Zuppa di cicerchia... freddo non ti temo!

Gusto e storia a Serra de’ Conti. L’itinerario di gusto

Non c’è autunno senza cicerchia!
Siamo nelle Marche, in uno spicchio di terra tra le colline, terra magica che anno dopo anno fa sbocciare un’eccellenza, un legume antico che è tornano alla luce, grazie alla dedizione e alla volontà di Serra de Conti. È qui che siamo, ed è qui che vi vorremmo tutti.

Ascolta “La cicerchia, storia è gusti di Serra de’ Conti” su Spreaker.

Qui c’è la cicerchia bbbbbuona. Con cinque “b”. Ma potrebbero anche essere di più, le “b”. Perché più buona di quella di Serra de Conti non troverai.
Viene servita in tanti modi, ma quello che più di ogni altro ci piace da impazzire è nella pagnotta svuotata dalla mollica e ripiena di zuppa calda di cicerchia.
L’acquolina è in bocca al sol pensiero!

Non è facile spiegare il valore della cicerchia, perché non solo è buona e ha una quantità di proprietà organolettiche da far sobbalzare anche i più integralisti della sana alimentazione… ma la cicerchia sta a Serra de Conti come…. Diciamolo pure, con onestà e umiltà, ebbene come il Colosseo sta a Roma.

Infatti devi venire per credere! Assaggiala e ci dirai! La cicerchia ti aspetta ogni anno, l’ultimo fine settimana del mense di novembre.

Conosciuta e ampiamente utilizzata già dagli antichi Romani la cicerchia è un legume che ha pochi grassi e molti amidi e, averla in dispensa, costituiva una garanzia per l’imminente inverno perché ha un buon rapporto proteico superiore del 30% a quello dei ceci, del pisello e della lenticchia. Prendi nota, raccontalo in giro, farai un figurone!

Divenuta oggi elemento di identità delle Terre del Verdicchio, la cicerchia è un legume antico che cresce anche nei terreni marginali e più impervi: simboleggia quindi la volontà di resistere anche in situazioni avverse e festeggiarla in questo momento storico, è davvero di buon auspicio, ancor più tenerne una scorta a casa! Vieni a Serra de Conti con iul bagagliaio vuoto!

Di cantina in cantina sarà un viaggio nel sapore delle Marche, di cui la cicerchia è regina indiscussa. Ma c’è anche il Lonzino di Fichi, non che sia un concorrente, ma a gusto… se la batte dignitosamente. C’è la Sapa… non sai cos’è. Non te lo sveleremo, dovrai esser presente a Serrà de Conti per la Festa di sua maestà la Cicerchia.
Non perderti tra una passeggiata e l’altra un goccino, anche un po’ di più, di vino di visciola… toccherai il ciel con un sol dito!

La panza è dunque piena. Idee per smaltirla e non vedere i draghi durante il sonno? A Serra de’ Conti meritano una visita il Museo delle Arti Monastiche, una struttura unica nel suo genere che racconta oltre cinque secoli di vita claustrale attraverso gli oggetti della vita quotidiana e delle attività manuali delle monache, oltre al Chiostro di San Francesco annesso al Palazzo Comunale, al Monastero di Santa Maria Maddalena e al percorso panoramico di San Paterniano.

È tutto chiaro? Ti abbiamo informato per bene sulla cicerchia? Riascolta il podcast, che poi a Serra de Conti, prima di entrare ti interrogheremmo!

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Parco dei Nebrodi, tra natura e tradizione

Il Parco dei Nebrodi, luogo tra i più incontaminati della Sicilia, se non altro dal punto di vista naturale, è il nostro Fuoriporta per questa settimana. 86000 ettari di superficie, è la più grande area naturale protetta della Sicilia.

Ascolta “Il foliage, l'impietrata, e molto altro nella bella Serra de' Conti” su Spreaker. 

