Alta Valtaro: dal bosco alla tavola, un viaggio goloso

Con la calda stagione parrebbe che l’appetito venga meno.
Sicuri? C’è un posticino, tra l’Emilia, la Toscana e la Liguria dove l’acquolina in bocca è d’obbligo.
Porcini, perché in estate chi lo ha detto che non li trovate, sono stati messi da parte l’inverno prima e le piogge di maggio hanno anche fatto crescere il boletus estivalis, il fungo porcino in versione estiva. Tartufo, quello estivo profumato e gustoso. Il Parmigiano Reggiano… ma non uno qualsiasi… tanto per dire che lo si ha nel menù, qui c’è quello di montagna! Tutta una storia e un gusto differenti!

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Se ancora non vi è chiaro, siamo nell’Alta Valtaro! Ovviamente la rima, l’abbiamo tenuta!
E’ qui che le materie prime, di altissima qualità, rappresentano per gli chef locali la tavolozza dei pittori. Ogni colore un piatto diverso. Ogni colore un viaggio emozionale in Alta Valtaro.
Il Fungo Porcino di Borgotaro è un’eccellenza tutta legata a questa zona dell’Italia. Qui il Porcino è IGP. E’ l’unico a marchio IGP in tutta Europa! I porcini raccolti nella stagione più propizia, fine estate e autunno, essiccati o utilizzati freschi, entrano a far parte di tutti i menù tradizionali di montagna. Nonostante i valligiani siano molto gelosi del loro Porcino, il profumo del fungo borgotarese ha valicato i confini: oggi è uno dei prodotti tipici di Parma più famosi ed apprezzati.

Dall’antipasto al secondo, cuochi famosi si sono cimentati nell’interpretare il Porcino a tutto pasto, con squisite varianti dei temi cari alla tradizione di montagna. Sott’olio, in padella, alla piastra, crudo in fette sottilissime, a tu per tu con scaglie di Parmigiano Reggiano e poi nel sugo delle tagliatelle, con i tortelli e con i gnocchi di patate. Da provare in ogni stagione! Due sono le fiere dedicate a questa bontà: quella di Albareto e quella di Borgotaro tra il mese di settembre e quello di ottobre. Altra star della zona sono i tartufi, di cui è particolarmente ricco il comune di Bedonia, dove tra l’altro si produce anche il Parmigiano Reggiano, che in Alta Val Taro subisce un’ulteriore qualificazione legata al territorio – la montagna – e all’agricoltura biologica. Quindi accanto al Parmigiano Reggiano stagionato 24 mesi si trova il Parmigiano Reggiano di montagna (con 24 o 36 mesi di stagionatura) da agricoltura biologica. Due sono i caseifici del territorio a Bedonia e ad Albareto, si possono anche organizzare visite guidate e degustazioni e assistere all’antica arte dell’apertura delle forme a mano!

Un’altra chicca culinaria sono le torte salate, la cui origine risale al medioevo dato che in questo periodo il preparato a base di pasta indicato in latino come pasticium romano iniziò a trasformarsi in “torte” di pasta ripiena per lo più di verdure: erbe, patate, zucchine, zucca, cipolle ecc. Questi gli ingredienti principali che singolarmente o mescolati possono essere utilizzati per aprire un pranzo una cena oppure semplicemente come piatto unico da tradizione. Una delle ricette più conosciute è la torta d’erbe: un impasto di farina olio, sale e acqua a cui si aggiunge una farcitura a base di bietole lessate, parmigiano reggiano, olio e uova. Pochi ingredienti, ma di ottima qualità, per un risultato che fa venire fame solo a pensarci…da non confondere con l’erbazzone di città!

Come ogni buon pasto che si rispetti, in Alta Valtaro si termina con un dolce l’ “Amor”.
Arriva dalla Valle dell’Engadina, in Svizzera, Amor, è il dolce che ha conquistato l’Emilia Romagna, una crema di burro tra due wafer fragranti. Era l’inizio del ‘900 quando numerosi abitanti dell’Engadina, nel Canton Grigioni in Svizzera, lasciarono la loro terra d’origine per trasferirsi in Italia. Molti di loro si fermarono a Borgotaro, uno vi aprì una pasticceria. Si chiamava Maurizio Steckli e portò con sé una ricetta unica che oggi è il dolce simbolo di Borgo Val di Taro. Sono gli Amor, dolcetti di crema alla vaniglia e burro chiusa fra due wafer. Un quadratino di dolcezza arrivato in Emilia dalle Alpi. Attualmente la pasticceria Steckli è gestita dalla Signora Paola Tagliavini che ha imparato la tecnica degli Amor da sua mamma Maria Zecca che ha lavorato in bottega proprio da coloro che hanno portato il celebre dolce nella zona di Borgotaro, e successivamente a Pontremoli.

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Adria, la metropoli del VI secolo, ti emozionerà con la sua storia!

Etruschi e greci, celti e goti, e ovviamente i romani tutti passarono di qui…
Si parla tanto di società multietnica, METROPOLI… come se fosse un concetto dei giorni nostri. Ti piacerebbe avere un tale riconoscimento, che poi… diventare metropoli 2020 non è una cosa così difficile… ci sono gli aerei, ci sono le macchine e le navi… tutti vanno ovunque!

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Tutto questo discorsone … per dirti una cosa… ascolta bene viaggiatore caro, perché chi come te, viaggia con l’acquolina in bocca, deve essere consapevole di ciò che vede ma deve conoscere anche la storia del luogo che va a visitare!!!
Ebbene sai quale era la metropoli del VI sec. a. C. quando non c’erano tutti i mezzi di oggi?

(Rullo di tamburi)

Era Adria caro mio, lassù nel Veneto, sul tratto costiero dove il Po scaricava le sue acque in mare. Era Adria la metropoli che ebbe l’onore di aver dato il nome al mare Adriatico.

Ricordalo quando sei in ammollo o a prender il sole, il Mare Adriatico, ha questo nome grazie alla Città di Adria!

Insomma.. Adria è come si suol dire un “porto di mare”, da qui passarono tutte le civiltà più importanti!
Di storia quest’angolo grazioso del Veneto ne ha tanta. In questi luoghi fin dall’età del bronzo è testimoniata la presenza dell’uomo…
Ma siamo qui per raccontarti cosa vedere… per fornirti la guida da ascoltare per un conoscere Adria.

Proprio perché è la storia a caratterizzarla, è immancabile una visita approfondita nel Museo archeologico nazionale che con i suoi 1200 metri quadrati racconta lo straordinario passato della città portuale dal VI secolo a.C. Di particolare importanza sono le ceramiche greche e i preziosi corredi funerari con vasellame attico e bronzi etruschi di epoca tardo-arcaica e classica e i raffinati vetri del periodo romano. Se vuoi approfondire la storia dell’espansione etrusca al nord-est d’Italia, DEVI visitare questo museo!

