Natale a Empoli, e festa sia!

Vi abbiamo parlato di Empoli no? La città a metà strada tra Firenze e Pisa, celebre per il vetro verde e per aver dato i natali a Pontormo… Non ve lo ricordate? Cercate tra i nostri podcast e scoprite questa meta ancora poco nota al turismo di massa!
Ecco, proprio in questi giorni le vie del centro storico di Empoli brulicano di installazioni luminose, lì in fondo troneggia il grande albero di Natale che riempie e scalda i cuori di tutti anche al Grinch più ostinato che è tra voi! Empoli Città del Natale è finalmente tornata in grande stile con l’edizione 2021 per un Natale magico e memorabile.

Ascolta “Natale a Empoli, e festa sia!” su Spreaker.
 

Sarà un Natale brillante e luminoso nel pieno rispetto delle norme e della sicurezza. Sali sul trenino turistico per girare in comodità lungo le vie illuminate del centro e ammirare le installazioni. Ciuf Ciuf!

#EMPOLICITTADELNATALE non dimenticarlo e cerca il programma con tutte le iniziative sul sito!

Dal Luna Park Natalizio con pista sul Ghiaccio ai mercatini di Natale, un grande classico che a Empoli si ripete ogni anno e ogni volta propone nuove entusiasmanti alternative per trovare l’idea più originale da proporre come dono! Vuoi vincere il premio di “babbo natale” dell’anno? A Empoli devi venire! Nei mesi di novembre e dicembre, la centralissima Piazza della Vittoria ospita ben 32 banchi natalizi, dedicati al “fatto a mano” locale e al buon cibo. E poi… l’immancabile cioccolata calda!

La casetta delle Mascotte, Il magico mondo di Babbo Natale e il Mattoncini Village sono i momenti pensati in particolare per i più piccoli, ma siamo certi che troveremo anche i grandi intenti a costruire una casetta con gli storici tasselli colorati della Lego, non preoccupatevi, lo capiremo, il natale a Empoli fa tornare tutti un po’ bambini!
Intensa, emozionante, memorabile è LA GRANDE NEVICATA, uno spettacolo unico: quello della neve che scenderà su Empoli. Fiocco dopo fiocco Piazza Farinata degli Uberti diverrà sempre più bianca, uno scenario inedito per queste latitudini!

Se lo spettacolo della neve non ti ha emozionato a sufficienza, alza gli occhi percorrendo le vie illuminate a festa e osserva le piazze più celebri della città cambiare volto: i palazzi illuminati da proiezioni con immagini e scene natalizie creano un’atmosfera indimenticabile!

In questo clima di festa si inseriscono anche numerosi eventi culturali per grandi e piccini: dai concerti natalizi a quello di fine anno, dagli spettacoli della stagione teatrale di Empoli, che dopo due anni di fermo riapre in bellezza il 16 dicembre, fino alle visite guidate e ai laboratori che animeranno i musei del circuito cittadino.
Eh sì, per Natale siamo tutti più buoni, a Empoli ancora di più! Regalatevi l’emozione del Natale in questo piccolo gioiello nel cuore della Toscana.

Empoli, Città del Natale ti aspetta!

Scopri i nostri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

 

In Val di Rabbi la Valle dei presepi 4 dic – 6 gen

Non può esser Natale senza i presepi, non può esser Natale senza una visita alla Val di Rabbi che dal 4 dicembre al 6 gennaio si trasforma eccezionalmente nella Valle dei Presepi!

Ascolta “La Valle dei presepi prende vita in Val di Rabbi” su Spreaker.

Qualsiasi momento è quello giusto per immergersi in questo spicchio di Trentino Alto Adige, ma al calar del sole è tutto più speciale, quando il cielo inizia a imbrunire, in quel momento, come per magia “click” le luci si accendono illuminando ogni presepe che arreda così la valle. E Natale sia!

Ciò che caratterizza i presepi, oltre alla scenografia che li accompagna, perchè non c’è luogo più adatto ad accogliere questo momento dell’anno che non sia la Val di Rabbi, ma come ho detto, scenografia a parte, ciò che rende speciali i presepi è il cuore dei rabbiesi, che artigiani per l’occasione, pezzo dopo pezzo, li hanno abilmente realizzati. I presepi si trovano tutti all’esterno delle case, nelle piazze, sulle fontane e alcuni si trovano all’interno di antichi caseifici o nei <vouti>, le tradizionali cantine delle case e dei masi.

Sono talmente tanti e talmente belli che non ne dovrai perdere nemmeno uno. All’ufficio informazioni della valle, nella frazione San Bernardo puoi ritirare una mappa in cui sono indicati tutti i presepi. Ad ognuno di essi corrisponde un numero e un adesivo che troverai recandoti sul luogo. Prendi l’adesivo e incollalo sulla tua mappa. Chi riesce a trovare tutti i presepi e raccoglie tutti gli adesivi può tornare in ufficio e ricevere un gadget firmato “Val di Rabbi”. Da queste parti si è artisti fuori e dentro, ne pensiamo sempre una nuova, per divertirci insieme a te!

