The star is born: il porcino igp dell’Alta Valtaro

Per fare un tavolo ci vuole il legno
Per fare il legno ci vuole l’albero
Per fare l’albero ci vuole il seme
Per fare il seme ci vuole il frutto
Per fare il frutto ci vuole il fiore

Per far l’autunno ci vuole l’Alta Valtaro!

Ascolta “The star is born: il porcino igp dell'Alta Valtaro” su Spreaker.  

Se l’autunno è senza ombra di dubbio la stagione più scenografica dell’anno, con la natura che spolvera il vestito migliore di un guardaroba dalle mille sfumature, questo è ancora più vero qui in Alta Valtaro, quando i boschi aprono i loro scrigni, svelando un patrimonio d’inestimabile valore gastronomico.

Lo sanno bene gli amanti dei miceti, non i micetti, vogliamo darci un tono e vi parliamo in modo tecnico perchè qui abbiamo la Star dei miceti, e chi li ama davvero, da fine agosto a fine ottobre non se lo fa ripetere due volte, ma si catapulta da ogni dove alla ricerca del Fungo Porcino di Borgotaro, il solo IGP d’Europa, la Star!

Fungaioli, battete un colpo! Il nostro IGP vi aspetta per un’esperienza irripetibile “UNA GIORNATA DA FUNGAIOLO” con una Guida Ambientale Escursionistica, esperta in micologia. Potete portarvi a casa fino a 3 chili di funghi raccolti da voi. La prenotazione è obbligatoria turismovaltaro.it

Sempre in questo periodo ricorre la Fiera del Fungo di Borgotaro, in programma il 18 e il 19 settembre 2021 con l’area street food, musica, tanti showcooking e degustazioni che vedranno fra gli ospiti Lucia Giorgi (quinta classificata a Masterchef italia 5) e lo chef Guy Arnone, trasferitosi in Toscana dopo una lunga carriera a New York nei locali di Joe Bastianich e molti altri!
L’amaro in bocca per la conclusione di un evento così gustoso non fa nemmeno in tempo ad arrivare, che il 2 e il 3 ottobre è già la volta della Fiera Nazionale del Fungo Porcino di Albareto.

I tanti boschi secolari di castagne che contribuiscono alla ricchezza del campionario dei profumi e dei colori autunnali dell’Alta Valtaro creano il contesto ideale per una delle novità del 2021: da quest’anno, grazie all’esperienza “ANDAR PER CASTAGNE” è infatti possibile organizzare un pomeriggio tra gli imponenti obelischi della natura, nel tempio delle frasche odorose, per raccogliere uno dei frutti più dolci della stagione in tutta sicurezza. È un’esperienza unica, perfetta per le famiglie che permette di insinuarsi tra i castagni secolari di una riserva privata al seguito di una guida ambientale. La prenotazione è sempre obbligatoria turismovaltaro.it

Non poteva infine mancare il diamante del sottobosco, sovrano incontrastato e profumatissimo della zona di Bedonia. Nel periodo tra novembre e marzo, l’esperienza “UNA GIORNATA DA TARTUFAIO” ti porterà in un’escursione indimenticabile sui monti dell’Alta Valtaro, alla ricerca del tesoro dei boschi: il tartufo nero… hai l’acquolina in bocca… e vabbè te la devi tenere fino al prossimo podcast! Metti in agenda però “Fiera del Tartufo di Bedonia, in programma negli ultimi due weekend di ottobre”!
Evviva l’autunno in Alta Valtaro!

Scopri gli altri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

Castro de Volsci in viaggio tra l’artigianato della Ciociaria

Vi portiamo da vent’anni in giro per i borghi e continueremo a farlo. Ma i borghi sono fatti di persone e oggi vogliamo raccontarvi di Castro dei Volsci partendo dalle persone, che lo rendono un luogo speciale.

Lei si chiama Lucia, è la mente e il cuore dell’associazione La Scarana.
È un’antropologa, con la passione dello studio sulle tradizioni locali che negli anni ha ben raccontato nel Museo di Castro dei Volsci e in quello di Vallecorsa. Lucia, ciocara doc, ama l’artigianato ed è da questo che prende anima il suo progetto, perchè è attraverso l’artigianato che si preservano le radici della storia. Il nostro sarà dunque un percorso tra la storia e l’artigiano di Castro de Volsci.

Ascolta “In viaggio tra l'artigianato di Castro de Volsci” su Spreaker.  

Parcheggia la tua auto e raggiungi a piedi Via Civita, la stradina che corre lungo le mura che chiudevano un tempo il paese, oggi come nel medioevo, qui sono tornate a vivere le botteghe artigiane dedicate agli antichi mestieri.
Paolo, il tessitore dalla presenza surreale che si nutre da mane a sera, del ritmo del suo telaio. È lui ad aver riscoperto il valore della ginestra. La raccoglie tra i Monti Ausoni che fanno parte del Parco regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi, la bolle, la filaccia, la carda, la fila con un filaio del 1600, la tesse. Ottiene così un tessuto traspirante, anti batterico termo regolatore. Ecostenibile. Praticamente una magia!
Poi c’è Luca, il falegname, la sintesi perfetta tra arte e praticità. Recupera le vecchie doghe di botti di castagno e rovere e vi realizza elementi di arredo. Da un materiale antico, che lui reinterpreta in chiave moderna, crea lampade, porta cellulari, porta riviste e molto altro ancora, da scoprire lungo il nostro viaggio a Castro de Volsci!
Poi c’è l’orafo Augusto, l’uomo della tradizione.

