Città della Pieve, la tua meta ideale nel cuore dell’Umbria

Famosa per essere stata la location della serie “Carabinieri” e la casa umbra di numerosi VIP tra cui Luca Argentero, Colin Firth e Mario Draghi (che hanno scelto di trascorrere qui anche il periodo di quarantena), Città della Pieve è gettonatissima da attori, calciatori, economisti, intellettuali, politici e artisti.

E’ “la preferita” per la sua autenticità, la bellezza dei luoghi, la storia, l’arte, ma anche per la sua semplicità e il suo ritmo slow, scandito da una natura generosa e incontaminata.

Città della Pieve ha sapientemente e gelosamente custodito nei secoli le sue tradizioni e la biodiversità del suo territorio, che oggi si traducono in quel fascino unico ed irresistibile che fa innamorare tutti. Il luogo dove ritrovare “il senso profondo dello stile di vita italiano” come scrisse il National Geographic.

Cittadina medievale, color del laterizio, incastonata sulla cima di un colle da cui domina, con una vista a 360°, la Valdichiana e il Trasimeno. Le strade del centro storico, “i Vicoli”, sono talmente incantevoli e curati che costituiscono un’attrazione amatissima dai numerosi turisti (Percorso dei Vicoli). Il più curioso e suggestivo è senza dubbio il famoso Vicolo Baciadonne, uno dei più stretti d’Italia e d’Europa che, non superando gli 80 cm di larghezza, costringe i visitatori divertiti ad attraversarlo in fila indiana e camminando di sbieco. Ogni anno flotte di innamorati e sposi si riversano in questo luogo romantico ed unico per immortalare il loro amore.

Città della Pieve è la destinazione perfetta per tutti, anche per il visitatore più esigente, grazie all’ampia offerta di esperienze da vivere e bellezze da scoprire. Una che sicuramente entrerà a pieno titolo nei ricordi da condividere con gli amici è la possibilità di calarsi nelle viscere del Centro Storico, lungo un’antico pozzo medievale, a 37 metri di profondità, e avventurarsi, accompagnati da speleologi professionisti, alla scoperta dei cunicoli sotterranei fino all’uscita alla fonte delle Cannelle.

Per gli amanti della natura e degli spazi aperti è certamente il luogo ideale: la cittadina offre una delle più ariose visuali dell’Italia centrale, da esplorare lungo il “Percorso del Paesaggio” o da contemplare degustando sapori autentici accompagnati da un buon bicchiere di vino biologico a km0.

Tante le possibilità di avventurarsi nei magici boschi e sentieri che la abbracciano: a piedi, a cavallo, in bici, in carrozza…ce n’è veramente per tutti i gusti! Impossibile non emozionarsi al cospetto di quei panorami mozzafiato, che hanno ispirato i più grandi pittori del Rinascimento e che ancora oggi attirano artisti da tutto il mondo. Città della Pieve non a caso è la patria del maestro di Raffaello, Pietro Vannucci detto “Il Perugino”, il Divin Pittore, massimo esponente della pittura umbra del XV secolo, nei cui dipinti il paesaggio pievese è un elemento fortemente caratterizzante. A sua firma, tra i tanti tesori celati nel cuore del centro storico c’è un’unicità: il presepe dipinto più grande del mondo, la magnifica Adorazione dei Magi! Da non perdere, assolutamente.

Per i golosi… la tipicità gastronomica a Città della Pieve si tinge di rosso, il rosso del croco, lo zafferano. È un tesoro color rosso, che diviene poi giallo, di cui le terre di Città della Pieve son talmente ricche da festeggiarlo ogni anno. Golose paste “fatte in casa”, formaggi e carni e dolci, tutto con lo zafferano. Anche la birra.

Dalla cucina ai tessuti, fino alla pittura e alla cosmesi: i possibili utilizzi dello zafferano sono vari e affascinanti, almeno quanto la storia della spezia originaria dell’Asia Minore. Una pianta legata a doppio filo al passato di Città della Pieve che la custodisce gelosamente da tanti secoli. A Città della Pieve troverete anche uno zafferaneto urbano e un consorzio in cui poter scoprire i segreti di questa pianta. Uno ve lo sveliamo noi…è afrodisiaco e Città della Pieve, oltretutto, ne è la Capitale.

