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Discovering Cetona from prehistory to the present day

Cetona, nestled among the gentle Tuscan hills and surrounded by greenery, belongs to the prestigious club of the most beautiful villages in Italy and is known in particular for two reasons. First of all for the specific Museum dedicated to prehistory, and secondly for the Archaeological Park Naturalistic of Belverde, where you can visit some of the caves where the first men lived from the Paleolithic to the Bronze Age. This stretch of Tuscany, in fact, was inhabited already in ancient times at the Etruscan and Roman times, while during the Middle Ages Cetona was fortified by Siena: the Rocca, three doors and remarkable remains of the Sienese walls can still be visited. A large and enchanting square welcomes the tourists hiding from the eyes the alleys of the historic center, to go all in one breath to the beautiful Rocca overlooking the village and which, dating back to the 10th century, is probably the oldest part of the town. Here in Cetona the Collegiate Church – which owes its unique charm to the presence of several architectural styles – the Convent of San Francesco and the Romitorio, set in a particular natural setting, are also worth a visit.

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Santa Fiora, bellezza, arte e cultura per il Natale in Toscana

Santa Fiora capitale di un’antica contea e la sua collezione di Robbiane
Santa Fiora, piccolo borgo della provincia di Grosseto sulle pendici del Monte Amiata, noto come paese dell’acqua e della musica, è destinato a farsi conoscere anche per essere stata per circa 7 secoli la capitale di una contea e per il suo patrimonio artistico. L’amministrazione comunale sta, infatti, portando avanti diversi progetti ambiziosi che mettono al centro le risorse culturali, a partire dalla valorizzazione della collezione di ceramiche robbiane, custodite nella Pieve delle Sante Floria e Lucilla, una delle più corpose e importanti al mondo, passando per la narrazione del passato minerario di questa comunità con il Museo delle Miniere, che si è conquistato uno spazio su google Arts and Culture, fino ad arrivare ad un progetto di grande valenza storica e scientifica, che ha coinvolto insieme al Comune, la Regione Toscana e i ricercatori dell’Università di Firenze per trasformare in un museo le antiche carceri ducali di Santa Fiora, svelando gli ambienti di vita carceraria, rimasti chiusi per secoli. Il discendente di Casa Sforza Cesarini ha messo a disposizione di questo progetto la sua collezione privata di famiglia compresi documenti unici, come lo scambio di lettere, tra i Conti Sforza e i sovrani d’Europa.

Le robbiane di Santa Fiora
Nell’antica Pieve delle Sante Flora e Lucilla di Santa Fiora è custodita una delle più imponenti e significative collezioni di ceramiche robbiane. I Della Robbia erano una famiglia di scultori italiani specializzati nella tecnica della terracotta policroma invetriata, che era stata inventata da Luca Della Robbia nella sua bottega fiorentina intorno al 1440. Una tecnica che ebbe grande successo nel Rinascimento, per il risultato finale che garantiva: i colori erano sorprendentemente luminosi e soprattutto resistenti agli agenti atmosferici, quindi adatti anche all’esterno. Se Luca aveva avuto il merito di sperimentare per primo l’invetriatura, fu il nipote Andrea della Robbia, figlio del fratello, a portare a grandissima diffusione questa arte, divenendo presto capobottega dell’officina ereditata dallo zio. Le Robbiane di Santa Fiora sono attribuite alla mano di Andrea della Robbia, che realizzò queste opere su commissione del conte Guido Sforza, signore di Santa Fiora, per ornare la cappella privata di famiglia.
Le Robbiane che possiamo ammirare nella Pieve di Santa Fiora sono: il Battesimo di Gesù, la Madonna della Cintola, l’Ultima Cena con l’Ascensione di Gesù al cielo e la Resurrezione (il pulpito), un trittico raffigurante l’incoronazione della Vergine e i Santi Francesco e Girolamo. Completano il ciclo delle opere un crocefisso e un tabernacolo degli olii santi.
Nella Pieve è presente anche un reliquiario delle Sante Flora e Lucilla, del XV secolo che il Comune è riuscito a far “rientrare” nella Pieve dopo 30 anni di permanenza nel Museo diocesano di Pitigliano, grazie ad un accordo con la Diocesi. Si tratta di un unicum dal punto di vista storico, in quanto questo reliquiario reca le effigi degli Aldobrandeschi e degli Sforza, ovvero degli sposi che rappresentarono il passaggio fra le due dinastie che esercitarono la sovranità sulla contea di Santa Fiora.

