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Il turismo riparte dalle Marche con Moreno Pieroni

22 milioni per realizzare obiettivi molto concreti. Il potenziamento dell’aeroporto Sanzio con importanti mete nazionali e europee. Un turismo esperienziale e di prossimità basato sui borghi. Un turismo slow e all’aria aperta che è sinonimo di sicurezza. Marche del Bike e Marche dell’Outdoor. Tutto questo nell’intervista che l’assessore Moreno Pieroni ci ha rilasciato.

Quali sono le idee e le strategie della Regione Marche per promuovere il turismo e dare un sostegno alle strutture ricettive?

Abbiamo messo a punto, insieme all’Università Politecnica delle Marche e al Rettore prof. Gregori, una exit strategy articolata in due fasi:  una prima, per la contingenza, già in atto, contenente misure urgenti per fronteggiare la crisi di settore, che terrà principalmente in conto le misure approvate e finanziate a livello statale integrate dalle misure adottate in sede regionale; una seconda, in parte complementare e immediatamente successiva, nella quale si definiranno misure concrete ed operative per accompagnare la ripresa delle attività e il rilancio dell’intero comparto produttivo. E inoltre una campagna di promozione diffusa che può contare su 22 milioni per realizzare obiettivi molto concreti, in primo luogo, il rafforzamento e il riposizionamento del brand Marche verso l’Italia e verso l’estero, puntando agli elementi di differenziazione della nostra offerta, rendendoli punti di forza per una maggiore attrattività, che abbia come messaggio forte : tante offerte ma unico brand a rappresentare un sistema coeso e organizzato, attento a curare l’immagine complessiva. Una strategia che parte dall’analisi della domanda turistica e che vuole valorizzare una forte propensione all’accoglienza e alla sicurezza dei luoghi, puntare alla prossimità alle mete italiane più importanti, la varietà e significatività delle emergenze turistico-culturali, la peculiarità del paesaggio multiforme (mare, dolci colline, montagna), enogastronomia tra le migliori eccellenze italiane, industria del fashion. Punti di forza e quindi anche punti di “ripartenza”. E ripartenza anche per il nostro Aeroporto “Sanzio” che stiamo potenziando proprio in questo periodo nei collegamenti con importanti mete nazionali e europee.
Dall’altro aspetto, gli interventi di sostegno riguardano tutti i tipi di imprese turistiche con contributi che vanno da 500 a 8 mila euro con erogazione diretta e che fanno parte di una manovra complessiva per i comparti economici e la sanità della regione di 210 milioni. Una misura attesa a cui si è cercato di dare risposta in tempi rapidi: per fare un esempio solo nel primo giorno di operatività la misura di sostegno messa in campo per il settore Turismo ha registrato oltre 700 richieste .

Gli eventi, come volano del turismo nei borghi della vostra regione, quando e come potranno riprendere?

In teoria possono già riprendere con gli accorgimenti necessari per la sicurezza. Noi abbiamo uno dei più bei “borghi” storici del mondo, Urbino – Patrimonio Unesco per l’intero centro storico – e che ritorna ad essere protagonista a luglio per le celebrazioni del V Centenario della morte di Raffaello con una mostra “Baldassarre Castiglione e Raffaello. “Volti e momenti della vita di corte” curata da Vittorio Sgarbi. Ma vorrei ricordare che siamo anche la regione di altri personaggi illustri, abbiamo dato i natali , a Rossini, Leopardi, anche a Federico II ( nato a Jesi) e per citare i più contemporanei Osvaldo Licini, Maria Montessori, Mario Giacomelli, Dante Ferretti e moltissimi altri. Insomma molti “geni loci”che diventano testimoni dell’identità di un territorio.

Si parla di turismo di prossimità, cosa potrebbe fare la Regione per incentivarlo?

Noi abbiamo la fortuna di essere al Centro, quindi in teoria più prossimi a tutti, ma faremo una campagna di promozione mirata alle regioni più vicine. La nostra è una destinazione di prossimità per eccellenza perché ricca di località affascinanti raggiungibili con tratti brevissimi di strada, insomma dal mare alla montagna anche in bici. Siamo un territorio, ricco e poco conosciuto, relativamente vicino a bacini turistici nazionali importanti (Lombardia, Veneto, Emilia – Romagna, Umbria, Lazio) . Prossimità per noi significa a valorizzare le eccellenze e la qualità dell’accoglienza. La punta avanzata di questo turismo esperienziale e di prossimità sono proprio i borghi.

Il turista post-covid ha bisogno di sicurezza, di sapere che l’emergenza sanitaria nel luogo in cui vuol andare in vacanza è sotto controllo. Cosa farà la regione per “confortare” il turista e spingerlo ad andare in vacanza nelle Marche?

Il nostro slogan, recitato dalla voce di Giancarlo Giannini negli spot tv, è “Marche, bellezza infinita”. Io credo che anche la bellezza curi le ferite dell’anima, rinnovando lo spirito e qui nelle Marche lo spirito e quindi l’emozione della scoperta e della meraviglia possono essere rinfrancati a ogni cambio di paesaggio. E vi assicuro che nella nostra regione può accadere ogni pochi chilometri. Possiamo offrire un turismo slow e all’aria aperta che è già sinonimo di sicurezza e benessere e per questo abbiamo puntato sulle Marche del Bike e Marche Outdoor con un testimonial importante, come il campione ciclistico Vincenzo Nibali.

Quando auspica che si possano riprendere a fare gli eventi di piazza? Sagre, infiorate, rievocazioni, riusciremo a fare i presepi viventi nel 2020?

L’augurio è sempre quello che si riprenda presto una normalità di vita e di pensiero. Da parte della Regione Marche ci sono stati tutti gli adempimenti perché anche questi eventi riprendano raccogliendo consensi di pubblico.

Quali sono gli eventi più importanti a cui prende parte, nell’organizzazione, il vostro assessorato?

Sono eventi culturali di grande rilievo, e a parte le celebrazioni per il V centenario della morte di Raffaello di cui parlavo sopra, quest’anno anche le mostre su Osvaldo Licini con la mostra antologica “La Regione delle Madri”. I paesaggi di Licini che aprirà a luglio a Monte Vidon Corrado e Mario Giacomelli a Senigallia. Poi sono in corso le attività per celebrare Dante Alighieri nel 2021 in occasione dei 700 anni dalla morte e Federico da Montefeltro nel 2022. Sul fronte spettacolo si lavora per garantire anche nel 2020 e 2021 gli spettacoli nei luoghi colpiti dal sisma, grazie all’accordo con il Ministero per i Beni, le Attività culturali e del Turismo. E poi tutte quelle manifestazioni ricorrenti , come le rievocazioni storiche (la Quintana ad Ascoli) i Palii e le giostre medievali, non meno che festival musicali (Musicultura) e letterari, cinematografici e di filosofia che sarebbe troppo lungo elencare, accanto a due perle delle manifestazioni musicali liriche nazionali: Macerata Opera e il Rossini Opera Festival a Pesaro. E l’ormai ventenne Summer Jamboree a Senigallia, la manifestazione ormai famosa in tutta Europa che è un tuffo nelle atmosfere degli anni ’50 a fine luglio e primi di agosto.