E’ un luogo davvero unico, che mostra un altro lato della Sicilia che probabilmente molti non conoscono.
Chiudi gli occhi e in un attimo ti sembrerà di stare nelle località montane del Nord Europa. Sei in Sicilia!
Qui le temperature in inverno possono raggiungere anche i -10 gradi, vista l’altitudine e i vasti boschi…
Ci sono laghetti, cascate e magnifici punti panoramici, dai quali potrai anche ammirare i maestosi grifoni, che sono stati reintrodotti nel parco qualche anno fa.

I Nebrodi, insieme alle Madonie ad ovest e ai Peloritani ad est, costituiscono l’Appennino siculo. Si affacciano, a nord, direttamente sul Mar Tirreno, mentre il loro limite meridionale è segnato dall’Etna, in particolare dal fiume Alcantara e dall’alto corso del Simeto.

Tra i punti di interesse più belli ti segnaliamo:

Le Grotte del Castro, paradiso dei Grifoni e dell’Aquila Reale. Sono rocce cristalline lisce e lucenti, fatte da calcari dolomitici bianchi e rosa.
Raggiungono un’altezza di 1314 metri. Sulla vetta sono ancora visibili le tracce di un antico centro fortificato, con resti di una fortezza ed una torre di avvistamento, di probabile origine bizantina VI secolo dopo Cristo, circa.
Queste rocche ospitano la grotta del Lauro, ricca di stalattiti e stalagmiti, raggiungibile attraverso un itinerario di tre chilometri che da Alcara Li Fusi si snoda lungo la strada per Portella Gazzana ed oltre, per ancora un chilometro lungo un tortuoso ed impervio viottolo.

C’è poi la Cascata del Catafurco, la più bella dei Nebrodi, meta perfetta per piacevoli trekking immersi nella natura. E’ possibile scegliere tra due differenti percorsi che giungono sino alla cascata. Due piacevoli passeggiate adatte a chiunque goda di buona forma fisica. Chi desidera arrivare a destinazione più rapidamente può imboccare la vecchia trazzera che parte da contrada San Basilio e che, con 4 chilometri di cammino, conduce sino alla cascata. Lungo il tragitto si potranno ammirare l’antico villaggio dei pastori in Contrada Molisa, oggi in parte abbandonato, dove sono ancora visibili le casupole in pietra edificate senza l’ausilio della malta e i caratterstici “pagghiari”(i pagliai) utilizzati dai pastori come riparo. Per far ritorno a contrada San Basilio si potrà seguire lo stesso percorso a ritroso. Chi, invece, ama camminare potrà intraprendere il suggestivo percorso ad anello di 11 chilometri che parte da Portella “Addrichi”, nel territorio di Galati Mamertino, a poca distanza dall’Area del Capriolo e percorre un sentiero sterrato per circa 7 chilometri prima di arrivare alla Cascata, dalla quale, poi, si potrà imboccare la trazzera che attraversa il villaggio di Molisa per far ritorno a Contrada San Basilio.

L’ultima tappa che noi ti consigliamo di non perdere è il Lago Biviere. Qui il telefono non prende quindi studia la zona prima di partire.
Il posto è meravigliosa ricco di natura e animali. Il lago è circondato da uno steccato e filo spinato, non è necessario scavalcare, c’è un cancelletto in pali di legno percorrendo la strada verso floresta. Guarda la mappa in versione fotografica e vedrai i sentieri e gli ingressi attorno al lago.

Prima di andar via, scopri la millenaria civiltà dei contadini e dei pastori nebrodensi che si riflette in numerose produzioni artigianali. Ricami di tovaglie e lenzuola eseguiti a mano, ceste e panieri di giunco o canna, oggetti per uso agricolo in legno o ferla, lavorazione della pietra e del ferro battuto, realizzazioni, con antichi telai, di colorate stuoie e tappeti (pizzare), produzione di pregevoli ceramiche sono i segni tangibili dell’operosità e della fantasia del popolo dei Nebrodi.

I prodotti alimentari... buonissimi: il dolce o piccante canestrato, il gustoso pecorino, la profumata provola e la delicata ricotta vengono, ancora oggi, lavorati dalle sapienti mani dei pastori. Le produzioni d’olio d’oliva, miele, nocciole, pistacchio e frutti di bosco; saporite le conserve dei pomodori, funghi e melanzane; molto apprezzati i dolci con pasta reale, chiacchiere, ramette, crispelle, latte fritto, giammelle, pasta di mandorle.

