L’outdoor a Pietrasanta. Un viaggio paradisiaco

Pietrasanta è la città degli artisti, uno scrigno di tesori “a misura d’uomo”. Bellezze alla portata di tutti, perfettamente incastonate negli ambienti che disegnano il territorio della “Piccola Atene” della Versilia, dalle spiagge dorate, al mare, ai borghi collinari passando per il celebre centro storico, dove la cultura si respira a ogni angolo. Un itinerario multiforme e affascinante, a portata di bicicletta grazie ai chilometri di piste e percorsi ciclabili che il Comune ha sviluppato negli anni e sta continuando ad arricchire. “Natura-Sport-Cultura” è il nuovo mood di Pietrasanta, un vivere la città “slow” che è una vera e propria filosofia di vita, per assaporare il territorio in maniera diversa e più profonda, immergendosi con calma nella cultura locale.

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Tanti gli itinerari “a misura d’uomo”, da percorrere in bici o a cavallo, incantevoli e sicuri, che in pochi chilometri collegano il mare al centro e, questo, alle dolci pendici delle colline, dove si trovano piccoli angoli di paradiso avvolti nella natura, ricchi di storia e tradizioni. Sono poco meno di 20 i chilometri di ciclopiste mappate dal Comune, una rete che attraversa tutte le bellezze del territorio: dal lago di Porta al lungofiume Baccatoio, il Parco internazionale della scultura contemporanea, la vivace Marina di Pietrasanta e il Parco della Versiliana, il lussureggiante viale Apua, dal mare e verso monte e i tratti protetti lungo le grandi direttrici viarie che permettono un passaggio facile e sicuro da un confine all’altro di Pietrasanta.

I percorsi interessati sono stati divisi in anelli, comunicanti fra loro e identificati con colori differenti a seconda della zona in cui sono inseriti. L’anello verde è per l’area della Marina, suddiviso in sei mini-percorsi che scorrono dal lungomare al Parco della Versiliana; l’amaranto per la zona compresa tra il mare, via Unità d’Italia e via Aurelia Nord esclusa, diviso in quattro ulteriori mini-ciclovie; l’azzurro, infine, che comprende tutte le piste ciclabili tra via Aurelia Nord inclusa e il centro storico di Pietrasanta.

Un focus particolare è stato riservato al parco della Versiliana, con piste e sentieri da percorrere in bici, a piedi o per gli amanti del footing, immersi nella macchia mediterranea tanto cara a Gabriele D’Annunzio.

C’è poi la frazione di Strettoia, zona dell’entroterra che gode di una stupenda vista sulla valle, sarà a breve interessata da un nuovo tragitto dedicato ai ciclisti, quelli esperti, ma anche quelli alle prime armi. Inoltre, grazie al supporto di alcune associazioni locali come gli “Amici della via Francigena Pietrasanta”, vengono costantemente aggiornati e monitorati altri percorsi sul territorio comunale, in modo particolare fra le frazioni collinari, più adatti ad attività come walking e trekking ma che offrono esperienze uniche anche dal punto di vista turistico: fra questi, i sentieri di Solaio-Castello, Vallecchia-Solaio e Capriglia-Capezzano Monte.

Tutte le informazioni su percorsi, lunghezza, tempi di percorrenza e difficoltà delle piste ciclabili sono a disposizione sul sito www.comune.pietrasanta.lu.it alla sezione Sport, Natura-Sport-Cultura.

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Gerace, la Gerusalemme dello Ionio, che bellezza!

La leggenda narra che intorno al decimo secolo dopo Cristo gli abitanti della vicina Locri, per sfuggire ai sempre più frequenti attacchi dei saraceni, un popolo proveniente da oriente, furono guidati su queste alture calabresi da uno sparviero, in greco Hierax.

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Da qui deriverebbe il nome Gerace, il “borgo dello sparviero” che è pronto a sorprenderti con le sue chiese, i palazzi storici, i panorami mozzafiato e una cucina gustosa e genuina. Dalla sua rupe di arenaria che si staglia a 470 metri di altezza dal livello del mare, il tuo sguardo potrà spaziare dal Parco nazionale dell’Aspromonte, Geosito Unesco al territorio della Locride, fino al mar Ionio.

Una posizione invidiabile ma al contempo nascosta e riparata, che ancora oggi permette a Gerace di mantenersi fuori dalle rotte del turismo di massa e di conservare intatto il suo fascino antico.
Nei suoi vicoli medievali scoprirai perché questo luogo magico è conosciuto anche come “la Gerusalemme dello Ionio”, o “la piccola Firenze del Sud”.