Il percorso dei presepi è il modo migliore per scoprire i borghi meno conosciuti della Valle. Mettiti comodo, parti! Quest’anno, tra l’altro, c’è una grande new entry: i mercatini di Natale! Saranno realizzati in cinque diverse località della Valle per coinvolgere tutta la comunità, che è parte attiva nella realizzazione di questo evento. Perchè questo momento sia una festa per tutti! Ad ogni mercatino potrai riscaldarti con il vin brulè e assaggiare i dolci tipici del Natale fatti artigianalmente, ovviamente! Il suono della fisarmonica, sarà la colonna sonora del momento.

Se non hai ancora esaurito il tuo tempo libero, in Val di Rabbi si possono fare escursioni con le ciaspole, su percorsi ben segnalati e messi in sicurezza dalle guide alpine, si può fare sci alpinismo oppure sci di fondo. Non essendoci impianti di risalita le attività invernali sono strettamente legate alla natura e al mondo del gusto. Sono infatti aperte tre malghe Stablasolo, Fratte e Monte Sole, che si possono raggiungere per pranzo o per cena dove non mancheranno canederli, strangolapreti, la torta di patate o i tortei di patate ma anche la classica polenta e spezzatino.

Nel periodo natalizio sarà anche possibile visitare il Mulino Ruatti, il museo dell’acqua che si trova a Pracorno, il primo paese della Valle e il Casél di Somrabbi, un antico caseificio turnario diventato adesso punto di interesse per gli abitanti e i turisti.
Buona Natale tra le Valle dei Presepi di Rabbi!

Programma

I mercatini saranno aperti dalle ore 15 alle ore 18 nelle seguenti date

– 04 dicembre a Pracorno, in località Pozze

– 07 dicembre a Ceresè

– 11 dicembre a Piazzola

– 18 dicembre a Penasa

– 29 dicembre a San Bernardo

Scopri i nostri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

Casale Monferrato, è festa del tartufo bianco

I buongustai ne vanno pazzi. Per gli chef stellati non c’è nulla di meglio per nobilitare piatti semplici e dare un tocco di “classe” a quelli più tradizionali. Gli scienziati lo chiamano tuber magnatum. Lui è un fungo. Ma non uno qualsiasi. Non ha neppure il cappello. Ma in compenso ha un profumo da capogiro, tanto che alcuni pretenziosi “o de parfum” lo inseriscono tra gli ingredienti.

Ascolta “Casale Monferrato, è festa del tartufo bianco” su Spreaker.

Rullo di tamburi, ecco a voi il tartufo bianco, quello unico che solo in Piemonte si può gustare. È qui, e soprattutto nel Monferrato Casalese, che la tradizione si perde lontana nel tempo. Da che si ha memoria, il Monferrato è sempre stato un territorio storicamente fecondo produttore di tartufi dalle eccellenti qualità organolettiche grazie al fatto che le tartufaie si trovano in terreni di fondovalle, tenaci, molto aperti e quindi spesso siccitosi che regalano ai tartufi profumi unici.

I tartufi più belli spesso crescono a profondità superiori ai 50 centimetri fino anche a un metro! Questo rende ancora di più stimolante la ricerca, che si svolge ininterrottamente durante la stagione invernale giorno e notte! Ma tu che leggi, sei fortunato, perchè dal 27 al 28 novembre Casale, storica capitale del Monferrato ti aspetta con la Festa del tartufo bianco e una carrellata di piatti gustosi, tutti ricchi del prezioso ingrediente! Non dovrai improvvisarti cavatore, perchè ti verrà servito tutto il tartufo, rigorosamente bianco, che vorrai.

Carpaccio alla Monferrina di Fassona Piemontese con Tartufo Bianco, risotto “dal Pòpal” con Tartufo Bianco, cocotte con cardo gobbo di Nizza, Topinambur uovo e Tartufo Bianco. Gelato artigianale, ovviamente con Tartufo Bianco!
E se proprio non ne avessi abbastanza, numerosi saranno gli stand dove potrai acquistarlo per portarlo a casa o donarlo… che poi il Natale è vicino! Quale dono migliore da mettere sotto l’albero di un ingrediente così prelibato… tutto sta nell’arrivarci al Natale senza averlo mangiato prima!

Nel mercatino non ci saranno solo i tartufi, ma un ampio spazio sarà dedicato ai prodotti tipici e all’artigianato locale, dove i visitatori potranno immergersi nella cultura monferrina.
La Festa del tartufo bianco di Casale Monferrato è la giusta occasione per assaporare il meglio di quest’angolo del Piemonte in provincia di Alessandria, ai piedi dell’estremità orientale delle colline del Po, tra vini e bontà gastronomiche, ma anche musei, piazze e chiese nascosti che ti emozioneranno.

Molto pittoresco è il castello che sorge sulla riva del Po, da cui si gode un bel panorama. Il centro della città è la piazza del Duomo romanico, uno dei monumenti più antichi della città e della provincia di Alessandria, la cui fondazione viene fatta risalire al re Liutprando. Vi sono racchiuse varie preziosità tra cui il bellissimo crocifisso del secolo XII, il Nartece con sollecitazioni d’arte armena e gli splendidi mosaici, resti del primitivo pavimento.

