Le feste del Natale tra i borghi scelti da Fuoriporta

Non è natale senza un presepe. E’ da qui che dunque parte il nostro itinerario dedicato a cosa fare e dove andare in questo periodo di festa: da Natale alla Befana, dribblando il capodanno. D’altronde ci segui perchè ami le tradizioni e tra le tradizioni noi ti porteremo, altrimenti facevamo un podcast su Ibiza… e tutti a ballare!
Nel Lazio, fai una capatina a Leonessa, le sue luminarie sono tra le più belle ai piedi del Terminillo e poi visto che sei da queste parti, non farti mancare nemmeno una visita ad Antrodoco dove il corso diventa per l’occasione il punto di riferimento dello shopping natalizio di tutto il reatino!

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Qualsiasi momento è quello giusto per immergersi nel Trentino Alto Adige, ma al calar del sole è tutto più speciale, sopratutto nella Val di Rabbi, quando il cielo inizia a imbrunire, in quel momento, come per magia “click” le luci si accendono illuminando ogni presepe che arreda così la valle, che per l’occasione è la Valle dei Presepi. Li troverai tutti all’esterno delle case, nelle piazze, sulle fontane e alcuni si trovano all’interno di antichi caseifici o nei <vouti>, le tradizionali cantine delle case e dei masi.

Al limite tra l’alta pianura e la collina Comasca, c’è il borgo di Mariano Comense, dove lungo il sentiero dedicato a Sant’Agostino si trova il Santuario della Madonna di San Rocco, che con la sua storia, che lì devi scoprire. E’ una meta meravigliosa dopo esserti goduto il Natale tra i vicoli del borgo!

Se poi sei un nostro ascoltatore che si trova in quel dell’Emilia Romagna ti aspettiamo tra concerti, eventi culturali, letture per bambini nel Borgo val di Taro che ospiterà numerosi appuntamenti durante il periodo delle festività natalizie fino all’8 gennaio.
Un calendario davvero molto ricco per apprezzare al meglio l’atmosfera festiva di Borgotaro, vestita a festa con luminarie e alberi addobbati. Tanta anche la musica, oltre alla colonna sonora natalizia ogni giorno inonda via Nazionale! Per lo shopping poi una bella novità: nei giorni 7,11,18 e 23 dicembre i negozi saranno aperti fino alle 21! Tombolate, appuntamento con la Befana, non manca proprio nulla, solo te!

Se sei in Toscana, qui la Città del Natale è solo Empoli con le installazioni luminose, il grande albero di Natale. Ma ciò che caratterizza di più il momento di festa è lo spettacolo unico della neve che cade. Nevicherà sempre, per far vivere ai visitatori la bellezza dei fiocchi bianchi mentre cadono delicati, coprendo tutta Piazza Farinata degli Uberti.

Il Monastero di Santa Maria Maddalena, la Porta della Croce, la Torre Civica e la Collegiata di Santa Maria Abatissis saranno tutte “vestite” a Natale con le luminarie a dar loro luce. Dove siamo? Ovviamente a Serra de Conti, il borgo della cicerchia! Tra le particolarità del momento ci sono i presepi che potrai visitare in ogni chiesa del borgo marchigiano! Una vera chicca del Natale a Serra sono poi le poesie più piccole del mondo di Evan, che potrai individuare nel centro storico attraverso un percorso ben descritto. Vai nel Muso delle Arti Monastiche e avrai tutte le indicazioni!

Siamo in Calabria, nella pittoresca città di Gerace, che diventa per l’occasione del Natale un borgo incantato! Nei giorni 26/27/28 dicembre ogni sera a partire dalle ore 20.00 ci saranno spettacoli di diverso genere e provenienza a partire dagli Stati Uniti con il coro gospel! L’incanto del borgo non svanirà in questi tre giorni, ma fino alla Befana anche tu potrai immergerti nella magia di Gerace!

E non potevamo chiudere i nostri consigli con una fiaccolata di capodanno! Perchè la tradizione è tradizione! Ti aspettiamo a Rhemes Notre Dames un piccolo gioiello di tranquillità e di divertimento a dimensione di famiglia, in Val d’Aosta ai piedi della maestosa Granta Parey.

Buone Feste!

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ANNULLATO Il presepe, originale, autentico ed emozionale è solo a Tarquinia!

Fachiri, serpenti, fuochi e danze il Presepe Vivente di Tarquinia è lo spettacolo che tanto aspettavi per rendere il tuo Natale unico il 26 dicembre, 2 e 6 gennaio.
Ci sono dei presepi di cui tanto si parla, diventati mete imprescindibili per il Natale, ma tu, che sei un vero esperto di borghi autentici, genuini e veri non puoi non goderti il presepe di Tarquinia, dove scoprirai un angolo della Tuscia, tra Lazio e Toscana che ti emozionerà!

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Un percorso che attraverserà la zona più bella della cittadina, per dar vita a uno degli eventi natalizi più suggestivi del Centro Italia. La conferma della sua fortunata formula c’è sempre, perché sono anni che viene realizzato tra fachiri, serpenti, giochi di fuoco e danze con le spade. Il presepe trasforma la rappresentazione della Natività in un vero e proprio spettacolo, attraverso il quale la Palestina di 2000 anni fa prende vita in un’antichissima città etrusca.

