Malentrata, una splendida “terrazza” sulla Val Brembana

Deve il suo nome al fatto che un tempo era davvero difficile da raggiungere. Oggi invece Malentrata, uno dei borghi più particolari della Val Brembana, si può raggiungere comodamente e si divide in una parte bassa (decisamente meglio conservata) e in una alta. Collocate sulla sommità di un colle, le abitazioni godono di una splendida vista sul fondovalle; chi, un tempo, saliva dalla mulattiera, trovava qui una sosta obbligata dopo la fatica della ripida salita. Il gruppo di abitazioni sono unite tra di loro e arroccate sul colle, assomigliando più ad una fortezza che ad una contrada contadina d’un tempo. La rustica chiesetta presenta un’architettura settecentesca, con un apparato murario esterno perfetto a tal punto che l’omogeneità della pietra ha reso superfluo l’intonaco. Costruita nel 1736 ad opera di Bernardino Rota, è dedicata a San Filippo Neri e San Martino, che compaiono, accanto alla Vergine, sulla tela dell’abside. La chiesetta, posta tra verdi prati scoscesi, costruita tutta in pietra a vista con il tetto in coppi, con il piccolo campanile ed il singolare camino della canonica, si staglia pittorescamente sulle pendici della montagna brembillese.

Cornello dei Tasso, gioiello della Valle Brembana

Un tempo era al centro dei commerci che si svolgevano con la Valtellina lungo la Via Mercatorum, la più antica strada della Valle Brembana. Considerato oggi uno dei borghi più belli d’Italia, Cornello dei Tasso è una delle località bergamasche dove si è conservata nel migliore dei modi la struttura urbanistica medioevale. Sul finire del Cinquecento fu costruita una nuova strada che correva sul fondovalle, isolando il borgo; il secolare isolamento ha favorito la conservazione dell’originario tessuto urbanistico che è caratterizzato dalla sovrapposizione di quattro diversi piani edificativi.

Nella parte più in basso sono allineate una serie di costruzioni a strapiombo sul Brembo che evidenziano l’originaria caratteristica di fortificazione del borgo. Sul piano superiore corre il monumentale porticato sotto il quale passava la Via mercatorum. Il terzo piano era dedicato alle case d’abitazione e alterna edifici piuttosto semplici a palazzi di un certo interesse architettonico. In alto sorge la chiesa che rappresenta l’ideale raccordo tra le costruzioni dei piani sottostanti: la chiesa romanica dei Santi Cornelio e Cipriano domina dall’alto tutto il paese, con il suo caratteristico campanile con finestre a bifore, tra i pochi esempi di stile romanico in Valle Brembana.

Sirmione, gioiello sospeso tra il lago di Garda e il Castello Scaligero

Catullo, il famoso poeta dell’Antica Roma, scriveva: “O Sirmione, gemma delle penisole e delle isole, tutte quelle che nei limpidi laghi e nel vasto mare sorregge l’uno e l’altro Nettuno, quanto volentieri e con quanta gioia ti rivedo”. Incastonata nel Lago di Garda e dominata   dallo splendido Castello Scaligero, ancora oggi Sirmione è un luogo estremamente scenografico, una meta dal fascino intatto e adatta a un turismo di ogni età; soprattutto di notte, quando calano le luci e le mura del centro storico si accendono di colori. E’ davvero indimenticabile passeggiare tra i vicoli del centro storico e sul lungolago, magari concedendosi una cena a base delle specialità locali: pesce di lago e vino Lugana. Senza dimenticare la strada che si percorre per raggiungerla, una stretta lingua di terra che sembra quasi dividere in due la parte meridionale del Garda. Anche qui, a un’offerta turistica ormai all’avanguardia, si affiancano percorsi culturali di grande fascino, a partire dalle antichissime Grotte di Catullo e dalla Chiesa di santa Maria della Neve, senza dimenticare gli altri edifici di culto e architetture civili come il Palazzo Maria Callas.

 

 

L’itinerario di Sigerico sulle tappe della Via Francigena

Fra gli innumerevoli percorsi che da varie zone d’Europa e d’Italia raggiungevano Roma, la capitale della cristianità, uno dei più anticamente documentati è l’itinerario detto “Via Francigena”: ovvero la via proveniente dalla Francia. L’itinerario di Sigerico è stata la principale fonte per la ricostruzione della moderna Via Francigena: si tratta di un itinerario di 1.800 chilometri e 80 tappe, percorso in 79 giorni dall’Arcivescovo Sigerico nell’anno 990. Un lungo viaggio per ritornare a Canterbury da Roma dopo l’investitura del Pallio Arcivescovile da parte del Papa Giovanni XV. Sigerico, su invito del Pontefice, annotò tutte le tappe, una per giorno, che lo riportavano in Gran Bretagna attraverso l’Europa: il suo diario è quindi la più autentica testimonianza del tracciato della Via Francigena da Roma fino al canale della Manica di quell’epoca. La via di Sigerico diventa così un’occasione per la conoscenza dell’identità culturale europea nei suoi aspetti storici, artistici e religiosi oltre che una vera opportunità di valorizzazione territoriale dei luoghi attraversati. Nel tratto italiano, il percorso attraversa sette regioni – Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Lazio – e 140 Comuni, per un totale di 44 tappe.

