Casauria_Fuoriporta

Abbazia di San Clemente a Casauria

…fra religione, politica e potere economico

A volerla fu l’imperatore Ludovico II. E la sua posizione strategica ha fatto sì che nel corso dei secoli le vicende religiose e quelle politico-economiche si intrecciassero all’interno della sua vastissima proprietà, che si estendeva dal mare Adriatico al massiccio della Maiella, fino ai fiumi Pescara e Trigno. Oggi l’Abbazia di San Clemente a Casauria, in provincia di Pescara, rappresenta uno dei luoghi più interessanti e ricchi di storia dell’intero Abruzzo, sorta vicino una chiesa dedicata a San Quirico e lungo le sponde del fiume Pescara, che sin dall’801 aveva diviso naturalmente i confini dei ducati longobardi di Spoleto e Benevento. Situato nei pressi della via Claudio–Valeria lungo uno dei percorsi dei tratturi che da l’Aquila portavano a Foggia, questo luogo magico costituiva un passaggio obbligato per quanti, diretti nelle zone costiere dell’Adriatico, avevano rapporti di commercio con l’Oriente e per i viandanti diretti al Santo Sepolcro di Gerusalemme o alla spelonca dell’arcangelo Michele sul Gargano: il culto delle reliquie, ragione e meta dei pellegrinaggi, rappresentava infatti una delle caratteristiche della religione cattolica del medioevo. Ed ecco tornare anche qui l’intreccio tra vicende religiose da una parte, e politico-economiche dall’altro, che ancora è facile respirare in questo luogo unico, una sorta di museo da ammirare sia esternamente che all’interno.
La facciata esterna è preceduta da un portico a tre fornici, e dentro si aprono i tre portali che consentono di accedere nella chiesa: nella porta centrale, in bronzo, si possono ammirare motivi decorativi di chiara influenza bizantina e araba. All’interno, invece, è difficile restare indifferenti di fronte alla bellezza del crocifisso ligneo quattrocentesco, dell’altare e del candelabro, senza dimenticare l’Antiquarium Calore, dedicato allo studioso Pier Luigi, amico di Gabriele d’Annunzio: qui è possibile ammirare epigrafi e reperti romani che Calore aveva recuperato in vicini insediamenti romani e all’interno della chiesa stessa.

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