Ripa Majala, un gioiello roccioso nel cuore della campagna laziale

A pochi chilometri da Tarquinia e Civitavecchia si può scoprire uno dei gioielli naturalistici più particolari e affascinanti del Lazio. Ripa Majala è una bellissima perla di roccia e spit immersa nella campagna romana e viterbese, un vero e proprio paradiso per gli amanti delle arrampicate: la falesia è di grande impatto e la roccia – tufo vulcanico all’apparenza cotto e unto – è molto apprezzata da chi pratica questo sport. Nel corso della giornata i tersi colori del mattino prendono vita, trasformando i verdi prati e terreni e boschi e colline in un mare magnum animato; al tramonto, invece, la parete si dipinge di un caldo colore rosso. Agli arrampicatori Ripa Majala “propone” decine di vie adatte a tutti i gusti, e un panorama fantastico che è possibile godere dalle soste delle vie più lunghe. Senza dimenticare i prati sottostanti, molto curati, che permettono di ospitare famiglie e   bambini per godersi una bella giornata all’aria aperta, e i resti archeologici di Cencelle risalenti al 900 d.c., che “guardano” anche loro verso questa splendida roccia.

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Le Terme di Cretone, un paradiso a 30 km da Roma

Un paradiso naturalistico a pochi passi da Roma, immerso in un territorio ricco di storia. Sono le Terme Sabine di Cretone, che sorgono nel verde delle colline tra la Capitale e Rieti, proprio ai piedi di un rigoglioso bosco. Le acque delle Terme di Cretone sgorgano naturalmente da millenni e sono sulfuree, ipotermali (24°C) e batteriologicamente pure: sono utilizzate per inalazioni, aerosol, nebulizzazioni, insuflazioni endotubariche, idromassoterapia, cure idroponiche, fangoterapie e balneoterapie. E pensare che dove ora sorge un complesso all’avanguardia, fino agli anni 70’ c’era una fabbrica di ghiaccio secco, che sfruttava al meglio l’abbondante componente di anidride carbonica presente nelle acque sotterranee. Da lì in poi è iniziata una nuova storia: nel 1987 le acque di Cretone sono state riconosciute dalla sanità per il trattamento di malattie della pelle, delle vie biliari, dello stomaco, artroreumatiche nonché di affezioni all’apparato respiratorio. E oggi il complesso ripropone ai clienti l’antico concetto termale romano: curarsi pensando anche al divertimento; lo stabilimento termale, infatti, non offre solo tre piscine alimentate da sorgenti termominerali solfuree (d’estate è possibile anche fare il bagno di notte), ma anche corsi di nuoto, aerobica e danza, beach volley, gym soft, quattro campi da tennis e due di calcetto. Chi, dopo una rilassante giornata alle terme, volesse trascorrere qualche ora in più da queste parti, potrà visitare Cretone, piccolo borgo medievale che conserva la Collegiata dell’XI secolo e la Fortezza abbandonata di Castiglione; a pochi chilometri di distanza sorge Palombara Sabina, con il Castello Savelli nei cui saloni si possono ammirare gli affreschi della scuola di Raffaello.

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La campagna garibaldina per la liberazione di Roma in mostra a Mentana

Garibaldi ne uscì sconfitto, ma un avvenimento tanto importante non poteva essere dimenticato. Per questo motivo si decise, nel lontano 1905, di dare vita a Mentana al Museo Nazionale della Campagna dell’Agro Romano per la liberazione di Roma. Opera dell’Architetto Giulio De Angelis, con le decorazioni sulle facciate anteriore e posteriore realizzate dallo scultore Scardovi, il Museo nacque con l’obiettivo di raccogliere tutti i cimeli e le donazioni offerti dai familiari dei garibaldini, molti dei quali sono sepolti nell’Ara Ossario attigua. Condotta dai volontari di Giuseppe Garibaldi con lo scopo di conquistare Roma, la campagna militare fu combattuta nel 1867 tra il Viterbese, Nerola, Montelibretti, Monte San Giovanni Campano, Monterotondo e Subiaco; mesi e mesi di duri scontri che si conclusero il 3 novembre con la battaglia di Mentana, che sancì la vittoria dell’Esercito pontificio coadiuvato da un battaglione francese. E così, varcando la soglia del Museo, è possibile ammirare documenti, armi, divise, foto e cimeli legati alla Campagna del 1867; ma non mancano le testimonianze di altri periodi della storia garibaldina, dalla presenza di Garibaldi in America, alla Repubblica Romana del 1848-1849, alla Campagna dei Mille in Sicilia, al 1866 con la Terza Guerra d’Indipendenza, a Digione nel 1870-71 ed, infine, alla Campagna di Grecia guidata da Ricciotti Garibaldi. Cimeli spesso unici che suscitano una grande emozione nei visitatori come la vetrina della Carboneria, la cravatta di Giuseppe Mazzini, gli autografi di Garibaldi e dei figli oltre a quello del genero Stefano Canzio, le foto autentiche di Giuseppe, Menotti e Ricciotti Garibaldi ed altri personaggi del Risorgimento. Grande spazio è dato ovviamente anche alle armi d’epoca: sono presenti nel museo fucili Remington-roll/block, Chassepots e i più semplici ad avancarica, un buon esempio degli armamenti dell’epoca sia per quanto riguarda i garibaldini, sia per le truppe pontificie e quelle francesi. Il materiale è ordinato in sezioni con ampie spiegazioni grafiche fornite da esperti per permettere a studenti e visitatori di approfondire questo particolare periodo storico.

