Alta Valtaro: dal bosco alla tavola, un viaggio goloso

Con la calda stagione parrebbe che l’appetito venga meno.
Sicuri? C’è un posticino, tra l’Emilia, la Toscana e la Liguria dove l’acquolina in bocca è d’obbligo.
Porcini, perché in estate chi lo ha detto che non li trovate, sono stati messi da parte l’inverno prima e le piogge di maggio hanno anche fatto crescere il boletus estivalis, il fungo porcino in versione estiva. Tartufo, quello estivo profumato e gustoso. Il Parmigiano Reggiano… ma non uno qualsiasi… tanto per dire che lo si ha nel menù, qui c’è quello di montagna! Tutta una storia e un gusto differenti!

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Se ancora non vi è chiaro, siamo nell’Alta Valtaro! Ovviamente la rima, l’abbiamo tenuta!
E’ qui che le materie prime, di altissima qualità, rappresentano per gli chef locali la tavolozza dei pittori. Ogni colore un piatto diverso. Ogni colore un viaggio emozionale in Alta Valtaro.
Il Fungo Porcino di Borgotaro è un’eccellenza tutta legata a questa zona dell’Italia. Qui il Porcino è IGP. E’ l’unico a marchio IGP in tutta Europa! I porcini raccolti nella stagione più propizia, fine estate e autunno, essiccati o utilizzati freschi, entrano a far parte di tutti i menù tradizionali di montagna. Nonostante i valligiani siano molto gelosi del loro Porcino, il profumo del fungo borgotarese ha valicato i confini: oggi è uno dei prodotti tipici di Parma più famosi ed apprezzati.

Dall’antipasto al secondo, cuochi famosi si sono cimentati nell’interpretare il Porcino a tutto pasto, con squisite varianti dei temi cari alla tradizione di montagna. Sott’olio, in padella, alla piastra, crudo in fette sottilissime, a tu per tu con scaglie di Parmigiano Reggiano e poi nel sugo delle tagliatelle, con i tortelli e con i gnocchi di patate. Da provare in ogni stagione! Due sono le fiere dedicate a questa bontà: quella di Albareto e quella di Borgotaro tra il mese di settembre e quello di ottobre. Altra star della zona sono i tartufi, di cui è particolarmente ricco il comune di Bedonia, dove tra l’altro si produce anche il Parmigiano Reggiano, che in Alta Val Taro subisce un’ulteriore qualificazione legata al territorio – la montagna – e all’agricoltura biologica. Quindi accanto al Parmigiano Reggiano stagionato 24 mesi si trova il Parmigiano Reggiano di montagna (con 24 o 36 mesi di stagionatura) da agricoltura biologica. Due sono i caseifici del territorio a Bedonia e ad Albareto, si possono anche organizzare visite guidate e degustazioni e assistere all’antica arte dell’apertura delle forme a mano!

Un’altra chicca culinaria sono le torte salate, la cui origine risale al medioevo dato che in questo periodo il preparato a base di pasta indicato in latino come pasticium romano iniziò a trasformarsi in “torte” di pasta ripiena per lo più di verdure: erbe, patate, zucchine, zucca, cipolle ecc. Questi gli ingredienti principali che singolarmente o mescolati possono essere utilizzati per aprire un pranzo una cena oppure semplicemente come piatto unico da tradizione. Una delle ricette più conosciute è la torta d’erbe: un impasto di farina olio, sale e acqua a cui si aggiunge una farcitura a base di bietole lessate, parmigiano reggiano, olio e uova. Pochi ingredienti, ma di ottima qualità, per un risultato che fa venire fame solo a pensarci…da non confondere con l’erbazzone di città!

Come ogni buon pasto che si rispetti, in Alta Valtaro si termina con un dolce l’ “Amor”.
Arriva dalla Valle dell’Engadina, in Svizzera, Amor, è il dolce che ha conquistato l’Emilia Romagna, una crema di burro tra due wafer fragranti. Era l’inizio del ‘900 quando numerosi abitanti dell’Engadina, nel Canton Grigioni in Svizzera, lasciarono la loro terra d’origine per trasferirsi in Italia. Molti di loro si fermarono a Borgotaro, uno vi aprì una pasticceria. Si chiamava Maurizio Steckli e portò con sé una ricetta unica che oggi è il dolce simbolo di Borgo Val di Taro. Sono gli Amor, dolcetti di crema alla vaniglia e burro chiusa fra due wafer. Un quadratino di dolcezza arrivato in Emilia dalle Alpi. Attualmente la pasticceria Steckli è gestita dalla Signora Paola Tagliavini che ha imparato la tecnica degli Amor da sua mamma Maria Zecca che ha lavorato in bottega proprio da coloro che hanno portato il celebre dolce nella zona di Borgotaro, e successivamente a Pontremoli.

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Adria, la metropoli del VI secolo, ti emozionerà con la sua storia!

Etruschi e greci, celti e goti, e ovviamente i romani tutti passarono di qui…
Si parla tanto di società multietnica, METROPOLI… come se fosse un concetto dei giorni nostri. Ti piacerebbe avere un tale riconoscimento, che poi… diventare metropoli 2020 non è una cosa così difficile… ci sono gli aerei, ci sono le macchine e le navi… tutti vanno ovunque!

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Tutto questo discorsone … per dirti una cosa… ascolta bene viaggiatore caro, perché chi come te, viaggia con l’acquolina in bocca, deve essere consapevole di ciò che vede ma deve conoscere anche la storia del luogo che va a visitare!!!
Ebbene sai quale era la metropoli del VI sec. a. C. quando non c’erano tutti i mezzi di oggi?

(Rullo di tamburi)

Era Adria caro mio, lassù nel Veneto, sul tratto costiero dove il Po scaricava le sue acque in mare. Era Adria la metropoli che ebbe l’onore di aver dato il nome al mare Adriatico.

Ricordalo quando sei in ammollo o a prender il sole, il Mare Adriatico, ha questo nome grazie alla Città di Adria!

Insomma.. Adria è come si suol dire un “porto di mare”, da qui passarono tutte le civiltà più importanti!
Di storia quest’angolo grazioso del Veneto ne ha tanta. In questi luoghi fin dall’età del bronzo è testimoniata la presenza dell’uomo…
Ma siamo qui per raccontarti cosa vedere… per fornirti la guida da ascoltare per un conoscere Adria.

