I carri di Santa Lucia in mostra al Museo Mechané

Dal lontano 1639 Santa Lucia è la patrona di Belpasso, il paese in provincia di Catania che, una volta ottenuta l’autonomia, volle elevare Lucia quale Santa Patrona della città. Ogni anno a dicembre, oltre alla suggestiva processione delle reliquie e del simulacro sul fercolo argenteo, si assiste all’apertura dei carri e alle cantate. Per custodire, tramandare e divulgare in senso moderno la speciale tradizione dei Carri allegorici, è nato il Mechané – Museo Multimediale dei Carri di Santa Lucia. Contiene testimonianze di opere sceniche realizzate nel corso degli anni, insieme a documenti, fotografie, video consultabili attraverso postazioni interattive. Nel museo si trovano immagini e filmati divisi in 6 macro aree: le origini dei carri con immagini antiche e filmati storici, donati dalla cineteca di Antonio e Pippo Vitaliti; una dedicata ai Quartieri che realizzano i Carri, al loro divenire storico; un’altra racchiude i filmati e le immagini attuali, realizzate quasi tutte dal partner tecnologico della Fondazione che è Videobank; una presenta il “dietro le quinte” dei Carri: la preparazione, le tensioni, il momento della “spaccata” dietro le scene, sul rimorchio, tra gli ingranaggi che il pubblico non vede; un’altra dedicata al culto di S.Lucia a Belpasso, con immagini del complesso rito della Festa e con le opere d’arte commissionate dalla comunità belpassese; l’ultima, infine, è dedicata all’attualità e alle diverse iniziative della Fondazione.

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La porta d’accesso al vulcano siciliano: Zafferana Etnea

La bellezza del luogo rapì Franco Zeffirelli, il regista di fama internazionale che proprio qui decise di ambientare diverse scene del film “Storia di una Capinera”. Situato a circa 700 metri sopra il mare nei pressi di Giarre e Acitrezza, Zafferana Etnea è una delle principali porte d’accesso per visitare l’Etna ed è uno spettacolare balcone in pietra lavica che si affaccia dal versante orientale del vulcano, direttamente sulla costa del Mar Ionio. L’agglomerato urbano si raccoglie intorno al suo centro storico, caratterizzato dalle basole in pietra lavica, dalla Chiesa di Maria Santissima della Provvidenza e del Municipio. La prima fu edificata a partire dal 1731 ma soltanto il secolo nel successivo ultimata; l’esterno si mostra in pietra bianca di Siracusa con chiare fattezze barocche. Al suo interno è custodito l’Altarino della Madonna della Provvidenza, più volte invocato e portato in processione per salvare Zafferana dalle colate laviche che ne hanno più volte lambito la parte superiore della città. Il Municipio invece è stato recentemente restaurato, dopo essere divenuto inagibile a seguito del terremoto del 1984: oggi è ammirabile in un armonioso stile liberty.

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Favara Fuoriporta

Favara, un piccolo gioiello a due passi dalla Valle dei Templi

La provincia di Agrigento è nota soprattutto per la Valle dei Templi. Ma a pochi passi da questa meraviglia nota in ogni angolo del Pianeta, sorge un’altra cittadina antica e affascinante le cui origini risalgono all’età del rame: Favara. Il centro è fra i più suggestivi di questo splendido angolo di Sicilia – un’oasi di pace a poca distanza dal capoluogo di provincia – e attraverso il suo notevole patrimonio artistico e culturale racconta la sua storia plurisecolare, tra bellezze architettoniche e paesaggistiche, mentre a fare da contorno sono la cordialità degli abitanti e un clima mite in ogni periodo dell’anno.

Un viaggio alla scoperta di Favara non può che iniziare dal Castello di Chiaramonte, eredità della dominazione normanna. L’imponente costruzione dalla forma quadrilatera e con un grande portale ogivale risalente al 1270 colpisce per la sontuosità degli spazi interni, dove dominano soffitti con volte a botte: location di numerosi eventi, il castello – con la sua corte interna e una suggestiva cappella – rappresenta il monumento simbolo della città.

Ma le bellezze di Favara non finiscono certo qui. Tra le tappe d’obbligo non possono mancare il Duomo in stile gotico, con la facciata in pietra bianca di Siracusa e la cupola che tocca l’altezza di 56 metri, oltre all’antica Chiesa di Santa Maria dell’Istria e alla Biblioteca-Museo Mendola, le cui sale in stile neoclassico ospitano oltre ventimila volumi.

