Itinerari

Sorgente d'acqua - Foto non indicativa della località

Paganico Sabino – L’itinerario fra le sorgenti

Il versante sud-occidentale del Cervia è ricco di piccole fonti e sorgenti, quasi tutte ubicate in prossimità o a ridosso del sentiero. Un percorso antichissimo ricongiunge la sorgenti “Acqua Corona”, “Fonte Palombo” e “Fonte Caragno”. Da Paganico Sabino si imbocca un sentiero panoramico che dalla località “San Giorgio” (Via Monte Cervia) si snoda in direzione sud. A poche decine di metri dall’abitato, alla biforcazione del sentiero si prosegue a destra (sulla sinistra si va verso le grotte). Sul sentiero, a destra, prima di giungere all’Acqua Corona si trova un masso dove la leggenda dice che vi siano le impronte di mani e ginocchia di San Berardino. L’acqua della sorgente di Fonte Palombo, in particolare, è conosciuta da tempo immemorabile e da sempre ritenuta “leggera”, diuretica e, secondo tante testimonianze, in grado di abbassare la pressione arteriosa.

 

lago turano

Paganico Sabino – Lungo le sponde del Lago del Turano

Realizzato tra il 1936 ed il 1939 sbarrando con una diga il corso del fiume Turano, il Lago del Turano è uno splendido bacino artificiale con un perimetro di 35km ed è collegato la Lago del Salto attraverso una galleria. In questo modo, i due bacini sono vasi comunicanti ed alimentano la Centrale elettrica di Cotilia. Il territorio di Paganico Sabino è tagliato in due proprio dal fiume Turano e dal lago omonimo, le cui rive sono costeggiate da due strade: la Provinciale Turanense ed una via sterrata. Passeggiare intorno al lago, percorrendo la sterrata che costeggia la riva sinistra e che è accessibile dalla S.P. Turanense attraverso il Ponte di Paganico, riserva scorci panoramici e paesaggistici di grande bellezza. Il tracciato è quasi esclusivamente pianeggiante e adatto anche a passeggiate in bicicletta. A destra del Ponte di Paganico si raggiungono le località “Marcassiccia” e “Campo di Grotte” dove sono situati comodi sbocchi verso il lago.

 

Grotta Paganico Sabino

Paganico Sabino – Alla scoperta delle grotte

Utilizzate in passato da pastori e contadini locali come ricovero degli animali e in alcuni casi dei prodotti, e nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Durante come ricovero dagli abitanti di Paganico Sabino, le grotte sono situate tra i 630 ed i 780 mt di altitudine a mezza costa sul versante esposto a sud-ovest del Monte Cervia. L’area si può raggiungere a piedi in circa 20 minuti di cammino da Paganico Sabino attraverso un sentiero panoramico che dalla località “San Giorgio” (Via Monte Cervia) si snoda in direzione sud. A poche decine di metri dall’abitato, alla biforcazione del sentiero si prosegue a sinistra. Prima si incontra il “Rencricchittu”, sperone roccioso di considerevoli dimensioni (h 11 mt.) posto a strapiombo sulla valle poi, a qualche decina di metri da esso, si apre al di sopra del sentiero un’ampia ed aspra parete rocciosa dove sono ubicate numerose grotte Appena al di sotto del sentiero e facilmente accessibile dallo stesso si trova grotta “Sotterra”, alta fino a 6 mt nella parte centrale e profonda circa una ventina di metri. Il suo accesso è ostruito dall’intervento artificiale dell’uomo che vi ha eretto una parete a sassi, lasciandovi un’apertura centrale (90 cm x 180 cm circa) ed una piccola finestra laterale. Subito più avanti, circa 20-30 mt. al di sopra del sentiero sono ubicate grotta “Capramorta” e grotta “Remposta” la cui massima apertura supera i 15 mt. Ambedue le grotte sono poco profonde. Poco più avanti, quasi al termine della stessa parete rocciosa, due o tre mt. al di sopra del sentiero si trova grotta “Ronoriu” al cui interno è presente una piccola “conca” che nei periodi meno secchi si riempie d’acqua ed è accessibile da 5 gradini modellati dall’uomo. In un aspra parete al di sotto del sentiero, ma accessibile dalla località “Crugnaletta”, si trova grotta “Ranne”. Le grotte sovrastano a strapiombo la località “Crugnaletta” al km 32,800 della SP Turanense. Continuando per il sentiero in direzione sud, la parete rocciosa si fa più irregolare, alterando aspri costoni rocciosi a piccole cavità seminascoste dalla vegetazione, fino a giungere, a circa 15 minuti di cammino dalla prima parete rocciosa, in prossimità di “Rotta Preti”. Poco profonda ma dall’ampiezza considerevole (oltre i 30 mt), ha il fondo molto irregolare ed un’altezza massima di circa 10 mt.

 

Obito Monte Cervia

Paganico Sabino – Il misterioso Fosso dell’Obito

L’Obito, che in dialetto locale è chiamato “Jovetu”, è un profondo e suggestivo canyon che si apre tra il Monte Cevia ed il Monte Filone. La leggenda narra che proprio qui si consumò una terribile strage ai tempi delle invasioni saracene: “Mentre gli armati passavano laggiù tranquilli e sicuri, i montanari cominciarono a rotolare enormi massi che schiacciarono la più gran parte di quegli uomini”. Per attraversarlo, dalla Chiesa dell’Annunziata si imbocca un antichissimo sentiero (l’antica strada comunale Paganico–Ascrea –Marcetelli -Collegiove) che ridiscende nella gola dell’Obito tra i Monti Cervia e Filone. Dopo poche centinaia di metri si incontra la “Mola” e la sorgente “Fonte della Signora”. Il sentiero attraversa il fosso dell’Obito su un antichissimo ponte “ponticchiu a pèé” e poi risale all’interno della gola superando un secondo ponte (ponticchiu a Capu). In prossimità del punto più impervio della gola, in alto sull’impervia parete si trova “U Niu e l’Aquila”, dove fino agli anni ’50 si hanno tracce dello splendido rapace. Il sentiero prosegue in salita fino a giungere in località “Carecarone” ai margini del castagneto. Da lì si biforca. Un ramo risale fino a Fonte Pietrafinola (i cosiddetti “Trocchi” -980 mt. circa) e consente di continuare verso Collegiove o salire in vetta. L’altro ramo costeggia il corso d’acqua solca di nuovo il castgneto di Ascrea e consente di raggiungere Marcetelli. Da Fonte Pietrafinola (i Trocchi) invece, risalendo per circa un centinaio di metri, si imbocca il “Tratturu nmezzu” che ci conduce sulla cresta del Cervia in località “Occalubbero”, da dove ci si può ricongiungere al sentiero che porta sulla vetta della Montagna e che consente anche di ridiscende nel versante sud – est verso i “Puzzi” in località “Caocese”.