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Museo-della-Pasta_Fuoriporta

La storia della pasta in mostra a Roma

Dalle prime e rudimentali macine in pietra alle moderne impastatrici, otto secoli di storia per uno dei piatti più amati ad ogni latitudine, che ha contribuito a rendere nota in tutto il mondo la tradizione gastronomica italiana!

Non poteva che sorgere a Roma, patria dell’amatriciana, della carbonara e della gricia, il Museo Nazionale delle Paste Alimentari. Unico a mondo e primo museo primo dedicato ad un prodotto specifico alimentare permette, sala dopo sala, di scoprire come dal grano nasca la pasta e quali siano i procedimenti usati nell’impastatura e nell’essiccamento, sia nell’antico processo artigianale che nella moderna tecnologia industriale.

Ma i visitatori possono anche ammirare curiose opere d’arte dedicate alla pasta dall’antichità ai giorni nostri, nonché ottenere preziose informazioni nutrizionali. La struttura dispone anche di una riccaBiblioteca con un’ampia documentazione storico–scientifica che contiene testi antichi e moderni sull’evoluzione culinaria dell’alimento e sulle tecnologie produttive.

Indirizzo: Via Flaminia 141, Roma Tel. 06 6991119

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Museo della mente_Fuoriporta

Le memorie del manicomio in mostra al Museo della Mente

Cinque secoli di storia che partono dall’antico “Hospitale de’poveri forestieri et pazzi dell’Alma Città di Roma” e terminano nel 1999 con la definitiva chiusura dell’Ospedale Santa Maria della Pietà: Il Museo Laboratorio della Mente, inaugurato nel 2000, propone un itinerario narrativo che immerge i visitatori all’interno delle memorie del manicomio, per una lettura dell’alterità, delle sue forme e dei suoi linguaggi, per combattere lo stigma e promuovere la salute mentale. Non solo un pezzo di storia delle cure mentali, quindi, ma anche una descrizione della vita quotidiana dei pazienti psichiatrici prima della Legge Basaglia.

L’originale percorso di visita  – coadiuvato dall’Archivio storico-audivisivo e dalla Biblioteca Cencelli del Santa Maria della Pietà – è articolato come cartografia storica delle prassi istituzionali e delle pratiche anti-istituzionali. Ovvero come un doppio e continuo processo dialettico di decostruzione della geografia delle costrizioni spaziali, fisiche, psicologiche, sociali e di ricostruzione della soggettività: un’esperienza soggettiva che si genera nell’attraversamento degli spazi manicomiali e nell’apparire inatteso delle storie rievocate. Insignito del “Marchio di Qualità” dalla Regione Lazio e dal premio ICOM Italia quale “Museo dell’anno per l’innovazione e l’attrattività nei rapporti con il pubblico”, il Museo Laboratorio della Mente vanta la collaborazione di istituti scolastici, universitari e di ricerca, servizi sanitari, associazioni socio-culturali e di musei nazionali ed internazionali.

COME ARRIVARE:

il Museo Laboratorio della Mente è situato nel Padiglione 6 DEL Comprensorio Santa Maria della Pietà – ASL Roma E, Piazza S. Maria della Pietà n. 5 – Roma

Bus ATAC linee: 46-49-546-907-911-913-990-991

Metropolitana Linea A: Fermata Stazione Valle Aurelia + Ferrovia FM3, direzione Viterbo, Fermata Stazione Monte Mario.

Dal capolinea della Stazione Monte Mario parte orgni 20min la linea 914, una navetta che trasnsita nel complesso del Santa Maria della Pietà con fermata Padiglione 6 davanti all’ingresso del  Museo Lboratorio della Mente.