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The beautiful Sicilian beaches between Avola and Pozzallo

Le splendide spiagge siciliane tra Avola e Pozzallo

Alcune fra le spiagge più belle d’Italia si trovano proprio nel territorio più meridionale della Penisola. Ovvero nelle cosidette “Terre dei due Mari” in provincia di Ragusa e Siracusa, che si affacciano sul Mar Ionio e sul Mar Mediterraneo. Un viaggio alla scoperta di questi paradisi naturalisti può partire a nord est di Avola, percorrendo la SS 115 da Avola a Cassibile; da qui si raggiunge Contrada Gallina, da cui la spiaggia prende il nome, una grande distesa di grandi sassi bianchi e mare cristallino: 500 metri di litorale sabbioso caratterizzato da un cordone di dune protette da rocce bianche e degradanti sul mare. Superando invece il lungomare di Avola si arriva alla spiaggia di Pantanello, chiamata anche “Ferro di Cavallo” per la sua particolare forma arcuata, quindi una sosta obbligata è nella spiaggia di Mare Vecchio, prospicente l’antica tonnara, presso il borgo di Marina di Avola. Da Avola a Noto, la spiaggia più settentrionale del territorio è quella del Lido di Noto, con una spiaggia di sabbia fine e ambrata e acque cristalline che degradano dolcemente verso il largo. Percorrendo la provinciale, verso sud, si arriva all’Oasi Faunistica di Vendicari: qui si può visitare la spiaggia di Calamosche (nella foto), definita nel 2005 dalla Guida Blu di Legambiente “la spiaggia più bella d’Italia”. Scendendo invece nell’ultimo lembo d’Europa, la spiaggia più meridionale della Sicilia e d’Italia, è quella che si congiunge tramite un lembo di terra all’Isola delle Correnti, nel comune di Portopalo di Capo Passero. Nel Territorio di Pachino non si può non visitare la spiaggia di Carratois: straordinario lembo di mare antistante, limpido e quasi sempre tranquillo, protetto a sinistra dall’Isola delle Correnti e a destra da Punta delle Formiche. Ripartendo a occidente verso il territorio ragusano, attraverso la provinciale che costeggia il litorale, si incontra una lunghissima spiaggia color avorio: è Santa Maria del Focallo, nel comune di Ispica. Qualche altro chilometro più a nord ovest si trova Pozzallo: sotto una delle fortezze più antiche di tutta la zona, Torre Cabrera, si sosta in una delle spiagge più belle d’Italia è quella di Pietre Nere. A poche centinaia di metri ad ovest da questa si trova un’altra incredibile spiaggia, quella di Raganzino, accessibile direttamente dalla strada che dalla città conduce fino alle zone portuali.

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Marzamemi e le Terre dei due Mari da visitare in bicicletta

E’ uno dei luoghi più affascinanti di tutta la Sicilia, nella punta a sud più estrema di tutta l’isola, dove un panorama incantevole sembra accompagnare lentamente i visitatori verso l’Africa. E’ Marzamemi, dove attorno alla piazzetta centrale le casette dei pescatori si sono trasformate in caratteristiche case di villeggiatura o rinomate trattorie; qui curiosando tra i vicoli dai quali si può ammirare un mare limpido ed azzurro dai fondali pescosissimi, è ancora possibile ammirare la residenza estiva del Principe di Villadorata che, affiancata alla Tonnara, domina gran parte della piazzetta. Un luogo magico che si può scoprire in tantissimi modi, anche sulle due ruote: le Terre dei due Mari, infatti, possono essere percorse in bicicletta in tutta la loro estensione. L’itinerario si estende nella parte meridionale di queste terre, tra Portopalo di Capo Passero e Porto Ulisse, con un territorio in gran parte pianeggiante: dei 24 chilometri di percorso, il punto più alto sul livello del mare è di 37 metri. Il punto di partenza non può che essere la Terrazza dei due Mari, punto panoramico nella cittadina di Portopalo di Capo Passero. Attraversata la cittadina di Portopalo, ci si dirige prima verso la rada costeggiando il porto, per poi inoltrarsi tra i vigneti e le colture del rinomato pomodoro ciliegino. La seconda tappa è sulla punta estrema del territorio: da qui lo sguardo si ferma d’obbligo all’Isola delle Correnti: la sosta si effettua sulla piazzetta che precede la spiaggia, zona di parcheggio durante il periodo estivo. Quindi si prosegue per il tratto più lungo dell’itinerario, che è di 21 chilometri: risalendo la costa ci si dirige verso nord-ovest attraversando campi coltivati, vigneti e impianti protetti in serre con migliaia di piantine di pomodori della varietà ciliegino. Successivamente il percorso volge verso est e si torna a pedalare lungo la costa, attraverso l’abitato di Granelli, uscendo dalla provincia di Siracusa ed entrando nel territorio ragusano. Si arriva così nell’incredibile distesa di acque del Pantano Longarin, dove in diversi periodi dell’anno è possibile osservare i fenicotteri rosa di passaggio su queste acque salmastre. Gli ultimi 3 chilometri di percorso si sviluppano lungo la costa, dirigendosi verso una delle mete più rinomate di tutta la zona, Porto Ulisse: da queste rupi si possono scorgere a ovest i faraglioni di Cirica, a ridosso delle “secche di Circe”, causa di tanti naufragi di navi romane e bizantine.

