Montebruno, una storia che parte dal Barbarossa

Montebruno è un piccolo paese della Val Trebbia dalle origini molto antiche: citato per la prima volta come “castrum” in un documento del XII secolo firmato addirittura da Federico Barbarossa, in seguito diviene feudo dei Malaspina prima, e poi dei Doria. Queste due potenti famiglie legheranno indissolubilmente il proprio nome a quello del paese e di quelli che sono ancora oggi i suoi simboli: il Santuario mariano e l’antico ponte. Montebruno sorge lungo l’antica strada che univa Genova a Piacenza. Pronti a conoscerla?

Santuario Mariano
Il Santuario di Nostra Signora di Montebruno, complesso monumentale di grande importanza, venne costruito in onore della miracolosa apparizione della Vergine ad un pastorello nel 1478. Sul luogo dell’apparizione venne rinvenuta la statua lignea della Madonna con il Bambino, da allora custodita sull’altare maggiore del Santuario, divenuto ben presto meta di pellegrinaggi.

Perché visitare Montebruno?
Perché ci sono tante cose da vedere e da scoprire. Il Santuario ad esempio, ricco di opere d’arte di pregio.
Il convento dei Frati Agostiniani, oggetto recenti di restauri che hanno recuperato i bellissimi affreschi nella Sala Capitolare, la cappella con la sua rara Ultima Cena di chiara ispirazione leonardesca, l’antico chiostro che ogni estate ospita un ciclo di concerti.

Museo della Cultura Contadina
E’ diviso in diverse sezioni una dedicata all’Arte Sacra che ci conduce in un viaggio nel nostro passato; l’antico ponte a quattro arcate, di fronte al Santuario, fatto costruire dalla famiglia Doria.

Aria aperta
Da Montebruno partono diversi percorsi che si possono fare a piedi se si ha voglia di una passeggiata o di un trekking leggero: possiamo optare per la Via crucis nel bosco, un semplice sentiero da fare in 10 minuti, oppure scegliere il sentiero che raggiunge il Lago del Brugneto e la cima del Monte Antola, oppure salire a Barbagelata e percorrere l’Anello del Caucaso. Ci si può fermare al parco giochi a mangiare un panino con i famosi salumi piacentini, oppure gustare i tipici canestrelli di Montebruno o i dolci fatti con il lievito madre. Si può fare il bagno nelle limpide acque del fiume Trebbia o fare shopping nei numerosi negozi del paese dove potrete acquistare pane e dolci cotti in forno a legna, miele, oggetti in legno e sua maestà il fungo porcino di cui i boschi sono ricchi. Montebruno con la sua storia, le sue attività economiche ed artigianali tradizionali, la natura incontaminata che lo circonda, è meta ricercata da chi predilige l’autenticità e i sapori genuini, di una volta.

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Valderice - Fuoriporta

Valderice, la città fra cielo e terra

Vi abitano 11570 anime, e come spesso capita nei paesini tutti conoscono tutti. Siamo a Valderice in “quel” di Trapani, un luogo in cui di bellezza ve ne è tanta!

Parte integrante dell’Agro Ericino, Valderice regala ai cittadini e ai visitatori alcuni tra gli scorci paesaggistici più pittoreschi della provincia di Trapani, d’altro canto, i suoi paesaggi hanno da sempre animato la creatività di alcuni artisti locali, di spettabile fama, come il pittore Dovital.

Proprio in virtù della sua posizione geografica, Valderice ha guadagnato l’appellativo di “Città tra Cielo e Mare”. Difatti, da un lato, Valderice abita le pendici del Monte Erice, conosciuto ai più come uno straordinario borgo medioevale e come culla del figlio della Dea Venere, e dall’altro si affaccia sul mare, attraverso la borgata marittima di Bonagia, frazione comunale a forte vocazione pescatora che nella storia ha ospitato, nei locali della bellissima Tonnara, uno dei riti tipici del trapanese, ovvero la “Mattanza”.

A Valderice il fischio degli uccelli vibra forte al mattino e di tanto in tanto il gallo riscalda l’ugola per cantare, dando il benvenuto a un nuovo giorno. Qui, la modernità cammina a braccetto con la tradizione e non è insolito che il citofono suoni perché la vicina offra uova fresche. Valderice è un Comune a forte vocazione agricola, in cui tutto diventa “di casa”, la spremuta d’arancia, “u vinu bonu” e “l’ogghiu novo”.