Perchè il turista deve scegliere le Marche, quale è l’aspetto più bello, che distingue la vostra regione, da qualsiasi altra?

Risponderò con la motivazione con cui la prestigiosa guida Lonely Planet ci ha scelto come seconda regione al mondo nella top ten di quelle da visitare nel 2020 e che è aderentissima alla nostra identità turistica: “Anche se spesso i riflettori puntano sulla vicina Toscana, le Marche hanno un’offerta turistica altrettanto ampia. Paesini abbarbicati sulle colline, ricchezza di tipicità enogastronomiche, splendidi paesaggi rinascimentali e spiagge invitanti e ancora non invase dai turisti”. Insomma, oltre ad essere una regione non intaccata dal turismo di massa, il suo plurale onomastico è la somma di tanti turismi come in nessun altro luogo: non ti aspetti un Lorenzo Lotto a Recanati se vai a visitare Casa Leopardi o a Loreto dove il grande artista veneto ha voluto passare i suoi ultimi giorni e in altre sei città delle Marche (Ancona, Cingoli, Jesi, Mogliano, Monte San Giusto, e Urbino), o un Rubens a Fermo o Crivelli a Montefiore dell’Aso, come non ti aspetti scogliere a picco sul mare e dopo pochi chilometri spiagge di sabbia vellutata, non ti aspetti dolci colline pettinate dai fiumi e dipinte da Piero della Francesca prima di arrivare nel territorio dei tartufi tra i più pregiati al mondo, non ti aspetti (o forse sì) le maggiori griffe della moda e poi pizzi e merletti di tradizione rinascimentale a Offida.

L’ultima domanda, quale è il suo borgo del cuore e perchè.

Premesso che nelle Marche annoveriamo molti dei borghi più belli d’Italia (Corinaldo, Grottammare, Gradara, San Ginesio per fare solo alcuni nomi) e vantiamo oltre a 15 bandiere blu, anche 22 bandiere arancioni, è difficile fare una classifica. Direi che nel cuore ci stanno tutti i borghi colpiti dal sisma del 2016, bellissimi e unici e che lo scorso anno hanno fatto segnare un +15% di presenze turistiche e che anche quest’anno stiamo di nuovo promuovendo attraverso azioni di promozione e sostegno specifiche e mirate.

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Frasassi Experience

Nelle Marche si punta ai nuovi trend del turismo attivo. Un’esperienza totale, tra storia, natura, enogastronomia

Cupramontana Fuoriporta

More than 100,000 rarities kept in the Etruscan Museum

Historical, artistic, geographical. These are the sections that animate the International Museum of Cupramontana Wine Lab (Ancona), housed on the first floor of the eighteenth-century Leoni Palace, around the town walls. Opened in 1987, it is a unique international space gathering over 100,000 labels of wine bottles from all over the world, sorted by thematic routes. Among the peculiarities are the series with animals, with cars, with heraldic coats of arms and all that dedicated to Verdicchio, the pearl of excellence in the territory. The contemporary section has over sixty thousand labels, exhibited by geographical origin and by themes; the historical one, refers instead to labels dating to the period between “Otto and Novecento”; the artistic one finally collects over four hundred works performed by artists of clear fame. Every year, the museum is displaying two events: the “Golden Label” award, to be awarded to participating companies for the best label in its usual use, and “Vinimmagine”, which is a graphic review of ideas and proposals for a label. In addition, the teaching lab “Advertising Born” is active.

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Arcevia

The historic center of Arcevia, a beautiful place in the province of Ancona

Arcevia’s tour can begin from the mighty city walls (XIII-XVI century), which can be reached in several places, with some circular towers, two polygonal towers, and four of the five original doors. Near Porta del Sasso there is the church of St. Francesco di Paola (1728-’30), the baroque masterpiece of the local architect Arcangelo Vici; you can reach the most important street of Corso Mazzini, called the ‘500’ main street, where you can see the most important buildings of the city.

At the beginning, moving from east to west, the Duchess Palace (first half of the 17th century) is on the right, so called because this was the summer residence of Livia della Rovere; faces the apse and the side of the most important religious monument of the city: the Collegiate of San Medardo.

From the church, you reach right onto Ramazzani until you reach Fiorenzuola’s alley; From here you go down to Via Angelo Rocca, where there is the church of St. Maria del Soccorso, built in the XVI century by the Augustinian Fathers, where various works of high artistic value are preserved. Returning back to Corso Mazzini, and continuing towards the central square, you will see on the left the wonderful facade of Palazzo Anselmi (XV-XIX century) and immediately after the Complex of St. Francesco, attested by the end of the thirteenth century, when the Franciscans decided to build their convent within the historic center.

Continuing, you reach Piazza Garibaldi, the heart of the historic center, where you can see the town hall, one of the oldest in the region (attested by 1259); continuing on the right, here is Palazzo Mannelli then Pianetti, a splendid late Renaissance building, one of the most beautiful in the province. A few meters further, on the other side of the road, stands the Palazzo dei Priori (XIV century), with a revolted room of that time which is annexed to the Misa Municipal Theater (XVII century, restored between 1840 and 1845). Finally, on the same side of the course, there are the church of S. Agata and the church of St. John the Baptist.

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The legend tells us that its name should be called the marshy area (called "moja") near the river Esino in which it stood.

Moie (Ancona) and its renowned Abbey – Marche region

The legend tells us that its name should be called the marshy area (called “moja”) near the river Esino in which it stood. It is the Romanesque Abbey of Santa Maria delle Moie – in the hamlet of the Municipality of Maiolati Spontini, in the province of Ancona and in the middle valley of the River Esino – founded at the beginning of the 11th century by the family Attoni-Alberoni-Gozoni as a private monastery .

The church is made up of squared stones of yellowish sandstone and inside it is supported by four pillars and articulated into three aisles divided into three camps. At the east all the aisles end with a semicircular apse: on this side the apses, which differ in height and depth, highlight the basilical form of the church. Two are instead the apsides protruding outwards on the north side, decorated, like the cornice, with white travertine beams, partly supported by pairs of semicilindrical pilasters crowned with small capitals without decoration.

Before entering in the church there is an atrium of square plant, flanked by two rooms of the same plant, the left of which welcomes a spiral staircase. The portal has a staggered columned stucco and is decorated with interlaced leaves and flowers. The most interesting elements of the church of Santa Maria are the apses and above all the plant which, based on the four isolated columns inside, remembers not so much Byzantine models as the early Christian triconch buildings and square churches with Greek cross written in early Middle Ages.

The characteristics of Santa Maria delle Moie’s altitude, with a slightly lower acute acute pocket, and the double tower facade have important precedents in the Marches: the main reference point for the typology is the abbey church of Santa Maria di Portonovo in Ancona. The church is dedicated to the nativity of Maria and a painting with this subject ornamented the altar. Of the monastery, however, there are only two environments: one rectangular with barrel vault connected to an underground room by a staircase; the other, communicating with the first and also accessible from the courtyard.

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Cantine aperte a Ostra Vetere per i Giorni della merla 30-31 gen 1 feb

Anelli di cipolla, polenta funghi e salsiccia, chitarrine del Borgo, bocconcini al lacrima, quella di Morro d’Alba, gnocchetti al cinghiale e tagliatelle al ragù: menù pesante ma non troppo per superare i “giorni della merla” che la leggenda racconta essere i più freddi dell’anno.

