Parco del Partenio, la bellezza tra castelli, chiese e verde

Siamo alla ricerca della meta giusta per il nostro viaggio. C’è chi sceglie la località dove inforchettare le bontà locali, chi invece la destinazione inseguendo passioni storiche e culturali, e poi ci sono gli amanti dell’outdoor. Ma se foste dei viziosi, e voleste tutto insieme, dove andreste?

Un suggerimento lo abbiamo.

Il Parco del Partenio, il polmone verde della Campania e dell’Irpinia. Il luogo giusto per mangiare bene, immergersi nella storia e godere dei quindicimila ettari dell’esuberante natura che solo qui si trova.

Lo sapevate che è proprio nel Parco del Partenio che si consumò uno dei più famosi episodi storici, quello delle Forche Caudine, quando i Romani furono umiliati e costretti a passare sotto il giogo dei sanniti, che qui hanno lasciato numerose testimonianze della loro civiltà. Passando ad una storia più recente, per aggiungere quel pizzico di avventura al vostro percorso, è sempre qui nel Parco che prese vita uno dei più famosi fenomeni della storia del Mezzogiorno, quello del Brigantaggio. La ricchezza di boschi, di cavità naturali, di zone impervie, resero questo territorio un rifugio sicuro a chi si dava alla macchia.

Quindi che si fa… partiamo?

Percorso Storico

Abbandoniamo i briganti per un attimo e immergiamoci nella cultura, zigzagando tra l’Antiquarium di Avella con numerose testimonianze archeologiche del territorio: dalla preistoria all’età romana della bassa Irpinia e della Valle del Clanis, per tutti gli appassionati di storia e archeologia è una tappa irrinunciabile!
Facciamo poi un salto nel medioevo varcando la soglia del Museo Civico dell’area castellare della “Torre Angioina” di Summonte.
Concludiamo il percorso storico del Partenio nell’Antiquarium di Mercogliano, che sorge presso la Cripta della Chiesa della Santissima Concezione nel punto più alto del borgo medievale di Capocastello… un particolare inquietante e curioso… qui troverete i resti degli “scolatoi”, su cui venivano posti i corpi dei defunti per l’essiccazione, e il cosiddetto vano–ossario, utilizzato in seguito all’abbandono dell’uso del seppellimento in Cripta. Era utilizzato per conservare i corpi dei defunti.

Percorso tra i castelli

Il Parco è anche terra di castelli e torri, luoghi “sentinelle” per chi un tempo qui aveva la propria casa.
Oggi si conservano ben otto castelli che svettano ancora sul paesaggio, alcuni in discrete condizioni, altri sono dei ruderi.
Gioielli di architettura medievale che rappresentano un elemento culturale di forte attrattiva per la genialità difensiva che dimostrano e l’ambizione sociale che ancora rappresentano.

L’itinerario dei castelli del Partenio parte dalla Rocca di Summonte con la sua monumentale torre cilindrica, che dai suoi 734 metri di altitudine domina tutta la valle circostante, esempio fascinoso dell’architettura militare angioina. Ci sono strutture murarie in pietrame fondate direttamente sul banco di roccia. Notevole.
Lasciando Summonte, proseguendo verso nord, si fa tappa al castello di Sant’Angelo a Scala costruito in epoca longobarda a picco sulla guglia rocciosa che domina l’abitato. Se soffrite di vertigini fate un respiro profondo, ma non perdetevi questa bellezza.
Andiamo verso nord-ovest in direzione del castello di Pietrastornina, oggi un rudere. Fu un raro esempio di centro fortificato curtense collocato alla base della rupe.
Uscendo da Pietrastornina, si prosegue verso nord-ovest per San Martino Valle Caudina con il monumentale Castello Pignatelli della Leonessa, oggi una bellissima dimora. Se siete fortunati sarà il duca stesso a farvi da guida!
Lasciato il castello di San Martino Valle Caudina, proseguite verso nord, si fa tappa al complesso fortificato di Cervinara immerso in una natura incontaminata ricca di sorgenti purissime, sentieri e aree attrezzate per l’escursionismo e il campeggio. Sono da corredo paesaggi mozzafiato godibili dalle cime del Ciglio di Cervinara, del Tuppo Tuotolo, del Ciesco Alto, e della Croce di Puntone.
Il tour dei castelli continua ad Arpaia, piccolo centro di origini medievali posto lungo la Via Appia. E’ uno dei pochi esempi di sistema difensivo urbano di epoca medievale ancora ben conservato in Campania. Il circuito difensivo, racchiudeva la cittadella medievale sul modello francese. Una bellissima rarità. L’itinerario continua proseguendo verso Arienzo con i ruderi del castello medievale.
Andiamo avanti, raggiungiamo San Felice a Cancello con il suo imponente Castello di Matinale a controllo, un tempo, del passo che collega la pianura campana con il Sannio e la Puglia. Un sorprendete maniero che si rifà ai canoni dell’architettura di epoca sveva, imperdibile!
Stanchi?
Non potete lasciarci sul più bello!
“Ormai è vicina la Terra di Lavoro, qualche branco di bufale, qualche mucchio di case tra piante di pomidoro”, Pasolini ne parlava, di questo meraviglioso luogo, nella raccolta “Le ceneri di Gramsci…
Siamo arrivati a Roccarainola! Del suo castello si parla già nel 1241 nell’elenco federiciano dei castelli di Terra di Lavoro.
E ora, uno dei complessi più importanti, il Castello di Avella. Un panorama mozzafiato, spettacolare, grandioso. Il Vesuvio, le terre circostanti, la soverchiante bellezza di una natura che continua a sopportarci e stupirci nonostante noi stessi, e che tramonto! E le mille luci comparse al calar del sole. Gioite!
Penultima tappa nel castello di Monteforte Irpino, immerso completamente nel verde con la Chiesa di S.Martino sulla valle che degrada verso Avellino. Un luogo davvero suggestivo.
Lasciando Monteforte Irpino, l’itinerario dei castelli del Partenio prosegue verso nord-est e si chiude al castello di Mercogliano, ancora uno spettacolo da non perdere!

Percorso nel verde

Alzate gli occhi, le vedete? Sono le vette di Montevergine, del Vallatrone, di Toppola grande e Ciesco Alto, svettano nel Partenio.
Un mantello ininterrotto, di verde e bellezza, costituito da castagneti e faggeti che ricoprono tutta l’area montana, consentendo un’alta biodiversità faunistica.
La pratica dell’avvistamento degli uccelli, il “Bird-watching” nel Parco è tra le attività più frequenti. Molto affascinante grazie alla presenza di oltre 70 specie, distribuite nei vari ambienti.
Le Talpe, il Riccio, alcuni pipistrelli, la Volpe, la Faina, la Donnola e il Tasso, sono i mammiferi del parco insieme al Lupo. C’è elenco infinito e invidiabile anche per i rettili.
Il Parco è un luogo incantevole in cui si può godere di una natura incontaminata. Potrete passeggiare oppure andare in mountain bike grazie a strade ben tenute, aree picnic curate e realizzate in armonia con la natura.
Terra magica e ancestrale con sorgenti di acqua freddissima e limpida. C’è un mondo da scoprire…
Arrivate a piedi fino al Santuario di Montevergine, il monte più alto della catena. Lungo la strada se ne sarete capaci, potrete trovare le erbe aromatiche con cui i monaci producono rinomati liquori. Castagneti che donano anche funghi e tartufi. Pascoli. Il Santuario si raggiunge anche in funicolare da Mercogliano. Un luogo fresco in estate, ma ancor più caratteristico con la neve. Non molto distante, e imperdibile per sigillare la vostra visita nel Parco del Partenio è il Santuario di Santa Filomena, conosciuto anche come Santissima Maria delle Grazie si trova nel piccolo borgo di Mugnano del Cardinale. Fu costruito nel 1641 per custodire le reliquie della Santa vissuta nel III sec. d. C. Era figlia di un re della Grecia convertito al cristianesimo. Rifiutò il matrimonio con l’imperatore Diocleziano e per questo imprigionata e sottoposta a vari martiri riuscendone sempre indenne. Con una storia così affascinate, non potrete che restare estasiati nel suo santuario.

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Alta Valtaro, outdoor in cerca di emozioni

Se diciamo “Alta Valtaro” la prima immagine che appare nella nostra mentre sono i porcini, quei funghi gustosi e profumati che pian piano si fanno strada nel nostro immaginario diventando addirittura un goloso piatto da inforchettare, e così pensandoci ancora un po’, quel piatto sta fumando proprio sotto il nostro naso. La mente fa miracoli, lo si sa, è cosa nota! Anche perché i porcini di questi tempi non si raccolgono!

E quindi riproviamo ancora, pronunciamo: “Alta Valtaro”. Stavolta la nominiamo a voce ancora più alta: “Altaaaa Val Taroooo”.

 

Cosa vediamo? Scarpe comode, una tenuta ginnica, e tanta voglia di outdoor!
E’ esattamente così. L’Alta Valtaro sarà la vostra destinazione prediletta per vivere strabilianti escursioni fuori dalle rotte canoniche.