Interessanti costruzioni settecentesche sono il palazzo San Giorgio, il palazzo Treville, costruito nel 1730, con un atrio, un portale e uno scalone di bellissimo effetto, e il palazzo Langosco.
La fisionomia di Casale antica, maestosa e aristocratica la rende la capitale indiscussa del Monferrato, da vedere, sopratutto durate la Festa del Tartufo Bianco!

Scopri i nostri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

Pejo: il museo delle streghe, un viaggio tra storia e cultura

Tutte un po’ lo siamo, perché essere streghe è uno stato dell’animo, del cuore e della mente. È una sensibilità e sensitività molto sviluppata. È la consapevolezza che non c’è un mondo umanicentrico, ma anzi, esiste un mondo in cui la natura è molto più forte. È una predisposizione verso l’animismo. È la consapevolezza che tra “qua e là’” c’è sempre una porta aperta. 
Queste sono le streghe, e se son solo donne “Ça va sans dire”…

Ascolta “Il museo delle streghe di Pejo, un viaggio tra storia e cultura” su Spreaker.  

Ebbene. Se l’attacco ti ha introdotto un pochino nel mondo delle streghe… ora sprofonderemo insieme  nel fascino delle loro vite, grazie al Museo di Pejo, dove Vittorio, prof alle scuole medie di lavoro ed etnografo per passione, ha realizzato un piccolo museo dedicato alla magia e alla stregoneria. Vetrina dopo vetrina. Ammennicolo dopo ammennicolo. Eccoci. Tra loro. Tra le streghe.

All’ingresso un’insegna piccolina, anzi due, ma sono talmente piccoline che farete difficoltà a vederle, hanno l’immagine di una streghetta con il suo fedele amico gatto. Che sia stregato o meno questo luogo non so dire. È di certo “magico”. A renderlo tale sono le storie che racconta, gli oggetti che, teca dopo teca, tratteggiano un passato nemmeno troppo lontano.

Il pezzo forte del Museo è Vittorio. Cuore e memoria. Impegno e dedizione del museo nato per raccontare la vita delle streghe. Vittorio vi seguirà. E vi narrerà con dovizia di particolari, ogni piccolo oggetto.

Laggiù un teschio in cera, perché la chiesa non consentiva di avere in casa il teschio del defunto, ma di sottecchi in quello in cera era nascosto un frammento di osso del defunto.
Poi ci sono i ramoscelli di menta… meno emozionanti ma sappiate che ognuno di essi darà un tocco di magia al vostro amore, al vostro umore e chissà… anche ai vostri desideri!
La raccolta delle erbe ha una lunga storia. Nella pratica medica popolare era diffusa una farmacologia arcaica di origini preistoriche che poneva in relazione il mondo vegetale a quello astrologico in connessione con il calendario contadino. Le guaritrici di campagna sapevano raccogliere le erbe giuste nel momento giusto in modo da non vanificarne le proprietà. Questa pratica che oggi è valutata con maggiore attenzione ai tempi metteva in relazione le donne con la magia nera. Praticamente l’erborista andava al rogo!

Tra i reperti c’è un manico di pugnale rituale indonesiano.
In una cornice ovale ci sono i capelli di Isabella Donizzetti. Aveva 19 anni quando fu accusata di stregoneria in una Bolzano del 1787. Era nei capelli la forza delle streghe. Per questo glieli dovevano tagliare.
Nella Lessina veronese fino agli inizi del novecento vi era l’incantesimo della bottiglia. Nel museo ve ne è testimonianza!
Se foste vissuti in Val di Non nel 1612 e vi fosse capitato di perdere il classico mazzo di chiavi, niente paura, per ritrovarlo c’era il metodo rabdomantico con il pendolino magico, è nella teca del museo! Ovviamente anche per questo arrivò puntuale la condanna della Chiesa.

Prima di andar via offrite un pensiero alle streghe “cadute”. Il loro elenco, lungo e commovente, lo troverete al termine del breve e intenso percorso sulla vostra destra.

Buon Museo delle Streghe a Pejo

Scopri gli altri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

Compiano, qui c’è un castello bellissimo!

E oggi siamo nel Castello di Compiano “dove il tempo si è fermato”.
Millenaria fortificazione immersa tra i rilievi dell’Appennino Emiliano, posta a controllo della verdeggiante Valtaro. Da struttura difensiva ed elegante residenza dei principi Landi, fu trasformata, a inizio ‘900, in collegio femminile, per poi divenire dimora stabile ed eclettica casa-museo della Marchesa Raimondi Gambarotta.

Ascolta “E oggi siamo nel Castello di Compiano "dove il tempo si è fermato”.” su Spreaker.

Ciò che affascina, non appena varchi il portone di ingresso del Castello di Compiano, è la presenza di elementi decorativi, arredi e oggetti d’arte tanto diversi tra loro e distanti cronologicamente con l’epoca di costruzione del maniero. La tipologia di casa-museo e la collezione Raimondi-Gambarotta è un unicum immerso in pieno Appennino Parmense.