L’appuntamento è fissato per il 26 dicembre, 2 e 6 gennaio, te lo avevamo già detto, ma lo devi mettere in agenda che tra pranzi natalizi, regali da scartare o quelli ancora da fare e facile che lo dimentichi! Inizia tutto alle ore 16,30 tra i vicoli di San Martino, il quartiere più suggestivo della cittadina dell’Alto Lazio.

In questo angolo della provincia di Viterbo, quello con il Presepe Vivente di Tarquinia rappresenta l’appuntamento più atteso dell’anno. E non potrebbe essere altrimenti, perché per tre lunghi mesi centinaia di volontari lavorano agli allestimenti e alle scenografie, degne di uno spettacolo teatrale. Come di consueto, un ruolo centrale sarà ricoperto dalle oltre 300 comparse protagoniste della rappresentazione: figuranti in costume, guardie romane, soldati, fornai, fabbri e pastori, saranno al centro di scene dialogate che renderanno l’evento ancora più intenso e coinvolgente.

E visto che il Natale si festeggia anche in tavola, ogni quadro vivente sarà una scena entusiasmante e anche gustosa: nelle locande i visitatori potranno assaporare una buona zuppa calda, bruschette con il prelibato olio della Tuscia, zuppa di legumi e vino; e sarà davvero emozionante ammirare dal vivo il lavoro dei pastori intenti a mostrare le tecniche di realizzazione del formaggio.
Sarà inoltre una buona occasione per visitare il centro storico di Tarquinia, dagli angoli meno noti fino alla chiesa del Salvatore di San Giacomo e a Piazza San Martino, dove finirà il presepe.

La cittadina è nota in tutta Italia per le sue origini etrusche e per la Necropoli con le tombe affrescate Patrimonio dell’Umanità Unesco: una testimonianza unica delle tecniche di pittura e della vita quotidiana di questo popolo, che rivive nelle colorate scene raffigurate lungo le pareti. La città custodisce molti reperti del suo glorioso passato all’interno del Museo Nazionale ospitato nel meraviglioso contesto di Palazzo Vitelleschi, mentre la parte antica conserva intatto il suo fascino medievale con le mura, le porte, le torri e chiese romaniche.

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Antrodoco, dai marroni all’outdoor e non solo

Bello d’estate, affascinante d’inverno. È tra i borghi reatini più caratteristici dell’Appennino, si erge verso le montagne, da cui si può ammirare un panorama mozzafiato sulla valle circostante. Siamo ad Antrodoco, letteralmente “tra le montagne”. La vetta più illustre da queste parti è il Monte Giano sul quale campeggia la scritta “DVX” la noterai anche a distanza di chilometri. Sali in cima, spalanca gli occhi tra il Piano della Mozza, e più sotto, il Piano di Cascina, respira a pieni polmoni perché i nonni lo dicono da sempre, che solo qui c’è l’aria buona!

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Antrodoco è un delizioso borgo nell’Alto Lazio, meta prediletta da chi ama l’outdoor ma non solo, il suo centro storico ricorda un piccolo presepe, che il fiume Velino divide a metà per poi creare le famose Gole che da esso prendono il nome. Nemmeno la mano di un architetto avrebbe fatto tanto, ma ciò che crea la natura, nessun uomo può equiparare e le Gole del Velino ne sono un buon esempio!

Mountain bike, e-bike, passeggiate qui sei nel luogo giusto, tra l’altro con organizzazioni davvero “doc” come il Cai che ti mostrerà percorsi hard o soft, dipende da che tipo ti sportivo sei: super allenato o un professionista della pantofola?

Se poi vuoi un po’ di relax cosa c’è di meglio da fare se non scoprire Antrodoco partendo dalla sua storia? Andiamo alla Rocchetta, il castello ormai rudere che svetta sul borgo, da cui ammirare l’orizzonte e il panorama naturale che circonda il paese, raggiungibile percorrendo i vicoli del borgo.

Dalla via principale si giunge invece a Piazza del Popolo dove si trova la Chiesa dedicata a Santa Maria Assunta, con la navata centrale che ha la caratteristica forma di una barca rovesciata. Poco fuori dal paese sorge la chiesa medievale di Santa Maria Extra Moenia costruita sui resti di un tempio pagano dedicato alla dea Diana. È il gioiello artistico, che racconta un’arte romanica, più importante di questo luogo. Per non parlare del suo Battistero, non ci sono parole per descriverlo, ma solo occhi per ammirarlo. La chiesa non è aperta al pubblico tutti i giorni, ma si possono prenotare visite chiamando al: 0746-578185

Passeggiando tra i vicoli, ti sembrerà di entrare in una galleria d’arte, ma a cielo aperto. Intorno splendide opere di Street Art di quattro artisti di fama internazionale Sten&Lex, Lucamaleonte, Neve e Alessandra Carloni.

