Antrodoco, dai marroni all’outdoor e non solo

Bello d’estate, affascinante d’inverno. È tra i borghi reatini più caratteristici dell’Appennino, si erge verso le montagne, da cui si può ammirare un panorama mozzafiato sulla valle circostante. Siamo ad Antrodoco, letteralmente “tra le montagne”. La vetta più illustre da queste parti è il Monte Giano sul quale campeggia la scritta “DVX” la noterai anche a distanza di chilometri. Sali in cima, spalanca gli occhi tra il Piano della Mozza, e più sotto, il Piano di Cascina, respira a pieni polmoni perché i nonni lo dicono da sempre, che solo qui c’è l’aria buona!

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Antrodoco è un delizioso borgo nell’Alto Lazio, meta prediletta da chi ama l’outdoor ma non solo, il suo centro storico ricorda un piccolo presepe, che il fiume Velino divide a metà per poi creare le famose Gole che da esso prendono il nome. Nemmeno la mano di un architetto avrebbe fatto tanto, ma ciò che crea la natura, nessun uomo può equiparare e le Gole del Velino ne sono un buon esempio!

Mountain bike, e-bike, passeggiate qui sei nel luogo giusto, tra l’altro con organizzazioni davvero “doc” come il Cai che ti mostrerà percorsi hard o soft, dipende da che tipo ti sportivo sei: super allenato o un professionista della pantofola?

Se poi vuoi un po’ di relax cosa c’è di meglio da fare se non scoprire Antrodoco partendo dalla sua storia? Andiamo alla Rocchetta, il castello ormai rudere che svetta sul borgo, da cui ammirare l’orizzonte e il panorama naturale che circonda il paese, raggiungibile percorrendo i vicoli del borgo.

Dalla via principale si giunge invece a Piazza del Popolo dove si trova la Chiesa dedicata a Santa Maria Assunta, con la navata centrale che ha la caratteristica forma di una barca rovesciata. Poco fuori dal paese sorge la chiesa medievale di Santa Maria Extra Moenia costruita sui resti di un tempio pagano dedicato alla dea Diana. È il gioiello artistico, che racconta un’arte romanica, più importante di questo luogo. Per non parlare del suo Battistero, non ci sono parole per descriverlo, ma solo occhi per ammirarlo. La chiesa non è aperta al pubblico tutti i giorni, ma si possono prenotare visite chiamando al: 0746-578185

Passeggiando tra i vicoli, ti sembrerà di entrare in una galleria d’arte, ma a cielo aperto. Intorno splendide opere di Street Art di quattro artisti di fama internazionale Sten&Lex, Lucamaleonte, Neve e Alessandra Carloni.

Un passaggio, breve, ma intenso lo si deve al Museo Storico Militare ospitato nel vecchio edificio del municipio Palazzo Blasetti. Raccoglie divise e materiali appartenenti ai vari reparti; la sezione principale è dedicata agli alpini. Ma non è l’unico museo da vedere, devi assolutamente trascorrere del tempo nel MuseoLin Delija – Carlo Cesi, dove troverai opere dell’artista albanese e del collega pittore e incisore del 1600. Ad entrambi è titolato il museo.

Una chicca da non perde è lo storico Palazzo Pallini, sì, esattamente quello del liquore “gran mistrà”, tutte le nonne lo avevano in casa, per dare un tocco in più al caffè o al ciambellone! Ebbene la storia della nota azienda è iniziata proprio ad Antrodoco.

Il giro è finito, che facciamo se non una bella scorpacciata di marroni antrodocani, il fiore all’occhiello della produzione locale!

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E’ primavera in Val di Rabbi

La primavera è il modo in cui la natura dice “facciamo festa!”. Le parole di Robin Williams ben si prestano a descrivere la Val di Rabbi, splendida vallata alpina immersa nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio. In questo angolo del Trentino, infatti, la natura “parla”: e non c’è momento migliore della primavera per ascoltarla.
Quando la Val di Rabbi si risveglia dal lungo inverno, i prati iniziano a ricoprirsi di fiori ed erbe spontanee. Tra queste, la regina è la zicoria. Una delizia. Non a caso gli si dedica addirittura un evento il “Zicoria FestiVal di Sole”, in programma quest’anno nei weekend dal 22 al 25 aprile e dal 29 aprile al primo maggio. Sarà la tua occasione per gustare la cicoria selvatica e le erbe spontanee e immergerti nella Val di Rabbi in tutte le sue molteplici sfaccettature.