Un buon Fuoriporta non può che chiudersi a tavola!

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A passeggio tra bellezza e storia a Pietrasanta

Pietrasanta è un tesoro da scoprire anche quando l’effervescenza dell’estate si spegne e le giornate si fanno, pian piano, più uggiose. Sono diversi, infatti, i punti d’interesse che rendono la cittadina versiliese una meta imperdibile per chi ama la cultura e per chi vuol godere della bellezza, che qui si può vivere tutto l’anno, in coppia, in famiglia o anche in un affascinante viaggio solitario.

Ascolta “A passeggio tra bellezza e storia a Pietrasanta” su Spreaker.

Molti di questi luoghi sono raggiungibili in una manciata di passi, ai quattro lati della centralissima piazza Duomo.

Andiamo!

Il Complesso di Sant’Agostino, formato dalla chiesa e dall’attiguo ex convento, con il caratteristico chiostro, è uno dei luoghi più particolari e visitati di Pietrasanta. La chiesa fu edificata nel XIV secolo dai frati agostiniani. Una scalinata in marmo conduce all’interno, dove il pavimento su tre livelli segue la pendenza del terreno ed è costellato da numerose lapidi sepolcrali di antiche famiglie nobiliari.
A fianco della chiesa si trova il convento con il suo splendido chiostro, un susseguirsi di colonne in marmo che, un tempo, era interamente affrescato dal pittore senese Astolfo Petrazzi con episodi della vita di Sant’Agostino, opere rimaste, in parte, ancora visibili. Il complesso è oggi sede del centro culturale “Luigi Russo”, della biblioteca comunale e del caratteristico Museo dei Bozzetti “Pierluigi Gherardi”.
Proprio qui si perfeziona un percorso espositivo unico al mondo, lungo i corridoi del chiostro che offrono al pubblico oltre 1000 opere donate da artisti di tutto il mondo, testimonianza tangibile dell’attività scultorea che ha animato Pietrasanta dall’inizio del Novecento all’età contemporanea.

Fernando Botero, Giò Pomodoro, Igor Mitoraj sono solo alcuni dei grandi artisti che qui si trovano rappresentati da bozzetti in gesso che raccontano la prima idea dello scultore, poi trasformata nelle grandi opere che oggi si trovano in diverse parti del mondo.

Appena usciti dal Sant’Agostino ecco Palazzo Moroni, sede del Museo archeologico versiliese “Bruno Antonucci”. Nato grazie alla raccolta di reperti archeologici riportati alla luce grazie all’attività di ricerca sul territorio della Versilia e nelle aree limitrofe, offre ai visitatori un affascinante percorso dalla Preistoria al Medioevo, dalle punte di freccia e i manufatti in pietra datati all’Età del Rame, fino alle ceramiche rinascimentali dalle ricche lavorazioni e decorazioni. L’edificio, con la sua doppia scala esterna, è uno dei più caratteristici della città, dal punto di vista storico e architettonico.

Sul lato opposto della piazza, Palazzo Panichi ospita invece il museo dedicato a padre Eugenio Barsanti inventore, con Felice Matteucci, del motore a scoppio. Al primo piano sono conservati prototipi e documenti che hanno portato i due inventori italiani alla realizzazione del primo modello funzionante, oltre a una serie di oggetti personali e cimeli. La città di Pietrasanta, dal 2006, celebra i due rivoluzionari progettisti con un Premio internazionale a loro intitolato, riconoscimento a quanti proseguono l’opera di ricerca e perfezionamento dei mezzi a motore.

L’edificio che domina, maestoso, la piazza centrale di Pietrasanta è la Collegiata di San Martino. Gioiello del 1300 rivestito di marmi bianchi, con una facciata dal profilo spiovente impreziosita da numerosi elementi come il raffinato rosone, vari bassorilievi e alcuni stemmi relativi alle dominazioni esercitate, nei secoli, sulla città, accoglie all’interno affreschi, opere scultoree di alto pregio e la venerata reliquia della “Madonna del Sole”.