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In Sicilia alla scoperta delle chiese di Caccamo

Caccamo, uno dei borghi più belli della provincia di Palermo, ha nelle chiese alcuni dei suoi gioielli più prestigiosi. A partire dalla Chiesa in Santa Maria degli Angeli, con il suo portale in pietra dell’ingresso centrale sovrastato da una nicchia dove si può ammirare un altorilievo in marmo del XVI secolo che raffigura la Vergine col Bambino di autore ignoto; oltre al caratteristico tetto a capriate della navata centrale, dipinto a decorazioni policrome con episodi della vita dei Santi Domenicani, conserva al suo interno una splendida Madonna col Bambino di Antonello Gagini, risalente al 1516. Nel quartiere di Curcuraccio, nel 1510, fu eretta la Chiesa dei santi Michele e Biagio ad opera dell’omonima Arciconfraternita, il cui altare maggiore è adornato da una grande pala dipinta su tela raffigurante la Madonna degli Angeli col Bambino tra i Santi Michele e Biagio. Affascinante e misteriosa è invece la storia della Chiesa dei SS. Apostoli Filippo e Giacomo, che sorge ai margini del torrente Canalotto; di antichissime origini, conserva al suo interno l’effige di un miracoloso Crocifisso in legno molto venerato dalla popolazione: un’antica tradizione vuole che l’autore dell’opera sia stato lo stesso San Luca, che scolpì il Crocifisso direttamente nel tronco di un albero. Ultima tappa del tour è la Chiesa di San Benedetto alla Badìa, di chiaro settecentesco: di pianta rettangolare con una sola navata senza cupola, ha l’altare maggiore che rappresentava la cappella di un convento femminile per fanciulle di famiglie benestanti, tra le quali fu Suor Felicia Enriquez de Cabrera (1580-1615) morta in fama di santità.

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In viaggio a Palermo, punto di incontro di storie, leggende e culture del Mediterraneo

 

Da sempre importante snodo commerciale fra Oriente e Occidente, Palermo ha visto negli anni incrociarsi le storie di Fenici, Romani, Bizantini e Normanni; e ancora di Svevi, Aragonesi, Francesi e Spagnoli. Un mix di culture e tradizioni che ha lasciato tracce indelebili nel patrimonio artistico della quinta città italiana per numero di abitanti, un vero e proprio tesoro che spazia dalle basiliche barocche ai luoghi di culto in stile arabo, dai resti delle mura puniche fino alle famose ville in stile liberty.

Difficile, insomma, suggerire da dove iniziare. Un buon punto di partenza per un itinerario a piedi può essere ilPalazzo dei Normanni, che conserva elementi architettonici di ben tre culture diverse (araba, greca e normanna) con annessa la splendida Cappella Palatina, voluta dal Re cristiano   Ruggero II nel 1130 e anch’essa frutto di un particolare mix tra l’architettura latina e quella bizantina. Proseguendo il percorso si può visitare la chiesa di San Giovanni degli Eremiti, edificata in epoca normanna e sormontata da cinque caratteristiche cupolette rosse e ancora, attraversando la Porta dei Saraceni, ecco l’imperdibile Cattedrale con la Sala del Tesoro. Attraversando poi via Maqueda, asse centrale di Palermo, si accede a piazza Pretoria con la sua splendida fontana, nota fra i palermitani come “la fontana della vergogna” per la nudità delle statue che l’abbelliscono. Poco distante sorgono la splendida Chiesa della Martorana, in stile bizantino, uno degli edifici di culto più antichi e suggestivi di tutta la città, che si affaccia sulla graziosa pizza Bellini, e quella dedicata a San Francesco d’Assisi.