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Passeggiate, trekking in alta quota, e-bike, benessere; e ancora gastronomia, terme, riserve naturali e antiche tradizioni. È il tuo programma dedicato alla calda stagione, qui in Val di Rabbi.

Prendi nota, non è finita qui! Il ponte sospeso, le cascate di Saent e quelle di Valorz sono quelle più note, ma ti sorprenderai ad andare alla scoperta della Val Maleda e della Val Cercen, piccole valli meno note, dove il contatto con la natura è ancora più stretto.
Se preferisci le escursioni in alta quota raggiungi il Rifugio Stella Alpina al Lago Corvo e il Rifugio Dorigoni, oppure i laghi di Sorasass o il punto panoramico di Camposecco… non vorrai più andar via!

Appassionato di bicicletta? Abbiamo la soluzione anche per te in Val di Rabbi, cosa c’è di meglio del pedalare tra prati verdi, boschi fitti e un cielo azzurrissimo: si parte da percorsi semplici per i principianti, puoi anche noleggiare un’e-bike e si arriva a itinerari più impegnativi per i veri appassionati dell’outdoor!
Di relax ne vogliamo parlare? Una delle prerogative della Val di Rabbi è la ricchezza di acqua, motore del termalismo locale che qui vanta antiche radici. Le sue proprietà terapeutiche erano già conosciute nel 1650, wow!

E anche qui c’è l’imbarazzo della scelta a partire dalle Terme di Rabbi, con la loro filosofia sui benefici e le proprietà dell’acqua forta, ovvero l’acqua ferruginosa. E proseguendo con il percorso Kneipp di San Bernardo, totalmente a cielo aperto. È basato sui principi dell’idroterapia che utilizza l’acqua fredda delle cascate di Valorz. Poi ci sono i nuovi spazi realizzati all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio, come il Park Therapy nella località Coler e Frusciò, un nuovo parco sonoro che verrà inaugurato l’11 giugno di quest’anno.

Gastronomia, attività all’aperto, benessere. Ma la Val di Rabbi è anche storia. Qui c’è il Molino Ruatti, una vera e propria porta che introduce nella cultura della valle; ammirando gli antichi apparati molitori funzionanti, ci si può immergere nella vita quotidiana di un ambiente alpino del passato.
E non finisce qui!

Come ogni buon viaggio che si rispetti, anche il nostro finisce in tavola con latte, formaggi, burro e ricotta delle malghe, in alta quota, a un passo dal cielo, dove la natura ti “racconterà di s’”. Bisogna solo saperla ascoltare.

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Leonessa Fuoriporta

Leonessa è il regno dell’outdoor, bici, moto, trekking e molto ancora!

Natura, sport ed eventi. Paghi uno prendi tre! Siamo a Leonessa, la terra della celebre patata fritta, lessa o rescallata. Ogni momento è quello giusto per salire in macchina è raggiungere questo gioiello naturalistico e non solo alle pendici del Monte Terminillo, al confine con Lazio, Abruzzo e Umbria, dove l’aria buona mette appetito e da queste parti c’è solo l’imbarazzo della scelta: mozzarelle di bufala e formaggi da pascoli d’alta quota, lenticchie, farro e salumi tipici!

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Terra di mezzo, terra di bellezza, terra di emozioni, questa è Leonessa un diamante tra la neve d’inverno, con i suoi vicoli bianchi, i comignoli fumanti, il profumo delle caldarroste che si diffonde al tuo passaggio. Emozionante in estate. Trekking, mountain bike, down hill, bici elettriche, moto, per te che sei un fissato dello sport è questo il tuo posto! Leonessa è il regno dell’Outdoor, amato da ciclisti e motociclisti sia d’estate e che d’inverno!

