Torbole e Nago, un angolo di paradiso sul Lago di Garda

Un antico paesino di pescatori e barcaioli divenuto ora “capitale” del windsurf sul lago di Garda, e un piccolo borgo dal quale si può godere di una vista eccezionale sul bacino sottostante: benvenuti a Torbole e Nago, nel golfo nord del Lago di Garda, tra il Monte Baldo ad est e la piana del Sarche a nord, in provincia di Trento. Da piccolo centro dedito alla pesca, negli ultimi anni Torbole si è trasformato in un rinomato centro velico e surfistico di rilievo internazionale, con spiagge libere e attrezzate; il luogo ideale, insomma, per godersi uno dei tratti più suggestivi del Garda che affascinò anche Goethe, che descrisse i suoi venti come una meraviglia della natura e uno spettacolo incantevole; ma al contempo un luogo dove poter ammirare angoli pittoreschi come il porticciolo con la Vecchia Dogana e Casa Beust, e un ottimo punto di partenza per escursioni in mountain bike, passeggiate e trekking.

A nord di Torbole, lungo la via che porta alla valle dell’Adige, merita sicuramente una visita anche il borgo di Nago, che sorge su un’altura rocciosa e regala una splendida vista del Lago di Garda.  Qui è possibile ammirare i resti di Castel Penede che coronano una monumentale rupe, un’autentica “specola sul Lago di Garda” e punto panoramico imperdibile, senza dimenticare i forti austro-ungarici, in passato punti strategici di sorveglianza della strada principale che dalla valle dell’Adige porta al Lago di Garda. Passeggiare tra Nago e Torbole, inoltre, conduce inevitabilmente alla visita delle Marmitte dei Giganti, pozzi glaciali dell’era quaternaria.

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Tra i laghi d’Italia…l’estate ancora non finisce

Affacciata sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, Arona (Novara) si è trasformata in pochi anni in uno dei centri turistici più vivi della zona: merito della sua incantevole posizione e del collegamento diretto – attraverso la via del Sempione – con Milano. Una collocazione geografica strategica che ne ha fatto crocevia di popoli e di storie nelle epoche passate, dai Galli ai Romani, dai Borromeo agli austriaci, fino agli spagnoli. Non a caso, Arona non rappresenta solo un buon punto di partenza per visitare lo splendido Lago Maggiore, ma è anche un centro ricco di attrattive turistiche, dalle chiese al Broletto (palazzo di giustizia), senza dimenticare la Rocca Borromea e il Colosso di San Carlo Borromeo, la statua che domina tutto il bacino. Ed è, al contempo, un cittadina molto viva dal punto di vista culturale nel periodo estivo (con la Fiera del Lago a giugno, la kermesse musicale “Svaronavis” a luglio e la “Lunga Notte” ad agosto) e non solo.

Un po’ più a est, su un altro splendido bacino come il Lago di Garda, fra reperti romani ed acque termali note sin dall’antichità, Sirmione (Brescia) resta una meta dal fascino intatto e adatta a un turismo di ogni età. A partire dalla strada che si percorre per raggiungerla, una stretta lingua di terra che sembra quasi dividere in due la parte meridionale del Garda. Anche qui, a un’offerta turistica ormai all’avanguardia, si affiancano percorsi culturali di grande fascino, a partire dal Castello Scaligero, dalle antichissime Grotte di Catullo e dalla Chiesa di santa Maria della Neve, senza dimenticare gli altri edifici di culto e architetture civili come il Palazzo Maria Callas. Il calendario degli eventi, soprattutto d’estate, è davvero ricchissimo e strizza l’occhio soprattutto alla gastronomia locale con la “Sardinata”, la “Festa dell’Uva”, la “Cena di gala sotto le stelle” e la “Festa del Lago”.