Sulla sinistra del Duomo si erge, infine, il campanile. Alto 36 metri ed edificato tra la fine del XV° e l’inizio del XVI° secolo, in laterizi rossi, all’interno sviluppa una scenografica scala a forma elicoidale che, senza alcun sostegno al centro, crea l’illusione di portare alle porte del Cielo.

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Cameri tra sacro, profano e outdoor… siamo a Novara!

I primi abitanti del territorio di Cameri furono i Liguri-Levi, ma sulle origini del nome, che alcuni ritengono romane, altri celtiche, esistono diverse versioni. Una prima attribuisce il nome Cameri a “Campo di Marte”, luogo presso il Ticino dove Scipione si fermò nella battaglia contro Annibale.

Ascolta “E oggi siamo nel Castello di Compiano “dove il tempo si è fermato”.” su Spreaker.

Storia a parte, Cameri cittadina piemontese, ma a pochi passi dalla lombarda Milano, è una meta per il Fuoriporta in cui poter scoprire architetture religiose e civili, tra queste la Chiesa di San Michele Arcangelo che per gli amanti del genere è una ghiotta destinazione. Qui sono conservate diverse opere di pregio, tra le quali l’altare maggiore, risalente al 1866, l’organo, costruito dalla ditta Bernasconi e inaugurato il 2 aprile 1902, e la statua lignea raffigurante la Beata Vergine Maria, intagliata da Francesco Sella.

Dal sacro al profano, passiamo alla scoperta di Villa Picchetta assegnata un tempo come compenso di servizi bellici ai Cid, famiglia di Saragozza, abitante a Milano, che intraprese numerose opere di bonifica nel territorio e di ampliamento dell’edificio stesso, fino a quando nel 1649 passò per eredità, ai Gesuiti di Novara.

Di mano in mano, la villa oggi è inserita nel Parco Naturale del Ticino e a Giugno, per i fortunati amanti dei Fuoriporta che qui verranno, c’è un angolo della Provenza che li attende, perchè il territorio si riempie di lavanda.
D’altronde la passione di quest’angolo della provincia novarese per i fiori nasce da lontano. Leggiamo da documentazioni che il “Palatium Pichette” era circondato da giardini fioriti e piantumati con alberi da frutto già nei secoli scorsi.

Un po’ di outdoor non può mancare nelle passeggiate Fuoriporta.
La ciclovia del Villoresi è un itinerario ciclabile di circa 100 km che collega la diga del Panperduto, dove nasce il canale Villoresi, e il fiume Adda a Groppello, frazione del comune di Cassano d’Adda. Il percorso si svolge per buona parte su sede propria ma alcune parti seguono strade promiscue a bassa percorrenza. Iniziando questo viaggio in bici dal Ticino, al confine con il Piemonte, si pedala sempre in pianura superando Monza, Gessate e giungendo sull’Adda.

Lo sai che?
Il Villoresi è un canale d’irrigazione ideato da Eugenio Villoresi, un ingegnere lombardo che visse nel XIX secolo. Terminato nel 1890, ad oggi risulta essere il secondo canale artificiale più lungo d’Italia dopo quello Emiliano – Romagnolo, il canale nasce dal fiume Ticino, al confine tra Piemonte e Lombardia. Il viaggio del Villoresi inizia alle dighe del Pan Perduto, nella provincia di Varese e termina a Cassano d’Adda, quando l’acqua del canale, dopo 86 km in linea retta, entra nel fiume Adda, dove corre anche la ciclovia dell’Adda.

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Outdoor e opere militari. Suggestiva Valcamonica

E’ uno dei luoghi più suggestivi del Parco dello Stelvio, in Valcamonica.
Vi portiamo, ai Laghi di Ercavallo, passando dal borgo alpino di Case di Viso. Siamo a pochi passi dal comune di Ponte di Legno, meta turistica, nota specialmente per le abitazioni che conservano immutata la loro architettura originaria in muratura, risalente agli inizi del XIX secolo, e che sono state teatro di una rappresaglia nazista dopo l’armistizio dell’8 settembre.

Ascolta “Autunno in Val di Rabbi” su Spreaker.  