Info:

3408505381
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Parco delle Orobie, il fascino dei monti del bergamasco

Siamo nel regno delle aquile, degli stambecchi e dei panorami mozzafiato. Siamo nel Parco delle Orobie, i monti del bergamasco. Con i suoi 70.000 ettari è la più grande area verde, tra i parchi regionali lombardi, per la presenza di una natura incredibile. Oltre 3.000 metri di altitudine ed estese vallate percorse dai fiumi Brembo, Serio e Dezzo, che solcano le Valli Brembana, Seriana e di Scalve regalando scenari sorprendenti e incontaminati.

Il Parco delle Orobie bergamasche è noto come uno dei territori a più elevata biodiversità a livello regionale, nazionale ed europeo. Esploratelo vivendo un’avventura tra laghi alpini, cascate, rifugi, valli incantate e natura da capogiro. Gli itinerari sono adatti a un weekend fuoriporta o a lunghi trekking per veri viaggiatori.

Tante le possibilità.

Nella Valle del Vò, nel Comune di Schiliparo, caratterizzata dalle tracce dell’antica vocazione mineraria del luogo, nata al tempo dei romani, preparatevi a una emozionante passeggiata su un sentiero ricco di boschi di abeti rossi, pini mugo, ontani e noccioli. Potrete incontrare camosci e altri animali selvatici. Osservare da vicino la meravigliosa Cascata del Vò, alta 25 metri. Potrete godere del vostro pranzo al sacco con il suono degli scrosci della cascata, perché proprio alle sue pendici è posta l’area pic nic. Lungo il tragitto troverete un esempio di “poiat”, una struttura di rami e tronchetti di legna per la fabbricazione del carbone, importantissimo un tempo per gli abitanti della zona. Poco prima della cascata ci sono i resti dell’antica “reglana”, il forno di fusione dei minerali a cui si accedeva proprio tramite la mulattiera che oggi porta alla cascata.

Il Pizzo Formico, altro percorso nel Parco delle Orobie, è raggiungibile sia da Clusone San Lucio, oppure dalla Val Gandino ed è considerata una meta d’effetto in tutte le stagioni! Il panorama qui è davvero incredibile! La croce in ferro che sancisce l’arrivo alla vetta… avrete una vista a 360 su prati in fiore e baite, vi toglierà il fiato.
Siete a 1626 metri di altezza sulle Prealpi Bergamasche.
Per un caffè, un aperitivo o un piatto della cucina Bergamasca lì vicino c’è il Rifugio Parafulmine.

Tante piccole cascate che si susseguono e una stradina che le costeggia, questo è il percorso dedicato alla Val Vertova, un luogo meraviglioso con un sentiero facile, adatto a tutti. Vanno benissimo delle semplici scarpe da ginnastica, c’è un chiosco dove mangiare all’inizio dove fanno dei panini enormi. Il percorso centrale più semplice permette di rilassarsi e fuggire dal caos del quotidiano mentre le salite “laterali” sono più sfidanti e danno la possibilità a chi è in cerca di adrenalina di impegnarsi di più.

Un altro percorso da non perdere, lungo boschi di faggi e pascoli aperti, è dedicato ai laghetti di Cardeto nei pressi del comune di Gromo, tra “i Borghi più belli d’Italia” con il suo centro medievale. L’escursione regala una giornata in una ambiente ricco d’acqua e di mirtilli, i famosi mirtilli di Cardeto che danno i frutti tra giugno e agosto.

A cavallo tra la Valle Seriana e Val Cavallina troneggia il Monte Misma, un itinerario bergamasco adatto per gli amanti della mountain bike. Avrete la possibilità di immergervi in un’ecosistema in cui sono presenti castagni e funghi, ma anche volpi rosse, ghiri, ricci, moscardini… aguzzate lo sguardo, ma tenete i piedi fermi sui pedali!

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Pamparato - Fuoriporta

Pamparato: musica antica, burro di Occelli e Biscotti di meliga

La musica, quella antica, la montagna e i biscotti, quelli di meliga, tre caratteristiche racchiuse in un luogo speciale, Pamparato, nella provincia di Cuneo tra le Valli Monregalesi, sulla Roa Marenca, la Via del Sale nel Piemonte Meridionale. Le coordinate ci sono tutte, anche le rime. Andiamo alla scoperta di Pamparato. Già il nome ci fa simpatia. Dal latino panis paratus, tradotto: pane pronto. Probabilmente un luogo legato alla fertilità della produzione alimentare, riporta wikipedia. E ci fidiamo!