E’ quindi si parte, cammina, osserva, perditi nel verde rigoglioso dell’Alta Valtaro, dove la Cascata delle Miniere di rame di Santa Maria del Taro vi catapulterà in una specie di Narnja nostrana. E poi ancora l’antica strada Romana, la Via Claudia, è una valle ricca di percorsi naturalistrici, meno noti rispetto alle più blasonate zone montane del nostro Paese.

Chi preferisce spostarsi a piedi, affidandosi ai grandi conoscitori del territorio, non può che rimanere abbagliato di fronte alla varietà di avventure ideate dalle guide trekking di Taro Ceno, che prevedono una proposta particolarmente fitta di itinerari da percorrere.
Angolo di terra emiliana tra la Liguria e la Toscana, l’Alta Valtaro è un paradiso per tutti gli amanti della natura che vogliono lasciarsi alle spalle lo stress della città e della vita quotidiana.

Ascolta “Outdoor in Alta Valtaro, in cerca di emozioni” su Spreaker.

Centinaia i sentieri, tra quelli di montagna, che si spingono ai confini regionali, li potrete percorrere a piedi, in moiuntain bike o e-bike, tanti sono i centri noleggio! Le cime del Molinatico, del Pelpi e del Penna, orgogliose montagne con pareti da scalare per i più arditi, vi attendono. Per chi ama un outdoor più soft tanti i sentieri praticabili che tra rifugi e chalet, fino a luoghi incantevoli come il Lago Martino.
Aguzzate i vostri sensi, l’Alta Valtaro, non sarà solo un percorso per chi ama lo sport, ma sarà sopratutto un percorso dell’anima. I rumori del bosco, lo scrosciare dei fiumi, antichi cippi, resti di case, di chiese, di miniere, saranno le tappe dolci ed emozionanti che vi porteranno in fondo a voi stessi.

Da oggi finalmente i sentieri dell’Appennino sono a portata di click per programmare le proprie escursioni a piedi o in mountain bike, con tutti i dati necessari per affrontare le uscite informati e con quel valore aggiunto in più dato dalle foto e descrizioni dei soci esperti che hanno collaborato a questo progetto. E per non perdervi potete sempre portarvi con voi la mappa con la relazione oppure la traccia gps per il vostro navigatore.
Con la garanzia di una cartografia sempre aggiornata dalla commissione sentieri e cartografia della sezione.
Il nuovo portale è raggiungibile dal sito www.caiparma.it oppure direttamente all’indirizzo sentieri.caiparma.it
Per chi vuole invece consigli mirati testati da esperti locali c’è il sito dell’ASD 3TVALTARO, che ogni mese regala proposte per passeggiate e giti in mtb www.3tvaltaro.com

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Camerano Casasco, ci credete ai fantasmi?

Camerano Casasco è un piccolo paesino di circa 400 abitanti situato nel Monferrato Astigiano.

Parte del suo territorio boschivo è nella zona di Riserva Naturale Speciale della Valle Andona, Valle Botto e Val Grande e comprende numerosi sentieri percorribili a piedi, in mountain bike o a cavallo.

In più punti del percorso si possono osservare affioramenti di fossili di conchiglie, traccia evidente del passaggio del mare, che fa di questi sentieri un’interessante zona paleontologica. A rendere i nostri boschi ancora più affascinanti è stato il ritrovamento dello scheletro fossile di un delfino, ora conservato a Torino.

In primavera i sentieri permettono di ammirare una sorprendente varietà di piante e fiori, come a esempio primule, viole spontanee e i rarissimi papaveri bicolore peculiari di questa zona. Lo spettacolo continua in autunno, quando i boschi si colorano di sfumature che lasciano senza fiato per la loro naturale bellezza.

Arte e cultura

Camerano Casasco soddisfa le esigenze degli amanti della natura ma allo stesso tempo ha molto da offrire anche a coloro che amano l’arte e la cultura. Degna di nota è la Chiesa parrocchiale di San Lorenzo, risalente all’anno 1730, arricchita di preziosi stucchi dei maestri luganesi riportati recentemente al loro antico splendore grazie ai restauri effettuati dal 2002 al 2009.

La dislocazione geografica del paese regala ai visitatori dei bellissimi scorci sulle colline astigiane. Dal poggio in cui sorgeva originariamente il castello, distrutto nel 1500 dai francesi, si può ammirare l’intero arco alpino, dal Monte Rosa al Monviso. L’area ospita le manifestazioni che si svolgono durante l’anno ed è considerato uno dei più belli ed importanti punti di aggregazione del paese.

Il cunicolo della Bela Bianca

Da qui inizia un cunicolo interamente in mattoni: la leggenda racconta che tra le sue mura si aggiri il fantasma della Bela Bianca, una nobile accusata di infedeltà e murata viva dal marito. Chi ha il coraggio di percorrere il cunicolo ha accesso ai cantinoni (in piemontese “Crutin”), che fanno da scenario a due peculiarità del nostro paese. La prima è l’antico forno comunale del 1700, tuttora funzionante ed utilizzato in occasione di visite didattiche. La seconda è il presepe meccanico in movimento realizzato dallo scultore Gennaro Cosentino, che attira molti curiosi nel periodo natalizio.
Sono numerose le manifestazioni organizzate durante l’anno dalla Pro Loco. La principale è indubbiamene la festa patronale di San Lorenzo, ad agosto. In quest’occasione si ha la possibilità di gustare le specialità del territorio cucinate dalle nostre fedeli cuoche e passare ore spensierate al ritmo della musica che accompagna le nostre serate.

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Monteprandone, nella terra di San Giacomo

Monteprandone su un colle nel territorio di Ascoli Piceno, distante pochi minuti da San Benedetto del Tronto, gode di un incantevole panorama che abbraccia il mare Adriatico, i monti Sibillini ed il Gran Sasso.

Ideale per il vostro Fuoriporta.

Il comune è suddiviso tra l’area collinare, dove si trova l’antico borgo medievale e la zona industriale più popolosa, ubicata a valle nella frazione di Centobuchi. E’ paese nativo del francescano San Giacomo della Marca, santo patrono del comune, del pittore Carlo Allegretti e del Vescovo Monsignor Eugenio Massi.

Passeggiando per il borgo

Partite da Piazza dell’Aquila, la piazza principale del borgo dove si trovano il Palazzo Comunale e Palazzo Campanelli. Scendete le scalette sul lato sinistro per accedere nella Via Limbo, una via che conserva le caratteristiche tipiche dei vicoli medievali, posizionata a ridosso delle mura castellane erette nel XV secolo. Arrivati alla fine si risale per un’altra scalinata e ci si ritrova su Via Corso, con l’ottocentesca Chiesa della Madonna della Speranza alla propria destra. A sinistra, dopo pochi passi incontrerete Palazzo Parissi con al suo interno il Museo Civico dei Codici di San Giacomo della Marca, dove sono conservati 61 dei volumi appartenuti al Santo e un tempo preservati nella Biblioteca da lui istituita nel Convento francescano, a lui intitolato.

Dopo aver visitato il museo, proseguite su Via Corso fino ad arrivare alla Porta da Monte, uno dei due antichi punti di accesso al borgo – l’altro, Porta da Mare, è stato demolito per lavori di ristrutturazione alla fine del XIX secolo. Uscendo dalle mura, davanti alla Porta troverete l’Antico Lavatoio Comunale, un pezzo di storia, realizzato all’inizio del XX secolo e restaurato da poco.
All’epoca era la fonte principale per l’approvvigionamento d’acqua per gli usi domestici.

Rientrati nel borgo, percorrete Via Pizzorullo che porta a Piazza Belvedere, uno dei punti panoramici migliori del borgo, che si affaccia sul versante appenninico. Da lì si possono prendere sia in Via degli Orti che in Via Allegretti per ritrovarsi, nel punto più alto del borgo in Piazza San Giacomo, davanti alla Chiesa Collegiata di San Nicolò di Bari, ricostruita ex-novo nel XIX secolo. Affianco, nella navata della vecchia collegiata è allestito il Museo di Arte Sacra, che ospita notevoli opere d’arte appartenenti alla parrocchia.

Subito dopo Piazza San Giacomo si arriva a Piazza Castello, luogo in cui si trova la Casa Natale di San Giacomo, divenuta Oratorio nel 1581. Al suo interno sono visibili dipinti raffiguranti le immagini di vita del Santo e una sua statua lignea realizzata per il VI Centenario della sua nascita. All’esterno, sulla parete della Chiesa Collegiata che affaccia sulla piazza si trovano due stelle in sua memoria, una in legno realizzata dai suoi antenati per celebrarne la nascita e l’altra in mosaico, donata dalla comunità dei fedeli in occasione del II centenario dalla sua canonizzazione.

