Al Ciglio l’inverno non passa inosservato. Qui non basta accendere il riscaldamento: si accendono i cuori, i falò e pure la devozione, perché quando arriva Sant’Antonio Abate – insieme a San Ciro in versione “restyling” – la comunità entra ufficialmente in modalità festa… ma con l’anima.
Dopo il rientro trionfale del simulacro di San Ciro, tornato alla chiesetta del Ciglio più luminoso di prima, come dopo una seduta di ringiovanimento spirituale, l’atmosfera è cambiata. La statua, restaurata con cura certosina, ha fatto il suo ritorno tra sguardi emozionati e quel pensiero collettivo non detto: “Sembra proprio lui, ma più in forma”. Tradizione rispettata, ma con una marcia in più, perché anche i santi, qui, si presentano bene.
E mentre San Ciro si gode il rientro in grande stile, la comunità non perde tempo e si prepara a uno dei momenti più sentiti dell’anno: la festa di Sant’Antonio Abate. Medico, eremita, protettore degli animali e del fuoco, Sant’Antonio è uno di quei santi multitasking che non lascia indietro nessuno. Se hai un animale, una candela, un falò o semplicemente bisogno di calore umano, sei nel posto giusto.
Sabato 17 gennaio la piazzetta del Ciglio diventa il centro dell’universo locale: animali benedetti uno a uno (inermi, ignari e spesso più agitati dei padroni), Santa Messa serale e, subito dopo, la benedizione del fuoco. Un rito antico che scalda più di una stufa accesa e che, come sempre, diventa il pretesto perfetto per ritrovarsi, chiacchierare e sentirsi comunità nel senso più autentico del termine.
La domenica seguente si cammina. Letteralmente. Tra Messa mattutina e processione per le vie del paese, la Vergine Maria e San Ciro escono a salutare il paese, ricordando a tutti che la fede qui non resta chiusa in chiesa, ma percorre strade, vicoli e storie personali.
Dal 22 al 30 gennaio si entra nella fase “intensa”: il novenario. Rosario, coroncina, Messe quotidiane, pellegrinaggi e celebrazioni guidate da parroci e autorità ecclesiastiche trasformano ogni giornata in un appuntamento fisso. Il momento clou arriva il 26 gennaio, con la Santa Messa presieduta dal Vescovo, quando il senso di comunità raggiunge il massimo volume, senza bisogno di amplificatori.
Il 30 gennaio, infine, la festa si fa ancora più profonda. È il giorno dedicato al Santo e agli ammalati, con adorazione, confessioni e il rito dell’Unzione degli infermi, vissuto alla presenza di medici e operatori sanitari. Un intreccio potente tra fede e vita reale, dove la spiritualità incontra la fragilità umana senza filtri.
Al Ciglio, la festa di Sant’Antonio Abate non è solo una ricorrenza religiosa: è un calendario emotivo, un rito collettivo, un modo per dire che, nonostante tutto, qui ci si ritrova ancora. Tra fuoco benedetto, statue rinnovate e passi condivisi, la tradizione continua a fare quello che sa fare meglio: tenere unite le persone. Anche quando fuori fa freddo.
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