Siamo in montagna. D’estate un luogo di villeggiatura, dove le passeggiate e relax sono il passatempo più scelto dai visitatori. Durante l’inverno, Pamparato è l’approdo di chi ama le attività sciistiche. Da queste parti la montagna è anticamente importante, talmente tanto, da dedicarle un museo solo per gli usi e i costumi della gente che in montagna ci viveva.
Tra lastre di pietra e soffitti a cassettone, il museo racconta, attraverso utensili e attrezzi tipici del lavoro la vita quotidiana cosi come era prima dell’era moderna.
Lo racconta anche il carro agricolo perfettamente conservato, questa vita d’un tempo, con il suo corredo di finimenti vari e un grande telaio manuale per la tessitura della canapa e del lino, stoffe d’uso comune un tempo.
Dalla cucina con il suo camino e i mobili in legno, alla stanza da letto con il lettone “a barca” e la piccola aula elementare con quattro banchi originali, i quaderni, la lavagna e il tavolo-refettorio con i buchi per le scodelle. Sarà un indimenticabile viaggio nel tempo. Da non perdere.

La tradizione di Pamparato è nella musica. Le edizioni del Festival dei Saraceni hanno già raggiunto il mezzo secolo, rendendo la cittadina cuneese capitale italiana ed europea della “musica antica”, la early music, cioè le “radici” di tutte le melodie moderne del mondo occidentale. Il festival è stato, nel panorama musicale, l’artefice di una vera e propria rivoluzione nelle melodie preromantiche, grazie anche alla riattivazione di prassi esecutive e di strumenti musicali dell’epoca, o di copie fedeli all’originale. Bach, Vivaldi o Handel sono stati “riscoperti”, anche con opere, in molti casi, dimenticate da secoli.

Pamparato, come tanti borghi, ha le sue frazioni. Tra queste ve ne è una davvero particolare. E’ la Valcasotto, ovvero la “via lattea” di Beppino Occelli, il “filosofo” del formaggio, colui che ha saputo valorizzare i saperi caseari. Qui le migliori forme dei grandi formaggi di montagna riposano e maturano nelle antiche cantine di stagionatura. Il Burro di Beppino Occelli, è il vero VIP della produzione, tanto da pavoneggiarsi sul The Guardian e il Wine Spectator, con la definizione de “il più buono del mondo”. Oggi, come allora, la produzione del burro è eseguita a mano evocando le più genuine tradizioni. La passione per le tradizioni, unita alla creatività, ha prodotto formaggi apprezzati dai gourmet di tutto il mondo come la Tuma dla Paja premiata a New York con l’oscar de fancy food, e il rarissimo Escarun, considerato un esempio dell’arte casearia.

Non lasciate Pamparato senza aver sgranocchiato i Biscotti di Meliga, realizzati con una pasta particolarmente friabile data dalla farina di mais fioretto. Si dice che fossero molto amati dal Conte Cavour che li abbinava a un bicchierino di barolo chinato.

Tra le tappe imperdibili nei dintorni di Pamparato c’è il castello di Casotto, nel comune di Garessio, o meglio la Reale Villeggiatura dei Savoia che si raggiunge dopo aver percorso un vialetto in salita dalla Correria. Il castello è immerso nel verde e l’atmosfera è davvero magica. Ammirate gli appartamenti reali dell’ala nord con i suoi arredi, la cappella reale, la torre campanaria e la Galleria dei marmi.

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Sassoferrato, il “tuo borgo preferito” nelle Marche

La trecentesca Rocca Albornoz, che domina dall’alto il centro cittadino, le numerose chiese, gli edifici pubblici, gli angoli medievali della parte più antica del capoluogo, il Castello, tracce del passaggio dei Cavalieri Templari, tra cui l’abbazia di Santa Croce in cui si trovano molte croci patenti (da colui che ha patito per la salvezza dell’umanità) che lasciano presagire il passaggio dei Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis (Templari) “accompagnano” il visitatore in un suggestivo itinerario che riconduce al vissuto di Sassoferrato.

Le migliori 6 tappe da non perdere!