Il Castello di Compiano fu acquistato nel 1966 da Lina Angela Luisa Contessa Raimondi Marchesa Gambarotta che lo adattò a stabile dimora, trasformando in particolar modo il piano nobile, già residenza dei principi Landi.

La variegata caratterizzazione delle sale, che abbracciano periodi che spaziano dal Rinascimento, al Rococò, dal Medioevo allo stile Impero, si inserisce perfettamente nel clima del collezionismo di inizio ‘900. La sua raccolta, nata e implementata nel corso degli anni, in seguito alle esperienze lavorative e ai numerosi viaggi, rispecchia la personalità colta e al tempo stesso bizzarra della proprietaria.

L’idea di un ambiente intimo e riservato come la biblioteca, con le sue boiserie in legno, ricorda lo studiolo di principi umanisti; la saletta cinese con le sue statuine di Budda, teiere e potiche e oggetti di arredamento di grande pregio come il tempietto e il paravento cinese, ricalca l’interesse di molti collezionisti a cavallo tra ‘800 e ‘900 per l’esotico e la moda per l’orientale.

La sala della musica, contraddistinta dalla presenza di un Sievers francese di passaggio tra il forte-piano e il pianoforte in palissandro è testimonianza dell’elevato grado culturale della Marchesa, mentre la sua camera da letto, con specchiere che celano guardaroba e una sala da bagno in stile impero, con porta-parrucche e casco per la messa in piega, ci riporta a una leziosa “vanitas” dei nostri giorni.

Il Castello di Compiano, è uno scrigno pieno di sorprese, qui infatti troverai un museo unico nel suo genere in tutta Italia: il Museo Massonico Internazionale “Orizzonti Massonici”. Il professor Flaminio Musa comandante partigiano, medico, poeta, massone del rito scozzese ne fu l’artefice. Cimeli, medaglie, quadri: qui tutto racconta il simbolismo massonico inglese del Settecento e dell’Ottocento.
Ma non è finita qui!

La sala al piano terra del Castello, in comunicazione con la biglietteria/reception, accoglie oggetti che caratterizzavano le cucine locali tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, nonchè utensili legati ad antiche produzioni artigianali parmensi.
Compiano e il territorio della Valtaro vantano alcune eccellenze alimentari di fama internazionale: il Parmigiano Raggiano di montagna, i salumi, i funghi porcini, le castagne e altri prodotti della terra, a cui si lega anche la tradizione della pasta fresca tirata a mano. Queste tradizioni, perdute o mutate nel tempo dalla tecnica, rivivono nel racconto di postazioni-video che ti accoglieranno.

Vieni a Compiano, il suo castello ti aspetta!

Scopri gli altri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

Canova, scultore e imprenditore di Possagno

Siamo nell’est del Veneto. A Possagno. Un paese piccolino. Ordinato. Grazioso. E’ qui che le greggi due volte l’anno pascolano nei prati vicini al centro cittadino. Questa potrebbe essere la ragione del suo nome “poss” che unito ad “agno” significa: la pozza dell’agnello. Dal neolitico o dall’eneolitico non si sa bene, ma questi potrebbero essere i periodi a cui ricondurre la prima umanità che da queste parti circolava.

Chissà.

La storia è di certo importante, scavare nella memoria è fondamentale, ma qui a Possagno mi voglio fermare in un anno preciso, in una data precisa il “1 novembre 1757”.
E’ quando nacque il padre del neoclassicismo, Antonio Canova. Proprio qui, in questo lembo di Veneto, in una lingua di terra pianeggiante che indirizza lo sguardo verso l’alto, sotto il Massiccio del Grappa.

Dimora, culla, casa natia, luogo in cui rigenerarsi. Era tutto questo Possagno per Antonio Canova. Anche trasferitotisi a Roma, era sempre qui che tornava. Ed era sempre una festa per i suoi concittadini riaverlo a casa, una festa che celebravano ogni volta in pompa magna. Anche lui non era da meno. Canova amava profondamente la sua terra e la sua gente. Destinava ogni anno a 3 fanciulle, una dote affinché potessero esser prese in moglie.
Ma Possagno, per Canova rappresentava anche il suo amato nonno Pasino, abile scalpellino e capomastro, che gli insegnò i primi rudimenti del mestiere. Fu lui a fargli da padre, vendette le sue terre per farlo studiare, ma il Canova quando divenne “IL CANOVA” gliele riacquistò!

Se vuoi innamorarti di Possagno, come lo fu il Canova, ti offro due dritte:
Gypsoteca e Tempio Canoviano!

