The beautiful Sicilian beaches between Avola and Pozzallo

Le splendide spiagge siciliane tra Avola e Pozzallo

Alcune fra le spiagge più belle d’Italia si trovano proprio nel territorio più meridionale della Penisola. Ovvero nelle cosidette “Terre dei due Mari” in provincia di Ragusa e Siracusa, che si affacciano sul Mar Ionio e sul Mar Mediterraneo. Un viaggio alla scoperta di questi paradisi naturalisti può partire a nord est di Avola, percorrendo la SS 115 da Avola a Cassibile; da qui si raggiunge Contrada Gallina, da cui la spiaggia prende il nome, una grande distesa di grandi sassi bianchi e mare cristallino: 500 metri di litorale sabbioso caratterizzato da un cordone di dune protette da rocce bianche e degradanti sul mare. Superando invece il lungomare di Avola si arriva alla spiaggia di Pantanello, chiamata anche “Ferro di Cavallo” per la sua particolare forma arcuata, quindi una sosta obbligata è nella spiaggia di Mare Vecchio, prospicente l’antica tonnara, presso il borgo di Marina di Avola. Da Avola a Noto, la spiaggia più settentrionale del territorio è quella del Lido di Noto, con una spiaggia di sabbia fine e ambrata e acque cristalline che degradano dolcemente verso il largo. Percorrendo la provinciale, verso sud, si arriva all’Oasi Faunistica di Vendicari: qui si può visitare la spiaggia di Calamosche (nella foto), definita nel 2005 dalla Guida Blu di Legambiente “la spiaggia più bella d’Italia”. Scendendo invece nell’ultimo lembo d’Europa, la spiaggia più meridionale della Sicilia e d’Italia, è quella che si congiunge tramite un lembo di terra all’Isola delle Correnti, nel comune di Portopalo di Capo Passero. Nel Territorio di Pachino non si può non visitare la spiaggia di Carratois: straordinario lembo di mare antistante, limpido e quasi sempre tranquillo, protetto a sinistra dall’Isola delle Correnti e a destra da Punta delle Formiche. Ripartendo a occidente verso il territorio ragusano, attraverso la provinciale che costeggia il litorale, si incontra una lunghissima spiaggia color avorio: è Santa Maria del Focallo, nel comune di Ispica. Qualche altro chilometro più a nord ovest si trova Pozzallo: sotto una delle fortezze più antiche di tutta la zona, Torre Cabrera, si sosta in una delle spiagge più belle d’Italia è quella di Pietre Nere. A poche centinaia di metri ad ovest da questa si trova un’altra incredibile spiaggia, quella di Raganzino, accessibile direttamente dalla strada che dalla città conduce fino alle zone portuali.

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La Calabria dal mare di Crotone alla “capitale” della Sila

Dal mare della Magna Grecia alle montagne della Sila nell’arco di pochi chilometri. C’è tutta la bellezza e la varietà paesaggistica della Calabria nel percorso che conduce da Crotone a San Giovanni in Fiore, passando per Santa Severina e Caccuri. Un itinerario che non partire da Crotone, culla della Magna Grecia e seconda casa di Pitagora, che conserva lo splendido Duomo di San Dionigi risalente al IX secolo, la Chiesa dell’Immacolata, la Chiesa e il Convento di Santa Chiara; senza ovviamente dimenticare il Castello a pianta poligonale, mentre dell’antico Santuario di Hera Lacinia oggi rimane solo una colonna del tempio costruito nel 470 a.C. Lasciata Crotone il viaggio prosegue alla volta di  Santa Severina, cittadina dal passato bizantino e normanno edificata su un’alta rupe, dalla quale si può godere di una bella vista sulla Valle del Neto; il vecchio quartiere bizantino è denominato Grecia, e qui si possono ammirare diverse case scavate nella roccia e abbandonate nel 1783 dopo il terremoto; meritano sicuramente una visita anche la Cattedrale, il Battistero, il Castello e il Palazzo Arcivescovile, che ospita il Museo diocesano. Terza tappa del viaggio è il borgo di Caccuri, un piccolo gioiello con le strade di pietra levigata che conducono all’imponente Castello, che custodisce anche la Chiesa Arcipretale di Santa Maria delle Grazie e la Chiesa di Santa Maria del Soccorso. Ultima tappa del breve viaggio, con un dislivello altimetrico e climatico non indifferente, porta in montagna e nella “capitale” della Sila: San Giovanni in Fiore è un luogo mistico e affascinante, legato alla figura di Gioacchino da Fiore, citato da Dante Alighieri nella Divina Commedia. Qui è possibile ammirare l’Abbazia Florense, il primo edificio che nacque sul territorio silano e da cui poi si sviluppò la città, insieme all’Arco Normanno e a Piazza Abate Gioacchino, dove si affaccia la Chiesa Madre.