Ma accoglie a braccia aperte anche chi vien solo per godersi il relax e l’aria buona, quella di montagna, del Terminillo, “la montagna dei romani” fresca e friccicolina, ideale per destarsi dal torpore della città. Leonessa è la tua meta Fuoriporta!
E ora, visto che non ti vogliamo “straccà la recchia” con le sviolinate partiamo!

Da dove iniziamo la visita? Dal centro storico ovviamente! È qui che possiamo comprendere il valore ancestrale della città antica di Leonessa. Vi sono palazzi risalenti al XVI e XVIII secolo, come i Palazzi Mongalli con un meraviglioso portale del XVII secolo realizzato in pietra. Ci sono poi il Palazzo Bisini, Palazzo Morelli, Palazzo Vanni e Palazzo Ettore il più grande di Leonessa. Immancabile la Torre che costituisce il simbolo più significativo dell’identità culturale leonessana.
Quindi se siete appassionati di sport, avete l’adrenalina a 1000, ma la vostra metà non ne vuol proprio sapere di arrampicate, pedalate o attività sciistiche, parcheggiatela in centro! Avrà il suo bel da farsi!

In piazza VII Aprile, vi è la Fontana Margaritiana che risale al Cinquecento, mica una banalità! Già il nome è tutto un programma! Deriva infatti da colei che la donò, niente po po di meno che Margherita d’Austria la duchessa, il cui eco rimbalzò in ogni dove.
Passeggia e passeggia ancora, c’è la Fonte della Ripa risalente al XII secolo è caratterizzata da un arco a tutto sesto. Era l’unica risorsa idrica di Leonessa, nonché la fonte del Castello di Ripa attorno al quale sorgeva il centro abitato!

Di outdoor abbiamo accennato. Di cultura anche. Vieni a Leonessa e non dai una sbirciatina alla Chiesa di San Francesco e al suo Convento… impossibile, sono troppo affascinati!
La chiesa di San Francesco e l’adiacente convento furono realizzati tra il XIII e il XV secolo. La chiesa ha una facciata romanico-gotica con un portale a lunetta e un rosone centrale. Il complesso sacro è stato realizzato in conci di pietra rossa locale e custodisce due opere d’arte rinascimentali raffiguranti: il Presepe in terracotta policroma e il Crocifisso ligneo. All’interno dell’edificio sacro vi è una cripta e diversi affreschi che raffigurano l’Inferno, il Paradiso, la Madonna dell’Ulivo e alcune scene bibliche. Vi è un campanile in stile gotico con finestra e a sesto acuto. Il convento è composto da un chiostro ed è attualmente la sede del Museo civico Demoantropologico in cui poter scoprire alcune testimonianze dei leonessani vissuti nei secoli scorsi.

E ora, amanti della montagna, degli sport e dell’adrenalina, Leonessa è tutta vostra!
Tra i Monti Reatini, il Monte Terminillo, la Vallonina, la stazione sciistica di “Campo Stella”, il monte Tilia dove vi era la vecchia stazione sciistica di Leonessa e a cui si può accedere mediante una seggiovia, inizia qui il vostro divertimento. Leonessa è il posto ideale per gli amanti di natura e montagna.

Due terzi del territorio Leonessa sono costituiti da boschi e pascoli d’alta montagna, zampillanti ruscelli, amene valli, venite al Riofuggio, al Bosco della Vallonina che racchiude incastonate le stupende verdi Valli dell’Organo.
Continua il tuo outdoor su Valla Fana, la valle dei templi, qui fu trovato un tempio di 2100 anni fa! Anche l’archeologia non manca!

Leonessa è un luogo speciale per tutti i gusti, sicuramente meta tra le più gettonate da ciclisti e motociclisti che da sempre seguono i numerosi eventi che qui si svolgono durante la primavera-estate.