Cosi ad Ostra Vetere per non dimenticare mai le tradizioni il 30,31 gennaio e il 1 febbraio si fa festa con le cantine aperte per ricordare una merla e i suoi pulcini, in origine bianchi, che si rifugiarono in cerca di calore dentro un comignolo dal quale emersero dopo tre giorni tutti neri a causa della fuliggine. Per chi è alla ricerca del calore che solo la convivialità e le atmosfere di una volta riescono a regalare, vale la pena raggiungere Ostra Vetere, in provincia di Ancona dove è in programma la 17esima edizione di “Montenovo in Festa”, ovvero il festival delle cantine all’interno di uno splendido borgo medievale che ha manten

Fuoriporta_montenovo in festa

Fuoriporta_montenovo in festa

Fuoriporta_montenovo in festa_ cantine

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uto intatto tutto il suo fascino. E così, attraversando le caratteristiche vie del centro illuminate da fiaccole e seguendo le indicazioni di antiche insegne, si potrà riscoprire il piacere di “magnà e bè n’te le cantine come ‘na volta” assaporando i piatti tipici della tradizione marchigiana su tavole imbandite secondo le antiche usanze.

Sono ben 14 le cantine aperte, dai nomi divertenti e stravaganti, pronte a servire carne alla brace, zuppa di legumi, vincisgrassi bianchi e rossi, tagliatelle ai ceci, stoccafisso alla montenovese, dolci tradizionali e molto altro ancora, il tutto accompagnato dai migliori vini della zona. Nei tre giorni della manifestazione, inoltre, Ostra Vetere offrirà ai visitatori moltissimi momenti di animazione a partire proprio dalle cantine, in ognuna delle quali saranno organizzati spettacoli musicali; venerdì, sabato e domenica si esibiran

Fuoriporta_montenovo in festa

Fuoriporta_montenovo in festa

no lungo le vie del centro diversi gruppi folkloristici, mentre sabato si balla a ritmo di pizzica. Anche quest’anno non mancheranno le mostre di arte e antiquariato, il mercatino di prodotti tipici nel Loggiato e l’animazione per i più piccoli.

Arroccata su piccoli altopiani nel cuore delle colline marchigiane, Ostra Vetere deve la sua attuale denominazione a un regio decreto del 1882; in precedenza, infatti, si chiamava Montenovo e una leggenda narrava che fosse stata fondata dai profughi dell’antica città romana di Ostra, scampati alla distruzione della città da parte dei Goti nel 409 d.C. Dalla chiesa di Santa Lucia a Palazzo Marulli, dal Chiostro di San Francesco con la sua torre campanaria fino al Palazzo Comunale, il paese conserva ancora intatte molte tracce del suo passato; spettacolare è la cerchia muraria che la cinge, sulla quale si aprono tre antiche porte di ingresso, con i suoi caratteristici “androni”, dei porticati addossati alle mura del versante che si affaccia sulla valle del Misa. Per chi vorrà fermarsi qualche giorno in più da queste parti, le dolci colline dove sorge Ostra Vetere e il mare di Senigallia restano sempre un ottimo diversivo per famiglie e non solo.

Scheda

Località – Ostra Vetere provincia di Ancona
Date – 30-31 gennaio 1 febbraio
Info – 3408505381 – www.fuoriporta.org

 

Itinerari

Serra de’ Conti, dove il medioevo è intatto

Trallalerò trallalà nella città della cicerchia siam! Siamo a Serra de’ Conti.
Eh già caro mio, quest’oggi cicerchia sia. Anzi ti diamo un consiglio, prenditela con calma, non t’affrettare, nella vita ci devono essere dei momenti più slow di altri. Non c’è dunque luogo migliore per vivere una vacanza dedicata al relax di quella che trascorrerai in terra marchigiana, tra le colline morbide e sinuose tutte intorno alla Valle del fiume Misa e all’Alta Valle dell’Esino!

Ascolta “Serra de' Conti, dove il medioevo è intatto” su Spreaker.

Bicchiere di Verdicchio dei Castelli di Jesi e zuppa di cicerchia, iniziamo da qua! Non conosci la cicerchia? Davvero? La cicerchia è un legume ricco di proteine che viene celebrato ogni anno, nell’ultimo fine settimana di novembre. Qui lo sia ama talmente tanto che gli viene dedicata proprio una Festa, la Festa della Cicerchia. Un evento unico! C’è musica in ogni angolo, ci sono le tipicità gastronomiche delle Marche… Insomma… una roba da non perdere.
L’hai finita la zuppa? Alzati e parti!

Serra de’ Conti è bellissima, immersa tra colorate coltivazioni ti offrirà un suggestivo scorcio paesaggistico e urbano che solo gli antichi borghi medievali sanno donare. E Serra è uno dei meglio conservati delle Marche: ha mantenuto intatto il suo impianto urbanistico medievale, la cinta di mura esterne, i suoi dieci torrioni poligonali e la monumentale Porta della Croce.

Sei a Piazza Leopardi apri bene gli occhi c’è la storia, l’arte e la cultura! C’è il Monastero di Santa Maria Maddalena, costruito su un nucleo del 1300 e poi riedificato nella seconda metà del Cinquecento, quando è attestata la presenza di una comunità di clarisse che vi rimase fino al 2011. La storia dei serrani è legata a doppio filo con quella delle clarisse, a tal punto che si ha ancora memoria di una sassaiola nel 1910 contro le carrozze giunte a prelevare le suore per trasferirle ad Arcevia. Un vincolo fortissimo, oggi testimoniato proprio dal Museo delle Arti Monastiche, ospitato nei sotterranei del Palazzo Comunale: un museo unico nel suo genere, caratterizzato da efficaci tecniche audiovisive e originali documenti, manufatti e reperti custoditi da tempo immemore. Oltre le mura. Oltre il silenzio. Nelle “Stanze del Tempo Sospeso”.

Sei sempre nel monastero, non andar via, chiedi di vedere la Chiesa monastica di Santa Maria Maddalena in stile barocco con i suoi preziosi arredi, la cantoria di legno intagliato e dorato, la volta ornata da decorazioni in stucco con un affresco raffigurante l’Assunzione in cielo di Maria Maddalena. La sua costruzione è del 1603 e le sue linee, le quattro porte laterali dipinte a grottesche, l’unico ordine di lesene, la forma ovale della cantoria e la stessa pianta ellissoidale sono ispirate al Borromini.

E ora vai verso il Palazzo comunale, è nell’antico Convento di San Francesco del XIV sec. Presenta ancora oggi un frammento di affresco cinquecentesco proveniente dall’annessa Chiesa di San Francesco, demolita nell’Ottocento.
Hai visto tanto. E tanto ti sei emozionato.
Perditi pure nell’affascinante groviglio di vie, piazze, antiche case e botteghe storiche, tra i racconti degli anziani del luogo e la quiete del borgo dove anche la Torre dell’Orologio di notte s’ammutolisce, quasi rievocando il sabato del villaggio leopardiano: « quando intorno è spenta ogni altra face, e tutto l’altro tace…».