Un passaggio, breve, ma intenso lo si deve al Museo Storico Militare ospitato nel vecchio edificio del municipio Palazzo Blasetti. Raccoglie divise e materiali appartenenti ai vari reparti; la sezione principale è dedicata agli alpini. Ma non è l’unico museo da vedere, devi assolutamente trascorrere del tempo nel MuseoLin Delija – Carlo Cesi, dove troverai opere dell’artista albanese e del collega pittore e incisore del 1600. Ad entrambi è titolato il museo.

Una chicca da non perde è lo storico Palazzo Pallini, sì, esattamente quello del liquore “gran mistrà”, tutte le nonne lo avevano in casa, per dare un tocco in più al caffè o al ciambellone! Ebbene la storia della nota azienda è iniziata proprio ad Antrodoco.

Il giro è finito, che facciamo se non una bella scorpacciata di marroni antrodocani, il fiore all’occhiello della produzione locale!

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8 dicembre: scopri i borghi più belli del Lazio

Canino apre il periodo del Natale con la sagra dell’olivo!
Ad Antrodoco luminarie e mercatini tingono di festa tutto il centro storico e poi c’è Leonessa, che ai piedi del Terminillo, con la neve che scende, l’albero in piazza che si illumina è la “stella” del Natale.

Ascolta “Dall'Olio DOP al Natale, il passaggio è breve a Canino!” su Spreaker.

Ascolta “Bici, moto, trekking e molto ancora, Leonessa è il regno dell'outdoor” su Spreaker.
 

Chi tra voi non è in attesa dell’8 dicembre per fare incetta di regali “ghiotti” a Canino in occasione della Sagra dell’olio extravergine di oliva, alzi la mano!
E va bene la distanza, e va bene la mascherina e tutti i provvedimenti per rendere questa momento, una festa “in sicurezza”, ma la Sagra dell’olio di Canino dal 4 all’8 dicembre è un evento irrinunciabile che da anni è entrato nel cuore e nell’agenda di tutti noi!!! Un must!
Ecco perché nel paese della Maremma Laziale, quella dedicata all’olivo non è una semplice sagra, ma la festa dell’anno per eccellenza! E non potrebbe essere altrimenti, perché l’olio che da queste parti si produce da tempo immemorabile è fra i più rinomati dell’intero Stivale; un prodotto che affonda le proprie radici in tradizioni culturali millenarie, in antiche ricette tramandate di padre in figlio e in un’economia che si basa ancora in gran parte sulla spremitura delle olive. Un vincolo inscindibile da scoprire dal 4 all’8 dicembre alla “Sagra dell’Olivo” tra degustazioni, visite ai frantoi, convegni, e le cantine aperte, il vero trand topic dell’evento. Perché tutti vengono sopratutto per mangiare! Siamo sinceri!!!
Sarà possibile degustare l’olio novello nei tipici cantinoni, conoscerne da vicino il processo di produzione all’interno dei frantoi, acquistarlo presso gli stand degli oleifici e gustarlo sulla bruschetta; e non mancheranno gli assaggi guidati dell’olio nuovo e le degustazioni. Il tutto contornato da un ricco programma di eventi collaterali.
Il Natale a Canino è una cosa seria, è per questa ragione che le feste non si fermano mai. L’11 e il 12 dicembre 2021 ci sarà “Pane e olio… Aspettando Babbo Natale”. I caninesi sono dei veri professionisti del divertimento.

Dal viterbese al reatino, è un attimo e siamo ad Antrodoco, dove il Natale è all’aria aperta, nel suo centro storico che per l’occasione diverrà un “mercatino natalizio” dove fare incetta di balocchi da riporre sotto l’albero.
Zigzagando qua e là si trovano poi delle vere e proprie chicche, ve lo ricordate il Mistrà di Pallini, quello stipato nelle credenze di ogni nonna, che a volte lo utilizzava per nobilitare il caffè e altre per rendere più interessante il ciambellone? La storica azienda di liquori fondata nel 1875 da Nicola Pallini con il nome di Antica casa Pallini è proprio qui ad Antrodoco, oggi non c’è più qui, ma di questa resta il Palazzo Pallini, un pezzo di vita del paese.
Tra una bottega e l’altra c’è poi quella di Pierguido che ha scelto quest’angolo dell’alta Sabina per realizzare le sue opere “d’arte” in pelle. Lavora con passione e con tanta altra passione è accolto tra gli antrodocani e i visitatori, il suo design è un gradevole colpo d’occhio che cattura e fa tornare l’avventore che nel suo negozio varca la soglia.
Se si è fatta sera, le luci si spengono, ma il buio non cala, sono le luminarie che accendono il paese dell’atmosfera natalizia. Continua a passeggiare, Antrodoco al calar del sole si fa ancora più bella.
La vuoi una Copeta Antrodocana, è un composto di miele bollente e noci che viene versato e pressato su un piano di marmo e poi tagliato in piccoli rombi, infine adornati con foglie d’alloro. E’ un classicone del Natale da queste parti!
L’ 8 dicembre sarà aperta per l’occasione del Natale la Chiesa di Santa Maria Extra Moenia, poco fuori dal centro cittadino, con il suo battistero rappresenta il monumento più importante del paese! Nei suoi pressi c’è poi un piccolo obelisco sormontato da una sfera metallica che indica il centro geografico d’Italia! Antrodoco, già nel nome “in mezzo ai monti” evidenzia il tratto più caratteristico della sua collocazione geografica, sorge nel cuore di un territorio incontaminato, circondato da tre imponenti gruppi montuosi: il Monte Giano, dove è visibile la famosa scritta DUX realizzata nel 1939 con alberi di pino, il Monte Nuria e il Monte Elefante. Insomma qui il Natale è praticamente tutto l’anno!