Dal profano al sacro, un passaggio nella Cattedrale di Adria dedicata ai santi Pietro e Paolo e al museo annesso è imperdibile! Entrambi sono uno scrigno di storia e cultura del culto cristiano grazie alle prestigiose raccolte di opere d’arte della sacrestia, gli antichi armadi in legno intagliati da Jacopo Piazzetta, veri e propri manufatti gioiello. La Cattedrale, Duomo della città è un monumento storico, artistico e culturale! Una chicca? Sulla zona retrostante fu edificata negli anni trenta una pregevole e suggestiva riproduzione della grotta di Lourdes.

Oltre ad aver dato il nome al Mar Adriatico, Adria ha anche un altro primato. E’ la città della musica! Una simpatica tradizione locale racconta che se un’adriese dà una pedata ad un ciottolo, questo emette una nota musicale. I primi documenti che testimoniano l’interesse per quest’arte risalgono ai primi del 1500. Nel Teatro comunale inaugurato nel 1935 sono passati infatti in tanti… da Beniamino Gigli ai Genesis, che fecero il loro debutto in Italia proprio nel Teatro di Adria, dove devi far tappa!

Adria è in provincia di Rovigo, ed è una delle città d’arte più importanti del Polesine. Rappresenta la porta d’ingresso del Delta del Po Veneto, un importante sito Riserva della Biosfera UNESCO.. Per entrare nell’animo di questa cittadina devi obbligatoriamente far visita al Septem Maria Museum dove ha sede la sala macchine dell’idrovora ottocentesca di Amolara con due pompe che hanno partecipato, nel passato, alle opere di bonifica del territorio di Adria. Qui è narrata la storia dell’acqua nel Delta e il rapporto degli abitanti con questo elemento naturale. Adiacente al museo c’è il Ristorante Alloggio Ostello Amolara se vuoi fermarti per un riposino!
Se invece non sei ancora sfinito… prendi la bici, si va sul Canalbianco, dove s’innesta il complesso sistema idraulico del Delta del Po. E’ qui che la Serenissima avviò l’immane lavoro di canalizzazione e bonifica durato millenni. Praticamente proprio su queste terre inizia la storia evolutiva del grande delta come oggi lo conosciamo!

Ti abbiamo tramortito… tra chiese, musei e pedalate… ora andiamo nel cuore della città… tutti i monumenti di Adria si trovano nel suo piccolo e accogliente centro storico. Lungo le riviere respirerai un’antica impronta di venezianità. Ti divertirai a passeggiare tra le strade acciottolate e sotto sera, mi raccomando, lasciati tentare dai bar della zona, dove potrai vivere il tipico aperitivo veneto con un ottimo bicchiere di spritz… se la trovi… in quale panificio, non farti sfuggire la celebre ciabatta, è proprio qui che nacque la “savata” in dialetto nel 1982!

Buona Adria!

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Castelnuovo di Farfa e il suo Museo dell’Olio

Lo senti quel profumo, forte e delicato, una vera estasi dei sensi. E’ l’olio d’oliva, quello Dop, quello della Sabina. Ingrediente immancabile nelle nostre cucine. Laddove tutti si dividono… vegetariani, vegani, carnivori, crudisti… non c’è nessuno che dissente sull’uso dell’olio…
Insomma, non stiamo qui a dirti quanto sia buono… e se tante volte ti avessimo fatto venire voglia di una bella bruschetta… porta il nostro podcast con te in cucina e ascolta il racconto dell’olio della Sabina e della sua storia mentre lo fai colare sulla tua fetta di pane.

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Siamo a pochi chilometri da Roma e da Rieti, esattamente a Castelnuovo di Farfa dove nasce il primo Museo dedicato all’’olio d’oliva. Racconta una storia locale con linguaggi universali: la civiltà dell’olio che rivive nelle testimonianze storiche del territorio e nelle nuove interpretazioni che gli uomini del nostro tempo offrono di questo simbolo millenario.

Non aspettarti il classico museo della “civiltà contadina” è molto di più.
In questo luogo è stata recuperata e incastonata l’universalità che questa pianta ha nella nostra cultura e nella nostra storia.
Preparati. Silenzia il cellulare. Dimentica tutto lì fuori. Ed entra. Sei nel rinascimentale Palazzo Perelli, non poteva esservi luogo più affascinante per ospitare il Museo dell’Olio.

Non è una semplice esposizione di legni e ferri, quella che vedrai. Basta guardare il simbolo del Museo, per comprendere quanto prezioso è questo percorso. E’ un “Nocciolo d’Oro dell’Olio” che ritroverai via via nel percorso museale e per le vie del borgo. E’ il simbolo più eloquente dell’essenza profonda dell’olio come cuore d’oro della Sabina.

C’era…c’era una volta, c’era una volta un albero… un vecchissimo albero che era rimasto solo nell’isola del vento […] voleva popolare la terra di alberi generosi e di poeti.
Con i versi di Maria Lai, inizia il tuo cammino.

Vai avanti.

Accompagnato da autentici narratori resterai tanto affascinato da ciò che ascolterai, da volerlo riascoltare… perché è poesia.

L’itinerario museale ha inizio con una sezione dedicata al mito dell’olio, celebrato da sculture di maestri contemporanei come Alik Cavaliere e Hidetoshi Nagasawa, dal designer e musicista Gianandrea Gazzola, e soprattutto dalla grande artista “visiva” sarda, Maria Lai.

Entriamo nel vivo del museo.

La conosci la storia della botanica dell’ulivo sabino e la tradizione dell’olivicoltura, presta attenzione, sarà molto dettagliata.

Più avanti invece c’è la sala della memoria. Qui i contadini di Castelnuovo di Farfa ti racconteranno il loro mondo dell’olio attraverso memorie e immagini.

Il museo riunisce in un unico itinerario di visita i luoghi più rappresentativi della storia e delle tradizioni del borgo medievale di Castelnuovo di Farfa, da Palazzo Perelli l’itinerario prosegue in un frantoio a trazione animale del XVIII secolo perfettamente conservato, nell’ambiente dell’antico forno cittadino e, infine, nel sito archeologico della chiesa di San Donato, una rara testimonianza di architettura altomedievale, che oggi si presenta con una struttura contemporanea di vetri molto suggestiva, immersa nel verde del paese.

Visitare il Museo dell’Olio, che racconta l’anima di un territorio, è vivere un’esperienza a tuttotondo che unisce la bellezza di opere artistiche, chiese e architetture al fascino di incontri inaspettati, momenti conviviali e cibi prelibati in un piccolo universo a misura d’uomo. Il borgo di Castelnuovo di Farfa è uno scrigno di tesori, che affascina con i suoi antichi palazzi, con l’accoglienza e la cucina dei ristoranti del luogo che vi faranno conoscere la bontà della pasta fatta in casa come le fregnacce con la persa e dell’olio dop della Sabina… di cui avrete, a questo punto sentito abbondantemente parlare! Non resta dunque che assaggiarlo!