Proprio perché è la storia a caratterizzarla, è immancabile una visita approfondita nel Museo archeologico nazionale che con i suoi 1200 metri quadrati racconta lo straordinario passato della città portuale dal VI secolo a.C. Di particolare importanza sono le ceramiche greche e i preziosi corredi funerari con vasellame attico e bronzi etruschi di epoca tardo-arcaica e classica e i raffinati vetri del periodo romano. Se vuoi approfondire la storia dell’espansione etrusca al nord-est d’Italia, DEVI visitare questo museo!

Dal profano al sacro, un passaggio nella Cattedrale di Adria dedicata ai santi Pietro e Paolo e al museo annesso è imperdibile! Entrambi sono uno scrigno di storia e cultura del culto cristiano grazie alle prestigiose raccolte di opere d’arte della sacrestia, gli antichi armadi in legno intagliati da Jacopo Piazzetta, veri e propri manufatti gioiello. La Cattedrale, Duomo della città è un monumento storico, artistico e culturale! Una chicca? Sulla zona retrostante fu edificata negli anni trenta una pregevole e suggestiva riproduzione della grotta di Lourdes.

Oltre ad aver dato il nome al Mar Adriatico, Adria ha anche un altro primato. E’ la città della musica! Una simpatica tradizione locale racconta che se un’adriese dà una pedata ad un ciottolo, questo emette una nota musicale. I primi documenti che testimoniano l’interesse per quest’arte risalgono ai primi del 1500. Nel Teatro comunale inaugurato nel 1935 sono passati infatti in tanti… da Beniamino Gigli ai Genesis, che fecero il loro debutto in Italia proprio nel Teatro di Adria, dove devi far tappa!

Adria è in provincia di Rovigo, ed è una delle città d’arte più importanti del Polesine. Rappresenta la porta d’ingresso del Delta del Po Veneto, un importante sito Riserva della Biosfera UNESCO.. Per entrare nell’animo di questa cittadina devi obbligatoriamente far visita al Septem Maria Museum dove ha sede la sala macchine dell’idrovora ottocentesca di Amolara con due pompe che hanno partecipato, nel passato, alle opere di bonifica del territorio di Adria. Qui è narrata la storia dell’acqua nel Delta e il rapporto degli abitanti con questo elemento naturale. Adiacente al museo c’è il Ristorante Alloggio Ostello Amolara se vuoi fermarti per un riposino!
Se invece non sei ancora sfinito… prendi la bici, si va sul Canalbianco, dove s’innesta il complesso sistema idraulico del Delta del Po. E’ qui che la Serenissima avviò l’immane lavoro di canalizzazione e bonifica durato millenni. Praticamente proprio su queste terre inizia la storia evolutiva del grande delta come oggi lo conosciamo!

Ti abbiamo tramortito… tra chiese, musei e pedalate… ora andiamo nel cuore della città… tutti i monumenti di Adria si trovano nel suo piccolo e accogliente centro storico. Lungo le riviere respirerai un’antica impronta di venezianità. Ti divertirai a passeggiare tra le strade acciottolate e sotto sera, mi raccomando, lasciati tentare dai bar della zona, dove potrai vivere il tipico aperitivo veneto con un ottimo bicchiere di spritz… se la trovi… in quale panificio, non farti sfuggire la celebre ciabatta, è proprio qui che nacque la “savata” in dialetto nel 1982!

Buona Adria!

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Castelnuovo di Farfa e il suo Museo dell’Olio

Lo senti quel profumo, forte e delicato, una vera estasi dei sensi. E’ l’olio d’oliva, quello Dop, quello della Sabina. Ingrediente immancabile nelle nostre cucine. Laddove tutti si dividono… vegetariani, vegani, carnivori, crudisti… non c’è nessuno che dissente sull’uso dell’olio…
Insomma, non stiamo qui a dirti quanto sia buono… e se tante volte ti avessimo fatto venire voglia di una bella bruschetta… porta il nostro podcast con te in cucina e ascolta il racconto dell’olio della Sabina e della sua storia mentre lo fai colare sulla tua fetta di pane.

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Siamo a pochi chilometri da Roma e da Rieti, esattamente a Castelnuovo di Farfa dove nasce il primo Museo dedicato all’’olio d’oliva. Racconta una storia locale con linguaggi universali: la civiltà dell’olio che rivive nelle testimonianze storiche del territorio e nelle nuove interpretazioni che gli uomini del nostro tempo offrono di questo simbolo millenario.

Non aspettarti il classico museo della “civiltà contadina” è molto di più.
In questo luogo è stata recuperata e incastonata l’universalità che questa pianta ha nella nostra cultura e nella nostra storia.
Preparati. Silenzia il cellulare. Dimentica tutto lì fuori. Ed entra. Sei nel rinascimentale Palazzo Perelli, non poteva esservi luogo più affascinante per ospitare il Museo dell’Olio.

Non è una semplice esposizione di legni e ferri, quella che vedrai. Basta guardare il simbolo del Museo, per comprendere quanto prezioso è questo percorso. E’ un “Nocciolo d’Oro dell’Olio” che ritroverai via via nel percorso museale e per le vie del borgo. E’ il simbolo più eloquente dell’essenza profonda dell’olio come cuore d’oro della Sabina.

C’era…c’era una volta, c’era una volta un albero… un vecchissimo albero che era rimasto solo nell’isola del vento […] voleva popolare la terra di alberi generosi e di poeti.
Con i versi di Maria Lai, inizia il tuo cammino.

Vai avanti.

Accompagnato da autentici narratori resterai tanto affascinato da ciò che ascolterai, da volerlo riascoltare… perché è poesia.

L’itinerario museale ha inizio con una sezione dedicata al mito dell’olio, celebrato da sculture di maestri contemporanei come Alik Cavaliere e Hidetoshi Nagasawa, dal designer e musicista Gianandrea Gazzola, e soprattutto dalla grande artista “visiva” sarda, Maria Lai.

Entriamo nel vivo del museo.

La conosci la storia della botanica dell’ulivo sabino e la tradizione dell’olivicoltura, presta attenzione, sarà molto dettagliata.

Più avanti invece c’è la sala della memoria. Qui i contadini di Castelnuovo di Farfa ti racconteranno il loro mondo dell’olio attraverso memorie e immagini.

Il museo riunisce in un unico itinerario di visita i luoghi più rappresentativi della storia e delle tradizioni del borgo medievale di Castelnuovo di Farfa, da Palazzo Perelli l’itinerario prosegue in un frantoio a trazione animale del XVIII secolo perfettamente conservato, nell’ambiente dell’antico forno cittadino e, infine, nel sito archeologico della chiesa di San Donato, una rara testimonianza di architettura altomedievale, che oggi si presenta con una struttura contemporanea di vetri molto suggestiva, immersa nel verde del paese.

