della carreggiata e proseguite fino alle cave che si trovano subito dopo il bosco.

Una sosta è d’obbligo nel piccolo Museo Erbario che attraverso sei pannelli illustra le caratteristiche della flora presente nei vari ambienti del Parco. Lo potete visitare da soli. Il museo è infatti stato pensato per una fruizione autonoma da parte dei visitatori.

E ora si arriva alla foresta artificiale Mercadante. Artificiale perché a causa dell’erosione il suolo divenne spoglio e povero, e non offrendo resistenza all’acqua, che fluiva senza ostacoli fino al fondovalle, non permetteva alla vegetazione di crescere. Sul suolo furono quindi messi a dimora numerosi alberi, per la maggior parte conifere, in particolar modo pino d’Aleppo, in quanto piante a rapido accrescimento e idonee a predisporre il suolo per le specie autoctone come le roverelle e i lecci. Nella foresta potrete fare lunghe passeggiate, pic nic e vedere scorrazzare numerosi animali. I percorsi sono ben tracciati e ideali anche per chi vuole fare prime esperienze nel mondo del trekking e delle escursioni. La Foresta Mercadante è un luogo simbolo per tutta la provincia di Bari e non solo, un’oasi naturale a 25 dal capoluogo.

Poco più in là… siamo un luogo catartico: la grotta Lamalunga, la cavità che ospitava l’uomo di Altamura, i cui resti furono scoperti nel 1993 da alcuni speleologi altamurani e baresi. Si tratta di un esemplare umano adulto, intrappolato nella grotta di Lamalunga in Altamura, rimasto inglobato nelle stalattiti e stalagmiti che gli sono cresciute intorno e che lo hanno conservato intatto. Un primo e unico frammento dello scheletro, estratto fisicamente nel 2009 da una scapola, ha consentito di raccogliere dati sul Dna, quantificare alcuni aspetti sulla morfologia e collocare cronologicamente l’Uomo di Altamura in un intervallo finale del Pleistocene Medio compreso tra 172 e 130mila anni. La grotta non è accessibile al pubblico ma a 500 m da questa è possibile raggiungere il centro visite Lamalunga dove poter avere tutte le informazioni sulla scoperta.

Di emozione in emozione, arriviamo nella Valle dei Dinosauri, nel cuore dell’entroterra barese, nelle campagne del celebre “Pulo”, dolina carsica profonda circa cento metri. Qui si trova uno dei più vasti giacimenti paleontologici, scoperto nel 1999 in località Cava Pontrelli, costituito da circa 30.000 orme di dinosauri risalenti a circa 70 milioni di anni fa.

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