La Gypsotheca canoviana è una parte del Museo Canova, insieme alla Casa Natale dello scultore e alla Biblioteca. Vi sono contenuti i modelli in gesso e i bozzetti in argilla dello scultore neoclassico, nonché alcuni dei suoi quadri e disegni.
Tra le tantissime opere originali come Ercole e Lica, il monumento funebre ad Antonio Alfieri, Teseo e il Centauro. Sono tutte riconoscibili come originali perché hanno ancora i chiodini in ferro che ne permettevano le repliche.
Chiodini? Ebbene si!
Vi svelo il segreto.
I garzoni di bottega puntellavano il gesso realizzato dal maestro e poi prendevano le misure tra un chiodo e l’altro attraverso un particolare strumento che, posizionato sul pezzo di marmo, permetteva di intervenire sul punto esatto mantenendo distanze e proporzioni. In questo modo si poteva replicare il pezzo.
Il Canova, non era solo un abile scultore, ma era un vero e proprio imprenditore di stesso! Conservando la scultura in gesso, quella in marmo poteva essere replicata nei minimi dettagli su richiesta. Soprattutto, in questo modo la scultura poteva essere realizzata dalla sua bottega e lui poteva limitarsi alla finitura finale.
Il gesso, insomma, era una sorta di campionario, oltre che l’unica scultura realizzata interamente dalle mani dell’artista e, per alcuni, la vera e propria opera d’arte originale.

La casa natale di Antonio Canova è proprio lì. Nello stesso complesso in cui ti trovi ora ad ammirare gli illustri gessi. Esci, attraversa il giardino, ma fai attenzione, alcune delle piante che vedi, furono volute dallo stesso Canova, in particolare i pini, forse un ricordo di Roma. La casa è una struttura del Seicento ampliata e restaurata dallo stesso artista con i soldi guadagnati a Roma.
Al suo interno si possono vedere non solo le sale dedicate alla vita quotidiana, come la cucina, ma anche dipinti, disegni, bozzetti e statue che ripercorrono la vita dell’artista.
Ci sono inoltre strumenti, ritratti, mobili di inizio ottocento e abiti, come quello indossato da Canova durante la posa della prima pietra del Tempio Canoviano. Un vero e proprio dietro le quinte di uno degli scultori più importanti di sempre.

Non si può pensare a Possagno senza aver dinanzi agli occhi il Tempio Canoviano. Gambe in spalla, attraversa la strada, goditi l’aria frescolina dell’Alta Marca Trevigiana, sali le scali ed entra. Non sei nel Pantheon di Roma, tranquillo!

Canova non vide mai il Tempio, da lui progettato, completato e fu suo fratello a seguire i lavori fino all’ultimo intervento del 1832. Oggi sono sepolti insieme al suo interno, anche se il cuore dell’artista si trova nel monumento funebre ospitato nella Basilica dei Frari e la mano destra, invece, all’Accademia, entrambe a Venezia.

Il Tempio si basa su un concetto pagano, così come la pala della Deposizione di Cristo realizzata dallo stesso Canova: Dio è sole. E non lo è solo all’interno del quadro, ma anche all’interno della chiesa, quando a mezzogiorno esatto entra dalla finestra sulla cupola illuminando l’altare.

Buona Possagno

Scopri gli altri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

Il foliage, l’impietrata, e molto altro nella bella Serra de’ Conti

L’autunno è alle porte. Il golfino indosso. Le foglie cadono. E noi siamo nelle Marche, a Serra de’ Conti, dove il foliage è talmente affascinante da poter competere in serenità con i colori del New Engleand. Prendi la macchina, c’è un posto in prima fila per te nell’affaccio della Panoramica di San Paterniano. Se sei un romaticone, ma anche solo, e non è cosa da poco, un amante della natura e dello sport all’aria aperta, imperdibile è questo luogo! Una vista straordinaria su Serra de Conti, sui Monti Appennini e anche sul Mare Adriatico. Ti innamorerai!

Ascolta “Il foliage, l'impietrata, e molto altro nella bella Serra de' Conti” su Spreaker.

Quello che ti attende è un itinerario di minimo 5 km da fare a piedi o in bici. Il percorso parte da Piazza Leopardi, sale verso San Paterniano. Tratti in pianura, poi in collina, verde scintillante e suoni rasserenanti. Tutto questo ti aspetta. Nel finale percorrerai un tratto del fosso di San Francesco, una piccola valle di notevole interesse naturalistico caratterizzata dalla presenza di una folta vegetazione. Indovina cosa è fondamentale avere in questi momenti? La macchina fotografica, se sei fortunato potresti immortalare anche un airone, un habitué di queste parti!

Serra de’ Conti, come molti altri borghi nelle vicinanze, ha un’origine collocata approssimativamente nell’alto medioevo. Quando la valle del Misa divenne Feudo Imperiale vennero formati nuovi nuclei urbani nell’area, tra i quali, appunto, questo grazioso borgo. Il Misa, che è l’unico fiume che attraversa il comune di Serra, ha lungo le sue sponde sentieri grazie ai quali è possibile osservare una flora e una fauna degne di uno shooting blasonato. Questo itinerario ti consentirà di attraversare un piccolo affluente del fiume Misa in un tratto davvero particolare, ovvero l’impietrata. Si tratta di un attraversamento di epoca romana, tuttora visibile e percorribile, sopratutto in periodi di secca. Stai camminando nella storia, laddove un tempo i nostri predecessori arrivano con le carrozze e chissà cos’altro.