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Tra le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene

Passo dopo passo, teneramente accarezzati da leggere foglie di viti che lambiscono il nostro passaggio, siamo così traghettati, da un filare all’altro, in un piccolo mondo antico, uno scrigno ricoperto di vigne lavorate a mano su pendii scoscesi, dove la bellezza è tanto autentica da non poter passare inosservata. Siamo tra le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene che l’Unesco ha riconosciuto Patrimonio dell’Umanità.

Ascolta “Tra le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene” su Spreaker.

Superfluo dire perché si vien qui per godersi un buon calice. Affascinante è invece comprendere la storia di quel bicchiere che ha caratterizzato queste zone tanto da renderle note oltreoceano. Il prosecco superiore non è solo quel mondo pieno di bollicine che fluttua nel bicchiere durante un aperitivo, il prosecco da queste parti è un mood. E’ il mood.
Un panorama naturale unico, dominato da una sterminata distesa di altezze che strabordano di vitigni perfettamente paralleli tra loro, come fossero disegnati dalla mano di un artista. Piccole aziende agricole dedite alla vendemmia e alla lavorazione del prosecco superiore.

Tra dorsali collinari, i caratteristici ciglioni, ovvero piccoli vigneti che parrebbero in bilico su strette terrazze erbose. Le foreste e i villaggi, c’è un mondo intero da scoprire e apprezzare qui, tra le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Fate una passeggiata, una biciclettata o più semplicemente state seduti su una panchina, musica in cuffia, ovviamente classica e osservate il piccolo universo sotto i vostri occhi.

Molti i percorsi ben segnalati che consentono di spingersi in sicurezza tra l’incanto di questi luoghi e goderne da ogni angolatura e con ogni senso. La vista che si perde tra le emozioni fatte di colori e immagini. Il tatto, perché la natura va accarezzata. L’udito che se ben allenato ci permette di ascoltare il cinguettio della cincia oppure quello dello spavaldo pettirosso, o il più raro picchio muratore. L’olfatto, il più enigmatico dei sensi: tutto passa attraverso l’olfatto, che ci guida in ogni momento… oggi attraverso le Colline del Prosecco.

E poi il gusto… che dire, assaporate il vostro bicchiere di prosecco… siam qui per lui!
Ogni stagione trascorsa in questi luoghi ha una sua peculiarità. In autunno le foglie si colorano di un giallo intenso e cadono formando splendidi tappeti. Durante l’inverno, nonostante il freddo cristallizzi il panorama, la vita scorre eccome, la primavera infatti giunge con un carico di inebrianti profumi, è la natura che esce dal torpore e si riprende la vita. L’estate è calda, a volte secca, ma il caldo sostiene i frutti che a noi arrivano.

La Strada del Prosecco attraversa numerose località che testimoniano l’antica storia di questo territorio conosciuto anche come il “Giardino di Venezia”. Merita una visita il Molinetto della Croda straordinario esempio di architettura rurale del XVI secolo, o l’Abbazia di Follina, gioiello del XIII secolo. I più curiosi hanno la possibilità di fare un salto nella Preistoria al Parco Archeologico Didattico del Livelet. Poco distante si trova la foresta del Cansiglio, dimora di racconti e magie, con le suggestive Grotte del Caglieron, il paese delle fiabe di Sarmede e la splendida Vittorio Veneto, città della pace. L’imperdibile e suggestivo Lago di Revine, le magiche grotte scavate dai torrenti e lo stupendo Castelbrando.

Terra di eccellenze enogastronomiche e di antiche tradizioni culinarie, le colline del Prosecco Superiore vi accoglieranno per un viaggio alla scoperta di sapori unici. Un territorio da vivere, capace di regalarti grandi esperienze, come il tanto atteso evento “Primavera del Prosecco Superiore” un percorso di 8 appuntamenti enoturistici che accolgono turisti e visitatori fino a giugno con degustazioni, concerti, attività all’aperto e visite tra pievi e borghi antichi.

Le colline del Prosecco Superiore, magiche terre da scoprire.
Un’esperienza di viaggio unica che porterà nel cuore di piccoli borghi incantati custodi della storia e della memoria, chiese e santuari immersi nel verde delle colline e suggestive architetture rurali testimoni della cultura contadina di un territorio dove storia, natura e tradizione sono parti di un meraviglioso paesaggio.

Casa di artisti e pensatori, da Canova a Zanzotto, Cima da Conegliano che hanno lasciato memoria del loro genio con grandi opere e reso le colline del Prosecco Superiore custodi di un patrimonio culturale inestimabile in attesa di essere conosciuto.
Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono la magia di un territorio che cambia a ogni passo ed emoziona a ogni sguardo.
Le geometrie della natura, le forme irregolari dei boschi di castagno e faggio, le distese dei prati e dei pascoli, il corso sinuoso del fiume Piave, testimone della Grande Guerra, e dei torrenti disegnano un paesaggio che ti regalerà esperienze sempre nuove e diverse in ogni momento della tua vacanza. Un’area di contatto tra le cime maestose delle Dolomiti e dell’entroterra di Venezia.

Un punto di vista privilegiato dal quale ammirare, dall’alto, il panorama della pianura e il suo lungo orizzonte oppure, rivolgendo il naso all’insù, lasciarti emozionare dalla maestosità dei picchi delle montagne uniche al mondo.
Un territorio capace di trasmettere la sua unicità in eccellenze enogastronomiche che sono l’espressione della qualità delle materie prime e di una lunga tradizione culinaria. Il tuo viaggio ti sorprenderà con esperienze sensoriali uniche: un percorso che ti accompagnerà all’interno di piccole aziende produttrici e agriturismi custodi della tradizione per assaporare i gustosi formaggi di malga o il tradizionale spiedo dell’altamarca.
Le colline del Prosecco Superiore saranno capaci di offrirti nuove esperienze per cambiare ritmo, fuggire dall’ordinario e provare esplosive emozioni. Una vacanza indimenticabile, da vivere a velocità diverse, che ti porterà a osservare il paesaggio da nuove prospettive.
Ogni esperienza ha bisogno del suo tempo per consentirti di assaporare ogni singola sfumatura e godere a pieno delle emozioni che regala. Prenditi il tempo per vivere in modo autentico ogni istante della tua vacanza.

Divertimento, conoscenza e meraviglia: le colline del Prosecco Superiore ti offriranno delle esperienze uniche da vivere con tutta la famiglia. Percorsi didattici archeologici, naturalistici e creativi con attività interattive ti aspettano per una vacanza a misura di piccoli e grandi.
Emozioni da condividere: un modo nuovo di scoprire e conoscere un territorio, le sue tradizioni e la sua comunità.

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Parco del Partenio, la bellezza tra castelli, chiese e verde

Siamo alla ricerca della meta giusta per il nostro viaggio. C’è chi sceglie la località dove inforchettare le bontà locali, chi invece la destinazione inseguendo passioni storiche e culturali, e poi ci sono gli amanti dell’outdoor. Ma se foste dei viziosi, e voleste tutto insieme, dove andreste?

Un suggerimento lo abbiamo.