Visitare il Museo dell’Olio, che racconta l’anima di un territorio, è vivere un’esperienza a tuttotondo che unisce la bellezza di opere artistiche, chiese e architetture al fascino di incontri inaspettati, momenti conviviali e cibi prelibati in un piccolo universo a misura d’uomo. Il borgo di Castelnuovo di Farfa è uno scrigno di tesori, che affascina con i suoi antichi palazzi, con l’accoglienza e la cucina dei ristoranti del luogo che vi faranno conoscere la bontà della pasta fatta in casa come le fregnacce con la persa e dell’olio dop della Sabina… di cui avrete, a questo punto sentito abbondantemente parlare! Non resta dunque che assaggiarlo!

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Tra le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene

Passo dopo passo, teneramente accarezzati da leggere foglie di viti che lambiscono il nostro passaggio, siamo così traghettati, da un filare all’altro, in un piccolo mondo antico, uno scrigno ricoperto di vigne lavorate a mano su pendii scoscesi, dove la bellezza è tanto autentica da non poter passare inosservata. Siamo tra le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene che l’Unesco ha riconosciuto Patrimonio dell’Umanità.

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Superfluo dire perché si vien qui per godersi un buon calice. Affascinante è invece comprendere la storia di quel bicchiere che ha caratterizzato queste zone tanto da renderle note oltreoceano. Il prosecco superiore non è solo quel mondo pieno di bollicine che fluttua nel bicchiere durante un aperitivo, il prosecco da queste parti è un mood. E’ il mood.
Un panorama naturale unico, dominato da una sterminata distesa di altezze che strabordano di vitigni perfettamente paralleli tra loro, come fossero disegnati dalla mano di un artista. Piccole aziende agricole dedite alla vendemmia e alla lavorazione del prosecco superiore.

Tra dorsali collinari, i caratteristici ciglioni, ovvero piccoli vigneti che parrebbero in bilico su strette terrazze erbose. Le foreste e i villaggi, c’è un mondo intero da scoprire e apprezzare qui, tra le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Fate una passeggiata, una biciclettata o più semplicemente state seduti su una panchina, musica in cuffia, ovviamente classica e osservate il piccolo universo sotto i vostri occhi.

Molti i percorsi ben segnalati che consentono di spingersi in sicurezza tra l’incanto di questi luoghi e goderne da ogni angolatura e con ogni senso. La vista che si perde tra le emozioni fatte di colori e immagini. Il tatto, perché la natura va accarezzata. L’udito che se ben allenato ci permette di ascoltare il cinguettio della cincia oppure quello dello spavaldo pettirosso, o il più raro picchio muratore. L’olfatto, il più enigmatico dei sensi: tutto passa attraverso l’olfatto, che ci guida in ogni momento… oggi attraverso le Colline del Prosecco.

E poi il gusto… che dire, assaporate il vostro bicchiere di prosecco… siam qui per lui!
Ogni stagione trascorsa in questi luoghi ha una sua peculiarità. In autunno le foglie si colorano di un giallo intenso e cadono formando splendidi tappeti. Durante l’inverno, nonostante il freddo cristallizzi il panorama, la vita scorre eccome, la primavera infatti giunge con un carico di inebrianti profumi, è la natura che esce dal torpore e si riprende la vita. L’estate è calda, a volte secca, ma il caldo sostiene i frutti che a noi arrivano.

La Strada del Prosecco attraversa numerose località che testimoniano l’antica storia di questo territorio conosciuto anche come il “Giardino di Venezia”. Merita una visita il Molinetto della Croda straordinario esempio di architettura rurale del XVI secolo, o l’Abbazia di Follina, gioiello del XIII secolo. I più curiosi hanno la possibilità di fare un salto nella Preistoria al Parco Archeologico Didattico del Livelet. Poco distante si trova la foresta del Cansiglio, dimora di racconti e magie, con le suggestive Grotte del Caglieron, il paese delle fiabe di Sarmede e la splendida Vittorio Veneto, città della pace. L’imperdibile e suggestivo Lago di Revine, le magiche grotte scavate dai torrenti e lo stupendo Castelbrando.

Terra di eccellenze enogastronomiche e di antiche tradizioni culinarie, le colline del Prosecco Superiore vi accoglieranno per un viaggio alla scoperta di sapori unici. Un territorio da vivere, capace di regalarti grandi esperienze, come il tanto atteso evento “Primavera del Prosecco Superiore” un percorso di 8 appuntamenti enoturistici che accolgono turisti e visitatori fino a giugno con degustazioni, concerti, attività all’aperto e visite tra pievi e borghi antichi.

Le colline del Prosecco Superiore, magiche terre da scoprire.
Un’esperienza di viaggio unica che porterà nel cuore di piccoli borghi incantati custodi della storia e della memoria, chiese e santuari immersi nel verde delle colline e suggestive architetture rurali testimoni della cultura contadina di un territorio dove storia, natura e tradizione sono parti di un meraviglioso paesaggio.

Casa di artisti e pensatori, da Canova a Zanzotto, Cima da Conegliano che hanno lasciato memoria del loro genio con grandi opere e reso le colline del Prosecco Superiore custodi di un patrimonio culturale inestimabile in attesa di essere conosciuto.
Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono la magia di un territorio che cambia a ogni passo ed emoziona a ogni sguardo.
Le geometrie della natura, le forme irregolari dei boschi di castagno e faggio, le distese dei prati e dei pascoli, il corso sinuoso del fiume Piave, testimone della Grande Guerra, e dei torrenti disegnano un paesaggio che ti regalerà esperienze sempre nuove e diverse in ogni momento della tua vacanza. Un’area di contatto tra le cime maestose delle Dolomiti e dell’entroterra di Venezia.

Un punto di vista privilegiato dal quale ammirare, dall’alto, il panorama della pianura e il suo lungo orizzonte oppure, rivolgendo il naso all’insù, lasciarti emozionare dalla maestosità dei picchi delle montagne uniche al mondo.
Un territorio capace di trasmettere la sua unicità in eccellenze enogastronomiche che sono l’espressione della qualità delle materie prime e di una lunga tradizione culinaria. Il tuo viaggio ti sorprenderà con esperienze sensoriali uniche: un percorso che ti accompagnerà all’interno di piccole aziende produttrici e agriturismi custodi della tradizione per assaporare i gustosi formaggi di malga o il tradizionale spiedo dell’altamarca.
Le colline del Prosecco Superiore saranno capaci di offrirti nuove esperienze per cambiare ritmo, fuggire dall’ordinario e provare esplosive emozioni. Una vacanza indimenticabile, da vivere a velocità diverse, che ti porterà a osservare il paesaggio da nuove prospettive.
Ogni esperienza ha bisogno del suo tempo per consentirti di assaporare ogni singola sfumatura e godere a pieno delle emozioni che regala. Prenditi il tempo per vivere in modo autentico ogni istante della tua vacanza.