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Polignano a Mare e le sue grotte marine

E’ la città natale del grande Domenico Modugno, un piccolo gioiello a picco sul Mare Adriatico e meta estiva fra le più conosciute di tutta la Puglia. Polignano a Mare (Bari) custodisce gelosamente le tracce del suo glorioso passato, dalla chiesa di Santa Maria Assunta all’Abbazia di San Vito, dal palazzo Marchesale a quello dell’Orologio. Ma a colpire subito l’occhio al visitatore sono le particolari grotte marine, frutto dell’azione erosiva dell’acqua e del vento e della “vena artistica” della natura che sembra divertirsi a dipingere sagome e giochi di luce davvero unici. E così un tour delle grotte, da compiere rigorosamente in barca, permette di scoprire innanzitutto la Grotta Palazzese, la più famosa di Polignano, che deve la gran parte del suo fascino al feudatario Giuseppe Leto: fu lui, nel 1713, a dotarla di una particolare terrazza pensile con l’obiettivo di trasformarla, attraverso una sapiente progettazione architettonica, in una grotta delle delizie; citato nelle enciclopedie di Diderot e D’Alembert e immortalato dal famoso incisore francese Louis Jean Desprez nel 1778, questo luogo non lasciò indifferente nemmeno la regina Giovanna d’Angiò durante la sua visita in Puglia. Ma meritano sicuramente una visita anche la grotta delle Rondinelle e la grotta dell’Episcopina, così chiamata per i cunicoli che la univano alla chiesa Matrice; e ancora a poca distanza la grotta della Chiangella, che deve il suo nome al pianto delle mamme disperate per la sorte delle figlie, rapite durante le incursioni di saraceni e pirati. E ancora la grotta Ardito e quella delle Monache, così chiamata perché era frequentata dalle religiose che potevano fare il bagno lontane da occhi indiscreti.

 

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Otranto, Polignano a mare, Ortona, Senigallia e Grado: i consigli di Fuoriporta

Una delle perle del Salento, per le sue spiagge e il suo mare incontaminato, è in realtà anche un centro ricco di storia: affacciata sul mare Adriatico quasi in fondo al “Tacco d’Italia”, Otranto custodisce gelosamente nel suo centro storico – arroccato su una collina che domina il mare – dei veri e propri gioielli come la Cattedrale dell’Annunziata, la chiesa di San Pietro e il Castello Aragonese. Perdersi nei suoi vicoli, magari all’ora del tramonto dopo una giornata trascorsa in spiaggia, è davvero un’esperienza che vale la pena di essere vissuta. Non solo d’estate, quando la cittadina in provincia di Lecce organizza ogni giorno un evento diverso, ma anche fuori stagione: in occasione della Festa di San Giuseppe, ad esempio, le famiglie del posto preparano le caratteristiche “Tavole di San Giuseppe”, imbandite con ogni ben di Dio, mentre tra le feste religiose meritano una citazione quelle dedicate a San Francesco da Paola (a maggio), ai Santi Martiri Idruntini (a metà agosto) e alla Madonna dell’Altomare (prima domenica di settembre).

Risalendo lungo l’Adriatico, ancora in Puglia ma questa volta in provincia di Bari, eccoci a Polignano a Mare, nota in tutta Italia per essere la città natale del grande Domenico Modugno. Dalle caratteristiche costruzioni bianchissime, con il centro storico arroccato su uno sperone di roccia a picco sul mare, si fa apprezzare per le particolari grotte marine e per i resti della dominazione romana, ancora ben visibili nella parte antica della cittadina. Un luogo sempre in fermento, d’estate (quando si organizzano la Sagra della patata a giugno e la Sagra del pesce e palio del mare ad agosto) così come nel resto dell’anno: dalle feste in onore del patrono San Vito (ad aprile e ancora a giugno) ai falò di San Giuseppe (19 marzo) fino ai fuochi di Santa Lucia (dicembre), qui non ci si annoia mai!

