A Castel del Rio, nell’Appennino bolognese, l’autunno profuma di castagne. Nelle domeniche 11, 18 e 25 ottobre e 1° novembre, il borgo torna a celebrare uno dei suoi prodotti più identitari con la tradizionale Sagra del Marrone.
Una festa antica, profondamente legata alla storia della comunità e ai suoi castagneti. Per generazioni il marrone ha rappresentato una risorsa fondamentale per le famiglie del territorio, diventando ingrediente di una cucina semplice e sostanziosa.
Durante le quattro giornate il paese si anima con il mercato dei marroni, prodotti tipici, esposizioni, appuntamenti culturali e iniziative dedicate alla valorizzazione del territorio.
E naturalmente non manca la parte più golosa: negli stand e nelle trattorie si possono assaggiare specialità come castagnaccio, polenta di castagne, frittelle e liquori, accanto ai piatti della tradizione e a proposte più creative preparate dai ristoratori locali.
Un territorio da scoprire
La Sagra è anche l’occasione per guardarsi intorno e scoprire una storia che affonda le radici molto più indietro nel tempo.
Tra Castel del Rio e la frazione di Montefune si trovava infatti l’antico abitato della Massa di Sant’Ambrogio, un insediamento di origine altomedievale del quale oggi non rimangono edifici, ma che continua a vivere nella memoria e nel paesaggio.
La sua storia attraversa secoli e protagonisti importanti: nel 1078 la Massa entrò tra i possedimenti di Matilde di Canossa, mentre nel 1209 l’imperatore Ottone IV ne affidò il feudo agli Alidosi, che costruirono qui il loro primo palazzo, oggi ricordato come il Castellaccio.
Il borgo antico fu infine abbandonato dopo un violento terremoto avvenuto intorno alla metà del XVI secolo. A ricordarne l’esistenza resta oggi il toponimo Selva della Massa, un bosco di castagni che ricopre il luogo dove sorgeva l’antico abitato.
Ed è proprio questo paesaggio di castagneti a raccontare ancora oggi il legame tra Castel del Rio e il suo marrone: una storia che passa dal bosco alla tavola e che durante la sagra torna protagonista.
Tra sapori, spettacoli, intrattenimento e iniziative per grandi e bambini, le quattro domeniche diventano così un vero Fuoriporta d’autunno, per scoprire un angolo dell’Appennino bolognese dove gastronomia, natura e memoria camminano insieme.
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