Divertimento, conoscenza e meraviglia: le colline del Prosecco Superiore ti offriranno delle esperienze uniche da vivere con tutta la famiglia. Percorsi didattici archeologici, naturalistici e creativi con attività interattive ti aspettano per una vacanza a misura di piccoli e grandi.
Emozioni da condividere: un modo nuovo di scoprire e conoscere un territorio, le sue tradizioni e la sua comunità.

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Maenza: da San Tommaso, alla Passione, un luogo da amare

Sei alla ricerca di un paesaggio bucolico? Maenza è la tua destinazione! Boschi di castagno, faggi e lecci, l’emozionante valle del fiume Amaseno.

Maenza è il primo borgo pontino che si incontra venendo da Roma. Poggia lungo la via Francigena Sud, su una collina tanto elevata da regalarle una vista che spazia dalle montagne al mare, fino a Terracina e nelle giornate più limpide lo sguardo arriva addirittura alle isole Pontine di Ponza, Palmarola e Zannone.

Un clima rilassato, famigliare, caldo e accogliente, questo sarà lo stile del tuo percorso nella cittadina delle ciliegie.
Hai capito bene, a Maenza c’è una delle produzioni più ghiotte del frutto di cui già Varrone nel II secolo avanti Cristo illustrava dettagliatamente le caratteristiche. E’ vero che le ciliegie hanno una loro stagionalità e non le potrete trovare a penzoloni sull’albero tutto l’anno, ma ricordatevi che da queste parti vengono trasformante in golose confetture e non solo, provare per credere!
oh… troppe fanno male!

Ed ora, mettiti comodo e immergiti in questa bella cittadina.

Partiamo da Piazza Santa Reparata con la sua fontana ottagonale, la chiesa e un ex-convento dei Francescani per poi proseguire in quel che resta del medioevo: la Loggia dei Mercanti. Anche oggi, osservate bene, si possono ancora vedere le porte a bandiere che testimoniano le antiche botteghe, ci sono poi le ampie sedute in pietra ancora utilizzabili e sulla destra il Monumento ai Caduti. Su altri lati della Loggia ampi finestroni permettono una vista panoramica sulla Valle dell’Amaseno che arriva fino al Mare Tirreno. Un tuffo nel passato che ha caratterizzato questi luoghi. La loggia venne realizzata per ospitare coloro che giungevano nei pressi del borgo dopo la chiusura delle porte di ingresso a Maenza. Lo ricordate che ogni paese di origine medievale ha delle porte d’ingresso… sono gli affascinanti portali, chicche di storia nostrana.

Spostatevi un pochino sul lato della Loggia, è lì che vedrete il simbolo della città: la torre ghibellina che svetta in tutta la sua imponenza.

Non manca di certo un Castello… il maestoso Castello Baronale di Maenza, dimora dei Conti di Ceccano per quattro secoli. Passò “di mano in mano” ad altri importanti famiglie nobili: Caetani, Borgia, Aldobradini, Antonelli, e Pecci a cui apparteneva Papa Leone XIII. Ma il personaggio più importante, che ha reso famoso questo luogo resta San Tommaso d’Aquino. Qui avvenne il suo primo miracolo, quello delle aringhe fresche. Oggi è possibile visitare gratuitamente il Castello ristrutturato nel 1986 e sede del Museo Civico del Paesaggio dove troverete pezzi davvero unici come le carte e gli atlanti che vanno dal XVI al XX secolo!

Molto interessanti sono le raffigurazioni della zona pontina, prima della bonifica! Wow!

Altra particolarità del museo è la collezione di frammenti ceramici rinvenuti nel butto della stanza di San Tommaso. Non è finita qui. A Maenza, non c’è un periodo dell’anno per ricordare il presepe, perché il presepe è parte integrate della cultura maentina, per questa ragione tu, che sei un appassionato di tradizioni e sei venuto qui, potrai immergerti in una mostra permanente interamente dedicata al presepe.
La visita al castello consente anche di ammirare alcuni dei costumi medievali utilizzati nel corso della sacra rappresentazione del venerdì santo che vede coinvolti 300 figuranti in abiti d’epoca. Un evento molto sentito così come il presepe vivente.

Appena fuori dal castello troverete la chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo dalle inconfondibili linee neoclassiche che ricordano quelle di un tempio antico. Sulla facciata principale un frontone con lo stemma della famiglia Pecci, tra le più significative della cittadina pontina. All’interno il singolare trittico della Madonna delle Cerase, raffigurante una Madonna in trono con Bambino e le ciliegie.

Una gita a Maenza non si può che concludere a tavola per assaporare alcuni dei suoi prodotti tipici, tutti legati alle origini pastorali e contadine del borgo.
Che sia periodo oppure no, la polenta di farina gialla è troppo ghiotta per non essere assaporata, anche in estate! E’ la cosiddetta polenta sulla schiazza, generalmente è servita con un sugo a base di salsicce o costolette di maiale, ma condita con olio d’oliva locale e parmigiano, fa comunque la sua figura! Lo sapete da queste parti cosa si usa al posto del pane? La ciambella all’acqua, una sorta di tarallo gigante, una vera squisitezza da assaporate e da portare a casa come fosse un souvenir!

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Parco del Partenio, la bellezza tra castelli, chiese e verde

Siamo alla ricerca della meta giusta per il nostro viaggio. C’è chi sceglie la località dove inforchettare le bontà locali, chi invece la destinazione inseguendo passioni storiche e culturali, e poi ci sono gli amanti dell’outdoor. Ma se foste dei viziosi, e voleste tutto insieme, dove andreste?

Un suggerimento lo abbiamo.

Il Parco del Partenio, il polmone verde della Campania e dell’Irpinia. Il luogo giusto per mangiare bene, immergersi nella storia e godere dei quindicimila ettari dell’esuberante natura che solo qui si trova.

Lo sapevate che è proprio nel Parco del Partenio che si consumò uno dei più famosi episodi storici, quello delle Forche Caudine, quando i Romani furono umiliati e costretti a passare sotto il giogo dei sanniti, che qui hanno lasciato numerose testimonianze della loro civiltà. Passando ad una storia più recente, per aggiungere quel pizzico di avventura al vostro percorso, è sempre qui nel Parco che prese vita uno dei più famosi fenomeni della storia del Mezzogiorno, quello del Brigantaggio. La ricchezza di boschi, di cavità naturali, di zone impervie, resero questo territorio un rifugio sicuro a chi si dava alla macchia.