I panorami mozzafiato e i piccoli scorci verdi all’interno del perimetro urbano, non sono insoliti. C’è il Parco Urbano di Misericordia, piccola frazione valdericina, il quale ospita un’importante manifestazione che si svolge durante il periodo di Natale, ovvero “La Bibbia nel Parco”, o come la Pineta Comunale, al cui interno, inoltre è sito l’unico teatro all’aperto dell’agro ericino, il Teatro Comunale intitolato all’”On. Nino Croce”, ricavato all’interno di un’antica cava di calcarinite.

A Valderice, “Paparedda” nel gergo comune, è possibile, inoltre, trovare dei luoghi che occorre assolutamente visitare se si vogliono apprezzare le meraviglie della Provincia di Trapani. Uno su tutti, il Molino Excelsior, meraviglioso esempio di archeologia industriale.

Sebbene, come spesso accade, Valderice abbia subito negli anni la migrazione dei propri figli più giovani, è rimasto un luogo costantemente dinamico e di questo ne sono testimonianza i vari eventi che vengono organizzati durante l’anno, uno su tutti il “Carnevale di Valderice”, che in sinergia con la cugina “Carnevalata di Paceco”, è in grado di richiamare nel capoluogo trapanese numerosi visitatori.

A Valderice si respira un’aria frizzante, complici la brezza marina e la sontuosa presente del Monte Erice.
Quest’ultimo ospita ogni anno un importante evento automobilistico, cui tutti in Provincia sono affezionati, ovvero quella che nel gergo comune chiamiamo l’”Acchianata di Mont’Erice” e che tutti conoscono semplicemente come “Cronoscalata Monte Erice”.

Potremmo continuare a scrivere e a raccontarvi ma abbiamo voluto solo darvi un assaggio in modo da garantirvi la sorpresa della scoperta di un luogo meraviglioso.

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Terminillo, da Virgilio a Varrone, la montagna di Roma

E’ uno dei simboli più noti della Sabina. Da sempre definito la “montagna dei romani”, è il Terminillo che svetta innevato d’inverno e verde d’estate. Lo si vede dalle altezze di Roma Nord, imponente, forte e maestoso. Dalla Salaria, fatta tutta d’un solo fiato, lo raggiungerete!
Utilizzato come traguardo delle tappe ciclistiche di montagna del Giro d’Italia ed altre manifestazioni sportive, il Terminillo è un’ottima meta anche per chi vuol solo affondare la forchetta in una succulenta polenta con i porcini, periodo permettendo!

Addirittura Virgilio lo citò nell’Eneide parlando delle sue “tetricae horrentes rupes” (spaventose rupi di Tetrico) e Marco Terenzio Varrone descrisse i “gurgures alti montes” (alti monti Gurguri) e l’usanza di condurvi il bestiame per il pascolo.

Dalla caccia, al pascolo, passando per il taglio della legna, il Terminillo era frequentato da boscaioli e carbonai. Non dimentichiamo la raccolta di neve e ghiaccio, che veniva rivenduto nelle città per conservare gli alimenti.
Alcuni ruderi e resti di terrazzamenti a Pian de’ Rosce fanno pensare che alcune zone fossero un tempo coltivate. Sembra inoltre che gli abitanti dei paesi posti alle estremità opposte della montagna avessero l’abitudine di incontrarsi sul Terminillo per fare mercato, da questa usanza deriverebbe il nome campus forum poi diventato Campoforogna.

Storia a parte il Terminillo è una meta perfetta per il vostro tempo libero!
Nel raggiungerla, fate capolino nei borghi che incontrerete lungo la strada, ve ne sono di indimenticabili!

Greccio, un presepe a cielo aperto!
Leonessa, con il suo grazioso centro storico.
Cantalice, con la sua splendida umanità.
Rivodutri con le Fonti di Santa Susanna.

Insomma vi è più di una ragione per raggiungere il Terminillo anche solo per una passeggiata…

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Campitello Matese accende San Massimo

Dal Tirreno all’Adriatico, dal Tavoliere delle Puglie alle Mainarde è lo spettacolo dell’Italia visto da San Massimo, piccolo borgo del Molise nella provincia di Campobasso conosciuto per la sua stazione sciistica di Campitello Matese, il luogo perfetto per riconciliarsi con la natura. Non importa se sia inverno o estate Campitello Matese ha sempre l’idea giusta per arricchire il vostro tempo libero. Se d’inverno, tempo permettendo, si scia, d’estate farete passeggiate o scalate circondati da orchidee fucsia, fragoline e asparagi selvatici. Da provare il trekking walking!