Spostandosi in provincia di Viterbo e più precisamente sul Lago di Bolsena, ecco una perla lacustre meno conosciuta ma non per questo meno affascinante: Capodimonte, infatti, sorge su un pittoresco promontorio che si protende all’interno del bacino ed è dominata dalla splendida Rocca Farnese, risalente al Cinquecento. Un luogo davvero unico, opera di Antonio da Sangallo il Giovane, che si staglia sulle rive del Lago con la sua imponente mole ottagonale; ma a Capodimonte non mancano altri piccoli gioielli come il palazzo Puniatowski del Valadier, la Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta e il Palazzo Borghese. Se si decide di venire da queste parti, è d’obbligo assaggiare il coregone, tipico pesce di lago che rappresenta la vera specialità della gastronomia locale, insieme all’immancabile olio extravergine d’oliva viterbese. Per quanto riguarda invece gli eventi, il 15 agosto è davvero spettacolare ammirare i fuochi d’artificio sul lago in occasione della festa di San Rocco, mentre il patrono del paese, San Sebastiano, viene festeggiato il 20 gennaio. E sempre a gennaio, in occasione della festa di Sant’Antonio Abate (patrono degli animali) vengono accesi i caratteristici falò da ammirare con le bruschette condite con l’olio appena spremuto.

Restando nel Lazio ma questa volta in provincia di Rieti, ecco uno dei borghi più belli d’Italia immerso nell’incontaminata Valle del Turano: Castel di Tora, a metà strada fra Rieti e Carsoli. Circondato da una corona di fitti boschi sui quali domina il Monte Navegna, il paese conserva ancora oggi un fascino magico e sembra custodire il segreto delle sue origini mitiche, che lo legano alla città sabina di Thora. Fino al 1864 il paese si chiamava Castelvecchio, ma poi si decise di legare il suo nome a Tora, antico insediamento sabino nel quale avvenne – nel 250 d.C. – il martirio di Santa Anatolia. Passeggiando nei caratteristici vicoli che conducono a piazzette ben tenute e curate si possono ammirare la torre esagonale medievale dell’XI Secolo, il Palazzo Scuderini, le mura e le torrette trasformate in case; e ancora archi, scalinate, grotte e cantine scavate nella roccia, la chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista e la Fontana del Tritone. Tra gli eventi da non perdere la Sagra degli Strigliozzi, un particolare tipo di pasta lunga (a settembre) e quella del polentone (a marzo).

 

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Dai Borgia ai Monasteri Benedettini, un viaggio alla scoperta delle perle di Subiaco

Da Nerone alla famiglia Borgia, dal Fogazzaro a San Benedetto, che qui scrisse la sua Regola: Subiaco e il suo territorio sono stati nei secoli teatro di avvenimenti fondamentali per la storia non solo dell’Italia, ma dell’intera Europa. Un passato così importante non poteva che lasciare tracce indelebili in una cittadina che può essere annoverata tra le perle del Lazio. Un percorso alla scoperta di Subiaco non può che partire della Rocca Abbaziale che fu dimora dei Barberini, dei Colonna e di Lucrezia Borgia, costruita tra il 1073 ed il 1077 dall’abate di S. Scolastica Giovanni V allo scopo di instaurare sul castello di Subiaco il dominio monastico; la Rocca, munita di fortificazioni di una possente torre e di carceri, fu arricchita di stanze ed appartamenti e di una piccola chiesa dedicata a S. Tommaso apostolo. Ma gli interventi più significativi si devono ai Borgia: la torre, corredata di merlature e feritoie, baluardi e carceri, fu l’espressione-sintesi del programma politico della potente famiglia, che eresse in onore di S. Benedetto, a tutela dei monaci, dei castelli abbaziali e dei confini dello stato pontificio. In tal senso parla un’epigrafe, incassata tuttora nella parte occidentale della torre.

Una passeggiata nel centro storico di Subiaco deve poi necessariamente toccare, la trecentesca chiesa di San Francesco e quelle neoclassiche di Sant’Andrea e di Santa Maria della Valle senza dimenticare la piazzetta di Pietra Sprecata, che si apre sotto l’orologio della Rocca Abbaziale, con motivi architettonici medioevali e un piccolo arco gotico sulla sinistra. Un rudimentale pilastro in pietra cardellino è sovrastato da un’edicola che custodisce un delicato affresco della Madonna della Pietà, assai venerato contornato da alcuni palazzetti antichi in pietra locale con mura irregolari e bifore romaniche. In uno di questi casamenti dimorò il primo cardinale commendatario, Giovanni Torquemada, inviato da Callisto III a Subiaco nel 1456. A lui si deve il primo Statuto di Subiaco.