Museo Comunale della Miniera di Zolfo di Cabernardi
La miniera di zolfo era molto estesa con gallerie che arrivavano fino a 870 metri di profondità. Nell’archeoparco si possono capire le tecniche di estrazione del minerale. Interessante la visita nei forni che evoca l’atmosfera cupa di un complesso minerario, dove un tempo erano in molti ad essere impegnati.

Abbazia di Santa Croce in Sentinum
Un luogo che unisce una molteplicità di simboli: pagani, cristiani, mitologici-fantastici, alchemici. Le osservazioni spaziano da Mitra, alla Croce Patente, dal Cristo crocifisso, ai mostri mitologici. Tutto in una struttura architettonica rara e sorprendentemente intatta dal XII sec.

Parco Archeologico di Sentinum
Importante area archeologica adiacente alla odierna cittadina di Sassoferrato, dove fin dal secolo scorso sono stati scavati vari importanti reperti, in parte ben esposti nel civico Museo archeologico del Palazzo dei Priori.
Nel parco sono osservabili le tracce di antiche mura, i basolati del Decumano e del Cardo, un interessante complesso termale, alcune colonne ed altro. Fuori della cerchia delle mura emergono i bei resti di una villa del II° secolo d.C. e di altre costruzioni.

Monastero di Santa Chiara
Oltre ai bellissimi volti dipinti dal Sassoferrato, Mater dolorosa e Amabilis, bisogna soffermarsi in chiesa ad esaminare l’affresco quattrocentesco della natività di Antonio da Pesaro ricco di elementi simbolici e dettagli inusuali (come il bue e l’asinello inginocchiati o Gesù adagiato sul velo, ad esempio) e l’annunciazione di Paolo Agabiti per poi confrontarla con l’opera giovanile, veramente simile, del Sassoferrato.

Santuario della Madonna del Cerro
La Chiesa è stata danneggiata dal terremoto, ma dalla porta aperta si possono ammirare gli interni, affascinanti. Le campane sono in funzione e la messa si celebra in un locale adiacente, dove sono stati spostati gli ex voto e altro mobilio. Arrivati al Santuario, non perdetevi il panorama!

Rocca Albornoz
E’ il simbolo della parte alta di Sassoferrato, risale al XIV secolo e offre un magnifico punto di osservazione del paesaggio circostante.

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Pontremoli, tra statue stele, ville e chiese

Siamo alla porta di accesso con la Toscana.
Quella originale!
Quella utilizzata fin dai tempi antichi per accedere alla regione, tra le più belle d’Italia. Ma una precisazione è d’obbligo! Questo delizioso borgo, che ora scoprirete, appartiene geograficamente e culturalmente alla regione storica della Lunigiana.

Suvvia, non esitiamo e varchiamo l’ingresso di Pontremoli.

La cosa più bella da fare in questi borghi rimane sempre la più banale, ovvero passeggiare per le vie del paese, infilarsi tra i vicoletti, non solo nelle vie principali e perdersi tra i mille scorci che caratterizzano il luogo.

Chiese, monumenti, piazze, terrazzi ricoperti di fiori che adornano palazzi rigorosamente in pietra.
Insomma uno spettacolo.

Arriviamo nella piazza del Duomo dove si trova la Cattedrale di Santa Maria Assunta, ricca di sculture e dipinti di valore. La cupola della cattedrale, assieme al campanile, domina tutto il centro abitato. La sua costruzione iniziò nel 1636, con l’aiuto dei pontremolesi che desideravano rendere grazie alla Madonna per essere stati risparmiati dalle terribili epidemie di peste che avevano afflitto queste zone.

A Pontremoli ci sono complessivamente 47 chiese censite dalla Cei, tra oratori e chiese parrocchiali. Non potrete di certo vederle tutte in un week end! Ma oltre al Duomo, vi consigliamo la visita a la Chiesa di San Geminiano che con la sua atmosfera senza tempo, mi affascinerà. Da non perdere il dipinto a destra dell’altare che raffigura Pontremoli durante una tempesta. Di particolare interesse anche il tondo in arenaria raffigurante il Cristo Benedicente del XVII secolo e la statua lignea del Seicento del Cristo che va al Calvario del piacentino Setti detto il Romano. Un altro elemento, che rende particolarmente noir questo luogo è la piazza della chiesa dove Federico II accecò il suo consigliere Piero della Vigna.
La chiesa di San Geminiano si trova ai piedi del castello del Piagnaro. Altro luogo da non perdere!