A Campitello si possono effettuare passeggiate all’ombra dei magnifici boschi o cimentarsi in escursioni più impegnative nelle montagne del Matese sino a giungere all’apprezzabile altitudine di 2050 metri a piedi, a cavallo, in mountain-bike o con nuovissimi impianti di risalita che permettono a tutti di raggiungere punti strategici e di godere dell’ambiente montano e di magnifici panorami.

Dal verde al centro storico di San Massimo. Il borgo antico medievale è ancora per buona parte integro e sono ancora riconoscibili le mura perimetrali del castello che, seppur ormai fatte solo di frammenti, rendono l’idea della robustezza della costruzione originaria.

Ben conservate appaiono anche alcune chiese di epoca medievale: la Chiesa di Santa Maria delle Fratte, costruita tra il 1300 ed il 1400, mostra l’arco ogivale del portale con una caratteristica cornice a tortiglione, di schema gotico, al di sopra della quale si può apprezzare lo stemma dei cavalieri di Malta ai quali l’edificio appartiene.

Caratteristica appare anche la Chiesa di San Michele Arcangelo, che, eretta una prima volta dal popolo per essere stato liberato dal flagello della peste del 1656, è stata poi distrutta e ricostruita altre due volte, nel 1745 ed ai primi del 1800.

Ed ora andiamo a tavola… La cucina dei pastori molisani prende si realizza nella “Pezzata” di Capracotta, carne di pecora fatta a pezzi e cucinata a fuoco lento in paioli di rame stagnato, con acqua, olio, sale ed erbe di bosco.

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Gambarie un paesaggio da Twilight in Aspromonte

Ulivi e castagni… ma salendo ancora faggi, pini e abeti. Un paesaggio degno di Twilight, dove non manca nemmeno il tipico scoiattolo dal mantello nero e la pancia bianca. Siamo in Calabria a Santo Stefano in Aspromonte, località votata allo sci, perché è qui che si trova Gambarie, una sua frazione, nel cuore del Parco nazionale dell’Aspromonte, a 35 chilometri dal centro di Reggio Calabria, in una delle più importanti aree protette d’Italia, per estensione e per valore naturalistico, faunistico e paesaggistico.

E’ qui che si scia vedendo lo Stretto di Messina, le Isole Eolie e l’Etna.
Sempre qui hanno inizio alcuni percorsi di trekking provvisti di adeguata segnaletica, ad anello o diretti verso altri luoghi aspromontani, che offrono ai visitatori un’ampia scelta per difficoltà e durata.

Per chi ama il relax, può raggiungere Santo Stefano anche solo per godersi un po’ di pace. A pochi passi dal paese, una passeggiata nel verde, vi porterà al Cippo di Garibaldi, tappa quasi obbligatoria per i turisti, dove si può vedere il maestoso albero caratterizzato da un ampio incavo in cui i compagni di Giuseppe Garibaldi lo fecero riposare quando fu ferito alla gamba. Nelle immediate vicinanze dell’albero sorge un piccolo mausoleo che ricorda le gesta dell’eroe.

Da Gambarie, attraverso numerosi sentieri escursionistici segnalati, è possibile raggiungere le cascate del Maesano, la località Nardello dove sorge l’ex base americana, la cima di Montalto e il Santuario di Polsi.

Anche il centro storico di Santo Stefano offre un’alternativa per il vostro tempo libero con le sue vie ordinate e pulite, molte scalette, aria frizzante, legnaie. E’ ricco di angoli suggestivi con ripide scalinate, palazzi gentilizi ben conservati, caratteristiche fontane, case disposte a gradinata e stretti vicoli dai quali è possibile ammirare scorci paesaggistici di grande fascino.

Un itinerario che si rispetti termina sempre a tavola e in quella calabrese c’è da emozionarsi davvero con piatti a base di funghi, cacciagione, formaggi e carne, rigorosamente freschi e provenienti da allevamenti e coltivazioni del territorio.

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Villagrande Strisaili, Sardegna vista neve!