Poi c’è Leonessa, che chiude l’8 dicembre con stile!
Per l’occasione, il paese ai piedi del Terminillo, noto ai più come il regno dell’outdoor, diverrà il regno del Natale!
Dalla rotatoria che conduce all’ingresso del paese, fino alla piazza centrale Piazza 7 Aprile… mettete gli occhiali da sole perché qui ci sono le luminarie più belle del Lazio! Sarà stupendo passeggiare lungo il corso illuminato, li dove le luci rendono ancora più brillante la neve stipata lungo gli angoli per consentire il passaggio a tutti. I profumi… cannella, cioccolato, nocciole li sentite? C’è il signor Emilio che impasta e impasta da mane a sera per tirar fuori il suo panettone artigianale, rigorosamente classico, ma i classici non passano mai di moda! Sempre qui c’è il torrone bicolore di Daniela, perché un tocco di estro, fa sempre la sua figura! I più piccoli impazziranno di gioia nel villaggio di Babbo Natale. L’appuntamento è il 25 dicembre all’Auditorium Santa Lucia per un Natale rock. Chi lo ha detto che il natale è solo con i tuoi? A Leonessa si sta tutti insieme!

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Natale a Empoli, e festa sia!

Vi abbiamo parlato di Empoli no? La città a metà strada tra Firenze e Pisa, celebre per il vetro verde e per aver dato i natali a Pontormo… Non ve lo ricordate? Cercate tra i nostri podcast e scoprite questa meta ancora poco nota al turismo di massa!
Ecco, proprio in questi giorni le vie del centro storico di Empoli brulicano di installazioni luminose, lì in fondo troneggia il grande albero di Natale che riempie e scalda i cuori di tutti anche al Grinch più ostinato che è tra voi! Empoli Città del Natale è finalmente tornata in grande stile con l’edizione 2021 per un Natale magico e memorabile.

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Sarà un Natale brillante e luminoso nel pieno rispetto delle norme e della sicurezza. Sali sul trenino turistico per girare in comodità lungo le vie illuminate del centro e ammirare le installazioni. Ciuf Ciuf!

#EMPOLICITTADELNATALE non dimenticarlo e cerca il programma con tutte le iniziative sul sito!

Dal Luna Park Natalizio con pista sul Ghiaccio ai mercatini di Natale, un grande classico che a Empoli si ripete ogni anno e ogni volta propone nuove entusiasmanti alternative per trovare l’idea più originale da proporre come dono! Vuoi vincere il premio di “babbo natale” dell’anno? A Empoli devi venire! Nei mesi di novembre e dicembre, la centralissima Piazza della Vittoria ospita ben 32 banchi natalizi, dedicati al “fatto a mano” locale e al buon cibo. E poi… l’immancabile cioccolata calda!

La casetta delle Mascotte, Il magico mondo di Babbo Natale e il Mattoncini Village sono i momenti pensati in particolare per i più piccoli, ma siamo certi che troveremo anche i grandi intenti a costruire una casetta con gli storici tasselli colorati della Lego, non preoccupatevi, lo capiremo, il natale a Empoli fa tornare tutti un po’ bambini!
Intensa, emozionante, memorabile è LA GRANDE NEVICATA, uno spettacolo unico: quello della neve che scenderà su Empoli. Fiocco dopo fiocco Piazza Farinata degli Uberti diverrà sempre più bianca, uno scenario inedito per queste latitudini!

Se lo spettacolo della neve non ti ha emozionato a sufficienza, alza gli occhi percorrendo le vie illuminate a festa e osserva le piazze più celebri della città cambiare volto: i palazzi illuminati da proiezioni con immagini e scene natalizie creano un’atmosfera indimenticabile!

In questo clima di festa si inseriscono anche numerosi eventi culturali per grandi e piccini: dai concerti natalizi a quello di fine anno, dagli spettacoli della stagione teatrale di Empoli, che dopo due anni di fermo riapre in bellezza il 16 dicembre, fino alle visite guidate e ai laboratori che animeranno i musei del circuito cittadino.
Eh sì, per Natale siamo tutti più buoni, a Empoli ancora di più! Regalatevi l’emozione del Natale in questo piccolo gioiello nel cuore della Toscana.

Empoli, Città del Natale ti aspetta!

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In Val di Rabbi la Valle dei presepi 4 dic – 6 gen

Non può esser Natale senza i presepi, non può esser Natale senza una visita alla Val di Rabbi che dal 4 dicembre al 6 gennaio si trasforma eccezionalmente nella Valle dei Presepi!

Ascolta “La Valle dei presepi prende vita in Val di Rabbi” su Spreaker.

Qualsiasi momento è quello giusto per immergersi in questo spicchio di Trentino Alto Adige, ma al calar del sole è tutto più speciale, quando il cielo inizia a imbrunire, in quel momento, come per magia “click” le luci si accendono illuminando ogni presepe che arreda così la valle. E Natale sia!

