Sirmione, gioiello sospeso tra il lago di Garda e il Castello Scaligero

Catullo, il famoso poeta dell’Antica Roma, scriveva: “O Sirmione, gemma delle penisole e delle isole, tutte quelle che nei limpidi laghi e nel vasto mare sorregge l’uno e l’altro Nettuno, quanto volentieri e con quanta gioia ti rivedo”. Incastonata nel Lago di Garda e dominata   dallo splendido Castello Scaligero, ancora oggi Sirmione è un luogo estremamente scenografico, una meta dal fascino intatto e adatta a un turismo di ogni età; soprattutto di notte, quando calano le luci e le mura del centro storico si accendono di colori. E’ davvero indimenticabile passeggiare tra i vicoli del centro storico e sul lungolago, magari concedendosi una cena a base delle specialità locali: pesce di lago e vino Lugana. Senza dimenticare la strada che si percorre per raggiungerla, una stretta lingua di terra che sembra quasi dividere in due la parte meridionale del Garda. Anche qui, a un’offerta turistica ormai all’avanguardia, si affiancano percorsi culturali di grande fascino, a partire dalle antichissime Grotte di Catullo e dalla Chiesa di santa Maria della Neve, senza dimenticare gli altri edifici di culto e architetture civili come il Palazzo Maria Callas.

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L’itinerario di Sigerico sulle tappe della Via Francigena

Fra gli innumerevoli percorsi che da varie zone d’Europa e d’Italia raggiungevano Roma, la capitale della cristianità, uno dei più anticamente documentati è l’itinerario detto “Via Francigena”: ovvero la via proveniente dalla Francia. L’itinerario di Sigerico è stata la principale fonte per la ricostruzione della moderna Via Francigena: si tratta di un itinerario di 1.800 chilometri e 80 tappe, percorso in 79 giorni dall’Arcivescovo Sigerico nell’anno 990. Un lungo viaggio per ritornare a Canterbury da Roma dopo l’investitura del Pallio Arcivescovile da parte del Papa Giovanni XV. Sigerico, su invito del Pontefice, annotò tutte le tappe, una per giorno, che lo riportavano in Gran Bretagna attraverso l’Europa: il suo diario è quindi la più autentica testimonianza del tracciato della Via Francigena da Roma fino al canale della Manica di quell’epoca. La via di Sigerico diventa così un’occasione per la conoscenza dell’identità culturale europea nei suoi aspetti storici, artistici e religiosi oltre che una vera opportunità di valorizzazione territoriale dei luoghi attraversati. Nel tratto italiano, il percorso attraversa sette regioni – Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Lazio – e 140 Comuni, per un totale di 44 tappe.

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In viaggio verso la Rocca di Solferino, la “spia d’Italia”

La “spia d’Italia” domina dal 1022 la sommità del colle più alto di Solferino, in provincia di Mantova. E’ nota così la Rocca di Solferino, per la sua posizione strategica che regala – grazie anche ai 23 metri di altezza – un meraviglioso panorama della rigogliosa campagna sottostante: da qui è possibile scorgere in lontananza, verso il nord, la Torre di San Martino, distante circa 10km ed il lago di Garda ed al sud le prime propaggini appenniniche, Castiglione delle Stiviere e la vasta pianura padana fino alle prime propaggini degli Appennini. In questo tratto della bassa Lombardia, il 24 giugno del 1859 si combatté una sanguinosa battaglia tra gli austriaci e l’esercito francese; non a caso la Rocca – immersa in un ampio e rigoglioso parco – conserva al suo interno numerosi cimeli ritrovati sul campo di battaglia. Percorrendo la rampa lignea che porta alla terrazza panoramica, si possono osservare i documenti che testimoniano la storia della Rocca e la zecca di Solferino; prima di giungere sulla terrazza, vale la pena visitare la grande Sala dei Sovrani, al cui interno spiccano i ritratti di Vittorio Emanuele II e di Vittorio Emanuele III.