Bella d’estate e bella d’inverno la Sardegna non è solo terra di mare e scogli e anche terra di montagna, di sci e snowboard!
Lo conoscevate Villagrande Strisaili? È un borgo, poco distante da Nuoro, tra il suo territorio e quello di Desulo si trova il comprensorio sciistico di Bruncu Spina, la seconda vetta più elevata della Sardegna dopo punta La Marmora. Siamo nel massiccio del Gennargentu.

Tra una sciata e l’altra se il momento lo permette, immergetevi nell’archeologia, perché da queste parti ve ne e davvero molta!
I reperti prenuragici e quelli civiltà nuragica, vi emozioneranno con un salto nel passato. Cinque domus de janas in perfetto stato di conservazione, un menhir (Sa Preda’e s’Orcu). Dentro il grande bosco di Santa Barbara s’incontrano i resti di una tomba megalitica. Vi sono inoltre sette tombe dei giganti, diciassette esemplari di nuraghe e dieci villaggi nuragici. Nel sito nuragico di S’Arcu’e Forros si trovano un tempio a megaron e due templi a pozzo. La struttura dell’altare a megaron è stata trasferita al museo di Nuoro per conservarla meglio.

Per chi ama la natura Cascata di Sothai e il Bosco di Santa Barbara sono i luoghi ideali!

La cascata di Sothai, composta da due salti, è formata dal torrente Flumendosa che si riversa nel canyon del Bau Vigo. Per accedere alla cascata è stato realizzato un sentiero dall’Ente foreste della Sardegna, che nel bel mezzo della vegetazione ci conduce ad un salto di 70 m circa con una larghezza alla base di 30. È la penultima verticale di un magnifico canyon del Bau Vigo che partendo dai pressi del bosco di Santa Barbara si riversa nella centrale idroelettrica del 2° salto del Flumendosa.

Il Bosco di Santa Barbara è sul versante settentrionale del massiccio, spartiacque che divide i paesi di Villagrande Strisaili e Arzana. La linea di cresta che divide le cime di Monte Idolo, Sa Sarpa, Luas sono caratterizzati dai boschi naturali di leccio, la macchia foresta e da soprassuoli artificiali costituiti da pinete pure. Nel bosco è presente la chiesa di Santa Barbara, che il nome all’area.

E come ogni nostro percorso che si rispetti… si termina in tavola… con un buon bicchiere di locale Cannonau!

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Alagna Valsesia: sulle tracce dei Walser

Siamo ai confini con la Svizzera, col comune di Zermatt nel canton Vallese, siamo ad Alagna Valsesia, “Guten Tag” ovvero ciao! Ai piedi del massiccio del Monte Rosa, Alagna Valsesia fa parte del Sesia Val Grande geopark, dal 2013 patrimonio Rete di geoparchi globale dell’UNESCO.
Le tradizioni da queste parti sono una cosa seria, tanto che ogni anno, ancora oggi, viene realizzata la manifestazione del Rosario fiorito, la cui nascita risale al 1683. Con i tipici costumi, pregando e cantando nel linguaggio dei loro antenati, gli abitati della zona partecipano sempre numerosi. Questa manifestazione rappresenta il ringraziamento alla Vergine per la protezione data alle mandrie e agli alpeggi durante la stagione estiva.

Oltre allo sci tradizionale, Alagna si è aggiudicata il ruolo di stazione sciistica più importante del dell’Alto Piemonte, è anche la capitale del freeride grazie alla particolare conformazione della valle, aspra e impervia ma allo stesso tempo con numerose valli laterali pensili, “a pettine”, che permettono un grandissimo sfruttamento del terreno. I panorami sono di volta in volta sempre diversi!

Alagna è uno dei 241 Comuni italiani certificati dal Touring con la Bandiera arancione per le sue qualità turistiche e ambientali – è strettamente legata a quella dei Walser, un popolo di origine germanica che in epoca medievale arrivò sulle Alpi.

L’aspetto più tipico e riconoscibile della cultura Walser è rappresentato dalle case, realizzate in pietra (il basamento) e in legno (la parte superiore). In tutte le frazioni di Alagna è affascinante camminare al cospetto delle grandi balconate, un tempo utilizzate per asciugare il fieno, tra piccole piazze, fontane, scalette di pietra. Spesso anche le vie tra una casa e l’altra sono coperte dalle falde dei tetti, che si toccavano l’uno con l’altro, nella logica della comunità.