Quindi che si fa… partiamo?

Percorso Storico

Abbandoniamo i briganti per un attimo e immergiamoci nella cultura, zigzagando tra l’Antiquarium di Avella con numerose testimonianze archeologiche del territorio: dalla preistoria all’età romana della bassa Irpinia e della Valle del Clanis, per tutti gli appassionati di storia e archeologia è una tappa irrinunciabile!
Facciamo poi un salto nel medioevo varcando la soglia del Museo Civico dell’area castellare della “Torre Angioina” di Summonte.
Concludiamo il percorso storico del Partenio nell’Antiquarium di Mercogliano, che sorge presso la Cripta della Chiesa della Santissima Concezione nel punto più alto del borgo medievale di Capocastello… un particolare inquietante e curioso… qui troverete i resti degli “scolatoi”, su cui venivano posti i corpi dei defunti per l’essiccazione, e il cosiddetto vano–ossario, utilizzato in seguito all’abbandono dell’uso del seppellimento in Cripta. Era utilizzato per conservare i corpi dei defunti.

Percorso tra i castelli

Il Parco è anche terra di castelli e torri, luoghi “sentinelle” per chi un tempo qui aveva la propria casa.
Oggi si conservano ben otto castelli che svettano ancora sul paesaggio, alcuni in discrete condizioni, altri sono dei ruderi.
Gioielli di architettura medievale che rappresentano un elemento culturale di forte attrattiva per la genialità difensiva che dimostrano e l’ambizione sociale che ancora rappresentano.

L’itinerario dei castelli del Partenio parte dalla Rocca di Summonte con la sua monumentale torre cilindrica, che dai suoi 734 metri di altitudine domina tutta la valle circostante, esempio fascinoso dell’architettura militare angioina. Ci sono strutture murarie in pietrame fondate direttamente sul banco di roccia. Notevole.
Lasciando Summonte, proseguendo verso nord, si fa tappa al castello di Sant’Angelo a Scala costruito in epoca longobarda a picco sulla guglia rocciosa che domina l’abitato. Se soffrite di vertigini fate un respiro profondo, ma non perdetevi questa bellezza.
Andiamo verso nord-ovest in direzione del castello di Pietrastornina, oggi un rudere. Fu un raro esempio di centro fortificato curtense collocato alla base della rupe.
Uscendo da Pietrastornina, si prosegue verso nord-ovest per San Martino Valle Caudina con il monumentale Castello Pignatelli della Leonessa, oggi una bellissima dimora. Se siete fortunati sarà il duca stesso a farvi da guida!
Lasciato il castello di San Martino Valle Caudina, proseguite verso nord, si fa tappa al complesso fortificato di Cervinara immerso in una natura incontaminata ricca di sorgenti purissime, sentieri e aree attrezzate per l’escursionismo e il campeggio. Sono da corredo paesaggi mozzafiato godibili dalle cime del Ciglio di Cervinara, del Tuppo Tuotolo, del Ciesco Alto, e della Croce di Puntone.
Il tour dei castelli continua ad Arpaia, piccolo centro di origini medievali posto lungo la Via Appia. E’ uno dei pochi esempi di sistema difensivo urbano di epoca medievale ancora ben conservato in Campania. Il circuito difensivo, racchiudeva la cittadella medievale sul modello francese. Una bellissima rarità. L’itinerario continua proseguendo verso Arienzo con i ruderi del castello medievale.
Andiamo avanti, raggiungiamo San Felice a Cancello con il suo imponente Castello di Matinale a controllo, un tempo, del passo che collega la pianura campana con il Sannio e la Puglia. Un sorprendete maniero che si rifà ai canoni dell’architettura di epoca sveva, imperdibile!
Stanchi?
Non potete lasciarci sul più bello!
“Ormai è vicina la Terra di Lavoro, qualche branco di bufale, qualche mucchio di case tra piante di pomidoro”, Pasolini ne parlava, di questo meraviglioso luogo, nella raccolta “Le ceneri di Gramsci…
Siamo arrivati a Roccarainola! Del suo castello si parla già nel 1241 nell’elenco federiciano dei castelli di Terra di Lavoro.
E ora, uno dei complessi più importanti, il Castello di Avella. Un panorama mozzafiato, spettacolare, grandioso. Il Vesuvio, le terre circostanti, la soverchiante bellezza di una natura che continua a sopportarci e stupirci nonostante noi stessi, e che tramonto! E le mille luci comparse al calar del sole. Gioite!
Penultima tappa nel castello di Monteforte Irpino, immerso completamente nel verde con la Chiesa di S.Martino sulla valle che degrada verso Avellino. Un luogo davvero suggestivo.
Lasciando Monteforte Irpino, l’itinerario dei castelli del Partenio prosegue verso nord-est e si chiude al castello di Mercogliano, ancora uno spettacolo da non perdere!

Percorso nel verde

Alzate gli occhi, le vedete? Sono le vette di Montevergine, del Vallatrone, di Toppola grande e Ciesco Alto, svettano nel Partenio.
Un mantello ininterrotto, di verde e bellezza, costituito da castagneti e faggeti che ricoprono tutta l’area montana, consentendo un’alta biodiversità faunistica.
La pratica dell’avvistamento degli uccelli, il “Bird-watching” nel Parco è tra le attività più frequenti. Molto affascinante grazie alla presenza di oltre 70 specie, distribuite nei vari ambienti.
Le Talpe, il Riccio, alcuni pipistrelli, la Volpe, la Faina, la Donnola e il Tasso, sono i mammiferi del parco insieme al Lupo. C’è elenco infinito e invidiabile anche per i rettili.
Il Parco è un luogo incantevole in cui si può godere di una natura incontaminata. Potrete passeggiare oppure andare in mountain bike grazie a strade ben tenute, aree picnic curate e realizzate in armonia con la natura.
Terra magica e ancestrale con sorgenti di acqua freddissima e limpida. C’è un mondo da scoprire…
Arrivate a piedi fino al Santuario di Montevergine, il monte più alto della catena. Lungo la strada se ne sarete capaci, potrete trovare le erbe aromatiche con cui i monaci producono rinomati liquori. Castagneti che donano anche funghi e tartufi. Pascoli. Il Santuario si raggiunge anche in funicolare da Mercogliano. Un luogo fresco in estate, ma ancor più caratteristico con la neve. Non molto distante, e imperdibile per sigillare la vostra visita nel Parco del Partenio è il Santuario di Santa Filomena, conosciuto anche come Santissima Maria delle Grazie si trova nel piccolo borgo di Mugnano del Cardinale. Fu costruito nel 1641 per custodire le reliquie della Santa vissuta nel III sec. d. C. Era figlia di un re della Grecia convertito al cristianesimo. Rifiutò il matrimonio con l’imperatore Diocleziano e per questo imprigionata e sottoposta a vari martiri riuscendone sempre indenne. Con una storia così affascinate, non potrete che restare estasiati nel suo santuario.