Nel territorio di Subiaco meritano poi una visita il pittoresco laghetto di San Benedetto, alimentato dalle acque dell’Aniene che fuoriesce dalle rocce e precipita in una scrosciante cascata, prende il nome dal Monastero di San Benedetto che si erge, in tutta la sua magnificenza, sulla verticale dello specchio d’acqua. Di grande impatto è anche il Monastero del Sacro Speco, eretto nella curvatura di una alta parete di roccia e sorretto da nove alte arcate, con il suggestivo labirinto interno fatto di ambienti di vita quotidiana, piccole chiese e cappelle scavate nella roccia.

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Vogogna, Castel d’Arquato, Scanno e Bisaccia: l’estate in montagna

Antico capoluogo dell’Ossola Inferiore, Vogogna fa parte oggi della provincia del Verbano Cusio Ossola ed è considerato uno dei borghi più belli d’Italia. Proprio nel mezzo della Val d’Ossola, una delle più belle e incontaminate dell’intero Piemonte, si staglia questo antico paese tutto in pietra, con i suoi vicoletti, le piazzette ben curate e i monumenti di grande interesse: a partire dal Castello Visconteo, costruito nel 1348, con annessi i resti dell’antica Rocca. Di grande impatto visivo è anche il Palazzo Pretorio, che conserva al suo interno il suggestivo “mascherone celtico” originariamente inglobato in una fontana. Una sua copia è visibile, poco fuori del centro storico, nell’Oratorio di S. Pietro. Ottima base di partenza per escursioni tra le montagne circostanti, Vogogna è anche un luogo di antiche tradizioni gastronomiche, a partire dai formaggi e dai salumi; imperdibile l’assaggio, anche nel periodo estivo, degli “gnocchi all’ossolana”, che si preparano impastando farina di castagne, zucca e passata di patate lesse, e condendo il tutto con burro fuso e formaggio locale: di certo non una ricetta leggera, ma a queste latitudini tutto è concesso!
Spostandosi più a Sud, arroccato sulle colline che dominano la Val D’Arda, Castell’Arquato (Piacenza) è un antico borgo medievale ricco di storia immerso in una terra nota soprattutto per i vini di grande qualità, a partire dal Monterosso Valdarda Doc, che prende il nome dall’omonimo colle sulla riva destra dell’Arda: un prodotto dal tipico colore giallo paglierino che ben si abbina con i salumi – la coppa, la pancetta e il salame piacentino – e i risotti tipici della tradizione gastronomica del luogo. Altro piatto che vale la pena assaggiare sono gli anolini in brodo con un gustoso ripieno di grana padano. Ma Castell’Arquato è anche un piccolo scrigno ricco di gioielli architettonici, a partire dalla Rocca Viscontea, senza dimenticare la Collegiata di Santa Maria, il Palazzo del Podestà e il Torrione Farnese, mentre merita una visita, nella frazione di Vigolo Marchese, lo splendido complesso romanico con la chiesa e il battistero di San Giovanni.
Ed eccoci a Scanno (L’Aquila), che domina da un alto sperone di roccia la vallata dove sorge l’omonimo lago. Gli abitanti di questo piccolo gioiello in mezzo ai monti amano definirlo “il borgo più fotografato d’Italia”, e in effetti gli scorci del centro storico e le vedute sul paesaggio sottostante sono davvero mozzafiato: perdersi nei suoi vicoli circondati da case in pietra è davvero un’emozione che vale la pena di essere vissuta, così come visitare architetture religiose di grande interesse come la Chiesa di Santa Maria della Valle, quella dedicata a San Rocco e ancora la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli; dell’antica cinta muraria, invece, sopravvive oggi solo una delle 4 porte di accesso. Ed essendo questo un paese dedito storicamente alla pastorizia, ciò non poteva che avere influssi decisivi sulla sua tradizione gastronomica, fatta di sapori forti e genuini come gli abitanti del luogo: fra i piatti da non perdere ci sono la ricotta fresca e stagionata, le sagne con i fagioli, i maccheroni alla chitarra, i secondi piatti a base di agnello e di maiale e i dolci tipico come i mostaccioli e gli amaretti.
L’ultima tappa del nostro viaggio è in Campania e più precisamente in Irpinia, zona montuosa della provincia di Avellino: qui, a più di 800 metri di altezza, sorge l’antico paese di Bisaccia che, vista la sua posizione strategica sulla via per la Puglia, divenne un avamposto importante sotto la dominazione Longobarda. Proprio in quel periodo venne eretto il Castello Ducale, distrutto nel 1198 da un terribile terremoto e quindi ricostruito da Federico II di Svevia, che ne fece una delle sue dimore di caccia preferite. All’interno del maniero è possibile visitare il Museo Civico di Bisaccia, che conserva tra gli altri reperti la Tomba della Principessa, risalente al VII sec. a.C., ricchissima nel suo corredo funebre. Questo glorioso passato rivive per magia ogni anno il 13 agosto con le “Giornate di Federico II” e le spettacolari sfilate in costumi dell’epoca lungo le vie del centro storico, mentre a Ferragosto torna in auge il passato agricolo e pastorale che da queste parti è ancora più vivo che mai: si celebra infatti la Festa dell’Assunta, giorno nel quale storicamente venivano assunti e licenziati i pastori che proprio in quel giorno ricevevano la tanto agognata paga.
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Sorgente d'acqua - Foto non indicativa della località