Il giro si conclude percorrendo Via Roma, al cui lato sinistro si può osservare il Torrione di Palazzo Re, che riporta al punto di partenza in Piazza dell’Aquila. Ora si è pronti per uscire dal borgo e andare a vedere la zona sottostante, non prima di essersi fermati per un attimo ad ammirare il panorama che si apre sulla zona costiera.

La Chiesa di S.Maria delle Grazie e il Santuario di San Giacomo della Marca

San Giacomo della Marca, noto tra le altre cose per essere stato consigliere di Re e di Papi, chiese a Papa Nicolò V di poter costruire il convento francescano e la Chiesa. Nel 1449 il Papa diede la sua autorizzazione a realizzare queste opere.

Le due strutture si trovano su Via San Giacomo, la strada che collega il borgo collinare alla zona industriale a valle. Numerose sono le opere d’arte che le abbelliscono, tra queste nella chiesa all’interno della cappella di Santa Maria delle Grazie si può ammirare una preziosa immagine in terracotta della Madonna del XV secolo, donata a San Giacomo dal cardinale Francesco della Rovere; nella cappella del santo invece, sono custodite le sue spoglie mortali riportate a Monteprandone all’inizio del XXI secolo, dopo secoli di permanenza nella chiesa di S. Maria La Nova a Napoli, città in cui morì nel 1476.

Del convento c’è da sottolineare la bellezza del chiostro risalente al XVI secolo. Il suo portico è decorato con affreschi riguardanti la vita del Santo e in una delle stanze è allestito il museo a lui intitolato, dove sono custoditi i suoi oggetti personali e altre opere datate tra il XVI ed il XIX secolo, inserito nel circuito dei Musei Sistini del Piceno.

Fuori le mura: le distese collinari tra i monti ed il mare

Oltre alle attrattive culturali, Monteprandone offre un incantevole paesaggio collinare dove la vegetazione multicolore si espande in tutta la sua bellezza. I turisti potranno passeggiare a piedi o in bicicletta per le Contrade del comune, tra i vigneti e gli uliveti, e fermarsi nelle cantine delle aziende locali per assaporare i loro prodotti enogastronomici dall’eccellente qualità.
Sarà un’esperienza unica per chi ama la natura incontaminata e rigogliosa, tipica di questi luoghi ed il buon cibo.

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Egna, un’autentica bellezza tra le Dolomiti

Egna, uno dei Borghi più belli d’Italia e dell’Alto Adige, la parola d’ordine da queste parti è autenticità. Un borgo medievale, strade lastricate e stretti vicoli. I Portici, le residenze signorili e meravigliosi cortili interni.

Avete presente una perla paesaggistica, nascosta tra le destinazioni più blasonate, quelle dell’Alto Adige e delle Dolomiti, un luogo in cui non vi è nemmeno un negozio di souvenir, perché il souvenir è Egna stessa. Lì fiera e audace nelle immagini che porterete con voi, memorizzate sui vostri telefoni, ma sopratutto impresse nel vostro cuore. Questa è Egna, un luogo che vi farà innamorare.

Poche sono le realtà italiane sopravvissute al turismo di massa, Egna è una di loro. Per questo offre un’esperienza realmente autentica del vivere in un antico borgo medievale, dove architettura, enogastronomia, cultura e tradizioni si fondano armoniosamente tra quella austriaca e quella mediterranea.
Qui tutti si ritrovano nella piazza centrale per degustare un aperitivo, mangiare un gelato, fare una cena romantica o la spesa al mercato contadino il venerdì mattina. Una fantastica normalità di cui poter far parte in un solo week end, in una settimana, chissà… quanti siano i giorni che dedicherete a questo luogo saranno sempre pochi, perché ne meriterà comunque di più. La trovate a solo 1 km dall’uscita dell’autostrada del Brennero, prendetelo quel bivio sulla vostra destra, non ve ne pentirete!

Egna in bici

Egna è sulla pista ciclabile dell’Adige, e sulla della Strada del Vino. E’ il suo punto forte. Da qui partono molte escursioni in bici e mountain bike, lungo il tracciato della vecchia ferrovia, la strada del vino, la ciclabile dell’Adige e il Parco Naturale Monte Corno. La presenza, proprio sotto i portici, di un noleggio e-bikes di ultima generazione e di un’officina specializzata Bosch sono ovviamente un fiore all’occhiello. A Egna ha aperto nel 2019 il primo albergo diffuso dell’Alto Adige e quest’anno l’Hotel Andreas Hofer è diventato membro del gruppo Hotel Storici dell’Alto Adige. L’Enoteca Johnson & Dipoli, da più di 30 anni luogo d’eccellenza della dolce vita a Egna, ha ricevuto un premio per il servizio da parte della prestigiosa guida Gault Millaut e ha da poco lanciato una nuova linea di pasta fresca acquistabile anche online.

Il medioevo a Egna

Scendete dalla bici e mettete il cavalletto, perché Egna va sentita sotto i vostri piedi.
Egna è un tuffo nel passato, quello medievale. Il suo bel nucleo antico a portici racconta la città-mercato caratteristica dei centri mercantili tirolesi: venne in effetti fondato nel XII secolo, per volere del principe vescovo di Trento, come luogo di sdoganamento delle merci trasportate via terra e via fiume, depositate nella Ballhaus, in via Andreas Hofer.
Il centro storico con i lunghi portici è una sorta di centro commerciale naturale all’aria aperta. Tra i palazzi ricchi di storie da raccontare, sono molti infatti i negozi, bar e ristoranti che rendono vivo e vitale il borgo. E’ qui che potrete brindare con un Pinot Nero prodotto tra le colline di Mazzon considerate il grand cru di questo vitigno in Italia. E’ qui a Egna che si tiene il concorso nazionale del pinot nero, quest’anno in programma dal 12 al 14.06.

Egna e la sua storia raccontata

Non poteva mancare un Museo dedicato alla Cultura Popolare. E’ nato grazie alla signora Anna Grandi Müller che dal Secondo Dopo Guerra in poi, è riuscita a recuperare tantissimi oggetti di uso comune di molte famiglie altoatesine. Raccontando così un pezzo di storia popolare locale tra il 1815 e il 1950.
Oggetti di uso quotidiano si distribuiscono all’interno di una antica casa e grazie ai quali si è riusciti a ricreare le varie stanze come la cucina, la stanza da letto, la bottega, l’ufficio postale e raccontare come si faceva il pane o si conservava il cibo e così via.
L’entrata al museo è gratuita ma sono accettate delle offerte che servono a supportare le varie attività. Per maggiori info, il sito è www.museum-alltagskultur.it
Egna è ricca anche di opere d’arte contemporanea di artisti di fama internazionale, che si possono ammirare semplicemente passeggiando nel centro storico. Durante l’anno sono inoltre organizzate delle esposizioni speciali presso il “Kunstforum Unterland” proprio sotto ai portici.

Nei dintorni di Egna

Egna è la località principale della Bassa Atesina, godetevela tra le piccole e seducenti frazioni di Laghetti, Mazzon e Villa. Se avete del tempo e voglia di escursioni il Parco Naturale Monte Corno è l’ideale. In un vecchio mulino elettrico a Trodena è stato aperto il centro visite Monte Corno.
Se amate le escursioni a piedi, nei dintorni di Egna vi aspettano vari percorsi che si snodano attraverso lo stupendo paesaggio, sulle colline di Mazzon e Castelfeder, nel Parco Naturale Monte Corno o lungo il Percorso del Pinot Nero.
Il Sentiero del Pinot Nero è un nuovo percorso eno-didattico e culturale che si snoda nella zona vinicola di Pinot Nero lungo il Parco Naturale del Monte Corno.
Le numerose enoteche e osterie del centro storico saranno invece l’approdo migliore per chi non ha molta voglia di muoversi, ma al tempo stesso vuole scoprire una nuova località comodamente seduto degustando le tipicità del luogo.

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Compiano, dove si ballava con gli orsi

Un popolo di mezzo. Un po’ parmigiano. Un po’ ligure. Ma ciò che davvero caratterizza i cittadini di Compiano è una tradizione, tra le più peculiari di tutto il Paese. E’ la tradizione di addestrare gli orsi al ballo e non solo. Lontana un secolo. Ma viva nei ricordi e vivida nelle immagini che eloquentemente raccontano ancora oggi quel passato folcloristico e ballereccio che lega l’uomo a un suo ancestrale nemico, anche se qui di inimicizia c’è davvero ben poco, perché gli uni si stringevano agli altri accompagnati da morbide note musicali.
Sono gli Orsanti.
Le imprese di queste incredibili persone sono raccontate in alcuni libri, ma colei che riuscì a tramandare l’ideale, i principi, nonché il lavoro degli Orsanti fu Maria Teresa Alpi. Compianese, ma cittadina del mondo, con un passato nella moda e nell’arte dove era conosciuta come Donna Esa, riuscì a collezionare cimeli e ricordi che gli eredi delle famiglie orsanti decisero di mettere a disposizione. Fu sempre lei a creare un appuntamento fisso a Compiano con l’apertura delle antiche botteghe e il “Festival dei Girovaghi” in ricordo delle vite degli Orsanti.

