Itinerari

Il Parco della Murgia Materana e le sue chiese rupestri

Insieme ai più famosi sassi, è inserito nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. E’ il Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano, noto più semplicemente come Parco della Murgia Materana, che sorge nella parte orientale della Basilicata a pochi chilometri dal confine con la Puglia. I circa 8.000 ettari di territorio sui quali si estende sono stati abitati sin dalla preistoria: lo testimoniano i numerosi reperti fossili esposti al Museo Archeologico Nazionale Domenico Ridola di Matera, gli stazionamenti della Grotta dei Pipistrelli e i villaggi neolitici di Murgia Timone, Murgecchia e di Trasanello, circonrdati da fossati difensivi scavati nella roccia. Qui hanno vissuto anche pastori e mandriani, che hanno lasciato testimonianze indelebili della loro vita come i casali e i villaggi rupestri di San Nicola all’Ofra, Cristo la Selva e del Villaggio Saraceno, tutti muniti di chiesa rupestre e area sepolcrale. Già, uno degli elementi più interessanti del Parco è costituita proprio dalle oltre cento chiese rupestri disseminate un po’ ovunque, a volte nascoste dalla vegetazione e scavate in luoghi impervi e di difficile accesso, impreziosite da spettacolari affreschi splendidamente mantenuti. Le chiese – alcune delle quali scavate ed altre costruite – si presentano a navata unica, come la “Cripta della Scaletta” e quella della “Madonna della Croce”, a due navate come quella “Cappuccino Vecchio” e la “Cripta del Canarino”, o a tre navate come la “Madonna delle tre Porte” o “San Pietro sulla via Appia”.

 

 

 

Il Lago Trasimeno, il parco e le sue isole

Con le sue acque basse e gli estesi canneti, è un’importante tappa di sosta e di nidificazione di migliaia di uccelli lungo le principali rotte migratorie. E’ l’Oasi “La Valle” del Trasimeno, che senza dubbio costituisce la parte naturalisticamente più interessante di tutto il bacino lacustre umbro. Dal sentiero principale dell’Oasi si accede alla Foresteria costituita da un’ampia sala da pranzo luminosa e silenziosa con angolo cottura, due confortevoli camere per un totale di dodici posti letto e due bagni ciascuno con vano doccia. La foresteria consente di vivere al meglio l’Oasi e di partecipare a tutte le attività: la visita guidata o con audioguida, il birdwatching dal pontile, l’inanellamento scientifico degli uccelli, i censimenti invernali, la caccia fotografica dall’osservatorio o le foto al paesaggio. E’ inoltre un ottimo punto di partenza per scoprire le tre isole del Trasimeno, a partire da Isola Polvese – la più estesa – che conserva interessanti reperti come la Chiesa di San Secondo, il Monastero Olivetano, la Chiesa di San Giuliano, un Castello del XIV secolo recentemente restaurato. Posta nel territorio del Comune di Tuoro sul Trasimeno, Isola Maggiore (nella foto) è invece l’unica abitata e conserva il caratteristico aspetto del villaggio quattrocentesco creato dai pescatori. Nel 1211 San Francesco d’Assisi vi si recò in eremitaggio per la Quaresima; ancora oggi è possibile ammirare la Cappella che ricorda lo sbarco dopo la traversata del lago Trasimeno in tempesta, e lo scoglio dove il Santo si soffermò a pregare. Chiamata fin dai primi del novecento “isoletta”, Isola Minore fa invece   parte del Comune di Passignano sul Trasimeno, è di proprietà privata ed è disabitata.

 