Gerace è la città delle 100 chiese, a partire da quella più grande dell’intera Calabria: la Cattedrale di Santa Maria Assunta, di origine bizantina-normanna, che domina la città alta insieme al castello di origine normanna; ma non dovrai perdere l’occasione di visitare anche la Chiesa dalle pure linee gotiche di San Francesco, quelle bizantine di San Giovannello e dell’Annunziatella, oltre quelle barocche del Sacro Cuore e dell’Addolorata. Una visita meritano pure i diversi conventi siti nel borgo tra cui quello di Monserrato con l’annessa chiesetta.

Qui i Normanni hanno lasciato tracce indelebili della loro presenza: sotto il dominio di Roberto II Guiscardo e successivamente del fratello Ruggiero I, Gerace si è rivelato un luogo strategico per controllare i traffici costieri della Calabria meridionale. Potrai leggere il glorioso passato di questo luogo lungo le sue piazzette, le sue strade ed i suoi muri. In Piazza del Tocco ammira alcuni fra i più importanti palazzi nobiliari, Palazzo Calcheopulo, Palazzo Migliaccio e Palazzo Macrì. I sontuosi palazzi che abbelliscono Gerace sono quasi sempre forniti di portali in pietra lavorata da scalpellini locali, mentre all’interno dei vicoli si trovano numerosi archi a “volta a giustini”, costruiti con una originale tecnica tipica del luogo.

Già, perché Gerace è ancora oggi la città degli artigiani della terracotta: lavorano in grotte scavate nel tufo, continuando una tradizione artigiana molto fiorente nei secoli XVI e XVII e mai andata perduta. Nell’antico borgo si trova anche un’antica fontana del 1606 e, in prossimità del centro abitato, sono stati scoperti i resti di una necropoli, testimonianza di tre diverse epoche: ceramiche del IX secolo a.C., corredi risalenti al VII secolo a.C. e varie suppellettili, di origine greca e italiota, risalenti al VII secolo a.C.

E poi, che dire della cucina? Qui i sapori sono intensi e basati su materie prime di ottima qualità. Avrai davvero l’imbarazzo della scelta tra carni di maiale, paste fatte in casa condite con il sugo di capra, minestre caratteristiche, peperoni e melanzane ripiene, formaggi, vini e olio. E ancora i dolci: dalla cicerata a base di ceci lessi, miele e cannella alle nocatule, delle particolari ciambelle fritte, fino ai rafioli a base di uova e farina, tradizionalmente preparati in occasione dei matrimoni.

Tra i borghi più belli d’Italia, Gerace è pronta a raccontarti la sua storia tra i vicoli, i palazzi, le finestre da cui esce quel profumo di casa che è possibile trovare solo dove il tempo sembra essersi fermato. Nella roccia, tra grotte naturali come in quelle scavate dall’uomo, Gerace è umanità. È calore. È storia.

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Ficarolo, dove il Po illumina la vita

Ficarolo, dove il Po illumina la vita

Undici pregiate statue in stucco, che sembrano quasi dominare dall’alto la chiesa e i visitatori, manufatti restaurati e attribuibili alla mano di Alessandro Turchi, scultore ferrarese. Siamo nella Chiesa Arcipretale di S. Antonino Martire di Ficarolo, un piccolo comune veneto, ricco di perle. Salite sul campanile pendente, un panorama bellissimo sul Po con tramonto da favola e la particolarissima chiesa arcipetrale a pianta ovale, saranno il suo bigliettino da visita! Dalla sommità è impressionante il panorama che si può godere, la vista si perde tra i campi fino a scorgere in lontananza persino le torri di Ferrara.

Il Grande Fiume, il Po, scandisce la vita di questo borgo, da secoli. Si insinua in due strette curve chiamate “Curva dello Zuccherifico” e “Curva di Tontola”. Tra queste due svolte opposte che formano l’ansa in cui sorge Ficarolo, scorre il ponte che unisce il Veneto all’Emilia Romagna. Lungo la riva del fiume sono ormeggiati i caratteristici imbarcaderi, affascinanti da ammirare.

Il Po al tramonto e nei periodi di piena è uno dei luoghi più romantici in cui vi sia capitato di stare. Molte persone corrono, pedalano o semplicemente passeggiano lungo la strada arginale, attirate dalle particolari brezze e dalla vista rilassante. È qui che si pesca lo storione, che da queste parti, viene sapientemente cucinato con spaghetti o bigoli.

Il ponte sul Po di Ficarolo che collega Veneto ed Emilia, è percorso dalla Romea Strata un percorso che ricalca in parte il tracciato di un’antica strada medievale, che collegava Venezia a Roma (da cui il nome) e che aveva funzione commerciale, oltre a costituire una via di transito per i pellegrini cristiani diretti alla città eterna e per questo detti romei.

