Ravenna 25 aprile fuoriporta

25 aprile insieme a Fuoriporta

Qualsiasi momento è buono per andar Fuoriporta… in questo itinerario abbiamo seguito le vostre richieste, mettendo insieme delle tappe che percorrono il Paese dal nord al sud offrendovi le possibilità più vaste per rendere speciale il vostro ponte del 25 Aprile!

Andiamo in Calabria, a Seminara un piccolo borgo che rinasce attraverso spinte e passioni dei suoi abitanti. E’ ricca di folklore e storia con echi che ci raggiungono dalle antiche battaglie del passato.
Siamo tra la Piana di Gioia Tauro, il Mar Tirreno e Cala Janculla, una delle più belle spiagge d’Italia, alle pendici dell’Aspromonte. Unite i punti sulla mappa, saranno il vostro viaggio.
Famosa per le sue ceramiche uniche, grandi sono le tradizioni delle fornaci, e per un passato glorioso. Qui a Seminara si raccolsero sotto il culto della Madonnina dei poveri dalla pelle d’ebano i Monaci Basiliani e i profughi dell’antica Tauriana, distrutta dai pirati nel X secolo. Seminara accoglie ogni 14 Agosto migliaia di fedeli che qui accorrono per festeggiare la madonna nera in perfetto accordo con la fiorente comunità ortodossa che ruota intorno alla splendida chiesetta dei Santi Elia e Filarete.
Ma cosa fare da queste parti?
Partiamo dal’archeologia:
il borgo di Sant’Antonio e le antiche mura di cinta della città;
l’Arco di Rosea, noto per la presenza di massicce mura in mattoni, edificati nella classica architettura delle fortificazione del tempo;
i ruderi dell’Ospedale più antico della Calabria costruito tra il 1400 e il 1450;
Castello Mezzatesta, un antico palazzo seicentesco che fu in parte restaurato in stile ottocentesco.
Oltre alle chiese, moltissime da visitare, nel 2005 è stata realizzata la prima chiesa ortodossa dei Santi Elia e Filarete, luogo di culto dell’Arcidiocesi ortodossa d’Italia e Malta.
Da non perdere la Basilica della Madonna dei Poveri che contiene la statua lignea più antica della Calabria, scolpita in legno di cedro e ricoperta d’oro. Pare sia giunta a Seminara dall’Oriente, portata da alcuni monaci bizantini in fuga dalla loro terra.E’ alta 92 centimetri e si dice che, per la sua altezza, sia seconda solo alla Madonnina di Verdelot, in Francia.
L’interno della chiesa, a tre navate, ospita altresì notevoli statue marmoree e un fonte battesimale, sempre in marmo, del XVI secolo.
Pregevoli anche le statue dei Santi Pietro e Paolo che decorano l’altare.
Bella la volta lignea con eleganti decori.

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Un tuffo nel passato è invece quello che al Museo della Frutta di Torino
Trentanove varietà di albicocche, 9 di fichi, 286 di mele, 490 di pere, 67 di pesche, 6 di pesche noci, 20 di prugne, 44 di uva, 50 di patate e un esemplare ciascuno di rapa, di barbabietola, di carota, di pastinaca, di melograno e di mela cotogna: il Museo della Frutta di Torino ospita la collezione di 1021 “frutti artificiali plastici” modellati a fine Ottocento da Francesco Garnier Valletti, geniale ed eccentrica figura di artigiano, artista, scienziato. Una straordinaria collezione pomologica che è al contempo un tuffo nel passato per riflettere sul tema, attualissimo, della biodiversità. La ricostruzione dei laboratori d’analisi, delle sale della collezione pomologica, della biblioteca, dell’ufficio del direttore, valorizzano il prezioso patrimonio storico-scientifico della Stazione di Chimica Agraria dal 1871 ad oggi, nel contesto dell’evoluzione della ricerca applicata all’agricoltura a Torino tra Otto e Novecento.

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Santa Caterina di Valfurva è la località turistica d’eccellenza della Valtellina che pur mantenendo in vita attività economiche legate all’agricoltura montana e all’allevamento, affiancò dalla seconda metà del XIX secolo le prime attività legate al settore turistico: l’alpinismo e le cure con le salutari acque ferruginose.
Nell’ottocento il Grand Hotel Santa Caterina offrì una comoda base ai primi alpinisti, inglesi e tedeschi, che scalarono le affascinanti montagne che coronano la Valfurva, oltre che essere una comoda e raffinata dimora per le élite di tutta Europa che sceglievano le cure con le celeberrime acque curative del posto.
A parte il passato…
La Valfurva è situata all’interno del gruppo alpino dell’Ortles-Cevedale che racchiude il più grande esteso ghiacciaio delle Alpi italiane, il ghiacciaio dei Forni. Lungo la vallata ci si imbatte in diversi villaggi ognuno dei quali conserva tuttora interessanti centri storici e luoghi legati alla cultura locale. Santa Caterina è tra questi. Cosa fare da queste parti? Ecco qualche idea!
Sci e snowboard con 35 km di piste per tutti i gusti, è possibile sciare sia di giorno che di notte.
Ice Climbing, ovvero arrampicata su ghiaccio, è un’esperienza da provare!
Pattinaggio sul ghiaccio all’aperto. E’ un’attività perfetta per chi si vuole godere una giornata all’aperto all’insegna dello sport e della musica! La pista è aperta tutti i giorni dal lunedì alla domenica fino a fine stagione.
Per chi non è amante dello sci, Santa Caterina offre moltissimi percorsi percorribili a piedi o magari con le ciaspole in cui perdersi nella natura. Per chi ama la montagna in generale, questa località è un paradiso.
Piste per lo sci nordico adatte anche ai principianti.
Uno sport molto in voga ultimamente che unisce la montagna e la passione per le bici, ovvero le fat-bike. Sono bici con gomme particolari e molto spesse che sono in grado di scorrere facilmente sulla neve.
Sono presenti anche i Bagni Vecchi e i Bagni Nuovi, due tra i centri termali più famosi in Italia, dove potrete concedervi un’intera giornata di relax.