Vi abbiamo incuriosito?
Compiano è la meta da mettere nella vostra agenda!

Dalle “case-torri” ad abitazioni più semplici e con pochi piani. I ciottoli bianchi e neri raccolti dall’alveo del Fiume Taro, che insieme vanno a ricreare disegni e geometrie sono la “strigaa”, ovvero la pavimentazione della strada del suo centro storico. Et voilà… siamo nella terra di mezzo, dell’Emilia, colei che incastonata tra Liguria e Toscana ci dona paesaggi indimenticabili. Siamo nell’Alta Val Taro. Siamo a Compiano.
Percorriamo dunque la strigaa, la strada principale che taglia Compiano. Unica indicazione, abbiate il naso all’insù, perché solo così potrete innamorarvi di questo luogo. Zigzagando tra le diverse piazzette, percorriamo stretti viottoli con scalini ripidi che collegano discretamente la via superiore con quella inferiore del paese. Son chiamati “carubbi”… un retaggio ligure, ricordano infatti i peculiari “caruggi” genovesi.

Centro storico e musei
Seguendo la via lastricata si arriva alla piazza centrale, una suggestiva terrazza sul Taro, vicino la quale si trova la Chiesa di San Giovanni Battista, databile probabilmente al periodo longobardo, sulla quale sono stati eseguiti restauri importanti nel 1700. Al sui interno si trovano elementi artistici e scultorei di notevole valore, come il Santo Crocifisso Miracoloso, scultura lignea risalente al XV sec. Degno di nota è anche l’antico Municipio e tribunale di Compiano sulla cui facciata si trova un grazioso terrazzino seicentesco e che al suo interno conserva le prigioni, anticamente utilizzate per i reati amministrativi. Stagionalmente è possibile farsi accompagnare da una guida abilitata che vi mostrerà tutte le caratteristiche nascoste del paese.
All’apice del Borgo si staglia il Castello, la sua costruzione è probabilmente cominciata da una antica torre carolingia intorno alla quale, nello scorrere dei secoli, si è sviluppato l’intero maniero che oggi si presenta come possente struttura quattrocentesca con ampliamenti sei-settecenteschi. Con il declino dello Stato Landi e sotto il Ducato di Maria Luigia divenne prigione di Stato dove furono rinchiusi anche i carbonari dei moti del 1821. Nel 1900 venne adibito a collegio femminile, per poi tornare abitazione privata per la Contessa Gambarotta. Qui è possibile visitare due musei in un unico percorso guidato: museo “Raimondi-Gambarotta”, cioè gli appartamenti arredati dall’ultima proprietaria, con oggetti molto interessanti provenienti da tutto il mondo, e il museo “Orizzonti Massonici”, realizzato a partire da una donazione privata di cimeli di massoneria anglosassone, che ne ripercorre la storia. Il Castello è anche hotel, nel meraviglioso parco è possibile godersi un cockatil a bordo piscina e pranzare o cenare nel vicino ristorante.

Amate il verde, l’escursionismo, una vacanza en plein air, andate allora in direzione del Monte Pelpi!
Partiamo dal Passo Colla, tra castagni, cerri, querce, che nascondono bellissimi e sorprendi sentieri fino alla sommità del Monte Pelpi, a circa 1490 metri di altezza. Dalla cima si gode di una eccezionale panoramica sulle Alte Valli del Taro e del Ceno. Il paesaggio è peculiare: si osservano estese praterie che passano, a quote inferiori, a fitti boschi di faggio, per poter osservare lungo il sentiero e nelle distese verdi una flora molto ricca, tra narcisi selvatici, genziane, orchidee e crochi. Aguzzate lo sguardo, non sarà difficile trovare tracce fossili prodotte da organismi limivori che rielaboravano i sedimenti dei fondali marini,ebbene sì, la Val Taro è un antico fondale marino… alla ricerca di sostanze necessarie al loro nutrimento. Il percorso è caratterizzato da sorgenti di acqua freschissima, ruscelli e piccoli laghi.
In questo percorso, come in molti altri a Compiano, è possibile avventurarsi a piedi, in bicicletta, per chi volesse è possibile farsi accompagnare da esperte Guide Ambientali Escursionistiche, per poter scoprire altre interessanti curiosità sulla Valle.
Si può andare anche a cavallo, infatti proprio sotto al paese è presente un maneggio. La zona di Compiano e della Val Taro è piacevole in tutte le stagioni, con la dolce brezza della prima estate o il sole del mezzogiorno invernale, ogni momento dell’anno è capace di regalare emozioni diverse. Compiano è inoltre parte del circuito “Castelli del ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli”.
Per creare un ottimo connubio tra storia e outdoor, si può pensare anche alle vie storiche: tradizionalmente Compiano rientra nel percorso della Via Marchesana, sui passi della famiglia Malaspina ufficialmente prima proprietaria del nucleo originario del borgo, che partendo da Pavia e arrivando ad Aulla attraversa, appunto, alcuni comuni della Val di Taro. Essa viene anche annoverata tra le vie francigene di Montagna.

Cucina
La buona cucina è un fondamento di Compiano: qui si trovano osterie e agriturismi che sanno proporre i piatti della più radicata tradizione, ma anche ricreare un perfetto bilanciamento tra tradizionale e innovativo. Ogni locale è pronto a presentare le tipiche torte salate di patate, riso o erbette, la “torta fritta” con salumi nostrani, i primi piatti di pasta fresca accompagnata al celebre Fungo Porcino IGP, i secondi piatti di selvaggina e il tipico “latte in piedi”, dolce simile al creme caramel. Il tutto nella splendida cornice di Compiano, abbracciato in lontananza dal crinale dell’Appennino Tosco Ligure Emiliano, che lo separa dal mare.

Tradizioni religiose
La cultura non manca a Compiano, che la ritrova anche nelle proprie tradizioni. Le più importanti sono legate alla sfera religiosa, come la Benedizione delle Acque del Taro, che avviene ogni anno la prima domenica di luglio, quando si portano in processione le statue della Madonna e di San Rocco, che si incontrano sulle rive opposte del fiume Taro, del quale vengono poi benedette le acque, in ricordo della fine dell’epidemia di peste che nel Seicento aveva colpito anche la Valle del Taro. La tradizione prevede che l’acqua resti inalterata negli anni se la si raccoglie proprio quel giorno.
Un’altra tradizione, ma più recente, è quella del Santo Crocifisso Miracoloso, una antica scultura lignea databile al 1400 che si dice miracolasse i soldati della Prima Guerra Mondiale che prima di partire per le campagne belliche si fossero votate ad esso. Questo culto è quindi molto recente, ma non meno sentito, e viene festeggiato ogni anno il 14 agosto con la celebrazione religiosa e una manifestazione nella piazza del Paese. Dall’anno scorso il comune proprio per questo particolare è entrato a far parte dell’Associazione delle città del Santo Crocifisso.
La Millenaria Fiera di San Terenziano affonda le radici nella più antica storia di Compiano: da oltre mille anni ancora oggi i primi giorni di settembre a Isola di Compiano viene organizzata una fiera agricola e gastronomica che richiama visitatori dalle vicine province.

Eventi estivi 2021
Quest’estate torna a Compiano il Festival degli Artisti di Strada, rivisto nella sua forma orginaria a causa dell’emergenza sanitaria ancora in atto, che sulla scia degli Orsanti riporterà Compiano all’atmosfera dei loro viaggi, anche grazie ad una mostra dedicata; il tutto in collaborazione con la Consulta degli Emiliano Romagnoli nel mondo.
Saranno organizzate da giugno ad agosto anche altre serate di intrattenimento sia musicale che teatrale, in collaborazione con Comuni limitrofi, associazioni locali e club nazionali come “I Borghi più belli d’Italia” di cui Compiano è socio fondatore.
A fine estate il Comune di Compiano presenterà un convegno, con l’appoggio dell’Associazione Genius Loci della famiglia Floridi Doria Pamphili che avrà come principale oggetto un documento datato 27 Febbraio 1021, custodito nell’archivio Doria- Pamphili-Landi, in cui compare probabilmente per la prima volta l’antico toponimo “Campoplano”, che identificava la piana ai piedi del borgo, in cui veniva storicamente realizzato un ampissimo mercato.

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Piedimonte Etneo: escursioni, fede e tradizioni

Tra Catania e Messina, tra terra e cielo, i suoi panorami sono indimenticabili, tanto che il suo nome era un tempo Belvedere.
Oggi trasformato in Piedimonte Etneo.
Omen nomen.
E’ qui, letteralmente ai piedi dell’Etna che sorge questa splendida cittadina siciliana: perla di relax, natura e spirito di comunità. Un luogo magico, in cui il visitatore potrà vivere la genuinità della Sicilia. In quale altro luogo vi sarà possibile godere della montagna, come se vi trovaste in un paesaggio lunare e perdere al tempo stesso il vostro sguardo tra lingue fiammeggianti di lava? E tutto a pochi chilometri dal mare. Tutto questo è Piedimonte Etneo. Scopriamola, una tappa dopo l’altra, emozionandoci immersi nella genuina sicilianità.