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Santhià all’aria aperta, un viaggio tra risaie e bellezza

È all’aperto. È pieno di bellezza. Vi esplode una natura che toglie il fiato. È affascinante. Ed è anche gustoso! Sei nel luogo giusto, nel momento gusto!
Sei nel mare a quadretti di Santhià, un paesaggio fatto di tanti piccoli laghi delimitati da semplici argini, ma che, a uno sguardo più attento, rivela un sistema complesso e ingegnoso, oltre che meticolosamente strutturato. Sei nella risaia più grande d’Europa, qui dove un tempo Cavour fece realizzare, con mattoni e pietra naturale, un complesso sistema che avrebbe permesso l’irrigazione dei terreni e che è, tutt’oggi, da considerare il “non plus ultra” dell’ingegneria idraulica italiana ed europea. Un progetto d’irrigazione colossale che pose le premesse per il futuro “triangolo d’oro del riso”. Dove oggi sei te. A Santhià.

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Scarpe comode. Si parte alla scoperta delle risaie di quest’angolo del vercellese. Un percorso gradevole, per nulla faticoso e adatto a tutte le età e soprattutto immerso nella Via Francigena. Puoi camminare lentamente e respirare il profumo della raccolta. Perché questo è più o meno il momento giusto, tra fine settembre e ottobre. Senti l’odore della natura. È l’essenza del fresco. È un effluvio di vita, sana. Un tempo erano i buoi e le persone che, con fatica e dedizione, facevano questo lavoro. Oggi, con meno poesia, lo fanno le macchine, ma l’obiettivo è sempre lo stesso, raccogliere quel chicco candido e gustoso che rende questa zona, un fiore all’occhiello dell’Europa intera, per produzione di riso. E’ sempre qui, nel vercellese, a Santhià, che addirittura i giapponesi ne fanno incetta, di riso, per il loro sushi. Qualcosa vorrà dire!

Lo so che sei un appassionato di birdwatching, è per questo che ti abbiamo portato a Santhià! Aguzza lo sguardo perché qui si vive talmente bene, tanto da essere il rifugio dell’airone cinerino, del cavaliere d’Italia, degli ibis, di cicogne, del tarabuso, della pittima reale e tanti altri che si avvicenderanno davanti alla lente del tuo binocolo!
Se di natura ne hai abbastanza, il centro storico di Santhià, con i suoi vicoli, le sue chiese e il castello di Vettignè, sarà una valida alternativa per riposare le tue gambe.
Il Duomo di Santhià, dedicato a Sant’Agata, facciata in stile neoclasscio, tre navate, affreschi che narrano la vita della santa, di particolare interesse sono l’ex battistero, l’organo ottocentesco dei fratelli Serassi, il polittico di Gerolamo Giovenone del 1531, la cappella dedicata a Sant’Ignazio da Santhià e l’antica cripta di Santo Stefano, dichiarata, insieme alla torre campanaria, monumento nazionale!

L’ex Stazione idrometrica sperimentale, situata a poca distanza dal centro cittadino, è un altro luogo irrinunciabile, è un manufatto di ingegneria idraulica unico nel suo genere. Aveva il compito di misurare la portata, regolare e distribuire l’acqua ai tempi del Canale Cavour. Dal punto di vista architettonico si presenta come un tipico esempio di architettura industriale di inizio XX secolo, con influenze liberty ed eclettiche.
Nel cuore della campagna santhiatese sorge l’antico borgo di Vettignè, a cui accennavamo prima, formatosi intorno all’omonimo castello. Le sue parti più antiche risalgono al XV secolo. Un viaggio nella profondità della storia locale.

Che aspetti? Noi siamo qui a Santhià!

