La Pieve di Santo Stefano, gioiello di Candelara

E’ castello antichissimo, nominato in alcuni documenti sin dal 1209. E’ Candelara, grazioso borgo in provincia di Pesaro e Urbino il cui nome significa “candida aria”, cioè aria fulgente. Qui merita una visita la Pieve di Santo Stefano, da sempre al centro della vita religiosa del centro marchigiano. La struttura ha origini molto antiche, risalenti al VI-VII Secolo. L’attuale costruzione presenta una struttura muraria gotica con un’insolita pianta che richiama la croce greca. La facciata è caratterizzata da quattro lesene verticali e da due finestroni con arco a sesto acuto negli scomparti laterali, che affiancano la meridiana. Entrando è possibile ammirare sulla a sinistra un Santo vescovo, forse identificabile in Sant’Emidio protettore dei terremoti o San Apollinare, primo Vescovo di Ravenna, data la presenza di tre piccole croci greche-bizantine. A destra, invece, ecco un altro frammento di affresco: la Crocefissione con la Vergine Maria e l’apostolo Giovanni, del 1504; accanto il Matrimonio mistico di Santa Caterina e San Giovanni Battista, opera eseguita nel 1555 da Ottaviano Zuccari (padre dei più famosi Taddeo e Federico). La tavola sull’altare sinistro del transetto, invece, si può ammirare una delle opere più importanti della Pieve: la Madonna col Bambino e i santi Stefano e Donnino, di Pompeo Morganti da Fano.

 

La Val Gardena si svela all’interno del Museo di Ortisei

Dalla formazione delle montagne dolomitiche alla documentazione dell’alpinista Luis Trenker, da sculture sacre e profane ai presepi, fino a reperti archeologici e antichissimi minerali. Insomma, una ricca selezione di tutto il meglio che la Val Gardena ha prodotto nel corso dei secoli, racchiusa all’interno del Museo della Val Gardena di Ortisei. Inaugurato nel 1960, è organizzato in diverse sezioni e le sue collezioni coprono un arco cronologico eccezionale, che parte da 200 milioni di anni fa e arriva sino ai giorni nostri. Grande spazio è dato all’arte dell’intaglio in legno, una tradizione lunga più di quattro secoli. Il museo possiede un numero sorprendente di oggetti di inestimabile valore, tra cui la grande Tela Quaresimale di San Giacomo del 1620 proveniente dalla chiesa medioevale di San Giacomo, monumento culturale unico del suo genere conservatosi in Alto Adige, ed i rarissimi disegni a sanguigna del 1490 del maso Bierjun vicino ad Ortisei. Nel Museo si trova inoltre la più ricca collezione scientifica sulle Dolomiti occidentali in Alto Adige: bellissimi fossili di piante e animali terrestri e marini documentano l’evoluzione e il processo formativo delle montagne dolomitiche nell’arco di 250 milioni di anni.

Un viaggio nel tempo nel Geoparc Bletterbach di Aldino

Un viaggio a ritroso nel tempo nel cuore della provincia di Bolzano. Il Geoparc Bletterbach di Aldino, piccolo borgo che sorge a Sud-Est del capoluogo regionale del Trentino-Alto Adige, si estende su una superficie di 818 ettari e fa parte delle Dolomiti Patrimonio Mondiale Unesco. Nel suo paesaggio unico si trovano fossili di piante e orme di sauri, mentre nel centro visitatori sono illustrate una geologia e una geomorfologia del tutto particolari. Oltre 15.000 anni fa ad Aldino, infatti, il piccolo Rio Bletterbach iniziò a scavare la terra su una lunghezza di otto chilometri, incidendola a 400 metri di profondità e dando origine ad una magnifica gola, unica del suo genere in Europa.
La discesa nella profondità del canyon della gola del Bletterbach, della durata di circa mezz’ora, mostra 250 milioni di anni di storia della terra: pietre che risalgono a milioni di anni fa, orme di sauri, piante fossilizzate, molteplici tracce di cibo e di scavo e sedimentazioni marine con conchiglie, chiocciole e ammoniti che vissero nei mari tropicali delle Dolomiti milioni di anni fa illustrano la storia movimentata del nostro pianeta.