Se volete approfondire, non perdete il Museo Walser. Al piano seminterrato si trovano la stalla “Godu”, con il pavimento in sasso, il soggiorno “Stand” adiacente e comunicante con essa, con il pavimento di legno, la cucina “Firhus” con gli strumenti per la cottura dei cibi, la stanza per la lavorazione del latte e il locale per la preparazione dei filati e la tessitura della canapa.
Al piano rialzato, sopra la stalla, sono allestite la stanza da letto “Stuba” con l’alcova. C’è poi la stanza per il deposito degli attrezzi da falegname, il locale degli oggetti artigianali e la sala dei documenti.
All’ultimo piano si visita il fienile “Stodal” con esposti gli attrezzi per l’agricoltura e per la lavorazione del legno e la dispensa “Spicher” con scaffali e rastrelliere usate per conservare i cereali e i cibi. Attorno all’edificio, sono perfettamente conservati i loggiati a pertiche, caratteristica delle case walser di Alagna.

Da visitare anche il piccolo, delizioso teatro dell’Unione Alagnese, a Pedelegno, con le decorazioni dipinte a mano, dove ancora si riunisce la comunità. C’è poi la chiesa di Alagna e i vecchi mulino di Uterio, uno dei quali ancora utilizzato a scopo dimostrativo.

I Walser hanno impresso un’architettura inconfondibile alle frazioni che costituiscono il comune di Alagna Valsesia. Ancora oggi possiamo ammirare i loro ricordi percorrendo le stradine e i sentieri che ci portano verso incantevoli passeggiate nella natura.

Non lasceremo Alagna prima di aver addentato l’uberlekke, un bollito preparato con diversi tipi di carni salate di animali tipici dei boschi valsesiani, talvolta insaporito con verdure o salame.

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Livigno tra downhill e freeride, che divertimento!

Siamo nell’unico paese italiano esente dall’IVA. E’ Livigno, in Lombardia. Lo status di zona extra doganale le viene dal 1910, quando il paese passava le stagioni invernali completamente isolato dal resto d’Italia. Nota come località sciistica, Livigno è un’attrazione anche per altre ragioni!

Qui si trova il MUS ovvero museo di Livigno e Trepalle che racconta la storia e le difficoltà della vita a Livigno nei tempi addietro. Viene spiegato il passato di questo paese, le tradizioni, la vita di un tempo e tutto ciò che ha fatto per diventare la Livigno di oggi. Troverete materiale etnografico sia attraverso la ricostruzione di ambienti domestici, sia attraverso sezioni che raccontano le radici contadine del luogo e le dinamiche che l’hanno portato al presente.
Una grande parte della collezione del museo appartiene a un fondo donato al Comune nel 1998, costituito da mobili d’arredo, quadri di famiglia, oggetti d’uso quotidiano e documenti cartacei.
L’edificio che ospita il museo risale alla fine del ‘700 e presenta alcuni elementi tipici delle case tradizionali di Livigno, come la sc’tua, la cucina con il cendré ovvero il focolare e il locale per la lavorazione del latte, ma anche caratteristiche particolari, come la notevole ampiezza. Si distribuisce, infatti, su ben quattro piani. La scala interna di legno ricostruisce un percorso storico: ogni alzata dei gradini presenta una data e un episodio fondamentale per la storia di queste valli, ulteriore spunto d’approfondimento.

Non solo sci…
Livigno offre 13 percorsi downhill e freeride con tre livelli di difficolta nell’area Mottolino Mountain. Nell’area Carosella Mountain si trovano 25 km di pista adatti per tutti i rider. Se volete invece farvi una semplice biciclettata in paese, le piste ciclabili non mancano. Sono disponibili anche le fat bike, con piste apposite lunghe circa 20 km. In paese vengono anche organizzati tour guidati utilizzando mountain bike o fat bike.

Il modo ideale per scoprire il territorio secondo noi è a piedi: camminando lungo le vie del paese o i numerosi sentieri che attraversano le valli e i monti, è possibile osservare il paesaggio rurale. Si scorgono vecchie stalle e fienili in legno con le travi annerite dal tempo, edifici in pietra con eleganti balconi intagliati, severe chiesette che ricordano al viandante la protezione della Madonna, cappellette votive, crocifissi creati con maestria usando materiali di recupero.