Il 19 giugno 2019, l’UNESCO ha proclamato il tratto mediano del Po Riserva MaB. Questa nuova area include 85 comuni in tre regioni: Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Il tratto ficarolese del Grande Fiume vede così riconosciuta a livello mondiale l’unicità della biosfera e dell’ecosistema nel comune rivierasco. Il Po è il fiume più lungo con la più alta portata d’acqua in Italia e uno dei più grandi in Europa. La diversità culturale è molto alta nella Riserva della Biosfera, la sua istituzione si aggiunge a due Riserve della Biosfera create di recente lungo il fiume Po, il Delta del Po (2015) e la Collina Po (2016).

Un tocco dell’eleganza del 1500 è data dalla Villa Giglioli ispirata all’architettura militare estense. L’edificio è servito da esempio per altre ville più recenti costruite nei secoli nei paesi vicini, come quelle settecentesche di Calto e Stienta ed altre nella vicina Bondeno e dintorni. Stucchi, dipinti a grottesche, lapidi marmoree affisse sulla facciata, non è un caso che numerosi siano stati i passaggi illustri in questo luogo, tra questi la Regina Cristina di Svezia, che vi sostò nel 1600.

Ficarolo ti attende.

Olio extravergine d’oliva, un percorso gustoso

Oggi vi parliamo di olii. Quelli italiani. Quelli extravergine, IGP, DOP. Quelli realizzati dalla passione!

Non vi parleremo di oli premiati, perché l’olio buono è quello fatto con passione e amore per la terra.

Immergiamoci quindi nelle strade dell’olio. Percorsi dove la qualità dell’extravergine regna sovrana. Avrete l’occasione di degustare, almeno via rete, il nettare per eccellenza del Belpaese.

Si parte dalla Toscana. Sul podio delle sei regioni italiane più produttrici di olio con 430 frantoi attivi e una produzione annua di circa 250.000 quintali, pari a circa il 2.91% del totale della produzione nazionale.

La Toscana è una regione che sa farsi valere anche nelle annate più difficili. Il Frantoio è il cultivar che maggiormente la caratterizza. E’ un extravergine che si distingue per le sue note decise di carciofo, erbe aromatiche, cipresso, nuance di frutta secca e una bella sensazione balsamica. Un fruttato verde e persistente. L’Olivo Bianco, anch’esso nella top ten toscana, è un fruttato intenso verde, molto amaro e con una buona componente piccante. Il Moraiolo, rustico e poco imponente, il Leccino, di taglia media, con chioma espansa e fitta e il Pendolino, mediamente vigoroso, con dai rami lunghi.

La produzione di olio extravergine di oliva toscano vanta alcuni oli di eccellenza, a denominazione di origine protetta, come l’olio extravergine di oliva Chianti Classico DOP, l’olio extravergine di oliva Lucca DOP, l’olio extravergine di oliva Seggiano DOP, l’olio extravergine di oliva Terre di Siena DOP e l’olio extravergine di oliva Toscano IGP.

Le Marche – come diceva Leopardi – è una terra di mezzo “dove i venti freddi del Settentrione si rimescolano con quelli caldi del Meridione”. E secondo il poeta anche “gli ingegni sogliono essere maggiori e più svegliati e particolarmente più acuti”. Le zone di mezzo (o di confine) sono le più adatte per la coltivazione dell’ulivo. È l’ascolano la parte del territorio all’interno del quale si concentra la coltivazione degli ulivi, tanto che il 50% del patrimonio olivicolo regionale proviene da tale zona. Tutti conoscerete la ghiotta oliva ascolana… I cultivar principali sono l’Ascolana tenera, Carboncella, Rosciola dei Colli Esini e Piantone di Mogliano. Le 2 varietà aggiuntive, diffuse da più di un secolo nel territorio marchigiano, sono Leccino e Frantoio. C’è un Igp: l’olio extravergine d’oliva “Marche”, che presenta un fruttato apprezzabile per le note erbacee fresche e i sentori di mandorla e carciofo. L’olio extravergine di oliva di Cartoceto è con ogni probabilità l’olio più conosciuto della regione. Raggiola, Leccino e Frantoio sono le cultivar principali. Il risultato è un olio verde con riflessi giallo oro, profumi di mela acerba e mandorla verde, e un’acidità inferiore allo 0,5%.

Scendiamo al centro. Immergiamoci nell’itinerario dell’olio DOP Sabina. Qui l’olio è talmente importante da essere stato nobilitato con un museo ad esso dedicato. Lo troverete a Castelnuovo di Farfa. In questo periodo, passeggiando tra i campi, vi capiterà di vedere distese di teli verdi sul terreno. E’ il periodo della raccolta delle olive, almeno in questo spicchio d’Italia. Sempre qui, c’è l’ulivo più antico d’Europa, noto come il Gran Vecchio. L’albero ha circa 2.000 anni e un tronco di 7 metri di diametro. Per vederlo dovrete accedere a un terreno privato, nel borgo di Canneto Sabino, dove i proprietari permettono le visite.