Percorrendo Corso Roma sulla sinistra c’è la lunetta della Porta della Croce dipinta da Bruno d’Arcevia, raffigurante la “Deposizione di Cristo dalla croce”.
Ancora due passi e verrai catturato dall’imponente Chiesa di San Michele, un gioiellino voluto nel 1290 dai monaci camaldolesi, in stile romanico ma con successivi interventi in stile gotico e all’interno pregevoli affreschi cinquecenteschi.
Buona Serra de’ Conti

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Piobbico, il regno dei brutti e di tanta bellezza

Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame…
Parrebbe semplice la risposta, se non altro giocando di galanteria… ma quest’oggi ti portiamo nel borgo, sede mondiale del Club dei Brutti, a Piobbico nell’incantevole provincia di Pesaro Urbino, tra i marchigiani!

Ascolta “Piobbico, il regno dei brutti e di tanta bellezza” su Spreaker.  

Non sai cosa è il Club dei Brutti?

Tu che smanetti dalla mattina alla sera tra le App di incontri sperando di incontrare l’anima gemella… t’abbiamo beccato!
Il Club dei brutti, caro mio, è l’antenato della più recente App di incontri di oggi.
E’ un club storico e che ha fatto la storia. Fondato nel 1879 a Piobbico per maritare le zitelle del paese, perchè non sposarsi a causa della propria bruttezza causava problemi anche economici alle famiglie. Il club fu per molto una sorta di un’agenzia matrimoniale. Successivamente lo scopo dell’associazione fu sensibilizzare i cittadini ai problemi dei brutti e aiutargli a trovare un partner. Nel 1995 il club aveva 18000 iscritti in tutto il mondo, tra questi Giulio Andreotti, Mike Bongiorno, Paolo Bonolis, e Pippo Franco. Ogni prima domenica di settembre a Piobbico si festeggia il polentone … non uno qualsiasi, quello alla carbonara!!! insieme alla festa dei brutti. Se non siete da queste parti, veniteci apposta!

Sei dunque pronto, per fare il vostro ingresso in terra marchigiana?

Partiamo dal Castello Brancaleoni. E’ ben nascosto, non lo vedrai lungo la strada. Sarà una sorpresa! Un piccolo gioiello rinascimentale nel cuore delle Marche. E’ lì sul crinale del Monte Nerone, simbolo dell’antico Borgo di Piobbico e dei conti Brancaleoni. É uno scrigno di oltre 100 sale, la cui bellezza sembra essersi cristallizzata nel tempo. Affascinante la corte d’onore con l’orologio sulla torre che si legge al contrario. C’è poi la cappella di San Carlo. Lo stemma dei conti si ammira dipinto sulla volta della “sala del leon d’oro” che fu strettamente legata alla famiglia del duca di Urbino. Stucchi dorati e affreschi aventi per tema episodi mitologici li postrai ammirare nelle altre sale.

Prosegui ai piedi del castello, qui c’è la Chiesa di San Pietro del 1348. Fu sede della Compagnia del Santissimo Sacramento, un’organizzazione segreta e religiosa. All’interno c’è la pala dell’altare maggiore che racconta “La consegna delle chiavi a S. Pietro”, proviene dalla vecchia chiesa di S. Stefano. Ci sono statue attribuite alla scuola del Brandani e un dipinto di Carlo Paolucci di Urbino. Molto bella è l’opera contemporanea di Raimondo Rossi che ritrae i fratelli Palazzini.
Dal medioevo al barocco. Entra nella Chiesa di Santo Stefano, riedificata dai Brancaleoni dopo il terremoto. Si affaccia sulla via principale a due passi dal centro, nei pressi del torrente. Ha un’elegante facciata in mattoni, impreziosita dal travertino bianco degli elementi architettonici, come le cornici delle finestre, quelle del timpano e il portale centrale nella cui lunetta campeggia lo stemma dei conti. L’interno ha una particolare forma elissoidale. Sull’altare maggiore la pala raffigurante la “Lapidazione di Santo Stefano”. Sull’altare di destra si trova il quadro del “Ritorno della Sacra Famiglia dall’ Egitto” del Barocci. Su quello di sinistra c’è il quadro raffigurante la “Deposizione di Gesù” di Girolamo Cialdieri.

Non manca nemmeno il neoclassico.
Il tuo incontro con la bella Piobbico è davvero emozionante!
Entra nella Chiesa di Sant’Antonio sull’omonima piazzetta nel centro storico. Fu eretta da Antonio I di Monaldo Brancaleoni intorno al 1375, come ex voto, ma nulla resta dell’antico assetto dopo il terremoto del 1781. Ha navata unica e un solo altare con una tela raffigurante un “Cristo Crocifisso fra S. Antonio Abate e S. Caterina d’Alessandria”, di autore ignoto. Pregevoli sono le stampe spagnole alle stazioni della Via Crucis. Un breve e intenso viaggio nel neoclassico!

Visitare Piobbico è davvero un’esperienza a 360 gradi.
Da percorsi storici a quelli religiosi, dove la cultura non manca mai. Ora invece, ci dedichiamo alla natura. Un po’ di outdoor non può non esserci. E’ dunque d’obbligo una passeggiata sulla parte più selvaggia del Monte Nerone nella quale si erge una roccia sporgente, dalle pareti verticali, caratterizzata da un ampio foro e che per questo è chiamata “Balza Forata”. I Piobbichesi sono soliti chiamarla anche “Foro della Madonna”, poiché un’antica leggenda narra che sia stato attraverso questo foro che una sacra immagine della Madonna sia giunta fino al luogo dove sorge ora il Santuario di Santa Maria in Val d’Abisso, la nostra ultima meta. Dal Santuario si dipartono sentieri escursionistici, fatevi sotto camminatori, vi divertirete!

Per riposarvi, dopo tanta bellezza, ti consiglio il centro storico di Piobbico tra Via Mercatale, luogo di antico mercato, e Via Garibaldi, lungo la quale il medioevo ti emozionerà!

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Monteprandone, nella terra di San Giacomo

Monteprandone su un colle nel territorio di Ascoli Piceno, distante pochi minuti da San Benedetto del Tronto, gode di un incantevole panorama che abbraccia il mare Adriatico, i monti Sibillini ed il Gran Sasso.

Ideale per il vostro Fuoriporta.

Il comune è suddiviso tra l’area collinare, dove si trova l’antico borgo medievale e la zona industriale più popolosa, ubicata a valle nella frazione di Centobuchi. E’ paese nativo del francescano San Giacomo della Marca, santo patrono del comune, del pittore Carlo Allegretti e del Vescovo Monsignor Eugenio Massi.

Passeggiando per il borgo

Partite da Piazza dell’Aquila, la piazza principale del borgo dove si trovano il Palazzo Comunale e Palazzo Campanelli. Scendete le scalette sul lato sinistro per accedere nella Via Limbo, una via che conserva le caratteristiche tipiche dei vicoli medievali, posizionata a ridosso delle mura castellane erette nel XV secolo. Arrivati alla fine si risale per un’altra scalinata e ci si ritrova su Via Corso, con l’ottocentesca Chiesa della Madonna della Speranza alla propria destra. A sinistra, dopo pochi passi incontrerete Palazzo Parissi con al suo interno il Museo Civico dei Codici di San Giacomo della Marca, dove sono conservati 61 dei volumi appartenuti al Santo e un tempo preservati nella Biblioteca da lui istituita nel Convento francescano, a lui intitolato.