Il Parco del Partenio, il polmone verde della Campania e dell’Irpinia. Il luogo giusto per mangiare bene, immergersi nella storia e godere dei quindicimila ettari dell’esuberante natura che solo qui si trova.

Lo sapevate che è proprio nel Parco del Partenio che si consumò uno dei più famosi episodi storici, quello delle Forche Caudine, quando i Romani furono umiliati e costretti a passare sotto il giogo dei sanniti, che qui hanno lasciato numerose testimonianze della loro civiltà. Passando ad una storia più recente, per aggiungere quel pizzico di avventura al vostro percorso, è sempre qui nel Parco che prese vita uno dei più famosi fenomeni della storia del Mezzogiorno, quello del Brigantaggio. La ricchezza di boschi, di cavità naturali, di zone impervie, resero questo territorio un rifugio sicuro a chi si dava alla macchia.

Quindi che si fa… partiamo?

Percorso Storico

Abbandoniamo i briganti per un attimo e immergiamoci nella cultura, zigzagando tra l’Antiquarium di Avella con numerose testimonianze archeologiche del territorio: dalla preistoria all’età romana della bassa Irpinia e della Valle del Clanis, per tutti gli appassionati di storia e archeologia è una tappa irrinunciabile!
Facciamo poi un salto nel medioevo varcando la soglia del Museo Civico dell’area castellare della “Torre Angioina” di Summonte.
Concludiamo il percorso storico del Partenio nell’Antiquarium di Mercogliano, che sorge presso la Cripta della Chiesa della Santissima Concezione nel punto più alto del borgo medievale di Capocastello… un particolare inquietante e curioso… qui troverete i resti degli “scolatoi”, su cui venivano posti i corpi dei defunti per l’essiccazione, e il cosiddetto vano–ossario, utilizzato in seguito all’abbandono dell’uso del seppellimento in Cripta. Era utilizzato per conservare i corpi dei defunti.

Percorso tra i castelli

Il Parco è anche terra di castelli e torri, luoghi “sentinelle” per chi un tempo qui aveva la propria casa.
Oggi si conservano ben otto castelli che svettano ancora sul paesaggio, alcuni in discrete condizioni, altri sono dei ruderi.
Gioielli di architettura medievale che rappresentano un elemento culturale di forte attrattiva per la genialità difensiva che dimostrano e l’ambizione sociale che ancora rappresentano.

L’itinerario dei castelli del Partenio parte dalla Rocca di Summonte con la sua monumentale torre cilindrica, che dai suoi 734 metri di altitudine domina tutta la valle circostante, esempio fascinoso dell’architettura militare angioina. Ci sono strutture murarie in pietrame fondate direttamente sul banco di roccia. Notevole.
Lasciando Summonte, proseguendo verso nord, si fa tappa al castello di Sant’Angelo a Scala costruito in epoca longobarda a picco sulla guglia rocciosa che domina l’abitato. Se soffrite di vertigini fate un respiro profondo, ma non perdetevi questa bellezza.
Andiamo verso nord-ovest in direzione del castello di Pietrastornina, oggi un rudere. Fu un raro esempio di centro fortificato curtense collocato alla base della rupe.
Uscendo da Pietrastornina, si prosegue verso nord-ovest per San Martino Valle Caudina con il monumentale Castello Pignatelli della Leonessa, oggi una bellissima dimora. Se siete fortunati sarà il duca stesso a farvi da guida!
Lasciato il castello di San Martino Valle Caudina, proseguite verso nord, si fa tappa al complesso fortificato di Cervinara immerso in una natura incontaminata ricca di sorgenti purissime, sentieri e aree attrezzate per l’escursionismo e il campeggio. Sono da corredo paesaggi mozzafiato godibili dalle cime del Ciglio di Cervinara, del Tuppo Tuotolo, del Ciesco Alto, e della Croce di Puntone.
Il tour dei castelli continua ad Arpaia, piccolo centro di origini medievali posto lungo la Via Appia. E’ uno dei pochi esempi di sistema difensivo urbano di epoca medievale ancora ben conservato in Campania. Il circuito difensivo, racchiudeva la cittadella medievale sul modello francese. Una bellissima rarità. L’itinerario continua proseguendo verso Arienzo con i ruderi del castello medievale.
Andiamo avanti, raggiungiamo San Felice a Cancello con il suo imponente Castello di Matinale a controllo, un tempo, del passo che collega la pianura campana con il Sannio e la Puglia. Un sorprendete maniero che si rifà ai canoni dell’architettura di epoca sveva, imperdibile!
Stanchi?
Non potete lasciarci sul più bello!
“Ormai è vicina la Terra di Lavoro, qualche branco di bufale, qualche mucchio di case tra piante di pomidoro”, Pasolini ne parlava, di questo meraviglioso luogo, nella raccolta “Le ceneri di Gramsci…
Siamo arrivati a Roccarainola! Del suo castello si parla già nel 1241 nell’elenco federiciano dei castelli di Terra di Lavoro.
E ora, uno dei complessi più importanti, il Castello di Avella. Un panorama mozzafiato, spettacolare, grandioso. Il Vesuvio, le terre circostanti, la soverchiante bellezza di una natura che continua a sopportarci e stupirci nonostante noi stessi, e che tramonto! E le mille luci comparse al calar del sole. Gioite!
Penultima tappa nel castello di Monteforte Irpino, immerso completamente nel verde con la Chiesa di S.Martino sulla valle che degrada verso Avellino. Un luogo davvero suggestivo.
Lasciando Monteforte Irpino, l’itinerario dei castelli del Partenio prosegue verso nord-est e si chiude al castello di Mercogliano, ancora uno spettacolo da non perdere!

Percorso nel verde

Alzate gli occhi, le vedete? Sono le vette di Montevergine, del Vallatrone, di Toppola grande e Ciesco Alto, svettano nel Partenio.
Un mantello ininterrotto, di verde e bellezza, costituito da castagneti e faggeti che ricoprono tutta l’area montana, consentendo un’alta biodiversità faunistica.
La pratica dell’avvistamento degli uccelli, il “Bird-watching” nel Parco è tra le attività più frequenti. Molto affascinante grazie alla presenza di oltre 70 specie, distribuite nei vari ambienti.
Le Talpe, il Riccio, alcuni pipistrelli, la Volpe, la Faina, la Donnola e il Tasso, sono i mammiferi del parco insieme al Lupo. C’è elenco infinito e invidiabile anche per i rettili.
Il Parco è un luogo incantevole in cui si può godere di una natura incontaminata. Potrete passeggiare oppure andare in mountain bike grazie a strade ben tenute, aree picnic curate e realizzate in armonia con la natura.
Terra magica e ancestrale con sorgenti di acqua freddissima e limpida. C’è un mondo da scoprire…
Arrivate a piedi fino al Santuario di Montevergine, il monte più alto della catena. Lungo la strada se ne sarete capaci, potrete trovare le erbe aromatiche con cui i monaci producono rinomati liquori. Castagneti che donano anche funghi e tartufi. Pascoli. Il Santuario si raggiunge anche in funicolare da Mercogliano. Un luogo fresco in estate, ma ancor più caratteristico con la neve. Non molto distante, e imperdibile per sigillare la vostra visita nel Parco del Partenio è il Santuario di Santa Filomena, conosciuto anche come Santissima Maria delle Grazie si trova nel piccolo borgo di Mugnano del Cardinale. Fu costruito nel 1641 per custodire le reliquie della Santa vissuta nel III sec. d. C. Era figlia di un re della Grecia convertito al cristianesimo. Rifiutò il matrimonio con l’imperatore Diocleziano e per questo imprigionata e sottoposta a vari martiri riuscendone sempre indenne. Con una storia così affascinate, non potrete che restare estasiati nel suo santuario.