Realizza il gioiello principe della Ciociaria, l’orecchino reso famoso dalle balie. Si compone di tre parti: una arrotondata e cava, a forma di semiluna che simboleggia l’utero. Sotto vi è saldato un disco forato che rappresenta la comparsa del menarca. La terza parte è il “martelletto” ovvero il simbolo fallico che si unisce all’orecchino quando la donna si sposa. L’orecchino è l’elemento propiziatorio della fertilità.
Continua a camminare lungo la Via Civita, c’è Martina l’artista pura. In tutto ciò che fa tira fuori la vena creativa. Lei è la ceramista del gruppo. Per essere precisi è una rakuista. Lavora con la ceramica Raku, un tipo di ceramica particolare per il rapporto d’interazione con terra, acqua, fuoco e aria. Se entri nella sua bottega, non andrai mai via a mani vuote!

Rina, Silvana e Mariarosaria sono le tre ricamatrici! Insegnano i punti di ricamo della tradizione ciociara. Fanno i punti sfilati, il punto pieno, i punti del chiacchierino. Una cosa complicatissima! Insegnano a fare gli orli delle federe e a fare il corredo. Le loro allieve hanno dai 16 ai 60 anni! C’è posto per tutte e tutti!
Rina è la più comunicativa, Silvana la formichina laboriosa e Mariarosaria l’artista, non si può non conoscerle!

Eugenio è il gentlemen del gruppo, la sua bottega è lì, la vedi, ma come no, non lo senti l’odore del cuoio? È lui che lo lavora. Dai portachiavi ai gioielli. Wow!
Poco più in là c’è Rita, la pittrice che ti farà battere il cuore con i suoi acquerelli pieni di poesia, i suoi sassi dipinti…

Eleonora è la sarta dal cucito creativo. Ricicla tutti i pezzi di stoffe che trova. Crea, disfa, inventa… tutto in stile molto Shabbi shic.
Rossana e Sara ti aspettano invece con le bontà gastronomiche locali! Da loro c’è il Self-Sandwich, il panino fai da te!

Franco produce vino locale con le tecniche tramandate dal nonno. Il suo Trerus è una vera bontà da provare!

Lucia è il cuore di tutto questo. Ti aspetta a Castro de’ Volsci.

Scopri gli altri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

Cantalice, un viaggio tra storia, cultura e gastronomia

350 scalini di pietra che attraversano la parte più antica del paese dividendosi in ramificazioni inaspettate. E toh eccoti qui, a Cantalice, piccolo borgo medioevale tra il Monte Terminillo e la Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile.
Paese natale di San Felice, 1° santo dell’ordine dei Cappuccini, è attraversato dal “Cammino di Francesco” e dal “Cammino di Benedetto” nel tratto che collega il Santuario Francescano di San Giacomo di Poggio Bustone al Santuario di Santa Maria de La Foresta in direzione Rieti.

Ascolta “Cantalice, un viaggio tra storia, cultura e gastronomia” su Spreaker.

Il nome di Cantalice deriva da Cata Ilex e fa riferimento a un leccio che secondo la tradizione nacque nella fenditura di una roccia sul retro di una Chiesa, la Chiesa dedicata a Santa Maria delle Grazie.
Addentrati nei vicoli di Cantalice, è come tornare indietro nel passato e rivivere le vicende di questo borgo, reso inespugnabile dalla robustezza delle costruzioni. Cantalice è un groviglio di case di pietra che si sviluppa in altezza, lungo una parete quasi verticale dominata dall’antica Torre del Cassero risalente all’XI secolo, testimonianza di un vecchio castello. Lo senti il profumo di storia. È tutta qui. Queste vestigia ricordano il ruolo strategico di Cantalice tra il Regno di Napoli e lo Stato Pontificio.
La Chiesa di San Felice è il cuore della cristianità del paese ed è dedicata al patrono del borgo: risalente al ‘700 è in stile barocco. La tradizione vuole che sorga sui resti della casa del santo, in una delle migliori e più elevate posizioni del paese. Alza gli occhi, c’è la cupola, commoventi sono i miracoli attribuiti al santo qui dipinti. Bellissimo l’organo settecentesco!

Durante la salita lungo la scalinata potrai incontrare altri edifici di pregio quali il Palazzo Ramacogi con l’elegante loggiato, la Chiesa di Santa Maria del Popolo, costruita per sancire l’unione delle antiche rocche che costituirono il Castello di Cantalice e la suggestiva Chiesa della Madonna della Misericordia.

Ed è proprio in un contesto tanto suggestivo che ogni anno, durante il periodo estivo, viene ospitato il Cantalice ARTeM Festival che propone concerti, opere e tanta musica di qualità e il tradizionale Cammino dell’Arte e del Gusto che all’interno di un contesto davvero unico fatto di affacci mozzafiato sui laghi Lungo e Ripasottile, stradine strette e ciottolose e scalinate in pietra, illuminate da artisti che rendono magico ogni angolo, offre un itinerario enogastronomico a tappe.

Fuori dall’antico castello, sorge, invece, la chiesa monumentale del paese, quella dedicata alla Madonna della Pace, edificata nel 1571, in ricordo dell’ultima pace tra Cantalice e Rieti, caratterizzata dal settecentesco soffitto a cassettoni e dagli affreschi.
Poco distante da Cantalice potrai visitare, nel mezzo della natura e della quiete, il Santuario di San Felice all’Acqua: si narra sorga proprio sul luogo in cui il santo compì uno dei suoi miracoli. Dopo aver pregato il Signore colpì la terra con un bastone e dal suolo scaturì miracolosamente l’acqua che servì a dissetare i pastori e i contadini con cui stava lavorando.

Altra tappa che non puoi mancare è la chiesa di San Gregorio lungo il cammino di San Benedetto e San Francesco dove troverai la “Saletta dei ricordi”, mostra dedicata alle vittime dell’incidente aereo del Monte Terminillo del 13 febbraio del 1955 dove morirono 29 persone tra cui l’attrice e Miss Italia Marcella Mariani.

