La domus romana Tifernum Mataurense di Sant’Angelo in Vado

Un gioiello dell’Antica Roma nel cuore della provincia di Pesaro e Urbino. Sant’Angelo in Vado, nota in tutte le Marche per i suoi deliziosi tartufi, conserva anche i resti della città romana di Tifernum Mataurense: si tratta del più importante ritrovamento archeologico degli ultimi 50 anni in questo tratto della regione, nell’alta valle del Metauro.

Nell’area oggetto di scavo, ampia circa 1.000 metri quadrati, sono emersi i resti di una grande domus gentilizia eretta verso la fine del I sec. d.C., impreziosita da un ricco complesso di mosaici figurati; i pavimenti, ottimamente conservati, esibiscono soggetti vari, che mostrano l’inserimento dell’antica città nella circolazione di cartoni e maestranze specializzate, e la presenza in essa di una committenza colta e raffinata. In quello che è il vestibolo campeggia “il trionfo di Nettuno”, che impugna il tridente, sul carro trainato da due ippocampi, accompagnato dalla sposa Anfitrite, mentre al di sotto nuotano i delfini; segue, nel probabile tablinium, un busto di Dioniso con la corona di foglie di vite, in un tondo centrale incorniciato da una raggiera di motivi prospettici, ed eleganti figurine femminili agli angoli.

Nelle parte mediana della domus si apre un atrio-peristilio con mosaici geometrici, con basi modanate di colonne che sostenevano l’impluvium, con relativo pozzo al centro, intorno, variamente articolati, si dispongono almeno tre vani di rappresentanza. Una grande sala presenta una complessa policromia di motivi geometrici e vegetali, con un emblema esagonale centrale con la testa della Medusa irta di serpentelli. In un’altra, che si distingue per le grandi dimensioni, compare una ricchissima composizione policroma di tondi figurati con figure simboliche, animali reali e fantastici ed altri motivi, e riquadro centrale con scena di animali marini in lotta tra loro (polpo, gamberone, murena); su un lato, una fascia rettangolare bicroma esibisce una scena di caccia, con un battitore che indossa i caratteristici abiti (corta tunica e gambali in pelle), e due cani che incalzano rispettivamente un capro selvatico ed un cinghiale. Altri due vani, infine, presentano complessi e raffinati motivi geometrici, anche policromi, con inserti figurati di vario soggetto.

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