Le 44 chiesette votive delle Valli del Natisone

Sono note come “Le sentinelle delle Valli”, come “vedetta sulle principali cime” o ancora “inaccessibili”. Di certo le 44 chiesette votive delle Valli del Natisone (a cavallo tra il Friuli-Venezia Giulia e la Slovenia) costituiscono un grandissimo patrimonio artistico poco conosciuto presso il grande pubblico. Sorsero nel Sec XIII e XIV e presentavano una costruzione primitiva di tipologia romanica con presbiteri semicircolari. Dopo il terremoto del 1348 che richiese una ricostruzione delle Chiesette, in queste valli si affermò lo stile proveniente dalle vicina Slovenia e conosciuto come il “Gotico Fiorito”, di cui uno dei principali artefici di questa scuola fu Peter Parler. In alcune Chiesette si possono ancora ammirare affreschi del Sec XVI di Scuola Slovena di Jernei da Skofia Loka, e altari lignei dorati sempre Scuola Slovena del Sec XVI. Raggiungere queste chiesette, meglio se in modo “lento”, a piedi, in bici o a cavallo, permette di immergersi nella cultura materiale e spirituale del popolo della Slavia Friulana: giunti in questi luoghi, si potrà “respirare” la spiritualità di queste comunità, intessuta di affidamento ai santi per le difficoltà della vita e di intensa gratitudine per tutti i doni della natura.

I minerali delle Dolomiti in mostra a Tiso

I minerali delle Dolomiti in mostra a Tiso

Le Dolomiti non sono solo alcune fra le catene montuose più suggestive dell’intero Pianeta, ma nascondono anche un piccolo, grade tesoro.

Nel piccolo centro storico del paesino di Tiso (Bolzano), che sorge a 960 metri di altitudine tra la Valle Isarco e la Val di Funes, è possibile visitare il Museo mineralogico.

Lo spazio offre una panoramica completa sull’origine e le caratteristiche del mondo dei cristalli che si possono trovare nel paesaggio dolomitico, e che sono state riunite all’interno di questo Museo; gli espositori lo hanno allestito armonizzando efficacemente la fantasia creativa con i più recenti criteri pedagogico-museali.

Per oltre tre decenni Paul Fischnaller, guida alpina e collezionista di minerali, ha raccolto cristalli di montagna dei monti della Val di Funes: tra questi si trovano anche le famose Sfere di Tiso, che si possono anche cercare nel corso di divertenti escursioni guidate.

Nello shop del museo si trovano libri e informazioni sull’argomento, così come souvenir, Sfere di Tiso, bigiotteria e pietre salutari.

L’arte dei cerchiari in mostra al Museo di Marcetelli

L’arte dei cerchiari in mostra al Museo di Marcetelli

L’antica arte del cerchiaro si svela nei suoi aspetti più tradizionali nel più piccolo Comune del Lazio.

Tra i monti Cervia e Navegna, precisamente nel piccolo borgo di Marcetelli, la collaborazione tra la Riserva Naturale e l’amministrazione comunale ha dato vita al primo museo interamente dedicato all’arte del cerchiaro.

Visitare il museo significa percorrere un bellissimo viaggio della memoria, tra “pialle” “toghe” “cerchi” “cortellu elle toe” e “segarellu”, in quella che era la principale attività lavorativa dei marcetellani.

La professione “de u cerchiaru”, da sempre fu favorita dalla presenza di numerosi boschi, per lo più castagneti, utilizzati come materia prima per la costruzione di botti, tini, bigonci necessari per le attività connesse all’agricoltura.

I diversi utensili che costituiscono il museo denominato “la Bottega del cerchiaro”, sono stati donati dagli abitanti del paese per fare in modo che le generazioni future non dimentichino l’antica tradizione dei nonni e possano conservarne la memoria nel futuro.

xiloteca il museo-studio sull’arte del legno

Xiloteca, il museo-studio sull’arte del legno

A San Giovanni al Natisone, borgo friulano in provincia di Udine, è possibile immergersi nella storia di un’arte antica e in continuo divenire.

La Xiloteca, ovvero il Museo dei legni e degli strumenti per la loro lavorazione, non è solo uno spazio espositivo ma un progetto in costante evoluzione, che raccoglie le oltre 1000 specie legnose attualmente adoperate in tutto il mondo dalle industrie e dall’artigianato, oltre a manufatti artigianali provenienti dai vari paesi, testimonianze di storie ed aneddoti vissuti.

