Filiorum Petri (CH, ) Le Farchie rivivono – 16 gen Fuoriporta

Filiorum Petri (CH, ) Le Farchie rivivono – 16 gen

A Fara Filiorum Petri il fuoco non è un dettaglio scenografico, ma una cosa seria. Serissima. Con Le Farchie, uno dei riti più imponenti dell’Abruzzo interno, fede, identità e un discreto quantitativo di fiamme si danno appuntamento per onorare Sant’Antonio Abate come si faceva una volta: in grande stile.

Si comincia il 12 gennaio, quando nasce l’“anima” della farchia, una sorta di colonna vertebrale vegetale attorno alla quale si costruisce tutto il resto. Poi arriva il rinfascio, che non è un rituale zen ma una vera prova di resistenza: canne sempre più lunghe, sempre più dritte, aggiunte con pazienza millimetrica. Il momento clou è la legatura del legame, affidata agli uomini più esperti, quelli che sanno domare canne, corde e gravità senza perdere la calma (né l’eleganza).

Una farchia fatta bene si riconosce subito: sta dritta, non ondeggia, non si gonfia, non fa strane curve. È proporzionata, armonica e continua dalla base – il mitico piticone – fino alla cima. Insomma, se deve bruciare, che lo faccia con dignità.

Mentre gli uomini costruiscono, le donne delle contrade tengono in piedi l’altra colonna portante del rito: il pasto di Sant’Andone. Tavole imbandite, vino che gira e un’idea molto chiara di comunità: qui si lavora insieme e si mangia meglio.

Il 16 gennaio le farchie si mettono in viaggio. Quelle delle contrade più lontane arrivano su trattori addobbati come se fosse una sfilata rurale; quelle di Fara Centro, Madonna del Ponte, Sant’Antonio Abate e Giardino vengono portate a spalla, con una solennità che inizia già dal canto delle Litanie.

Arrivate a destinazione, vengono issate al comando del capofarchia. Solo quando sono tutte perfettamente in piedi si passa alla fase che tutti aspettano: l’accensione. La cima prende fuoco, la notte si illumina e ogni scelta fatta durante la costruzione viene giudicata senza appello dalle fiamme. Qui non si bara.

Intorno ai falò si canta, si suona musica popolare abruzzese, si beve, si mangia e si celebra. Sedici contrade, un solo grande rito collettivo che tiene insieme fede, tradizione e una sana passione per il fuoco ben fatto.

Quest’anno, in occasione dell’Anno Giubilare, l’accensione si svolgerà a Colle Selva, luogo dove la tradizione colloca il miracolo di Sant’Antonio Abate. Perché a Fara Filiorum Petri, anche i miracoli, se si raccontano, si fanno… col fuoco acceso.

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