E’ uno dei luoghi di mare più frequentati dell’intero Abruzzo, ma non solo: Ortona, vivace centro della provincia di Chieti, ospita il più grande porto regionale per bacino, dimensione e movimento ed è nota anche come “la città del vino”. A causa della strategica posizione geografica, la città è stata sempre al centro di importanti avvenimenti storici: un passato glorioso testimoniato dal Castello Aragonese e dai fatti della Seconda Guerra Mondiale, che portarono Winston Churchill a definirla “la Stalingrado d’Italia” al punto da essere insignita della Medaglia d’Oro al Valore Civile. Se il 17 gennaio si può assistere alla rievocazione storica de “Lu Sant’Antonjie”, la prima domenica di maggio ricorre la festa di San Tommaso Apostolo, patrono della città. Da non perdere, in estate, la Festa della Madonna dell’Assunta il 15 agosto e quella dedicata a San Rocco il giorno successivo.

Pochi lo sanno ma Senigallia, una delle cittadine simbolo della movida adriatica nel periodo estivo, è in realtà una cittadina dalle origini antichissime che risalgono addirittura al 300 a.C. quando la tribù gallica dei Senoni decise di stanziarsi in quello che oggi è un tratto della provincia di Ancona. Oggi Senigallia è una città tutta da scoprire, dalla quattrocentesca Rocca Roveresca al Palazzo del Comune, dai caratteristici portici alla casa natale di Papa Pio IX fino alla rotonda a mare, uno dei simboli moderni più amati. Ed è, al contempo, una città tutta da vivere in estate, con la notte bianca, il CaterRaduno, la Fiera di Sant’Agostino e il Summer Jamboree; ma anche nel resto dell’anno non mancano gli eventi come la festa del pane (a settembre) e i mercatini natalizi con la casa di Babbo Natale.

Nota anche come “l’isola del sole” o come “la prima Venezia”, Grado è un caratteristico centro turistico e termale della provincia di Gorizia, a pochi chilometri dal confine con la Slovenia. Molto caratteristica è la città vecchia, ancora racchiusa dall’antico perimetro del castrum romano, mentre tra le 30 isole della Laguna meritano una visita l’isola della Schiusa e quella di Barbana. Importante centro portuale già al tempo degli Antichi Romani, Grado mette a disposizione dei visitatori un’ampia spiaggia sabbiosa e conserva monumenti di grande interesse come la Basilica di Santa Maria delle Grazie, la Basilica di Santa Eufemia e il Santuario della Madonna di Barbana. Tra gli eventi imperdibili, la processione delle barche in occasione del Perdòn de Barbana (prima domenica di luglio), il Festival della Canzone Gradese e il festival letterario Grado Giallo.

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La Via Sacra del Gargano

Mare, buona cucina, natura incontaminata, folklore: il Gargano è tutto questo e molto di più. La splendida penisola pugliese che si protende nel Mar Adriatico è stata per tanti secoli crocevia di popolazioni diverse e meta di pellegrinaggi che ancora oggi richiamano fedeli provenienti da tutto il mondo. E così, tornando al tempo del Medioevo, è possibile seguire il percorso della “Via dei Langobardorum”, ossia la Via Sacra dei Longobardi. Lungo la strada percorsa dai fedeli provenienti dal Tavoliere settentrionale è possibile scoprire piccole chiese, monasteri ed eremitaggi, segni tangibili della tradizione religiosa del Gargano.

La Via Sacra ha come prima tappa il Santuario della Madonna di Stignano, del XVI secolo, poi San Marco in Lamis; successivamente il viaggio prosegue verso l’antico centro di San Giovanni Rotondo, famoso per le opere compiute da Padre Pio. Si arriva così alla tappa successiva di Monte Sant’Angelo per la visita alla Grotta dell’Arcangelo Michele: questo è senza dubbio il luogo più intenso del faticoso percorso religioso, dove il paesaggio spirituale contribuisce fortemente alla meditazione dell’uomo. Il viaggio continua poi verso S. Leonardo di Siponto a Manfredonia, per terminare al Santuario dell’Incoronata di Foggia.

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Saline trapanesi in mostra al museo di Paceco