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La Valle del Sasso e il Sentiero dei 4444 scalini

Prendete un bel respiro (forse anche qualcuno in più) e partite alla scoperta di uno dei sentirti più suggestivi della provincia di Vicenza: quello dei 4444 scalini. Correva l’anno 1398 quando, sotto la signoria di Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, fu resa percorribile la valle del Sasso, che costituiva la via più breve per scendere nel Canale dall’Altopiano di Asiago. Ne risultò una lunghissima scalinata, scavata nella roccia, che superava i settecentocinquanta metri di dislivello della valle con 4444 gradini di pietra, fiancheggiati da una canaletta selciata concava per la quale venivano divallati i tronchi. Dopo l’ingresso su una stradina serrata, dal fondovalle si incrocia questa scalinata, che si incunea nel canyon, largo solo qualche metro, snodandosi attraverso gole, strapiombi e pareti rocciose, fino a sbucare in una location bucolica, un piccolo eden, dove un prato idilliaco spunta in mezzo ad una radura di abeti. La scalinata è un’opera dello storico ingegno umano, che non distruggeva la natura concomitante, ma la rendeva sua alleata, facendo di necessità virtù.

Arquata del Tronto: splendidi itinerari tra la natura

Splendidi selciati e muretti a secco, dichiarati dall’Unesco nel 2018 “Patrimonio dell’Umanità”, sono i percorsi che dagli anni ’50 fino ad oggi collegano le 13 frazioni di Arquata del Tronto, l’unico comune in tutta Europa circondato da due parchi nazionali, il parco dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso.

Attraverso questi percorsi potrete rivivere Arquata, la sua natura, e la sua splendida umanità. Gli abitanti della zona, già nel secolo scorso, erano obbligati a inviare diversi membri della propria famiglia tra le due e le tre volte l’anno per partecipare ai lavori di ripristino dei percorsi, per renderli sempre visibili e funzionali! Oggi sono i ragazzi di Arquata Postest a fare tutto questo con l’obiettivo di rendere fruibile la natura: grande ricchezza dei borghi marchigiani.

Villeggianti, turisti, e residenti, in tanti oggi come ieri, avranno la possibilità di rivivere Arquata, con passione e intensità, dopo la distruzione che ha portato il terremoto.

Sviluppandosi in media montagna, lungo i dolci declivi collinari dell’Appennino Centrale, i percorsi sono adatti a qualsiasi età, per i più esperti e per chi è alle prime armi.
Alcuni di questi percorsi, inoltre, permettono di scoprire autentici gioielli architettonici nascosti nella quiete di castagneti secolari: parliamo della Chiesa della Madonna della Neve (XV sec.) e dell’Eremo della Madonna dei Santi (XVI sec.), testimonianze della ricchezza culturale e spirituale dell’entroterra piceno.
E così, la riapertura dei singoli sentieri viene di volta in volta completata con la tracciatura GPS (tracce disponibili nei link di seguito) e con la realizzazione della segnaletica orizzontale e verticale, da parte della Cooperativa del Monte Ceresa, i cui operatori sono stati opportunamente formati dalla sez. CAI di Ascoli Piceno, e grazie ai fondi messi a disposizione dal Comitato Sisma Centro Italia.
Qui troverete i percorsi www.arquatapotest.it/camminarquata/

L’obiettivo dei ragazzi di Arquata Potest è tornare a essere un paese dinamico e trovare un luogo in cui sviluppare e far crescere le idee.

Passeggiate ecologiche, serate danzanti, recupero dei sentieri storici, concorsi fotografici, progetti editoriali, tornei di burraco, cene in piazza, concerti all’aperto, eventi a tema medievale: questo e molto altro quello che l’associazione ha organizzato negli anni e che neanche gli eventi sismici del periodo 2016/17 sono riusciti a fermare, dimostrando così la propria capacità di reinventarsi ed allo stesso tempo ampliare il ventaglio di iniziative proposte.

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Giardini botanici di Merano: piante da tutto il mondo

