Sauris, la leggendaria “isola” circondata dalle montagne

Nel cuore della Carnia, circondato da boschi, prati e una ricchezza culturale infinita, Sauris è una sorta di isola circondata dalle montagne. Si tratta del borgo più alto di tutto il Friuli-Venezia Giulia, che si raggiunge attraverso la Val Lumiei: un percorso dal fascino unico, con uno spettacolare canyon scavato dal torrente sul fondovalle, circondato dalle malghe e dai pascoli di zona. La leggenda narra che la comunità di Sauris fu fondata da due soldati tedeschi che si rifugiarono nella valle: i discendenti vissero per più di sette secoli in equilibrio con l’ambiente alpino, coltivando i prodotti del territorio, allevando il bestiame e traendo profitto da ciò che la natura offriva, così come fanno oggi giorno gli abitanti del borgo. Le abitazioni ed i rustici rappresentano una delle peculiarità del paesaggio: questi edifici si sviluppano solitamente su due piani, quello inferiore in pietra, seminterrato, e quello superiore in legno, realizzato con la tecnica dei block bau (tronchi di legno sovrapposti e incastrati agli angoli), mentre il tetto è rivestito in scandole di legno.

 

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Il Gemonese, simbolo della rinascita friulana

Nel cuore del Friuli c’è un territorio che rappresenta simbolicamente la rinascita dell’intera Regione: il Gemonese. Qui, infatti, sorgono Gemona del Friuli e Venzone (nella foto), entrambe risorte dopo il disastroso terremoto del 1976, due cittadine ricche di storia dal passato medievale. Venzone, in particolare, è considerato uno dei borghi più belli d’Italia ed è famoso anche per una singolare esposizione: 40 mummie rinvenute nelle tombe del locale duomo. Di origine medievale è anche il maestoso castello di Artegna, anch’esso gravemente danneggiato dal sisma e oggi completamente ristrutturato e aperto al pubblico. Il territorio del Gemonese, ricco di acque e ambienti umidi, è oggi Ecomuseo delle Acque. Un museo diffuso e partecipativo che valorizza i siti naturali e le manifestazioni della cultura materiale (luoghi, edifici attività) e immateriale (memorie, saperi, tradizioni). È stato proprio l’impegno dell’ecomuseo che ha reso possibile il recupero del “pan di sorc”, un tipico pane dolce e speziato fatto con farine ricavate da cereali locali, che oggi è uno dei Presìdi Slow Food del Friuli Venezia Giulia. La bellezza e la varietà dell’ambiente naturale rendono quest’area perfetta per tanti sport e attività all’aria aperta, dal ciclismo al trekking, dagli sport dell’aria a quelli dell’acqua nel lago di Cavazzo.

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Cividale del Friuli e le misteriose Valli del Natisone

A fondarla fu niente di meno che Giulio Cesare. E a questo particolare evento storico si deve il nome dell’intera Regione. Stiamo parlando di Cividale del Friuli, a cui l’imperatore romano diede il nome di Forum Iulii: proprio da qui viene il nome Friuli, che insieme al Venezia Giulia dà vita a una delle Regioni più affascinanti dell’intero Stivale. Nel 568 d.C. Cividale divenne sede del primo ducato longobardo in Italia e in seguito, per alcuni secoli, residenza dei Patriarchi di Aquileia. Oggi, a distanza di tanti secoli, Cividale conserva ancora significative testimonianze longobarde a partire dal Tempietto, una delle più straordinarie e misteriose architetture alto-medievali occidentali. Come non menzionare, poi, il Ponte del Diavolo, il Duomo e il Museo Cristiano? Questo patrimonio storico e artistico nel 2011 è stato riconosciuto dall’UNESCO, che ha posto Cividale all’inizio del percorso longobardo in Italia in un itinerario che consente di scoprire tesori stupendi partendo proprio dal Friuli-Venezia Giulia. Alle spalle di Cividale, per chi volesse trascorrere qualche ora in più da queste parti, le Valli del Natisone sono una terra misteriosa nascosta tra le Prealpi Giulie: quattro valli anguste dall’aspetto ancora selvaggio, con torrenti che scorrono ripidi tra forre, cascatelle e grotte spettacolari. Tra una valle e l’altra, qualche decina di piccolissime località dalle tipiche case in pietra e chiesette del XV secolo, ma anche centri naturalistici didattici. Il legame storico con l’Italia non ha cancellato la lingua e la cultura originarie, che sono slovene e arricchiscono queste terre di leggende e feste tradizionali.

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La Grande Guerra in mostra al Museo di Forni Avoltri

Su queste montagne si combatterono alcune delle battaglie più importanti e sanguinose della Grande Guerra. E così nel 2008 il Comune di Forni Avoltri (Udine) decise di dedicate una mostra permanente sulla Grande Guerra nell’Alta Val Degano e sul fronte formato dalle cime circostanti (i monti Navagiust, Avanza, Chiadenis ed i passi Volaia e Cacciatore). All’interno della mostra, ospitata al piano terra del Museo Etnografico “Cemout chi erin” (che in dialetto significa “come eravamo”), è possibile ammirare una lunga serie di oggetti ritrovati e raccolti su questi luoghi dai volontari e da donazioni fatte dalla popolazione. Molto interessanti sono le cartoline e le fotografie dell’epoca che testimoniano la vita dei soldati e il paese di Forni Avoltri durante il periodo bellico. Molto suggestiva è anche la riproduzione di una postazione in galleria con dei letti a castello, rinvenuta originariamente sul Navagiust nel 2007. Merita una visita, nello stesso spazio, anche la mostra etnografica “Come eravamo”, che testimonia il desiderio di tramandare alle generazioni future piccole tracce della storia e delle genti che hanno vissuto in questo lembo della Carnia, maestosamente incorniciato dalle Alpi Carniche. Nel 1992, intorno a dei pupazzi di gommapiuma vestiti con gli abiti tipici locali e utilizzati nel periodo natalizio, gli abitanti del luogo hanno iniziato a raccogliere oggetti, arredi e attrezzi da lavoro, recuperati e donati dalle famiglie di Forni e delle sue frazioni, che raccontano con sensibilità e precisione la quotidianità, i riti e le tradizioni dei fornesi dal 1800 sin dopo le guerre mondiali.