Paganico Sabino – L’itinerario fra le sorgenti

Il versante sud-occidentale del Cervia è ricco di piccole fonti e sorgenti, quasi tutte ubicate in prossimità o a ridosso del sentiero. Un percorso antichissimo ricongiunge la sorgenti “Acqua Corona”, “Fonte Palombo” e “Fonte Caragno”. Da Paganico Sabino si imbocca un sentiero panoramico che dalla località “San Giorgio” (Via Monte Cervia) si snoda in direzione sud. A poche decine di metri dall’abitato, alla biforcazione del sentiero si prosegue a destra (sulla sinistra si va verso le grotte). Sul sentiero, a destra, prima di giungere all’Acqua Corona si trova un masso dove la leggenda dice che vi siano le impronte di mani e ginocchia di San Berardino. L’acqua della sorgente di Fonte Palombo, in particolare, è conosciuta da tempo immemorabile e da sempre ritenuta “leggera”, diuretica e, secondo tante testimonianze, in grado di abbassare la pressione arteriosa.

 

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Paganico Sabino – Lungo le sponde del Lago del Turano

Realizzato tra il 1936 ed il 1939 sbarrando con una diga il corso del fiume Turano, il Lago del Turano è uno splendido bacino artificiale con un perimetro di 35km ed è collegato la Lago del Salto attraverso una galleria. In questo modo, i due bacini sono vasi comunicanti ed alimentano la Centrale elettrica di Cotilia. Il territorio di Paganico Sabino è tagliato in due proprio dal fiume Turano e dal lago omonimo, le cui rive sono costeggiate da due strade: la Provinciale Turanense ed una via sterrata. Passeggiare intorno al lago, percorrendo la sterrata che costeggia la riva sinistra e che è accessibile dalla S.P. Turanense attraverso il Ponte di Paganico, riserva scorci panoramici e paesaggistici di grande bellezza. Il tracciato è quasi esclusivamente pianeggiante e adatto anche a passeggiate in bicicletta. A destra del Ponte di Paganico si raggiungono le località “Marcassiccia” e “Campo di Grotte” dove sono situati comodi sbocchi verso il lago.

 

Il lago di Vico tra fuoco ed acqua

Lungo un percorso che copre un dislivello di 300 mt sulla parete Nord del Monte Venere si possono scoprire le caratteristiche geologiche e naturalistiche di questo monte che si è originato nell’ultima fase dell’attività vulcanica Vicana (60 mila anni fa). Localizzato all’interno della caldera che ospita il Lago di Vico, il suo habitat ha favorito lo sviluppo di una degli esempi di faggeta depressa più rigogliosi ritrovabili. Arrivati in vetta si procederà alla vista dell’adiacente Pozzo del Diavolo, grotta originatasi dalla contrazione del magma fuoriuscito dall’antico vulcano e all’interno della quale sono stati rinvenuti i reperti dell’antica civiltà Falisca che abitava questi luoghi. Questa escursione si conclude con la vista all’adiacente Geosito della caldera del Lago di Vico e in due punti suggestivi delle rive del lago da dove verranno illustrate le caratteristiche geologiche e naturalistiche. Possibilità di pranzare all’aperto, nell’area attrezzata con una grigliata organizzata dall’associazione di Esplora Tuscia.
La passeggiata è guidata dai membri dell’associazione Esplora Tuscia nello specifico: un geologo ed un agronomo forestale.