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Alta Valtaro, outdoor in cerca di emozioni

Se diciamo “Alta Valtaro” la prima immagine che appare nella nostra mentre sono i porcini, quei funghi gustosi e profumati che pian piano si fanno strada nel nostro immaginario diventando addirittura un goloso piatto da inforchettare, e così pensandoci ancora un po’, quel piatto sta fumando proprio sotto il nostro naso. La mente fa miracoli, lo si sa, è cosa nota! Anche perché i porcini di questi tempi non si raccolgono!

E quindi riproviamo ancora, pronunciamo: “Alta Valtaro”. Stavolta la nominiamo a voce ancora più alta: “Altaaaa Val Taroooo”.

 

Cosa vediamo? Scarpe comode, una tenuta ginnica, e tanta voglia di outdoor!
E’ esattamente così. L’Alta Valtaro sarà la vostra destinazione prediletta per vivere strabilianti escursioni fuori dalle rotte canoniche.

E’ quindi si parte, cammina, osserva, perditi nel verde rigoglioso dell’Alta Valtaro, dove la Cascata delle Miniere di rame di Santa Maria del Taro vi catapulterà in una specie di Narnja nostrana. E poi ancora l’antica strada Romana, la Via Claudia, è una valle ricca di percorsi naturalistrici, meno noti rispetto alle più blasonate zone montane del nostro Paese.

Chi preferisce spostarsi a piedi, affidandosi ai grandi conoscitori del territorio, non può che rimanere abbagliato di fronte alla varietà di avventure ideate dalle guide trekking di Taro Ceno, che prevedono una proposta particolarmente fitta di itinerari da percorrere.
Angolo di terra emiliana tra la Liguria e la Toscana, l’Alta Valtaro è un paradiso per tutti gli amanti della natura che vogliono lasciarsi alle spalle lo stress della città e della vita quotidiana.

Ascolta “Outdoor in Alta Valtaro, in cerca di emozioni” su Spreaker.

Centinaia i sentieri, tra quelli di montagna, che si spingono ai confini regionali, li potrete percorrere a piedi, in moiuntain bike o e-bike, tanti sono i centri noleggio! Le cime del Molinatico, del Pelpi e del Penna, orgogliose montagne con pareti da scalare per i più arditi, vi attendono. Per chi ama un outdoor più soft tanti i sentieri praticabili che tra rifugi e chalet, fino a luoghi incantevoli come il Lago Martino.
Aguzzate i vostri sensi, l’Alta Valtaro, non sarà solo un percorso per chi ama lo sport, ma sarà sopratutto un percorso dell’anima. I rumori del bosco, lo scrosciare dei fiumi, antichi cippi, resti di case, di chiese, di miniere, saranno le tappe dolci ed emozionanti che vi porteranno in fondo a voi stessi.

Da oggi finalmente i sentieri dell’Appennino sono a portata di click per programmare le proprie escursioni a piedi o in mountain bike, con tutti i dati necessari per affrontare le uscite informati e con quel valore aggiunto in più dato dalle foto e descrizioni dei soci esperti che hanno collaborato a questo progetto. E per non perdervi potete sempre portarvi con voi la mappa con la relazione oppure la traccia gps per il vostro navigatore.
Con la garanzia di una cartografia sempre aggiornata dalla commissione sentieri e cartografia della sezione.
Il nuovo portale è raggiungibile dal sito www.caiparma.it oppure direttamente all’indirizzo sentieri.caiparma.it
Per chi vuole invece consigli mirati testati da esperti locali c’è il sito dell’ASD 3TVALTARO, che ogni mese regala proposte per passeggiate e giti in mtb www.3tvaltaro.com

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Camerano Casasco, ci credete ai fantasmi?

Camerano Casasco è un piccolo paesino di circa 400 abitanti situato nel Monferrato Astigiano.

Parte del suo territorio boschivo è nella zona di Riserva Naturale Speciale della Valle Andona, Valle Botto e Val Grande e comprende numerosi sentieri percorribili a piedi, in mountain bike o a cavallo.

In più punti del percorso si possono osservare affioramenti di fossili di conchiglie, traccia evidente del passaggio del mare, che fa di questi sentieri un’interessante zona paleontologica. A rendere i nostri boschi ancora più affascinanti è stato il ritrovamento dello scheletro fossile di un delfino, ora conservato a Torino.

In primavera i sentieri permettono di ammirare una sorprendente varietà di piante e fiori, come a esempio primule, viole spontanee e i rarissimi papaveri bicolore peculiari di questa zona. Lo spettacolo continua in autunno, quando i boschi si colorano di sfumature che lasciano senza fiato per la loro naturale bellezza.

Arte e cultura

Camerano Casasco soddisfa le esigenze degli amanti della natura ma allo stesso tempo ha molto da offrire anche a coloro che amano l’arte e la cultura. Degna di nota è la Chiesa parrocchiale di San Lorenzo, risalente all’anno 1730, arricchita di preziosi stucchi dei maestri luganesi riportati recentemente al loro antico splendore grazie ai restauri effettuati dal 2002 al 2009.

La dislocazione geografica del paese regala ai visitatori dei bellissimi scorci sulle colline astigiane. Dal poggio in cui sorgeva originariamente il castello, distrutto nel 1500 dai francesi, si può ammirare l’intero arco alpino, dal Monte Rosa al Monviso. L’area ospita le manifestazioni che si svolgono durante l’anno ed è considerato uno dei più belli ed importanti punti di aggregazione del paese.

Il cunicolo della Bela Bianca

Da qui inizia un cunicolo interamente in mattoni: la leggenda racconta che tra le sue mura si aggiri il fantasma della Bela Bianca, una nobile accusata di infedeltà e murata viva dal marito. Chi ha il coraggio di percorrere il cunicolo ha accesso ai cantinoni (in piemontese “Crutin”), che fanno da scenario a due peculiarità del nostro paese. La prima è l’antico forno comunale del 1700, tuttora funzionante ed utilizzato in occasione di visite didattiche. La seconda è il presepe meccanico in movimento realizzato dallo scultore Gennaro Cosentino, che attira molti curiosi nel periodo natalizio.
Sono numerose le manifestazioni organizzate durante l’anno dalla Pro Loco. La principale è indubbiamene la festa patronale di San Lorenzo, ad agosto. In quest’occasione si ha la possibilità di gustare le specialità del territorio cucinate dalle nostre fedeli cuoche e passare ore spensierate al ritmo della musica che accompagna le nostre serate.