Nel Lazio sono attivi oltre 300 frantoi con una produzione di olio pari a circa 20 mila tonnellate annuali. L’olio laziale rappresenta senza dubbio una vera eccellenza in un territorio in cui l’olivicoltura è caratterizzata da una elevata diversificazione varietale di specie autoctone, localizzate all’interno di estese aree vocate. Quattro le Dop riconosciute nel Lazio: si tratta dell’olio extravergine d’oliva “Canino”, “Sabina”, “Tuscia” e “Colline Pontine”.

Puglia, la capitale dell’oro verde. Scopriamo una delle strade dell’olio in Italia più amate: la via dell’extravergine di Castel Monte in Puglia. Questo percorso è lungo 150 chilometri e si snoda sotto il vessillo dell’olio di oliva DOP tra gli tra gli ulivi secolari delle terre a Nord di Bari e l’altopiano selvaggio della Murgia. In Puglia si trovano tante varietà di olive differenti. La Coratina senza ombra di dubbio è la cultivar simbolica della Puglia, presente soprattutto nel barese e nel foggiano. Peranzana tipica della zona nord-ovest della provincia di Foggia, presente soprattutto nei comuni di San Paolo Civitate, San Severo e Torremaggiore. tra le varietà di olive innovative presenti sul nostro territorio, figura l’Arbequina, cultivar nota soprattutto per il suo impiego all’interno di coltivazioni ad alta densità. L’ogliarola si distingue per il territorio (Salento, Gargano e terra di Bari) e per il gusto fruttato. È proprio questa tipologia di olive che dà vita ai maestosi ulivi secolari, simbolo della Puglia.

… ed ora a voi la scelta dell’olio da mettere su una calda bruschetta!

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La via Dauna, in viaggio tra Puglia e Basilicata

Non una semplice strada, quanto piuttosto un viaggio a ritroso nel tempo a cavallo tra la Puglia e la Basilicata: la via Dauna attraversa gli splendidi paesaggi dei monti Dauni, in un percorso in cui ogni località è un “quadro” di storia. Un itinerario alla sua scoperta può partire da Lucera, che alla confluenza delle valli molisane e campane domina il Tavoliere: una posizione decisamente strategica, come dimostrano le tracce di villaggi neolitici nel III millennio a.C.; fedele alleata di Roma, Lucera fu nel Medioevo valorizzata da Federico II e divenne il centro dei musulmani fedeli agli Svevi, tanto da essere conosciuta come la Cordova di Puglia. A Melfi (nella foto) antica capitale della Contea di Puglia, si può ammirare uno dei più importanti e articolati castelli medievali italiani costruito alla fine dell’XI secolo dai Normanni. La città è stata sede tra il 1050 e il 1137 di cinque concili indetti da cinque Pontefici diversi (oltre a quello del 1130 convocato da un antipapa): evidentemente già da allora era ospitale e con ottimo cibo. Poco dopo Venosa, patria natale di Orazio – nel complesso della Trinità i maestosi resti della Chiesa dell’Incompiuta sono un esempio di come anche allora per beghe di potere opere importanti siano rimaste in sospeso – la Via Daunia si ricongiunge alla Sveva verso Matera.

 

Pietrasanta, un museo a cielo aperto

Oggi andiamo a Pietrasanta, letteralmente un museo a cielo aperto. Siamo nell’unica città in Italia che ospita oltre 70 monumentali opere di scultura contemporanea, perfettamente incastonati tra piazze, rotonde e colline. Tutti spazi pubblici. Tutti luoghi aperti ai tuoi occhi e alle tue emozioni, siamo nel Parco Internazionale della Scultura Contemporanea.

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Pietrasanta e i Maestri scultori hanno da sempre avuto un legame profondissimo che meglio non poteva esprimere la sua forza e la sua essenza con una mostra permanente sotto il cielo di questa graziosa cittadina Toscana.

Se sei un appassionato di arte, Pietrasanta ti aspetta.
Se sei un amante della bellezza Pietrasanta spalanca le sue porte per te.
Se sei un curioso dove andare, se non a Pietrasanta, per trascorrere il tuo tempo libero?

Il Parco Internazionale della Scultura Contemporanea è l’ideale prosecuzione all’aperto del Museo dei Bozzetti per rimarcare la radicata tradizione nel campo della realizzazione di creazioni scultoree. Veramente un’eccellenza italiana!
È dal 2016 che il Parco coinvolge visitatori, che arrivano, si innamorano e ritornano. Perché le oltre70 monumentali opere di scultura contemporanea vanno viste, osservare, introitate e riviste ancora. Perché la bellezza rende belli chi la apprezza.