Dopo aver visitato il museo, proseguite su Via Corso fino ad arrivare alla Porta da Monte, uno dei due antichi punti di accesso al borgo – l’altro, Porta da Mare, è stato demolito per lavori di ristrutturazione alla fine del XIX secolo. Uscendo dalle mura, davanti alla Porta troverete l’Antico Lavatoio Comunale, un pezzo di storia, realizzato all’inizio del XX secolo e restaurato da poco.
All’epoca era la fonte principale per l’approvvigionamento d’acqua per gli usi domestici.

Rientrati nel borgo, percorrete Via Pizzorullo che porta a Piazza Belvedere, uno dei punti panoramici migliori del borgo, che si affaccia sul versante appenninico. Da lì si possono prendere sia in Via degli Orti che in Via Allegretti per ritrovarsi, nel punto più alto del borgo in Piazza San Giacomo, davanti alla Chiesa Collegiata di San Nicolò di Bari, ricostruita ex-novo nel XIX secolo. Affianco, nella navata della vecchia collegiata è allestito il Museo di Arte Sacra, che ospita notevoli opere d’arte appartenenti alla parrocchia.

Subito dopo Piazza San Giacomo si arriva a Piazza Castello, luogo in cui si trova la Casa Natale di San Giacomo, divenuta Oratorio nel 1581. Al suo interno sono visibili dipinti raffiguranti le immagini di vita del Santo e una sua statua lignea realizzata per il VI Centenario della sua nascita. All’esterno, sulla parete della Chiesa Collegiata che affaccia sulla piazza si trovano due stelle in sua memoria, una in legno realizzata dai suoi antenati per celebrarne la nascita e l’altra in mosaico, donata dalla comunità dei fedeli in occasione del II centenario dalla sua canonizzazione.

Il giro si conclude percorrendo Via Roma, al cui lato sinistro si può osservare il Torrione di Palazzo Re, che riporta al punto di partenza in Piazza dell’Aquila. Ora si è pronti per uscire dal borgo e andare a vedere la zona sottostante, non prima di essersi fermati per un attimo ad ammirare il panorama che si apre sulla zona costiera.

La Chiesa di S.Maria delle Grazie e il Santuario di San Giacomo della Marca

San Giacomo della Marca, noto tra le altre cose per essere stato consigliere di Re e di Papi, chiese a Papa Nicolò V di poter costruire il convento francescano e la Chiesa. Nel 1449 il Papa diede la sua autorizzazione a realizzare queste opere.

Le due strutture si trovano su Via San Giacomo, la strada che collega il borgo collinare alla zona industriale a valle. Numerose sono le opere d’arte che le abbelliscono, tra queste nella chiesa all’interno della cappella di Santa Maria delle Grazie si può ammirare una preziosa immagine in terracotta della Madonna del XV secolo, donata a San Giacomo dal cardinale Francesco della Rovere; nella cappella del santo invece, sono custodite le sue spoglie mortali riportate a Monteprandone all’inizio del XXI secolo, dopo secoli di permanenza nella chiesa di S. Maria La Nova a Napoli, città in cui morì nel 1476.

Del convento c’è da sottolineare la bellezza del chiostro risalente al XVI secolo. Il suo portico è decorato con affreschi riguardanti la vita del Santo e in una delle stanze è allestito il museo a lui intitolato, dove sono custoditi i suoi oggetti personali e altre opere datate tra il XVI ed il XIX secolo, inserito nel circuito dei Musei Sistini del Piceno.

Fuori le mura: le distese collinari tra i monti ed il mare

Oltre alle attrattive culturali, Monteprandone offre un incantevole paesaggio collinare dove la vegetazione multicolore si espande in tutta la sua bellezza. I turisti potranno passeggiare a piedi o in bicicletta per le Contrade del comune, tra i vigneti e gli uliveti, e fermarsi nelle cantine delle aziende locali per assaporare i loro prodotti enogastronomici dall’eccellente qualità.
Sarà un’esperienza unica per chi ama la natura incontaminata e rigogliosa, tipica di questi luoghi ed il buon cibo.

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Sassoferrato, il “tuo borgo preferito” nelle Marche

La trecentesca Rocca di Albornoz, che domina dall’alto il centro cittadino, le numerose chiese, gli edifici pubblici, gli angoli medievali della parte più antica del capoluogo, il Castello, tracce del passaggio dei Cavalieri Templari, tra cui l’abbazia di Santa Croce in cui si trovano molte croci patenti (da colui che ha patito per la salvezza dell’umanità) che lasciano presagire il passaggio dei Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis (Templari) “accompagnano” il visitatore in un suggestivo itinerario che riconduce al vissuto di Sassoferrato.

Le migliori 6 tappe da non perdere!

Museo Comunale della Miniera di Zolfo di Cabernardi
La miniera di zolfo era molto estesa con gallerie che arrivavano fino a 870 metri di profondità. Nell’archeoparco si possono capire le tecniche di estrazione del minerale. Interessante la visita nei forni che evoca l’atmosfera cupa di un complesso minerario, dove un tempo erano in molti ad essere impegnati.

Museo Civico Archeologico e Raccolta Perottiana
Il Museo Civico Archeologico di Sassoferrato è allestito all’interno del Palazzo dei Priori, un edificio costruito nel 1355 in seguito alla nascita del libero Comune. Al Museo si accede da piazza Matteotti, tramite una doppia rampa di scale. Al piano terra sono situati la biglietteria, il bookshop e la sala che illustra con un plastico ricostruttivo la “Battaglia delle Nazioni” svoltasi nel 295 a. C., al termine della terza guerra sannitica. Un’ampia scalinata, che conserva ancora i gradini in pietra dell’originaria struttura del Palazzo dei Priori, conduce alle sale del primo piano con esposizione tematica dei reperti. Sulle pareti sono murati alcuni stemmi che appartenevano al potestà dell’antico Comune e uno di Papa Paolo V che ricorda la sua visita nella città.
Al piano terra di Palazzo dei Priori è ospitata la Sala Perottiana – che prende il nome dall’insigne umanista Niccolò Perotti (1430-1480) – in cui è custodita una preziosa raccolta di reliquari bizantini e fiamminghi, tra cui l’Icona di San Demetrio, del XII secolo, il pezzo artisticamente più ricco e più raro della raccolta stessa. La Sala Perottiana ospita inoltre rarissimi reliquiari del Quattrocento e altri oggetti preziosi, tra cui un dittico in avorio policromo con Crocifissione, Natività, Purificazione del XIV secolo; una croce lignea dipinta di scuola umbra del Quattrocento. Questa famosa collezione venne donata da Niccolò Perotti (1430 – 1480) filologo e umanista di chiara fama.