Qui è possibile assistere alle dimostrazioni delle arti e mestieri del legno, oppure visitare lo showroom di Gianni Cantarutti – consulente tecnico commerciale del legno con esperienza internazionale – dove si trovano esposte rare ed inedite tavole d’arredo da specie legnose poco conosciute.

La Xiloteca è nata dal desiderio di condividere una passione e per questo si è trasformata anche in un laboratorio di studio, sul quale si inseriscono varie iniziative come i corsi di riconoscimento delle specie legnose e di ebanisteria, gli eventi di promozione della cultura del legno e diverse pubblicazioni.

Il borgo fortificato di Campello Sul Clitunno

Uno splendido borgo fortificato a due passi dalle famose Fonti del Clitunno. A circa 10 chilometri di distanza da Spoleto, merita sicuramente una visita Campello Sul Clitunno, con il suo nucleo storico ancora oggi completamente racchiuso da possenti mura; il borgo è composto da due nuclei: Campello Alto, borgo fortificato sviluppatosi attorno al Castello, e Campello Basso, dove si trova la chiesa della Madonna della Bianca. Edificato nel X-XI secolo dal barone di Borgogna Rovero di Champeaux, il Castello conserva ancora intatte le sue mura. Un’unica porta delimita l’accesso al borgo, dove si trova la chiesa di San Donato con un pregevole altare ligneo in stile barocco, il Palazzo Comunale e, nelle vicinanze, il complesso monastico dei Barnabiti. La chiesa della Madonna della Bianca, eretta nel 1516, presenta una struttura a croce latina sormontata da una cupola, un magnifico portale in pietra e all’interno due affreschi dello Spagna. Restaurato nel 1797 su progetto del Valadier, vennero sovrapposti a elementi rinascimentali quelli del nascente gusto neoclassico.

 

 

 

Cornello dei Tasso, gioiello della Valle Brembana

Un tempo era al centro dei commerci che si svolgevano con la Valtellina lungo la Via Mercatorum, la più antica strada della Valle Brembana. Considerato oggi uno dei borghi più belli d’Italia, Cornello dei Tasso è una delle località bergamasche dove si è conservata nel migliore dei modi la struttura urbanistica medioevale. Sul finire del Cinquecento fu costruita una nuova strada che correva sul fondovalle, isolando il borgo; il secolare isolamento ha favorito la conservazione dell’originario tessuto urbanistico che è caratterizzato dalla sovrapposizione di quattro diversi piani edificativi.

Nella parte più in basso sono allineate una serie di costruzioni a strapiombo sul Brembo che evidenziano l’originaria caratteristica di fortificazione del borgo. Sul piano superiore corre il monumentale porticato sotto il quale passava la Via mercatorum. Il terzo piano era dedicato alle case d’abitazione e alterna edifici piuttosto semplici a palazzi di un certo interesse architettonico. In alto sorge la chiesa che rappresenta l’ideale raccordo tra le costruzioni dei piani sottostanti: la chiesa romanica dei Santi Cornelio e Cipriano domina dall’alto tutto il paese, con il suo caratteristico campanile con finestre a bifore, tra i pochi esempi di stile romanico in Valle Brembana.

Bussana Vecchia, dal terremoto la rinascita con gli artisti

Dal terremoto del 1887 che la distrusse e la spopolò, alla rinascita negli anni 50’ grazie a una volenterosa comunità di artisti internazionali. E’ davvero unica la storia di Bussana Vecchia, il borgo medievale in provincia di Imperia che, grazie al visionario Mario Giani (in arte Clizia), oggi è conosciuto come il “villaggio degli artisti”. Oggi, passeggiando per circa due ore, è possibile scoprire questo luogo di grande fascino, a partire dal Giardino tra i Ruderi, un fiabesco giardino botanico, e proseguendo con la Chiesa di Sant’Egidio con il suo campanile, sopravvissuto al sisma, che resta il simbolo per eccellenza del borgo. Una delle maggiori attrattive è rappresentata dalle caratteristiche botteghe e gli atelier degli artisti, aperte un po’ ovunque. Per gustare qualche piccola delizia del posto, si può fare un passaggio per l’Osteria degli Artisti, famosa anche per la sua terrazza con vista sulla Riviera. Per gli amanti delle passeggiate all’aria aperta, davvero imperdibile è l’antica mulattiera, che passa accanto ad eleganti ville signorili in un variegato paesaggio ora abitato da viti e olivi, ora da fichi, ginestre e piante grasse.