Ciò che caratterizza i presepi, oltre alla scenografia che li accompagna, perchè non c’è luogo più adatto ad accogliere questo momento dell’anno che non sia la Val di Rabbi, ma come ho detto, scenografia a parte, ciò che rende speciali i presepi è il cuore dei rabbiesi, che artigiani per l’occasione, pezzo dopo pezzo, li hanno abilmente realizzati. I presepi si trovano tutti all’esterno delle case, nelle piazze, sulle fontane e alcuni si trovano all’interno di antichi caseifici o nei <vouti>, le tradizionali cantine delle case e dei masi.

Sono talmente tanti e talmente belli che non ne dovrai perdere nemmeno uno. All’ufficio informazioni della valle, nella frazione San Bernardo puoi ritirare una mappa in cui sono indicati tutti i presepi. Ad ognuno di essi corrisponde un numero e un adesivo che troverai recandoti sul luogo. Prendi l’adesivo e incollalo sulla tua mappa. Chi riesce a trovare tutti i presepi e raccoglie tutti gli adesivi può tornare in ufficio e ricevere un gadget firmato “Val di Rabbi”. Da queste parti si è artisti fuori e dentro, ne pensiamo sempre una nuova, per divertirci insieme a te!

Il percorso dei presepi è il modo migliore per scoprire i borghi meno conosciuti della Valle. Mettiti comodo, parti! Quest’anno, tra l’altro, c’è una grande new entry: i mercatini di Natale! Saranno realizzati in cinque diverse località della Valle per coinvolgere tutta la comunità, che è parte attiva nella realizzazione di questo evento. Perchè questo momento sia una festa per tutti! Ad ogni mercatino potrai riscaldarti con il vin brulè e assaggiare i dolci tipici del Natale fatti artigianalmente, ovviamente! Il suono della fisarmonica, sarà la colonna sonora del momento.

Se non hai ancora esaurito il tuo tempo libero, in Val di Rabbi si possono fare escursioni con le ciaspole, su percorsi ben segnalati e messi in sicurezza dalle guide alpine, si può fare sci alpinismo oppure sci di fondo. Non essendoci impianti di risalita le attività invernali sono strettamente legate alla natura e al mondo del gusto. Sono infatti aperte tre malghe Stablasolo, Fratte e Monte Sole, che si possono raggiungere per pranzo o per cena dove non mancheranno canederli, strangolapreti, la torta di patate o i tortei di patate ma anche la classica polenta e spezzatino.

Nel periodo natalizio sarà anche possibile visitare il Mulino Ruatti, il museo dell’acqua che si trova a Pracorno, il primo paese della Valle e il Casél di Somrabbi, un antico caseificio turnario diventato adesso punto di interesse per gli abitanti e i turisti.
Buona Natale tra le Valle dei Presepi di Rabbi!

Programma

I mercatini saranno aperti dalle ore 15 alle ore 18 nelle seguenti date

– 04 dicembre a Pracorno, in località Pozze

– 07 dicembre a Ceresè

– 11 dicembre a Piazzola

– 18 dicembre a Penasa

– 29 dicembre a San Bernardo

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Casale Monferrato, è festa del tartufo bianco

I buongustai ne vanno pazzi. Per gli chef stellati non c’è nulla di meglio per nobilitare piatti semplici e dare un tocco di “classe” a quelli più tradizionali. Gli scienziati lo chiamano tuber magnatum. Lui è un fungo. Ma non uno qualsiasi. Non ha neppure il cappello. Ma in compenso ha un profumo da capogiro, tanto che alcuni pretenziosi “o de parfum” lo inseriscono tra gli ingredienti.

Ascolta “Casale Monferrato, è festa del tartufo bianco” su Spreaker.

Rullo di tamburi, ecco a voi il tartufo bianco, quello unico che solo in Piemonte si può gustare. È qui, e soprattutto nel Monferrato Casalese, che la tradizione si perde lontana nel tempo. Da che si ha memoria, il Monferrato è sempre stato un territorio storicamente fecondo produttore di tartufi dalle eccellenti qualità organolettiche grazie al fatto che le tartufaie si trovano in terreni di fondovalle, tenaci, molto aperti e quindi spesso siccitosi che regalano ai tartufi profumi unici.

I tartufi più belli spesso crescono a profondità superiori ai 50 centimetri fino anche a un metro! Questo rende ancora di più stimolante la ricerca, che si svolge ininterrottamente durante la stagione invernale giorno e notte! Ma tu che leggi, sei fortunato, perchè dal 27 al 28 novembre Casale, storica capitale del Monferrato ti aspetta con la Festa del tartufo bianco e una carrellata di piatti gustosi, tutti ricchi del prezioso ingrediente! Non dovrai improvvisarti cavatore, perchè ti verrà servito tutto il tartufo, rigorosamente bianco, che vorrai.