Raccolta incisori marchigiani e Pinacoteca Civica
La Raccolta “Incisori Marchigiani” è stata istituita grazie alla generosità dei coniugi Mirella e Franco Pagliarini, che hanno trasferito al Comune di Sassoferrato la propria collezione di opere grafiche in segno di affetto verso il luogo di origine. La raccolta è allestita presso Palazzo Oliva, edificio costruito nel XV secolo dal Cardinale Alessandro Oliva, illustre personaggio sassoferratese. Essa comprende oltre quattrocento grafiche (tra cui diciassette disegni), realizzate da duecentodieci artisti artisti marchigiani. Prestigiosi i nomi degli autori delle opere in mostra, a partire dagli artisti dei secoli XVI, XVII, XVIII e XIX, quali Federico Barocci, Luca Ciamberlano, Domenico Peruzzini, Simone Cantarini, Giuseppe Diamantini, Carlo Maratta, Paolo Fidanza. Nomi illustri anche quelli a cavallo fra l’800e il ‘900 fino ai giorni nostri: Adolfo de Carolis, Anselmo Bucci, Luigi Bartolini, Bruno da Osimo, Francesco Carnevali, Leonardo Castellani, Edgardo Mannucci, Pericle Fazzini, Orfeo Tamburi, Carlo Canestrari, Walter Piacesi, Tullio Pericoli, Wladimiro Tulli, Francesco Garofoli, Arnaldo Pomodoro, Walter Valentini, Valeriano Trubbiani, Giuliano Vangi, Bruno d’Arcevia, Roberto Stelluti, solo per citarne alcuni. Una significativa collezione che attraversa cinque secoli di storia calcografica marchigiana, interamente riprodotta in un pregevole catalogo, curato dal prof. Mauro Corradini, edito dall’Istituto Internazionale di Studi Piceni di Sassoferrato.

Mulino della Marena
Un punto di interesse caratteristico e suggestivo è il Mulino della Marena, sito nella sponda opposta del fiume su cui si sviluppa la cittadina di Sassoferrato.
Non si ha una datazione certa sulla sua origine, sicuramente era già presente nel 1300. Il Mulino sorge alla confluenza, con una considerevole cascata, del fiume Sentino, del torrente Marena e del Sanguerone (quest’ultimo a ricordo di antiche battaglie avvenute lungo il suo corso-battaglia delle nazioni 295 A.C. e successivamente della guerra Goti-Bizantini), e sfrutta grazie alla sua posizione l’abbondante presenza di acqua per la produzione di energia.
Oltre al Mulino la struttura in passato ospitava anche un cementificio ed una falegnameria. L’impianto è caduto in disuso durante la seconda guerra mondiale per essere poi acquistato e ristrutturato, 10 anni fa, dall’attuale proprietario il Sig. Gilberto Blasi.
Grazie al restauro il mulino ha recuperato, oltre alla forma estetica e storica, anche un’effettiva funzionalità energetica. E’ stato infatti provvisto di due turbine da oltre 300 kwat capaci di produrre un massiccio flusso energetico che serve le aree limitrofe tramite la forza pulita dell’energia idroelettrica.
Oggi è possibile vedere al suo interno, tra le varie cose, le macine in pietra, una gualchiera e le fornaci del cementificio.

Mam’s Galleria d’arte Contemporanea
Allestita nelle ampie ed eleganti sale di Palazzo degli Scalzi, seicentesco edificio situato in Piazza Gramsci, nel cuore del centro storico del Borgo, la galleria raccoglie seicentottanta delle circa quattromila opere in dotazione al Comune. L’intera collezione è frutto delle acquisizioni avvenute nel corso degli oltre sessant’anni di storia della Rassegna Internazionale d’Arte/Premio “G.B. Salvi”, uno dei più longevi e prestigiosi eventi nazionali riservati alle arti visive, intitolato al grande pittore del ‘600, Giovan Battista Salvi, appunto, universalmente riconosciuto come Il Sassoferrato.

Abbazia di Santa Croce in Sentinum
Un luogo che unisce una molteplicità di simboli: pagani, cristiani, mitologici-fantastici, alchemici. Le osservazioni spaziano da Mitra, alla Croce Patente, dal Cristo crocifisso, ai mostri mitologici. Tutto in una struttura architettonica rara e sorprendentemente intatta dal XII sec.

Parco Archeologico di Sentinum
Importante area archeologica adiacente alla odierna cittadina di Sassoferrato, dove fin dal secolo scorso sono stati scavati vari importanti reperti, in parte ben esposti nel civico Museo archeologico del Palazzo dei Priori.
Nel parco sono osservabili le tracce di antiche mura, i basolati del Decumano e del Cardo, un interessante complesso termale, alcune colonne ed altro. Fuori della cerchia delle mura emergono i bei resti di una villa del II° secolo d.C. e di altre costruzioni.

Monastero di Santa Chiara
Oltre ai bellissimi volti dipinti dal Sassoferrato, Mater dolorosa e Amabilis, bisogna soffermarsi in chiesa ad esaminare l’affresco quattrocentesco della natività di Antonio da Pesaro ricco di elementi simbolici e dettagli inusuali (come il bue e l’asinello inginocchiati o Gesù adagiato sul velo, ad esempio) e l’annunciazione di Paolo Agabiti per poi confrontarla con l’opera giovanile, veramente simile, del Sassoferrato.

Santuario della Madonna del Cerro
La Chiesa è stata danneggiata dal terremoto, ma dalla porta aperta si possono ammirare gli interni, affascinanti. Le campane sono in funzione e la messa si celebra in un locale adiacente, dove sono stati spostati gli ex voto e altro mobilio. Arrivati al Santuario, non perdetevi il panorama!

Rocca di Albornoz
E’ il simbolo della parte alta di Sassoferrato, risale al XIV secolo e offre un magnifico punto di osservazione del paesaggio circostante.

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Arquata del Tronto: splendidi itinerari tra la natura

Splendidi selciati e muretti a secco, dichiarati dall’Unesco nel 2018 “Patrimonio dell’Umanità”, sono i percorsi che dagli anni ’50 fino ad oggi collegano le 13 frazioni di Arquata del Tronto, l’unico comune in tutta Europa circondato da due parchi nazionali, il parco dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso.

Attraverso questi percorsi potrete rivivere Arquata, la sua natura, e la sua splendida umanità. Gli abitanti della zona, già nel secolo scorso, erano obbligati a inviare diversi membri della propria famiglia tra le due e le tre volte l’anno per partecipare ai lavori di ripristino dei percorsi, per renderli sempre visibili e funzionali! Oggi sono i ragazzi di Arquata Postest a fare tutto questo con l’obiettivo di rendere fruibile la natura: grande ricchezza dei borghi marchigiani.

Villeggianti, turisti, e residenti, in tanti oggi come ieri, avranno la possibilità di rivivere Arquata, con passione e intensità, dopo la distruzione che ha portato il terremoto.

Sviluppandosi in media montagna, lungo i dolci declivi collinari dell’Appennino Centrale, i percorsi sono adatti a qualsiasi età, per i più esperti e per chi è alle prime armi.
Alcuni di questi percorsi, inoltre, permettono di scoprire autentici gioielli architettonici nascosti nella quiete di castagneti secolari: parliamo della Chiesa della Madonna della Neve (XV sec.) e dell’Eremo della Madonna dei Santi (XVI sec.), testimonianze della ricchezza culturale e spirituale dell’entroterra piceno.
E così, la riapertura dei singoli sentieri viene di volta in volta completata con la tracciatura GPS (tracce disponibili nei link di seguito) e con la realizzazione della segnaletica orizzontale e verticale, da parte della Cooperativa del Monte Ceresa, i cui operatori sono stati opportunamente formati dalla sez. CAI di Ascoli Piceno, e grazie ai fondi messi a disposizione dal Comitato Sisma Centro Italia.
Qui troverete i percorsi www.arquatapotest.it/camminarquata/

L’obiettivo dei ragazzi di Arquata Potest è tornare a essere un paese dinamico e trovare un luogo in cui sviluppare e far crescere le idee.

