Oriolo Romano mette in mostra i suoi gioielli: dalla faggeta a Palazzo Altieri,

“Un esempio eccezionale di significativo corso dei processi ecologici e biologici nell’evoluzione e lo sviluppo degli ecosistemi terrestri, di acqua dolce, costieri e marini e le comunità di piante e animali marini”. Con queste motivazioni la Faggeta di Oriolo Romano, splendido bosco di faggio che fa parte   del Parco naturale regionale del complesso lacuale di Bracciano-Martignano, è stata inserita dalla   delegazione permanente italiana presso l’Unesco nella lista per l’inclusione nel Patrimonio Mondiale Naturale. Un lungo percorso che si è concluso il 7 luglio del 2017 con l’iscrizione di questo tesoro naturalistico in provincia di Viterbo nella Unesco’s World Heritage List: ora la Faggeta di Monte Raschio è ufficialmente Patrimonio Mondiale Naturale Unesco. Si tratta di un luogo davvero particolare, che ha la peculiarità di crescere a soli 450 metri di altezza invece dei soliti 700; con ogni probabilità ciò è reso possibile dal fatto che nella zona si crea un microclima particolare di umidità e frescura, favorito dalle acque sotterranee e dalle correnti umide provenienti dal vicino lago di Bracciano; una parte della foresta si estende inoltre sul Monte Raschio che, con i suoi 562 metri di altezza, rappresenta uno dei rilievi collinari più importanti del complesso dei Monti Sabatini. La faggeta è meta in tutti i mesi dell’anno di escursioni naturalistiche, e il percorso più amato dagli appassionati è la Ciclovia dei Boschi, lunga 17.500 metri, da percorrere preferibilmente in bici.

Natura quindi, ma non solo: Oriolo Romano conserva la splendida piazza Umberto I°, dominata dall’imponente Palazzo Altieri; sulla pavimentazione che copre tutta la piazza, è disegnata una rosa dei venti che indica i punti cardinali rispetto ai quali sono orientate le quattro bocche da dove fuoriesce l’acqua della Fontana delle Picche, attribuita ad un allievo del Vignola. Palazzo Altieri merita sicuramente una visita: qui, nel 1981, fu ospitato il set cinematografico del celebre film il Marchese del Grillo; fu edificato nel corso degli anni 1578-1585 per volontà di Giorgio III Santa Croce e di suo figlio Onorio III, che nel tempo proseguì la realizzazione del palazzo la cui costruzione corrisponde ai diversi periodi di presenza delle tre famiglie storicamente proprietarie del complesso: i Santa Croce dalla fondazione 1578 al 1604, gli Orsini dal 1604 al 1671, gli Altieri dal 1671 al 1971. Il Museo – ospitato al suo interno – è articolato in 14 sale, disposte a destra e sinistra del Salone degli Avi, fulcro del palazzo, la Cappella S. Massimo opera degli Orsini, e la Galleria dei Papi: visitarlo equivale a compiere una sorta di viaggio a ritroso nel tempo, tra affreschi in cui sono raffigurate località di proprietà della famiglia Vicarello, Castello di Rota e Monterano, senza dimenticare la Galleria dei Papi, usata anche come modello per affrescare i ritratti dei Pontefici della basilica di san Paolo fuori le Mura.

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Tra Falerii Novi e la via Amerina, ecco l’antico regno dei Falisci

A spasso lungo l’antica via Amerina, che ai tempi dei Romani rivestì un ruolo di primaria importanza come via di comunicazione veloce, prevalentemente a scopo commerciale: l’itinerario nell’Alto Lazio, dove ora sorgono Fabrica di Roma e Civita Castellana, si snoda attraverso questa antichissima strada dalla località San Lorenzo sino a Falerii Novi, e alla chiesa romanica di Santa Maria di Falleri. Falerii Novi è una città romana che venne eretta a seguito della distruzione di Falerii, nel 241 a.C: il circuito della città contava ben 2108 metri, la sua forma ricorda quella di un triangolo e le mura costituiscono un ottimo esempio di architettura militare romana. A difesa della città si ergevano circa 80 torrette, 50 delle quali sono ancora ben conservate. Delle costruzioni all’interno delle mura, al contrario, è rimasto visibile poco o niente: la struttura decisamente meglio conservata è la chiesa abbaziale cistercense di Santa Maria di Falleri, costruita alla fine del XII secolo per iniziativa di monaci provenienti dalla Savoia: al portale lavorarono anche alcuni marmorari “cosmati” che probabilmente si ispirarono ad antichi monumenti già in zona. La Via Amerina invece, che tra le grandi strade Romane è una delle meno note, durante l’età altomedievale a ebbe rilevanza strategica consentendo il diretto collegamento tra il Ducato di Roma e l’Esarcato di Ravenna, costantemente minacciati dalla pressione longobarda. La strada, insieme alle decine di tombe rupestri della necropoli meridionale della vicina città di Falerii Novi, formano un’estesa area archeologica costituiscono una delle più importanti testimonianze storiche del territorio anticamente abitato dai Falisci.