Prosegui quindi verso l’abitato di S. Liberato, il Santo Patrono, al quale è dedicata la chiesa parrocchiale, antico oratorio successivamente elevato a parrocchia. Trovi all’interno affreschi di particolare pregio come quello di probabile scuola giottesca raffigurante la Madonna con il Bambino. Oltre all’organo a canne del 1600, restaurato nel 2005, la chiesa conserva l’urna con le reliquie del Santo martire Liberato.
È certamente un’ottima occasione per visitare il borgo la Sagra delle Strengozze di settembre, dedicata alla gustosissima pasta fresca, le strengozze condite nel loro sughetto tipico a base di aglio, pomodoro fresco e persa, la particolare erbetta che cresce solo in questo territorio.

Buona Cantalice!

Scopri gli altri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

Portobuffolè un gioiello del Veneto Orientale

Piccolo, raccolto e di una bellezza struggente. E’ Portobuffolè, la bomboniera medievale del Veneto Orientale, la città con il primato di essere la più piccola d’Italia. Puoi vederne le foto, i video e leggerne le recensioni “googolandolo”, ma nulla sarà, come viverlo di persona.

Ascolta “Portobuffolè un gioiello del Veneto Orientale” su Spreaker.  

Iniziamo la nostra visita da Villa Giustinian.

Mens sana in corpore sano. Era questo lo spirito della villa quando venne fatta costruire dallo storico casato veneziano dei Giustinian dei Vescovi nel ‘600. Divenne comando militare, ospedale e orfanotrofio. Un curriculum importante, di cui oggi resta un edificio di particolare valore storico, ricco di affreschi, statue, stucchi e fregi. Ospitò oltre alla famiglia imperiale d’Austria, personalità della Chiesa, della Repubblica di Venezia e degli Stati con cui i Dogi ebbero rapporti. La chiesa al suo interno, datata 1694, ha stucchi e marmi pregevoli, un affresco che toglierà il fiato con le sue dolci linee nette. Un soffitto dipinto da Domenico Fabris nell’Ottocento e un crocifisso ligneo attribuito ad Andrea Brustolon.

Proseguiamo con il Monte di Pietà. Era il 1480, quando il Senato veneziano istituì il banco dei pegni. Lo vedete lì sotto la Torre Civica. Un luogo con una storia, che resiste ancora oggi. Un luogo che ospita la più grande comunità ebraica della zona. Fu infatti istituito dopo che gli Ebrei furono cacciati e i loro beni confiscati. L’edificio è riconoscibile per i suoi affreschi cinquecenteschi che si affacciano su Piazza Vittorio Emanuele II e che raffigurano la Fama con le trombe tra le braccia, la Giustizia con la bilancia, la Carità con i bambini e forse ciò che rimane della Pace. Il secondo è il Leone di San Marco sulla facciata d’ingresso. Quest’ultimo è noto anche con il nome di Leone “in moeca”, perché realizzato all’interno di un cerchio che ricorda il carapace di un piccolo granchio tipico della Laguna, la moeca. Oggi il Monte di Pietà ospita il centro di informazioni turistiche. Non distante c’è un edificio tra i più, storicamente importanti del paese: il Fontego. Era l’antica dogana, tra le principali del territorio. Era utilizzata come magazzino e laboratorio per il sale che arrivava da Venezia.

Se ami i musei, Portobuffolè ne è ricchissima!

Imperdibile, emozionante, coinvolgente è il Museo di Casa Gaia Da Camino. Un esempio di casa-torre medievale con facciata ingentilita da bifore trilobate con capitelli a fior di loto. Il primo dei piani superiori era il così detto piano nobile, composto da una grande sala di ricevimento “la caminata” con focolare. Questa stanza era probabilmente affiancata alle camere da letto dei signori. Più in alto, vivevano i domestici e gli schiavi. Attualmente, il più pregevole aspetto di Casa Gaia è l’affresco del XIV-XV secolo. I piani superiori presentano delle piacevoli pitture il cui soggetto è la realtà cortigiana. La voce popolare immagina, poi, che nelle due figure monocrome che incorniciano la finestra del corridoio ci siano i ritratti di Tolberto e Gaia Da Camino immortalati quasi a ben accogliere gli ospiti. Nel museo troverai Mostre di Arte Contemporanea e non solo.

Andiamo nella frazione di Borgo Servi, qui c’è il caratteristico Museo del ciclismo reso famoso dall’enorme numero di cimeli che i campioni del ciclismo hanno donato. Maglie iridate, gialle, rosa, oro, arancioni, tricolori, azzurre e nere, simboli gloriosi conquistati da grandi campioni come Gino Bartali.

Imperdibile per capire nel profondo Portobuffolè è il Museo della Civiltà dell’Alto Livenza nella Torre Civica. Troverai oltre 2000 pezzi donati da cittadini, che rappresentano le attività che nell’ultimo secolo hanno fatto parte della vita quotidiana degli abitanti di queste zone.

Curioso e delizioso è il Museo Atelier di Barbie: raccolta di barbie i cui vestiti sono tutti realizzati artigianalmente.

Prendi nota, la prossima volta che verrai a Portobuffolè non potrai mancare il mercatino dell’Antiquariato e del Collezionismo che si svolge la seconda domenica di ogni mese. “Io c’ero” è l’evento che si tiene ogni 1 gennaio con fuochi pirotecnici e l'”Incendio della Torre”. C’è poi la rievocazione storica “Portobuffolè XIII Secolo” la potrai vedere ogni due anni, il primo sabato di luglio.Il Mercatino di Natale l’8 dicembre, suggestivo! Anche la calda stagione è ricca di appuntamenti. In aprile Colori e Sapori: una mostra-mercato con specialità del territorio.Poi GAIAJAZZ tutti i Sabato di giugno! Agosto si chiude con la “Fiera di Santa Rosa” e il celebre piatto delle truppe. La terza domenica di ottobre “Festa d’autunno” con artigianato e rassegna vini locali!

