Alla scoperta dell’Alto Lazio da Civitavecchia a Bolsena

Località ricche di storie come Civitavecchia, Viterbo, Tuscania e Tarquinia, insieme a meraviglie naturalistiche come i Monti delle Tolfa e il lago di Bolsena. L’itinerario alla scoperta delle bellezze dell’Alto Lazio parte da Civitavecchia, antica città di origine etrusca affacciata sul Tirreno e approdo marittimo della Capitale, che conserva il Forte Michelangelo, la Fontana del Vanvitelli e il Porto Antico. Il viaggio continua poi in direzione dei monti della Tolfa, dove sorgono due borghi famosi nei secoli passati per l’estrazione dell’allume: Allumiere e Tolfa. Terza, imperdibile tappa è Vetralla, posta proprio alle pendici del cratere vulcanico che si trasformò poi nel lago di Vico, dove merita una visita il Monastero Regina Pacis; poi solo pochi chilometri di percorso in direzione di Montefiascone, ed ecco che la vista si apre sul suggestivo lago di Bolsena con i suoi scorci, la cittadina di Bolsena con il suo centro storico, le due caratteristiche isole e il borgo di Marta, arrampicato proprio sulle pendici del bacino. Dopo aver girato tutto intorno al lago, si può riprendere la strada per tornare a Civitavecchia, senza dimenticarsi di passare prima per Tuscania, la città dei Tusci famosa per la Basilica di San Pietro, la Chiesa di Santa Maria Maggiore e la fontana dalle sette cannelle, e poi per Tarquinia, antichissima città etrusca dove meritano una visita la Necropoli, il Museo, il Palazzo Comunale (nella foto) e la Chiesa di Santa Maria in Castello.

 

 

 

Un viaggio nel tempo sulla prima ferrovia a vapore italiana

L’appuntamento è fissato per domenica 18 dicembre 2016: l’Associazione Apassiferrati organizzerà un viaggio su un treno storico a vapore da Roma Tiburtina a Ceprano (Frosinone), un’imperdibile giornata che prevede anche cantine aperte, stand di artigianato e visite nel borgo di Arce e nel Museo della Ferrovia della Valle del Liri. E così un treno di Natale percorrerà la prima ferrovia ad alta velocità italiana fino a Ceprano, stazione di confine tra lo Stato Pontificio e il Regno dei Borboni; un’avventura per famiglie, curiosi, appassionati della ferrovia e non solo, ma anche per coloro che si avvicinano alla conoscenza di un territorio, quello della Valle del Liri, ricco di incredibili tesori di cultura e tradizioni. Al loro arrivo, i viaggiatori saranno accolti dalla banda musicale della città e potranno visitare la storica Cappella di Pio IX. La festa proseguirà nel borgo di Arce dove le cantine aperte, i gruppi folkloristici in costumi ciociari e gli stand di artigianato ricreeranno una magica atmosfera natalizia. Il programma culturale della giornata prevede anche visite accompagnate, con un anteprima del Museo della Ferrovia della Valle del Liri che sorge nel Palazzo del Comune di Arce, un importante progetto portato avanti dall’Associazione. Lo spazio nasce con l’obiettivo di valorizzare e diffondere la conoscenza storica, sociale, economica legata al territorio di Arce, della ferrovia Roccasecca-Arce-Avezzano e della valle del Liri. Il Museo sta realizzando una grande rappresentazione paesaggistica ferroviaria di alcuni degli scenari più significativi del tracciato, con particolare attenzione ad Arce, snodo verso la valle del Liri, con il suo grande mulino ed il primo raccordo industriale ferroviario; Fontana Liri con il polverificio, lo snodo ferroviario, la storia ed il cambiamento socio economico; Arpino con lo sviluppo ed il declino del polo delle Cartiere e la riqualificazione della sua economia; grande attenzione viene data anche al centro economico-culturale di Sora e alla storia della sua stazione, al castello e alla ferrovia di Balsorano e a Capistrello, sede di una delle prime gallerie ferroviarie elicoidali italiane.

