La Cipresseta Monumentale di Salisano

Salisano, grazioso borgo in provincia di Rieti, custodisce un vero e proprio tesoro naturalistico: la Cipresseta Monumentale. Si tratta di uno straordinario bosco di cipressi della varietà Horizontalis, il cui impianto originario risale a diverse centinaia di anni fa. All’interno di questa interessantissima formazione forestale si snoda un sentiero che parte a circa 1,6 km da Salisano (Ri), poco oltre l’incrocio fra Via Montefalcone e Via Dell’Uccelatore, e sale fino alla vetta del Monte Ode (968m), da cui si gode un bellissimo panorama che spazia a 360 gradi dal Monte Soratte ai Monti Sabini, dai Monti Reatini ai Lucretili, fino alle vette più alte dei Monti Abbruzzesi. Il sentiero, che segue in gran parte un itinerario CAI (segni binco-rossi), tiene alla destra il Fosso dei Cipressi ed è corredato da utilissimi pannelli documentali relativi a storia, flora e fauna del luogo predisposti dall’associazione Apidienus. Dalla cima del Monte Ode è possibile procedere ad est verso Colle Pozzoneve (961 m), percorrere in discesa tutta la cresta erbosa fino a quota 760 m per poi deviare a destra nel bosco di Querce (visibilmente percorso da un incendio negli anni passati), ed imboccare una carrareccia che riporta al punto di partenza per la Via Dell’Uccelatore.

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Lago del Salto, alla scoperta di Fiamignano, Petrella e Borgo San Pietro

E’ il più grande lago artificiale del Lazio. Fu creato nel 1940 dallo sbarramento del fiume Salto con la Diga del Salto, e la conseguente sommersione della Valle nel Cicolano. E’ il lago del Salto, gioiello naturalistico in provincia di Rieti legato a doppio filo al vicino lago del Turano, con cui condivide le acque mediante un lungo canale artificiale sotterraneo. A colpire i visitatori che si spingono per la prima volta da queste parti, è senza dubbio il contesto unico nel quale il bacino sorge, tra il verde dei boschi e la nuda roccia delle montagne; ma questo è anche un luogo di borghi affascinanti e ricchi di storia, dai quali si possono ammirare splendidi panorami. E’ il caso di Fiamignano, il comune più alto della zona, che ospita piccoli gioielli come la Chiesa S. Fabiano e Sebastiano, nella piazza principale, e la chiesetta, in origine romanica e la Chiesa della Madonna del Poggio. Arroccato su uno sperone roccioso del Monte Moro, sorge poi Petrella Salto (nella foto): tra piccoli e suggestivi vicoli e l’elegante piazza Indipendenza, merita senza dubbio una visita la Chiesa di Santa Maria Grazia Assunta; tradizione vuole che in questo luogo da fascino mistico, proprio ai piedi della rocca, Beatrice Cenci fece uccidere il padre. Proseguendo poi la strada lungo le sponde del lago si giunge a Borgo San Pietro, da cui si sale fino alla grotta di San Filippa Mareri.

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Greccio entra a far parte del club dei borghi più belli d’Italia

 Il luogo del primo Presepe al mondo entra ufficialmente a far parte del prestigioso club dei “borghi più belli d’Italia”. La cerimonia della consegna della bandiera è in programma lunedì 26 settembre in occasione dell’evento turisticoItalian Wonder Ways che coinvolge 120 giornalisti, blogger e influencer, provenienti da tutto il mondo, che in questi giorni stanno percorrendo il “Sistema dei Cammini del Lazio” promuovendo le bellezze del territorio. Un importante appuntamento che non poteva che coinvolgere anche Greccio, una delle città d’arte più note della provincia di Rieti: un luogo magico, edificato su speroni di roccia in una posizione mozzafiato e circondato da stupendi boschi di querce ed elci. La giornata prenderà il via alle ore 9 con la partenza dei giornalisti da Stroncone per Greccio attraverso il sentiero francescano; dopo la visita al santuario di Greccio, la comitiva raggiungerà il centro storico in pullman dove è in programma la visita guidata del borgo e un lunch a chilometro zero. Alle 15.30, dopo la visita guidata al Museo del Presepe, prenderà il via la cerimonia di consegna della bandiera dei borghi più belli d’Italia, che sancirà ufficialmente l’entrata di Greccio nel club e alla quale parteciperanno il Presidente Nazionale Fiorello Primi e il coordinatore regionale Antony Astolfi. A chiudere la giornata sarà la visita guidata al Santuario, il luogo in cui San Francesco, nella notte del Natale del 1223, rappresentò con personaggi viventi la natività dando vita al primo Presepe della storia.