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pasturo

A Pasturo sulle tracce della poetessa Antonia Pozzi

Il nome stesso sembra indicare la fertilità dei pascoli del piano e della montagna: Pasturo sorge nella conca della Valsassina, sulle pendici orientali della Grigna Settentrionale. In questo angolo della provincia di Lecco, dove la famiglia aveva una casa di villeggiatura, la grande poetessa Antonia Pozzi trascorse momenti importanti della sua breve vita: per le vie del paese è possibile trovare ventidue pannelli che riportano suoi versi o fotografie legate al territorio pasturese. Nel centro storico di Pasturo meritano una visita anche la chiesa parrocchiale di Sant’Eusebio (costruita nel Trecento e ingrandita e riconsacrata nel 1628) e il Santuario della Madonna della Cintura, antico edificio religioso noto così ma intitolato a San Giacomo Apostolo. Questa, inoltre, è stata nei secoli terra di castelli. Nell’alto Medioevo in zona se ne trovava uno in prossimità del Pioverna, di proprietà della contessa Ferlenda di Lecco. Nel XV secolo, invece, ne venne costruito un altro enorme dagli Sforza quando ebbero proprietà su queste terre. Quando arrivarono le truppe francesi Simone Arrigoni, che presidiava la fortezza, venne qui catturato e giustiziato.

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Il Santuario della Madonna della Possenta a Ceresara

Il Santuario Beata Vergine della Possenta si trova a Ceresara, un piccolo paese del mantovano. Questa chiesa sembra risalire a prima del XV secolo e molti sono i fedeli che ogni giorno si recano sul luogo per pregare e ringraziare. La chiesa di Santa Maria Possenta – questo è il titolo originale poi sostituito da quello dell’Annunciazione della beata Vergine Maria – fu costruita per opera e volontà della popolazione ceresarese nella seconda metà del Quattrocento. Luogo di devozione mariana, cui la tradizione attribuisce diversi prodigi, alcuni dei quali associati alla presenza di un pozzo, nel 1569 la chiesa della Possenta fu unita, per un’arbitraria decisione del vescovo di Mantova, alla parrocchia di Castelgrimaldo e finalmente, nel 1959, riassegnata a Ceresara. Collocato in un ambiente naturale di grande suggestione, circondato da prati e ciliegeti, l’edificio sacro, di modeste dimensioni, conserva al suo interno una statua in cotto della Madonna attribuibile al XV secolo. Nel secondo dopoguerra il comune di Ceresara ha trasformato l’annuale festa che il 25 marzo si teneva presso questo piccolo santuario, nella fiera della Possenta, appuntamento di grande richiamo che si celebra appunto nel giorno dell’Annunciazione.

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Da Pandino a Pizzighettone, le cittadelle fortificate del Cremonese

Visconti e Sforza contro la Serenissima, spagnoli contro francesi, francesi contro austriaci. Le terre di Cremona, strette tra il Ducato di Milano e Venezia, sono state per tanti secoli zone di guerra tra opposte fazioni. E così sono davvero molte le cittadelle fortificate che, ancora oggi, raccontano storie tutte da scoprire. E’ il caso del Castello Visconteo di Pandino (nella foto), fatto costruire come residenza di caccia da Bernabò Visconti nel 1355 e caratterizzato da imponenti torrioni difensivi, che custodisce all’interno splendide decorazioni medievali quasi completamente conservate. A Pizzighettone, difesa da una cinta fortificata perfettamente integra e lunga ben 2 km, è invece possibile scoprire una vera e propria “città della guerra”: i volontari delle Mura, ogni sabato e domenica, guidano alla scoperta della cerchia muraria che conserva casematte, fossato, porte d’ingresso, Torrione e prigioni, divenute ora un Museo. Da non perdere, infine, Soncino, Cittadella Murata, dominata dalla Rocca Sforzesca del 1473. La cerchia nasconde un borgo medievale tra i più belli d’Italia. Passeggiando tra i suoi vicoli, potrete visitare chiese ricche di opere d’arte e il Museo della Stampa con le sue collezioni di macchinari d’epoca.