Continuando il percorso, aguzza lo sguardo c’è la chiesa rurale di San Fortunato un piccolo edificio sacro, un tempo punto di riferimento per la comunità serrana. Al suo posto nell’alto medioevo sorgeva il castello di Donazzano, oggi scomparso. L’antica chiesetta rurale, fondata nel XIII secolo e rimaneggiata nella seconda metà del Quattrocento, è stata in parte restaurata all’inizio degli anni Ottanta. La facciata esterna è arricchita da un portale d’ingresso sormontato da una decorazione in cotto a motivi fogliacei. L’altare dedicato a Maria Santissima delle Grazie è circondato da un ciclo di affreschi eseguiti nella seconda metà del XV secolo da Andrea di Bartolo, detto Andrea da Jesi il Vecchio, e probabilmente da Giovanni Antonio da Pesaro.

Continuando a girovagare per le campagne, dirigendosi verso la località di Osteria di Serra de’ Conti, ci si può fermare ad ammirare la Querciagrossa, uno splendido esemplare di roverella, tipico elemento arboreo delle campagne marchigiane, di natura secolare, alto 20 metri, con una circonferenza di 5 metri. Non pensare sia una cosa scontata! Proprio da Osteria comincia via della Fornace, dove al civico 7 si trova l’imponente Fornace Hoffman. E’ un importante esempio di archeologia industriale: una fornace del ‘800 dove venivano cotti i laterizi prodotti in questa zona ricca di ottima argilla e di abbondante acqua, grazie alla vicinanza del fiume Misa. Rimase in funzione dal 1884 al 1971. I proprietari privati, ne hanno curato una bellissima ristrutturazione, che ne fa potenzialmente un importante polo culturale delle Val li del Misa e del Nevola.

Per i più curiosi, c’è un luogo non molto noto che suggella il vostro percorso outdoor a Serra de Conti, è la Grotta della Nembo, particolare testimonianza della Seconda Guerra Mondiale scavata nell’arenaria, nei pressi della Frazione Osteria, lungo il lato sud del fiume Misa. Sono ancora visibili graffiti e bassorilievi che riconducono al comando di paracadutisti della Nembo, ivi giunto per liberare Serra de’ Conti dalla presenza tedesca.
Siamo certi che dopo un percorso del genere non sogni altro che una bella zuppa di cicerchia, sei a Serra, nel posto giusto, siediti e ordinala!
Buona Serra de’ Conti!

Scopri gli altri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

Un ‘pieno’ di bellezza tra i musei e le piazze di Empoli

La bellezza salverà il mondo, lo diceva Dostoevskij, lo ha ricordato anche Papa Francesco non molto tempo fa… e noi ne siamo convinti, ma lo sarai anche tu non appena avrai ascoltato la nuova puntata del podcast, dedicata oggi all’arte che anima Empoli.

Ascolta “Un ‘pieno’ di bellezza tra i musei e le piazze di Empoli” su Spreaker.

Partiamo dal cuore della città, Piazza Farinata degli Uberti dove si trova la splendida Collegiata di Sant’Andrea, la chiesa che rappresentò l’elemento attorno a cui sorse il castrum Impoli fin dal 1119. La facciata della Collegiata, decorata con marmi bianchi e verdi, rappresenta l’unico esempio di romanico fiorentino al di fuori della città di Firenze. Molte delle opere antiche che ornavano le cappelle e gli altari della chiesa si trovano oggi nel vicino Museo della Collegiata. Inizia da qui il tuo percorso alla scoperta dei capolavori conservati a Empoli, in uno dei più antichi musei ecclesiastici d’Italia, fondato nel 1859.

Nelle prime sale ti attendono le eleganti Madonne col Bambino di Giovanni Pisano e Mino da Fiesole, il Fonte battesimale attribuito a Bernardo Rossellino e lo straordinario affresco staccato raffigurante il Cristo in pietà di Masolino da Panicale. A Empoli, altre testimonianze dell’opera di questo celebre artista del Quattrocento si possono trovare nella Cappella di Sant’Elena all’interno della vicina Chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani, che, ovviamente, è parte del percorso museale! Gli altri piani non te li sveliamo… devi venire in persona, perchè l’arte ha tutto un altro sapore vista con i propri occhi!

Uscendo dal Museo e tornando in Piazza Farinata degli Uberti, guardati intorno… al centro della piazza troneggia la Fontana delle Naiadi o dei Leoni. Fu costruita agli inizi dell’800 su desiderio dei cittadini che chiedevano, da un lato una fontana per rifornirsi d’acqua nel centro cittadino e dall’altro, un’opera che sostituisse al centro della piazza l’antica colonna del Marzocco, simbolo della Repubblica Fiorentina che era stata demolita durante il regime napoleonico. Realizzato l’acquedotto, l’architetto Giuseppe Martelli progettò la fontana con il gruppo scultoreo composto dalle Naiadi e completato dai quattro leoni, a cui diedero forma gli scultori Luigi Pampaloni, Luigi e Ottavio Giovannozzi. Tra l’altro, la nudità delle Naiadi scatenò le proteste di più puritani che chiesero a gran voce di coprirle… Ma, per fortuna, la bellezza ebbe la meglio!