Castelli Sabina_Fuoriporta

Dai Savelli agli Orsini, a spasso fra i castelli della Sabina

Da Palombara Sabina alla scoperta dei castelli di questo splendido territorio tra le province di Roma e Rieti, famoso oggi per la sua natura incontaminata e per la produzione di un olio di oliva tra i più rinomati d’Italia, ma teatro un tempo di importanti avvenimenti storici testimoniati proprio da queste fortezze.

Un percorso che non può che iniziare dalle pendici dei Monti Lucretili e, in particolare, dal Castello Savelli che rappresenta il vanto di Palombara Sabina. Difficile, d’altronde, restare indifferenti davanti ai suoi ampi saloni, agli affreschi della scuola di Raffaello e alle antiche statue greche; meritano sicuramente una visita anche il Museo Archeologico, che ospita una splendida statua di Zeus risalente al I sec. a. C., il giardino pensile e “il soccorso”, una lunga galleria con 37 feritoie usata un tempo dai balestrieri per passare dal torrione alla rocca senza essere visti.

Non lontano da Palombara è possibile ammirare uno dei più considerevoli esempi di “castrum” longobardo: le rovine del Castiglione, che dominano da posizione panoramica una vallata dominata da fitti ulivi terrazzati. E sempre a pochi chilometri di distanza, ecco l’abitato abbandonato di Stazzano Vecchio, noto come uno dei “paesi fantasma” del Lazio, con il suo Castello Orsini; proseguendo in direzione di Farfa, a pochi chilometri dalla famosissima Abbazia sono visibili i ruderi di Roccabaldesca. Il viaggio tra i castelli della Sabina non può che chiudersi a Nerola e al suo castello in stile romanico-medievale, perfettamente conservato: difeso da un ampio fossato e da quattro ampi torri angolari, al suo interno si possono ammirare gli ampi saloni e si può godere di una vista mozzafiato sulla vallata circostante.

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Alla scoperta delle Chiese del territorio di Cantalice

L’intero territorio del borgo di Cantalice, in provincia di Rieti, è disseminato di chiese, alcune celate negli angoli impensabili del centro storico, mentre altre sorgono ai piedi del paese e altre ancora arroccate in vecchi agglomerati urbani.

Un itinerario non può che partire dalla Chiesa di San Felice, situata in una delle migliori e più elevate posizioni del paese, sorta sull’area in cui si trovava la casa del santo; non si conosce l’epoca precisa in cui iniziò la costruzione, che risale probabilmente alla metà del XVII secolo. La pianta della chiesa è a croce latina, di impianto barocco; di notevole interesse all’interno sono la cupola, sulla quale sono rappresentati alcuni dei miracoli attribuiti al santo; la pala dell’altare maggiore – raffigurante S. Felice con la Vergine Maria e Gesù Bambino- e l’organo settecentesco. Vi è anche la statua di S.Felice, vestito con l’abito proprio dei Cappuccini, che viene portata in processione dai confratelli della confraternita, il giorno della festa del santo (18 maggio).