A pochi passi dallo storico mercato della Vucciria (che merita una visita al pari di quello di Ballarò e del mercato del quartiere Il Capo) sorge la chiesa di San Domenico, una delle maggiori espressioni del barocco siciliano. Per chi volesse invece approfondire la conoscenza dei palazzi antichi della città è d’obbligo un passaggio a piazza della Marina. Fra gli altri monumenti degli di nota vanno annoverati il Castello arabo-normanno dellaZisa, corso Calatafimi e la Cubula (meglio nota come Piccola Cuba) ospitata all’interno dei giardini di Villa Napoli. E ancora la chiesa di Santa Maria dello Spasimo, la basilica S.S. Trinità La Magione, le catacombe dei cappuccini, l’Orto Botanico, l’Oratorio di Santa Cita, il quartiere della Kalsa e in particolare Palazzo Abatellis e, poco distante dalla città, il Duomo di Monreale.

Senza dimenticare che Palermo è prima di tutto una città di mare (la splendida spiaggia di Mondello è facilmente raggiungibile) e una delle capitali enogastronomiche del nostro Paese. Ovunque, girando per le strade della città, è possibile imbattersi in chioschi di street food dal gusto e dal profumo inconfondibile: pane e panelle, pane con la milza, stigghiole (spiedini di interiora), arancine, rollò, pizzette, brioches con gelato e granite sono solo alcune delle specialità che vale la pena assaggiare (stomaco permettendo). Tra i ristoranti meritano una citazione I vespri, la Focacceria San Francesco, l’Osteria Ballarò e il Bye Bye Blues (1 stella Michelin); tra letrattorie tipiche I Cascinari e Spanò, mentre tra le pasticcerie Cappello (con la torta sette veli) Costa e Magrì (con la torta Savoia e dolci di riposto).

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Ramacca, Caltagirone e Piazza Armerina: in viaggio fra tre eccellenze siciliane

Gusto, arte e artigianato: ovvero i carciofi di Ramacca, i mosaici di Piazza Armerina e le ceramiche di Caltagirone. Un piccolo concentrato delle eccellenze siciliane da scoprire nell’arco di pochi chilometri. Magari partendo proprio dalla cittadina della piana di Catania nota in tutta l’isola per il suo “violetto ramacchese”, una prelibata qualità di carciofo che affonda le sue radici nella storia intrigante e millenaria della Sicilia. Nel centro storico di Ramacca meritano una visita due chiese: quella dedicata alla natività di Maria, accanto alla piazza centrale del paese, con l’orologio civico che svetta sopra la torretta quadrata del campanile; e la chiesa dell’Immacolata, con prospetto neoclassico, decorata di stucchi e di altari, ornati delle tele ad olio della Croce, dell’Addolorata e di alcuni Santi Cappuccini.

Lasciando Ramacca dopo aver fatto incetta di carciofi, e magari visitando lungo la strada il Parco archeologico della Montagna, Torricella e S. Maria che racchiude i resti di un villaggio preistorico e i ruderi di una centro siculo-greco, bastano pochi chilometri per raggiungere un’altra perla della provincia di Catania: Caltagirone, nota in tutto il mondo per le sue splendide ceramiche. Un’arte antichissima che in questo tratto dell’isola sembra venisse praticata già prima dell’invasione araba, e che dal Medioevo in poi ha iniziato ad essere apprezzata ad ogni latitudine. Non a caso il vero e proprio simbolo della città è la Scalinata di santa Maria del Monte, un’opera d’arte realizzata dai maestri ceramisti locali: costituita da 142 gradini, fu progettata per connettere la parte inferiore al centro storico della città, e i suoi colori accesi sono quelli tipici della ceramica locale: il verde, l’azzurro e il giallo. Ma tutto il centro storico di Caltagirone è un piccolo gioiello da scoprire tutto in stile barocco, dal momento che fu quasi totalmente ricostruito a seguito del disastroso terremoto del 1693.

E già che ci si è spinti fino a qui, vale la pena percorrere altri pochi chilometri, “sconfinare” nella provincia di Enna e raggiungere Piazza Armerina, ovvero “la città dei mosaici” nota in tutto il mondo per le splendide opere d’arte rinvenute nella Villa Romana del Casale. Uno dei siti archeologici più suggestivi dell’intera Sicilia, che si sviluppa su una superficie di ben 3.500 metri quadri di pavimenti ricoperti di antichi mosaici. Patrimonio dell’Umanità riconosciuto e difeso dall’Unesco, la villa era in antichità una residenza di caccia appartenuta a Massimiliano Erculeo, braccio destro di Diocleziano.