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Monteprandone, nella terra di San Giacomo

Monteprandone su un colle nel territorio di Ascoli Piceno, distante pochi minuti da San Benedetto del Tronto, gode di un incantevole panorama che abbraccia il mare Adriatico, i monti Sibillini ed il Gran Sasso.

Ideale per il vostro Fuoriporta.

Il comune è suddiviso tra l’area collinare, dove si trova l’antico borgo medievale e la zona industriale più popolosa, ubicata a valle nella frazione di Centobuchi. E’ paese nativo del francescano San Giacomo della Marca, santo patrono del comune, del pittore Carlo Allegretti e del Vescovo Monsignor Eugenio Massi.

Passeggiando per il borgo

Partite da Piazza dell’Aquila, la piazza principale del borgo dove si trovano il Palazzo Comunale e Palazzo Campanelli. Scendete le scalette sul lato sinistro per accedere nella Via Limbo, una via che conserva le caratteristiche tipiche dei vicoli medievali, posizionata a ridosso delle mura castellane erette nel XV secolo. Arrivati alla fine si risale per un’altra scalinata e ci si ritrova su Via Corso, con l’ottocentesca Chiesa della Madonna della Speranza alla propria destra. A sinistra, dopo pochi passi incontrerete Palazzo Parissi con al suo interno il Museo Civico dei Codici di San Giacomo della Marca, dove sono conservati 61 dei volumi appartenuti al Santo e un tempo preservati nella Biblioteca da lui istituita nel Convento francescano, a lui intitolato.

Dopo aver visitato il museo, proseguite su Via Corso fino ad arrivare alla Porta da Monte, uno dei due antichi punti di accesso al borgo – l’altro, Porta da Mare, è stato demolito per lavori di ristrutturazione alla fine del XIX secolo. Uscendo dalle mura, davanti alla Porta troverete l’Antico Lavatoio Comunale, un pezzo di storia, realizzato all’inizio del XX secolo e restaurato da poco.
All’epoca era la fonte principale per l’approvvigionamento d’acqua per gli usi domestici.

Rientrati nel borgo, percorrete Via Pizzorullo che porta a Piazza Belvedere, uno dei punti panoramici migliori del borgo, che si affaccia sul versante appenninico. Da lì si possono prendere sia in Via degli Orti che in Via Allegretti per ritrovarsi, nel punto più alto del borgo in Piazza San Giacomo, davanti alla Chiesa Collegiata di San Nicolò di Bari, ricostruita ex-novo nel XIX secolo. Affianco, nella navata della vecchia collegiata è allestito il Museo di Arte Sacra, che ospita notevoli opere d’arte appartenenti alla parrocchia.

Subito dopo Piazza San Giacomo si arriva a Piazza Castello, luogo in cui si trova la Casa Natale di San Giacomo, divenuta Oratorio nel 1581. Al suo interno sono visibili dipinti raffiguranti le immagini di vita del Santo e una sua statua lignea realizzata per il VI Centenario della sua nascita. All’esterno, sulla parete della Chiesa Collegiata che affaccia sulla piazza si trovano due stelle in sua memoria, una in legno realizzata dai suoi antenati per celebrarne la nascita e l’altra in mosaico, donata dalla comunità dei fedeli in occasione del II centenario dalla sua canonizzazione.

Il giro si conclude percorrendo Via Roma, al cui lato sinistro si può osservare il Torrione di Palazzo Re, che riporta al punto di partenza in Piazza dell’Aquila. Ora si è pronti per uscire dal borgo e andare a vedere la zona sottostante, non prima di essersi fermati per un attimo ad ammirare il panorama che si apre sulla zona costiera.

La Chiesa di S.Maria delle Grazie e il Santuario di San Giacomo della Marca

San Giacomo della Marca, noto tra le altre cose per essere stato consigliere di Re e di Papi, chiese a Papa Nicolò V di poter costruire il convento francescano e la Chiesa. Nel 1449 il Papa diede la sua autorizzazione a realizzare queste opere.

Le due strutture si trovano su Via San Giacomo, la strada che collega il borgo collinare alla zona industriale a valle. Numerose sono le opere d’arte che le abbelliscono, tra queste nella chiesa all’interno della cappella di Santa Maria delle Grazie si può ammirare una preziosa immagine in terracotta della Madonna del XV secolo, donata a San Giacomo dal cardinale Francesco della Rovere; nella cappella del santo invece, sono custodite le sue spoglie mortali riportate a Monteprandone all’inizio del XXI secolo, dopo secoli di permanenza nella chiesa di S. Maria La Nova a Napoli, città in cui morì nel 1476.

Del convento c’è da sottolineare la bellezza del chiostro risalente al XVI secolo. Il suo portico è decorato con affreschi riguardanti la vita del Santo e in una delle stanze è allestito il museo a lui intitolato, dove sono custoditi i suoi oggetti personali e altre opere datate tra il XVI ed il XIX secolo, inserito nel circuito dei Musei Sistini del Piceno.

Fuori le mura: le distese collinari tra i monti ed il mare

Oltre alle attrattive culturali, Monteprandone offre un incantevole paesaggio collinare dove la vegetazione multicolore si espande in tutta la sua bellezza. I turisti potranno passeggiare a piedi o in bicicletta per le Contrade del comune, tra i vigneti e gli uliveti, e fermarsi nelle cantine delle aziende locali per assaporare i loro prodotti enogastronomici dall’eccellente qualità.
Sarà un’esperienza unica per chi ama la natura incontaminata e rigogliosa, tipica di questi luoghi ed il buon cibo.

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Egna, un’autentica bellezza tra le Dolomiti

Egna, uno dei Borghi più belli d’Italia e dell’Alto Adige, la parola d’ordine da queste parti è autenticità. Un borgo medievale, strade lastricate e stretti vicoli. I Portici, le residenze signorili e meravigliosi cortili interni.

Avete presente una perla paesaggistica, nascosta tra le destinazioni più blasonate, quelle dell’Alto Adige e delle Dolomiti, un luogo in cui non vi è nemmeno un negozio di souvenir, perché il souvenir è Egna stessa. Lì fiera e audace nelle immagini che porterete con voi, memorizzate sui vostri telefoni, ma sopratutto impresse nel vostro cuore. Questa è Egna, un luogo che vi farà innamorare.

Poche sono le realtà italiane sopravvissute al turismo di massa, Egna è una di loro. Per questo offre un’esperienza realmente autentica del vivere in un antico borgo medievale, dove architettura, enogastronomia, cultura e tradizioni si fondano armoniosamente tra quella austriaca e quella mediterranea.
Qui tutti si ritrovano nella piazza centrale per degustare un aperitivo, mangiare un gelato, fare una cena romantica o la spesa al mercato contadino il venerdì mattina. Una fantastica normalità di cui poter far parte in un solo week end, in una settimana, chissà… quanti siano i giorni che dedicherete a questo luogo saranno sempre pochi, perché ne meriterà comunque di più. La trovate a solo 1 km dall’uscita dell’autostrada del Brennero, prendetelo quel bivio sulla vostra destra, non ve ne pentirete!