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Alla scoperta dell’Alto Lazio da Civitavecchia a Bolsena

Località ricche di storie come Civitavecchia, Viterbo, Tuscania e Tarquinia, insieme a meraviglie naturalistiche come i Monti delle Tolfa e il lago di Bolsena. L’itinerario alla scoperta delle bellezze dell’Alto Lazio parte da Civitavecchia, antica città di origine etrusca affacciata sul Tirreno e approdo marittimo della Capitale, che conserva il Forte Michelangelo, la Fontana del Vanvitelli e il Porto Antico. Il viaggio continua poi in direzione dei monti della Tolfa, dove sorgono due borghi famosi nei secoli passati per l’estrazione dell’allume: Allumiere e Tolfa. Terza, imperdibile tappa è Vetralla, posta proprio alle pendici del cratere vulcanico che si trasformò poi nel lago di Vico, dove merita una visita il Monastero Regina Pacis; poi solo pochi chilometri di percorso in direzione di Montefiascone, ed ecco che la vista si apre sul suggestivo lago di Bolsena con i suoi scorci, la cittadina di Bolsena con il suo centro storico, le due caratteristiche isole e il borgo di Marta, arrampicato proprio sulle pendici del bacino. Dopo aver girato tutto intorno al lago, si può riprendere la strada per tornare a Civitavecchia, senza dimenticarsi di passare prima per Tuscania, la città dei Tusci famosa per la Basilica di San Pietro, la Chiesa di Santa Maria Maggiore e la fontana dalle sette cannelle, e poi per Tarquinia, antichissima città etrusca dove meritano una visita la Necropoli, il Museo, il Palazzo Comunale (nella foto) e la Chiesa di Santa Maria in Castello.

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Cerveteri_Fuoriporta

Cerveteri e il fascino delle origini etrusche

A 44 chilometri di distanza da Roma, affacciata sul Mar Tirreno, Cerveteri è una città dalle origini antichissime che risalgono all’epoca etrusco-romana. E così un viaggio alla scoperta di questo luogo incantevole non può che partire dalla Necropoli etrusca del Sorbo e soprattutto da quella della Banditaccia, una delle più belle di tutto il Mediterraneo, dichiarata nel 2004 dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità.

Dalla necropoli della Banditaccia alle cascate della Mola

Proprio partendo dalla Necropoli della Banditaccia si possono ripercorrere le antiche strade etrusche per raggiungere, dopo 3 ore e mezzo di cammino, le cascate della Mola. Attraversando tutta l’aerea archeologica, si segue una strada sterrata che attraversa il Fosso della Manganella e risale verso il cimitero nuovo del paese. Scendendo ancora verso il Fosso della Mola il tracciato conduce alla prima cascata; attraversando il fosso della Vaccinella e passando accanto al Torrente delle Ferriere si arriva verso il laghetto, e poi alla cascata inferiore e superiore.

I tesori della città

Oltre alle due Necropoli già menzionate, a Cerveteri meritano una visita anche le tombe rupestri di S. Angelo, la Via degli Inferi, il Museo Nazionale Cerite ospitato all’interno della torre medievale, la Chiesa di S. Antonio Abate (affrescata da Lorenzo da Viterbo), le torri medioevali ed il campanile del XII Secolo.

Nei dintorni

Nei dintorni di Cerveteri spiccano il borgo medievale di Ceri con la chiesa di San Felice, la frazione del Sasso con la chiesa di S. Croce, le Terme di Pian della Carlota e l’antico porto di Pirgy a Santa Severa.