Il castello nasceva ovviamente come struttura difensiva, era parte integrante del sistema difensivo di Pontremoli insieme alle mura e alle torri che presidiavano la Via Francigena. Edificato all’inizio dell’XI secolo, ha subito numerose ricostruzioni nel corso dei secoli. Oggi ospita il Museo delle Statue Stele e fa parte del circuito Associazione dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli.
Il suo nome, “Piagnaro”, deriva dalle “piagne”, lastre in arenaria utilizzate in Lunigiana per realizzare i tetti delle abitazioni.

Raggiungere il castello è un po’ impegnativo per via delle numerose rampe di scale e salite ma, potete utilizzare l’ascensore a nord del centro storico. Dai bastioni si gode un eccezionale panorama su Pontremoli e sulla confluenza del Magra e del Verde. Raffinatissimo allestimento dell’importante museo archeologico delle stele lunigianesi.
Avvicinarsi a opere d’arte con cinquemila anni di storia è una vera emozione sopratutto se questo avviene in una cornice come il Castello del Piagnaro.

Non lasciate Pontremoli senza aver visitato Villa Dosi Delfini, un vero gioiello per i suoi interni e per i suoi giardini. Affascinanti cedri del Libano vi attendono nell’ingresso della villa. Entrate. Resterete colpiti dalle sale e dal mobilio, un vero tuffo nel passato della nobile famiglia dei Dosi.

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Arquata del Tronto: splendidi itinerari tra la natura

Splendidi selciati e muretti a secco, dichiarati dall’Unesco nel 2018 “Patrimonio dell’Umanità”, sono i percorsi che dagli anni ’50 fino ad oggi collegano le 13 frazioni di Arquata del Tronto, l’unico comune in tutta Europa circondato da due parchi nazionali, il parco dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso.

Attraverso questi percorsi potrete rivivere Arquata, la sua natura, e la sua splendida umanità. Gli abitanti della zona, già nel secolo scorso, erano obbligati a inviare diversi membri della propria famiglia tra le due e le tre volte l’anno per partecipare ai lavori di ripristino dei percorsi, per renderli sempre visibili e funzionali! Oggi sono i ragazzi di Arquata Postest a fare tutto questo con l’obiettivo di rendere fruibile la natura: grande ricchezza dei borghi marchigiani.

Villeggianti, turisti, e residenti, in tanti oggi come ieri, avranno la possibilità di rivivere Arquata, con passione e intensità, dopo la distruzione che ha portato il terremoto.

Sviluppandosi in media montagna, lungo i dolci declivi collinari dell’Appennino Centrale, i percorsi sono adatti a qualsiasi età, per i più esperti e per chi è alle prime armi.
Alcuni di questi percorsi, inoltre, permettono di scoprire autentici gioielli architettonici nascosti nella quiete di castagneti secolari: parliamo della Chiesa della Madonna della Neve (XV sec.) e dell’Eremo della Madonna dei Santi (XVI sec.), testimonianze della ricchezza culturale e spirituale dell’entroterra piceno.
E così, la riapertura dei singoli sentieri viene di volta in volta completata con la tracciatura GPS (tracce disponibili nei link di seguito) e con la realizzazione della segnaletica orizzontale e verticale, da parte della Cooperativa del Monte Ceresa, i cui operatori sono stati opportunamente formati dalla sez. CAI di Ascoli Piceno, e grazie ai fondi messi a disposizione dal Comitato Sisma Centro Italia.
Qui troverete i percorsi www.arquatapotest.it/camminarquata/

L’obiettivo dei ragazzi di Arquata Potest è tornare a essere un paese dinamico e trovare un luogo in cui sviluppare e far crescere le idee.

Passeggiate ecologiche, serate danzanti, recupero dei sentieri storici, concorsi fotografici, progetti editoriali, tornei di burraco, cene in piazza, concerti all’aperto, eventi a tema medievale: questo e molto altro quello che l’associazione ha organizzato negli anni e che neanche gli eventi sismici del periodo 2016/17 sono riusciti a fermare, dimostrando così la propria capacità di reinventarsi ed allo stesso tempo ampliare il ventaglio di iniziative proposte.