Visitando il paese è possibile ammirare altre robbiane: la località è dominata dalle strutture difensive medievali degli Aldobrandeschi, come la torre quadrata e la torretta dell’orologio nella piazza principale. E proprio al centro dell’orologio è ben visibile una ceramica invetriata dei Della Robbia, elemento superstite dell’antico orologio originario.
Un’altra ceramica dei Della Robbia, raffigurante le sante Flora e Lucilla, è ben visibile sulla facciata di ingresso della chiesa della Madonna delle Nevi, nel terziere del Montecatino, detta anche chiesa della Pescina. Costruita intorno al 1640, nel luogo dove prima era posto un tabernacolo con l’immagine della vergine, questa chiesina addossata all’antica vasca d’acqua della Peschiera, ha la particolarità di essere stata edificata nel punto in cui si trovano le sorgenti del Fiume Fiora, visibili dal pavimento in vetro dell’edificio.

Il Museo delle Miniere su google art culture
A seguito di un accordo tra il Ministero dei beni Culturali ed il Direttore del Google Cultural Institute Amit Sood, nel 2015 è stato presentato il progetto che porta anche in Italia sulla piattaforma del Google Cultural Institute, una selezione di Musei e collezioni private nazionali. Il Museo delle Miniere di Mercurio del Monte Amiata fa parte di queste 60 istituzioni museali.

Le carceri ducali diventano un museo
Arriva la collezione privata del discendente del casato Sforza
Raccontare il passato illustre di Santa Fiora, che per secoli è stata capitale di una Contea. Questo sarà possibile grazie ad un articolato progetto promosso dall’amministrazione comunale, che parte dalla ristrutturazione delle antiche carceri ducali per trasformarle in un museo. Una collezione privata di dipinti e documenti storici che Francesco Sforza Cesarini, discendente del Casato Sforza ha ceduto in comodato d’uso al Comune di Santa Fiora per 15 anni arricchirà il patrimonio di Santa Fiora. Un patrimonio di grandissimo valore storico, scientifico e documentaristico destinato ad essere un richiamo sicuro per appassionati e studiosi della materia, ma anche per i turisti.

La donazione di Francesco Sforza Cesarini
I ritratti che fanno parte del patrimonio coprono la storia del casato attraverso gli Aldobrandeschi che confluirono negli Sforza nel XV secolo: dal capostipite Muzio Attendolo, capitano di ventura al servizio dei re Angioini di Napoli e chiamato “Sforza” (Forte) per la sua prestanza, passando per Francesco e poi per Bosio, il fondatore del ramo di Santa Fiora e terzogenito di Muzio Attendolo.
Sposando Cecilia Aldobrandeschi, una delle tre figlie di Guido, ultimo degli Aldobrandeschi Conti sovrani di Santa Fiora, Bosio fu il fondatore del ramo di Santa Fiora che proprio dal 1439 da piccolo “Stato” diverrà per quasi due secoli la contea sforzesca fino al 1633, quando la sovranità fu ceduta al Granducato di Toscana con allora Ferdinando II de’ Medici.
Poi l’unione con i Cesarini nel 1673 tra Federico Sforza e Livia Cesarini. E gli ultimi ritratti che risalgono alla fine del secolo XIX.
Grazie ad un approfondito studio della collezione da parte della storica dell’arte Carla Benocci, ogni quadro è stato individuato e correlato con una breve biografia. Benocci ha potuto individuare in molti casi i prototipi per i ritratti e possiamo oggi attribuire qualche dipinto ad artisti certi invece di un più generico “scuola di…”. La maggior parte dei ritratti sono citati in un inventario del 1713.
Le opere di Palazzo Sforza Cesarini. Due cicli di affreschi cinquecenteschi e seicenteschi decorano le stanze del palazzo, che fu sede della Contea degli Sforza. Il primo ciclo illustra “Le quattro stagioni” e si trova nell’attuale ufficio del sindaco, mentre nell’anticamera si trova “Le ore del giorno”. Nella sala consiliare un camino rinascimentale e la campana civica del 1589. Nel grande Salone del popolo lo stemma originale di Casa Sforza in legno dorato.