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Castel-di-Tora_laghi_Fuoriporta

Tra i laghi d’Italia…l’estate ancora non finisce

Affacciata sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, Arona (Novara) si è trasformata in pochi anni in uno dei centri turistici più vivi della zona: merito della sua incantevole posizione e del collegamento diretto – attraverso la via del Sempione – con Milano. Una collocazione geografica strategica che ne ha fatto crocevia di popoli e di storie nelle epoche passate, dai Galli ai Romani, dai Borromeo agli austriaci, fino agli spagnoli. Non a caso, Arona non rappresenta solo un buon punto di partenza per visitare lo splendido Lago Maggiore, ma è anche un centro ricco di attrattive turistiche, dalle chiese al Broletto (palazzo di giustizia), senza dimenticare la Rocca Borromea e il Colosso di San Carlo Borromeo, la statua che domina tutto il bacino. Ed è, al contempo, un cittadina molto viva dal punto di vista culturale nel periodo estivo (con la Fiera del Lago a giugno, la kermesse musicale “Svaronavis” a luglio e la “Lunga Notte” ad agosto) e non solo.

Un po’ più a est, su un altro splendido bacino come il Lago di Garda, fra reperti romani ed acque termali note sin dall’antichità, Sirmione (Brescia) resta una meta dal fascino intatto e adatta a un turismo di ogni età. A partire dalla strada che si percorre per raggiungerla, una stretta lingua di terra che sembra quasi dividere in due la parte meridionale del Garda. Anche qui, a un’offerta turistica ormai all’avanguardia, si affiancano percorsi culturali di grande fascino, a partire dal Castello Scaligero, dalle antichissime Grotte di Catullo e dalla Chiesa di santa Maria della Neve, senza dimenticare gli altri edifici di culto e architetture civili come il Palazzo Maria Callas. Il calendario degli eventi, soprattutto d’estate, è davvero ricchissimo e strizza l’occhio soprattutto alla gastronomia locale con la “Sardinata”, la “Festa dell’Uva”, la “Cena di gala sotto le stelle” e la “Festa del Lago”.

Spostandosi in provincia di Viterbo e più precisamente sul Lago di Bolsena, ecco una perla lacustre meno conosciuta ma non per questo meno affascinante: Capodimonte, infatti, sorge su un pittoresco promontorio che si protende all’interno del bacino ed è dominata dalla splendida Rocca Farnese, risalente al Cinquecento. Un luogo davvero unico, opera di Antonio da Sangallo il Giovane, che si staglia sulle rive del Lago con la sua imponente mole ottagonale; ma a Capodimonte non mancano altri piccoli gioielli come il palazzo Puniatowski del Valadier, la Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta e il Palazzo Borghese. Se si decide di venire da queste parti, è d’obbligo assaggiare il coregone, tipico pesce di lago che rappresenta la vera specialità della gastronomia locale, insieme all’immancabile olio extravergine d’oliva viterbese. Per quanto riguarda invece gli eventi, il 15 agosto è davvero spettacolare ammirare i fuochi d’artificio sul lago in occasione della festa di San Rocco, mentre il patrono del paese, San Sebastiano, viene festeggiato il 20 gennaio. E sempre a gennaio, in occasione della festa di Sant’Antonio Abate (patrono degli animali) vengono accesi i caratteristici falò da ammirare con le bruschette condite con l’olio appena spremuto.

Restando nel Lazio ma questa volta in provincia di Rieti, ecco uno dei borghi più belli d’Italia immerso nell’incontaminata Valle del Turano: Castel di Tora, a metà strada fra Rieti e Carsoli. Circondato da una corona di fitti boschi sui quali domina il Monte Navegna, il paese conserva ancora oggi un fascino magico e sembra custodire il segreto delle sue origini mitiche, che lo legano alla città sabina di Thora. Fino al 1864 il paese si chiamava Castelvecchio, ma poi si decise di legare il suo nome a Tora, antico insediamento sabino nel quale avvenne – nel 250 d.C. – il martirio di Santa Anatolia. Passeggiando nei caratteristici vicoli che conducono a piazzette ben tenute e curate si possono ammirare la torre esagonale medievale dell’XI Secolo, il Palazzo Scuderini, le mura e le torrette trasformate in case; e ancora archi, scalinate, grotte e cantine scavate nella roccia, la chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista e la Fontana del Tritone. Tra gli eventi da non perdere la Sagra degli Strigliozzi, un particolare tipo di pasta lunga (a settembre) e quella del polentone (a marzo).