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Percorso Montalbano: una Sicilia che emoziona

Da Scicli a Ragusa fino a Punta Secca con il suo lungomare di “Marinella” al Castello di Donnafugata. Dal barocco allo stile arabo. Dai templi maestosi alle case bianche sul mare. È il percorso siciliano dedicato al set del Commissario Montalbano.

Non che la Sicilia abbia avuto la necessità di essere promossa e sentirsi bella e acclamata, ma di certo in molti, hanno conosciuto questi luoghi, focalizzando prima la pelata del Commissario Montalbano.

Quindi gambe in spalla, si parte!

“Uno, nessuno, centomila” indimenticabile romanzo/testamento di Luigi Pirandello, che qui nacque, siamo a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, uno dei luoghi dedicati al Commissario e da cui poter iniziare l’itinerario. Se siete dei lettori accaniti, passeggiare per questo piccolo borgo equivarrà a sfogliare i libri più belli della letteratura italiana. Il modo migliore per esplorare questo angolo di Sicilia è dunque percorrendo la Strada degli Scrittori sulle tracce di Pirandello, Camilleri, Sciascia e Tomasi di Lampedusa. Non ve ne andate senza aver fatto un tuffo nelle acque cristalline della Scala dei Turchi!

Partenza interessante? Non sapete che vi attende ancora!

Avete il costume indosso? Perfetto! Scendete in spiaggia. Siamo a Punta Secca, la caratteristica e pittoresca spiaggetta di sabbia morbida e dorata. Il mare è limpidissimo e quando non vi è vento, l’acqua ha un colore unico! Non ci sono lidi. Alle spalle della spiaggia si trovano diverse abitazioni, tra queste la casa del commissario. Il momento migliore per godersi questo spettacolo naturale? La mattina! Ma anche verso il tramonto ha il suo fascino!

Nell’itinerario sono immancabili le mete Patrimonio dell’Unesco. Ce ne saranno diverse! La prima è Scicli: sintesi perfetta per una vacanza tra mare e cultura! Passeggiate in mezzo ai palazzi, le chiese barocche e le antiche stradine. Alzate gli occhi al cielo e perdete il vostro sguardo tra i balconcini in ferro battuto dalle forme e strutture più differenti. Immergetevi nell’atmosfera vivace delle sue vie storiche. Sarà come fare un salto nel passato! Scicli è la tipica espressione del barocco siciliano: elegante e raffinata. Sono ovviamente imperdibili gli insediamenti tardo-bizantini dell’area archeologica di Chiafura.

Altra tappa Patrimonio dell’Unesco! Con oltre cinquanta chiese e i numerosi palazzi, Ragusa e il piccolo borgo di Ibla, sono imperdibili. Un panorama mozzafiato sulla vallata circostante, con le casupole e stradine sulle quali regna il maestoso Duomo di San Giorgio, espressione del barocco ibleo. Un solo consiglio: visitate questo luogo di sera, sopratutto per vedere la cupola del Duomo illuminata. È uno spettacolo!

Noto è tra le tappe di Montalbano. Compare spesso non solo per le sue bellezze, ma per la presenza del carcere di Vigata. La cattedrale del XVIII secolo è un’attrattiva locale, così come il Caffè Sicilia, che si dice faccia il miglior gelato di tutta l’Italia, provare per credere! Se poi arrivate verso il calar del sole, resterete senza parole. Noto è una città speciale, dove ogni angolo è caratterizzato dal Barocco, elegante e soave.

Imperdibile per chiudere il percorso è il Castello di Donnafugata dove Luca Zingaretti sposa Luisa Ranieri. Stanze adornate con cimeli storici e originali.
Particolare anche il giardino esterno con i suoi alberi secolari. Vi divertirete a percorrere il labirinto del barone, realizzato con muri a secco e pietra bianca locale con all’ingresso un sorvegliante d’eccezione: un soldato in pietra. Il castello è stato uno dei centri mondani dell’età Umbertina. Uno scorcio sulla Sicilia nobile del passato.

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Palazzo Chigi ad Ariccia: il barocco vicino Roma

A pochi chilometri da Roma, lungo la via Appia Antica, sorge la cittadina di Ariccia, un centro abitato sin dall’epoca antica e ancora oggi ricco di grande fascino, incastonato nel verde dei Colli Albani. Scelto sin dall’epoca romana quale luogo per costruire lussuose residenze “fuoriporta”, divenne ben presto la meta preferita di molte nobili famiglie dal Rinascimento in poi.