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Saline trapanesi in mostra al museo di Paceco

“Il sale tra passato e presente”: non poteva esserci slogan migliore per descrivere il viaggio a ritroso nel tempo, ma con un occhio sempre attento alla contemporaneità, che il visitatore intraprende varcando la soglia del Museo del Sale, perla del comune di Paceco in provincia di Trapani. Grazie ad un percorso guidato, è infatti possibile ripercorrere le tappe e le vicende di una tradizione lunga secoli e secoli: basti pensare che la storia delle saline trapanesi si fa risalire addirittura al popolo dei Fenici, che circa tremila anni fa deteneva il monopolio dell’oro bianco, indispensabile sia come integratore alimentare sia nei processi di conservazione del pescato, delle carni e della concia delle pelli. Certo è che, almeno a partire dall’anno mille, le saline diventarono il biglietto da visita che consentì a Trapani di farsi conoscere in tutta Europa, orgoglio di un territorio particolarmente idoneo alla coltura del sale grazie a un clima favorevole caratterizzato da una forte irradiazione solare e frequente ventilazione, da scarse piogge e da un mare, il Mediterraneo, ad alto grado di salinità.
Nato all’interno di un baglio, un’antica fattoria-fortezza del Seicento adibita alla molitura del sale, con il grande mulino a vento annesso, il museo conserva gli antichi strumenti di lavoro dei salinari e tante vecchie foto in bianco e nero. Al suo interno è possibile ammirare in esposizione reperti originali accompagnati da numerose schede ricche di informazioni e pannelli di ricostruzione per fasi del ciclo lavorativo: i vecchi ruzzoli per compattare il fondo delle saline, i cattedri (ovvero le ceste per trasportare il sale), le pale di legno dei mulini, la spira o vite d’Archimede per aspirare l’acqua della vasca, i listelli di legno per misurare il sale, i sacchi di iuta, il carro-botte che attaccato al mulo faceva la spola tra una vasca e l’altra per dissetare i salinari e tanti altri strumenti di lavoro, oggi in disuso, che si sono trasformati in interessanti reperti di archeologia industriale.
Visitare questi luoghi permette quindi di scoprire le armonie di un territorio che unisce mare e terra, e al contempo di conoscere da vicino il valore culturale di un’antica operosità, ancora estremamente attuale, come quella della salicoltura. Dopo la visita al museo, infatti, è d’obbligo una passeggiata nelle saline circostanti: qui, tra i canali che dividono le varie vasche, è possibile immergersi in un’atmosfera dai colori e dai profumi unici.

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Carretto Siciliano: alla scoperta delle tradizioni contadine

Museo Etnografico Nunzio Bruno di Floridia

Un viaggio nella Sicilia contadina, negli oggetti quotidiani della vita di braccianti e artigiani nelle botteghe e nelle masserie dell’altipiano Ibleo: è quello che propone il Museo Etnografico Nunzio Bruno di Floridia, in provincia di Siracusa, aperto al pubblico nel maggio 2004 in Piazza Umberto dopo la fusione di due immobili di pregio storico.

Più che un semplice Museo, l’esposizione rappresenta un’importante chiave di lettura antropologica e culturale della storia della comunità floridiana: la struttura è divisa in un piano terra composto da sei sale dedicate all’esposizione permanente e in un primo piano suddiviso dove trovano posto una piccola biblioteca, e una sala polifunzionale. Gli oggetti esposti, appartenenti alla lavorazione del grano, all’allevamento e all’aggiogo del bestiame, alla pastorizia e ai cicli artigianali del calzolaio, dell’apicoltore, dello stagnino, del bottaio, dell’arrotino, del sarto, del cestaio e della tessitura sono arricchiti da collezioni di ceramica d’uso popolare, di vecchi giocattoli, di reperti litici ed attrezzi e utensili del frantoio e del palmento. Ma non solo: visitando il museo è possibile scoprire da vicino anche la storia del carretto siciliano, la cosiddetta bottega del carradore.

La costruzione di questo mezzo di trasporto noto in tutto il mondo è infatti documentata in tutte le sue fasi, dalle forme lignee per la manifattura al pezzo più pregiato: un tornio per la creazione delle parti tondeggianti risalente al 1880, ideato e usato nella bottega del “mastru fa carretta” (maestro carradore) Don Salvatore Rizza, il cui carretto è esposto nell’androne del Palazzo Municipale di Catania. Si possono ammirare singole parti del carro, come i portelli e laterali dipinti finemente, le casse d’asse, gli arabeschi di ferro battuto simili a merletti fino a varie tipologie di carretti: il classico carretto dipinto e quello dell’apicoltore. Tutto il materiale recuperato proviene da diverse botteghe artigiane di Floridia e dal territorio circostante ma anche da una costante e intelligente opera di salvaguardia.