Il Ghetto
Gli ebrei di Santa Fiora vissero una condizione di privilegio quando nel 1500 nacquero i ghetti nel resto d’Italia. La Contea di Santa Fiora, che godeva di piena autonomia, rimase fuori dall’ondata di repressione dello Stato Pontificio e nel Granducato di Toscana. Successivamente le condizioni mutarono e gli ebrei dovettero lasciare Santa Fiora. Oggi il ghetto è parte del centro storico e costituisce un’interessante parte del borgo.

La Peschiera
Nel Medioevo i Conti Aldobrandeschi, signori di Santa Fiora, fecero costruire una peschiera alle sorgenti del fiume Fiora, dove allevavano pesci. I conti Sforza poi la ristrutturarono per farne un ameno luogo di rappresentanza finquando, nel XVII secolo, fu nuovamente restaurata per farne un giardino all’inglese. La vasca in pietra è ancora oggi uno degli angoli più affascinanti dell’Amiata, corredato da un ampio giardino. Adiacente all’ingresso vi è la Chiesa dedicata alla Madonna delle Nevi, con un suggestivo pavimento in vetro sotto al quale scorrono le acque della sorgente e vanno a riprodursi le trote della Peschiera.

Pontremoli, tra statue stele, ville e chiese

Siamo alla porta di accesso con la Toscana.
Quella originale!
Quella utilizzata fin dai tempi antichi per accedere alla regione, tra le più belle d’Italia. Ma una precisazione è d’obbligo! Questo delizioso borgo, che ora scoprirete, appartiene geograficamente e culturalmente alla regione storica della Lunigiana.

Suvvia, non esitiamo e varchiamo l’ingresso di Pontremoli.

La cosa più bella da fare in questi borghi rimane sempre la più banale, ovvero passeggiare per le vie del paese, infilarsi tra i vicoletti, non solo nelle vie principali e perdersi tra i mille scorci che caratterizzano il luogo.

Chiese, monumenti, piazze, terrazzi ricoperti di fiori che adornano palazzi rigorosamente in pietra.
Insomma uno spettacolo.

Arriviamo nella piazza del Duomo dove si trova la Cattedrale di Santa Maria Assunta, ricca di sculture e dipinti di valore. La cupola della cattedrale, assieme al campanile, domina tutto il centro abitato. La sua costruzione iniziò nel 1636, con l’aiuto dei pontremolesi che desideravano rendere grazie alla Madonna per essere stati risparmiati dalle terribili epidemie di peste che avevano afflitto queste zone.

A Pontremoli ci sono complessivamente 47 chiese censite dalla Cei, tra oratori e chiese parrocchiali. Non potrete di certo vederle tutte in un week end! Ma oltre al Duomo, vi consigliamo la visita a la Chiesa di San Geminiano che con la sua atmosfera senza tempo, mi affascinerà. Da non perdere il dipinto a destra dell’altare che raffigura Pontremoli durante una tempesta. Di particolare interesse anche il tondo in arenaria raffigurante il Cristo Benedicente del XVII secolo e la statua lignea del Seicento del Cristo che va al Calvario del piacentino Setti detto il Romano. Un altro elemento, che rende particolarmente noir questo luogo è la piazza della chiesa dove Federico II accecò il suo consigliere Piero della Vigna.
La chiesa di San Geminiano si trova ai piedi del castello del Piagnaro. Altro luogo da non perdere!

Il castello nasceva ovviamente come struttura difensiva, era parte integrante del sistema difensivo di Pontremoli insieme alle mura e alle torri che presidiavano la Via Francigena. Edificato all’inizio dell’XI secolo, ha subito numerose ricostruzioni nel corso dei secoli. Oggi ospita il Museo delle Statue Stele e fa parte del circuito Associazione dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli.
Il suo nome, “Piagnaro”, deriva dalle “piagne”, lastre in arenaria utilizzate in Lunigiana per realizzare i tetti delle abitazioni.

Raggiungere il castello è un po’ impegnativo per via delle numerose rampe di scale e salite ma, potete utilizzare l’ascensore a nord del centro storico. Dai bastioni si gode un eccezionale panorama su Pontremoli e sulla confluenza del Magra e del Verde. Raffinatissimo allestimento dell’importante museo archeologico delle stele lunigianesi.
Avvicinarsi a opere d’arte con cinquemila anni di storia è una vera emozione sopratutto se questo avviene in una cornice come il Castello del Piagnaro.