 

In viaggio verso la Rocca di Solferino, la “spia d’Italia”

La “spia d’Italia” domina dal 1022 la sommità del colle più alto di Solferino, in provincia di Mantova. E’ nota così la Rocca di Solferino, per la sua posizione strategica che regala – grazie anche ai 23 metri di altezza – un meraviglioso panorama della rigogliosa campagna sottostante: da qui è possibile scorgere in lontananza, verso il nord, la Torre di San Martino, distante circa 10km ed il lago di Garda ed al sud le prime propaggini appenniniche, Castiglione delle Stiviere e la vasta pianura padana fino alle prime propaggini degli Appennini. In questo tratto della bassa Lombardia, il 24 giugno del 1859 si combatté una sanguinosa battaglia tra gli austriaci e l’esercito francese; non a caso la Rocca – immersa in un ampio e rigoglioso parco – conserva al suo interno numerosi cimeli ritrovati sul campo di battaglia. Percorrendo la rampa lignea che porta alla terrazza panoramica, si possono osservare i documenti che testimoniano la storia della Rocca e la zecca di Solferino; prima di giungere sulla terrazza, vale la pena visitare la grande Sala dei Sovrani, al cui interno spiccano i ritratti di Vittorio Emanuele II e di Vittorio Emanuele III.

 

 

pasturo

A Pasturo sulle tracce della poetessa Antonia Pozzi

Il nome stesso sembra indicare la fertilità dei pascoli del piano e della montagna: Pasturo sorge nella conca della Valsassina, sulle pendici orientali della Grigna Settentrionale. In questo angolo della provincia di Lecco, dove la famiglia aveva una casa di villeggiatura, la grande poetessa Antonia Pozzi trascorse momenti importanti della sua breve vita: per le vie del paese è possibile trovare ventidue pannelli che riportano suoi versi o fotografie legate al territorio pasturese. Nel centro storico di Pasturo meritano una visita anche la chiesa parrocchiale di Sant’Eusebio (costruita nel Trecento e ingrandita e riconsacrata nel 1628) e il Santuario della Madonna della Cintura, antico edificio religioso noto così ma intitolato a San Giacomo Apostolo. Questa, inoltre, è stata nei secoli terra di castelli. Nell’alto Medioevo in zona se ne trovava uno in prossimità del Pioverna, di proprietà della contessa Ferlenda di Lecco. Nel XV secolo, invece, ne venne costruito un altro enorme dagli Sforza quando ebbero proprietà su queste terre. Quando arrivarono le truppe francesi Simone Arrigoni, che presidiava la fortezza, venne qui catturato e giustiziato.

 

Il Santuario della Madonna della Possenta a Ceresara

Il Santuario Beata Vergine della Possenta si trova a Ceresara, un piccolo paese del mantovano. Questa chiesa sembra risalire a prima del XV secolo e molti sono i fedeli che ogni giorno si recano sul luogo per pregare e ringraziare. La chiesa di Santa Maria Possenta – questo è il titolo originale poi sostituito da quello dell’Annunciazione della beata Vergine Maria – fu costruita per opera e volontà della popolazione ceresarese nella seconda metà del Quattrocento. Luogo di devozione mariana, cui la tradizione attribuisce diversi prodigi, alcuni dei quali associati alla presenza di un pozzo, nel 1569 la chiesa della Possenta fu unita, per un’arbitraria decisione del vescovo di Mantova, alla parrocchia di Castelgrimaldo e finalmente, nel 1959, riassegnata a Ceresara. Collocato in un ambiente naturale di grande suggestione, circondato da prati e ciliegeti, l’edificio sacro, di modeste dimensioni, conserva al suo interno una statua in cotto della Madonna attribuibile al XV secolo. Nel secondo dopoguerra il comune di Ceresara ha trasformato l’annuale festa che il 25 marzo si teneva presso questo piccolo santuario, nella fiera della Possenta, appuntamento di grande richiamo che si celebra appunto nel giorno dell’Annunciazione.