 

Greccio entra a far parte del club dei borghi più belli d’Italia

 Il luogo del primo Presepe al mondo entra ufficialmente a far parte del prestigioso club dei “borghi più belli d’Italia”. La cerimonia della consegna della bandiera è in programma lunedì 26 settembre in occasione dell’evento turisticoItalian Wonder Ways che coinvolge 120 giornalisti, blogger e influencer, provenienti da tutto il mondo, che in questi giorni stanno percorrendo il “Sistema dei Cammini del Lazio” promuovendo le bellezze del territorio. Un importante appuntamento che non poteva che coinvolgere anche Greccio, una delle città d’arte più note della provincia di Rieti: un luogo magico, edificato su speroni di roccia in una posizione mozzafiato e circondato da stupendi boschi di querce ed elci. La giornata prenderà il via alle ore 9 con la partenza dei giornalisti da Stroncone per Greccio attraverso il sentiero francescano; dopo la visita al santuario di Greccio, la comitiva raggiungerà il centro storico in pullman dove è in programma la visita guidata del borgo e un lunch a chilometro zero. Alle 15.30, dopo la visita guidata al Museo del Presepe, prenderà il via la cerimonia di consegna della bandiera dei borghi più belli d’Italia, che sancirà ufficialmente l’entrata di Greccio nel club e alla quale parteciperanno il Presidente Nazionale Fiorello Primi e il coordinatore regionale Antony Astolfi. A chiudere la giornata sarà la visita guidata al Santuario, il luogo in cui San Francesco, nella notte del Natale del 1223, rappresentò con personaggi viventi la natività dando vita al primo Presepe della storia.

La flora dei Monti Ernici in mostra al Museo di Veroli

Una panoramica sulla ricca varietà della flora dei Monti Ernici e non solo, che conta più di 1.200 specie di piante tra cui bellissime orchidee selvatiche. E’ quanto propone il Museo delle Erbe di Veroli, che vide la luce nel 1987 quando un appassionato gruppo di ricercatori iniziò a raccogliere piante sui monti che circondano la bella cittadina d’arte in provincia di Frosinone. Ospitato nel Palazzo Morganti che prospetta su Piazza Mazzoli, il museo è organizzato in diverse sale all’interno delle quali le piante esposte sono divise secondo gli habitat che si incontrano sui monti del territorio circostante mano a mano che l’altitudine aumenta; alcune sono piante officinali e di esse si spiegano e si descrivono le proprietà curative. I campioni di erbe autoctone sono corredati dall’esatta determinazione (famiglia, genere, specie), secondo il sistema di Linneo (sec. XVIII). Accanto a questo sistema, però, esiste anche l’uso del nome popolare, interessante per comprendere le tradizioni, l’uso e le caratteristiche della pianta; le tradizioni popolari legate alle piante nel loro insieme costituiscono un bagaglio culturale importante, perché ormai rappresentano testimonianze di un antico passato, quando le piante costituivano ampie risorse sia per l’economia familiare sia per quella artigianale. Il collegamento con l’uso medicinale delle piante non è casuale, dal momento che i Monti Ernici sono ricchi di piante medicinali ed in questo campo vantano un’antica tradizione. Non a caso, tra le sale del Museo ve ne è una in cui, all’interno di vetrine si conserva un’interessante collezione di oggetti usati un tempo in erboristeria e nelle antiche farmacie come eleganti albarelli, ampolle di vetro e piccole bilance.

La campagna garibaldina per la liberazione di Roma in mostra a Mentana

Garibaldi ne uscì sconfitto, ma un avvenimento tanto importante non poteva essere dimenticato. Per questo motivo si decise, nel lontano 1905, di dare vita a Mentana al Museo Nazionale della Campagna dell’Agro Romano per la liberazione di Roma. Opera dell’Architetto Giulio De Angelis, con le decorazioni sulle facciate anteriore e posteriore realizzate dallo scultore Scardovi, il Museo nacque con l’obiettivo di raccogliere tutti i cimeli e le donazioni offerti dai familiari dei garibaldini, molti dei quali sono sepolti nell’Ara Ossario attigua. Condotta dai volontari di Giuseppe Garibaldi con lo scopo di conquistare Roma, la campagna militare fu combattuta nel 1867 tra il Viterbese, Nerola, Montelibretti, Monte San Giovanni Campano, Monterotondo e Subiaco; mesi e mesi di duri scontri che si conclusero il 3 novembre con la battaglia di Mentana, che sancì la vittoria dell’Esercito pontificio coadiuvato da un battaglione francese. E così, varcando la soglia del Museo, è possibile ammirare documenti, armi, divise, foto e cimeli legati alla Campagna del 1867; ma non mancano le testimonianze di altri periodi della storia garibaldina, dalla presenza di Garibaldi in America, alla Repubblica Romana del 1848-1849, alla Campagna dei Mille in Sicilia, al 1866 con la Terza Guerra d’Indipendenza, a Digione nel 1870-71 ed, infine, alla Campagna di Grecia guidata da Ricciotti Garibaldi. Cimeli spesso unici che suscitano una grande emozione nei visitatori come la vetrina della Carboneria, la cravatta di Giuseppe Mazzini, gli autografi di Garibaldi e dei figli oltre a quello del genero Stefano Canzio, le foto autentiche di Giuseppe, Menotti e Ricciotti Garibaldi ed altri personaggi del Risorgimento. Grande spazio è dato ovviamente anche alle armi d’epoca: sono presenti nel museo fucili Remington-roll/block, Chassepots e i più semplici ad avancarica, un buon esempio degli armamenti dell’epoca sia per quanto riguarda i garibaldini, sia per le truppe pontificie e quelle francesi. Il materiale è ordinato in sezioni con ampie spiegazioni grafiche fornite da esperti per permettere a studenti e visitatori di approfondire questo particolare periodo storico.