Carpaccio alla Monferrina di Fassona Piemontese con Tartufo Bianco, risotto “dal Pòpal” con Tartufo Bianco, cocotte con cardo gobbo di Nizza, Topinambur uovo e Tartufo Bianco. Gelato artigianale, ovviamente con Tartufo Bianco!
E se proprio non ne avessi abbastanza, numerosi saranno gli stand dove potrai acquistarlo per portarlo a casa o donarlo… che poi il Natale è vicino! Quale dono migliore da mettere sotto l’albero di un ingrediente così prelibato… tutto sta nell’arrivarci al Natale senza averlo mangiato prima!

Nel mercatino non ci saranno solo i tartufi, ma un ampio spazio sarà dedicato ai prodotti tipici e all’artigianato locale, dove i visitatori potranno immergersi nella cultura monferrina.
La Festa del tartufo bianco di Casale Monferrato è la giusta occasione per assaporare il meglio di quest’angolo del Piemonte in provincia di Alessandria, ai piedi dell’estremità orientale delle colline del Po, tra vini e bontà gastronomiche, ma anche musei, piazze e chiese nascosti che ti emozioneranno.

Molto pittoresco è il castello che sorge sulla riva del Po, da cui si gode un bel panorama. Il centro della città è la piazza del Duomo romanico, uno dei monumenti più antichi della città e della provincia di Alessandria, la cui fondazione viene fatta risalire al re Liutprando. Vi sono racchiuse varie preziosità tra cui il bellissimo crocifisso del secolo XII, il Nartece con sollecitazioni d’arte armena e gli splendidi mosaici, resti del primitivo pavimento.

Interessanti costruzioni settecentesche sono il palazzo San Giorgio, il palazzo Treville, costruito nel 1730, con un atrio, un portale e uno scalone di bellissimo effetto, e il palazzo Langosco.
La fisionomia di Casale antica, maestosa e aristocratica la rende la capitale indiscussa del Monferrato, da vedere, sopratutto durate la Festa del Tartufo Bianco!

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I sei musei del nord Italia più curiosi

Dal vento ai bottoni, ai capelli, tutto viene conservato e i musei sono il luogo in cui potrai trovare tutto ciò che cerchi, emozionarti e riflettere sul significato che ogni ammennicolo in teca ha per te e per chi lì lo ha posto.

Museo della Bora e del Vento a Trieste
Come i “musei veri e seri”, il Magazzino dei Venti ha le sue collezioni, eccole una ad una!
L’Archivio dei Venti del Mondo: una bizzarra raccolta di venti in scatola, un gioco che fa diventare espositori anche i visitatori: sono tanti infatti coloro che dopo avere scoperto il Magazzino spediscono il loro vento di casa o un vento raccolto in vacanza, diventando così “ambasciatori eolici”. Al momento sono più di 130 i venti imbottigliati, inscatolati, impacchettati provenienti da quasi tutto il mondo.
La Collezione artistica del Museo: “una piccola galleria del vento” che contiene opere di qualità di artisti talentuosi (Pascutto, Pastrovicchio, Pezzolato, Spigai e altri) pertinenti con i temi del museo..
L’Archivio di Silvio Polli: fotografie, pubblicazioni scientifiche, giornali, strumenti scientifici di uno dei più grandi studiosi del fenomeno, messi a disposizione dalla famiglia.
Curiosità di bora e di vento: reperti originali oppure creati ad hoc, come per esempio la “Finestra di Stendhal”, una tipica finestra triestina reinterpretata con sopra un testo del celebre scrittore che definì la bora abominable, abominevole.

Il Museo dei Pels (capelli) a Elva, in Valle Maira
A Elva, in Valle Maira, dal 2006 esiste un museo dedicato ad una professione ormai scomparsa, i raccoglitori di capelli. Gli Elvesi partivano dalle proprie case all’inizio dell’autunno per raggiungere la Lombardia o il Veneto e trovare delle donne disposte a vendere le proprie chiome per pochi soldi. I raccoglitori utilizzavano tra di loro un particolare gergo tramandato di padre in figlio e quando le trecce di capelli scarseggiavano, utilizzavano appositi pettini per raccogliere i capelli delle fanciulle. Una volta terminata la raccolta, i capelli venivano lavati, selezionati e venduti ai grossisti, che li utilizzavano per la produzione di parrucche.
Il museo raccoglie oggetti e testimonianze degli elvesi, e ne celebra la grande inventiva e creatività.

Il Museo delle campane a Montegalda, Vicenza
Questo originale museo si trova a Montegalda, in provincia di Vicenza, ed è ospitato nelle sale di Villa Fogazzaro-Colbacchini. Il percorso espositivo presenta circa 200 pezzi che vanno dai gong cinesi ai manufatti indiani, birmani e thailandesi, dalle preziose e rare campane gotiche italiane dell’XI secolo ai prodotti d’epoca moderna. Nella Sala della Fonderia viene illustrato il processo per produrre campane e campanelli e spesso, grazie alla sua eccellente acustica, ospita concerti e altri appuntamenti musicali. In un suggestivo cortiletto potrete ammirare invece le campane più grandi.