In particolare, nella piazza principale del paese, proprio di fronte alla Collegiata di Santa Maria Assunta, fu edificato lo straordinario Palazzo Chigi, uno dei più alti esempi di barocco romano, opera di Gian Lorenzo Bernini e del suo allievo Carlo Fontana. Nel Seicento infatti la famiglia senese dei Chigi, che tra i propri antenati vantava il banchiere Agostino “il Magnifico”, divenne la più potente casata del tempo, grazie alla salita al soglio pontificio di Fabio, con il nome di papa Alessandro VII e decise così di acquistare il palazzo appartenuto ai Savelli, per trasformarlo nella propria dimora. In possesso della famiglia fino al Novecento, ancora oggi si presenta nel suo aspetto antico: sono conservati infatti gli arredi risalenti al XVII e XVIII secolo; alcuni degli oggetti personali dei vari principi e cardinali che qui dimorarono; un tavolo da gioco molto simile al nostro biliardo e ancora numerosi ritratti di antenati e di tutti quei nobiluomini e nobildonne che nel corso dei secoli si imparentarono con i Chigi.

La visita al Palazzo permette di camminare all’interno delle sale che un tempo ospitarono illustri personaggi e si articola su tre livelli: al piano terra vi è l’appartamento del Cardinale, dove vissero alcuni importanti cardinali Chigi e negli ultimi anni don Ludovico, Gran Maestro del Sovrano Ordine Militare di Malta e Agostino, l’ultimo proprietario. Al primo piano invece vi è il Piano Nobile, diviso in due parti, tra loro indipendenti ma comunicanti: l’ala est, accessibile dalla Scala Maestra, ospita l’appartamento del principe Chigi articolato attorno alla Sala da pranzo d’Estate; mentre l’ala ovest, accessibile dalla Scala Nera, destinata al primogenito, si sviluppa intorno alla Sala dell’Udienza. L’ultimo piano infine ospita il museo del Barocco, dove è possibile ammirare alcune collezioni di quadri risalenti al periodo seicentesco di scuola romana, dove spiccano artisti del calibro di Pietro da Cortona, il Gaulli, il Borgognone, il caravaggista Mattia Preti e il maestro di Caravaggio, il Cavalier d’Arpino.

Una visita guidata assolutamente da non perdere non solo per gli amanti dell’arte, ma per tutti i curiosi che vogliono scoprire un’antica dimora nobiliare, ancora ferma nel tempo, set cinematografico per film capolavoro come il Gattopardo di Luchino Visconti!

Ringraziamo per il testo fornito dall’associazione Asino d’Oro

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Aggius: tra etnografia e banditismo

Il museo MEOC – Museo etnografico Oliva Carta Cannas sorge nel pieno del centro storico di Aggius, paese del quale racconta usi, costumi e tradizioni di un tempo o rendo un’esposizione intima e personale, in grado di far immergere il visitatore nel vivo del suo viaggio alla riscoperta della vita di un tempo.

Il percorso espositivo è pensato per essere accessibile e comprensibile da chiunque, senza limitazioni di sorta. L’ampiezza degli ambienti espositivi e la collocazione e disposizione degli elementi “a portata di mano” o re un rapporto diretto ed un’immedesimazione completa nel contesto museale.

Tutti gli oggetti esposti sono stati donati dalla popolazione che ha partecipato all’arricchimento del patrimonio antropologico e culturale della struttura, rafforzandone la sua identità. Ciò ha contribuito a creare un rapporto di particolare vicinanza del sistema museale con il paese che si identifica ancor di più nella struttura ritrovando, nei vari oggetti esposti, quel particolare legame che lo aiuta a riviverne la storia in un contesto nuovo e aperto a tutti.

Il museo, uno dei più grandi nell’isola, si articola in quattro ambienti: la riproduzione dello stazzo, la tipica casa gallurese di un tempo, allestita dove un tempo operava la prima scuola di artigianato tessile del paese; Casa Cannas con la vecchia scuola, la farmacia e l’u cio postale; Casa Peru contenitore multimediale della musica tradizionale aggese.

