Sanguinetto è un gioiello da scoprire: da Garibaldi a Silvio Pellico!

Siamo nella Bassa Veronese, nel borgo medievale di Sanguinetto, dove, tanti passaggi illustri, nei secoli si sono susseguiti. Chi per una ragione e chi per un’altra, Sanguinetto è stata la meta di Carlo Goldoni che scrisse la commedia “Il feudatario” traendo spunto da alcune vicende accadute all’ombra del castello. Più tardi Garibaldi e l’Imperatore Francesco Giuseppe furono ospiti di Palazzo Betti, elegante residenza privata. C’è anche chi, come Silvio Pellico, poco gradì probabilmente il soggiorno, perché nel castello scaligero fu imprigionato!

Storia preziosa e storie coinvolgenti, Sanguinetto ti accompagna in un tour fatto di emozioni!

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Partiamo!

Fasti e memorie di avvenimenti storici che dal medioevo vedono questo centro della Bassa come protagonista fino al XIX secolo. Sei nel Castello di Sanguinetto! Un obbligo iniziar da qui la conoscenza di questo borgo veneto! Perché è questo, senza alcun dubbio, il monumento per eccellenza !
Mura intatte, o quasi, profumo di storia, chiudi gli occhi per un attimo: dagli Scaligeri, alla famiglia Dal Verme a Gentile Della Leonessa, capitano della Serenissima, al nipote Antonio da Narni, più noto come il Gattamelata, e alle sue tre figlie Nilla, Tirsa e Battistina, alla Lega di Cambrai, fino a Federico Gonzaga… sembra essere il cast di una serie tv… Ognuno di loro, a suo modo, ha segnato il destino del castello, dove ora sei tu. Respira la storia. Ogni angolo, ogni stanza raccontano il passato di Sanguinetto. Vai nel cortile, alza gli occhi, lo vedi lo stemma sulle colonne: è quello della Famiglia dal Verme. Il chiostro è armonioso e le finestre a ogiva, decorate in cotto, sono molto eleganti e documentano il gusto per il bello.
Entrando, sulla facciata della torre dell’orologio, oltre alle feritoie, testimonianza del ponte levatoio, trovi gli stemmi gentilizi dei signori che si sono susseguiti nel tempo. Tra il portale a tutto sesto del ponte e la porta per i passaggi pedonali, c’è ancora, bella bianca, la “bocca di leone” per le denunce segrete. Te lo dicevamo… c’è solo da emozionarsi! Non andare via senza aver visitato le prigioni, dove chissà quanti sono stati rinchiusi, per lunga data, o per un breve periodo, come Silvio Pellico!

Il centro storico di Sanguinetto è fatto di palazzi tardo settecenteschi, oggi ancora intatti. Li trovi lungo la via principale e sono l’eloquente testimonianza del passato splendore. Palazzo Betti che, dicevamo, ospitò l’Imperatore Francesco Giuseppe e, un po’ più tardi, nel 1867 Giuseppe Garibaldi, e Palazzo Taidelli, che nel 1848 accolse il Maresciallo Radetzski, sono i più importanti, ma ve ne sono altri, degni di rilievo, come palazzo Dolfini o i Palazzi Roghi, proprio in centro. Non dobbiamo dimenticare che siamo dentro il Quadrilatero, famoso in epoca risorgimentale, il cui lato inferiore era determinato dalla strada che unisce Mantova a Legnago, realizzata da Napoleone! Invece lungo la strada per Sustinenza si trova corte Rangona, villa cinquecentesca a pianta quadrata, con due ingressi con iscrizioni latine: è l’edificio privato più antico di Sanguinetto!

Stanco? Fai uno stop con i Rofioi, ravioli dolci e fritti, tipici del luogo, il cui ripieno è un segreto, fino a che non li addenterai! Si vantano di aver addirittura ottenuto il marchio DE.CO riconoscendolo come prodotto tipico locale!

Ripartiamo. Dedicandoci ora a un tour religioso.

L’Oratorio delle Tre vie”, detto anche “Chiesetta della Rotonda” o “Chiesetta del Capo di Sotto”, è anche affettuosamente definito la chiesolina, oppure la rotonda. E’ un’opera settecentesca del Pompei. Entra, scopri che al suo interno la chiesa ha perso la forma circolare e diventa ottagonale. E’ questa la sua originalità, assieme alla cupola ribassata, a cassettoni e all’immagine rinascimentale della Madonna.
La chiesetta è tuttora officiata e si riempie in occasioni particolari. Oltre alla recita del rosario a maggio è affollata la “celebrazione delle 11 Messe”, tutte in un solo giorno, l’11 luglio di ogni anno, secondo il voto fatto dai sanguinettani alla Madonna, in occasione della fine della tremenda epidemia di colera del 1836.