Buona Portobuffolè

Scopri gli altri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

Empoli, l’altra Toscana, dove far turismo è un’emozione

E stavolta vi portiamo in Toscana… Oramai ci conoscete e ben sapete che quando siamo noi a consigliarvi la meta del vostro tempo libero non siamo mai banali, ne scontati. Sarà dunque Firenze, ennò! E’ stupenda, ma ho detto che non siamo banali! Pisa allora. Acqua…! Riproviamo con qualche indizio: qui c’è uno struscio che ha fatto storia, hai presente il colpo di fulmine… qui portava diritto all’altare! Hanno una squadra di calcio che quest’anno si è riguadagnata la Serie A…Ancora non ci sei arrivato? Qui da secoli producono il vetro verde!!!

Siamo a Empoli caro!
Nel cuore della Toscana e lungo il corso dell’Arno, in una terra che ha dato i natali a celebri personaggi come Leonardo da Vinci, Giovanni Boccaccio e, non ultimo Jacopo Carucci, esponente della ‘maniera moderna’, meglio noto come il Pontormo, è qui che il suo estro prese forma!
E’ sempre, a Empoli che nel 1260 si svolse il Concilio Ghibellino in cui, all’indomani della battaglia di Montaperti, Farinata degli Uberti, che compare nel Canto X dell’Inferno nella Commedia di Dante Alighieri, difese Firenze dalla distruzione. E poi si sa, gli empolesi (come tutti i toscani!) son burloni, fanno volare anche i ciuchi in aria! Ovviamente di cartapesta!

Ascolta “Empoli, l’altra Toscana, dove far turismo è un’emozione” su Spreaker.

Quindi si và in quel di Empoli..
Più precisamente nel quadrilatero di vie che si dipanano attorno alla scenografica Piazza Farinata degli Uberti e che qui chiamano “Giro d’Empoli”. Se sei in cerca di un buon aperitivo, un piatto tipico, l’anima gemella o sei affetto da shopping compulsivo, sei nel posto giusto. Si chiama Giro perché, in passato, i ragazzi percorrevano queste vie in un senso e le ragazze nel senso inverso: così facendo potevano scambiarsi qualche sguardo quando si incrociavano! quindi aguzza gli occhi e non fare troppo il provolone!
Se, nonostante la memoria di amori passati che emanano queste strade, non hai trovato la tua ‘madonna’, prova a cercarla tra quelle esposte nel Museo della Collegiata di Sant’Andrea! Fondato nel 1859 è uno dei musei diocesani più antichi d’Italia e ancora oggi puoi trovarci i capolavori di Masolino, Lorenzo Monaco, Filippo Lippi, Francesco Botticini, Mino da Fiesole, Bernardo Rossellino e una pregevole collezione di robbiane.

Fai qualche passo fuori dal centro. Nel borgo di Pontorme, alle porte della città, nasceva nel 1494 Jacopo Carucci, il Pontormo. Qui puoi visitare la casa natale dell’artista dove, oltre al facsimile del suo Diario, trovi una preziosa versione cinquecentesca della Madonna del Libro di cui la versione originale dipinta da Jacopo è ancora sconosciuta. Poco più avanti, nella vicina chiesa di San Michele, si conservano ancora oggi due dei suoi straordinari dipinti raffiguranti San Michele Arcangelo e San Giovanni Evangelista.

Immagino che non lo sapevi… cosa?
A Empoli c’è il Muve! Non sai cos’è? Davvero!?!
Empoli è famosa in tutto il mondo per il vetro verde, da secoli il suo prodotto simbolo.
Fino a qualche decennio fa, le ciminiere delle fornaci svettavano nello skyline di Empoli, la manifattura vetraria occupava migliaia di persone e sfornava oggetti in vetro artistico o da tavola che hanno fatto storia. Oggi le tappe di questa produzione empolese si ripercorrono attraverso gli oggetti e le storie che compongono il percorso espositivo del MuVE, il Museo del Vetro di Empoli. Prendine nota!

S’è fatta sera, e dopo aver osservato bicchieri in vetro di ogni foggia, è proprio il momento giusto per concederti un calice di vino Bianco dell’Empolese IGT magari in uno dei locali del centro o in Piazza della Vittoria dove si affaccia anche la Casa Museo di Ferruccio Busoni, straordinario pianista empolese, a cui la città dedica ogni anno una rassegna musicale di altissimo livello.

A proposito di musica…
Dal 25 al 29 agosto nel Parco di Serravalle, il polmone verde di Empoli, torna il Beat GardenFestival, cinque giorni di grande musica e non solo! Walkin, Cookin e Relaxin è il claim della manifestazione che avrà tra i protagonisti anche il buon cibo di strada e le migliori produzioni di birrerie artigianali.
Scopri il programma su www.beatfestival.net

Buona Empoli con le note del Beat Festival!

Scopri gli altri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

altavaltaro Fuoriporta

A passeggio tra i personaggi illustri della Valtaro

La Valtaro che non ti aspetti, quella che racconta la storia e che è storia attraverso vite illustri che giorno dopo giorno hanno contribuito a migliorare il mondo. Di loro parleremo e sui loro luoghi vi porteremo. Coglietene i particolari, respiratene il mood, sognate. Sognate di esser con questi illustri personaggi in un magico percorso che vi farà vivere uno spicchio di Emilia Romagna zigzagando tra tempo e vita.

Ascolta “A passeggio tra i personaggi illustri della Valtaro” su Spreaker.

La bella Albareto, Albarèju in dialetto, conosciuta per la sua fiera dedicata ai porcini, è a ottobre, è golosa, è impedibile. Ma c’è anche chi l’apprezza per i per i suoi percorsi, bici elettrica, mountain bike, trekking e passeggiate più slow, perchè Albareto è davvero il regno dell’outdoor. Tra l’Unione dei Comuni Valli del Taro e del Ceno la Liguria e la Toscana gli sport all’aperto, qui sono una cosa seria. Ma oggi ti portiamo ad Albareto per tutt’altra ragione! Fai silenzio. È musica lirica. È un soprano quel che senti. È Lina Pagliughi è il soprano che con la sua arte ha stregato il mondo. Albareto le ha dedicato una via e poco distante, nel comune di Gatteo, c’è un festival dedicato a lei. Albareto le è legato perchè qui nacque e visse sua madre prima di emigrare negli Stati Uniti.