Mimumo, il museo più piccolo di Monza
Si pronuncia Mimumo, ma non è uno scioglilingua bensì l’acronimo di Micro Museo Monza, un luogo unico e da Guinness dei primati: 2,29 mq di superficie, aperto 365 giorni all’anno, 24/24h. L’ubicazione è speciale: al pianoterra della Casa della Luna Rossa, un edificio risalente al XIV secolo, affacciato sulla centralissima piazza Duomo. L’idea del MiMuMo è dell’architetto e proprietario Luca Acquati. MiMuMo é una casa di vetro per l’arte, una in vetrina, monolite di meraviglie aperto sullo curiosità della città. Il dono dell’arte in un micro teatro pubblico, una caleidoscopica lanterna magica aggettante sull’anemia della città. MiMuMo è un luogo eccentrico, trasparente e permanente, capace di dialogare con le pietre più nobili ed antiche della città, catalizzando un campo di forze creative e rigenerando una qualità dello spazio urbano come luogo di meditazione inattesa.

Il Museo del Passatempo a Rossiglione, Genova
Il Museo PassaTempo è un sorprendente viaggio nella memoria e nel costume.
Un’ampia raccolta di moto, cicli e oggetti d’epoca funzionanti, ricostruisce la storia italiana del Novecento, in particolare del secondo dopoguerra.
L’esposizione è articolata in due sedi distinte, la preesistente CASA-MUSEO e la SEDE CIVICA.
La CASA-MUSEO è un’abitazione privata che racchiude il nucleo originario della collezione PassaTempo. Gli oggetti sono esposti e organizzati per argomento, in modo tale da ricostruire fedelmente alcune situazioni tipiche della storia italiana: l’officina, l’emporio, il salotto buono, il bar del Giambellino.
La SEDE CIVICA è collocata in un edificio ottocentesco che per 120 anni ha ospitato le scuole del paese. Gli oggetti sono esposti in zone tematiche, lungo il percorso espositivo si integrano proiezioni multimediali.
Il piano terra ospita la collezione permanente di oggetti del Novecento, uno spazio dedicato alla Olivetti, la ricostruzione di un’aula scolastica e di alcune botteghe d’epoca. Al primo piano sono allestite le mostre temporanee che approfondiscono tematiche legate alla storia del costume italiano.

Il Museo del Bottone a Santarcangelo di Romagna
Vuole raccontare la storia politica, di costume e sociale dell’umanità, attraverso la simbologia dei bottoni, che si potevano comperare nelle botteghe di merceria o nelle modisterie, da fine 1800 al 2020.
I bottoni del 1900 che si vendevano nelle mercerie, dai più poveri a quelli per ostentare la ricchezza, raccontano la trasformazione dei modelli e dei materiali nell’arco di cento anni ed il modo in cui gli avvenimenti sociali, politici e di costume hanno inciso sia sulla produzione sia sul consumo dei bottoni. La maggior parte dei bottoni di questo settore proviene dal negozio della Famiglia Gallavotti, che si ottenne negli anni 20 rilevando un vecchio bazar chiuso da circa venti anni, con merce fine 1800 e primi 1900. In questo bazar vi erano, fra l’altro, un metro in legno, con timbro 1897/98, un torchietto per ricoprire bottoni di stoffa, con le molle delle matrici a vista, del 1880 circa e una parete di bottoni fine 1800 primi 1900, in stile liberty ed art decò, che disegnava oggetti di uso comune. Molti di questi bottoni hanno la simbologia di invenzioni o avvenimenti avvenuti nella società. Nel magazzino si sono aggiunte negli anni le rimanenze di bottoni del negozio.

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Pejo: il museo delle streghe, un viaggio tra storia e cultura

Tutte un po’ lo siamo, perché essere streghe è uno stato dell’animo, del cuore e della mente. È una sensibilità e sensitività molto sviluppata. È la consapevolezza che non c’è un mondo umanicentrico, ma anzi, esiste un mondo in cui la natura è molto più forte. È una predisposizione verso l’animismo. È la consapevolezza che tra “qua e là’” c’è sempre una porta aperta. 
Queste sono le streghe, e se son solo donne “Ça va sans dire”…

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Ebbene. Se l’attacco ti ha introdotto un pochino nel mondo delle streghe… ora sprofonderemo insieme  nel fascino delle loro vite, grazie al Museo di Pejo, dove Vittorio, prof alle scuole medie di lavoro ed etnografo per passione, ha realizzato un piccolo museo dedicato alla magia e alla stregoneria. Vetrina dopo vetrina. Ammennicolo dopo ammennicolo. Eccoci. Tra loro. Tra le streghe.

All’ingresso un’insegna piccolina, anzi due, ma sono talmente piccoline che farete difficoltà a vederle, hanno l’immagine di una streghetta con il suo fedele amico gatto. Che sia stregato o meno questo luogo non so dire. È di certo “magico”. A renderlo tale sono le storie che racconta, gli oggetti che, teca dopo teca, tratteggiano un passato nemmeno troppo lontano.

Il pezzo forte del Museo è Vittorio. Cuore e memoria. Impegno e dedizione del museo nato per raccontare la vita delle streghe. Vittorio vi seguirà. E vi narrerà con dovizia di particolari, ogni piccolo oggetto.