“Il sale tra passato e presente”: non poteva esserci slogan migliore per descrivere il viaggio a ritroso nel tempo, ma con un occhio sempre attento alla contemporaneità, che il visitatore intraprende varcando la soglia del Museo del Sale, perla del comune di Paceco in provincia di Trapani. Grazie ad un percorso guidato, è infatti possibile ripercorrere le tappe e le vicende di una tradizione lunga secoli e secoli: basti pensare che la storia delle saline trapanesi si fa risalire addirittura al popolo dei Fenici, che circa tremila anni fa deteneva il monopolio dell’oro bianco, indispensabile sia come integratore alimentare sia nei processi di conservazione del pescato, delle carni e della concia delle pelli. Certo è che, almeno a partire dall’anno mille, le saline diventarono il biglietto da visita che consentì a Trapani di farsi conoscere in tutta Europa, orgoglio di un territorio particolarmente idoneo alla coltura del sale grazie a un clima favorevole caratterizzato da una forte irradiazione solare e frequente ventilazione, da scarse piogge e da un mare, il Mediterraneo, ad alto grado di salinità.
Nato all’interno di un baglio, un’antica fattoria-fortezza del Seicento adibita alla molitura del sale, con il grande mulino a vento annesso, il museo conserva gli antichi strumenti di lavoro dei salinari e tante vecchie foto in bianco e nero. Al suo interno è possibile ammirare in esposizione reperti originali accompagnati da numerose schede ricche di informazioni e pannelli di ricostruzione per fasi del ciclo lavorativo: i vecchi ruzzoli per compattare il fondo delle saline, i cattedri (ovvero le ceste per trasportare il sale), le pale di legno dei mulini, la spira o vite d’Archimede per aspirare l’acqua della vasca, i listelli di legno per misurare il sale, i sacchi di iuta, il carro-botte che attaccato al mulo faceva la spola tra una vasca e l’altra per dissetare i salinari e tanti altri strumenti di lavoro, oggi in disuso, che si sono trasformati in interessanti reperti di archeologia industriale.
Visitare questi luoghi permette quindi di scoprire le armonie di un territorio che unisce mare e terra, e al contempo di conoscere da vicino il valore culturale di un’antica operosità, ancora estremamente attuale, come quella della salicoltura. Dopo la visita al museo, infatti, è d’obbligo una passeggiata nelle saline circostanti: qui, tra i canali che dividono le varie vasche, è possibile immergersi in un’atmosfera dai colori e dai profumi unici.

Zapponeta

Zapponeta: dal centro storico alle spiagge selvagge

Tra mare e campagna, Zapponeta è un piccolo paese della provincia di Foggia, ideale per gli amanti della tranquillità e della natura. Partendo dal piccolo centro storico, dove si possono visitare la Chiesa Parrocchiale (fondata contemporaneamente al primo piccolo nucleo di case nel Settecento), dedicata a San Michele Arcangelo e che conserva al suo interno interessanti opere d’arte di artisti locali, oltre alla maestosa Torre Rivoli, passando accanto a una serie di antichi casali di campagna si possono raggiungere le splendide spiagge del litorale. Quella di Zapponeta è nota per la sabbia nera e ricca di minerali ferrosi, di cui si esaltano le proprietà terapeutiche. Il lungo litorale si estende dalle paludi del Lago Salso e della Riserva Naturale Frattaralo, ex Palude Frattarolo, che si estende per 500 ettari, 257 dei quali sono protetti come Riserva Naturale Statale del Popolamento Animale, e inclusi nel Parco Nazionale del Gargano dal 1980, fino alle saline di Margherita di Savoia.

Il Monte Conero e i vigneti di Montepulciano

Viaggiare lungo la costa del Mar Adriatico ed imbattersi in una “perla” unica nel lunghissimo tratto che va da Trieste al Gargano: il Monte Conero: 572 metri a picco sul mare, coperto da una ricchissima e varia flora di ambiente marino. Il Parco Regionale istituito nel 1987, con le sue cave dismesse, è una sorta di libro aperto sulla storia geologica della zona e sull’intera successione stratigrafica dell’Appennino umbro-marchigiano e vanta numerose peculiarità botaniche come l’euforbia arborescente, la violaciocca e il finocchio selvatico. Terminata l’escursione sul Conero, vale davvero la pena scendere verso l’entroterra e imbattersi nei vigneti di Montepulciano che danno origine all’ottimo Rosso Conero. Si tratta di un grande vino che nasce nei vigneti di appena sette comuni della provincia di Ancona – Ancona, Camerino, Numana, Offagna, Sirolo, Castelfidardo e Osimo – che ha preso il nome proprio dal promontorio a picco sull’Adriatico.
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Portovenere, Viareggio, Gaeta, Positano e Scilla: i consigli di Fuoriporta

E’ uno dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco e una delle perle della riviera ligure di levante: Portovenere, in provincia di La Spezia, si affaccia sullo splendido “Golfo dei Poeti” con le sue caratteristiche casette colorate che raccontano di un passato antico e glorioso. Un passato inevitabilmente legato a doppio filo al mare: non a caso Portovenere fa parte delle borgate marinare che partecipano ogni anno al Palio del Golfo, che la prima domenica di agosto vede sfidarsi i paesi che si affacciano sul Golfo di La Spezia, capoluogo di provincia che il 13 settembre celebra San Venerio con una processione in mare che porta la statua del santo dalla città fino all’isola del Tino. Ma questa è anche una terra nella quale si produce un olio extravergine di oliva di primissima qualità, base del classico pesto alla genovese: ed ecco quindi che il 9 aprile torna ogni anno l’appuntamento con la festa del basilico.