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Fabrica di Roma_Via Amerina_ Fuoriporta

Da Fabrica di Roma fino a Nepi, a piedi lungo l’antica via Amerina

Qui si sono intrecciate storie della Roma Antica, dei Falisci e delle popolazioni etrusche; qui, passeggiando sugli antichi blocchi di peperino che ne caratterizzano la pavimentazione, è ancora possibile immaginare il rumore del carri con le loro ruote cerchiate in ferro e il vociare degli uomini che per tanti secoli l’hanno attraversata. E’ la via Amerina, antichissima strada consolare (fu costruita tra il 241 e il 240 a.C. dopo la vittoria nella guerra romano-falisca) che passa proprio accanto a Fabrica di Roma (Viterbo): un itinerario turistico – da compiere rigorosamente a piedi – di grande impatto storico-religioso, poiché essa rappresentava già agli albori dell’Impero romano una via molto trafficata che collegava gran parte del territorio falisco. La via prese in nome da una delle città a cui conduceva: Ameria, l’odierna Amelia, in Umbria; la via Amerina metteva infatti in comunicazione la campagna romana a nord di Roma con l’Umbria, passando per il territorio falisco e giungendo ad Ameria, per poi allungarsi anche a Todi, a Perugia e infine ricongiungersi a Chiusi con la via Cassia.

Come riportato anche nella Tavola Peutingeriana (copia medievale del XII secolo di un originale cartina stradale in pergamena romana, lunga quasi 7 metri, che rappresenta la rete stradale romana), la via Amerina iniziava distaccandosi dalla Cassia all’altezza della stazione di posta Statio ad Vacanas o ad Baccanas (odierna Valle del Baccano) passando per Nepe (odierna Nepi) e Falerii Novi prima di giungere ad Ameria. La via Amerina ripercorre in questo territorio un’antica tagliata etrusca. Lungo i lati di questa tagliata è possibile ammirare tombe di diverso tipo (arcosoli, colombari, camere e nicchie) che accolgono sepolture ad incinerazione e a inumazione, a testimonianza della funzione della via Amerina nei secoli, capace di assorbire e mantenere le memorie storiche dai Falisci all’età medievale. La pavimentazione stradale, detta basolato, è realizzata con blocchi di peperino, delimitata da due file di blocchetti (dette crepidini) che fungevano da paracarro e marcavano l’inizio del marciapiede.

E così, senza tralasciare una visita a Falerii Novi – suggestivo sito archeologico di epoca romana dove si può visitare la Porta di Giove e la Chiesa di Santa Maria in Faleri, si può iniziare un lungo percorso a piedi molto suggestivo che porta direttamente a Nepi.

Una sorta di viaggio all’indietro nel tempo, se si considera che in epoca altomedievale che la via Amerina divenne importantissima: questa, infatti, poneva in comunicazione l’Esarcato di Ravenna con Roma, percorrendo da nord a sud quella sottile striscia di territori bizantini schiacciata tra il Regno dei Longobardi a ovest e il Ducato longobardo di Spoleto a est, detta “corridoio bizantino”. Per difendere questo territorio i Bizantini fortificarono la via, costruendo strutture difensive, ereditate poi dalla Chiesa, che le mantenne e che favorì, a sua volta, la fondazione di monasteri e di luoghi destinati all’accoglienza dei viandanti e dei pellegrini in cammino per Roma. Dalla fine del Medioevo, mutato il panorama politico e persa in gran parte la sua importanza, la Via Amerina tornò ad avere un ruolo secondario del tutto simile a quello ricoperto nell’Antichità: iniziò così la sua progressiva decadenza, che portò alla perdita della sua unità strutturale e alla scomparsa del suo tracciato in molti tratti del percorso.