Questo ampio percorso all’aperto si snoda attraverso strade, piazze e giardini di tutto il territorio, dall’antico centro storico alla vivace Marina, fino alle splendide frazioni collinari.
È dagli anni ’50 a oggi che le opere hanno iniziato ad arredare Pietrasanta, tanto che nel 1991 è stato istituito il Premio annuale “Fratelli Rosselli” conferito a uno scultore (ma anche ai suoi più stretti collaboratori) che ha portato il nome di Pietrasanta nel mondo. Così molto artisti hanno iniziato a donare un’opera alla città. E il Parco si è arricchito e continua ad arricchirsi, ogni anno, di nuove sculture, è per questo che devi tornare, perchè ne troverai sempre di nuove!

Inizia con noi il percorso, seppur immaginandolo… ma poi dovrai varcare la soglia di Pietrasanta, che ti aspetta!

In Piazza della Stazione c’è la scultura di Kan Yasuda “Myomu – Chiave del sogno” ad accogliere i viaggiatori inquadrando la Rocca Arrighina conosciuta anche come la Rocchetta, all’ingresso della città. Entrando, percorsa l’antica via Francigena, oggi via Mazzini, ecco una porta contemporanea posizionata sul luogo dell’antica porta medioevale: “Peace Frame” di Nall. “Il Guerriero” di Fernando Botero, invece, osserva maestoso piazza Matteotti, dove si trova anche il palazzo comunale.

Fuori dall’abitato storico, “La Potenza al Cubo” di Stefano Pierotti, rappresenta una vela gonfiata dal vento che dà il benvenuto ai visitatori del pontile di Tonfano, sulla Marina.
L’intero lungomare, come pure le rotatorie di collegamento al centro cittadino, sono scandite da una lunga serie di installazioni che coniugano forza e leggerezza.

Salendo poi alle frazioni collinari di Pietrasanta, ecco il panorama mozzafiato che regala la Terrazza sulla Versilia, a Capezzano Monte, incorniciato da “Un soffio dalla collina” di Sylvestre Gauvrit. Mentre sul percorso francigeno di Strettoia si incontrano “I Pellegrini” di Neal Barab e “Figura” di Luigi Mormorelli.

Pietrasanta è la città che resta ai primi posti nel mondo per la più alta concentrazione di laboratori artistici per la lavorazione del marmo e del bronzo e vanta il centro storico con la maggiore densità di gallerie d’arte di tutta Italia.

Unico esempio di museo diffuso della Versilia, da visitare con cartina alla mano, in autonomia, a piedi, in bicicletta o anche in auto, liberamente, 365 giorni l’anno.

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Fiuggi: terme, golf, outdoor e tanta bellezza

Michelangelo la definì “L’acqua che rompe la pietra”, mentre Papa Bonifacio VIII ci si curava la calcolosi renale. Nomi più che illustri che hanno caratterizzato l’acqua di Fiuggi, che oggi puoi scoprire in due distinti parchi termali, la Fonte Bonifacio e la Fonte Anticolana. La prima è specializzata nella cura idropinica e nei servizi medici di salute mentre la seconda, che sorge all’interno di un parco naturale, ospita numerose strutture ricreative, sportive e ludiche.

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Fiuggi in provincia di Frosinone, a soli 80 chilometri da Roma, è una delle più importanti stazioni termali d’Europa e centro di produzione di un’acqua che, filtrando attraverso una coltre vulcanica, si arricchisce di sostanze benefiche in grado di depurare l’organismo e di favorire il benessere.
Ma sono davvero tante le sorprese che questo luogo ha in serbo per te, in tutti i mesi dell’anno! Fiuggi è sinonimo di relax e salute, e al contempo può offrirti suggestivi percorsi di trekking immersi nella natura, un campo da golf tra i più antichi d‘Italia, uno splendido borgo antico medievale impreziosito da caratteristici murales e tanti, irresistibili piatti tipici.

Se sei amante del golf, questo è il posto che fa per te: nato nel 1928, il campo Fiuggi – che ospita ogni fine settimana importanti gare – possiede particolari peculiarità tecniche che metteranno alla prova la tua abilità in una struttura interamente biologica. Le 18 buche, Par 70, coprono una distanza di 5.864 metri all’interno di un’oasi che si estende dalla Fonte Termale Bonifacio VIII fino al Lago di Canterno.
A proposito delle bellezze naturalistiche del territorio, con la Fiuggi Experience potrai scegliere e prenotare le tue esperienze uniche, grazie a un ricco calendario di eventi gratuiti che, fino a ottobre, ti permetteranno di avventurarti in suggestivi percorsi di trekking immersi nella natura, di rigenerarti esplorando le bellezze ed i paesaggi del Lago di Canterno e della Riserva Naturale in sella ad una bicicletta, oppure di scoprire il borgo medioevale e i suoi segreti.