 

 

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Dai Savelli agli Orsini, a spasso fra i castelli della Sabina

Da Palombara Sabina alla scoperta dei castelli di questo splendido territorio tra le province di Roma e Rieti, famoso oggi per la sua natura incontaminata e per la produzione di un olio di oliva tra i più rinomati d’Italia, ma teatro un tempo di importanti avvenimenti storici testimoniati proprio da queste fortezze.

Un percorso che non può che iniziare dalle pendici dei Monti Lucretili e, in particolare, dal Castello Savelli che rappresenta il vanto di Palombara Sabina. Difficile, d’altronde, restare indifferenti davanti ai suoi ampi saloni, agli affreschi della scuola di Raffaello e alle antiche statue greche; meritano sicuramente una visita anche il Museo Archeologico, che ospita una splendida statua di Zeus risalente al I sec. a. C., il giardino pensile e “il soccorso”, una lunga galleria con 37 feritoie usata un tempo dai balestrieri per passare dal torrione alla rocca senza essere visti.

Non lontano da Palombara è possibile ammirare uno dei più considerevoli esempi di “castrum” longobardo: le rovine del Castiglione, che dominano da posizione panoramica una vallata dominata da fitti ulivi terrazzati. E sempre a pochi chilometri di distanza, ecco l’abitato abbandonato di Stazzano Vecchio, noto come uno dei “paesi fantasma” del Lazio, con il suo Castello Orsini; proseguendo in direzione di Farfa, a pochi chilometri dalla famosissima Abbazia sono visibili i ruderi di Roccabaldesca. Il viaggio tra i castelli della Sabina non può che chiudersi a Nerola e al suo castello in stile romanico-medievale, perfettamente conservato: difeso da un ampio fossato e da quattro ampi torri angolari, al suo interno si possono ammirare gli ampi saloni e si può godere di una vista mozzafiato sulla vallata circostante.

 

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Monte San Biagio: sculture naturali della sughereta

Monte San Biagio, che fino all’unità d’Italia si chiamava ancora Monticelli, fu il primo centro abitato del Regno delle Due Sicilie in cui si imbattevano i viaggiatori che da Roma raggiungevano Napoli mediante la Via Appia. Un luogo ricco di storia quindi, famoso in tutta Italia anche per la prelibata salsiccia “monticelliana” il cui processo di preparazione è stato lasciato in eredità addirittura dai Longobardi. Un piccolo centro del Lazio del Sud tutto da scoprire, circondato da una natura incontaminata e dallo splendido Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi.

Un polmone verde ricco di tesori come la sughereta di San Vito, che sorge proprio nel comune di Monte San Biagio: si tratta dela più importante ed estesa sughereta dell’Italia peninsulare, estesa su circa 300 ettari ai piedi di Monte Calvo. Un bosco ad alto fusto in cui, tra gli esemplari più giovani, si ergono maestosi alberi centenari, monumentali, talvolta dalle forme strane e contorte, tali da ispirare curiose leggende.

La sughereta è attraversata da numerosi sentieri di lunghezza variabile e facilmente percorribili da visitatori di tutte le età: a piedi, in mountain bike o a cavallo. Uno di questi sentieri termina proprio in corrispondenza di una quercia secolare, un ibrido di sughera e leccio dalle notevoli dimensioni che rientra nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia e che rappresenta il simbolo della sughereta. E se nel centro abitato di Monte San Biagio meritano una visita la chiesa di S. Giovanni Battista (VII sec.), il Castello di origine longobarda (VII sec.) e la Porta di S. Rocco, nei dintorni vale la pena raggiungere il Santuario della Madonna della Rocca, le Torri dell’Epitaffio e il Lago di Fondi.

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La storia della pasta in mostra a Roma

Dalle prime e rudimentali macine in pietra alle moderne impastatrici, otto secoli di storia per uno dei piatti più amati ad ogni latitudine, che ha contribuito a rendere nota in tutto il mondo la tradizione gastronomica italiana!