Sull’Appennino parmense in una verde conca ai piedi del Monte Pelpi c’è Bedonia lungo la Strada del Fungo Porcino. Da qui, lungo chilometri di curve che offrono panorami sulle splendide colline parmensi si arriva ai Passi Cento Croci, del Bocco e del Tomarlo. A Bedonia c’è il Santuario della Madonna di San Marco, il Museo di storia naturale, la Pinacoteca Parmigiani e il Planetario. Ma oggi la visita è dedicata ai personaggi che hanno reso speciale l’Alta Valtaro. Quindi non puoi che fare un salto nel Seminario di Bedonia che ha formato per la comunità oltre 600 Sacerdoti, sei Vescovi e due Cardinali, conosciuti a livello internazionale: Luigi Poggi, e Agostino Casaroli, Segretario di Stato Vaticano dal 1979 al 1990, il cui archivio fotografico e documentario è stato messo a disposizione dell’Associazione “Centro Studi Cardinale Agostino Casaroli” dalla nipote Orietta Casaroli. Un viaggio nella storia.

A pochi chilometri da Bedonia si può visitare Compiano piccolo borgo circondato da mura, strettamente legato al suo castello fondato sulla via che collegava l’Emilia, la Toscana e la Liguria. Legato alla storia di molte famiglie nobili, su tutte la famiglia Landi, che in queste valli instaura lo Stato Landi, un regno lungo più di 400 anni. Sculture, arazzi, dipinti, camini, pavimenti del Seicento, soffitti originali del Quattrocento: un viaggio attraverso i tesori di un mondo che non c’è più. Il castello ospita il Museo Massonico Internazionale. A Compiano dedichiamo una tappa perchè è qui che nata Ilaria Alpi giornalista del TG3 a cui è stata dedicata una piazza e un’aula del Consiglio Comunale.

Ed ora arriviamo a Borgo Val Taro capitale dell’alta Val Taro nell’Appennino Parmense. E’ il punto di riferimento dell’intera Val Taro, che con i suoi castelli e i suoi itinerari naturalistici attira ogni anno numerosi visitatori. Il gustoso fungo porcino IGP vanto della gastronomia del luogo. A testimonianza dell’alta qualità di vita, il paese è stato inserito nel circuito delle CittaSlow. Borgo Val Taro è la terra natale di tanti uomini che hanno segnato la storia e l’arte del nostro paese. Giorgio Gaslini pianista, arrangiatore e compositore italiano, autore della sigla di profondo rosso. Qui c’è un festival a lui dedicato ogni estate! Ermanno Stradelli, esploratore, geografo e fotografo c’è ancora la casa natale in Piazza Manara, si vede solo da fuori, c’è una targa che lo racconterà. Louis Ferrari nasce a Borgotaro nel 1910. E’ stato un grande interprete della musette ed è considerato in Francia uno dei più significativi suonatori di questo genere. Ancora oggi, uno dei brani più trasmessi, più eseguiti e più ascoltati. Amleto Vergiati, in arte Juliàn Centeya poeta, scrittore di tanghi che qui nacque, c’è la targa sulla casa natale in via Battisti. Che ci sia qualche influss0 magico da queste parti, tanti sono i personaggi che questa terra a dato… chi lo sa, di certo è che visitare l’Alta Val Taro è sempre un’emozione!

Per maggiori informazioni www.turismovaltaro.it

Scopri gli altri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

Serra de’ Conti, dove il medioevo è intatto

Trallalerò trallalà nella città della cicerchia siam! Siamo a Serra de’ Conti.
Eh già caro mio, quest’oggi cicerchia sia. Anzi ti diamo un consiglio, prenditela con calma, non t’affrettare, nella vita ci devono essere dei momenti più slow di altri. Non c’è dunque luogo migliore per vivere una vacanza dedicata al relax di quella che trascorrerai in terra marchigiana, tra le colline morbide e sinuose tutte intorno alla Valle del fiume Misa e all’Alta Valle dell’Esino!

Ascolta “Serra de' Conti, dove il medioevo è intatto” su Spreaker.

Bicchiere di Verdicchio dei Castelli di Jesi e zuppa di cicerchia, iniziamo da qua! Non conosci la cicerchia? Davvero? La cicerchia è un legume ricco di proteine che viene celebrato ogni anno, nell’ultimo fine settimana di novembre. Qui lo sia ama talmente tanto che gli viene dedicata proprio una Festa, la Festa della Cicerchia. Un evento unico! C’è musica in ogni angolo, ci sono le tipicità gastronomiche delle Marche… Insomma… una roba da non perdere.
L’hai finita la zuppa? Alzati e parti!

Serra de’ Conti è bellissima, immersa tra colorate coltivazioni ti offrirà un suggestivo scorcio paesaggistico e urbano che solo gli antichi borghi medievali sanno donare. E Serra è uno dei meglio conservati delle Marche: ha mantenuto intatto il suo impianto urbanistico medievale, la cinta di mura esterne, i suoi dieci torrioni poligonali e la monumentale Porta della Croce.

Sei a Piazza Leopardi apri bene gli occhi c’è la storia, l’arte e la cultura! C’è il Monastero di Santa Maria Maddalena, costruito su un nucleo del 1300 e poi riedificato nella seconda metà del Cinquecento, quando è attestata la presenza di una comunità di clarisse che vi rimase fino al 2011. La storia dei serrani è legata a doppio filo con quella delle clarisse, a tal punto che si ha ancora memoria di una sassaiola nel 1910 contro le carrozze giunte a prelevare le suore per trasferirle ad Arcevia. Un vincolo fortissimo, oggi testimoniato proprio dal Museo delle Arti Monastiche, ospitato nei sotterranei del Palazzo Comunale: un museo unico nel suo genere, caratterizzato da efficaci tecniche audiovisive e originali documenti, manufatti e reperti custoditi da tempo immemore. Oltre le mura. Oltre il silenzio. Nelle “Stanze del Tempo Sospeso”.