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Alta Valtaro, outdoor in cerca di emozioni

Se diciamo “Alta Valtaro” la prima immagine che appare nella nostra mentre sono i porcini, quei funghi gustosi e profumati che pian piano si fanno strada nel nostro immaginario diventando addirittura un goloso piatto da inforchettare, e così pensandoci ancora un po’, quel piatto sta fumando proprio sotto il nostro naso. La mente fa miracoli, lo si sa, è cosa nota! Anche perché i porcini di questi tempi non si raccolgono!

E quindi riproviamo ancora, pronunciamo: “Alta Valtaro”. Stavolta la nominiamo a voce ancora più alta: “Altaaaa Val Taroooo”.

 

Cosa vediamo? Scarpe comode, una tenuta ginnica, e tanta voglia di outdoor!
E’ esattamente così. L’Alta Valtaro sarà la vostra destinazione prediletta per vivere strabilianti escursioni fuori dalle rotte canoniche.

E’ quindi si parte, cammina, osserva, perditi nel verde rigoglioso dell’Alta Valtaro, dove la Cascata delle Miniere di rame di Santa Maria del Taro vi catapulterà in una specie di Narnja nostrana. E poi ancora l’antica strada Romana, la Via Claudia, è una valle ricca di percorsi naturalistrici, meno noti rispetto alle più blasonate zone montane del nostro Paese.

Chi preferisce spostarsi a piedi, affidandosi ai grandi conoscitori del territorio, non può che rimanere abbagliato di fronte alla varietà di avventure ideate dalle guide trekking di Taro Ceno, che prevedono una proposta particolarmente fitta di itinerari da percorrere.
Angolo di terra emiliana tra la Liguria e la Toscana, l’Alta Valtaro è un paradiso per tutti gli amanti della natura che vogliono lasciarsi alle spalle lo stress della città e della vita quotidiana.

Ascolta “Outdoor in Alta Valtaro, in cerca di emozioni” su Spreaker.

Centinaia i sentieri, tra quelli di montagna, che si spingono ai confini regionali, li potrete percorrere a piedi, in moiuntain bike o e-bike, tanti sono i centri noleggio! Le cime del Molinatico, del Pelpi e del Penna, orgogliose montagne con pareti da scalare per i più arditi, vi attendono. Per chi ama un outdoor più soft tanti i sentieri praticabili che tra rifugi e chalet, fino a luoghi incantevoli come il Lago Martino.
Aguzzate i vostri sensi, l’Alta Valtaro, non sarà solo un percorso per chi ama lo sport, ma sarà sopratutto un percorso dell’anima. I rumori del bosco, lo scrosciare dei fiumi, antichi cippi, resti di case, di chiese, di miniere, saranno le tappe dolci ed emozionanti che vi porteranno in fondo a voi stessi.

Da oggi finalmente i sentieri dell’Appennino sono a portata di click per programmare le proprie escursioni a piedi o in mountain bike, con tutti i dati necessari per affrontare le uscite informati e con quel valore aggiunto in più dato dalle foto e descrizioni dei soci esperti che hanno collaborato a questo progetto. E per non perdervi potete sempre portarvi con voi la mappa con la relazione oppure la traccia gps per il vostro navigatore.
Con la garanzia di una cartografia sempre aggiornata dalla commissione sentieri e cartografia della sezione.
Il nuovo portale è raggiungibile dal sito www.caiparma.it oppure direttamente all’indirizzo sentieri.caiparma.it
Per chi vuole invece consigli mirati testati da esperti locali c’è il sito dell’ASD 3TVALTARO, che ogni mese regala proposte per passeggiate e giti in mtb www.3tvaltaro.com

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Noto, il viaggio nella Sicilia orientale

Capitale del Barocco e dell’Unesco, perla della Sicilia Orientale, in un’unica parola: Noto!

Uno splendido paese arroccato su un altopiano che domina la Valle dell’Asinaro.

Centro siculo, romano, bizantino e poi arabo, furono loro, proprio gli arabi, da ultimi a darle il nome che ha oggi, un omaggio alla sua magnificenza. In arabo Noto, ha infatti lo stesso significato che ha in italiano “conosciuto”… per la sua bellezza!

Tutto intorno è bianco. Bianco come la pietra che dà vita ai palazzi, che riluce splendendo nell’etere, che anima gli occhi dei visitatori, che dà “colore” a Noto. E’ la pietra giuggiulena. La pietra bianca di Siracusa. Qui tutto ha una storia affascinante, anche lei, la pietra che venne alla luce quando i Monti Iblei affiorarono dal mare.

Noto ai primi del Settecento è una delle nostre città sorte d’un colpo, pel fatto sembra d’una volontà sola, immagine precisa del gusto d’un’epoca” parola di Ugo Ojetti!

Dell’impegno degli architetti netini si accorse anche Michelangelo Antonioni, il quale in una scena de L’Avventura, girata a Noto, fa dire al protagonista, interpretato da Gabriele Ferzetti, intento ad ammirare la città dalla terrazza del campanile della chiesa di San Carlo al Corso: “Ma guarda che fantasia, che movimento. Si preoccupavano degli effetti scenografici. Che libertà straordinaria!”.

Testimonianze illustri di questo borgo.

Ma credeteci, le vostre aspettative non saranno mai alte, quanto stravolgente è la bellezza di Noto.

Quindi partiamo alla sua scoperta!

Il centro storico di Noto è raggiungibile da diverse vie ma accedervi dalla Porta Reale è il modo più giusto per iniziare la vostra visita nella Capitale del Barocco! La porta è un impattante arco di trionfo risalente all’800, progettato e costruito in occasione della visita del Re delle Due Sicilie, Ferdinando II.

Iniziamo dalla Chiesa di Santa Chiara, una architettura barocca di altissimo pregio. Progettata dall’architetto siracusano Rosario Gagliardi nel 1730, fu completata nel 1758 ed annessa all’ex convento delle Suore Benedettine, oggi museo civico di Noto. L’interno della chiesa, con numerose decorazioni, putti e stucchi, è considerato uno dei più importanti dell’intera Sicilia per lo stile architettonico barocco. Da non perdere poi il panorama dalla sommità di questo edificio! Con un piccolissimo contribuito, potete visitare l’ex convento delle Clarisse con la sua meravigliosa terrazza panoramica! Incredibile al tramonto, indescrivibile di notte!