Il moderno centro termale di Fiuggi che si estende a valle, immerso nel verde dei boschi di castagno, è dominato a monte da un suggestivo centro storico arroccato sulla collina. Qui potrai ammirare veri e propri gioielli come il Teatro comunale, costruito dall’architetto Giovan Battista Giovenale, Porta dell’Olmo, Corso Maggiore, Piazza Castello e il Palazzo comunale. Negli ultimi anni, inoltre, i vicoli del centro storico sono stati impreziositi da opere di street art che potrai ammirare nelle tue passeggiate, scoprendo attraverso l’arte urbana le storie e le tradizioni di questo meraviglioso territorio. E a proposito di tradizioni, qui si possono assaggiare i migliori piatti della cucina ciociara: strozzapreti con ragù, tagliolini in bianco con carne e funghi, stracotto di manzo al vino Cesanese, polenta con salsicce e maiale nero dei Monti Lepini. Non ti è venuto già appetito?

Il nome di questo luogo magico è anche quello dell’acqua che da secoli fa bene alla salute degli italiani. Le bellezze naturali e le proprietà dell’Acqua Fiuggi sono un binomio imprescindibile, che rende unica un’esperienza di viaggio. Se vuoi ritrovare il tuo benessere e vivere una vacanza indimenticabile all’aria aperta, Fiuggi è il luogo che fa per te!

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L’itinerario di Sigerico sulle tappe della Via Francigena

Fra gli innumerevoli percorsi che da varie zone d’Europa e d’Italia raggiungevano Roma, la capitale della cristianità, uno dei più anticamente documentati è l’itinerario detto “Via Francigena”: ovvero la via proveniente dalla Francia. L’itinerario di Sigerico è stata la principale fonte per la ricostruzione della moderna Via Francigena: si tratta di un itinerario di 1.800 chilometri e 80 tappe, percorso in 79 giorni dall’Arcivescovo Sigerico nell’anno 990. Un lungo viaggio per ritornare a Canterbury da Roma dopo l’investitura del Pallio Arcivescovile da parte del Papa Giovanni XV. Sigerico, su invito del Pontefice, annotò tutte le tappe, una per giorno, che lo riportavano in Gran Bretagna attraverso l’Europa: il suo diario è quindi la più autentica testimonianza del tracciato della Via Francigena da Roma fino al canale della Manica di quell’epoca. La via di Sigerico diventa così un’occasione per la conoscenza dell’identità culturale europea nei suoi aspetti storici, artistici e religiosi oltre che una vera opportunità di valorizzazione territoriale dei luoghi attraversati. Nel tratto italiano, il percorso attraversa sette regioni – Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Lazio – e 140 Comuni, per un totale di 44 tappe.

 

I sei musei del nord Italia più curiosi

Dal vento ai bottoni, ai capelli, tutto viene conservato e i musei sono il luogo in cui potrai trovare tutto ciò che cerchi, emozionarti e riflettere sul significato che ogni ammennicolo in teca ha per te e per chi lì lo ha posto.

Museo della Bora e del Vento a Trieste
Come i “musei veri e seri”, il Magazzino dei Venti ha le sue collezioni, eccole una ad una!
L’Archivio dei Venti del Mondo: una bizzarra raccolta di venti in scatola, un gioco che fa diventare espositori anche i visitatori: sono tanti infatti coloro che dopo avere scoperto il Magazzino spediscono il loro vento di casa o un vento raccolto in vacanza, diventando così “ambasciatori eolici”. Al momento sono più di 130 i venti imbottigliati, inscatolati, impacchettati provenienti da quasi tutto il mondo.
La Collezione artistica del Museo: “una piccola galleria del vento” che contiene opere di qualità di artisti talentuosi (Pascutto, Pastrovicchio, Pezzolato, Spigai e altri) pertinenti con i temi del museo..
L’Archivio di Silvio Polli: fotografie, pubblicazioni scientifiche, giornali, strumenti scientifici di uno dei più grandi studiosi del fenomeno, messi a disposizione dalla famiglia.
Curiosità di bora e di vento: reperti originali oppure creati ad hoc, come per esempio la “Finestra di Stendhal”, una tipica finestra triestina reinterpretata con sopra un testo del celebre scrittore che definì la bora abominable, abominevole.