La struttura museale vera e propria, invece, nasce appositamente come ambiente espositivo organizzato per o rire sguardi prospettici diversi e per far sì che non ci siano mai spazi chiusi alla vista ma, da ogni punto, si possa avere visione degli elementi del museo da angoli sempre nuovi.

L’obiettivo è quello di offrire un percorso visivo capace di adattarsi alle esigenze di ogni visitatore secondo modalità uniche e particolari al ne di garantire una comunicazione e trasmissione dei contenuti valida ed e cace. Il museo è aperto tutto l’anno, a disposizione di chiunque voglia conoscere o rivivere un percorso esperienziale unico nella Sardegna di un tempo.

Museo del banditismo di Aggius

Il Museo del banditismo, unicum in Sardegna, è un percorso storico fatto di documenti e oggetti che raccontano il fenomeno del banditismo a partire dal 1700 no ai primissimi anni del Novecento.

Situato nella zona più antica del paese, in quello che fu il Palazzo della Pretura, si articola in 4 ambienti e racchiude al suo interno la storia di Aggius e dell’intera Sardegna. Partendo da una ricostruzione dell’antico u cio dell’Arma dei Carabinieri, il museo ripercorre le tappe che hanno visto quest’ordine a ermarsi, gradualmente e non senza di coltà, sul territorio.

Ogni documento presente è testimonianza dell’estremo impegno e del duro lavoro portato avanti per cercare di arginare il fenomeno del banditismo nell’isola. Sul versante opposto, le armi e gli altri oggetti presenti sono rappresentativi della gura dei banditi, persone cattive o costrette a evadere la legge per pura sopravvivenza; non eroi, ma uomini ordinari immersi in un tempo straordinario.

Il Museo del banditismo è un intersecarsi di vite diverse, accomunate da destini spesso simili, che ancora oggi rivivono al suo interno.

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Pavia e il suo fiume, un rapporto indissolubile!

Pavia ha una tradizione bimillenaria legata alla sua vocazione fluviale, oggi venuta a mancare, ma un tempo molto significativa.

Il Ticino, ai giorni nostri, può infatti apparire come elemento “decorativo” del tessuto urbano, ma in realtà esiste un vincolo indissolubile tra la città e il suo fiume.
Pavia venne fondata dai Romani nel I sec. a.C. con il nome di ​Ticinum. Fu la città a prendere il nome dal fiume Ticinus, e non viceversa.

Per scoprirla, partite dalla zona di Ponte Coperto, monumento simbolo di Pavia sul fiume Ticino. Ancora oggi, nei periodi di secca, è possibile scorgere dalle acque, ai lati dell’attuale ponte, i piloni in pietra di Ponte Vecchio, il ponte originario di Pavia di età medievale, demolito a causa della Seconda guerra mondiale e ricostruito negli anni Cinquanta per lasciare il posto all’attuale Ponte Coperto. Ciò che sfugge ai più, tuttavia, è che quei piloni in pietra, che costituivano le basi di Ponte Vecchio, non sono altro che i piloni del primissimo ponte romano sul Ticino, utilizzati anche successivamente per la costruzione del ponte medievale. Pertanto Pavia aveva un ponte monumentale sin dalle sue origini.

Da non perdere
San Pietro in Ciel d’Oro. Si trova in una tranquilla piazza ombreggiata un po’ fuori dal centro preziosa per l’Arca di Sant’Agostino collocata nel presbiterio, prima del coro. In marmo, costruita tra il 1360 e il 1400, è divisa in tre fasce e, quasi sicuramente, è opera di due artisti. Sull’Arca sono scolpiti 50 bassorilievi e 95 statue e al suo interno son custodite le ossa di Sant’Agostino di Ippona. Un vero e proprio capolavoro da non perdere.

Altra tappa è il Castello Visconteo, attrazione che sicuramente non passa inosservata.

Cuore pulsante della città, la bellissima e sempre animata Piazza della Vittoria, il luogo giusto per un aperitivo e un caffè.

Il Duomo di Pavia, dedicato a Santo Stefano Martire e Santa Maria Assunta sorge nel luogo in cui, durante il periodo romano, probabilmente c’era un tempio dedicato a Cibele.

Dopo il Duomo andate verso il lungofiume, girate senza meta prima di imbattervi nella chiesa più graziosa della città: San Teodoro.

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