Noto, il viaggio nella Sicilia orientale

Maestosa è la Cattedrale Di San Nicolò, il principale centro di culto e storicamente il più importante della città. E’ semplicemente emozionante, dall’alto della sua scenografica scalinata. L’interno, a tre navate, custodisce numerose opere d’arte, alcune delle quali provenienti da Noto Antica. La via crucis realizzata dal pittore Roberto Ferri custodita al suo interno vi lascerà senza parole. L’ideale sarebbe visitarla sia di giorno che in serata, anche solo esternamente, perché con il buio viene illuminata ed è molto suggestiva.

Proseguendo per un percorso religioso di tutto rispetto, non potete non andare a visitare la la Chiesa del Santissimo Crocifisso, risale al 1715 ed è opera sempre del Gagliardi. Dopo la Cattedrale è questa la Chiesa più grande di Noto e si trova nel piano alto della città. Facciata incompiuta, un breve scalinata, tre navate e una cupola benedettina: la sorprendente semplicità che a Noto si fa bellezza. L’opera d’arte più importante della chiesa è la Madonna della Neve scolpita da Francesco Laurana proveniente da Noto Antica e risalente al 1471. Un’altra opera di straordinaria e struggente bellezza è il busto in legno dell’Ecce Homo del 500.

Da non perdere c’è poi la Chiesa di San Domenico a cui è legato un rituale del tutto particolare e sicuramente un po’ macabro, adatto agli amanti dello splatter. All’interno della chiesa c’è un cripta dove, fino al divieto imposto da Napoleone, si usava riporre i defunti seduti su un sedile forato e svuotati dei liquidi che venivano raccolti nel foro del sedile. Dopo qualche mese venivano tolti e riposti in un’altra stanza fino a che, di questi, non rimanesse solo lo scheletro. A questo punto le ossa potevano essere raccolte e conservate. La Chiesa è caratterizzata dall’assenza di affreschi nelle pareti e nel tetto che sono totalmente bianche. Si trova di fronte alla piazza dove si affaccia il teatro di Noto.

Ovviamente non sono le uniche strutture religiose della città, Noto ne è piena, intanto iniziate da queste!

Imboccate poi Via Nicolaci, una perpendicolare di Corso Vittorio Emanuele, è subito riconoscibile lì davanti a voi il magnificente Palazzo Nicolaci. Una facciata caratterizzata da un portale imponente e due grandi colonne iconiche, sormontate da una balconata opulenta, sorretta da mensoloni in pietra scolpita raffigurante figure grottesche.

Ma se volete arrivare al cuore di questa cittadina, sul Monte Alveria, esistono ancora i resti di Noto Antica, abitata dalla preistoria fino al fatidico terremoto del 1693. Sarete su un’altura circondata da due profonde gole, tipiche della Sicilia orientale. Aguzzate lo sguardo, vedrete spuntar fuori resti di mura e fortificazioni, pezzi architettonici delle chiese dell’antica città medievale, abitazioni scavate nella roccia e vestigia dell’ancora più antica città di epoca greca. Una piccola Pompei medievale.

Se amate l’archeologia è immancabile una vista alla Necropoli di Castelluccio. Posta su uno sperone roccioso la necropoli contiene oltre 200 tombe a grotticella artificiale, scavate nelle pareti ripide della vicina cava della Signora. La più monumentale è la cosiddetta “Tomba del Principe” con un prospetto costituito da quattro finti pilastri. Dal sito vengono numerosissimi materiali ceramici, oggi esposti al museo archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa, oltre a reperti in bronzo e due famosissimi portelli tombali con incisi simboli spiraliformi.

Il suo centro storico, le sue chiese, l’archeologia, ma Noto è anche mare, e che mare!

Noto, il viaggio nella Sicilia orientale

Catapultiamoci nella Riserva Naturale di Vendicari. Un luogo da non perdere, con l’antica tonnara, le ex saline che splendono ancora al sole, il mare cristallino, la spiaggia finissima e uccelli migratori che vi sfioreranno da vicino. Un luogo veramente unico nel suo genere. Diversi sentieri, per gli appassionati delle passeggiate nella natura, uno dei quali si collega con la vicina spiaggia di Calamosche, a nord.

L’accesso è consentito solo a piedi, ed è molto vicino alla spiaggia. Senza peccare di presunzione, Vendicari è la Riserva più bella della Sicilia!

Sigilliamo il nostro tour a Noto con uno slancio di romanticismo. Appuntamento al faro, ormai spento… ma la sua bella figura la fa comunque, è il faro di Calabernardo meta turistica per surfisti e non solo che spesso, qui, si divertono a cavalcare le onde.

Camerano Casasco, ci credete ai fantasmi?

Camerano Casasco è un piccolo paesino di circa 400 abitanti situato nel Monferrato Astigiano.

Parte del suo territorio boschivo è nella zona di Riserva Naturale Speciale della Valle Andona, Valle Botto e Val Grande e comprende numerosi sentieri percorribili a piedi, in mountain bike o a cavallo.

In più punti del percorso si possono osservare affioramenti di fossili di conchiglie, traccia evidente del passaggio del mare, che fa di questi sentieri un’interessante zona paleontologica. A rendere i nostri boschi ancora più affascinanti è stato il ritrovamento dello scheletro fossile di un delfino, ora conservato a Torino.

In primavera i sentieri permettono di ammirare una sorprendente varietà di piante e fiori, come a esempio primule, viole spontanee e i rarissimi papaveri bicolore peculiari di questa zona. Lo spettacolo continua in autunno, quando i boschi si colorano di sfumature che lasciano senza fiato per la loro naturale bellezza.

Arte e cultura

Camerano Casasco soddisfa le esigenze degli amanti della natura ma allo stesso tempo ha molto da offrire anche a coloro che amano l’arte e la cultura. Degna di nota è la Chiesa parrocchiale di San Lorenzo, risalente all’anno 1730, arricchita di preziosi stucchi dei maestri luganesi riportati recentemente al loro antico splendore grazie ai restauri effettuati dal 2002 al 2009.

La dislocazione geografica del paese regala ai visitatori dei bellissimi scorci sulle colline astigiane. Dal poggio in cui sorgeva originariamente il castello, distrutto nel 1500 dai francesi, si può ammirare l’intero arco alpino, dal Monte Rosa al Monviso. L’area ospita le manifestazioni che si svolgono durante l’anno ed è considerato uno dei più belli ed importanti punti di aggregazione del paese.