Subiaco_Fuoriporta

Dai Borgia ai Monasteri Benedettini, un viaggio alla scoperta delle perle di Subiaco

Da Nerone alla famiglia Borgia, dal Fogazzaro a San Benedetto, che qui scrisse la sua Regola: Subiaco e il suo territorio sono stati nei secoli teatro di avvenimenti fondamentali per la storia non solo dell’Italia, ma dell’intera Europa. Un passato così importante non poteva che lasciare tracce indelebili in una cittadina che può essere annoverata tra le perle del Lazio. Un percorso alla scoperta di Subiaco non può che partire della Rocca Abbaziale che fu dimora dei Barberini, dei Colonna e di Lucrezia Borgia, costruita tra il 1073 ed il 1077 dall’abate di S. Scolastica Giovanni V allo scopo di instaurare sul castello di Subiaco il dominio monastico; la Rocca, munita di fortificazioni di una possente torre e di carceri, fu arricchita di stanze ed appartamenti e di una piccola chiesa dedicata a S. Tommaso apostolo. Ma gli interventi più significativi si devono ai Borgia: la torre, corredata di merlature e feritoie, baluardi e carceri, fu l’espressione-sintesi del programma politico della potente famiglia, che eresse in onore di S. Benedetto, a tutela dei monaci, dei castelli abbaziali e dei confini dello stato pontificio. In tal senso parla un’epigrafe, incassata tuttora nella parte occidentale della torre.

Una passeggiata nel centro storico di Subiaco deve poi necessariamente toccare, la trecentesca chiesa di San Francesco e quelle neoclassiche di Sant’Andrea e di Santa Maria della Valle senza dimenticare la piazzetta di Pietra Sprecata, che si apre sotto l’orologio della Rocca Abbaziale, con motivi architettonici medioevali e un piccolo arco gotico sulla sinistra. Un rudimentale pilastro in pietra cardellino è sovrastato da un’edicola che custodisce un delicato affresco della Madonna della Pietà, assai venerato contornato da alcuni palazzetti antichi in pietra locale con mura irregolari e bifore romaniche. In uno di questi casamenti dimorò il primo cardinale commendatario, Giovanni Torquemada, inviato da Callisto III a Subiaco nel 1456. A lui si deve il primo Statuto di Subiaco.

Nel territorio di Subiaco meritano poi una visita il pittoresco laghetto di San Benedetto, alimentato dalle acque dell’Aniene che fuoriesce dalle rocce e precipita in una scrosciante cascata, prende il nome dal Monastero di San Benedetto che si erge, in tutta la sua magnificenza, sulla verticale dello specchio d’acqua. Di grande impatto è anche il Monastero del Sacro Speco, eretto nella curvatura di una alta parete di roccia e sorretto da nove alte arcate, con il suggestivo labirinto interno fatto di ambienti di vita quotidiana, piccole chiese e cappelle scavate nella roccia.

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La Roma di 200mila anni fa in mostra al Museo Pleistocenico di Casal de’ Pazzi

Tutto partì da una zanna d’elefante rinvenuta nel 1981 durante i lavori di urbanizzazione della zona. Siamo a Casal de’ Pazzi, nella periferia di Roma. Qual ritrovamento diede il via a un’ampia indagine un’indagine archeologica su un’area di oltre 1.200 mq che portò alla luce il tratto di un antico alveo fluviale. E così nel 2015 è nato il Museo Pleistocenico, l’ottavo polo museale gratuito della Capitale. Un’occasione per i visitatori per immergersi nella Città Eterna di 200.000 anni fa, in un paesaggio preistorico fatto di vulcani, uomini cacciatori ed elefanti; e per scoprire al contempo quella straordinaria serie di depositi che un tempo costellavano la bassa valle dell’Aniene prima di essere distrutti dall’inesorabile avanzare della città; nel giacimento, infatti, vennero scoperti più di 2000 fossili animali come l’elefante antico, l’uro, l’ippopotamo e il rinoceronte, ma anche un frammento di cranio e oltre 1.500 manufatti in selce che testimoniano la contemporanea presenza di uomini. L’itinerario prende il via con l’osservazione del letto del fiume dall’alto di una passerella, quindi l’alveo si riempie di acque virtuali e un filmato ricostruisce il paesaggio pleistocenico con il fiume, le piante, gli animali e una rappresentazione 3D dell’elefante antico. Nella sala espositiva, poi, è possibile ammirare alcuni dei reperti rinvenuti nel giacimento ed utilizzare la “Pleistostation”, un touch screen con questionari, giochi, ipertesti e filmati. L’area esterna al museo, infine, ripropone un giardino pleistocenico.