Info
Quota tesseramento annuale Esplora Tuscia: € 5,00
Contributo liberale minimo passeggiata guidata: € 8,00
Contributo liberale minimo passeggiata guidata più grigliata: € 15,00

Cosa vedere
Lago di Vico, riserva naturale del lago di Vico.

Nei dintorni
Canepina (Castello degli Anguillara ed il Museo civico), Caprarola (Palazzo Farnese).

Come arrivare
• Da Roma percorrendo la SS. Cassia Vejentana uscendo allo svincolo Nepi – Cassia Cimina si procede verso Viterbo, si gira al bivio per la riserva del Lago di Vico e si procede fino al luogo d’incontro (centro ricettivo Bellavenere)
• Autostrada A1 uscita Orte direzione Viterbo, si esce a Soriano nel Cimino e si procede in direzione della Cassia Cimina fino allo svincolo Lago di Vico per raggiungere il luogo dell’appuntamento (centro ricettivo Bellavenere)
Contatti
Tel. 3408505381– e-mail: info@fuoriporta.org – Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/pages/Fuoriporta/443250589045999

I contenuti sono stati gentilmente offerti da Esplora Tuscia

Dall’orlo del Cratere al rudere della Rocca, la bellezza di Trevignano

Il percorso più panoramico del Parco di Bracciano e Martignano, che risale la scarpata, un tempo cratere del vulcano di Polline, dove la vista è attratta dal lago e la mente torna indietro nel tempo, all’origine di questi luoghi quando poderose eruzioni scuotevano e plasmavano il paesaggio. Proseguendo si discende l’orlo cratericon e ci si trova al di sopra dell’abitato di Trevignano. Qui, dopo una breve discesa, si visita il rudere del castello che domina l’abitato di Trevignano per poi ridiscendere fino alle rive del lago attraverso i vicoli caratteristici del piccolo borgo lacustre.

Info
Quota tesseramento annuale Esplora Tuscia: € 5,00
Contributo liberale minimo passeggiata guidata: € 8,00
Contributo liberale minimo passeggiata guidata più pranzo in locanda convenzionata: € (da stabilire)

Contatti
Tel. 3408505381– e-mail: info@fuoriporta.org – Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/pages/Fuoriporta/443250589045999

Cosa vedere
Il borgo di Trevignano, il Parco naturale di Bracciano e Martignano.

Nei dintorni
Bracciano e Anguillara.

Come arrivare
• Da Roma percorrendo la SS. Cassia Vejentana uscendo allo svincolo Trevignano – Bracciano – Mazzano – Calcata – Faleria per poi proseguire verso sinistra, direzione Trevignano fino al luogo di ritrovo (Parcheggio del Sentiero di San Bernardino-Cimitero comunale).
• Autostrada A1, uscita Magliano Sabina, direzione Civita Castellana, poi direzione Nepi, direzione Roma strada SS Cassia uscita Trevignao, Bracciano, Mazzano, Calcata, Faleria. All’incrocio direzione sempre a destra seguendo le indicazioni per Trevignano Romano fino al luogo di ritrovo (Parcheggio del Sentiero di San Bernardino-Cimitero comunale).

I contenuti sono stati gentilmente offerti da Esplora Tuscia

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Tra i laghi italiani l’estate di Fuoriporta continua

“Terra dei castelli, laghi e vini”: non si poteva ideare una frase migliore per sintetizzare Appiano sulla Strada del Vino, piccolo gioiello della provincia di Bolzano a due passi dai due laghi di Monticolo (piccolo e grande), tra boschi di conifere e latifoglie. Un paese immerso in una natura incontaminata, all’interno di uno dei paesaggi più belli del Trentino-Alto Adige, con quasi 200 tra fortezze e castelli e una vastissima zona coltivata a vigna, la più estesa dell’intera Regione. E’ quindi d’obbligo, per chi si spinge da queste parti, accompagnare i piatti classici della tradizione locale con un buon bicchiere di vino, da scegliere fra le oltre 25 cantine sparse nel territorio; e magari visitare, oltre alle caratteristiche viuzze del centro storico, anche la frazione di San Paolo con la splendida Chiesa della Conversione.