Sei sempre nel monastero, non andar via, chiedi di vedere la Chiesa monastica di Santa Maria Maddalena in stile barocco con i suoi preziosi arredi, la cantoria di legno intagliato e dorato, la volta ornata da decorazioni in stucco con un affresco raffigurante l’Assunzione in cielo di Maria Maddalena. La sua costruzione è del 1603 e le sue linee, le quattro porte laterali dipinte a grottesche, l’unico ordine di lesene, la forma ovale della cantoria e la stessa pianta ellissoidale sono ispirate al Borromini.

E ora vai verso il Palazzo comunale, è nell’antico Convento di San Francesco del XIV sec. Presenta ancora oggi un frammento di affresco cinquecentesco proveniente dall’annessa Chiesa di San Francesco, demolita nell’Ottocento.
Hai visto tanto. E tanto ti sei emozionato.
Perditi pure nell’affascinante groviglio di vie, piazze, antiche case e botteghe storiche, tra i racconti degli anziani del luogo e la quiete del borgo dove anche la Torre dell’Orologio di notte s’ammutolisce, quasi rievocando il sabato del villaggio leopardiano: « quando intorno è spenta ogni altra face, e tutto l’altro tace…».

Percorrendo Corso Roma sulla sinistra c’è la lunetta della Porta della Croce dipinta da Bruno d’Arcevia, raffigurante la “Deposizione di Cristo dalla croce”.
Ancora due passi e verrai catturato dall’imponente Chiesa di San Michele, un gioiellino voluto nel 1290 dai monaci camaldolesi, in stile romanico ma con successivi interventi in stile gotico e all’interno pregevoli affreschi cinquecenteschi.
Buona Serra de’ Conti

Scopri gli altri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

Leonessa Fuoriporta

Leonessa è il regno dell’outdoor, bici, moto, trekking e molto ancora!

Natura, sport ed eventi. Paghi uno prendi tre! Siamo a Leonessa, la terra della celebre patata fritta, lessa o rescallata. Ogni momento è quello giusto per salire in macchina è raggiungere questo gioiello naturalistico e non solo alle pendici del Monte Terminillo, al confine con Lazio, Abruzzo e Umbria, dove l’aria buona mette appetito e da queste parti c’è solo l’imbarazzo della scelta: mozzarelle di bufala e formaggi da pascoli d’alta quota, lenticchie, farro e salumi tipici!

Ascolta “Bici, moto, trekking e molto ancora, Leonessa è il regno dell'outdoor” su Spreaker.
 

Terra di mezzo, terra di bellezza, terra di emozioni, questa è Leonessa un diamante tra la neve d’inverno, con i suoi vicoli bianchi, i comignoli fumanti, il profumo delle caldarroste che si diffonde al tuo passaggio. Emozionante in estate. Trekking, mountain bike, down hill, bici elettriche, moto, per te che sei un fissato dello sport è questo il tuo posto! Leonessa è il regno dell’Outdoor, amato da ciclisti e motociclisti sia d’estate e che d’inverno!

Ma accoglie a braccia aperte anche chi vien solo per godersi il relax e l’aria buona, quella di montagna, del Terminillo, “la montagna dei romani” fresca e friccicolina, ideale per destarsi dal torpore della città. Leonessa è la tua meta Fuoriporta!
E ora, visto che non ti vogliamo “straccà la recchia” con le sviolinate partiamo!

Da dove iniziamo la visita? Dal centro storico ovviamente! È qui che possiamo comprendere il valore ancestrale della città antica di Leonessa. Vi sono palazzi risalenti al XVI e XVIII secolo, come i Palazzi Mongalli con un meraviglioso portale del XVII secolo realizzato in pietra. Ci sono poi il Palazzo Bisini, Palazzo Morelli, Palazzo Vanni e Palazzo Ettore il più grande di Leonessa. Immancabile la Torre che costituisce il simbolo più significativo dell’identità culturale leonessana.
Quindi se siete appassionati di sport, avete l’adrenalina a 1000, ma la vostra metà non ne vuol proprio sapere di arrampicate, pedalate o attività sciistiche, parcheggiatela in centro! Avrà il suo bel da farsi!

In piazza VII Aprile, vi è la Fontana Margaritiana che risale al Cinquecento, mica una banalità! Già il nome è tutto un programma! Deriva infatti da colei che la donò, niente po po di meno che Margherita d’Austria la duchessa, il cui eco rimbalzò in ogni dove.
Passeggia e passeggia ancora, c’è la Fonte della Ripa risalente al XII secolo è caratterizzata da un arco a tutto sesto. Era l’unica risorsa idrica di Leonessa, nonché la fonte del Castello di Ripa attorno al quale sorgeva il centro abitato!

Di outdoor abbiamo accennato. Di cultura anche. Vieni a Leonessa e non dai una sbirciatina alla Chiesa di San Francesco e al suo Convento… impossibile, sono troppo affascinati!
La chiesa di San Francesco e l’adiacente convento furono realizzati tra il XIII e il XV secolo. La chiesa ha una facciata romanico-gotica con un portale a lunetta e un rosone centrale. Il complesso sacro è stato realizzato in conci di pietra rossa locale e custodisce due opere d’arte rinascimentali raffiguranti: il Presepe in terracotta policroma e il Crocifisso ligneo. All’interno dell’edificio sacro vi è una cripta e diversi affreschi che raffigurano l’Inferno, il Paradiso, la Madonna dell’Ulivo e alcune scene bibliche. Vi è un campanile in stile gotico con finestra e a sesto acuto. Il convento è composto da un chiostro ed è attualmente la sede del Museo civico Demoantropologico in cui poter scoprire alcune testimonianze dei leonessani vissuti nei secoli scorsi.