Il Museo dei Pels (capelli) a Elva, in Valle Maira
A Elva, in Valle Maira, dal 2006 esiste un museo dedicato ad una professione ormai scomparsa, i raccoglitori di capelli. Gli Elvesi partivano dalle proprie case all’inizio dell’autunno per raggiungere la Lombardia o il Veneto e trovare delle donne disposte a vendere le proprie chiome per pochi soldi. I raccoglitori utilizzavano tra di loro un particolare gergo tramandato di padre in figlio e quando le trecce di capelli scarseggiavano, utilizzavano appositi pettini per raccogliere i capelli delle fanciulle. Una volta terminata la raccolta, i capelli venivano lavati, selezionati e venduti ai grossisti, che li utilizzavano per la produzione di parrucche.
Il museo raccoglie oggetti e testimonianze degli elvesi, e ne celebra la grande inventiva e creatività.

Il Museo delle campane a Montegalda, Vicenza
Questo originale museo si trova a Montegalda, in provincia di Vicenza, ed è ospitato nelle sale di Villa Fogazzaro-Colbacchini. Il percorso espositivo presenta circa 200 pezzi che vanno dai gong cinesi ai manufatti indiani, birmani e thailandesi, dalle preziose e rare campane gotiche italiane dell’XI secolo ai prodotti d’epoca moderna. Nella Sala della Fonderia viene illustrato il processo per produrre campane e campanelli e spesso, grazie alla sua eccellente acustica, ospita concerti e altri appuntamenti musicali. In un suggestivo cortiletto potrete ammirare invece le campane più grandi.

Mimumo, il museo più piccolo di Monza
Si pronuncia Mimumo, ma non è uno scioglilingua bensì l’acronimo di Micro Museo Monza, un luogo unico e da Guinness dei primati: 2,29 mq di superficie, aperto 365 giorni all’anno, 24/24h. L’ubicazione è speciale: al pianoterra della Casa della Luna Rossa, un edificio risalente al XIV secolo, affacciato sulla centralissima piazza Duomo. L’idea del MiMuMo è dell’architetto e proprietario Luca Acquati. MiMuMo é una casa di vetro per l’arte, una in vetrina, monolite di meraviglie aperto sullo curiosità della città. Il dono dell’arte in un micro teatro pubblico, una caleidoscopica lanterna magica aggettante sull’anemia della città. MiMuMo è un luogo eccentrico, trasparente e permanente, capace di dialogare con le pietre più nobili ed antiche della città, catalizzando un campo di forze creative e rigenerando una qualità dello spazio urbano come luogo di meditazione inattesa.

Il Museo del Passatempo a Rossiglione, Genova
Il Museo PassaTempo è un sorprendente viaggio nella memoria e nel costume.
Un’ampia raccolta di moto, cicli e oggetti d’epoca funzionanti, ricostruisce la storia italiana del Novecento, in particolare del secondo dopoguerra.
L’esposizione è articolata in due sedi distinte, la preesistente CASA-MUSEO e la SEDE CIVICA.
La CASA-MUSEO è un’abitazione privata che racchiude il nucleo originario della collezione PassaTempo. Gli oggetti sono esposti e organizzati per argomento, in modo tale da ricostruire fedelmente alcune situazioni tipiche della storia italiana: l’officina, l’emporio, il salotto buono, il bar del Giambellino.
La SEDE CIVICA è collocata in un edificio ottocentesco che per 120 anni ha ospitato le scuole del paese. Gli oggetti sono esposti in zone tematiche, lungo il percorso espositivo si integrano proiezioni multimediali.
Il piano terra ospita la collezione permanente di oggetti del Novecento, uno spazio dedicato alla Olivetti, la ricostruzione di un’aula scolastica e di alcune botteghe d’epoca. Al primo piano sono allestite le mostre temporanee che approfondiscono tematiche legate alla storia del costume italiano.

Il Museo del Bottone a Santarcangelo di Romagna
Vuole raccontare la storia politica, di costume e sociale dell’umanità, attraverso la simbologia dei bottoni, che si potevano comperare nelle botteghe di merceria o nelle modisterie, da fine 1800 al 2020.
I bottoni del 1900 che si vendevano nelle mercerie, dai più poveri a quelli per ostentare la ricchezza, raccontano la trasformazione dei modelli e dei materiali nell’arco di cento anni ed il modo in cui gli avvenimenti sociali, politici e di costume hanno inciso sia sulla produzione sia sul consumo dei bottoni. La maggior parte dei bottoni di questo settore proviene dal negozio della Famiglia Gallavotti, che si ottenne negli anni 20 rilevando un vecchio bazar chiuso da circa venti anni, con merce fine 1800 e primi 1900. In questo bazar vi erano, fra l’altro, un metro in legno, con timbro 1897/98, un torchietto per ricoprire bottoni di stoffa, con le molle delle matrici a vista, del 1880 circa e una parete di bottoni fine 1800 primi 1900, in stile liberty ed art decò, che disegnava oggetti di uso comune. Molti di questi bottoni hanno la simbologia di invenzioni o avvenimenti avvenuti nella società. Nel magazzino si sono aggiunte negli anni le rimanenze di bottoni del negozio.