Per chi ama le escursioni, la natura, e le vacanze en plein air, siete nel luogo giusto.
Ciò che maggiormente caratterizza Piedimonte Etneo, lo dice il suo stesso nome. E’ l’Etna, il vulcano dei vulcani. Un signore, altezzoso e affascinate che quando vuole sbuffa un po’ donando ai visitatori e a chi lì vive, un paesaggio ancestrale.
Parte del Parco dell’Etna è infatti nel territorio di Piedimonte Etneo. Gambe in spalla, partiamo alla scoperta di questo luogo d’altri tempi. Cosa vedrete?
Lo “Zappinazzu”, il più vecchio pino laricio dell’Etna. Ha 300 anni, è il nonnino dei pini dell’Etna, albero mitologico che illuminò la notte di Cerere alla ricerca di Proserpina per le impervie contrade del vulcano. Affascinanti crateri oramai spenti, oggi protagonisti solo dei nostri selfie. C’è poi il percorso dedicato alla vista dei Monti Sartorius, un percorso agevole ricavato su un’antica traccia usata dai pastori che permette di scoprire gli apparati eruttivi di questi monti, nonchè il più esteso bosco di betulla dell’Etna, specie botanica unica del Parco. Cortecce bianchissime e lisce con caratteristici disegni a forma di occhio che spiccano sul nero della lava, emozionandovi. Sono simbolo di forza e rinascita. La natura è energia, approfittatene!
Sempre per gli amanti delle escursioni c’è il complesso rurale delle Case Bevacqua, un vasto sistema di abitazioni, magazzini e strutture produttive posto a quota 1013 sul livello del mare.
Una iscrizione incisa nella chiave di volta dell’arco di ingresso di uno dei fabbricati riporta infatti la data del 1803. All’epoca le Case Bevacqua erano state il cuore pulsante di una vasta area coltivata a vigneto, fatto insolito, specie a quote così alte del vulcano, dove adesso dimorano boschi di querce, castagni e vasti noccioleti. Da esso si dipartono i sentieri 728 e 729. Buona passeggiata!

Amate il turismo religioso, quello di Piedimonte Etneo è sorprendente!
La prima tappa di cui racconteremo è la Chiesa Madre dedicata alla Madonna del Rosario eretta tra il 1711 e il 1713. Alzate gli occhi, prima di entrare, età classica e vernacolare caratterizzeranno il vostro viaggio in questo luogo. In essa troverete una preziosa statua in legno policromo del XVII secolo. Ha una forma basicale a tre navate in stile neoclassico. Le sue colonne stilizzate in pietra bianca nella facciata e in fascioni all’interno, vi cattureranno. Capitelli dorici, ionici e corinzi. Altari in marmo colorato di Taormina. All’interno della Chiesa Madre ci sono numerosi dipinti, che gli appassionati sapranno ben apprezzare. Tele raffiguranti scene della vita dei santi: il Martirio di San Sebastiano, la Pala di Santa Lucia attribuibile a Francesco Mancini e due dipinti ritraenti San Francesco e Sant’Antonio, opera di Alessandro Abate.
È uno dei Santuari più antichi, voluto, fondato e sostenuto dal Papa San Gregorio Magno. E’ il Santuario della Madonna della Vena. Da oltre 1.400 anni, schiere di persone vengono qui, alla ricerca della Tenerezza Divina. Molto semplice la struttura esteriore che si affaccia su un meraviglioso paesaggio che domina la Costa Ionica. All’interno vi sono dei preziosi mosaici che fanno da sfondo all’altare. Custodita all’interno del Santuario, si trova l’Icona della Madonna, un dipinto a tempera su una tavola di cedro del Libano, che raffigura la Vergine Santissima con Gesù Bambino in braccio.
Il momento ideale per ritrovarsi nel Santuario di San Gerardo è il periodo dei festeggiamenti a lui dedicati, nel mese di agosto. Dal paese, dai paesi limitrofi e non solo, sarà un pellegrinaggio di puerpere, esattamente loro! Perché è proprio lui il santo che protegge le donne in “dolce attesa”.
Ma in realtà… qualsiasi momento è quello buono per godere della spiritualità di questo luogo.
Il Santuario di San Gerardo è nell’omonima frazione, appena fuori dal centro abitato di Piedimonte Etneo. La prima “versione” del santuario, fu costruita nel 1928. Il culto di San Gerardo Maiella iniziò nel 1923 quando la signora Menica Mazza, avendo avuto in visione il Santo che la guarì dai suoi mali, decise poi di creare una chiesa in quella borgata nel 1928. Ma lo spazio era troppo piccolo per accogliere tutti i pellegrini che arrivavano. Nel 1931 iniziarono quindi i lavori per l’elevazione di un nuovo tempio che fu finito il 16 giugno del 2000. Quel giorno la chiesa di San Gerardo venne finita ed elevata a Santuario.
Modesta nelle sue fattezze, ma con una storia affascinante è la Chiesa di San Michele. Il principe Ferdinando Francesco la fece costruire nel 1718, per assolvere a un voto fatto durante una violenta sommossa popolare nella città di Palermo. Ritornata la tranquillità, il Principe, riconoscente verso l’arcangelo San Michele, che aveva esaudito le sue preghiere, volle dedicargli un tempio proprio nel paese che egli particolarmente amava. Immancabile è il Convento dei Cappuccini con altari in intarsio di legno. Da non dimenticare in un itinerario religioso la Chiesa di Santissima Maria delle Grazie e la Chiesa del Calvario, entrambe nella frazione di Presa.

Tradizioni… ogni luogo ne ha una o molte… quelle di Piedimonte Etnea sono… giudicatelo voi!
Festa delle feste è da queste parti quella dedicata alla Vendemmia. Nasce nel 1998, è più che maggiorenne e ogni anno viene attesa con gran trepidazione, non solo dai locali, a frotte infatti vi accorrono da tutta la Sicilia. E’ la festa delle feste! Non a caso, da queste parti, il prodotto di punta è proprio il vino, ma non uno qualunque, lui e solo lui, il Nerello Mascalese e quello Mantellato. L’Etna e il suo comprensorio racchiudono, come in uno scrigno, un tesoro di colori e sapori in grado di lasciare un ricordo indelebile nel visitatore. L’arte del vino, vecchia di millenni, è infatti una parte integrante della cultura siciliana.
La festa del patrono, Sant’Ignazio da Loyola, che si svolge il 31 luglio e la prima domenica di agosto, offre anche l’opportunità di partecipare a varie sagre locali, nonché fino a qualche anno fa al Trofeo di Sant’Ignazio, importante gara podistica che richiamava atleti di fama internazionale. Tra le altre manifestazioni da ricordare l’Estate Piedimontese, durante la quale si svolgono mostre, concerti, rappresentazioni teatrali e tornei sportivi.

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Portobuffolè - Fuoriporta

Portobuffolè un gioiello del Veneto Orientale

Piccolo, raccolto e di una bellezza struggente.
E’ Portobuffolè, la bomboniera medievale del Veneto Orientale, la città con il primato di essere la più piccola d’Italia.
Portobuffolè fa parte sia de “I borghi più belli d’Italia” sia dei paesi che hanno ottenuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, riconoscimento dato alle piccole eccellenze dell’entroterra.

E’ la meta del vostro tempo libero!
Puoi vederne le foto, i video e leggere le recensioni “googolandolo”, ma nulla sarà, come viverlo di persona.

Villa Giustinian è uno spettacolo anche il solo vederla a distanza. Il Monte della Pietà, la cui storia affascina ancora oggi. La quiete, le viuzze, i suoi musei, ve ne sono tanti: il Museo di Gaia da Camino e i suoi affreschi del 1400 che oggi ospita l’artista Sonia Ros con la sua Mostra “Empty Eden”, il Duomo, la Chiesa di San Rocco, l’Oratorio di Santa Teresa, la Chiesa dei Servi sono tutti luoghi… in cui perdersi.

Salite sulla Torre Comunale del X secolo, e dai suoi 28 metri d’altezza assaporate questo borgo, tra i Borghi più belli del Veneto! Dall’alto si dominano le viuzze in ciottolato e i bei palazzi trecenteschi con vista sui tetti e sulla campagna circostante fino alle montagne.

Tra le particolarità di Portobuffolè il Museo Atelier di Barbie: una raccolta di barbie i cui vestiti sono un’opera artigianale e l’imperdibile Museo dedicato al Ciclismo. Portobuffolè è il luogo giusto anche per immergersi nella cucina Veneta.

Dalla trippa, il tradizionale piatto della Fiera di Santa Rosa, il “radici e fasioi co a poenta” ovvero il radicchio di campo, condito a crudo con olio e aggiunta di fagioli e polenta… per concludere la Pinza, il tradizionale dolce della Befana fatto con la zucca, la buccia d’arancia e limone grattuggiata, la grappa, noci e fichi. Insomma, Portobuffolè sarà la tua meta preferita dedicata all’arte, alla cultura e alla gastronomia.