Passeggiate ecologiche, serate danzanti, recupero dei sentieri storici, concorsi fotografici, progetti editoriali, tornei di burraco, cene in piazza, concerti all’aperto, eventi a tema medievale: questo e molto altro quello che l’associazione ha organizzato negli anni e che neanche gli eventi sismici del periodo 2016/17 sono riusciti a fermare, dimostrando così la propria capacità di reinventarsi ed allo stesso tempo ampliare il ventaglio di iniziative proposte.

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Fabriano… passeggiando nella sua storia

Alcuni affermano che il vocabolo “Fabriano” tragga origine da “Faberius”, proprietario del fondo su cui si eresse la città stessa. Faberius divenne nel Medioevo “Fabriano”, anche perché era molto sviluppata in città l’attività dei fabbri. Anche lo stemma cittadino, infatti, sin dal XIII secolo, ha come emblema un fabbro che batte il ferro su un’incudine. Ma fu anche una città sommersa vicino al monte Fabriano. Secondo altre fonti il vocabolo deriva dalla fusione di due termini latini: Faber (Fabbro) e Ianus (Giano, il fiume che lo attraversa).

Gironzolando per Fabriano vi mostriamo alcune tappe!

Oratorio della carità 
Fu decorato negli anni 1587-1597 con un ciclo affrescato, raffigurante le Opere di misericordia spirituale e corporale e realizzato dal pittore manierista urbinate Filippo Bellini. Il portale gotico in pietra proviene dall’ex monastero di Sant’Antonio fuori le mura. Il suo interno venne restaurato e riaperto al pubblico dopo il sisma del 1997, previa liberazione dalle scaffalature dei documenti e libri dell’archivio comunale che ne occupavano tutto lo spazio interno

Palazzo del Podesta
Sorge nella centrale Piazza del comune, è un edificio pubblico tipicamente medievale con una sua peculiarità nella tipologia a ponte, in ricordo della colmata dell’antico fiume cittadino che scorreva sotto di esso, e dell’unificazione dei quattro quartieri cittadini. Eretto nel 1255, interamente in pietra bianca di Vallemontagnana, modificato più volte, è costituito di tre corpi di fabbrica, dei quali quello centrale presenta il caratteristico voltone ogivale di sottopasso della strada e le trifore. Sulla facciata uno stemma della nobile famiglia dei Bonarelli d’Ancona, scolpito in arenaria e ivi posto in memoria del conte Pietro Bonarelli, che fu podestà di Fabriano nel 1514-15. Al di sotto dell’arcone restano affreschi (XIII-XIV secolo) che rappresentano scene di guerrieri in battaglia e un’enigmatica ruota della fortuna mossa da una figura femminile.

Fontana Sturinalto 
Fu commissionata nel 1285 a Jacopo di Grondolo, che s’ispirò alla Fontana Maggiore di Perugia. Non a caso la fontana fabrianese, cosiddetta “Sturinalto”, denota una grande somiglianza con quella della fontana umbra decorata da Nicola e Giovanni Pisano. Inserita su una piazza bellissima

Loggiato di San Francesco 
Edificato nella metà del Quattrocento su progetto dell’architetto rinascimentale Bernardo Rossellino, giunto a Fabriano nel 1450 insieme a papa Niccolò V ed alla sua corte, che si rifugiò a Fabriano per sfuggire alla peste, il loggiato fu pensato per collegare l’imponente chiesa di San Francesco (edificata nel 1292 e demolita nel 1864) alla piazza del comune. Fu prolungato alla fine del Seicento, con l’aggiunta di sette arcate alle primitive dodici. Nel 1790 fu collegato al contiguo palazzo comunale. Fu aperto al pubblico godimento dal 1818.

Palazzo del podestà
Sorge nella centrale Piazza del comune, è un edificio pubblico tipicamente medievale con una sua peculiarità nella tipologia a ponte, in ricordo della colmata dell’antico fiume cittadino che scorreva sotto di esso, e dell’unificazione dei quattro quartieri cittadini. Eretto nel 1255, interamente in pietra bianca di Vallemontagnana, modificato più volte, è costituito di tre corpi di fabbrica, dei quali quello centrale presenta il caratteristico voltone ogivale di sottopasso della strada e le trifore. Sulla facciata uno stemma della nobile famiglia dei Bonarelli d’Ancona, scolpito in arenaria e ivi posto in memoria del conte Pietro Bonarelli, che fu podestà di Fabriano nel 1514-15. Al di sotto dell’arcone restano affreschi (XIII-XIV secolo) che rappresentano scene di guerrieri in battaglia e un’enigmatica ruota della fortuna mossa da una figura femminile.

Il Palio di San Giovanni Battista è la rievocazione storica del XIV secolo della Città di Fabriano

Il Palio è da sempre la manifestazione principale di Fabriano, rappresenta il momento in cui tutta la città si ritrova in piazza, nelle hostarie e nei vari punti di ritrovo per condividere un comune sentire e il piacere di stare insieme.

Questa è la notte di San Giovanni in cui la tradizione vuole che escano gli spiriti maligni e che quattro fabbri si sfidino su quattro forge accese. Battono sul metallo incandescente, alzano lingue di fuoco, vampe e scintille per vincere il Palio e scacciare le streghe riunite nei quadrivi.

Il quattro è il numero magico
La sfida del Maglio è il momento culminante, ha qualcosa di imponderabile e misterioso come i quattro elementi che servono al fabbro: Aria, Terra, Acqua, Fuoco. I quattro colori dei quartieri in lotta: Blu, Giallo, Verde, Rosso, le quattro stagioni dell’anno, i quattro venti principali, i quattro i punti cardinali.

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Frasassi Experience per il Grand Tour delle Marche

 

Fare un “safari notturno” in Appennino, realizzare la carta a mano a Fabriano, vivere un’esperienza speleologica nel complesso ipogèo di Frasassi, fare colazione in vigna.

Sono solo alcuni degli “ingredienti” inseriti nell’innovativa proposta di turismo attivo promossa nelle Marche, precisamente nel territorio fabrianese, dall’Unione Montana Esino Frasassi in collaborazione con il Parco Gola della Rossa e con il Consorzio Frasassi.

Attraverso la piattaforma del Grand Tour delle Marche e l’applicazione di Tipicità, è possibile costruire il proprio viaggio “su misura”, tra eventi inconsueti, paesaggi selvaggi e borghi d’autore, vivendo attivamente il territorio con le opportunità offerte da una proposta strutturata, nella circostanza, da Aleste Tour.

Lo hanno sperimentato i giornalisti che hanno vissuto in anteprima la “Frasassi Experience” durante un week end caratterizzato da momenti indimenticabili, tra i quali la possibilità di assistere in modalità “live” alla battaglia del Sentino, rievocazione storica della celeberrima contesa delle nazioni (295 a.C.) svoltasi nel territorio dell’odierna Sassoferrato, che segnò inesorabilmente i destini di Roma “caput mundi”.