Cerniera tra ben tre Regioni – la Lombardia, il Veneto e il Trentino-Alto Adige – il Garda è invece il più grande lago italiano, e certamente fra i più suggestivi. Qui, affacciato sulla sponda veronese, sorge Torri del Benaco, che è senza dubbio una delle più interessanti cittadine della riviera orientale. Un vero e proprio paradiso, grazie a strutture moderne e immerse nel verde, per gli amanti della vela, dello sci d’acqua, della motonautica, della pesca e anche dell’equitazione. Ma non solo: il borgo antico riserva gradite sorprese anche agli amanti della storia e della cultura, se si pensa che i primi insediamenti dell’uomo nella zona risalgono addirittura al 2.000 avanti Cristo! Un passato lontano che è testimoniato ancora oggi dai graffiti che sono ben visibili su lastroni di pietra levigati dal ritiro dei ghiacciai. Meritano sicuramente una visita il Castello Scaligero, risalente al XIV Secolo, e il Museo Etnografico ospitato al suo interno, oltre alla torre dell’Orologio e a una serie di architetture religiose di grande impatto: la Chiesa di San Marco, quella della Santissima Trinità al Porto e quella dedicata a San Gregorio.

Spostandosi più a sud e precisamente sulla riva occidentale del Trasimeno, eccoci a Castiglione del Lago, immerso in un contesto naturalistico unico e con un grazioso centro storico tutto compreso all’interno delle mura medievali. Dalle tre porte di accesso al paese è possibile visitare il Palazzo Ducale e la Fortezza, oltre alla chiesa di Santa Maria Maddalena e l’antico Palazzo del Popolo, ma di grande impatto visivo è anche il percorso panoramico sotto le mura esterne, lungo il Poggio olivato. Il borgo in provincia di Perugia, che offre ai visitatori anche la possibilità di cimentarsi in tutti gli sport acquatici, campi da tennis e maneggi fino al trekking e alla mountain-bike lungo la pista ciclabile che costeggia il lago, è anche un borgo molto vivo con eventi che animano l’estate (Trasimeno Blues, Rassegna internazionale del folklore, Roccacinema e Trasimeno Teatro) e non solo, dalla Festa del Tulipano di aprile ai Piaceri di Lago a novembre.

L’ultima tappa del viaggio ci porta nel Lazio e in particolare a Bolsena, in provincia di Viterbo, sulle rive dell’omonimo lago. Un centro ricco di storia con testimonianze di un glorioso passato etrusco e romano, e al contempo città dei Misteri e di antiche tradizioni: qui, infatti, ha avuto origine il rito del Corpus Domini. All’interno della Cappella del Miracolo, infatti, nel 1263 un’ostia fece sgorgare una notevole quantità di sangue: le prove del miracolo furono portate a Orvieto e consegnate al papa Urbano IV, che l’anno successivo istituì la festa del Corpus Domini. Un’architettura religiosa dal fascino magico, insomma, che merita di essere visitata al pari della Chiesa di Santa Cristina e del Convento di Santa Maria del Giglio, mentre nel centro del borgo spiccano la fontana di San Rocco, il cinquecentesco Palazzo Caposavi e il Palazzo del Drago. Dal punto di vista enogastronomico, invece, Bolsena è terra di oli e vini pregiati ma è soprattutto il luogo ideale per assaggiare la cucina a base di pesce di lago: dal coregone cucinato alla griglia all’anguilla alla vernaccia, senza dimenticare il luccio alla bolsenese, i filetti di persico fritti e la “sbroscia”: si tratta della tipica zuppa dei pescatori locali, a base di acqua cotta con pesce di varie specie e arricchita con patate, pomodoro, mentuccia e vino bianco.