Altra chiesa monumentale del paese è quella dedicata alla Madonna della Pace, edificata nel 1571, in ricordo dell’ultima pace tra Cantalice e Rieti. La chiesa, recentemente restaurata, è interessante per il settecentesco soffitto a cassettoni e per gli affreschi, di particolare importanza un affresco raffigurante Cristo e Santa Giuliana e la tela settecentesca che rappresenta le “nozze mistiche” di S. Francesco.

La chiesa della Madonna della Misericordia è sede della confraternita della Madonna della Misericordia, originariamente denominata “Compagnia della Buona Morte”. Al suo interno si conserva la statua della Madonna che vi è venerata, raffigurata anche in uno stupendo affresco dell’altare.

Nel cuore del paese si trova anche la chiesa di Santa Maria del Popolo, che la chiesa fu costruita per sancire l’unione delle antiche rocche che costituirono il Castello di Cantalice. La facciata è abbellita da un maestoso portale su cui corre un’iscrizione latina recante la dedica a Maria; al suo interno si ammirano i monumenti funebri dei due più illustri concittadini: Giovan Battista Valentini – detto il “Cantalicio”- e S. Felice Porri, patrono del paese. L’altare maggiore è decorato da una pregevole tela del XVII sec. rappresentante “L’ultima cena”; al centro del soffitto, lo stemma del comune in basso rilievo ricorda ancora la fondazione di questa chiesa.

A circa 1 Km da Cantalice sorge l’abitato di San Liberato. Il nome gli deriva dal Santo Patrono, al quale è dedicata la chiesa parrocchiale, antico oratorio successivamente elevato a parrocchia. Conserva all’interno numerosi e interessanti affreschi, di particolare pregio è quello di probabile scuola giottesca raffigurante la Madonna con il Bambino. Oltre all’organo a canne del 1600, restaurato nel 2005, la chiesa conserva l’urna contenente le reliquie del Santo martire Liberato. Sulla campana maggiore è incisa un’epigrafe in latino con la dedica alla “Madonna della Grandine”, su di essa si legge anche il luogo e la data della fusione.

Imperdibile, infine, una visita al Santuario di San Felice all’Acqua, costruito nel luogo in cui San Felice avrebbe fatto scaturire una sorgente d’acqua colpendo il terreno con un bastone, per dissetare i contadini che erano con lui. All’inizio esisteva solo una nicchia con l’effige del frate cappuccino, solo successivamente fu costruita la chiesa attigua alla fonte miracolosa che è ogni anno meta di pellegrinaggi.

 

 

 

 

Monteleone Sabino

Partendo da Monteleone Sabino sulle tracce di Santa Vittoria

Il suo culto unisce idealmente Monteleone Sabino a Subiaco, Bagnoregio e Farfa, solo per citare alcuni paesi del Lazio, e si spinge fino all’Abruzzo (Carsoli), alle Marche (Fratterosa), al Piemonte e alla Sardegna: è Santa Vittoria, martirizzata il 18 dicembre del 253 nel paese in provincia di Rieti. Nell’antica città sabina di Trebula Mutuesca (l’odierna Monteleone Sabino), è possibile visitare il Santuario di Santa Vittoria, uno splendido edificio di culto in stile romanico che sorge proprio sul luogo del martirio, e che ospita la catacomba e varie reliquie della Santa: secondo la leggenda, Vittoria liberò la città dalla minaccia di un drago facendo convertire tutti i trebulani alla cristianità e fu uccisa per aver rifiutato di adorare la Dea Diana.

Nel Santuario di Monteleone Sabino è possibile toccare dal vivo quanto sia stato forte, nel corso dei secoli, la devozione nei confronti della martire trebulana, anche seguendo la lunga e articolata evoluzione architettonica dell’edificio di culto, i suoi affreschi e le suggestive catacombe. E chi volesse approfondire l’argomento può andare alla scoperta degli altri luoghi sparsi per lo Stivale che celebrano Santa Vittoria. E’ il caso, restando in provincia di Rieti, dell’Abbazia di Farfa (che custodisce la reliquia del braccio andato perso), oppuredell’Abbazia di Subiaco in provincia di Roma (dove è conservato il cranio di Santa Vittoria), di Bagnoregio(Viterbo), dove in una bellissima urna del 1887 è conservata una parte del corpo della Santa. Spostandosi in Abruzzo, è molto suggestivo l’antico quadro di olio ospitato nella chiesa parrocchiale di Santa Vittoria aCarsoli (L’Aquila), così come le reliquie e il simulacro che rappresenta la Santa stesa supina su un lettino di porpora nella chiesa di Guardiabruna (Chieti).

Presepe Greccio

Sulle orme di San Francesco al Santuario del Presepe di Greccio

Lì dove San Francesco diede vita al primo presepe della storia, sorge uno dei monumenti più importanti della storia del francescanesimo: il Santuario del Presepe. Una maestosa costruzione che si erge a 2 km dal borgo in provincia di Rieti, arroccato sulla roccia di un costone boscoso in una posizione che lascia senza fiato. Dopo aver percorso una lunga scalinata si arriva alla chiesina di San Luca, cuore e centro del luogo santo. Nella grotta in cui fu realizzato l’evento infatti, fu costruita una cappella e sul masso che servì da mangiatoia, un piccolo altare. Sul fondo della cappella, sopra l’altare, si ammira un affresco del 1400 di scuola Giottesca attribuito al Maestro di Narni del 1409 che rappresenta, a destra, la Natività di Betlemme e, a sinistra, il Presepe di Greccio.
Percorrendo poi uno stretto corridoio, si arriva ai luoghi abitati dal Santo e dai primi frati: il Refettorio, dove si vedono ancora un piccolo lavatoio, una parte del primitivo pavimento e un caminetto restaurato. Vicino all’apertura che porta al primitivo dormitorio due affreschi del XVI° sec. Attraverso il lungo corridoio dove si affacciano le cellette in cui dormivano i frati, si arriva in quella dove sulla nuda roccia, dormiva il Santo. Tornando indietro e avviandosi per salire al piano superiore, si incontra la minuscola cantina di San Francesco e il pulpito di San Bernardino da Siena posto davanti all’antro dove un tempo venivano seppelliti i frati.
Per una stretta scala, si giunge nel Dormitorio detto di San Bonaventura, del XIII°sec. costruito sopra i primitivi abitacoli. Le cellette, quindici per l’esattezza, sono disposte lungo un corridoio e nella prima attualmente aperta, secondo la tradizione avrebbero dimorato San Berardino da Siena, San Bonaventura da Bagnoregio, ministro dell’ordine (1257-1274), San Leonardo da Porto Maurizio. Si incontra quindi un coro del XVII° secolo che conserva un leggio con un antico corale, un crocifisso ligneo del XVIII secolo; due piccoli quadri in rame del secolo scorso e un’immagine dell’addolorata del XVII secolo della scuola del Sassoferrato.
Attraverso il coro, si entra nella prima chiesa dedicata a San Francesco dopo la sua canonizzazione avvenuta nel 1228, a soli due anni dalla morte. Sopra gli stalli, le originali attrezzature per il servizio corale, consistenti in due aste di legno girevoli per sostenere il libro e la lanterna. Nella cappella laterale a fianco della piccola chiesa si conserva in copia moderna un ritratto di San Francesco sofferente che si asciuga gli occhi, commissionato da Jacopa dei Settesoli qualche tempo prima della morte del Santo. L’originale è andato perduto, mentre la copia attuale risale al XIV secolo. San Francesco è colto nell’atto di asciugarsi gli occhi a ragione della grave infezione agli occhi che lo affliggeva.
Esterno al santuario si trova la cella solitaria di San Francesco e la grotta dove visse per 32 anni, il Beato Giovanni da Parma, settimo ministro generale dell’ordine. Nel piazzale adagiata con un fianco alla roccia troviamo la chiesa moderna costruita agli inizi degli anni sessanta e dedicata a San Francesco e alla Vergine Immacolata. All’interno, due presepi: uno ligneo ed uno in terracotta e nel ballatoio sopraelevato una mostra permanente di presepi.

Sorgente d'acqua - Foto non indicativa della località

Paganico Sabino – L’itinerario fra le sorgenti

Il versante sud-occidentale del Cervia è ricco di piccole fonti e sorgenti, quasi tutte ubicate in prossimità o a ridosso del sentiero. Un percorso antichissimo ricongiunge la sorgenti “Acqua Corona”, “Fonte Palombo” e “Fonte Caragno”. Da Paganico Sabino si imbocca un sentiero panoramico che dalla località “San Giorgio” (Via Monte Cervia) si snoda in direzione sud. A poche decine di metri dall’abitato, alla biforcazione del sentiero si prosegue a destra (sulla sinistra si va verso le grotte). Sul sentiero, a destra, prima di giungere all’Acqua Corona si trova un masso dove la leggenda dice che vi siano le impronte di mani e ginocchia di San Berardino. L’acqua della sorgente di Fonte Palombo, in particolare, è conosciuta da tempo immemorabile e da sempre ritenuta “leggera”, diuretica e, secondo tante testimonianze, in grado di abbassare la pressione arteriosa.

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monte cervia

Paganico Sabino – Salire sul Monte Cervia

La Riserva Naturale del Monte Navegna e Monte Cervia rappresenta uno dei gioielli naturalistici che caratterizzano il territorio di Paganico Sabino. Per chi volesse passeggiare fino a raggiungere la vetta del Monte Cervia, dal paese partono tre antichi sentieri. Il primo è chiamato “I scaluni” ed è il più diretto, perché si inerpica lungo la parete rocciosa del monte che affaccia a nord-ovest e sovrasta il paese. Il secondo, “Jovetu”, è il più lungo perché segue la vecchia strada comunale che unisce Paganico, Ascrea, Marcetelli e Collegiove, percorre le gole dell’Ovito e si inerpica verso i castagneti risalendo la montagna nel versante nord. Il più agevole si chiama invece “Lobbera”, che risale la montagna inerpicandosi nel versante sud-est. Il primo tratto dell’originario sentiero è ostruito e sostituito dalla recente strada sterrata Monte Cervia che lo raggiunge di nuovo in località “Lobbera”. Qualunque sentiero si scelga di percorrere, una volta giunti sulla vetta del Monte Cervia, a 1438 metri di altezza, non si potrà restare indifferenti di fronte a un panorama mozzafiato a 360 gradi dal quale si possono scorgere il Terminillo, il Gran Sasso, il Velino e tutto il territorio circostante.

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lago turano

Paganico Sabino – Lungo le sponde del Lago del Turano

Realizzato tra il 1936 ed il 1939 sbarrando con una diga il corso del fiume Turano, il Lago del Turano è uno splendido bacino artificiale con un perimetro di 35km ed è collegato la Lago del Salto attraverso una galleria. In questo modo, i due bacini sono vasi comunicanti ed alimentano la Centrale elettrica di Cotilia. Il territorio di Paganico Sabino è tagliato in due proprio dal fiume Turano e dal lago omonimo, le cui rive sono costeggiate da due strade: la Provinciale Turanense ed una via sterrata. Passeggiare intorno al lago, percorrendo la sterrata che costeggia la riva sinistra e che è accessibile dalla S.P. Turanense attraverso il Ponte di Paganico, riserva scorci panoramici e paesaggistici di grande bellezza. Il tracciato è quasi esclusivamente pianeggiante e adatto anche a passeggiate in bicicletta. A destra del Ponte di Paganico si raggiungono le località “Marcassiccia” e “Campo di Grotte” dove sono situati comodi sbocchi verso il lago.

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