A Tarzo alla scoperta del Giardino Museo Bonsai della Serenità

Nella patria della castagna di Colmaggiore in provincia di Treviso c’è un luogo magico che viene considerato il Tempio della Storia del Bonsai in Italia. Merito di Armando Dal Col, che dopo una serie di viaggi in Giappone ha pensato di creare nel suo giardino un piccolo angolo di paradiso: mille metri quadrati per un giardino botanico dedicato non solo agli appassionati ma a tutti gli amanti della natura che vogliono ammirare dei capolavori naturali viventi. La sua casa ha le pareti segnate dal tempo e sorge nel piccolo centro storico del paese di Tarzo, a pochi metri dalla strada statale; e così, salendo per i vecchi gradini di pietra che portano sul retro della casa dov’è nato il giardino Bonsai a ridosso della collina, sembra di entrare in un altro mondo.

Lo scopo del Giardino Museo Bonsai della Serenità è di essere un veicolo educativo per chi non possiede la cultura del verde, preservando al contempo quanto è stato creato in questi decenni, affinché anche le generazioni future possano ammirare questi capolavori naturali viventi. I bonsai non sono semplicemente esposti, a fila sui bancali, o appoggiati su dei tronchi, o negli spazi faticosamente ricavati sulla collina, ma inglobati nel verde quasi fossero un tutt’uno, diventando in questo modo un luogo di riflessione, meditazione e diletto.

I visitatori che raggiungono quest’angolo della provincia di Treviso restano immediatamente catturati dalle bellezze dei vigneti lungo la “Strada del vino bianco del famoso Prosecco”, e dell’incantevole valle con i laghi e le colline che circondano Tarzo. E poi c’è Armando, che con sua moglie Haina è sempre pronto ad aprire ai turisti le porte del suo piccolo paradiso!

 

 

San Pietro di Feletto, l’antica Pieve e il “Cristo della Domenica”

Di domenica non si lavora. E’ questo il monito che, da tanti secoli, lancia l’affascinante affresco del Cristo della Domenica, custodito nella facciata della Pieve di S. Pietro di San Pietro di Feletto (Treviso), sotto un grande porticato a travature di legno. Chi lavora nel giorno del Signore – è il senso della particolarissima opera – fa soffrire il Cristo che, colpito dagli attrezzi di lavoro, versa sangue dalle ferite; il dipinto è interessante anche perché mostra ai visitatori gli strumenti ed i tipi di lavoro delle genti delle colline Felettane. Ma è tutta la Pieve, splendida opera di epoca longobarda eretta intorno all’anno mille, a meritare una visita perché, pur nelle sue piccole dimensioni, offre a chi si spinge in questo angolo magico delle Terre del Prosecco uno spettacolo artistico vario e inconsueto. L’esterno presenta un ampio porticato, che probabilmente aveva anche la funzione di garantire sicuro riparo ai popolani durante lo svolgimento di adunanze di carattere sociale, politico ed economico. Il campanile, che si alza isolato, con cuspide del XVI° secolo, è in stile romanico sul modello di quello di Aquileia. La Pieve è preceduta da una scalinata del XIX° secolo.

Numerosi sono gli affreschi che decorano il porticato; oltre al “Cristo della domenica”, spicca la “Madonna con Bambino tra i Santi”, importante per un particolare iconografico molto raro: quello di Gesù Bambino che succhia il latte da una vescica, con il quale l’autore probabilmente volle rifarsi alle usanze delle povere famiglie di un tempo. All’interno l’architettura è di grande fascino, ma comunque essenziale: vi sono tre strette navate divise da arcate a tutto sesto su grossi pilastri rettangolari. Sullo sfondo si apre un’abside semicircolare con pitture a strati sovrapposti. Le pareti della navata centrale sono interamente affrescate con opere di vari autori e con raffinati accenni al gusto bizantino, che spaziano dal XIII al XV secolo. Bellissima la cappella del fonte battesimale, decorata da affreschi di fine quattrocento che illustrano la vita e il martirio di San Sebastiano. Il pittore che ha affrescato l’interno della pieve è ignoto, ma probabilmente era artista di terraferma tra Treviso e Belluno, formatosi forse nella scuola di Antonio Vivarina. Lo confermano la tipologia dei volti, la definizione dei capelli, nonché gli abiti e le calzature: caratteristiche che fanno presumere l’attività di costui anche a Serravalle e precisamente presso la cappella Galletti della Chiesa di San Giovanni Battista.

Orari: sabato 9.00-10.00/ 15.00-20.00, domenica 9.00-11.30/14.30-19.00.

E’ possibile visitare la chiesa in altri giorni ed orari soltanto chiamando con preavviso il numero: 329-3615869