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Palmanova, la “città fortezza” del Friuli-Venezia Giulia

Un passato glorioso e affascinante per quella che, oggi, rappresenta uno dei gioielli meglio conservati della provincia di Udine. E’ Palmanova, che dista solo 50 km dalle famose spiagge di Lignano Sabbiadoro. La sua posizione strategica ne ha caratterizzato da sempre la storia: interamente ricostruita dalla Repubblica di Venezia nel 1600 contro le Incursioni dei turchi, cadde sotto la dominazione austriaca, poi sotto i francesi con Napoleone. Ma ogni dominazione contribuì a rafforzarne le difese: per questo, oggi, rappresenta uno dei pochi esempi al mondo di fortezza a forma di stella, unica in Italia con le sue nove punte con tre cerchie di mura fortificate. La città ha al centro piazza Grande, esagonale e molto ampia. Sul giro dei bastioni della città si aprono le monumentali porte Cividale, Udine e Aquileia realizzate dallo Scamozzi. Palmanova è un luogo magico da visitare rigorosamente a piedi, lasciandosi guidare dalle sue strade e dalla bella piazza sulla quale si affaccia il Duomo, dalla candida facciata in pietra bianca d’Orsera e pietra grigia di Aurisina. Meritano una visita anche alcuni palazzi tipici veneziani che si aprono sulle larghe vie della città, la Loggia dedicata ai caduti ed il Palazzo dei Provveditori Generali.

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Parco Prealpi Giulie: paradiso di biodiversità

Un tesoro unico della biodiversità nel quale convivono specie faunistiche di origine meridionale, circummediterranea ed orientale, oltre a un patrimonio floristico di più di 1200 specie e sottospecie: è il Parco Naturale delle Prealpi Giulie, un’area protetta della quale si è iniziato a parlare sin dagli anni ’70; un lungo percorso che ha portato nel 1996 all’istituzione del Parco, compreso all’interno dei territori comunali di Chiusaforte, Lusevera, Moggio Udinese, Resia, Resiutta e Venzone in provincia di Udine. Qui vivono caprioli, cervi, camosci, stambecchi e cinghiali, oltre ad altri importanti mammiferi come il gatto selvatico, diversi specie di mustelidi, roditori ed insettivori. Negli ultimi anni la presenza dell’orso bruno e della lince è stata confermata da diverse segnalazioni di tracce e avvistamenti in Val di Uccea, Val di Musi e Val Venzonassa. Per quanto riguarda invece l’avifauna, sono state censite 100 specie fra le quali figurano diversi rapaci (gufo reale, allocco, civetta capogrosso, aquila reale, astore, poiana, grifoni), tutti i tetraonidi dell’arco alpino (gallo cedrone, gallo forcello, pernice bianca, francolino di monte) e diverse specie di corvidi, picidi e passeriformi. Senza dimenticare la coturnice, simbolo del Parco, che trova il suo habitat naturale sui versanti meridionali dei rilievi. Ben rappresentati sono anche anfibi, rettili ed insetti che trovano nell’estrema variabilità del paesaggio che caratterizza il Parco le condizioni ideali di vita e riprodzione.
Di grande interesse è anche la vegetazione che si può incontrare percorrendo le vallate del Parco, risultato dell’azione congiunta di due fondamentali fattori ecologici: il particolare regime climatico ed il substrato geologico. L’elevata piovosità (sui Monti Musi si registrano le più abbondanti precipitazioni a livello europeo), le temperature relativamente miti e le escursioni termiche limitate concorrono a determinare un regime climatico di tipo oceanico che favorisce, assieme alla particolare natura dei terreni, lo sviluppo di una vegetazione ricca e diversificata. Ecco quindi che il patrimonio floristico può contare su più di 1200 specie e sottospecie e uoltre 60 endemismi fra i quali la Campanula di Zoys, la Genziana di Froelich, il Geranio argenteo e il Papavero delle Alpi Giulie.
L’evoluzione della regione alpina avvenuta nel corso dei millenni ha caratterizzato in maniera decisa l’area del Parco, accostando in poco spazio caratteristiche morfologie fluviali ad altre tipicamente glaciali. Di conseguenza, nelle parti superiori delle valli sono ancora ben visibili antichi archi glaciali ancora perfettamente conservati e immediatamente a nord della cima del Monte Canin anche un piccolo residuo di ghiacciaio ancora persistente. Nei fondovalle, invece, le numerose forre e i salti dei corsi d’acqua danno vita a spettacolari rapide e cascate, fra le quali spiccano quelle del Fontanone Barman e del Fontanone di Goriuda. La morfologia di tipo carsico, invece, trova il massimo sviluppo nell’altopiano del Foran dal Mus, ai piedi del Monte Canin.