Laggiù un teschio in cera, perché la chiesa non consentiva di avere in casa il teschio del defunto, ma di sottecchi in quello in cera era nascosto un frammento di osso del defunto.
Poi ci sono i ramoscelli di menta… meno emozionanti ma sappiate che ognuno di essi darà un tocco di magia al vostro amore, al vostro umore e chissà… anche ai vostri desideri!
La raccolta delle erbe ha una lunga storia. Nella pratica medica popolare era diffusa una farmacologia arcaica di origini preistoriche che poneva in relazione il mondo vegetale a quello astrologico in connessione con il calendario contadino. Le guaritrici di campagna sapevano raccogliere le erbe giuste nel momento giusto in modo da non vanificarne le proprietà. Questa pratica che oggi è valutata con maggiore attenzione ai tempi metteva in relazione le donne con la magia nera. Praticamente l’erborista andava al rogo!

Tra i reperti c’è un manico di pugnale rituale indonesiano.
In una cornice ovale ci sono i capelli di Isabella Donizzetti. Aveva 19 anni quando fu accusata di stregoneria in una Bolzano del 1787. Era nei capelli la forza delle streghe. Per questo glieli dovevano tagliare.
Nella Lessina veronese fino agli inizi del novecento vi era l’incantesimo della bottiglia. Nel museo ve ne è testimonianza!
Se foste vissuti in Val di Non nel 1612 e vi fosse capitato di perdere il classico mazzo di chiavi, niente paura, per ritrovarlo c’era il metodo rabdomantico con il pendolino magico, è nella teca del museo! Ovviamente anche per questo arrivò puntuale la condanna della Chiesa.

Prima di andar via offrite un pensiero alle streghe “cadute”. Il loro elenco, lungo e commovente, lo troverete al termine del breve e intenso percorso sulla vostra destra.

Buon Museo delle Streghe a Pejo

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Compiano, qui c’è un castello bellissimo!

E oggi siamo nel Castello di Compiano “dove il tempo si è fermato”.
Millenaria fortificazione immersa tra i rilievi dell’Appennino Emiliano, posta a controllo della verdeggiante Valtaro. Da struttura difensiva ed elegante residenza dei principi Landi, fu trasformata, a inizio ‘900, in collegio femminile, per poi divenire dimora stabile ed eclettica casa-museo della Marchesa Raimondi Gambarotta.

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Ciò che affascina, non appena varchi il portone di ingresso del Castello di Compiano, è la presenza di elementi decorativi, arredi e oggetti d’arte tanto diversi tra loro e distanti cronologicamente con l’epoca di costruzione del maniero. La tipologia di casa-museo e la collezione Raimondi-Gambarotta è un unicum immerso in pieno Appennino Parmense.

Il Castello di Compiano fu acquistato nel 1966 da Lina Angela Luisa Contessa Raimondi Marchesa Gambarotta che lo adattò a stabile dimora, trasformando in particolar modo il piano nobile, già residenza dei principi Landi.

La variegata caratterizzazione delle sale, che abbracciano periodi che spaziano dal Rinascimento, al Rococò, dal Medioevo allo stile Impero, si inserisce perfettamente nel clima del collezionismo di inizio ‘900. La sua raccolta, nata e implementata nel corso degli anni, in seguito alle esperienze lavorative e ai numerosi viaggi, rispecchia la personalità colta e al tempo stesso bizzarra della proprietaria.

L’idea di un ambiente intimo e riservato come la biblioteca, con le sue boiserie in legno, ricorda lo studiolo di principi umanisti; la saletta cinese con le sue statuine di Budda, teiere e potiche e oggetti di arredamento di grande pregio come il tempietto e il paravento cinese, ricalca l’interesse di molti collezionisti a cavallo tra ‘800 e ‘900 per l’esotico e la moda per l’orientale.

La sala della musica, contraddistinta dalla presenza di un Sievers francese di passaggio tra il forte-piano e il pianoforte in palissandro è testimonianza dell’elevato grado culturale della Marchesa, mentre la sua camera da letto, con specchiere che celano guardaroba e una sala da bagno in stile impero, con porta-parrucche e casco per la messa in piega, ci riporta a una leziosa “vanitas” dei nostri giorni.

Il Castello di Compiano, è uno scrigno pieno di sorprese, qui infatti troverai un museo unico nel suo genere in tutta Italia: il Museo Massonico Internazionale “Orizzonti Massonici”. Il professor Flaminio Musa comandante partigiano, medico, poeta, massone del rito scozzese ne fu l’artefice. Cimeli, medaglie, quadri: qui tutto racconta il simbolismo massonico inglese del Settecento e dell’Ottocento.
Ma non è finita qui!

La sala al piano terra del Castello, in comunicazione con la biglietteria/reception, accoglie oggetti che caratterizzavano le cucine locali tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, nonchè utensili legati ad antiche produzioni artigianali parmensi.
Compiano e il territorio della Valtaro vantano alcune eccellenze alimentari di fama internazionale: il Parmigiano Raggiano di montagna, i salumi, i funghi porcini, le castagne e altri prodotti della terra, a cui si lega anche la tradizione della pasta fresca tirata a mano. Queste tradizioni, perdute o mutate nel tempo dalla tecnica, rivivono nel racconto di postazioni-video che ti accoglieranno.

Vieni a Compiano, il suo castello ti aspetta!

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