Riscendendo la Penisola a Sud lungo il mar Tirreno eccoci a Viareggio, una delle perle della Toscana: la cittadina in provincia di Lucca, nota soprattutto per l’antico carnevale organizzato per la prima volta nel lontano 1873, è in realtà un antico centro molto attivo nell’ambito della cantieristica navale (i cantieri viareggini hanno inventato nel corso dei secoli diversi tipi di imbarcazioni nuove), della floricultura e ovviamente della pesca, ed è famosa per i suoi palazzi in stile liberty e decò. Ogni inverno la “capitale della Versilia” organizza il Carnevale più famoso d’Italia, le cui maschere ufficiali sono Burlamacco e Ondina, nate nel 1931 dalla penna di Uberto Bonetti; nella settimana che precede il 25 marzo è invece la volta della festa di Maria Annunziata con la tradizionale Fiera dei Ciottorini, piccoli oggetti artistici prodotti artigianalmente. E ancora tra premi letterali, manifestazioni cinematografiche, spettacoli ed eventi musicali, fino all’estate e anche oltre: a Viareggio è davvero impossibile annoiarsi.

Dall’alta Toscana al basso Lazio, e più precisamente a Gaeta, la cittadina in provincia di Latina il cui nome è tutt’ora avvolto nella leggenda: da Diodoro Siculo passando per Virgilio fino ad Aiete, fratello della Maga Circe (il monte Circeo dista solo pochi chilometri) le ipotesi sono tante, e tutte affascinanti. Certo è che Gaeta non è solo una nota località balneare che si affaccia su uno dei tratti di mare più belli dell’intero Lazio, ma è anche un piccolo scrigno di gioielli architettonici, Santuario della Santissima Annunziata alla Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano, fino al pittoresco Tempio di San Francesco. Un centro vivo tutti i mesi dell’anno, dove spiccano la processione in onore della Madonna di Porto Salvo, protettrice dei pescatori e dei naviganti (seconda domenica di agosto), e il particolare “Gliu Sciuscio”: la notte del 31 dicembre le orchestre di giovani del luogo girano per gli esercizi commerciali e per le case di Gaeta intonando canti tipici per augurare al padrone di casa un buon anno.

Luogo di villeggiatura sin dai tempi dell’antica Roma e località glamour per eccellenza a partire dagli anni 60’, Positano è uno dei luoghi più affascinanti della Costiera Amalfitana, un vero e proprio angolo di paradiso in provincia di Salerno affacciato sul mar Tirreno. Secondo la leggenda, il suo nome deriva da una nave che trasportava un quadro raffigurante la Madonna, che miracolosamente parlò (“posa, posa”, ovvero “fermatevi qui”) salvando i marinai dal mare in burrasca proprio dinnanzi a quello che era un piccolo borgo di pescatori. E che ora si è trasformato in una meta di turismo proveniente da tutto il mondo, “vivo” 12 mesi all’anno e ricchissimo di eventi: dalla Festa patronale di San Vito (15 giugno) alla festa di San Giuseppe (19 marzo), dalla Sagra della zeppola (nel periodo natalizio) agli eventi di moda, c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Ed è sempre un affascinante mix di storia e leggenda ad aver dato il nome a Scilla, ultima tappa del nostro viaggio lungo le coste del Tirreno. In quella parte di Calabria che un tempo era Magna Grecia, la cittadina in provincia di Reggio era nota come Skylla o Skyllaion, ovvero “scoglio”, proprio perché sia arrampica su una rupe delPromontorio Scillèo; ma Scilla è anche il nome della figlia di Niso, che aiutò Minosse prima di essere da lui ripudiata e abbandonata in mare, che ne trascinò il corpo fino a questo meraviglioso angolo del mediterraneo. Il quello che per molti è il borgo marinaro più affascinante d’Italia abbondano gli eventi, a partire dalla festa del patrono San Rocco (16 agosto), proseguendo con i “Vicoli Festival” (inizio agosto) e con le numerose rassegne di moda e gli spettacoli teatrali.

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