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San Martino della Battaglia, la torre e il Museo

In questo angolo della provincia di Brescia, il 24 giugno del 185 le forze del Regno di Sardegna – guidate da Vittorio Emanuele II e alleate ai francesi di Napoleone III – sconfissero gli austriaci guidati dall’Imperatore Francesco Giuseppe. Un evento talmente importante da aver dato il nome a San Martino della Battaglia, graziosa frazione di Desenzano del Garda famosa anche per una produzione vinicola di altissima qualità.

Un tour alla scoperta di questo luogo non può non partire dalla torre monumentale, eretta per onorare la memoria di re Vittorio Emanuele II e di quanti hanno combattuto per l’indipendenza e l’Unità d’Italia nelle Campagne dal 1848 al 1870. Sorge sul colle più alto di San Martino che l’armata sarda, con alterne fortune, conquistò, perse e riprese più volte con cruenti assalti e ripetute cariche contro gli Austriaci. Dalla cima del monumento si possono ammirare magnifici panorami sulla sottostante pianura e il percorso che si snoda dalla sala di ingresso fino alla piattaforma superiore è impreziosito da statue di bronzo ed affreschi di pregio, che rievocano fatti e protagonisti del periodo risorgimentale.

Proprio alle spalle della torre, merita una visita il Museo – realizzato nel 1939 – che conserva i cimeli, i documenti ed i ricordi della battaglia del 1859, oltre a significative testimonianze di altri eventi della storia del Risorgimento; nelle tre sale sono esposti anche alcuni esemplari dei cannoni impiegati nella battaglia insieme ad armi, divise, carte topografiche e testimonianze di vita quotidiana dei combattenti.

Poco distante dalla Torre, seguendo un breve viale alberato, è infine possibile visitare la Chiesa Ossario, in origine cappella gentilizia dei Conti Tracagni; la facciata della cappella è decorata da tre mosaici eseguiti da artisti del laboratorio Salviati di Venezia, e al sui interno custodisce 1274 teschi e le ossa di 2619 caduti.

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La storia della pesca sull’Iseo nel Museo della rete di Monte Isola

Non un semplice Museo, ma un viaggio all’indietro nel tempo per scoprire i segreti di un’attività che, sulle sponde del Lago d’Iseo, ha costituito per tanti secoli l’unico mezzo di sostentamento per intere famiglie: quella della pesca. E’ il Museo della Rete di Monte Isola, ospitato all’interno della fabbrica di reti più antica del borgo in provincia di Brescia; un luogo di grande fascino che custodisce una ricca raccolta di documenti, una mostra permanente di fotografie storiche in bianco e nero e tanti   oggetti sul mondo della rete e della pesca tradizionale, che così rivive con le sue tradizioni, i suoi strumenti e i suoi ricordi. Monte Isola, adagiata sulle acque del Lago d’Iseo, oggi assurta agli onori della cronaca grazie all’installazione galleggiante di Christo, fino a circa quarant’anni fa vantava un altro sbalorditivo primato: quello di essere uno dei maggiori produttori di reti al mondo! Parliamo di reti da pesca, ma anche sportive e di ogni altro genere di utilizzo: per secoli la loro realizzazione ha rappresentato la prima attività dell’isola insieme alla pesca, con la peculiarità di impegnare esclusivamente le donne, sia per la loro manualità che per la consuetudine che gli uomini andassero   sul lago a pescare.

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Cinque percorsi per scoprire la Franciacorta in bicicletta

Cantine, agriturismi, musei, distillerie, enoteche. La strada del Vino di Franciacorta è questo è molto altro. La zona collinare lombarda compresa tra Brescia e l’estremità meridionale del Lago d’Iseo, è uno dei territori italiani che contano la più alta produzione di spumanti, da gustare insieme ad altre perle della tradizione gastronomica locale tra vigneti, graziosi borghi e antichi casali. Una terra ideale per gli itinerari in bicicletta. La Provincia di Brescia ne segnala cinque, contrassegnati da un colore diverso: nero, blu, giallo, verde e rosso.