Egna in bici

Egna è sulla pista ciclabile dell’Adige, e sulla della Strada del Vino. E’ il suo punto forte. Da qui partono molte escursioni in bici e mountain bike, lungo il tracciato della vecchia ferrovia, la strada del vino, la ciclabile dell’Adige e il Parco Naturale Monte Corno. La presenza, proprio sotto i portici, di un noleggio e-bikes di ultima generazione e di un’officina specializzata Bosch sono ovviamente un fiore all’occhiello. A Egna ha aperto nel 2019 il primo albergo diffuso dell’Alto Adige e quest’anno l’Hotel Andreas Hofer è diventato membro del gruppo Hotel Storici dell’Alto Adige. L’Enoteca Johnson & Dipoli, da più di 30 anni luogo d’eccellenza della dolce vita a Egna, ha ricevuto un premio per il servizio da parte della prestigiosa guida Gault Millaut e ha da poco lanciato una nuova linea di pasta fresca acquistabile anche online.

Il medioevo a Egna

Scendete dalla bici e mettete il cavalletto, perché Egna va sentita sotto i vostri piedi.
Egna è un tuffo nel passato, quello medievale. Il suo bel nucleo antico a portici racconta la città-mercato caratteristica dei centri mercantili tirolesi: venne in effetti fondato nel XII secolo, per volere del principe vescovo di Trento, come luogo di sdoganamento delle merci trasportate via terra e via fiume, depositate nella Ballhaus, in via Andreas Hofer.
Il centro storico con i lunghi portici è una sorta di centro commerciale naturale all’aria aperta. Tra i palazzi ricchi di storie da raccontare, sono molti infatti i negozi, bar e ristoranti che rendono vivo e vitale il borgo. E’ qui che potrete brindare con un Pinot Nero prodotto tra le colline di Mazzon considerate il grand cru di questo vitigno in Italia. E’ qui a Egna che si tiene il concorso nazionale del pinot nero, quest’anno in programma dal 12 al 14.06.

Egna e la sua storia raccontata

Non poteva mancare un Museo dedicato alla Cultura Popolare. E’ nato grazie alla signora Anna Grandi Müller che dal Secondo Dopo Guerra in poi, è riuscita a recuperare tantissimi oggetti di uso comune di molte famiglie altoatesine. Raccontando così un pezzo di storia popolare locale tra il 1815 e il 1950.
Oggetti di uso quotidiano si distribuiscono all’interno di una antica casa e grazie ai quali si è riusciti a ricreare le varie stanze come la cucina, la stanza da letto, la bottega, l’ufficio postale e raccontare come si faceva il pane o si conservava il cibo e così via.
L’entrata al museo è gratuita ma sono accettate delle offerte che servono a supportare le varie attività. Per maggiori info, il sito è www.museum-alltagskultur.it
Egna è ricca anche di opere d’arte contemporanea di artisti di fama internazionale, che si possono ammirare semplicemente passeggiando nel centro storico. Durante l’anno sono inoltre organizzate delle esposizioni speciali presso il “Kunstforum Unterland” proprio sotto ai portici.

Nei dintorni di Egna

Egna è la località principale della Bassa Atesina, godetevela tra le piccole e seducenti frazioni di Laghetti, Mazzon e Villa. Se avete del tempo e voglia di escursioni il Parco Naturale Monte Corno è l’ideale. In un vecchio mulino elettrico a Trodena è stato aperto il centro visite Monte Corno.
Se amate le escursioni a piedi, nei dintorni di Egna vi aspettano vari percorsi che si snodano attraverso lo stupendo paesaggio, sulle colline di Mazzon e Castelfeder, nel Parco Naturale Monte Corno o lungo il Percorso del Pinot Nero.
Il Sentiero del Pinot Nero è un nuovo percorso eno-didattico e culturale che si snoda nella zona vinicola di Pinot Nero lungo il Parco Naturale del Monte Corno.
Le numerose enoteche e osterie del centro storico saranno invece l’approdo migliore per chi non ha molta voglia di muoversi, ma al tempo stesso vuole scoprire una nuova località comodamente seduto degustando le tipicità del luogo.

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Compiano, dove si ballava con gli orsi

Un popolo di mezzo. Un po’ parmigiano. Un po’ ligure. Ma ciò che davvero caratterizza i cittadini di Compiano è una tradizione, tra le più peculiari di tutto il Paese. E’ la tradizione di addestrare gli orsi al ballo e non solo. Lontana un secolo. Ma viva nei ricordi e vivida nelle immagini che eloquentemente raccontano ancora oggi quel passato folcloristico e ballereccio che lega l’uomo a un suo ancestrale nemico, anche se qui di inimicizia c’è davvero ben poco, perché gli uni si stringevano agli altri accompagnati da morbide note musicali.
Sono gli Orsanti.
Le imprese di queste incredibili persone sono raccontate in alcuni libri, ma colei che riuscì a tramandare l’ideale, i principi, nonché il lavoro degli Orsanti fu Maria Teresa Alpi. Compianese, ma cittadina del mondo, con un passato nella moda e nell’arte dove era conosciuta come Donna Esa, riuscì a collezionare cimeli e ricordi che gli eredi delle famiglie orsanti decisero di mettere a disposizione. Fu sempre lei a creare un appuntamento fisso a Compiano con l’apertura delle antiche botteghe e il “Festival dei Girovaghi” in ricordo delle vite degli Orsanti.

Vi abbiamo incuriosito?
Compiano è la meta da mettere nella vostra agenda!

Dalle “case-torri” ad abitazioni più semplici e con pochi piani. I ciottoli bianchi e neri raccolti dall’alveo del Fiume Taro, che insieme vanno a ricreare disegni e geometrie sono la “strigaa”, ovvero la pavimentazione della strada del suo centro storico. Et voilà… siamo nella terra di mezzo, dell’Emilia, colei che incastonata tra Liguria e Toscana ci dona paesaggi indimenticabili. Siamo nell’Alta Val Taro. Siamo a Compiano.
Percorriamo dunque la strigaa, la strada principale che taglia Compiano. Unica indicazione, abbiate il naso all’insù, perché solo così potrete innamorarvi di questo luogo. Zigzagando tra le diverse piazzette, percorriamo stretti viottoli con scalini ripidi che collegano discretamente la via superiore con quella inferiore del paese. Son chiamati “carubbi”… un retaggio ligure, ricordano infatti i peculiari “caruggi” genovesi.