Cambiando drasticamente stile, periodo e location ci spostiamo nel vicino Palazzo Comunale di via Giuseppe Del Papa dove si trova la Galleria d’Arte Moderna e della Resistenza, la GAM. Istituita nel 1974 per stimolare l’interesse della cittadinanza nei confronti della Resistenza e delle espressioni artistiche di inizio Novecento, la Galleria raccoglie oggi un consistente nucleo di opere di artisti empolesi e toscani come Sineo Gemignani, Virgilio Carmignani, Nello Alessandrini, Mario Maestrelli, Enzo Faraoni, Gino Terreni. Un passaggio qui è fondamentale perché la memoria è la bellezza del futuro che costruiamo.

A questo punto dobbiamo allontanarci dal centro di Empoli e arrivare nel borgo di Pontorme, alla Casa di Jacopo Carucci, detto il Pontormo. Qui, dove l’artista nacque nel 1494, si conservano oggetti e opere che raccontano l’espressione di questo celebre esponente della Maniera moderna. Ci sono addirittura i fac-simili dei fogli che disegnò in preparazione delle tavole dei Santi San Michele Arcangelo e San Giovanni Evangelista che ancora oggi possiamo ammirare nella vicinissima chiesa di San Michele. Si tratta, senza dubbio del più importante lascito del pittore alla sua città natale.

Buona bellezza, buona Empoli!

Scopri gli altri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

Vignanello, tra connutti, storia e bontà

Circondato da campi coltivati, boschi rigogliosi e torrenti sembra un museo a cielo aperto, tra monumenti e vicoli pittoreschi. Il set adatto a una fiaba. Oggi ti portiamo a Vignanello dove il Rinascimento risplende in tutta la sua potenza nel Castello Ruspoli.
Andiamo con calma.

Ascolta “Vignanello, tra connutti, storia e bontà” su Spreaker.

Prima di tutto devi sapere che Vignanello è un gioiellino incastonato nella bella Tuscia. Tanto bello che già dalla Preistoria vi si abitava, forse sarà stato il fascino dei Monti Cimini che lo incorniciano, piuttosto che quello della Valle del Tevere.. chissà cosa stregò l’uomo delle caverne? Certo è che la magia di Vignanello è arrivata fino ai giorni nostri.

Il suo centro storico medievale, l’antico insediamento e i due borghi settecenteschi si trovano lungo una dorsale tufacea delimitata a nord dalla Valle Maggiore, dove scorre il fosso Zangola, e a sud dalla Valle della Cupa, con il suo omonimo fosso. A Vignanello ci sono poi i Connutti, i cunicoli nel dialetto locale, che si sviluppano lungo la linea principale del borgo. Ne esistono diverse diramazioni, tutte affascinanti! Ti diamo qualche dritta in più, per aiutarti nella localizzazione di questo luogo meraviglioso. Siamo ai confini con Toscana e Umbria. La bellezza al cubo! A Vignanello, te lo dicevo prima, è presente una delle dimore più affascinanti del Lazio, Castello Ruspoli, che come ogni residenza storica che si rispetti ha uno straordinario giardino all’italiana, che vedrai come ultima tappa nel corso della vista. Inizierai infatti dal piano terra, poi la cappella privata, il piano nobile, i saloni e le stanze. Sarà difficile andar vita da tanta bellezza.

La storia dei nostri borghi, non può non passare dalle strutture religiose. È per questa ragione che ora ti portiamo nella Collegiata di Santa Maria della Presentazione uno degli edifici di culto più belli di Vignanello. L’abside semicircolare  ornata  da  una  preziosa  Gloria  di  angeli  in  stucco  dorato  che  racchiude  un quadro  di Annibale Carracci, raffigurante la Madonna col Bambino è pazzesca. Contrapposta alla Gloria vi è la cantoria settecentesca decorata da splendide sculture in legno e stucco, che incornicia l’organo realizzato nell’ottocento da Angelo Morettini da Perugia. Una particolarità delle decorazioni è data dalla singolare ricorrenza del muso di un cagnolino. Già ai tempi si era pet friendly!

C’è poi, imperdibile, la Chiesa dedicata alla Madonna del Pianto, per la sua pianta circolare. Ma anche per il miracolo a cui è legata.
Per le strade di Vignanello vi sono numerosi monumenti storici di grande interesse, insieme ai luoghi di culto e allo splendido castello. Molto interessante, ad esempio, è la Porta del Molesino del 1692, detta anche “Porta del Vignola”, un’opera dell’architetto romano Mattia de Rossi allievo di Gian Lorenzo Bernini, che nulla ha a che fare con il Vignola, ma garantiamo, è davvero bella!

Importante, per narrare Vignanello, è anche la Colonna Citatoria di Piazza Gramsci. Realizzata dall’architetto Giovan Battista Gazzale, ed eretta nel 1730. La trovi nel Parco Ruspoli.