Storia e storie di immensa emozione.

C’è poi il Duomo, nel cuore del paese. La sua vera particolarità? Oltre alla bellezza dello stile neoclassico, presenta i 14 quadri della Via Crucis, e il grande affresco absidale del martirio di San Giorgio, opere del veronese Gaetano Miolato e l’imponente dipinto a tempera della resurrezione di Cristo del pittore Agostino Pegrassi, sul soffitto della navata.

Ultima tappa.
La chiesa e il convento di Santa Maria delle Grazie. Nei primi anni del 1600, la chiesa quattrocentesca fu ampliata e fu costruito il convento, affidato all’Ordine Minore dei Francescani scalzi, chiamati “Zoccolanti”. Ai piedi dell’altare, nella Chiesa, è possibile vedere alcune lapidi sepolcrali, testimonianza della devozione degli abitanti di Sanguinetto per l’ordine di San Francesco e, soprattutto, per la figura di Sant’ Antonio da Padova. Infatti i lasciti e le elemosine spesso erano accompagnati dalla richiesta di essere tumulati nella Chiesa. Ah, dimenticavamo, dai un’occhiata all’elegante chiostro del convento, di gusto rinascimentale, con un bel pozzo barocco al centro e affreschi sparsi qua e là ad impreziosire porticato e refettorio.

Non lasciare Sanguinetto senza portare a casa un souvenir d’eccezione! Hai spazio in macchina?… trovalo!
Qui infatti vi è la produzione artigianale del “mobile d’arte“, conosciuto in tutta Italia ed esportato anche all’estero! Puoi acquistare dal tavolino portavivande alla classica sala da Pranzo o alla camera da letto, il tutto in stile!

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Maenza: da San Tommaso, alla Passione, un luogo da amare

Sei alla ricerca di un paesaggio bucolico? Maenza è la tua destinazione! Boschi di castagno, faggi e lecci, l’emozionante valle del fiume Amaseno.

Maenza è il primo borgo pontino che si incontra venendo da Roma. Poggia lungo la via Francigena Sud, su una collina tanto elevata da regalarle una vista che spazia dalle montagne al mare, fino a Terracina e nelle giornate più limpide lo sguardo arriva addirittura alle isole Pontine di Ponza, Palmarola e Zannone.

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Un clima rilassato, famigliare, caldo e accogliente, questo sarà lo stile del tuo percorso nella cittadina delle ciliegie.
Hai capito bene, a Maenza c’è una delle produzioni più ghiotte del frutto di cui già Varrone nel II secolo avanti Cristo illustrava dettagliatamente le caratteristiche. E’ vero che le ciliegie hanno una loro stagionalità e non le potrete trovare a penzoloni sull’albero tutto l’anno, ma ricordatevi che da queste parti vengono trasformante in golose confetture e non solo, provare per credere!
oh… troppe fanno male!

Ed ora, mettiti comodo e immergiti in questa bella cittadina.

Partiamo da Piazza Santa Reparata con la sua fontana ottagonale, la chiesa e un ex-convento dei Francescani per poi proseguire in quel che resta del medioevo: la Loggia dei Mercanti. Anche oggi, osservate bene, si possono ancora vedere le porte a bandiere che testimoniano le antiche botteghe, ci sono poi le ampie sedute in pietra ancora utilizzabili e sulla destra il Monumento ai Caduti. Su altri lati della Loggia ampi finestroni permettono una vista panoramica sulla Valle dell’Amaseno che arriva fino al Mare Tirreno. Un tuffo nel passato che ha caratterizzato questi luoghi. La loggia venne realizzata per ospitare coloro che giungevano nei pressi del borgo dopo la chiusura delle porte di ingresso a Maenza. Lo ricordate che ogni paese di origine medievale ha delle porte d’ingresso… sono gli affascinanti portali, chicche di storia nostrana.

Spostatevi un pochino sul lato della Loggia, è lì che vedrete il simbolo della città: la torre ghibellina che svetta in tutta la sua imponenza.

Non manca di certo un Castello… il maestoso Castello Baronale di Maenza, dimora dei Conti di Ceccano per quattro secoli. Passò “di mano in mano” ad altri importanti famiglie nobili: Caetani, Borgia, Aldobradini, Antonelli, e Pecci a cui apparteneva Papa Leone XIII. Ma il personaggio più importante, che ha reso famoso questo luogo resta San Tommaso d’Aquino. Qui avvenne il suo primo miracolo, quello delle aringhe fresche. Oggi è possibile visitare gratuitamente il Castello ristrutturato nel 1986 e sede del Museo Civico del Paesaggio dove troverete pezzi davvero unici come le carte e gli atlanti che vanno dal XVI al XX secolo!

Molto interessanti sono le raffigurazioni della zona pontina, prima della bonifica! Wow!

Altra particolarità del museo è la collezione di frammenti ceramici rinvenuti nel butto della stanza di San Tommaso. Non è finita qui. A Maenza, non c’è un periodo dell’anno per ricordare il presepe, perché il presepe è parte integrate della cultura maentina, per questa ragione tu, che sei un appassionato di tradizioni e sei venuto qui, potrai immergerti in una mostra permanente interamente dedicata al presepe.
La visita al castello consente anche di ammirare alcuni dei costumi medievali utilizzati nel corso della sacra rappresentazione del venerdì santo che vede coinvolti 300 figuranti in abiti d’epoca. Un evento molto sentito così come il presepe vivente.

Appena fuori dal castello troverete la chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo dalle inconfondibili linee neoclassiche che ricordano quelle di un tempio antico. Sulla facciata principale un frontone con lo stemma della famiglia Pecci, tra le più significative della cittadina pontina. All’interno il singolare trittico della Madonna delle Cerase, raffigurante una Madonna in trono con Bambino e le ciliegie.

Una gita a Maenza non si può che concludere a tavola per assaporare alcuni dei suoi prodotti tipici, tutti legati alle origini pastorali e contadine del borgo.
Che sia periodo oppure no, la polenta di farina gialla è troppo ghiotta per non essere assaporata, anche in estate! E’ la cosiddetta polenta sulla schiazza, generalmente è servita con un sugo a base di salsicce o costolette di maiale, ma condita con olio d’oliva locale e parmigiano, fa comunque la sua figura! Lo sapete da queste parti cosa si usa al posto del pane? La ciambella all’acqua, una sorta di tarallo gigante, una vera squisitezza da assaporate e da portare a casa come fosse un souvenir!

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Noto, il viaggio nella Sicilia orientale

Capitale del Barocco e dell’Unesco, perla della Sicilia Orientale, in un’unica parola: Noto!

Uno splendido paese arroccato su un altopiano che domina la Valle dell’Asinaro.

Centro siculo, romano, bizantino e poi arabo, furono loro, proprio gli arabi, da ultimi a darle il nome che ha oggi, un omaggio alla sua magnificenza. In arabo Noto, ha infatti lo stesso significato che ha in italiano “conosciuto”… per la sua bellezza!

Tutto intorno è bianco. Bianco come la pietra che dà vita ai palazzi, che riluce splendendo nell’etere, che anima gli occhi dei visitatori, che dà “colore” a Noto. E’ la pietra giuggiulena. La pietra bianca di Siracusa. Qui tutto ha una storia affascinante, anche lei, la pietra che venne alla luce quando i Monti Iblei affiorarono dal mare.

Noto ai primi del Settecento è una delle nostre città sorte d’un colpo, pel fatto sembra d’una volontà sola, immagine precisa del gusto d’un’epoca” parola di Ugo Ojetti!

Dell’impegno degli architetti netini si accorse anche Michelangelo Antonioni, il quale in una scena de L’Avventura, girata a Noto, fa dire al protagonista, interpretato da Gabriele Ferzetti, intento ad ammirare la città dalla terrazza del campanile della chiesa di San Carlo al Corso: “Ma guarda che fantasia, che movimento. Si preoccupavano degli effetti scenografici. Che libertà straordinaria!”.

Testimonianze illustri di questo borgo.

Ma credeteci, le vostre aspettative non saranno mai alte, quanto stravolgente è la bellezza di Noto.

Quindi partiamo alla sua scoperta!

Il centro storico di Noto è raggiungibile da diverse vie ma accedervi dalla Porta Reale è il modo più giusto per iniziare la vostra visita nella Capitale del Barocco! La porta è un impattante arco di trionfo risalente all’800, progettato e costruito in occasione della visita del Re delle Due Sicilie, Ferdinando II.

Iniziamo dalla Chiesa di Santa Chiara, una architettura barocca di altissimo pregio. Progettata dall’architetto siracusano Rosario Gagliardi nel 1730, fu completata nel 1758 ed annessa all’ex convento delle Suore Benedettine, oggi museo civico di Noto. L’interno della chiesa, con numerose decorazioni, putti e stucchi, è considerato uno dei più importanti dell’intera Sicilia per lo stile architettonico barocco. Da non perdere poi il panorama dalla sommità di questo edificio! Con un piccolissimo contribuito, potete visitare l’ex convento delle Clarisse con la sua meravigliosa terrazza panoramica! Incredibile al tramonto, indescrivibile di notte!

Noto, il viaggio nella Sicilia orientale

Maestosa è la Cattedrale Di San Nicolò, il principale centro di culto e storicamente il più importante della città. E’ semplicemente emozionante, dall’alto della sua scenografica scalinata. L’interno, a tre navate, custodisce numerose opere d’arte, alcune delle quali provenienti da Noto Antica. La via crucis realizzata dal pittore Roberto Ferri custodita al suo interno vi lascerà senza parole. L’ideale sarebbe visitarla sia di giorno che in serata, anche solo esternamente, perché con il buio viene illuminata ed è molto suggestiva.

Proseguendo per un percorso religioso di tutto rispetto, non potete non andare a visitare la la Chiesa del Santissimo Crocifisso, risale al 1715 ed è opera sempre del Gagliardi. Dopo la Cattedrale è questa la Chiesa più grande di Noto e si trova nel piano alto della città. Facciata incompiuta, un breve scalinata, tre navate e una cupola benedettina: la sorprendente semplicità che a Noto si fa bellezza. L’opera d’arte più importante della chiesa è la Madonna della Neve scolpita da Francesco Laurana proveniente da Noto Antica e risalente al 1471. Un’altra opera di straordinaria e struggente bellezza è il busto in legno dell’Ecce Homo del 500.

Da non perdere c’è poi la Chiesa di San Domenico a cui è legato un rituale del tutto particolare e sicuramente un po’ macabro, adatto agli amanti dello splatter. All’interno della chiesa c’è un cripta dove, fino al divieto imposto da Napoleone, si usava riporre i defunti seduti su un sedile forato e svuotati dei liquidi che venivano raccolti nel foro del sedile. Dopo qualche mese venivano tolti e riposti in un’altra stanza fino a che, di questi, non rimanesse solo lo scheletro. A questo punto le ossa potevano essere raccolte e conservate. La Chiesa è caratterizzata dall’assenza di affreschi nelle pareti e nel tetto che sono totalmente bianche. Si trova di fronte alla piazza dove si affaccia il teatro di Noto.

Ovviamente non sono le uniche strutture religiose della città, Noto ne è piena, intanto iniziate da queste!

Imboccate poi Via Nicolaci, una perpendicolare di Corso Vittorio Emanuele, è subito riconoscibile lì davanti a voi il magnificente Palazzo Nicolaci. Una facciata caratterizzata da un portale imponente e due grandi colonne iconiche, sormontate da una balconata opulenta, sorretta da mensoloni in pietra scolpita raffigurante figure grottesche.

Ma se volete arrivare al cuore di questa cittadina, sul Monte Alveria, esistono ancora i resti di Noto Antica, abitata dalla preistoria fino al fatidico terremoto del 1693. Sarete su un’altura circondata da due profonde gole, tipiche della Sicilia orientale. Aguzzate lo sguardo, vedrete spuntar fuori resti di mura e fortificazioni, pezzi architettonici delle chiese dell’antica città medievale, abitazioni scavate nella roccia e vestigia dell’ancora più antica città di epoca greca. Una piccola Pompei medievale.

Se amate l’archeologia è immancabile una vista alla Necropoli di Castelluccio. Posta su uno sperone roccioso la necropoli contiene oltre 200 tombe a grotticella artificiale, scavate nelle pareti ripide della vicina cava della Signora. La più monumentale è la cosiddetta “Tomba del Principe” con un prospetto costituito da quattro finti pilastri. Dal sito vengono numerosissimi materiali ceramici, oggi esposti al museo archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa, oltre a reperti in bronzo e due famosissimi portelli tombali con incisi simboli spiraliformi.

Il suo centro storico, le sue chiese, l’archeologia, ma Noto è anche mare, e che mare!

Noto, il viaggio nella Sicilia orientale

Catapultiamoci nella Riserva Naturale di Vendicari. Un luogo da non perdere, con l’antica tonnara, le ex saline che splendono ancora al sole, il mare cristallino, la spiaggia finissima e uccelli migratori che vi sfioreranno da vicino. Un luogo veramente unico nel suo genere. Diversi sentieri, per gli appassionati delle passeggiate nella natura, uno dei quali si collega con la vicina spiaggia di Calamosche, a nord.

L’accesso è consentito solo a piedi, ed è molto vicino alla spiaggia. Senza peccare di presunzione, Vendicari è la Riserva più bella della Sicilia!

Sigilliamo il nostro tour a Noto con uno slancio di romanticismo. Appuntamento al faro, ormai spento… ma la sua bella figura la fa comunque, è il faro di Calabernardo meta turistica per surfisti e non solo che spesso, qui, si divertono a cavalcare le onde.

Aggius: tra etnografia e banditismo

Il museo MEOC – Museo etnografico Oliva Carta Cannas sorge nel pieno del centro storico di Aggius, paese del quale racconta usi, costumi e tradizioni di un tempo o rendo un’esposizione intima e personale, in grado di far immergere il visitatore nel vivo del suo viaggio alla riscoperta della vita di un tempo.

Il percorso espositivo è pensato per essere accessibile e comprensibile da chiunque, senza limitazioni di sorta. L’ampiezza degli ambienti espositivi e la collocazione e disposizione degli elementi “a portata di mano” o re un rapporto diretto ed un’immedesimazione completa nel contesto museale.

Tutti gli oggetti esposti sono stati donati dalla popolazione che ha partecipato all’arricchimento del patrimonio antropologico e culturale della struttura, rafforzandone la sua identità. Ciò ha contribuito a creare un rapporto di particolare vicinanza del sistema museale con il paese che si identifica ancor di più nella struttura ritrovando, nei vari oggetti esposti, quel particolare legame che lo aiuta a riviverne la storia in un contesto nuovo e aperto a tutti.

Il museo, uno dei più grandi nell’isola, si articola in quattro ambienti: la riproduzione dello stazzo, la tipica casa gallurese di un tempo, allestita dove un tempo operava la prima scuola di artigianato tessile del paese; Casa Cannas con la vecchia scuola, la farmacia e l’u cio postale; Casa Peru contenitore multimediale della musica tradizionale aggese.

La struttura museale vera e propria, invece, nasce appositamente come ambiente espositivo organizzato per o rire sguardi prospettici diversi e per far sì che non ci siano mai spazi chiusi alla vista ma, da ogni punto, si possa avere visione degli elementi del museo da angoli sempre nuovi.

L’obiettivo è quello di offrire un percorso visivo capace di adattarsi alle esigenze di ogni visitatore secondo modalità uniche e particolari al ne di garantire una comunicazione e trasmissione dei contenuti valida ed e cace. Il museo è aperto tutto l’anno, a disposizione di chiunque voglia conoscere o rivivere un percorso esperienziale unico nella Sardegna di un tempo.

Museo del banditismo di Aggius

Il Museo del banditismo, unicum in Sardegna, è un percorso storico fatto di documenti e oggetti che raccontano il fenomeno del banditismo a partire dal 1700 no ai primissimi anni del Novecento.

Situato nella zona più antica del paese, in quello che fu il Palazzo della Pretura, si articola in 4 ambienti e racchiude al suo interno la storia di Aggius e dell’intera Sardegna. Partendo da una ricostruzione dell’antico u cio dell’Arma dei Carabinieri, il museo ripercorre le tappe che hanno visto quest’ordine a ermarsi, gradualmente e non senza di coltà, sul territorio.

Ogni documento presente è testimonianza dell’estremo impegno e del duro lavoro portato avanti per cercare di arginare il fenomeno del banditismo nell’isola. Sul versante opposto, le armi e gli altri oggetti presenti sono rappresentativi della gura dei banditi, persone cattive o costrette a evadere la legge per pura sopravvivenza; non eroi, ma uomini ordinari immersi in un tempo straordinario.

Il Museo del banditismo è un intersecarsi di vite diverse, accomunate da destini spesso simili, che ancora oggi rivivono al suo interno.

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Mesagne: archeologia, tipicità e Boomdabash

Non c’è niente al mondo
Che vorrei di più di te
Di più di quel che adesso c’è già fra di noi
Nemmeno un milione
Non c’è niente al mondo che farei io senza te
Perché io non ti cambierei nemmeno per
Nemmeno per un milione

… le note aleggiano nell’aria, ci fanno volare nell’estate che attendiamo, ci fanno sognare, è reggae, è reggae salentino, è il reggae che da anima Mesagne, dove nascono i Boomdabash.

Mesagne è la cittadina brindisina il cui centro storico ricorda un cuore. Un cuore non solo nella forma, ma anche nella sostanza, per la centralità di Mesagne tra Adriatico e Ionio.

Da sempre al centro di importanti città commerciali e via di comunicazione per il dinamismo dei suoi abitanti che sin dal XVI secolo formularono un’idea di città che ancora dialoga con noi contemporanei, così descrive e disegna Mesagne Cataldo Antonio Mannarino, autore di un manoscritto dedicato alla città.

Qui il romaticismo non conosce limiti. Prendete la vostra bella e fatevi un giro, lo apprezzerà!

Partiamo da Porta Grande, che resta oggi la principale testimonianza della cinta muraria, con le sue torrette e i suoi camminamenti. È considerata il salotto della città.

S’imbocca poi sulla destra Via Castello per raggiungere il Castello Normanno Svevo, il monumento più rappresentativo di Mesagne che ospita il “Museo Ugo Granafei” con importanti reperti medievali, messapici e romani. Vi troverete l’importante collezione di vasellame dell’Età del Bronzo e ceramiche medievali.
Il percorso museale comprende anche una raccolta numismatica con monete greche provenienti dalle zecche locali di Taranto, Metaponto, Sibari e Crotone, e monete medievali. Una tomba a semicamera del 250 a.C. Il lapidarium con iscrizioni latine, lastre tombali e macine di età messapica.

Porta Grande, Porta Nuova, Porta Piccola  sono le 3 porte principali di ingresso e uscita dal centro storico.

Andiamo verso Piazza Orsini del Balzo e raggungiamo la Chiesa di Sant’Anna dalla facciata spettacolare.

Facciamo qualche foto alla caratteristica Via degli Azzolino nel cuore di Mesagne.

Da non perdere sicuramente è la Necropoli Vico Quercia con le tombe a cassa e a semicamera destinate a clan familiari di ceto elevato. Avevano stanzini esterni, nicchie nei muri coperte da lastroni, tutti questi elementi erano destinati ad ospitare i resti ossei dei defunti e il corredo delle antecedenti deposizioni.

Sempre per gli appassionati di archeologia, può essere visitato il nucleo di sepolcreti di epoca basso medievale, e delle fondamenta di quella che, probabilmente, era la Chiesa di Sant’Anna dei Greci, di epoca bizantina di rito Greco, nell’omonima piazza.

Mesagne è una cittadina molto giovane e ricca di vita notturna, su Piazza Matteotti troverete diversi locali dal bar storico vintage, a quelli più recenti e al primo locale notturno mesagnese il “22 Splendid Bar”.
Il 22 Splendid Bar lo scorso anno è stato preso in gestione da alcuni ragazzi mesagnesi, il socio più conosciuto è Angelo detto Biggie Bash, il cantante e voce dei Boomdabash.

Andando verso piazza Garibaldi, uscendo dal centro storico, c’è la Chiesa di Santa Maria di Betlhem, la cui facciata ricalca lo stile della Basilica di S. Croce a Lecce. Intorno al rosone della Basilica infatti vengono rappresentati in maniera grottesca sei volti, tra cui quelli di Cesare Penna, Gabriele Riccardi e Francesco Antonio Zimbalo. Anche sul bassorilievo che raffigura San Michele Arcangelo nella facciata della chiesa di Santa Maria in Betlhem, potrebbe scorgersi un profilo grottesco che potrebbe essere quello dell’incisore, probabilmente lo stesso di Santa Croce. Nelle nicchie laterali ci sono S.Celestino, S. Benedetto, S. Scolastica e S. Gertrude.

Sempre fuori dal centro storico c’è Il tempietto di San Lorenzo, un luogo FAI, la Cripta di San Michele nei sotterranei della Basilica Del Carmine alla quale si accede da una botola.

Raggiungete Porto Potì – ex stadio comunale, un’area verde attrezzata per fare sport open air, giochi d’acqua per bambini. Zona riqualificata grazie anche ai murales di Millo, che riporta dei detti della tradizione mesagnese.

Ed ora non vi resta che affondare la forchetta in qualche tipicità locale come i Carciofi Brindisini o la Pasta e fagiolini.

Tante altre info su Mesagne le trovate: www.instagram.com/visitmesagnecuordisalento/?hl=it