Non poteva che sorgere a Roma, patria dell’amatriciana, della carbonara e della gricia, il Museo Nazionale delle Paste Alimentari. Unico a mondo e primo museo primo dedicato ad un prodotto specifico alimentare permette, sala dopo sala, di scoprire come dal grano nasca la pasta e quali siano i procedimenti usati nell’impastatura e nell’essiccamento, sia nell’antico processo artigianale che nella moderna tecnologia industriale.

Ma i visitatori possono anche ammirare curiose opere d’arte dedicate alla pasta dall’antichità ai giorni nostri, nonché ottenere preziose informazioni nutrizionali. La struttura dispone anche di una riccaBiblioteca con un’ampia documentazione storico–scientifica che contiene testi antichi e moderni sull’evoluzione culinaria dell’alimento e sulle tecnologie produttive.

Indirizzo: Via Flaminia 141, Roma Tel. 06 6991119

 

Monteleone Sabino

Partendo da Monteleone Sabino sulle tracce di Santa Vittoria

Il suo culto unisce idealmente Monteleone Sabino a Subiaco, Bagnoregio e Farfa, solo per citare alcuni paesi del Lazio, e si spinge fino all’Abruzzo (Carsoli), alle Marche (Fratterosa), al Piemonte e alla Sardegna: è Santa Vittoria, martirizzata il 18 dicembre del 253 nel paese in provincia di Rieti. Nell’antica città sabina di Trebula Mutuesca (l’odierna Monteleone Sabino), è possibile visitare il Santuario di Santa Vittoria, uno splendido edificio di culto in stile romanico che sorge proprio sul luogo del martirio, e che ospita la catacomba e varie reliquie della Santa: secondo la leggenda, Vittoria liberò la città dalla minaccia di un drago facendo convertire tutti i trebulani alla cristianità e fu uccisa per aver rifiutato di adorare la Dea Diana.

Nel Santuario di Monteleone Sabino è possibile toccare dal vivo quanto sia stato forte, nel corso dei secoli, la devozione nei confronti della martire trebulana, anche seguendo la lunga e articolata evoluzione architettonica dell’edificio di culto, i suoi affreschi e le suggestive catacombe. E chi volesse approfondire l’argomento può andare alla scoperta degli altri luoghi sparsi per lo Stivale che celebrano Santa Vittoria. E’ il caso, restando in provincia di Rieti, dell’Abbazia di Farfa (che custodisce la reliquia del braccio andato perso), oppuredell’Abbazia di Subiaco in provincia di Roma (dove è conservato il cranio di Santa Vittoria), di Bagnoregio(Viterbo), dove in una bellissima urna del 1887 è conservata una parte del corpo della Santa. Spostandosi in Abruzzo, è molto suggestivo l’antico quadro di olio ospitato nella chiesa parrocchiale di Santa Vittoria aCarsoli (L’Aquila), così come le reliquie e il simulacro che rappresenta la Santa stesa supina su un lettino di porpora nella chiesa di Guardiabruna (Chieti).

Cerveteri_Fuoriporta

Cerveteri e il fascino delle origini etrusche

A 44 chilometri di distanza da Roma, affacciata sul Mar Tirreno, Cerveteri è una città dalle origini antichissime che risalgono all’epoca etrusco-romana. E così un viaggio alla scoperta di questo luogo incantevole non può che partire dalla Necropoli etrusca del Sorbo e soprattutto da quella della Banditaccia, una delle più belle di tutto il Mediterraneo, dichiarata nel 2004 dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità.

Dalla necropoli della Banditaccia alle cascate della Mola

Proprio partendo dalla Necropoli della Banditaccia si possono ripercorrere le antiche strade etrusche per raggiungere, dopo 3 ore e mezzo di cammino, le cascate della Mola. Attraversando tutta l’aerea archeologica, si segue una strada sterrata che attraversa il Fosso della Manganella e risale verso il cimitero nuovo del paese. Scendendo ancora verso il Fosso della Mola il tracciato conduce alla prima cascata; attraversando il fosso della Vaccinella e passando accanto al Torrente delle Ferriere si arriva verso il laghetto, e poi alla cascata inferiore e superiore.

I tesori della città

Oltre alle due Necropoli già menzionate, a Cerveteri meritano una visita anche le tombe rupestri di S. Angelo, la Via degli Inferi, il Museo Nazionale Cerite ospitato all’interno della torre medievale, la Chiesa di S. Antonio Abate (affrescata da Lorenzo da Viterbo), le torri medioevali ed il campanile del XII Secolo.

Nei dintorni

Nei dintorni di Cerveteri spiccano il borgo medievale di Ceri con la chiesa di San Felice, la frazione del Sasso con la chiesa di S. Croce, le Terme di Pian della Carlota e l’antico porto di Pirgy a Santa Severa.