 

 

 

Da Pandino a Pizzighettone, le cittadelle fortificate del Cremonese

Visconti e Sforza contro la Serenissima, spagnoli contro francesi, francesi contro austriaci. Le terre di Cremona, strette tra il Ducato di Milano e Venezia, sono state per tanti secoli zone di guerra tra opposte fazioni. E così sono davvero molte le cittadelle fortificate che, ancora oggi, raccontano storie tutte da scoprire. E’ il caso del Castello Visconteo di Pandino (nella foto), fatto costruire come residenza di caccia da Bernabò Visconti nel 1355 e caratterizzato da imponenti torrioni difensivi, che custodisce all’interno splendide decorazioni medievali quasi completamente conservate. A Pizzighettone, difesa da una cinta fortificata perfettamente integra e lunga ben 2 km, è invece possibile scoprire una vera e propria “città della guerra”: i volontari delle Mura, ogni sabato e domenica, guidano alla scoperta della cerchia muraria che conserva casematte, fossato, porte d’ingresso, Torrione e prigioni, divenute ora un Museo. Da non perdere, infine, Soncino, Cittadella Murata, dominata dalla Rocca Sforzesca del 1473. La cerchia nasconde un borgo medievale tra i più belli d’Italia. Passeggiando tra i suoi vicoli, potrete visitare chiese ricche di opere d’arte e il Museo della Stampa con le sue collezioni di macchinari d’epoca.

 

 

San Martino della Battaglia, la torre e il Museo

In questo angolo della provincia di Brescia, il 24 giugno del 185 le forze del Regno di Sardegna – guidate da Vittorio Emanuele II e alleate ai francesi di Napoleone III – sconfissero gli austriaci guidati dall’Imperatore Francesco Giuseppe. Un evento talmente importante da aver dato il nome a San Martino della Battaglia, graziosa frazione di Desenzano del Garda famosa anche per una produzione vinicola di altissima qualità.

Un tour alla scoperta di questo luogo non può non partire dalla torre monumentale, eretta per onorare la memoria di re Vittorio Emanuele II e di quanti hanno combattuto per l’indipendenza e l’Unità d’Italia nelle Campagne dal 1848 al 1870. Sorge sul colle più alto di San Martino che l’armata sarda, con alterne fortune, conquistò, perse e riprese più volte con cruenti assalti e ripetute cariche contro gli Austriaci. Dalla cima del monumento si possono ammirare magnifici panorami sulla sottostante pianura e il percorso che si snoda dalla sala di ingresso fino alla piattaforma superiore è impreziosito da statue di bronzo ed affreschi di pregio, che rievocano fatti e protagonisti del periodo risorgimentale.

Proprio alle spalle della torre, merita una visita il Museo – realizzato nel 1939 – che conserva i cimeli, i documenti ed i ricordi della battaglia del 1859, oltre a significative testimonianze di altri eventi della storia del Risorgimento; nelle tre sale sono esposti anche alcuni esemplari dei cannoni impiegati nella battaglia insieme ad armi, divise, carte topografiche e testimonianze di vita quotidiana dei combattenti.

Poco distante dalla Torre, seguendo un breve viale alberato, è infine possibile visitare la Chiesa Ossario, in origine cappella gentilizia dei Conti Tracagni; la facciata della cappella è decorata da tre mosaici eseguiti da artisti del laboratorio Salviati di Venezia, e al sui interno custodisce 1274 teschi e le ossa di 2619 caduti.

 

La storia della pesca sull’Iseo nel Museo della rete di Monte Isola

Non un semplice Museo, ma un viaggio all’indietro nel tempo per scoprire i segreti di un’attività che, sulle sponde del Lago d’Iseo, ha costituito per tanti secoli l’unico mezzo di sostentamento per intere famiglie: quella della pesca. E’ il Museo della Rete di Monte Isola, ospitato all’interno della fabbrica di reti più antica del borgo in provincia di Brescia; un luogo di grande fascino che custodisce una ricca raccolta di documenti, una mostra permanente di fotografie storiche in bianco e nero e tanti   oggetti sul mondo della rete e della pesca tradizionale, che così rivive con le sue tradizioni, i suoi strumenti e i suoi ricordi. Monte Isola, adagiata sulle acque del Lago d’Iseo, oggi assurta agli onori della cronaca grazie all’installazione galleggiante di Christo, fino a circa quarant’anni fa vantava un altro sbalorditivo primato: quello di essere uno dei maggiori produttori di reti al mondo! Parliamo di reti da pesca, ma anche sportive e di ogni altro genere di utilizzo: per secoli la loro realizzazione ha rappresentato la prima attività dell’isola insieme alla pesca, con la peculiarità di impegnare esclusivamente le donne, sia per la loro manualità che per la consuetudine che gli uomini andassero   sul lago a pescare.