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Da forra a forra verso il santuario scolpito nella rupe

Il percorso parte da Nepi e si snoda lungo un paesaggio naturale dove l’azione dell’acqua, sulle rocce di origine vulcanica, ha creato singolari forme come le “forre”. Ci si può immergere all’interno di questi profondi valloni per scoprirne origine e caratteristiche, risalire lungo un’antica via tagliata nella roccia tufacea di epoca falisca per poi, attraverso un bosco da dove si possono godere visuali panoramiche mozzafiato, arrivare in un’immensa distesa dove lo sguardo si perde tra il panorama su Castel Sant’Elia, l’immensa valle Suppentonia, il Monte Soratte e sullo sfondo i Monti Appennini. Scendendo il percorso si attraverserà questo tratto che mescola, in una commistione unica, il sacro, la storia e la natura di questi luoghi fino ad arrivare al Santuario Ad Rupes, scolpito nella roccia dagli antichi monaci francescani.

La passeggiata è guidata dai membri dell’associazione Esplora Tuscia nello specifico: un geologo, un agronomo forestale e un’esperta in archeologia.

Info
Quota tesseramento annuale Esplora Tuscia: € 5,00
Contributo liberale minimo passeggiata guidata: € 8,00

Contatti
Tel. 3408505381– e-mail: info@fuoriporta.org – Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/pages/Fuoriporta/443250589045999

Cosa vedere
Nepi, la rocca dei Borgia, il Duomo di Nepi, il Santuario Santa Maria Ad Rupes di Castel Sant’Elia.

Nei dintorni
Civita Castellana, Caprarola – Palazzo Farnese, il Monte Soratte ed il lago di Vico e di Bracciano.

Come arrivare
• Da Roma percorrendo la SS. Cassia Vejentana uscendo allo svincolo Nepi – Cassia Cimina si procede verso Nepi fino al luogo di ritrovo, Piazzale della Bottata.
• Autostrada A1 uscita Magliano Sabina direzione Civita Castellana, si procede per Nepi fino al luogo di ritrovo, Piazzale della Bottata.

I contenuti sono stati gentilmente offerti da Esplora Tuscia

Il Castello, le forre e le sue chiese: essenza di Nepi

Lungo un itinerario guidato caratteristico, tutto all’interno del Centro storico, si può andare alla scoperta delle particolarità che rendono ammirevole la cittadina di Nepi. Dalle posizioni privilegiate della cima della Torre Mastio del Catello dei Borgia, di Porta Romana, del Piazzale di Cavatera e dall’affaccio di Porta Nica sarà possibile spaziare con gli occhi e ammirare le bellezze della città delle acque, scoprirne la conformazione geologica, il suo paesaggio naturale e come questo abbia inciso nelle vicende storiche. La seconda parte del percorso va a toccare le Chiese meno conosciute di San Vito, la splendida chiesa di San Biagio e quella della Madonna di Costantinopoli (anche detta Madonna dei matti)

La passeggiata è guidata dai membri dell’associazione Esplora Tuscia nello specifico: un geologo, un agronomo forestale ed un’esperta in archeologia.

Info
Quota tesseramento annuale Esplora Tuscia € 5,0
Contributo liberale minimo passeggiata guidata € 8,00

Cosa vedere
Il Duomo di Nepi, la rocca dei Borgia, la cascata di Nepi ed i suoi percorsi naturali della valle Suppentonia.

Nei dintorni
Calcata, Civita Castellana, Castel Sant’Elia, Lago di Bracciano e lago di Vico.

Come arrivare
• Da Roma percorrendo la SS. Cassia Vejentana uscendo allo svincolo Nepi – Cassi Cimina si procede verso Nepi fino al luogo di ritrovo, Piazzale della Bottata.
• Autostrada A1 uscita Magliano Sabina direzione Civita Castellana, si procede per Nepi fino al luogo di ritrovo, Piazzale della Bottata.