Il safari nel Parco naturale della Gola della Rossa e di Frasassi è un percorso esperienziale per piccoli gruppi di persone. Articolato attraverso i diversi ambienti dell’area protetta, si svolge in notturna, in parte in auto “fuoristrada” ed in parte “a piedi”, alla scoperta di una natura selvaggia e misteriosa. In alternativa si possono effettuare percorsi dedicati di trekking e mountain bike, ma anche escursioni a cavallo.

Il percorso speleologico è invece accessibile dalle Grotte di Frasassi, con la possibilità di scegliere tra una “via blu”, più accessibile, ed una “rossa”, adatta ai più avventurosi ed esperti, sempre comunque al di fuori dei normali percorsi di visita e con “passaggi” mozzafiato tra stalattiti e stalagmiti nel millenario buio della caverna.

Il Museo della Carta di Fabriano offre l’opportunità di diventare novelli “Mastri cartai” guidati da esperti artigiani, autentici professionisti di questa antica arte. Tutto da scoprire il “salame di Fabriano”, insieme a cantine, birrerie artigianali e produttori agricoli di rare specialità.

A Cerreto d’Esi, poi, la possibilità di gustare i sapori del territorio cullati dalle atmosfere della vigna in compagnia del rinomato Verdicchio di Matelica, il bianco fermo più premiato dalle guide italiane. Tra le suggestive “copertelle” del borgo medioevale di Serra San Quirico, invece, si rivela particolarmente gustoso l’assaggio del tradizionale “calcione”, una sfiziosità tutta marchigiana.

Tappa del Grand Tour delle Marche, varato da Tipicità ed ANCI Marche, la Frasassi Experience è “attivabile” e fruibile anche attraverso apposite combinazioni presenti nella piattaforma www.tipicitaexperience.it.

Cagli dal Torrione martiniano alla Chiesa di San Domenico

Sorge lungo l’antica via Flaminia alle pendici del monte Petrano, là dove il torrente Bosso si unisce al Burano. E’ Cagli, uno dei gioielli della provincia di Pesaro e Urbino: l’antica Cale che sotto il dominio bizantino fu – insieme a Gubbio, Urbino, Fossombrone e Jesi – uno dei capisaldi della Pentapoli interna o montana. Un viaggio alla scoperta di questa cittadina ricca di storia e monumenti non può che partire dal Torrione martiniano (nella foto), che fa parte di un imponente sistema di fortificazione progettato dall’architetto senese Francesco di Giorgio Martini su commissione del Duca Federico da Montefeltro. Il complesso architettonico, ancora in costruzione nel 1481, si componeva di una poderosa Rocca, in posizione sopraelevata rispetto al piano cittadino e del Torrione, inserito nella cinta urbica medievale. Se della Rocca non rimangono oggi che delle rovine, intatto rimane il fascino suscitato dalle forme e dagli ambienti del Torrione: dalla caratteristica forma a ellisse, si sviluppa su 5 piani raccordati da scale lumacate culminanti nel ballatoio aperto in cui caditoie e feritoie si alternano a difesa della città.

Seconda tappa del tour è il Teatro Comunale, raffinato esempio di teatro all’italiana”, inaugurato nel 1878 con l’esecuzione dell’opera “Il Violino del Diavolo” scritta per l’occasione dal compositore Agostino Mercuri da Sant’Angelo in Vado. Di gusto eclettico è l’elegante foyer che introduce alla sala degli spettacoli mentre nel soffitto, dalla caratteristica cromia azzurra digradante al rosa, sono mirabilmente descritte le allegorie delle sette Arti liberali; al centro della volta è possibile ammirare il rosone in legno finemente traforato e dalla duplice funzione, ornamentale e di servizio, mentre merita una menzione speciale il sipario storico in cui è descritto l’accampamento dell’Imperatore Federico Barbarossa che prese in assedio la città di Cagli nel 1162.

Non si può inoltre scoprire a pieno l’essenza della cittadina marchigiana senza visitare la Chiesa di San Domenico, lasciandosi ammaliare dalle morbide tinte dell’affresco di Giovanni Santi presso la Cappella Tiranni. Benché l’impianto architettonico sia di matrice romanica, numerosi furono gli interventi e le integrazioni successive, a partire dal portale quattrocentesco (1432), per taluni realizzato su disegno di Donato Bramante, fino all’abside e alla torre campanaria la cui costruzione è documentata alla metà del Seicento (1655 e 1658). L’interno è ad aula unica con copertura a due falde e capriate lignee. Meta di studiosi e conoscitori che fin dall’800 transitavano sulla via Flaminia è la cappella Tiranni, che ospita un affresco considerato unanimemente dalla critica il capolavoro dell’urbinate: si tratta di una Sacra Conversazione sormontata nella lunetta da una Resurrezione di Cristo.

Di grande interesse è anche la chiesa di San Francesco, edificata tra 1234 ed il 1240, che detiene il primato di fondazione francescana più antica delle Marche. Mirabile esempio di gotico medio appenninico, l’edificio si sviluppa ad unica navata con copertura a capriate lignee a due falde, presentando i caratteri di austerità e rigore tipici dell’architettura francescana.

 

 

 

 

 

 

I teatri storici delle Marche

Pesaro, Urbino, Fano, Jesi, Fabriano, Ancona, Macerata, Matelica, Fermo, Ascoli Piceno: tutte le principali città delle Marche hanno il loro teatro storico. Nel 1868 nella regione si contavano ben 113 teatri, edificati nella maggior parte dei casi fra il 1700 e la prima metà del 1800. Oggi queste meravigliose strutture sono state riportate a nuova luce e rappresento autentici gioielli architettonici, giunti fino a noi a testimoniare il grado di civiltà e di autonomia urbana dei Comuni marchigiani. Non a caso in questo territorio sono nati Giovan Battista Pergolesi (a Jesi), Gaspare Spontini (a Maiolati) e Giocchino Rossini (a Pesaro).

Ortezzano_Fuoriporta

Dai Piceni a oggi, ecco il borgo di Ortezzano

Dolcemente adagiato a 300 metri sul livello del mare nella provincia di Fermo, Ortezzano è un paese ricco di storia con un passato che affonda le sue radici in un’epoca lontana, quando a dominare questo tratto delle Marche era il popolo dei Piceni. Una storia antica che ha lasciato tracce indelebili a partire dai resti del Castello con la torre ghibellina (simbolo del paese), le mura quattrocentesche, i portali e le volte in stile gotico; e ancora le chiese del Carmine – che conserva xilografie del Ceschini e una tela marattesca – quella parrocchiale di San Girolamo e quella di Santa Maria del Soccorso. Merita una visita anche il Monumento ai Caduti di tutte le guerre, ideato e creato dall’artista Marcello Savini, scultore e pittore di grande fama, nato ad Ortezzano nel 1928 e scomparso nel 1995; e ancora la casa natale dell’insigne latinista Giuseppe Carboni, nato ad Ortezzano nel 1856. Per chi volesse invece andare alla scoperta delle tracce lasciate in questo territorio dal Piceni c’è la contrada di Cisterna, primo insediamento dell’antico popolo nella zona