Il cunicolo della Bela Bianca

Da qui inizia un cunicolo interamente in mattoni: la leggenda racconta che tra le sue mura si aggiri il fantasma della Bela Bianca, una nobile accusata di infedeltà e murata viva dal marito. Chi ha il coraggio di percorrere il cunicolo ha accesso ai cantinoni (in piemontese “Crutin”), che fanno da scenario a due peculiarità del nostro paese. La prima è l’antico forno comunale del 1700, tuttora funzionante ed utilizzato in occasione di visite didattiche. La seconda è il presepe meccanico in movimento realizzato dallo scultore Gennaro Cosentino, che attira molti curiosi nel periodo natalizio.
Sono numerose le manifestazioni organizzate durante l’anno dalla Pro Loco. La principale è indubbiamene la festa patronale di San Lorenzo, ad agosto. In quest’occasione si ha la possibilità di gustare le specialità del territorio cucinate dalle nostre fedeli cuoche e passare ore spensierate al ritmo della musica che accompagna le nostre serate.

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Monteprandone, nella terra di San Giacomo

Monteprandone su un colle nel territorio di Ascoli Piceno, distante pochi minuti da San Benedetto del Tronto, gode di un incantevole panorama che abbraccia il mare Adriatico, i monti Sibillini ed il Gran Sasso.

Ideale per il vostro Fuoriporta.

Il comune è suddiviso tra l’area collinare, dove si trova l’antico borgo medievale e la zona industriale più popolosa, ubicata a valle nella frazione di Centobuchi. E’ paese nativo del francescano San Giacomo della Marca, santo patrono del comune, del pittore Carlo Allegretti e del Vescovo Monsignor Eugenio Massi.

Passeggiando per il borgo

Partite da Piazza dell’Aquila, la piazza principale del borgo dove si trovano il Palazzo Comunale e Palazzo Campanelli. Scendete le scalette sul lato sinistro per accedere nella Via Limbo, una via che conserva le caratteristiche tipiche dei vicoli medievali, posizionata a ridosso delle mura castellane erette nel XV secolo. Arrivati alla fine si risale per un’altra scalinata e ci si ritrova su Via Corso, con l’ottocentesca Chiesa della Madonna della Speranza alla propria destra. A sinistra, dopo pochi passi incontrerete Palazzo Parissi con al suo interno il Museo Civico dei Codici di San Giacomo della Marca, dove sono conservati 61 dei volumi appartenuti al Santo e un tempo preservati nella Biblioteca da lui istituita nel Convento francescano, a lui intitolato.

Dopo aver visitato il museo, proseguite su Via Corso fino ad arrivare alla Porta da Monte, uno dei due antichi punti di accesso al borgo – l’altro, Porta da Mare, è stato demolito per lavori di ristrutturazione alla fine del XIX secolo. Uscendo dalle mura, davanti alla Porta troverete l’Antico Lavatoio Comunale, un pezzo di storia, realizzato all’inizio del XX secolo e restaurato da poco.
All’epoca era la fonte principale per l’approvvigionamento d’acqua per gli usi domestici.

Rientrati nel borgo, percorrete Via Pizzorullo che porta a Piazza Belvedere, uno dei punti panoramici migliori del borgo, che si affaccia sul versante appenninico. Da lì si possono prendere sia in Via degli Orti che in Via Allegretti per ritrovarsi, nel punto più alto del borgo in Piazza San Giacomo, davanti alla Chiesa Collegiata di San Nicolò di Bari, ricostruita ex-novo nel XIX secolo. Affianco, nella navata della vecchia collegiata è allestito il Museo di Arte Sacra, che ospita notevoli opere d’arte appartenenti alla parrocchia.

Subito dopo Piazza San Giacomo si arriva a Piazza Castello, luogo in cui si trova la Casa Natale di San Giacomo, divenuta Oratorio nel 1581. Al suo interno sono visibili dipinti raffiguranti le immagini di vita del Santo e una sua statua lignea realizzata per il VI Centenario della sua nascita. All’esterno, sulla parete della Chiesa Collegiata che affaccia sulla piazza si trovano due stelle in sua memoria, una in legno realizzata dai suoi antenati per celebrarne la nascita e l’altra in mosaico, donata dalla comunità dei fedeli in occasione del II centenario dalla sua canonizzazione.

Il giro si conclude percorrendo Via Roma, al cui lato sinistro si può osservare il Torrione di Palazzo Re, che riporta al punto di partenza in Piazza dell’Aquila. Ora si è pronti per uscire dal borgo e andare a vedere la zona sottostante, non prima di essersi fermati per un attimo ad ammirare il panorama che si apre sulla zona costiera.

La Chiesa di S.Maria delle Grazie e il Santuario di San Giacomo della Marca

San Giacomo della Marca, noto tra le altre cose per essere stato consigliere di Re e di Papi, chiese a Papa Nicolò V di poter costruire il convento francescano e la Chiesa. Nel 1449 il Papa diede la sua autorizzazione a realizzare queste opere.

Le due strutture si trovano su Via San Giacomo, la strada che collega il borgo collinare alla zona industriale a valle. Numerose sono le opere d’arte che le abbelliscono, tra queste nella chiesa all’interno della cappella di Santa Maria delle Grazie si può ammirare una preziosa immagine in terracotta della Madonna del XV secolo, donata a San Giacomo dal cardinale Francesco della Rovere; nella cappella del santo invece, sono custodite le sue spoglie mortali riportate a Monteprandone all’inizio del XXI secolo, dopo secoli di permanenza nella chiesa di S. Maria La Nova a Napoli, città in cui morì nel 1476.

Del convento c’è da sottolineare la bellezza del chiostro risalente al XVI secolo. Il suo portico è decorato con affreschi riguardanti la vita del Santo e in una delle stanze è allestito il museo a lui intitolato, dove sono custoditi i suoi oggetti personali e altre opere datate tra il XVI ed il XIX secolo, inserito nel circuito dei Musei Sistini del Piceno.

Fuori le mura: le distese collinari tra i monti ed il mare

Oltre alle attrattive culturali, Monteprandone offre un incantevole paesaggio collinare dove la vegetazione multicolore si espande in tutta la sua bellezza. I turisti potranno passeggiare a piedi o in bicicletta per le Contrade del comune, tra i vigneti e gli uliveti, e fermarsi nelle cantine delle aziende locali per assaporare i loro prodotti enogastronomici dall’eccellente qualità.
Sarà un’esperienza unica per chi ama la natura incontaminata e rigogliosa, tipica di questi luoghi ed il buon cibo.

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