Centro storico e musei
Seguendo la via lastricata si arriva alla piazza centrale, una suggestiva terrazza sul Taro, vicino la quale si trova la Chiesa di San Giovanni Battista, databile probabilmente al periodo longobardo, sulla quale sono stati eseguiti restauri importanti nel 1700. Al sui interno si trovano elementi artistici e scultorei di notevole valore, come il Santo Crocifisso Miracoloso, scultura lignea risalente al XV sec. Degno di nota è anche l’antico Municipio e tribunale di Compiano sulla cui facciata si trova un grazioso terrazzino seicentesco e che al suo interno conserva le prigioni, anticamente utilizzate per i reati amministrativi. Stagionalmente è possibile farsi accompagnare da una guida abilitata che vi mostrerà tutte le caratteristiche nascoste del paese.
All’apice del Borgo si staglia il Castello, la sua costruzione è probabilmente cominciata da una antica torre carolingia intorno alla quale, nello scorrere dei secoli, si è sviluppato l’intero maniero che oggi si presenta come possente struttura quattrocentesca con ampliamenti sei-settecenteschi. Con il declino dello Stato Landi e sotto il Ducato di Maria Luigia divenne prigione di Stato dove furono rinchiusi anche i carbonari dei moti del 1821. Nel 1900 venne adibito a collegio femminile, per poi tornare abitazione privata per la Contessa Gambarotta. Qui è possibile visitare due musei in un unico percorso guidato: museo “Raimondi-Gambarotta”, cioè gli appartamenti arredati dall’ultima proprietaria, con oggetti molto interessanti provenienti da tutto il mondo, e il museo “Orizzonti Massonici”, realizzato a partire da una donazione privata di cimeli di massoneria anglosassone, che ne ripercorre la storia. Il Castello è anche hotel, nel meraviglioso parco è possibile godersi un cockatil a bordo piscina e pranzare o cenare nel vicino ristorante.

Amate il verde, l’escursionismo, una vacanza en plein air, andate allora in direzione del Monte Pelpi!
Partiamo dal Passo Colla, tra castagni, cerri, querce, che nascondono bellissimi e sorprendi sentieri fino alla sommità del Monte Pelpi, a circa 1490 metri di altezza. Dalla cima si gode di una eccezionale panoramica sulle Alte Valli del Taro e del Ceno. Il paesaggio è peculiare: si osservano estese praterie che passano, a quote inferiori, a fitti boschi di faggio, per poter osservare lungo il sentiero e nelle distese verdi una flora molto ricca, tra narcisi selvatici, genziane, orchidee e crochi. Aguzzate lo sguardo, non sarà difficile trovare tracce fossili prodotte da organismi limivori che rielaboravano i sedimenti dei fondali marini,ebbene sì, la Val Taro è un antico fondale marino… alla ricerca di sostanze necessarie al loro nutrimento. Il percorso è caratterizzato da sorgenti di acqua freschissima, ruscelli e piccoli laghi.
In questo percorso, come in molti altri a Compiano, è possibile avventurarsi a piedi, in bicicletta, per chi volesse è possibile farsi accompagnare da esperte Guide Ambientali Escursionistiche, per poter scoprire altre interessanti curiosità sulla Valle.
Si può andare anche a cavallo, infatti proprio sotto al paese è presente un maneggio. La zona di Compiano e della Val Taro è piacevole in tutte le stagioni, con la dolce brezza della prima estate o il sole del mezzogiorno invernale, ogni momento dell’anno è capace di regalare emozioni diverse. Compiano è inoltre parte del circuito “Castelli del ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli”.
Per creare un ottimo connubio tra storia e outdoor, si può pensare anche alle vie storiche: tradizionalmente Compiano rientra nel percorso della Via Marchesana, sui passi della famiglia Malaspina ufficialmente prima proprietaria del nucleo originario del borgo, che partendo da Pavia e arrivando ad Aulla attraversa, appunto, alcuni comuni della Val di Taro. Essa viene anche annoverata tra le vie francigene di Montagna.

Cucina
La buona cucina è un fondamento di Compiano: qui si trovano osterie e agriturismi che sanno proporre i piatti della più radicata tradizione, ma anche ricreare un perfetto bilanciamento tra tradizionale e innovativo. Ogni locale è pronto a presentare le tipiche torte salate di patate, riso o erbette, la “torta fritta” con salumi nostrani, i primi piatti di pasta fresca accompagnata al celebre Fungo Porcino IGP, i secondi piatti di selvaggina e il tipico “latte in piedi”, dolce simile al creme caramel. Il tutto nella splendida cornice di Compiano, abbracciato in lontananza dal crinale dell’Appennino Tosco Ligure Emiliano, che lo separa dal mare.

Tradizioni religiose
La cultura non manca a Compiano, che la ritrova anche nelle proprie tradizioni. Le più importanti sono legate alla sfera religiosa, come la Benedizione delle Acque del Taro, che avviene ogni anno la prima domenica di luglio, quando si portano in processione le statue della Madonna e di San Rocco, che si incontrano sulle rive opposte del fiume Taro, del quale vengono poi benedette le acque, in ricordo della fine dell’epidemia di peste che nel Seicento aveva colpito anche la Valle del Taro. La tradizione prevede che l’acqua resti inalterata negli anni se la si raccoglie proprio quel giorno.
Un’altra tradizione, ma più recente, è quella del Santo Crocifisso Miracoloso, una antica scultura lignea databile al 1400 che si dice miracolasse i soldati della Prima Guerra Mondiale che prima di partire per le campagne belliche si fossero votate ad esso. Questo culto è quindi molto recente, ma non meno sentito, e viene festeggiato ogni anno il 14 agosto con la celebrazione religiosa e una manifestazione nella piazza del Paese. Dall’anno scorso il comune proprio per questo particolare è entrato a far parte dell’Associazione delle città del Santo Crocifisso.
La Millenaria Fiera di San Terenziano affonda le radici nella più antica storia di Compiano: da oltre mille anni ancora oggi i primi giorni di settembre a Isola di Compiano viene organizzata una fiera agricola e gastronomica che richiama visitatori dalle vicine province.

Eventi estivi 2021
Quest’estate torna a Compiano il Festival degli Artisti di Strada, rivisto nella sua forma orginaria a causa dell’emergenza sanitaria ancora in atto, che sulla scia degli Orsanti riporterà Compiano all’atmosfera dei loro viaggi, anche grazie ad una mostra dedicata; il tutto in collaborazione con la Consulta degli Emiliano Romagnoli nel mondo.
Saranno organizzate da giugno ad agosto anche altre serate di intrattenimento sia musicale che teatrale, in collaborazione con Comuni limitrofi, associazioni locali e club nazionali come “I Borghi più belli d’Italia” di cui Compiano è socio fondatore.
A fine estate il Comune di Compiano presenterà un convegno, con l’appoggio dell’Associazione Genius Loci della famiglia Floridi Doria Pamphili che avrà come principale oggetto un documento datato 27 Febbraio 1021, custodito nell’archivio Doria- Pamphili-Landi, in cui compare probabilmente per la prima volta l’antico toponimo “Campoplano”, che identificava la piana ai piedi del borgo, in cui veniva storicamente realizzato un ampissimo mercato.

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