Villa Giustinian

Mens sana in corpore sano. Era questo lo spirito di Villa Giustinian quando venne fatta costruire dallo storico casato veneziano dei Giustinian dei Vescovi nel ‘600.
Divenne comando militare, ospedale e orfanotrofio. Un curriculum importante, di cui oggi resta un edificio di particolare valore storico, ricco di affreschi, statue, stucchi e fregi. Ospitò in passato, oltre alla famiglia imperiale d’Austria, illustri personalità della Chiesa, della Repubblica di Venezia e degli Stati con cui i Dogi ebbero rapporti. La chiesa al suo interno, datata 1694, ha stucchi e marmi pregevoli, un affresco che toglierà il fiato con le sue dolci linee nette. Un soffitto dipinto da Domenico Fabris nell’Ottocento e un crocifisso ligneo attribuito ad Andrea Brustolon. Un accurato restauro ha saputo riportare alla grandiosità originaria questa meravigliosa villa veneta e realizzare così un luogo all’altezza dei fasti veneziani.

Monte di Pietà

Era il 1480, quando il Senato veneziano istituì il banco dei pegni. Lo vedete lì sotto la Torre Civica. Un luogo con una storia, che resiste ancora oggi. Un luogo che ospita la più grande comunità ebraica della zona. Fu infatti istituito dopo che gli Ebrei furono cacciati e i loro beni confiscati.
L’edificio è riconoscibile per i suoi affreschi cinquecenteschi che si affacciano su Piazza Vittorio Emanuele II e che raffigurano la Fama con le trombe tra le braccia, la Giustizia con la bilancia, la Carità con i bambini e forse ciò che rimane della Pace. Il secondo è il Leone di San Marco sulla facciata d’ingresso. Quest’ultimo è noto anche con il nome di Leone “in moeca”, perché realizzato all’interno di un cerchio che ricorda il carapace di un piccolo granchio tipico della Laguna, la moeca.
Oggi il Monte di Pietà ospita il centro di informazioni turistiche. Non distante dal Monte di Pietà c’è un edificio tra i più, storicamente importanti del paese: il Fontego. Era l’antica dogana, tra le principali del territorio. Era utilizzata come magazzino e laboratorio per il sale che arrivava da Venezia. Questo bene prezioso veniva poi lavorato e infine spedito via fiume o via terra verso il Cadore, la Germania e l’Austria.

Musei

Museo di Casa Gaia Da Camino
Il Museo è un esempio di casa-torre medievale con facciata ingentilita da bifore trilobate con capitelli a fior di loto.
Generalmente, al piano terra trovavano collocazione i depositi e gli ambienti per la servitù. Il primo dei piani superiori era il così detto piano nobile, composto da una grande sala di ricevimento (la caminata) con focolare. Questa stanza era probabilmente affiancata alle camere da letto dei signori. Più in alto, vivevano i domestici e gli schiavi. Nelle abitazioni più prestigiose, le cucine erano sistemate direttamente sotto il tetto, proprio per evitare i focolai d’incendio che, se propagatisi dal pian terreno, avrebbero potuto distruggere l’intera casa.
Considerando l’importanza della famiglia Da Camino, è lecito pensare che le cucine fossero state collocate all’ultimo piano, oggi purtroppo manomesso.
Attualmente, il più pregevole aspetto di Casa Gaia è l’opera ad affresco databile al XIV-XV secolo.
I piani superiori presentano delle piacevoli pitture il cui soggetto è la realtà cortigiana, con le visite del contado, i guerrieri con le loro sofisticate armature, le personificazioni delle Scienze a simboleggiare il cenacolo culturale che generalmente sorgeva intorno a una famiglia gentilizia, e i paesaggi, suggestivi nella prospettiva empirica dello stile gotico. La voce popolare immagina, poi, che nelle due figure monocrome che incorniciano la finestra del corridoio al primo piano, si possano individuare i ritratti di Tolberto e Gaia Da Camino immortalati quasi a ben accogliere gli ospiti.
A tutt’oggi, la paternità di quest’opera è sconosciuta. Al primo piano è dipinta un’iscrizione attributiva espressa in sigla (P.E.F) , ancora non compresa. È consuetudine in presenza di sigle, interpretare la lettera “F” con i termini latini “fecit” (fece) oppure “fecerunt” (fecero), conservando purtroppo l’incognita sul numero di persone che la realizzarono.
Alcune parti si differenziano per una maturità stilistica tale, che non può semplicisticamente essere dovuta a ragioni anagrafiche dell’esecutore, ma necessariamente a evoluzioni culturali su ampia scala. È pertanto corretto affermare che qui, a Casa Gaia Da Camino, siano attestate le modalità con cui si verificò il passaggio dallo stile gotico al Rinascimento sul territorio dell’Alto Livenza.
In questo momento il museo ospita delle Mostre di Arte Contemporanea. In questo momento ospita un’artista molto quotata ed importante che opera a Venezia. L’artista è Sonia Ros e il titolo della sua Mostra è Empty Eden, curata da Afrodite Oikonomidou

Museo del Ciclismo: nella sua nuova sede in Borgo Servi
Nell’ambito del Comune di Caneva (PN), e più precisamente nella frazione di Stevenà, v’era fino al 1973 uno dei primi “virtuali” musei del ciclismo nel contesto di una taverna-trattoria che prendeva il nome dal suo proprietario: Toni Pessot, grande appassionato di ciclismo.
Questa raccolta comprendeva maglie iridate, gialle, rosa, oro, arancioni, tricolori, azzurre e nere, simboli gloriosi conquistati da grandi campioni. Gino Bartali, sprovvisto di trofei perché li aveva ormai regalati ad altri appassionati, per non rimanerne escluso, aveva donato un trofeo fuori dal comune: una canottiera di lana pesante, confezionata dalla madre e ancora intrisa del suo indelebile sangue versato in seguito alla spettacolare caduta da un ponte di legno al suo primo Tour de France.
L’elenco potrebbe continuare a lungo, perché sono molti gli atleti che hanno contribuito entusiasticamente a rendere prestigiosa la collezione.
A cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, Civiltà Alto Livenza, associazione fondata nel 1988, elaborò un progetto globale di riqualificazione dell’area/sistema alto-liventina sulla base delle peculiarità esistite o esistenti in ciascuno dei 15 comuni che formano l’omonimo distretto.
Fu naturale per questo sodalizio decidere di fondare un Museo del Ciclismo, vista la precedente esperienza di Toni Pessot e viste le importanti figure dell’ambito ciclistico nate sull’area dell’Alto Livenza, la continua passione per questo sport ancora ben radicata nella comunità e il pericolo che tutto ciò venisse dimenticato.
Fu così che nel 1995 venne inaugurato a Portobuffolè, negli spazi di Casa Gaia Da Camino, il Museo del Ciclismo “Alto Livenza”, dedicato a Giovanni Micheletto (Sacile, 1889 – Sacile, 1958), vincitore del 4° Giro d’Italia con la mitica Atala, e a Duilio Chiaradia, (Sacile, 1921- Como 1991), primo grande cineoperatore della Rai e inventore della ripresa televisiva sportiva, in particolare di quella ciclistica, che gli meritò la fama di “scrittore per immagini”.
Da allora la collezione è notevolmente aumentata, con cimeli di sempre maggior pregio. Attualmente, è uno dei più importanti musei italiani dedicati al ciclismo.

Museo della Civiltà dell’Alto Livenza: presso la Torre Civica
Il museo della torre civica nasce dall’esigenza di raccontare il recente passato, illustrando come è nata e come si è sviluppata la cultura di arti e mestieri nell’area dell’Alto Livenza. Vi trovano posto oltre 2000 pezzi donati da cittadini di Portobuffolè, ma anche di altri comuni dell’area, che hanno voluto contribuire a creare questa interessante raccolta.
Gli oggetti esposti rappresentano le attività che nell’ultimo secolo hanno fatto parte della vita quotidiana degli abitanti di queste zone. Vi troviamo molti attrezzi utilizzati in agricoltura. È esposto tutto ciò che serviva un tempo per ricavare il vino, dal torchio dei primi del 900 alle botti e ai tini. Di particolare rilievo i gioghi in legno, che venivano utilizzati per il bestiame impegnato nei lavori dei campi. Scale di tutte le dimensioni, falci, badili, sgranatrici utilizzate non molto tempo fa da adulti e bimbi per sgranare la biada. È possibile anche ammirare la tagliafoglie, attrezzo impiegato per recidere le foglie dei gelsi da utilizzare nella lavorazione del baco da seta, attività tipica fino a qualche decennio addietro. Interessante la ricostruzione di un carretto interamente realizzato in legno, restaurato in tempi recenti, ma risalente alla prima metà del 900. Si tratta di uno dei pochi mezzi di trasporto che i contadini locali utilizzavano facendolo trainare dal bestiame nel lavoro dei campi oppure dai cavalli per trasportare le persone.
Una seconda serie di attrezzi è dedicata alla storia della lavorazione del legno. Grandi banchi da marangon (falegname) testimoniano le attività del falegname che un tempo lavorava nella sua officina artigianale utilizzando un banco completo di morse e attrezzi vari come seghe di tutte le misure, frese, scalpelli, pialle, e soraman (pialle di grandi dimensioni utilizzate per le superfici più estese). È possibile anche ammirare un banco portatile che veniva utilizzato nelle trasferte, quando l’artigiano si spostava nelle varie famiglie che necessitavano del suo intervento. Di particolare pregio la combinata del 1938, una delle più antiche macchine per la lavorazione del legno utilizzata nelle prime fabbriche della zona e impiegata a scopo dimostrativo fino a qualche decennio fa.
Altre attività praticate soprattutto in ambito domestico erano filatura e tessitura, cui si dedicavano in prevalenza le donne. Nel museo troviamo delle macchine da tessitura ancora funzionanti. Pur essendo proprietà di famiglie della zona, in origine queste macchine furono realizzate nelle filande di Biella e, una volta dimesse dall’attività industriale, vennero distribuite nelle famiglie per realizzare lavori di tipo più artigianale. In quest’ambito ritroviamo alcune macchine da cucire di pregio che venivano usate dalle donne per confezionare i capi d’abbigliamento per tutta la famiglia in tempi in cui la povertà faceva da padrona assoluta.
Vi sono all’interno del percorso anche oggetti di uso quotidiano come solferine, usate per accendere il fuoco con lo zolfo, suppellettili varie, vasi da latte e arnesi da cucina tipici della civiltà rurale. L’intero patrimonio di oggetti è disposto sui diversi livelli della torre, che, oltre al piano terra, conta quattro altri piani. Centoquattordici gradini costituiscono la via d’accesso all’edificio. La prima rampa di scale è realizzata in pietra e porta fino all’ingresso del palazzo del Fontego. Da qui poi ci si imbatte in una serie di scalini in legno che conducono al portone d’ingresso del torrione. Anche i piani interni della torre sono collegati da scalini di legno.
Da sottolineare che arrivati all’ultimo piano si può ammirare un panorama davvero unico. Da un lato si estende la grande spianata verde dei Pra’ de Gai, dall’altro si delinea il corso del fiume Livenza, che fino al 1911 scorreva sotto il ponte di Porta Friuli. Un paesaggio incantevole che si può godere solo in cima ai ventotto metri della torre.

Museo Atelier di Barbie: raccolta di barbie i cui vestiti sono un’opera artigianale
La Barbie, bambola dei tempi moderni, si può declinare in centinaia di versioni. Per raccontare mode, epoche, tendenze. C’è la Barbie “italiana”, perfetta per la Festa della Repubblica col Tricolore come vestito, e c’è pure la Barbie soldatessa che anticipa l’apertura dell’esercito alle donne militari. C’è poi la Barbie tutta pizzi e crinolina che sembra ricordare la regina Maria Antonietta e c’è persino una Barbie “canterina” che sembra misurarsi con le cantanti d’opera impegnte sul palco. Benvenuti nell’”Atelier di Barbie”, la mostra permanente allestita nelle ex scuole elementari di Portobuffolè. Un “atelier” frutto della bella collezione donata al comune dalla signora Grazia Collura, genovese di nascita, da quindici anni residente a Treviso.

 

Eventi realizzati durante dell’anno

Ogni seconda domenica del mese il Mercatino dell’Antiquariato;
Evento il 01.01.2021 : “Io c’ero” (probabilmente quest’anno verrà annullato perchè porta assembramento)
Festa di Primavera
Gaiajazz
Rievocazione storica ogni 2 anni
Festa di santa Rosa
Festa d’Autunno
Mercatino di Natale

Piatti tipici

trippe
baccalà e polenta
salumi vari nel tagliere
radicchio e fagioli
il bollito misto
pasta e fagioli
Fegato alla veneziana

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Tarquinia, la tua meta tra arte, storia, cultura e non solo!

Tarquinia è un viaggio nel passato. E’ la tipicità di una tradizione enogastronomica che non dimenticherete facilmente. E’ il museo etrusco più importante d’Italia.

Necropoli di Tarquinia

Immersi nella profondità di oltre 2000 anni di storia entriamo nella Necropoli di Tarquinia, inserita dal 2004 nel World Heritage List dell’UNESCO.
La testimonianza unica, preziosa ed eccezionale dell’antica civiltà etrusca, la sola civiltà urbana dell’epoca pre-romana in Italia. Gli affreschi all’interno delle tombe raccontano in modo fedele ed evocativo la vita quotidiana di questa cultura scomparsa, ma anche i lori riti di passaggio all’aldilà. Molti dei dipinti, nonostante siano passati tutti questi anni, si conservano ancora in modo vivido e straordinario.
La tomba più bella e più famosa è quella dei Leopardi, ma sono suggestive anche la tomba dei Giocolieri, la tomba della Caccia e della Pesca, quella delle Leonesse e quella della Pulcella, ma in realtà meritano tutte ed è bene visitarle tutte, con ossequioso rispetto, siamo nella città dei morti.

Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia

Gli Etruschi furono la più importante popolazione d’Italia prima dell’espansione dei Romani. Furono i precursori della società contemporanea.
Gli Etruschi furono gli “architetti” della più alta civiltà che ha anticipato l’ascesa di Roma e dell’Europa.
A scuola non ce l’hanno spiegata proprio così…
Nel Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia vi attende un viaggio unico, emozionante e travolgente, nella storia di una civiltà che tanto ci ha segnato. Il museo, senza dubbio uno dei più ricchi ed importanti d’Italia, merita una vista già solo per la location in cui è inserito, il Palazzo Vitelleschi il luogo perfetto dove il gotico incontra il rinascimentale… tutto il resto sarà una visita che vi resterà nel cuore.
p.s.
Vedrete i Cavalli Alati, un’opera unica, datata 2500 anni fa.
Non svenite.
Aprite gli occhi più che potete e immortalate nella vostra mente cotanta bellezza.

Centro storico e non solo

Tarquinia è la meta giusta in ogni momento della settimana… ancor più nel week end… Relax e aria buona, storia e bellezza.
Un delizioso borgo di collina, al confine con la Maremma Toscana, dove il medioevo è ancora presente nei vicoli e nelle mura della città, tanto da cingerla confortevolmente, ancora oggi. Se vi piacciono i borghi medievali, a Tarquinia c’è da perdersi.
Dietro Palazzo Vitelleschi si concentra il cuore più antico della città con il Duomo, Porta Castello con il suo sistema difensivo, la Chiesa romanica di Santa Maria in Castello, proseguite a piedi dal Belvedere della Ripa… è tutto uno spettacolo!
Tra vicoli, piazze, arte, tradizioni e viste mozzafiato, Tarquinia è anche la città delle 100 torri. Non le abbiamo contante, ma questo si dice, e, se non ci credete, non resta che mettersi scarpe comode e partire alla scoperta di questo incantevole centro, contraddistinto dal colore biancastro dei suoi edifici dovuto alla pietra calcarea localmente chiamata macco. Tarquinia è un luogo di intensa vita culturale e un ambiente naturale di rara bellezza. La sua posizione emoziona: posta su di un colle attorniato da ripidi strapiombi, sulla riva sinistra del fiume Marta, crocevia  tra il  litorale Tirreno, la campagna maremmana e i vicini monti della Tolfa e Cimini.

Aria aperta

Amanti delle arrampicate, rispondete alla chiamata! Si scala la falesia di Ripa Majala! Una bellissima perla di roccia e spit immersa nella campagna viterbese a pochi chilometri da Tarquinia e Civitavecchia. Decine e decine di vie, per tutti i gusti, prati e un panorama fantastico che è possibile godere dalle soste delle vie più lunghe.
Questa è Ripa Majala. Se invece prediligete un’uscita fuoriporta meno impegnativa ci sono le Saline di Tarquinia, le uniche presenti nel Lazio e tra le poche rimaste lungo tutta la costa italiana. Oggi sono una riserva naturale che accoglie e tutela numerose specie dell’avifauna migratoria e stanziale. Ma lo sapete chi sarà il soggetto delle nostre foto? Lui. Esattamente lui. Il bellissimo fenicottero rosa! Chissà che sia disponibile per un bel selfie!

Gastronomia

Tarquinia al confine tra Lazio e Toscana… non può che avere un’eredità gastronomica da “leccarsi i baffi”… cosa portiamo in tavola?… l’Acquacotta ovviamente! Un piatto contadino, creato dai nostri nonni per ristorarsi dalla lunghe e faticose giornate passate al pascolo o alle intemperie, preparato con ingredienti semplici: erbe di campo, patate, pomodori, uova, olio locale e pane raffermo bagnato dall’acqua di cottura. Una ricetta sana, nutriente e gustosa!

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Narni, centro d’Italia, di arte, cultura, verde ed enogastronomia

Narni è il centro d’Italia, è la città della Corsa all’Anello, é un salto nel Medioevo. E’ la Rocca Albornoz che domina la città. E’ il mistero dei suoi famosi sotterranei. E’ il perdersi nei suoi meravigliosi vicoli. E’ il sapore di un’enogastronomia che trova fortuna nelle sue radici.

ROCCA ALBORNOZ
Quella di Narni è uno degli esempi ancora “in piedi” di quelle fortezze edificate o fatte ristrutturare dall’Albornoz nel nostro territorio. Per i caratteri e per la posizione è la classica fortezza militare di controllo e dominio della città: espressione genuina della politica di restaurazione papale operata così attivamente dall’Albornoz. I lavori di costruzione furono terminati nel 1378: la fortezza è completa e imponente. Pur non essendo un castello di residenza ma più propriamente militare, la Rocca ebbe ospiti Papi, Imperatori, Cardinali, dignitari. Anticamente circondata da fossato e da doppia cinta di mura ha all’interno un bel cortile con una cisterna in travertino e una cappella. Immergetevi nel Medioevo restando ad occhi aperti!

NARNI SOTTERRANEA
Il percorso guidato inizia dal complesso conventuale di S. Domenico con l’ingresso in una chiesa del XII secolo, scoperta solo nel 1979, da sei giovani speleologi, che conserva affreschi tra i più antichi della città. Attraverso un varco nella muratura si passa in un locale con una cisterna romana, probabilmente resto di una domus, dove con la realtà virtuale interattiva è possibile esplorare l’antico acquedotto della Narnia romana e subito dopo, percorrendo un lungo corridoio, si giunge in una grande sala, dove avevano luogo gli interrogatori del Tribunale dell’Inquisizione.
Una piccola cella adiacente, unica nel suo genere, documenta con segni graffiti sulle pareti le sofferenze patite dagli inquisiti, uno dei quali ha voluto lasciare un messaggio attraverso un codice grafico, con simboli alchemico massonici non ancora completamente decifrati. Una serie di casuali coincidenze ha portato a svelare un intricato mistero che si celava dietro quei simboli. I recenti scavi archeologici hanno permesso di portare alla luce una cripta del XII sec. e l’abside dell’antica chiesa di Santa Maria Maggiore, un tempo cattedrale di Narni. La visita nei Sotterranei non è una visita convenzionale, la storia di cui parliamo è iniziata secoli fa con l’istituzione del Sant’Uffizio, ma continua ancora oggi ad intrecciarsi con il presente. Per coloro che amano l’avventura è possibile visitare un tratto dell’acquedotto romano della Formina. Narni Sotterranea è un’esperienza unica nel suo genere e non vi lascerà delusi, anzi vi spingerà a raccontare questa esperienza come qualcosa di magico!

PONTE D’AUGUSTO
Il ponte fu costruito intorno al 27 a.C. in relazione agli interventi di risistemazione e potenziamento della via Flamina intrapresi dall’imperatore Augusto. Posto poco prima dell’ingresso del fiume Nera nelle strette gole tra lo sperone su cui sorge la città di Narni e il Monte Santa Croce, è un’importante testimonianza dell’età aurea romana. Del ponte d’Augusto si conservano oggi la prima grande arcata, un rudere imponente e monumentale, e pochi ulteriori elementi nell’alveo del fiume ridotti a frammenti da ripetuti crolli.
Una foto da questa posizione panoramica è d’obbligo!!!!!

PONTE CARDONA – CENTRO D’ITALIA
L’Istituto Geografico Militare ha individuato nel ponte Cardona il centro geografico della penisola italiana. Ma a parte l’aspetto “geografico” Ponte Cardona è parte integrante dell’antica Formina, l’antico acquedotto di età romana. E’ un ponte romano realizzato in opera quadrata con conci di calcare locale. La sua architettura si richiama a quella dell’età Augustea. Un’architettura vecchia di duemila anni emerge nel groviglio di una vegetazione spontanea e forte, a voler ricordare come l’uomo, quando vuole, possa accordarsi perfettamente con la natura. Ritrovatevi esploratori!

PALAZZO DEI PRIORI
Il palazzo dei Priori è un edificio ricco di elementi stupendi, che lo rendono un monumento tra i più belli dell’architettura civica. A fianco del palazzo dei Priori la torre civica del 1200 che domina la città e tutta la vallata.

MUSEO EROLI
Il Palazzo, di proprietà della famiglia Eroli fino agli ’80 del novecento, viene costruito nel XV secolo. Nel XVIII è trasformato a dimora della nobile casata narnese e vanta 2700 metri quadri di cui tre piani in superficie e due ipogei, creati sfruttando il declivio della rupe che si affaccia sulle gole del fiume Nera . L’edificio è stato in seguito restaurato e allestito a circuito museale vanta una sezione preistorica e protostorica, con una famosa mummia e un sarcofago ligneo provenienti dall’Egitto, arrivati a Narni grazie alla stravagante personalità di Edoardo Martinori, una Sezione archeologica romana, una sezione Archeologica medievale.La Pinacoteca, infine, comprende opere di artisti come: Antoniazzo Romano, Livio Agresti, il Maestro della Dormitio Virginis di Terni, il Maestro di Narni del 1409, Pierantonio Mezzastris, Agostino Masucci, Giacinto Boccanera, i fratelli Giacomo e Raffaele da Montereale, la famosa pala Incoronazione della Vergine (1484-1486) che Domenico Ghirlandaio realizzò per gli “zoccolanti” del convento di San Girolamo. L’attuale allestimento è reso fortemente spettacolare e didascalico dall’ambiente completamente oscurato e da un “programma” di illuminazione dedicato e variabile, un vero trionfo della luce per una macchina pittorica complessa e tutta pensata per la luce. Tra le altre opere una Annunciazione di Benozzo Gozzoli (1451-52) la prima opera firmata da Benozzo che si conosca.  La storia, l’arte e la cultura si intrecciano!

PARCO FLUVIALE DELLE GOLE DEL NERA
Le Gole del Nera rappresentano una degna prosecuzione della Valnerina ed è un luogo interessante sia da un punto di vista paesaggistico (suggestivo il percorso sentieristico che si snoda lungo la ex Ferrovia e molto piacevole nelle calde giornate estive), sia naturalistico e storico. Alla estremità meridionale delle Gole ci sono resti dell’Antico e strategico porto romano e del cantiere navale che testimoniano l’antica navigabilità dei Tevere e del Nera. In alto, sulla montagna di S.Croce, si scorgono le grotte un tempo abitate da eremiti e l’abbazia di S.Cassiano e sotto di essa i resti dell’imponente Ponte d’Augusto (27 a.C).
Meraviglioso connubio tra arte, storia ed escursionismo rende Narni il giusto mix per una gita fuoriporta.

CORSA ALL’ANELLO
La Corsa all’Anello si distingue nel panorama delle Feste Storiche nazionali ed europee come una delle manifestazioni che più di altre ha ricercato collegamenti con la propria tradizione storica, attivando le forze del volontariato per uno sviluppo turistico e culturale della città. Valorizzare le bellezze architettoniche del luogo attraverso spettacoli e manifestazioni di qualità, ricostruire luoghi e momenti della storia e della tradizione locale, coinvolgere il pubblico in un ritrovato senso della festa, approfondire e divulgare le particolarità di un periodo come il trecento, sono alcuni degli obiettivi che l’Ente Corsa all’Anello si prefigge.
La festa quale ricostruzione degli eventi che si svolgevano in onore del Beato Giovenale nell’anno 1371, è caratterizzata da numerose manifestazioni durante le due settimane di festeggiamenti che culminano la seconda domenica di maggio e con altri appuntamenti annuali di rievocazione e divulgazione.
Varcando le porte di Narnia e attraversando le strette strade, i vicoli e le piazze che si animano e diventano teatro di moltissimi spettacoli ed eventi legati alla storia medievale locale, potrete apprezzare dai banchetti alle mostre, dai cortei dei vari Terzieri ai gruppi musici, o imbattervi in strani personaggi come arceri, mercanti, suonatori di cornamusa e quant’altro.

Narni vi aspetta in ogni periodo dell’anno. I pittoreschi vicoli medievali vi aiuteranno a perdervi nel tempo e a ritrovare il gusto di vivere la storia. La Rocca Albornoz, Narni Sotterranea, Il Centro d’Italia, Le Gole del Nera, Il Museo Eroli, la magnifica Cattedrale, Il Museo Eroli, Il palazzo dei Prori, la chiesa di Santa Maria Impensole, le splendide piazze e un verde panorama mozzafiato sono solo alcune delle meraviglie che aspettano insieme ad un’enogastronomia tipicamente umbra che farà da ciliegina sulla torta.
In attesa di gustare un pranzo o una bella cena in uno dei tanti ristoranti che popolano il centro storico vi lasciamo una ricetta tipica che potrete anche provare a ripetere una volta tornati a casa.

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