Superato l’abitato di Viso si raggiunge facilmente un’area di sosta attrezzata con tavoli e barbecue in pietra, per poi proseguire verso la testata della valle. Il sentiero si fa poi più stretto e rimane esposto sul fianco destro della vallata.

Dopo quasi due ore di cammino si arriva all’altopiano di Ercavallo dove, proseguendo brevemente, lungo una mulattiera militare, si raggiunge il primo e più grande lago (2621 m). Lo scenario che ci si presenta è affascinate, brullo e pietroso e si gode di una meravigliosa vista sull’Adamello e sulla Presanella.

Con del tempo a disposizione, è davvero affascinante e relativamente impegnativo l’itinerario che porta alle torbiere del Passo del Tonale: un percorso ad anello di circa 1,30 ore con poco dislivello che tocca anche l’ossario, oggi monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale. Per chi preferisce la bicicletta sono particolarmente piacevoli i percorsi lungo il fiume Oglio e il Lago di Iseo, ma anche la “Pista ciclabile camuna” che si snoda per oltre 40 chilometri, incontrando i centri di Breno, Darfo Boario Terme, Pisogne, giungendo quindi sulla riva orientale del Lago d’Iseo.

… ma torniamo alla meta che ci siamo prefissi: Laghi di Ercavallo. Si raggiungono dal rifugio Bozzi percorrendo un sentiero molto comodo che costeggia le montagne. Lungo questo sentiero è possibile incontrare stambecchi e marmotte. Durate questa bellissima traversata sostanzialmente facile, un po’ di cautela va prestata nell’attraversamento di alcuni canali, per il materiale franoso e in posizione un poco esposta.
Nei pressi del rifugio, che fu una caserma durante la prima guerra mondiale, si trovano numerose opere militari, trincee e baraccamenti, recentemente recuperate, oltre a molti pannelli illustrativi.

Per chi ama l’outdoor, i laghi di Ercavallo saranno un luogo meraviglioso da raggiungere in bike o a piedi!

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Valvasone (PD) tra chiese e Medioevo, la finestra sul Friuli

Sulla destra del Tagliamento, a ridosso dell’antico guado che permetteva il passaggio di viandanti e pellegrini, c’è la bella e ancora visibilmente medievale Valvasone. Graziose calli e piazze con le antiche dimore munite di portici e preziosi decori, le sue chiese e il suo imponente maniero.

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Il castello è il fulcro che diede vita al primo nucleo del borgo di Valvasone. Fu costruito nella seconda metà del ‘200 grazie a Corrado di Valvason. Ha subito nel corso dei secoli notevoli modifiche, oggi è un grazioso palazzo rinascimentale. Anche Napoleone Bonaparte passò da qui nel marzo del 1797.
Al suo interno potrai ammirare un prezioso teatrino, ad uso privato, di fine ‘700 attorniato da uno splendido fregio più antico, risalente alla fine del ‘500, affrescato con putti e scene tratte dalla mitologia classica. Nei piani superiori sono ospitati un oratorio dedicato all’Immacolata con stucchi tardo seicenteschi di Bernardo Barelio, saloni con soffitti lignei cinquecenteschi e con decorazioni neoclassiche attribuite a Domenico Paghini.
Immancabile è il Duomo del Ss.mo Corpo di Cristo. Deve la sua edificazione e la sua intitolazione alla reliquia della Sacra Tovaglia conservata al suo interno. Stupendo è l’organo monumentale che vi troverai, unico esempio esistente in Italia dell’arte organaria veneziana del ‘500, ancora funzionante nei suoi elementi originali.

Immancabile un salto nell’ex Chiesa di San Giacomo, all’interno sono stati riportati alla luce gli antichi affreschi e il basamento dell’antico altare.
C’è poi l’antica Chiesa dei SS. Pietro, Paolo e S. Antonio Abate con pregevoli affreschi come la Crocifissione di Scuola Tolmezzina di metà ‘300 e, sulla parete sinistra, una serie di Santi realizzati agli inizi del ‘500.