Nel Parco Naturale Adamello Brenta sulle tracce dell’orso bruno

E’ la più vasta area protetta del Trentino, primo Parco certificato in Europa, un regno inviolato dove l’orso bruno ha trovato il suo habitat ideale. E’ il Parco Naturale Adamello Brenta, che sorge tra il Lago di Garda e le Dolomiti di Brenta: con i suoi 620,51 km quadratu comprende i gruppi montuosi dell’Adamello e del Brenta, separati dalla Val Rendena e compresi tra le valli di Non, di Sole e Giudicarie. Al suo interno ci sono ben 48 laghi e il ghiacciaio dell’Adamello, uno dei più estesi d’Europa. Un vero e proprio paradiso per gli amanti del trekking e delle passeggiate nel verde tra paesaggi alpini, laghi cristallini in alta quota, rifugi e cascate. Davvero imperdibili, al suo interno, sono le cascate del Rio Bianco, il Giardino Botanico a Stenico (dove è possibile scoprire tutte le curiosità della flora del Parco naturale) e l’oasi di Nembia, a due passi da San Lorenzo in Banale, piccolo gioiello che fa parte del Club dei “Borghi più Belli d’Italia”. Nel territorio del parco è possibile imbattersi in abeti, faggi e larici secolari, oltre a prati pieni di fiori, prati, pascoli, ruscelli, torbiere e rupi inaccessibili. Queste montagne ospitano inoltre un patrimonio faunistico davvero straordinario, a partire dagli orsi bruni e proseguendo con camosci, cervi, caprioli, aquile; e ancora stambecchi, volpi, tassi, martore, galli cedroni e marmotte.

 

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Parco Prealpi Giulie: paradiso di biodiversità

Un tesoro unico della biodiversità nel quale convivono specie faunistiche di origine meridionale, circummediterranea ed orientale, oltre a un patrimonio floristico di più di 1200 specie e sottospecie: è il Parco Naturale delle Prealpi Giulie, un’area protetta della quale si è iniziato a parlare sin dagli anni ’70; un lungo percorso che ha portato nel 1996 all’istituzione del Parco, compreso all’interno dei territori comunali di Chiusaforte, Lusevera, Moggio Udinese, Resia, Resiutta e Venzone in provincia di Udine. Qui vivono caprioli, cervi, camosci, stambecchi e cinghiali, oltre ad altri importanti mammiferi come il gatto selvatico, diversi specie di mustelidi, roditori ed insettivori. Negli ultimi anni la presenza dell’orso bruno e della lince è stata confermata da diverse segnalazioni di tracce e avvistamenti in Val di Uccea, Val di Musi e Val Venzonassa. Per quanto riguarda invece l’avifauna, sono state censite 100 specie fra le quali figurano diversi rapaci (gufo reale, allocco, civetta capogrosso, aquila reale, astore, poiana, grifoni), tutti i tetraonidi dell’arco alpino (gallo cedrone, gallo forcello, pernice bianca, francolino di monte) e diverse specie di corvidi, picidi e passeriformi. Senza dimenticare la coturnice, simbolo del Parco, che trova il suo habitat naturale sui versanti meridionali dei rilievi. Ben rappresentati sono anche anfibi, rettili ed insetti che trovano nell’estrema variabilità del paesaggio che caratterizza il Parco le condizioni ideali di vita e riprodzione.
Di grande interesse è anche la vegetazione che si può incontrare percorrendo le vallate del Parco, risultato dell’azione congiunta di due fondamentali fattori ecologici: il particolare regime climatico ed il substrato geologico. L’elevata piovosità (sui Monti Musi si registrano le più abbondanti precipitazioni a livello europeo), le temperature relativamente miti e le escursioni termiche limitate concorrono a determinare un regime climatico di tipo oceanico che favorisce, assieme alla particolare natura dei terreni, lo sviluppo di una vegetazione ricca e diversificata. Ecco quindi che il patrimonio floristico può contare su più di 1200 specie e sottospecie e uoltre 60 endemismi fra i quali la Campanula di Zoys, la Genziana di Froelich, il Geranio argenteo e il Papavero delle Alpi Giulie.
L’evoluzione della regione alpina avvenuta nel corso dei millenni ha caratterizzato in maniera decisa l’area del Parco, accostando in poco spazio caratteristiche morfologie fluviali ad altre tipicamente glaciali. Di conseguenza, nelle parti superiori delle valli sono ancora ben visibili antichi archi glaciali ancora perfettamente conservati e immediatamente a nord della cima del Monte Canin anche un piccolo residuo di ghiacciaio ancora persistente. Nei fondovalle, invece, le numerose forre e i salti dei corsi d’acqua danno vita a spettacolari rapide e cascate, fra le quali spiccano quelle del Fontanone Barman e del Fontanone di Goriuda. La morfologia di tipo carsico, invece, trova il massimo sviluppo nell’altopiano del Foran dal Mus, ai piedi del Monte Canin.