Quando siamo a Livigno non manca mai la scorpacciata di bresaola e speck. Molto buono il Brisaulì, cioè bresaola affumicata tra rami di pino, foglie di alloro e bacche di ginepro. Anche lo speck al ginepro è sublime. In abbinamento ai salumi ci sono ottimi formaggi, prodotti in caseifici di zona!

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Nova Ponente, l’altro volto di Obereggen

Oggi si parte per Nova Ponente. Siamo in Alto Adige. Abbiamo voglia di natura, autenticità e relax. Siamo nel luogo ideale, ad Obereggen che in italiano è stato tradotto nel 1940 in “San Floriano”, ma pochi lo sanno e anticamente in ladino era “Sèn Florià Sorega”. Obereggen è una frazione del comune di Nova Ponente, sotto la catena del Latemar, in Val d’Ega. E’ la base del comprensorio sciistico Ski Center Latemar, parte del noto Dolomiti Superski. Qui la spettacolare veduta delle Dolomiti vi lascerà senza fiato.

Dove vi portiamo?

Tra i percorsi di montagna, ve ne è uno che merita una visita più profonda di altri, è quello che porta al il Castel Thurn di Nova Ponente, attuale sede del Municipio, ospita il Museo Comunale, dove si possono ammirare oggetti sacrali e preziose opere rappresentative della cultura altoatesina.

Proseguiamo per un comodo sentiero fino ad arrivare alla Chiesetta di Sant’Elena. Durante l’escursione, sarete rapiti dalla bellezza straordinaria dello scenario montano. Ma la chiesa non è solo famosa per la splendida vista panoramica, al suo interno, l’antichissimo edificio custodisce un prezioso ciclo di affreschi che fanno parte dei capolavori della scuola pittorica di Bolzano del ‘400, con preziosissime testimonianze dell’Alto Gotico. Nella volta della navata gli affreschi presenti, sono molto ben conservati. Essi mostrano i quattro Evangelisti con i loro simboli, la nascita di Gesù Cristo, la Crocifissione, la Risurrezione e Gesù Cristo come Giudice. Il ciclo di affreschi prosegue sulle pareti laterali. Lì sono rappresentate singole scene della vita della Madonna e dell’infanzia di Gesù, sulla parete posteriore della chiesa invece sono rappresentati Sant’Elena, San Sebastiano, un’Annunciazione e i Vescovi Ulrich e Wolfgang. La Chiesa di Sant’Elena è la chiesa più antica di Nova Ponente. Fu edificata su un luogo di culto preistorico e nel 1410 fu dedicata a alla santa. L’architettura della chiesa è da attribuire allo stile romanico del tardo XII sec. Le ampie monofore ad ogiva nel campanile risalgono al 1500, la costruzione dell’altare alla prima metà del XVII sec.

Alta tappa, nei pressi di Nova Ponente, in Val d’Ega è il Lago Carezza. D’inverno ghiacciato, ma non per questo meno affascinante! Una leggenda racconta che una meravigliosa sirenetta viveva nelle profondità del Lago di Carezza, di essa si innamorò il mago Masarè. Per conquistare il suo amore, la strega Lanwerda consigliò al mago di travestirsi da venditore di gioielli e di creare con questi un arcobaleno che andava dal Catinaccio fino al Latemar. Al mago piacque l’idea e fece sì che l’arcobaleno splendesse nei suoi magnifici colori. Ma dimenticò di travestirsi. La sirenetta lo vide quindi e da quel momento in poi si sommerse per sempre nel lago e non si fece mai più vedere. Il mago fu così infuriato, che buttò tutti i gioielli e pezzi dell’arcobaleno nel Carezza. E proprio per questo, si dice, che ancora oggi il Lago brilli magicamente in tutti i colori dell’arcobaleno.

Obereggen è il luogo perfetto per la nordic walking, ovvero la camminata nordica. La disciplina prevede il supporto di bastoncini simili a quelli da sci ed è indicata per chi ama camminare in tranquillità, per gli escursionisti o i principianti. Qui troverete moltissimi percorsi ideati per il nordic walking, immersi nello splendido scenario delle Dolomiti. Un ottimo modo per fare sport a contatto con la natura.

Per chi ama il turismo religioso imperdibile è il Santuario della Madonna di Pietralba, immerso tra prati e boschi sul Monte Regolo.
Le origini del convento risalgono al 1553, anche qui una leggenda caratterizza la storia del luogo, narrando che la Vergine Maria apparve al contadino Leonhard Weißensteiner e lo guarì dalla sua malattia. Come ringraziamento gli chiese di costruire in quel luogo una cappella, dove tutti i fedeli da quel momento potessero invocare il suo aiuto. La cappella originaria fu visitata da numerosi pellegrini, per questa ragione si rese necessaria l’edificazione di una chiesa più grande.

Il giro a Nova Ponente termina in tavola, tra le bontà “d’oro bianco” ovvero il latte che qui si trasforma in burro, latticello, yogurt naturale e ricotta, formaggi freschi, molli o da taglio che stuzzicano il palato e che sono preziosi per il nostro benessere.

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Folgaria e la sua Base Tuono

Era un tempo la “Magnifica Comunità di Folgaria”. La Magnifica, come le altre regole comunali trentine, fu sciolta d’autorità nel gennaio del 1805 su disposizione del governo illuminista bavarese… ma è pur sempre “magnifica”, ancor oggi. Nota località sciistica Folgaria è un luogo da apprezzare anche per chi la neve non la ama. Fiore all’occhiello del borgo trentina è il suo centro storico, con un lungo viale pedonale ricco di negozi, bar, pasticcerie, ristoranti dove comprare le tipicità locali e gustare le prelibatezze dell’enogastronomia del luogo.

Ideale per gli sportivi, Folgaria non a caso è tra le Perle Alpine insieme a Lavarone e Luserna con le quali costituisce il comprensorio dell’Alpe Cimbra, in Trentino. Le “Perle Alpine” è l’associazione internazionale impegnata a promuovere il turismo sostenibile sulle Alpi.

Perfetta per le famiglie, con i suoi spazi verdi, le possibilità di relax e benessere, Folgaria è anche il luogo perfetto per percorsi nei ai boschi, prati e laghi, campi sportivi e attività di mountain bike. Da non dimenticare il Giardino Botanico di Passo Coe, che non conserva soltanto un gran numero di piante, ma è interessante anche per la morfologia e i fenomeni carsici della zona.

Per gli sportivi, gambe in spalla, si parte per il Sentiero Forra del Lupo, un’escursione che offre splendide vedute paesaggistiche in un contesto storico molto interessante. Buona parte del sentiero, infatti, si snoda nelle trincee della Prima Guerra Mondiale. Consigliamo di lasciare la macchina presso il ristorante Cogola, il giro ad anello vi riporterà nei suoi pressi. È necessario un buon allenamento!

Tra i “da non perdere” c’è il Forte Cherle, poi chiamato San Sebastiano per non confonderlo nelle comunicazioni radio col vicino forte Verle. Si trova su una delle alture che circondano Folgaria e domina dai suoi 1400 metri la Val d’Astico. Il panorama è stupendo! Purtroppo durante gli anni 20 il Forte è stato semi-demolito per recuperare il ferro all’interno delle fortificazioni, destino che accomuna tutti i forti della zona, tranne forte Belvedere. Negli anni ’80 è stato comunque restaurato e messo in sicurezza. Sono stati apposti alcuni cartelli che aiutano il visitatore a rendersi conto di come doveva essere l’opera quando era ancora operativa.

E’ qui a Folgaria, un luogo unico in Europa, dedicato al sistema missilistico Nike-Hercules è la Base Tuono, oggi un museo in cui sono esposti cinque missili Nike-Hercules, tre sulle rampe di lancio e due missili Ajax, precursori degli Hercules, primi missili intercettori teleguidati della storia. Vi sono inoltre tre carri elettronici e quattro antenne radar ai quali era affidato il controllo dello spazio aereo, l’intercettazione dell’eventuale nemico in avvicinamento e la guida dei missili che avrebbero dovuto raggiungerlo e distruggerlo. L’hangar espone strumentazioni del sistema d’arma, dispositivi multimediali (video) e un percorso didattico-illustrativo dedicato alla Guerra fredda e al sistema missilistico Nike-Hercules.
Nel bunker attiguo, protetto da un ampio terrapieno, è custodito un apparato elettronico adibito al lancio che ripropone la ricostruzione audio delle fasi di allarme e di lancio dei missili.

… e per concludere il nostro passaggio in Folgaria una buona fetta di formaggio di capra, unico e autentico e sopratutto caratteristico è l’ideale!

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