Il Chiostro e Convento dei Servi di Maria è l’ultima tappa a Valvasone da non perdere. Il convento, in parte ricostruito sulle antiche fondamenta, è oggi Centro Parrocchiale e ospita diverse manifestazioni paesane.

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Autunno in Val di Rabbi, tutto da vivere

Ogni stagione ha il suo fascino. L’autunno non si pavoneggia come fa la primavera con i fiori che germogliano ovunque, oppure come fa l’estate che ci tinge d’oro, o l’inverno che ci coccola con il suo calore natalizio. L’autunno è la stagione dall’eleganza silenziosa.

Ascolta “Autunno in Val di Rabbi” su Spreaker.

Siamo in Val di Rabbi. Dove l’autunno ha un fascino unico.

Cielo azzurro intenso, crepitio delle foglie che cadono ondeggiando al suolo. Estrema e selvaggia bellezza dell’incontaminata valle del Trentino. Sono tanti gli spettatori che accorrono, per apprezzarla, ma in in prima fila ci sono loro, le queen del posto. Le mucche che dagli alpeggi fanno capolino, per rientrare giù a valle.
Per l’occasione si son vestite a festa. È così prende vita la tradizionale Desmalgada. Un appuntamento unico e sacro per le genti di montagna. Centinaia di mucche verranno condotte dalle malghe di alta quota, nelle quali hanno trascorso i mesi estivi, per essere riportate a valle in attesa di passare i rigidi mesi invernali.

Sfileranno lungo le strade, agghindate con corone di fiori, foglie e campanacci, accompagnate dai loro allevatori e dalla popolazione locale in abiti folkloristici.

È questa l’unicità della Val di Rabbi. Un territorio unico da apprezzare in qualsiasi stagione.

E ora silenzio. Lo senti? È il bramito di un cervo. Un richiamo d’amore selvatico, misterioso e indimenticabile. Un suono primordiale, che si propaga anche a chilometri di distanza tra valli e crinali. Con l’approssimarsi dell’autunno, dalla metà di settembre a ottobre inoltrato, il cervo, maestoso signore delle foreste, entra nel ciclo degli amori, esibendosi in un rituale suggestivo e avvincente.

Siamo in Val di Rabbi, dove l’eleganza dell’autunno fa emozionare ed è un attimo a esser traghettati nel dolce inverno, dopotutto siamo nella Valle dei Presepi, dove i Mercatini di Natale coloranti e scintillanti, fanno breccia anche nel cuore dello scrooge più granitico.

Ogni anno, in questo spicchio di Trentino, si crea un suggestivo percorso che conduce alla Natività, ambientata in un tipico “maso”, lungo un antico sentiero animato da circa 30 personaggi a grandezza d’uomo creati da artigiani e artisti locali, che interpretano i vecchi mestieri della realtà contadina come il taglio della legna, la raccolta dell’acqua e il pascolo.
Il vero fascino della Valle dei Presepi può essere ammirato all’imbrunire, quando si accendono tutte le luci e si crea un’atmosfera davvero unica!

Tra le attività che caratterizzano la Val di Rabbi durante l’inverno c’è la discesa in slittino dalle Malghe. Un momento entusiasmante per grandi e piccini che voleranno tra la neve e in un batter d’occhio saranno davanti a una cioccolata calda. E poi ci sono le ciaspolate, adatte a tutti, dagli amanti della montagna e della neve, a chi vuole trascorrere un giorno all’aria aperta, oppure per godersi la neve fresca e raggiungere anche i luoghi più incontaminati in totale sicurezza.
Per i più preparati, lo sci alpinismo è l’attività migliore per apprezzare la montagna e le discese fuoripista.