Riuniscono in un anfiteatro naturale paesaggi esotici e mediterranei, vedute mozzafiato sugli scenari montani circostanti e su una Merano baciata dal sole. Sono i Giardini di Castel Trauttmansdorff della città termale dell’Alto Adige, che si estendono su una superficie complessiva di 12 ettari; al loro interno prosperano e fioriscono piante da tutto il mondo, una particolarità di grande fascino per visitatori di ogni età, appassionati di botanica o gente comune. Gli ottanta singoli giardini tematici sono organizzati in 4 “mondi di giardino” diversi. I primo sono i giardini del sole, posizionati sotto il castello ed orientati verso sud: qui si trova tra l’altro il giardino proibito con piante mistiche e velenose, un olivo di settecento anni, cactus e limoni. In primavera qui si trovano decine di migliaia di tulipani in fiore. I secondi sono i boschi del mondo, sul lato settentrionale del castello, che mostrano piante, fiori ed alberi di tutto il mondo: dal giardino giapponese alla spiaggia delle palme, è possibile di visitare uno rarissimo esemplare di Wollemia Nobilis. Poi ci sono i giardini acquatici e terrazzi, un mondo fatto di laghetti, labirinti, un palmeto con duecento palme ed il giardino dei sensi, pieno di piante aromatiche. L’ultimo “mondo” è dedicato ai paesaggi dell’Alto Adige e contiene vigneti, frutteti, un orto di montagna e boschi sudtirolesi tradizionali.

 

Merano vista dall’alto con la Passeggiata Tappeiner

E’ considerata la perla dell’Alto Adige, una cittadina di 40 mila abitanti nella quale convivono cittadini di origini italiane e tedesche. E’ Merano, con il suo centro storico medievale caratterizzato da portici e piazze ben curate, in un affascinante mix di vecchie mura, negozi moderni e accoglienti piccoli locali. Un modo originale per andare alla scoperta di questo gioiello è la Passeggiata Tappeiner, ideata e finanziata dall’omonomo medico alla fine del 1900: questa strada accompagna i visitatori a 380 metri di altezza sopra la città, da Est a Ovest, lungo un sentiero lungo 6 km. Molto curata in ogni dettaglio, la Passeggiata ospita 400 piante diverse ed è raggiungibile da diversi punti dal centro di Merano e da Gratsch (Quarazze). Grazie ai molteplici accessi dal centro storico, durante il tragitto si può decidere se fare tutto il percorso fino a Lagundo o fare solo il tratto più bello, quello tra centro storico e torre delle polveri, per poi tornare su uno dei sentieri nel centro di Merano.

 

Villagrande Strisaili, Sardegna vista neve!

Bella d’estate e bella d’inverno la Sardegna non è solo terra di mare e scogli e anche terra di montagna, di sci e snowboard!
Lo conoscevate Villagrande Strisaili? È un borgo, poco distante da Nuoro, tra il suo territorio e quello di Desulo si trova il comprensorio sciistico di Bruncu Spina, la seconda vetta più elevata della Sardegna dopo punta La Marmora. Siamo nel massiccio del Gennargentu.

Tra una sciata e l’altra se il momento lo permette, immergetevi nell’archeologia, perché da queste parti ve ne e davvero molta!
I reperti prenuragici e quelli civiltà nuragica, vi emozioneranno con un salto nel passato. Cinque domus de janas in perfetto stato di conservazione, un menhir (Sa Preda’e s’Orcu). Dentro il grande bosco di Santa Barbara s’incontrano i resti di una tomba megalitica. Vi sono inoltre sette tombe dei giganti, diciassette esemplari di nuraghe e dieci villaggi nuragici. Nel sito nuragico di S’Arcu’e Forros si trovano un tempio a megaron e due templi a pozzo. La struttura dell’altare a megaron è stata trasferita al museo di Nuoro per conservarla meglio.

Per chi ama la natura Cascata di Sothai e il Bosco di Santa Barbara sono i luoghi ideali!

La cascata di Sothai, composta da due salti, è formata dal torrente Flumendosa che si riversa nel canyon del Bau Vigo. Per accedere alla cascata è stato realizzato un sentiero dall’Ente foreste della Sardegna, che nel bel mezzo della vegetazione ci conduce ad un salto di 70 m circa con una larghezza alla base di 30. È la penultima verticale di un magnifico canyon del Bau Vigo che partendo dai pressi del bosco di Santa Barbara si riversa nella centrale idroelettrica del 2° salto del Flumendosa.