E ora, amanti della montagna, degli sport e dell’adrenalina, Leonessa è tutta vostra!
Tra i Monti Reatini, il Monte Terminillo, la Vallonina, la stazione sciistica di “Campo Stella”, il monte Tilia dove vi era la vecchia stazione sciistica di Leonessa e a cui si può accedere mediante una seggiovia, inizia qui il vostro divertimento. Leonessa è il posto ideale per gli amanti di natura e montagna.

Due terzi del territorio Leonessa sono costituiti da boschi e pascoli d’alta montagna, zampillanti ruscelli, amene valli, venite al Riofuggio, al Bosco della Vallonina che racchiude incastonate le stupende verdi Valli dell’Organo.
Continua il tuo outdoor su Valla Fana, la valle dei templi, qui fu trovato un tempio di 2100 anni fa! Anche l’archeologia non manca!

Leonessa è un luogo speciale per tutti i gusti, sicuramente meta tra le più gettonate da ciclisti e motociclisti che da sempre seguono i numerosi eventi che qui si svolgono durante la primavera-estate.

Scopri gli altri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

 

Savignano Irpino, il borgo delle mille possibilità…

Latitudine: 41°13’46″20 N
Longitudine: 15°10’48″36 E
Tombola!

Oggi ti portiamo a Savignano Irpino in Campania! Metti sul navigatore i numeri che ti abbiamo indicato arriverai, dritto dritto, nel punto più panoramico del centro storico del paese da cui potrai sbirciare palazzi, chiese, la Via dei Finestroni una delle strade più antiche con la pavimentazione in pietra lavica e case con arcate che osservate da lontano assumono l’aspetto di grandi finestre… da qui il nome! E poi sempre da quassù potrai sentire il profumo delle “orecchiette tricolore”, con pomodorini, rucola e parmigiano piatto tipico del posto preparato nelle trattorie del paese… che acquolina!

Ascolta “Savignano Irpino, il borgo delle mille possibilità…” su Spreaker.  

Occhio teso! Ma lo vedi l’Airone da quassù? Savignano Irpino visto da lontano, è un airone con le ali spiegate tra le zone di Tombola e Calvario!

Partimm, da queste parti si dice cosi! Partimm da Porta Grande, l’antica porta di accesso al paese datata nel XVI secolo e racchiusa tra le case dei “Finestroni” e quelle di “Dietro Corte” altro quartiere del borgo.

Vi apparirà davanti agli occhi il Castello Guevara di epoca longobarda. Nasce come opera difensiva, diventa fortezza con i Normanni e palazzo signorile con i Guevara di cui eredita il nome. Portali, scalinate, una stalla, un salone, dei forni e un pozzo che sfocia in un sottostante ambiente forse utilizzato come carcere. Qui calerete nell’atmosfera del luogo!

La monumentale Chiesa Madre è poco più in là. La sua facciata ricorda il romanico, il suo rosone e la maiolica sono un tributo a Sant’Anna. Affascinante. Entrate perché se tanto buone sono le premesse, l’interno sarà spettacolare. Tre navate divise magistralmente da due file di pilastri in pietra, lavorati a scalpello sui quali poggiano cinque archi a tutto sesto. Nel registro superiore della navata centrale sono collocate le statue in gesso dei santi Girolamo, Paolo, Ambrogio, Tommaso, Pietro e Agostino. Lungo le navate si aprono cinque cappelle: a sinistra quelle di Sant’Anna, del Santissimo Cuore di Gesù e dell’Addolorata; a destra quelle del Santissimo Sacramento che presenta un altare ligneo e quella di San Giuseppe. L’altare maggiore, datato 1783 è realizzato con elementi marmorei di epoche diverse mentre il battistero è del 1514. La Cappella di Sant’Anna è di particolare valore, soffermatici.

Poi c’è Palazzo Orsini che da ospedale è divenuto sede del municipio. Una visita la merita eccome!
Savignano Irpino è il luogo ideale anche per una vacanza outdoor! Ecco le tappe!
Mettiti comodo! Bottiglietta di acqua fresca e si parte! Partimm!

Prima tappa è la Sorgente sulfurea “Rifieto”, una zona scelta tra tante altre dalle mucche per la transumanza, una ragione ci sarà! Lo conosci il caciocavallo Podolico, è una squisitezza di queste parti, che viene prodotto con il latte delle mucche che scelgono questa zona per il loro pascolo!
La Sorgente è alle pendici del Monte Sant’Angelo, circondata dal bosco di Savignano, ricco di conifere, querce e di una fauna selvatica che sarai fortunato ad avvistare! La sorgente filtra attraverso rocce di gesso, ricche di sali di zolfo, che le conferiscono pregiate proprietà curative, un vero toccasana per il fegato e per la cura di alcune dermatiti.

Per te che sei un appassionato delle cosiddette “vie dell’erba” il Tratturo della transumanza ha un fascino intramontabile. Fin dall’epoca altomedievale, consentiva ai pastori di raggiungere i pascoli della Puglia. Si tratta di una fitta rete viaria di 3100 chilometri che collegavano l’Abruzzo, il Sannio e l’Irpinia alla Puglia fino al Salento. Secondo le cronache medievali un ramo dei tratturri attraversava le contrade di Savignano Irpino salendo per la via dei Corridori, i nonni lo chiamavano “tratturo degli Abruzzesi”.

Tra le bellezze che solo a Savignano potrete trovare ci sono le numerose fontane di campagna e di paese, fondamentali nel passato per l’approvvigionamento quotidiano, per dissetare il bestiame, lavare il bucato e provvedere alle necessità della casa: Fontana Licese, fontana di Mottola, fontana Cavallarisi. La più famosa resta la Fontana Angelica o Fontana delle papere, realizzata nel 1912 all’ingresso del paese.

Il Mulino Normanno o di Bethlemme, è un’altra tappa immancabile per te che ami i borghi. Bella zone delle Cesine, c’è questo antico opificio a forma piramidale mozza risalente probabilmente al XII secolo, prende il nome dalla Badessa Bethlemme di Santa Maria di Porta Somma in Benevento, figlia di Gerardo conte di Greci, Savignano e Ferrara.
Ogni momento è buono per visitare Savignano Irpino! Partimm!