Buona Val di Rabbi

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Uomo e natura in mostra all’Ecomuseo del Vajont

L’uomo e la natura che lo circonda non sono mai stati così vicini. La storia del Comune di Erto e Casso, oggi parte dei Borghi Autentici d’Italia, è stata segnata nel 1963 dall’immane tragedia della diga del Vajont. Ma la popolazione di questo tratto della provincia di Pordenone ha avuto il coraggio di ripartire, e l’Ecomuseo del Vajont rappresenta per i visitatori un’occasione unica per scoprire i segni indelebili lasciati dalla natura e dagli uomini in questo territorio. E’ il legno il filo conduttore del museo che custodisce la storia del paese. Qui il noto scrittore Mauro Corona ha dato la parola agli alberi con “Voci del Bosco”, il percorso audio-sonoro accessibile con le cuffie sensoriali, mentre l’incanto dei boschi ertani si svela attraverso “La magia del legno che diventa carbone”, mostra dedicata all’antico mestiere del carbonaio. Il legno diventa anche giocattolo, culla e suole delle scarpe nella mostra dedicata al bambino; oppure oggetto da vendere, carretto e cassettiera sulle spalle dei coraggiosi venditori ambulanti nel percorso tematico “Partire partirò partir bisogna…”. All’interno dell’Ecomuseo sono inoltre esposte le opere lignee di tutti gli artisti che hanno partecipato al Simposio di Scultura di Erto che si tiene ogni anno, e che celebra la continuità di vita dopo l’anniversario della catastrofe del Vajont.

 

In Sicilia alla scoperta delle chiese di Caccamo

Caccamo, uno dei borghi più belli della provincia di Palermo, ha nelle chiese alcuni dei suoi gioielli più prestigiosi. A partire dalla Chiesa in Santa Maria degli Angeli, con il suo portale in pietra dell’ingresso centrale sovrastato da una nicchia dove si può ammirare un altorilievo in marmo del XVI secolo che raffigura la Vergine col Bambino di autore ignoto; oltre al caratteristico tetto a capriate della navata centrale, dipinto a decorazioni policrome con episodi della vita dei Santi Domenicani, conserva al suo interno una splendida Madonna col Bambino di Antonello Gagini, risalente al 1516. Nel quartiere di Curcuraccio, nel 1510, fu eretta la Chiesa dei santi Michele e Biagio ad opera dell’omonima Arciconfraternita, il cui altare maggiore è adornato da una grande pala dipinta su tela raffigurante la Madonna degli Angeli col Bambino tra i Santi Michele e Biagio. Affascinante e misteriosa è invece la storia della Chiesa dei SS. Apostoli Filippo e Giacomo, che sorge ai margini del torrente Canalotto; di antichissime origini, conserva al suo interno l’effige di un miracoloso Crocifisso in legno molto venerato dalla popolazione: un’antica tradizione vuole che l’autore dell’opera sia stato lo stesso San Luca, che scolpì il Crocifisso direttamente nel tronco di un albero. Ultima tappa del tour è la Chiesa di San Benedetto alla Badìa, di chiaro settecentesco: di pianta rettangolare con una sola navata senza cupola, ha l’altare maggiore che rappresentava la cappella di un convento femminile per fanciulle di famiglie benestanti, tra le quali fu Suor Felicia Enriquez de Cabrera (1580-1615) morta in fama di santità.

Da Fabriano, la città della carta, alle Grotte di Frasassi

Fabriano e la carta, un binomio indissolubile. Situata ai piedi dell’Appennino, nel cuore delle Marche, Fabriano affonda le sue radici nel Medioevo, le cui tracce sono ancora ben visibili nello splendido centro storico. Già nel XIII secolo Fabriano vantava il primato in tutta Europa per la lavorazione della carta filigranata, la cui produzione rappresenta ancora una delle principali attività della città. Merita sicuramente una visita il Museo della Carta e della Filigrana, nel quale è possibile scoprire i metodi di lavorazione a mano e le innumerevoli invenzioni che hanno innovato nel corso dei secoli le forme dell’arte cartaria. Prima di lasciare Fabriano, è obbligatorio assaggiare le sue tre eccellenze enogastronomiche: il salame, il ciauscolo e il Verdicchio. Per poi imbattersi, muovendosi di soli pochi chilometri, nelle spettacolari Grotte di Frasassi, scoperte nel 1971 e aperte al pubblico nel 1974. Particolarmente suggestivo è il percorso escursionistico, che segue un’illuminazione che accentua i colori e le forme di questa meraviglia della natura, tra stalattiti, stalagmiti e cortine lamellari.