La Pieve di Santo Stefano, gioiello di Candelara

E’ castello antichissimo, nominato in alcuni documenti sin dal 1209. E’ Candelara, grazioso borgo in provincia di Pesaro e Urbino il cui nome significa “candida aria”, cioè aria fulgente. Qui merita una visita la Pieve di Santo Stefano, da sempre al centro della vita religiosa del centro marchigiano. La struttura ha origini molto antiche, risalenti al VI-VII Secolo. L’attuale costruzione presenta una struttura muraria gotica con un’insolita pianta che richiama la croce greca. La facciata è caratterizzata da quattro lesene verticali e da due finestroni con arco a sesto acuto negli scomparti laterali, che affiancano la meridiana. Entrando è possibile ammirare sulla a sinistra un Santo vescovo, forse identificabile in Sant’Emidio protettore dei terremoti o San Apollinare, primo Vescovo di Ravenna, data la presenza di tre piccole croci greche-bizantine. A destra, invece, ecco un altro frammento di affresco: la Crocefissione con la Vergine Maria e l’apostolo Giovanni, del 1504; accanto il Matrimonio mistico di Santa Caterina e San Giovanni Battista, opera eseguita nel 1555 da Ottaviano Zuccari (padre dei più famosi Taddeo e Federico). La tavola sull’altare sinistro del transetto, invece, si può ammirare una delle opere più importanti della Pieve: la Madonna col Bambino e i santi Stefano e Donnino, di Pompeo Morganti da Fano.

 

Candelara, l’arte tessile in mostra al Museo PAC

Candelara, grazioso borgo in provincia di Pesaro e Urbino, custodisce un Museo davvero partitolare: il “PAC Museo Arte Tessile, ricamo, taglio e cucito”, allestito al piano terra della sede del sodalizio “Pie Artigiane Cristiane”. Questo istituto di suore laiche nacque per insegnare un mestiere alle giovani delle parrocchie di Candelara e Novilara, scongiurando loro di doversi spostare in città per trovare un lavoro; le ragazze potevano scegliere tre percorsi formativi: imparare l’arte della tessitura, del ricamo o del taglio e cucito. La Pro Loco di Candelara, dal 2012, ha iniziato uno studio metodico di questa esperienza; nel dicembre del 2014 è riuscita a riaprire al pubblico i locali dell’ex-laboratorio di tessitura di Candelara, che, nonostante i 20 anni di chiusura, era rimasto intatto. Nella sezione dell’arte tessile tutto è come un tempo: nella sala sono esposti sei telai per la lavorazione delle coperte e dei tappeti in lana e anche un telaio antico per la lavorazione dei filati di canapa, cotone, lino e lana, che era tipica del laboratorio di Novilara. Un piccolo angolo del Museo è poi   dedicato all’eclettica professoressa di calligrafia e benefattrice Egizia Bazzicaluppi, che è stata l’anima creativa dell’opera: sono suoi i disegni decorativi per i manufatti prodotti. Il Museo si completa con una selezione di foto storiche della vita lavorativa e sociale delle ragazze ed una postazione multimediale dove è possibile vedere un video che racconta la storia del laboratorio ricostruita dal giovane regista Adriano Razzi; non manca poi un archivio digitale dei disegni e immagini delle ragazze che hanno fatto la storia di questo “Pio Sodalizio”.

 

 

La Gola del Furlo, gioiello storico-naturalistico di Fermignano

Qui storia e natura si fondono in un mix irresistibile. In questo tratto della provincia di Pesaro e Urbino passò l’imperatore romano Onorio nel 404, dopo la vittoria sui Visigoti di Alarico, per recarsi in trionfo nell’Urbe; e sempre qui, nel 2011, è stata istituita una Riserva Naturale Statale, un serbatoio naturale da proteggere e valorizzare. La Gola del Furlo sorge lungo l’antica strada consolare Flaminia: qui si apre la galleria del Furlo, il “forellino” nel sasso della montagna. In principio un pertugio angusto, preistorico, aperto scheggia a scheggia, fatta aprire dal console Flaminio nel 217 a.C. ma forse scavata già in precedenza; poi dall’anno 76 d.C., a lato di questo forulus, prese vita la galleria romana, lunga quasi quaranta metri, scavata nel cuore della roccia per volere dell’Imperatore Vespasiano nel punto più stretto della gola. Adiacente alla Galleria del Furlo sorge la piccola chiesa di Santa Maria delle Grazie, eretta alla fine del ‘400 e visitabile con ingresso gratuito nei mesi di luglio e agosto. Tutta la Riserva è un vero e proprio paradiso, attraversato dal fiume Candigliano che si insinua tra le imponenti pareti rocciose della Gola, dove la suggestione del paesaggio si unisce a una prodigiosa ricchezza naturalistica che vanta esemplari di flora e fauna davvero singolari.

 

 

 

Cagli dal Torrione martiniano alla Chiesa di San Domenico

Sorge lungo l’antica via Flaminia alle pendici del monte Petrano, là dove il torrente Bosso si unisce al Burano. E’ Cagli, uno dei gioielli della provincia di Pesaro e Urbino: l’antica Cale che sotto il dominio bizantino fu – insieme a Gubbio, Urbino, Fossombrone e Jesi – uno dei capisaldi della Pentapoli interna o montana. Un viaggio alla scoperta di questa cittadina ricca di storia e monumenti non può che partire dal Torrione martiniano (nella foto), che fa parte di un imponente sistema di fortificazione progettato dall’architetto senese Francesco di Giorgio Martini su commissione del Duca Federico da Montefeltro. Il complesso architettonico, ancora in costruzione nel 1481, si componeva di una poderosa Rocca, in posizione sopraelevata rispetto al piano cittadino e del Torrione, inserito nella cinta urbica medievale. Se della Rocca non rimangono oggi che delle rovine, intatto rimane il fascino suscitato dalle forme e dagli ambienti del Torrione: dalla caratteristica forma a ellisse, si sviluppa su 5 piani raccordati da scale lumacate culminanti nel ballatoio aperto in cui caditoie e feritoie si alternano a difesa della città.

Seconda tappa del tour è il Teatro Comunale, raffinato esempio di teatro all’italiana”, inaugurato nel 1878 con l’esecuzione dell’opera “Il Violino del Diavolo” scritta per l’occasione dal compositore Agostino Mercuri da Sant’Angelo in Vado. Di gusto eclettico è l’elegante foyer che introduce alla sala degli spettacoli mentre nel soffitto, dalla caratteristica cromia azzurra digradante al rosa, sono mirabilmente descritte le allegorie delle sette Arti liberali; al centro della volta è possibile ammirare il rosone in legno finemente traforato e dalla duplice funzione, ornamentale e di servizio, mentre merita una menzione speciale il sipario storico in cui è descritto l’accampamento dell’Imperatore Federico Barbarossa che prese in assedio la città di Cagli nel 1162.

Non si può inoltre scoprire a pieno l’essenza della cittadina marchigiana senza visitare la Chiesa di San Domenico, lasciandosi ammaliare dalle morbide tinte dell’affresco di Giovanni Santi presso la Cappella Tiranni. Benché l’impianto architettonico sia di matrice romanica, numerosi furono gli interventi e le integrazioni successive, a partire dal portale quattrocentesco (1432), per taluni realizzato su disegno di Donato Bramante, fino all’abside e alla torre campanaria la cui costruzione è documentata alla metà del Seicento (1655 e 1658). L’interno è ad aula unica con copertura a due falde e capriate lignee. Meta di studiosi e conoscitori che fin dall’800 transitavano sulla via Flaminia è la cappella Tiranni, che ospita un affresco considerato unanimemente dalla critica il capolavoro dell’urbinate: si tratta di una Sacra Conversazione sormontata nella lunetta da una Resurrezione di Cristo.

Di grande interesse è anche la chiesa di San Francesco, edificata tra 1234 ed il 1240, che detiene il primato di fondazione francescana più antica delle Marche. Mirabile esempio di gotico medio appenninico, l’edificio si sviluppa ad unica navata con copertura a capriate lignee a due falde, presentando i caratteri di austerità e rigore tipici dell’architettura francescana.