Scopri gli altri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel

Alatri, a passeggio nella Città dei ciclopi

Tra storia e leggenda vi portiamo ad Alatri, la Città dei Ciclopi, nella bella Ciociaria; si narra che il dio Saturno sarebbe venuto nelle terre del Lazio per fondare Alatri e altre città. Ma c’è un’opzione 2. I fondatori di Alatri potrebbero anche essere i mitici ciclopi, ritenuti gli unici in grado di costruirne le possenti mura che cingono ancora oggi la città. Vieni a fare un giro insieme a noi potrai così giudicare se sono stati gli dei o i ciclopi a realizzare tanta bellezza!

Ascolta “Alatri, a passeggio nella Città dei ciclopi” su Spreaker.

Alatri è un paese dagli albori misteriosi e confusi con il mito, è qui che viene custodita l’Acropoli più suggestiva del Lazio.

Iniziamo da qui il nostro viaggio!

Le sue mura poligonali, dette ciclopiche, per l’appunto, sono talmente affascinanti che ti stregheranno! Puoi entrarci dalla Porta Maggiore e dalla Porta Minore.
Scegli tu!

Se farai il tuo ingresso dalla Porta Maggiore resterai di “stucco”! Ha un architrave ciclopica di oltre 5 metri di lunghezza. Puoi decidere ora se salire le scale, attraversare la porta e accedere alla civita, oppure proseguire la passeggiata da fuori per ammirare ancora le mura. Sono irresistibili… d’altronde!
Continuando a camminare sul lato sud orientale trovi un’incredibile parete megalitica – il Pizzo Pizzale – che sfiora i 17 metri.
Percorrendo il perimetro dell’Acropoli, sul lato nord-ovest, c’è la porta Minore o Porta dei Falli dove sono scolpiti tre falli come simbolo di fecondità.
La Porta Minore conduce in un piccolo corridoio ascendente, coperto con monoliti. Negli equinozi, il corridoio viene attraversato interamente dal Sole che arriva a illuminare via Gregoriana.
Di fronte alle antichissime mura di Alatri rimarrete senza fiato e vi chiederete come sia stato possibile costruire un’opera di tale portata con i mezzi dell’epoca… chi lo avrà fatto? Gli Dei o i Ciclopi?

Nell’Acropoli di Alatri, la concattedrale di San Paolo costruita sui resti di un’antica area sacrificale e il vescovado sono i due edifici più importanti. La Concattedrale a tre navate, conserva tele del XVIII e XIX secolo. In fondo la mirabile statua di San Sisto I, ricoperta in oro e argento e la celebre reliquia del Miracolo Eucaristico dell’Ostia Incarnata datato 1227-1228. La reliquia del miracolo è oggi conservata nella cappella a essa dedicata, nella navata destra della cattedrale di San Paolo ad Alatri.

Ti do un suggerimento, la visita all’Acropoli è affascinante in ogni momento della giornata, ma è straordinario passeggiare qui al mattino, sul presto, sotto i suoi tigli in fiore a giugno, respirarne il profumo e godersi il silenzio rotto solo dal ronzio degli insetti impollinatori!

Girando intorno alle mura ciclopiche godrai di una splendida vista sulle verdi vallate che caratterizzano i monti Ernici.

Il nostro viaggio alla scoperta di Alatri prosegue nel centro cittadino.

La chiesa collegiata di Santa Maria Maggiore risale al V secolo, affascinante il suo aspetto romanico-gotico; immediatamente al di sopra del portale centrale si apre il magnifico rosone, all’interno di grande importanza sono le opere del gruppo ligneo della Madonna di Costantinopoli, il Trittico del Redentore di Antonio da Alatri, la Vergine con il Bambino e San Salvatore della prima metà del XV secolo e il fonte battesimale.

C’è poi la Chiesa di San Francesco anch’essa medievale e in stile gotico, con un grande rosone sulla facciata, al centro del quale è fedelmente riproposto il rosone della Chiesa di Santa Maria Maggiore. L’interno conserva tra l’altro, un mantello risalente al XIII secolo attribuito a S. Francesco D’Assisi!!

Nell’attiguo Chiostro di San Francesco si trova un misterioso Affresco medioevale di notevole interesse, raffigurante un Cristo Pantocratore al centro di un Labirinto circolare unicursale: “Il Cristo nel Labirinto”.

Poco distante, il Museo Civico di Alatri, si trova nel Palazzo Gottifredo: è diviso in diverse sezioni che ospitano reperti archeologici di varie epoche e una ricca collezione epigrafica.
All’interno una ricostruzione del Tempietto Etrusco-Italico di Alatri con i suoi reperti originali, precedentemente custoditi presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Proseguiamo…
L’austera semplicità della struttura esterna rende la chiesa di San Silvestro una meta affascinante. La sobrietà dell’interno e il soffitto a capriate lignee ti incanteranno, così come la Cripta sottostante, essenziale e suggestiva. Notevole, per l’intensità di espressione e per la sua antica fattura, è l’affresco di San Silvestro con il drago del XII secolo collocato sul lato destro dell’abside.

Irrinunciabile, per chiudere il tuo percorso ad Alatri, è la visita alla Badia di S. Sebastiano, oggi interamente privata. Incastonata su un piccolo colle a oriente del centro cittadino, fondata agli inizi del VI secolo dall’abate Servando, ospitò nel 528 Benedetto da Norcia durante il viaggio da Subiaco a Montecassino. Nelle vicinanze della Badia, i viandanti percorrono in fervida ammirazione il Cammino di San Benedetto.

Buona Alatri!

Scopri gli altri itinerari su www.fuoriporta.org

Collegati e seguici sui nostri social:
www.facebook.com/fuoriportaweb
www.instagram.com/fuoriportafortravel