Contatti
Tel. 3408505381– e-mail: info@fuoriporta.org – Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/pages/Fuoriporta/443250589045999

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Fino alla soglia della Forra

Un percorso che parte da Nepi fino a raggiungere uno dei luoghi meno conosciuti e più tipici della Provincia di Viterbo, il rudere di Castel d’Ischi, dal quale è possibile ammirare uno spettacolo naturale unico come la vista panoramica sulla forra del fosso Cerreto, dove l’erosione fluviale profonda, unita alla rigogliosa natura insediatasi nella Forra, ha creato uno scenario unico. Per raggiungere questa bellezza naturale si attraversano scorci caratteristici come la via tagliata nel tufo dei “Cavoni” di Nepi, imperdibile sia in autunno che in primavera quando il microclima, la natura e raggi di sole che penetrano all’interno della tagliata, adornano uno scenario da fiaba; si scopriranno radure panoramiche sui centri abitati di Nepi e Castel Sant’Elia, dove si potranno scoprire l’architettura dei paesi e le vicissitudini storiche che li hanno caratterizzati, senza dimenticare l’aspetto naturale. Si passerà poi alla campagna più tipica, caratterizzata da verdi pascoli a vista d’occhio. La passeggiata sarà guidata dai membri dell’associazione Esplora Tuscia nello specifico: un geologo, un agronomo forestale ed un’esperta archeologa. Per questa passeggiata è consigliato il pranzo al sacco oppure può essere organizzato un pranzo alla griglia da parte dell’organizzazione.

Info
Quota tesseramento annuale Esplora Tuscia: € 5,00
Contributo liberale minimo passeggiata guidata: € 8,00
Contributo liberale minimo passeggiata guidata + grigliata: € 15,00

Cosa vedere
La via Amerina, il Parco della Valle del Treja, il Museo Archeologico dell’Agro Falisco di Civita Castellana, il Lago di Vico e il Lago di Bracciano.

Nei dintorni
Nepi, Civita Castellana, Castel Sant’Elia, il Monte Soratte ed il lago di Vico.

Come arrivare
• Da Roma percorrendo la SS. Cassia Vejentana uscendo allo svincolo Nepi – Cassia Cimina si procede verso Nepi fino al luogo di ritrovo, Piazzale della Bottata.
• Autostrada A1 uscita Magliano Sabina direzione Civita Castellana, si procede per Nepi fino al luogo di ritrovo, Piazzale della Bottata.

Contatti
Tel. 3408505381– e-mail: info@fuoriporta.org – Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/pages/Fuoriporta/443250589045999

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Il lago di Vico tra fuoco ed acqua

Lungo un percorso che copre un dislivello di 300 mt sulla parete Nord del M.Venere si possono scoprire le caratteristiche geologiche e naturalistiche di questo monte che si è originato nell’ultima fase dell’attività vulcanica Vicana (60 mila anni fa). Localizzato all’interno della caldera che ospita il Lago di Vico, il suo habitat ha favorito lo sviluppo di una degli esempi di faggeta depressa più rigogliosi ritrovabili. Arrivati in vetta si procederà alla vista dell’adiacente Pozzo del Diavolo, grotta originatasi dalla contrazione del magma fuoriuscito dall’antico vulcano e all’interno della quale sono stati rinvenuti i reperti dell’antica civiltà Falisca che abitava questi luoghi. Questa escursione si conclude con la vista all’adiacente Geosito della caldera del Lago di Vico e in due punti suggestivi delle rive del lago da dove verranno illustrate le caratteristiche geologiche e naturalistiche. Possibilità di pranzare all’aperto, nell’area attrezzata con una grigliata organizzata dall’associazione di Esplora Tuscia.
La passeggiata è guidata dai membri dell’associazione Esplora Tuscia nello specifico: un geologo ed un agronomo forestale.

Info
Quota tesseramento annuale Esplora Tuscia: € 5,00
Contributo liberale minimo passeggiata guidata: € 8,00
Contributo liberale minimo passeggiata guidata più grigliata: € 15,00

Cosa vedere
Lago di Vico, riserva naturale del lago di Vico.

Nei dintorni
Canepina (Castello degli Anguillara ed il Museo civico), Caprarola (Palazzo Farnese).

Come arrivare
• Da Roma percorrendo la SS. Cassia Vejentana uscendo allo svincolo Nepi – Cassia Cimina si procede verso Viterbo, si gira al bivio per la riserva del Lago di Vico e si procede fino al luogo d’incontro (centro ricettivo Bellavenere)
• Autostrada A1 uscita Orte direzione Viterbo, si esce a Soriano nel Cimino e si procede in direzione della Cassia Cimina fino allo svincolo Lago di Vico per raggiungere il luogo dell’appuntamento (centro ricettivo Bellavenere)
Contatti
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