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Ravenna: alla scoperta della città che fu tre volte capitale
Avete mai sentito l’espressione “Maria si va cercando per Ravenna…” o “Cercando Mariola per Ravenna” (in dialetto “Zarchê Mariôla par Ravèna”)? Probabilmente no.
Dovete sapere che questa espressione è originaria proprio di Ravenna e da qui, a partire dal 1300, si è diffusa altrove. Che ne dite di avventurarci?
A Ravenna ci sono ben otto monumenti che fanno parte delle meraviglie che l’umanità ha inserito nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO e sono la Basilica di San Vitale, il Mausoleo di Galla Placidia, i Battisteri degli Ariani e degli Ortodossi, la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo e in Classe, la Cappella Arcivescovile ed il Mausoleo di Teoderico.
La città è stata tre volte capitale di altrettanti grandi imperi dell’antichità come l’Impero Romano d’Occidente, l’Impero di Teodorico Re dei Goti e dell’Impero bizantino in Europa come testimonia, per esempio, il mosaico dell’imperatore Giustiniano nella già citata Basilica di San Vitale.
Ravenna ospita le spoglie di uno dei più grandi poeti italiani, e non solo, di sempre ovvero il fiorentino Dante Alighieri che vi morì nel 1321 dato che venne bandito dalla sua tanto amata città natale. Detto questo ora Ravenna non “scherza” più vero?
C’è un luogo, meno blasonato che ci ha molto colpiti…
Si tratta della basilica di San Giovanni Evangelista, una chiesa fortemente voluta dall’imperatrice Galla Placidia come ex-voto per essere scampata a una terribile tempesta mentre era in viaggio di ritorno da Costantinopoli (424 d.C.).
Attorno a questo edificio ruota una leggenda molto importante per la città tanto da essere raffigurata anche sul portale gotico risalente al XIV secolo. Sembra che in occasione della consacrazione della chiesa, Galla Placidia fosse alla ricerca delle reliquie di San Giovanni per glorificare maggiormente l’evento.
Non riuscendole a trovare, insieme al suo confessore iniziò una lunga preghiera notturna, implorando l’aiuto di Dio.
Fu così che durante le orazioni, apparve loro una figura luminosa dalle sembianze angeliche che con un turibolo andava incensando la chiesa. Galla Placidia si prostrò ai suoi piedi e, quando l’immagine evanescente scomparì, trovò tra le sue mani il sandalo del santo.

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E ora saliamo sulla macchina del tempo.
Attraversiamo secoli. Anni. Ore. Minuti e secondi.
Parrebbe fantastico. Ma fantastico non lo è. E’ la realtà.
Ed eccoci, scendiamo nel 1371 a Narni, vestiti degli abiti di allora. Con le strade di allora. I mercanti chiassosi di allora che fanno e disfanno lungo un centro storico che immortala passanti, ricostruzioni, tendaggi, rumori e profumi di 631 anni addietro.
Ed eccoci magicamente capitombolati nell’anno della Rinascita.
Tutto è pronto per l’inizio della 54esima edizione della Corsa all’Anello 21 aprile – 8 maggio.
Il tema scelto è senza dubbio attuale: “La Rinascita dopo la peste”. Arte, commercio, cultura: invenzioni e capolavori della fine del Medioevo torneranno alla Corsa all’Anello del 2022.
Non solo in teoria, ma che in pratica, tanto che la Sfida, il primo appuntamento della Corsa all’Anello, vuol finalmente rendere omaggio alla propria tradizione, rinascendo dopo l’epidemia, grazie alle migliorate condizioni pandemiche. Rinasceranno nelle piazze e nelle vie quei suoni, colori e sensazioni, per due anni ricordati e conservati con mostre e ambientazioni nelle passate edizioni.
Tutto tornerà agli occhi del mondo nello splendore che lo ha reso famoso, rinascendo dal covid, come nel Medioevo tutto rinacque a nuovo splendore dopo la peste nera del 1348. Il 1371, anno di riferimento della manifestazione, rappresenta di per sé nei suoi abiti, negli ambienti ricostruiti, nelle giornate medievali, nella corsa storica, il modo più concreto, più spettacolare possibile per dimostrare la “Rinascita”, oggi come allora.
Il programma si snoderà per 18 giorni tra eventi della tradizione, mercati, conferenze, mostre, spettacoli, concerti ed esibizioni, non dimenticando l’offerta gastronomica dei terzieri.

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