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Empoli, l’altra Toscana, dove far turismo è un’emozione

E stavolta vi portiamo in Toscana… Oramai ci conoscete e ben sapete che quando siamo noi a consigliarvi la meta del vostro tempo libero non siamo mai banali, ne scontati. Sarà dunque Firenze, ennò! E’ stupenda, ma ho detto che non siamo banali! Pisa allora. Acqua…! Riproviamo con qualche indizio: qui c’è uno struscio che ha fatto storia, hai presente il colpo di fulmine… qui portava diritto all’altare! Hanno una squadra di calcio che quest’anno si è riguadagnata la Serie A…Ancora non ci sei arrivato? Qui da secoli producono il vetro verde!!!

Siamo a Empoli caro!
Nel cuore della Toscana e lungo il corso dell’Arno, in una terra che ha dato i natali a celebri personaggi come Leonardo da Vinci, Giovanni Boccaccio e, non ultimo Jacopo Carucci, esponente della ‘maniera moderna’, meglio noto come il Pontormo, è qui che il suo estro prese forma!
E’ sempre, a Empoli che nel 1260 si svolse il Concilio Ghibellino in cui, all’indomani della battaglia di Montaperti, Farinata degli Uberti, che compare nel Canto X dell’Inferno nella Commedia di Dante Alighieri, difese Firenze dalla distruzione. E poi si sa, gli empolesi (come tutti i toscani!) son burloni, fanno volare anche i ciuchi in aria! Ovviamente di cartapesta!

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Quindi si và in quel di Empoli..
Più precisamente nel quadrilatero di vie che si dipanano attorno alla scenografica Piazza Farinata degli Uberti e che qui chiamano “Giro d’Empoli”. Se sei in cerca di un buon aperitivo, un piatto tipico, l’anima gemella o sei affetto da shopping compulsivo, sei nel posto giusto. Si chiama Giro perché, in passato, i ragazzi percorrevano queste vie in un senso e le ragazze nel senso inverso: così facendo potevano scambiarsi qualche sguardo quando si incrociavano! quindi aguzza gli occhi e non fare troppo il provolone!
Se, nonostante la memoria di amori passati che emanano queste strade, non hai trovato la tua ‘madonna’, prova a cercarla tra quelle esposte nel Museo della Collegiata di Sant’Andrea! Fondato nel 1859 è uno dei musei diocesani più antichi d’Italia e ancora oggi puoi trovarci i capolavori di Masolino, Lorenzo Monaco, Filippo Lippi, Francesco Botticini, Mino da Fiesole, Bernardo Rossellino e una pregevole collezione di robbiane.

Fai qualche passo fuori dal centro. Nel borgo di Pontorme, alle porte della città, nasceva nel 1494 Jacopo Carucci, il Pontormo. Qui puoi visitare la casa natale dell’artista dove, oltre al facsimile del suo Diario, trovi una preziosa versione cinquecentesca della Madonna del Libro di cui la versione originale dipinta da Jacopo è ancora sconosciuta. Poco più avanti, nella vicina chiesa di San Michele, si conservano ancora oggi due dei suoi straordinari dipinti raffiguranti San Michele Arcangelo e San Giovanni Evangelista.

Immagino che non lo sapevi… cosa?
A Empoli c’è il Muve! Non sai cos’è? Davvero!?!
Empoli è famosa in tutto il mondo per il vetro verde, da secoli il suo prodotto simbolo.
Fino a qualche decennio fa, le ciminiere delle fornaci svettavano nello skyline di Empoli, la manifattura vetraria occupava migliaia di persone e sfornava oggetti in vetro artistico o da tavola che hanno fatto storia. Oggi le tappe di questa produzione empolese si ripercorrono attraverso gli oggetti e le storie che compongono il percorso espositivo del MuVE, il Museo del Vetro di Empoli. Prendine nota!

S’è fatta sera, e dopo aver osservato bicchieri in vetro di ogni foggia, è proprio il momento giusto per concederti un calice di vino Bianco dell’Empolese IGT magari in uno dei locali del centro o in Piazza della Vittoria dove si affaccia anche la Casa Museo di Ferruccio Busoni, straordinario pianista empolese, a cui la città dedica ogni anno una rassegna musicale di altissimo livello.

A proposito di musica…
Dal 25 al 29 agosto nel Parco di Serravalle, il polmone verde di Empoli, torna il Beat GardenFestival, cinque giorni di grande musica e non solo! Walkin, Cookin e Relaxin è il claim della manifestazione che avrà tra i protagonisti anche il buon cibo di strada e le migliori produzioni di birrerie artigianali.
Scopri il programma su www.beatfestival.net

Buona Empoli con le note del Beat Festival!

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