Non lasciate Pontremoli senza aver visitato Villa Dosi Delfini, un vero gioiello per i suoi interni e per i suoi giardini. Affascinanti cedri del Libano vi attendono nell’ingresso della villa. Entrate. Resterete colpiti dalle sale e dal mobilio, un vero tuffo nel passato della nobile famiglia dei Dosi.

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A Sansepolcro lungo le tracce di Piero della Francesca

Narra la leggenda che il borgo viene fondato nel 934 da due pellegrini, Arcano ed Egidio che, di ritorno dalla Terra Santa, sostano in questa valle e qui restano in seguito ad un segno divino. Di certo Sansepolcro, che sorge nella splendida Valtiberina Toscana, è famoso in tutta Italia per aver dato i natali, nel 1415, al famoso pittore Piero della Francesca. Qui è possibile passeggiare alla scoperta delle tracce lasciate di uno dei più grandi pittori del Quattrocento. A partire dal Museo Civico ospitato nell’antico Palazzo della Resistenza, dove si possono ammirare due delle sue opere più famose: il “Polittico della Misericordia” e la “Resurrezione”. Per proseguire con la Casa di Piero, un elegante edificio rinascimentale sede della Fondazione Culturale Piero della Francesca; al suo interno è possibile visitare una mostra multimediale che permette di compiere un percorso innovativo e di conoscere da vicino la vita di questo grande artista. Da non perdere, infine, anche l’affresco la Madonna del Parto, realizzato intorno alla metà del XV Secolo è ospitato all’interno dell’omonimo museo, a pochi chilometri di distanza da Sansepolcro.

Pomarance e il suo centro storico medievale

Custodisce gelosamente uno dei centri storici medievali meglio conservati di tutta la Toscana. E’ Pomarance, in provincia di Pisa, che sorge tra Volterra e Massa Marittima, in un territorio sospeso tra le colline verdeggianti della regione, il mare e il fiume Cecina. Una visita alla scoperta di questo piccolo gioiello non può che iniziare da Porta alla Pieve, che conduce in pochi passi nella parte più antica del borgo, dove merita una visita la Pieve di San Giovanni Battista; proseguendo per via Mascagni si raggiunge piazza Cavour, il cuore del quartiere medievale: la chiesa parrocchiale conserva i preziosi dipinti di Cristofano Roncalli e Nicolò Cercignani. Il tour prosegue poi lungo via Roncalli su cui si affaccia Casa Bicocchi, una tipica residenza borghese del XIX secolo, una casa-museo che offre uno spaccato interessante della vita di una delle famiglie più influenti di quel periodo. Proseguendo ancora su via Roncalli si arriva a Palazzo Ricci, che ospita la mostra permanente Guerrieri e Artigiani: 6 sale con un percorso che illustra la storia del territorio dal Paleolitico al Rinascimento. Merita una visita anche la Rocca Sillana, una fortezza che domina dall’alto il territorio circostante, la Valle del Pavone e tutta l’area geotermica.

 

 

Alla scoperta di Cetona, dalla preistoria ai giorni nostri

Adagiata fra le dolci colline toscane e immersa nel verde, Cetona appartiene al prestigioso club dei borghi più belli d’Italia ed è conosciuta in particolare per due motivi: innanzitutto per il particolare Museo dedicato alla preistoria, e in secondo luogo per il Parco Archeologico Naturalistico di Belverde, dove è possibile visitare alcune delle grotte nelle quali vissero i primi uomini dal Paleolitico all’Età del Bronzo. Questo tratto della Toscana, infatti, fu abitato già in tempi antichissimi all’epoca etrusca e romana, mentre durante il medioevo Cetona fu fortificata da Siena: tutt’ora sono visitabili la Rocca, tre porte e notevoli avanzi della cinta muraria senese. Una grande e incantevole piazza accoglie i turisti nascondendo agli occhi i vicoli del centro storico, da percorrere tutti d’un fiato fino alla bellissima Rocca che sovrasta il borgo e che, risalendo al X secolo costituisce probabilmente la parte più antica dell’abitato. A Cetona meritano una visita anche la Chiesa della Collegiata – che deve il suo particolare fascino alla compresenza di più stili architettonici – il Convento di San Francesco e il Romitorio, incastonati in una particolare cornice naturale.