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A passeggio nel territorio di Subiaco: quattro itinerari tra storia e natura

Dalla Monna dell’Orso, alle Vedute, fino alla cima del Monte Autore

Partendo da Monte Livata, superato il piazzale di Campo dell’Osso si prosegue in auto per la Monna dell’Orso fin dove termina la strada asfaltata. Qui si lascia la macchina e si percorre una larga carrareccia tra faggi e pascoli. Il percorso è ben segnato e termina sul panoramico piazzale delle Vedute di Monte Autore che si affaccia sulla Valle del Simbrivio e sui Monti Ernici. A sinistra del piazzale c’è un piccolo sentiero della lunghezza di circa 500m in mezzo alla faggeta, che conduce sulla vetta di Monte Autore a 1855 metri. Questa è la cima più panoramica dei Simbruini, dalla quale è possibile vedere, con il cielo limpido, i principali gruppi abruzzesi (Gran Sasso, Velino-Sirente, Maiella). La passeggiata ha una lunghezza di 5,6 km fra andata e ritorno e le stagioni migliori sono primavera, estate e autunno; d’inverno bisogna essere adeguatamente attrezzati.

Dal Ponte di San Francesco fino a Piazza Sant’Andrea con la sua basilica

Partendo dal centro visita in Largo Sodoma, si raggiunge il ponte medievale di San Francesco. La costruzione del ponte è legata a un episodio bellico verificatosi nel 1356 tra Sublacensi e Tiburtini. Attraversato il ponte si gira a sinistra e si procede per Via della Pila costeggiando il fiume Aniene. Il percorso conduce sino al ponte di Sant’Antonio, attraverso il quale si accede all’area degli opifici, dove si trovavano un tempo le antiche botteghe artigiane. Arrivati in Via degli Opifici, si prosegue sino ad attraversare un archetto medioevale, per poi arrivare a Piazza del Campo. Da qui si gira a sinistra e si risale per Via Cavour, dov’è possibile fare una sosta nei numerosi caffè o nelle diverse gelaterie artigianali. Risalendo si arriva sino a piazza Sant’Andrea, dove si trova l’omonima basilica, fatta costruire nel 1776 per volere di Pio VI. Da piazza Sant’Andrea, prendendo Via Cadorna, si può tornare al centro visita, punto di partenza dell’itinerario. La passeggiata ha una lunghezza di 2 km fra andata e ritorno e si può effettuare in ogni periodo dell’anno.

La Villa di Nerone e i Monasteri di San Benedetto e di Santa Scolastica

L’itinerario parte dalla scalinata accanto all’area archeologica della Villa di Nerone (costruita 54-55 d.C), prima tappa del percorso. Nella prima parte del tragitto, attraversando l’imponente lecceta, è possibile ammirare due piccole cappelle, la prima, quella di San Clemente, prende il nome dal primo monastero fondato da San Benedetto di cui sono visibili i resti all’interno della stessa area della villa neroniana. Continuando lungo la scalinata si arriva al Monastero di Santa Scolastica, dov’è possibile effettuare visite guidate. Terminata la visita, è possibile riprendere l’itinerario uscendo dall’ingresso di Santa Scolastica, girando a destra e continuando sino a che si incontrerà una scalinata, lungo le quali è possibile ammirare la piccola cappella di Santa Crocella (XII sec.), luogo di grande importanza per il percorso spirituale di San Benedetto, poiché qui ricevette l’abito monastico. Proseguendo, attraversata la strada, si accede ultima parte del percorso, che conduce al Monastero di San Benedetto, ultima tappa dell’itinerario. La passeggiata ha una lunghezza di 2.6 km fra andata e ritorno e si può effettuare in ogni periodo dell’anno.

 

La Villa di Nerone e il laghetto di San Benedetto

Prendendo la via dei Monasteri si raggiunge l’area archeologica della Villa di Nerone (costruita 54-55 d.C), di fronte alla quale è possibile posteggiare. Proseguendo per circa 400 metri si giunge ad uno slargo delimitato a sinistra da una parete rocciosa. Da qui si scende a destra lungo un sentiero che giunge fino al fiume, si attraversa un ponte di legno e, una volta sull’altra sponda, si prosegue sul sentiero tenendo la sinistra per circa 100 metri. La meta del percorso è il Laghetto di San Benedetto, che prende il nome dall’omonimo monastero. La passeggiata