Il percorso nero parte da Piazza della Loggia nel centro della città di Brescia e si snoda in periferia costeggiando Urago Mella nei pressi del Villaggio Violino, si addentra successivamente nel paese di Cellatica e nel comune di Gussago per poi lambire Rodengo Saiano passando accanto all’Abbazia Olivetana, per ritornare per stradine di campagna sul percorso di partenza. Si tratta di un percorso ciclo-pedonale lungo 40 km, adatto a tutti e della durata di 2 ore e 30 minuti.

Quello blu parte dall’Abbazia Olivetana di Rodengo Saiano e conduce fino a Provaglio d’Iseo, in località Torbiere del Sebino, attraversando Monticelli Brusati, nel cuore della Franciacorta. Seguendo la pista ciclabile che unisce Brescia a Paratico si giunge a Passirano attraversando le campagne di Fantecolo, Monterotondo e Camignone dove si può fare una pausa di degustazione all’interno delle numerose cantine che si incontrano sulla via. In questo caso si tratta di un percorso di 30 km adatto a tutti e senza difficoltà, da completare in circa 2ore e 30 minuti.

Il percorso giallo porta alla scoperta della parte di Franciacorta che si mescola con il Sebino. Da Iseo, un percorso di 30 km conduce fino a Clusane, costeggiando la riva del Lago d’Iseo, per poi inoltrarsi nel cuore della Franciacorta attraversando Corte Franca, fino a Calino e Bornato.

Quello verde attraversa Paratico, Capriolo, Adro e Corte Franca, per chiudersi nuovamente al punto di partenza. Dirigendosi a Capriolo si può visitare il Museo Agricolo del Vino e osservare il fiume Oglio che scorre attraverso queste terre, uno spettacolo davvero unico.

L’ultimo percorso, quello definito dal colore rosso, porta nella Franciacorta meridionale, collegando Erbusco, Rovato e Cazzago San Martino in un itinerario chiuso.
A Erbusco ci si può fermare a visitare il parco delle Sculture, oppure concedersi una degustazione di vini DOC associati a salumi e formaggi prodotti dagli agriturismi locali.

 

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Il borgo di Lovere, perla del Lago di Iseo

E’ considerato uno dei borghi più belli d’Italia, stretto tra il Lago d’Iseo e la montagna ed edificato su un territorio che ha l’aspetto di un grande anfiteatro. E’ Lovere, perla della provincia di Bergamo: siamo fra l’Alto Sebino, la Val Cavallina e la Val Camonica, sulla costa bergamasca del lago che, d’estate, è meta gettonatissima per molti lombardi e tanti turisti amanti degli sport d’acqua. Imperdibile, per chi arriva da queste parti, è una passeggiata nel centro storico del paese. Salendo dalla piazza del porto, attraverso il rione delle Beccarie, si arriva in Piazza Vittorio Emanuele II, nel dove il tempo è scandito dall’orologio della vecchia torre. Qui si affacciano antichi e affascinanti edifici e sempre qui confluiscono tutti i vicoli del borgo medievale. Salendo ancora si incontra la Chiesa di San Giorgio, all’interno della quale si possono ammirare numerose opere d’arte. Merita sicuramente una visita anche la Galleria dell’Accademia di Belle Arti Tadini, ospitata all’interno di uno splendido palazzo di gusto neoclassico: qui sono esposte delle bellissime opere di Antonio Canova ma anche dipinti di Jacopo Bellini, di Giandomenico Tiepolo, di Francesco Hayez e negli ultimi anni è stata aggiunta una sezione di arte moderna e contemporanea. E se sul lungolago si affacciano molte ville e palazzi degni di nota, nel borgo rinascimentale sorge la Basilica di Santa Maria in Valvendra, risalente al 1473, dalle forme classicheggianti tipiche del Rinascimento lombardo con influenze veneziane.

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