Il Bosco di Santa Barbara è sul versante settentrionale del massiccio, spartiacque che divide i paesi di Villagrande Strisaili e Arzana. La linea di cresta che divide le cime di Monte Idolo, Sa Sarpa, Luas sono caratterizzati dai boschi naturali di leccio, la macchia foresta e da soprassuoli artificiali costituiti da pinete pure. Nel bosco è presente la chiesa di Santa Barbara, che il nome all’area.

E come ogni nostro percorso che si rispetti… si termina in tavola… con un buon bicchiere di locale Cannonau!

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Cividale del Friuli, da dove inizia l’itinerario longobardo in Italia

Quando attraversiamo l’Italia, molto spesso, quasi sempre ci imbattiamo in paesi che hanno origini medievali. E’ una costante. Lo raccontano le mura, le chieste, gli antichi palazzi, spesso anche i castelli, ma oggi vi portiamo in un luogo, la cui storia è invece legata ai longobardi. Siamo a Cividale del Friuli, il primo dei ducati longobardi della Penisola Italica.

Il Complesso episcopale del patriarca Callisto con i resti del suo Palazzo, il Monastero di Santa Maria in Valle e il Tempietto Longobardo. Quest’ultimo è una delle più importanti testimonianze architettoniche dell’epoca in Friuli Venezia Giulia e in tutta Italia. Ben conservato, il tempio mostra in alcune parti decorative la coesistenza di motivi longobardi con modelli classici.
Che dire: si respira la storia all’interno di questo luogo che riporta indietro di secoli e secoli.
Magnetiche figure femminili che ti sovrasteranno, la decorazione a tralci di vite della lunetta che sembra di un pizzo raffinatissimo. L’atmosfera è quella di un luogo sacro sospeso nel tempo. Stucchi e affreschi (purtroppo quasi illeggibili) decorano le pareti, mentre affreschi ben conservati si svelano sulla volta dell’abside con gruppi di santi, un’adorazione dei magi e un Cristo in una mandorla. Ma non ti diciamo di più, perché devi vedere con i tuoi occhi tutta questa bellezza.

E’ proprio grazie alla sua intensa storia che Cividale è il punto di partenza dell’itinerario longobardo in Italia, riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Cividale è una meta perfetta anche per chi ama l’aria aperta. Qui ci sono le Valli del Natisone, si trovano nella parte più orientale della regione Friuli-Venezia Giulia, dove ci troviamo noi e anche te se verrai, ma siamo fiduciosi, ti abbiamo parlato di longobardi, ora di natura, poi ti racconteremo anche di qualche bontà gastronomica, Cividale per te sarà irresistibile!

Nell’ambiente naturale di quest’area si possono praticare trekking, escursioni, percorsi in mountain bike e pesca sportiva.

Le Valli del Natisone sono un’area interessante non soltanto dal punto di vista dell’outdoor, ma anche per l’aspetto storico-geografico e culturale.
Qui c’è la Slavia friulana, Benecija in sloveno è la denominazione della regione collinare e montuosa delle Prealpi Giulie del Friuli orientale, che si estende tra Cividale del Friuli e i monti che sovrastano Caporetto, ora in Slovenia. Insomma, un tuffo nel passato!
Ma se di natura nei hai troppo, non perderti il Museo Cristiano e quello Archeologico, oppure il Centro Podrecca Signorelli. Il signor Vittorio Podrecca è il più grande interprete italiano del teatro di figura, non scendiamo nel dettaglio perché questa è davvero una particolarità che solo i veri amanti dei fuoriporta vorranno approfondire e noi gli lasciamo ampio spazio!

Percorri le suggestive strade del centro storico per esplorare l’Ipogeo Celtico, contemplare il Natisone dal Ponte del Diavolo, ammirare il Duomo, le chiese, i raffinati palazzi o perlustrare gli incantevoli paesaggi che circondano Cividale? Che ne pensi? Te ne sei innamorato?

Sarà un piacere sostare nei locali cittadini per gustare le prelibatezze culinarie accompagnate dai pregiati vini dei Colli Orientali del Friuli. Ti diamo qualche idea: gnocchi di susine, Punjene paprike, la zuppa di funghi e castagne… insomma l’elenco è infinito e noi abbiamo l’acquolina in bocca!

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