La Fontana Barocca, o meglio conosciuta come Fontana d’a Rocca, deve il suo nome alla trasposizione della dicitura data dai Vignanellesi per la quale da “Fontana d’a Rocca” si è tradotta con “Fontana Barocca”; oltretutto il periodo di costruzione risale al Tardo Barocco, 1673.
Questa, è stata la prima fontana eretta all’interno del perimetro delle mura settecentesche della cittadina di Vignanello.

Non ti lasciamo mai andar via a bocca asciutta, devi assaggiare i Mostaccioli, il Pamparito, se ami il vino c’è il Greco di Vignanello.

Scopri gli altri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

Rosignano Monferrato: dai mari ai monti, un viaggio imperdibile

Quando ti arriva sul tavolo, non ci pensi, alzi il bicchiere e mandi giù, pur degustandolo con cura, ma in quel sorso di vino c’è una storia immensa, che attraversa secoli, luoghi e tradizioni. Siamo a Rosignano Monferrato, nel Monferrato Casalese, borgo che ti accoglie con panorami mozzafiato, percorsi d’arte e naturalistici, tradizioni, vini d’eccellenza, prodotti gastronomici e artigianali di qualità. Siamo in provincia di Alessandria, in una città ricca di spunti di visita, per chi come te ama il fuoriporta, tra cultura, tradizione e genuinità.

Qui troverai una eccezionale testimonianza vivente della tradizione storica della coltivazione della vite, dei processi di vinificazione, di un contesto sociale, rurale e di un tessuto economico basati sulla cultura del vino. Oggi ti portiamo negli Infernot, Patrimonio Unesco!

Gli infernot, sono speciali cantine sotterranee scavate nella pietra da cantone per la conservazione del vino, custodiscono anni, o meglio secoli di storia enologica. Ogni infernot ha una struttura unica e decorazioni che lo rendono peculiare, tanto da essere entrate a far parte del Patrimonio dell’Umanità Unesco. L’infernot è senza luce e aerazione, generalmente raggiungibile attraverso una cantina o dagli ambienti domestici, e utilizzata per custodire il vino imbottigliato. Le sue caratteristiche di temperatura e umidità costanti consentono l’ottima conservazione delle bottiglie più preziose. Alcuni infernot sono impreziositi da decorazioni geometriche scolpite sulle superfici perimetrali, altri addirittura hanno un tavolo, che non è mai un elemento aggiunto ma scavato nella pietra.

A Rosignano sono conservati circa una settantina di infernot, perlopiù di proprietà di privati. Durante le visite guidate al paese è possibile scendere, tra gli altri, in uno degli infernot più profondi mai visti: un’esperienza da non perdere!

Rosignano Monferrato è la tua meta perfetta. A pochi minuti da Casale Monferrato e circa un’ora da Torino, Milano e Genova, Rosignano si trova in una posizione privilegiata sulle colline.

Se molti borghi concentrano la loro bellezza proprio nel proprio centro storico, questo non vale per Rosignano Monferrato. Troverai molte frazioni e località sparse, sorte nel corso dei secoli: Uviglie, con il suo Castello; le installazioni esterne del Percorso Morbelliano, ovvero l’tinerario sui luoghi di Angelo Morbelli, celebre pittore Divisionista, con le riproduzioni di alcuni dei suoi quadri più famosi legati ai paesaggi monferrini da lui tanto amati, che da Uviglie conducono i visitatori fino alla Colma e a Villa Maria, sua dimora estiva. Poi c’è la Valle Ghenza che ha un profumo impossibile da nascondere e dimenticare! E’il prezioso e rinomato tartufo bianco! E siamo così arrivati a Stevani e San Martino, le frazioni più popolate di Rosignano.

Come spesso accade, il legame tra il territorio e la cultura agricola e qui anche vinicola è forte, lo è ancor di più in queste zone, dove tutto è valorizzato grazie alle numerose postazioni del Museo Contadino Diffuso, dislocate sull’intero territorio comunale.

Rosignano ha un’altro aspetto che lo rende unico, il suo geo-percorso che ripercorrere i vari aspetti geologici del territorio particolarmente multiformi.
Attraversando questo paesaggio, ricco di storia estrattiva, agricola, tartuficola e vitivinicola, si scoprono le varie geo bio-diversità dei “mari monferrini”, prima che si formassero le colline del Monferrato.

Hai capito bene, le colline del Monferrato prima erano i Mari del “Monferrato”.

Troverai alghe, conchiglie e denti di squalo tra i paesaggi del territorio, perché fino a circa 3 milioni di anni fa, per i secchioni parliamo del Pliocene, gran parte dell’Italia era ricoperta dal mare.
Il Monferrato in particolare era occupato dai fondali del Bacino Terziario Piemontese, l’estremità sud occidentale del «Golfo Padano», già in parte circondato dalle Alpi. Nel frattempo, l’Appennino stava emergendo dal mare per i movimenti tra Adria, promontorio della placca Africana (la futura Italia), e la placca Europea. L’erosione ancora in atto e l’azione dell’uomo continuano a modellare le «antiche» colline e i paesaggi attuali.

Wow! Rosignano ne ha davvero tante da scoprire!

Scopri i nostri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel