Pavia e il suo fiume, un rapporto indissolubile!

Pavia ha una tradizione bimillenaria legata alla sua vocazione fluviale, oggi venuta a mancare, ma un tempo molto significativa.

Il Ticino, ai giorni nostri, può infatti apparire come elemento “decorativo” del tessuto urbano, ma in realtà esiste un vincolo indissolubile tra la città e il suo fiume.
Pavia venne fondata dai Romani nel I sec. a.C. con il nome di ​Ticinum. Fu la città a prendere il nome dal fiume Ticinus, e non viceversa.

Per scoprirla, partite dalla zona di Ponte Coperto, monumento simbolo di Pavia sul fiume Ticino. Ancora oggi, nei periodi di secca, è possibile scorgere dalle acque, ai lati dell’attuale ponte, i piloni in pietra di Ponte Vecchio, il ponte originario di Pavia di età medievale, demolito a causa della Seconda guerra mondiale e ricostruito negli anni Cinquanta per lasciare il posto all’attuale Ponte Coperto. Ciò che sfugge ai più, tuttavia, è che quei piloni in pietra, che costituivano le basi di Ponte Vecchio, non sono altro che i piloni del primissimo ponte romano sul Ticino, utilizzati anche successivamente per la costruzione del ponte medievale. Pertanto Pavia aveva un ponte monumentale sin dalle sue origini.

Da non perdere
San Pietro in Ciel d’Oro. Si trova in una tranquilla piazza ombreggiata un po’ fuori dal centro preziosa per l’Arca di Sant’Agostino collocata nel presbiterio, prima del coro. In marmo, costruita tra il 1360 e il 1400, è divisa in tre fasce e, quasi sicuramente, è opera di due artisti. Sull’Arca sono scolpiti 50 bassorilievi e 95 statue e al suo interno son custodite le ossa di Sant’Agostino di Ippona. Un vero e proprio capolavoro da non perdere.

Altra tappa è il Castello Visconteo, attrazione che sicuramente non passa inosservata.

Cuore pulsante della città, la bellissima e sempre animata Piazza della Vittoria, il luogo giusto per un aperitivo e un caffè.

Il Duomo di Pavia, dedicato a Santo Stefano Martire e Santa Maria Assunta sorge nel luogo in cui, durante il periodo romano, probabilmente c’era un tempio dedicato a Cibele.

Dopo il Duomo andate verso il lungofiume, girate senza meta prima di imbattervi nella chiesa più graziosa della città: San Teodoro.

Iscriviti alla newsletter di www.fuoriporta.org sarai sempre aggiornato sui nostri eventi.

Seguici su www.facebook.com/fuoriportaweb e su www.instagram.con/fuoriportafortravel

Parco Regionale del Partenio, emozioniamoci!

Alzate gli occhi, le vedete? Sono le vette di Montevergine, del Vallatrone, di Toppola grande e Ciesco Alto, svettano nel Parco Regionale del Partenio. Siamo in provicia di Avellino, dove il Golfo di Napoli diffonde i suoi profumi.

Un mantello ininterrotto, di verde e bellezza, costituito da castagneti e faggeti che ricoprono tutta l’area montana, consentendo un’alta biodiversità faunistica.

Numerose anche le specie di rettili, la più appariscente delle quali è il Ramarro, dalla tipica colorazione verde brillante. Altrettanto facili da osservare sono i Gechi, di colore grigio, che vivono in genere sulle pareti esterne e assolate degli edifici. Più difficili da osservare, ma molto interessanti, la Luscengola e l’Orbetello, due sauri che hanno evoluto un comportamento strisciante atrofizzando, o rinunciando del tutto agli arti. I serpenti sono presenti nel Parco con diverse specie, di cui una sola, la Vipera, potenzialmente pericolosa per l’uomo. Di grande pregio, ma anche bellezza, sono le due salamandre: la Salamandrina dagli occhiali, molto rara e di notevole interesse naturalistico, ma è notevole anche la presenza della Salamandra pezzata, presente nel parco con la sottospecie appenninica.

La pratica dell’avvistamento degli uccelli, il “Bird-watching” nel Parco Regionale del Partenio è molto affascinante grazie alla presenza di oltre 70 specie, distribuite nei vari ambienti.

Le Talpe, il Riccio, alcuni pipistrelli, la Volpe, la Faina, la Donnola e il Tasso, sono i mammiferi del parco insieme al Lupo.

Passeggiando avrete la possibilità di avvistare numerose rovine dei castelli antichi disseminati in tutto il territorio. Sono la testimonianza di un passato glorioso. Il Partenio è un luogo in cui si intrecciano e si fondono elementi culturali, artistici e folcloristici di assoluta eccellenza. Non c’è solo verde, c’è storia!

Il Parco è un luogo incantevole in cui si può godere di una natura incontaminata. Potrete passeggiare oppure andare in mountain bike grazie a strade ben tenute, aree picnic curate e realizzate in armonia con la natura.
Terra magica e quasi incontaminata con sorgenti di acqua freddissima e limpida. C’è un mondo da scoprire…

Arrivate a piedi fino al Santuario di Montevergine, il monte più alto della catena. Lungo la strada se ne sarete capaci potrete trovare le erbe aromatiche con cui i monaci producono rinomati liquori. Castagneti che donano anche funghi e tartufi. Pascoli. Il Santuario si raggiunge anche in funicolare da Mercogliano. Un luogo fresco in estate, ma ancor più caratteristico con la neve.

Palermo_Fuoriporta

In viaggio a Palermo, punto di incontro di storie, leggende e culture del Mediterraneo

Da sempre importante snodo commerciale fra Oriente e Occidente, Palermo ha visto negli anni incrociarsi le storie di Fenici, Romani, Bizantini e Normanni; e ancora di Svevi, Aragonesi, Francesi e Spagnoli. Un mix di culture e tradizioni che ha lasciato tracce indelebili nel patrimonio artistico della quinta città italiana per numero di abitanti, un vero e proprio tesoro che spazia dalle basiliche barocche ai luoghi di culto in stile arabo, dai resti delle mura puniche fino alle famose ville in stile liberty.

Difficile, insomma, suggerire da dove iniziare. Un buon punto di partenza per un itinerario a piedi può essere il Palazzo dei Normanni, che conserva elementi architettonici di ben tre culture diverse (araba, greca e normanna) con annessa la splendida Cappella Palatina, voluta dal Re cristiano   Ruggero II nel 1130 e anch’essa frutto di un particolare mix tra l’architettura latina e quella bizantina. Proseguendo il percorso si può visitare la chiesa di San Giovanni degli Eremiti, edificata in epoca normanna e sormontata da cinque caratteristiche cupolette rosse e ancora, attraversando la Porta dei Saraceni, ecco l’imperdibile Cattedrale con la Sala del Tesoro. Attraversando poi via Maqueda, asse centrale di Palermo, si accede a piazza Pretoria con la sua splendida fontana, nota fra i palermitani come “la fontana della vergogna” per la nudità delle statue che l’abbelliscono. Poco distante sorgono la splendida Chiesa della Martorana, in stile bizantino, uno degli edifici di culto più antichi e suggestivi di tutta la città, che si affaccia sulla graziosa pizza Bellini, e quella dedicata a San Francesco d’Assisi.

A pochi passi dallo storico mercato della Vucciria (che merita una visita al pari di quello di Ballarò e del mercato del quartiere Il Capo) sorge la chiesa di San Domenico, una delle maggiori espressioni del barocco siciliano. Per chi volesse invece approfondire la conoscenza dei palazzi antichi della città è d’obbligo un passaggio a piazza della Marina. Fra gli altri monumenti degli di nota vanno annoverati il Castello arabo-normanno dellaZisa, corso Calatafimi e la Cubula (meglio nota come Piccola Cuba) ospitata all’interno dei giardini di Villa Napoli. E ancora la chiesa di Santa Maria dello Spasimo, la basilica S.S. Trinità La Magione, le catacombe dei cappuccini, l’Orto Botanico, l’Oratorio di Santa Cita, il quartiere della Kalsa e in particolare Palazzo Abatellis e, poco distante dalla città, il Duomo di Monreale.

Senza dimenticare che Palermo è prima di tutto una città di mare (la splendida spiaggia di Mondello è facilmente raggiungibile) e una delle capitali enogastronomiche del nostro Paese. Ovunque, girando per le strade della città, è possibile imbattersi in chioschi di street food dal gusto e dal profumo inconfondibile: pane e panelle, pane con la milza, stigghiole (spiedini di interiora), arancine, rollò, pizzette, brioches con gelato e granite sono solo alcune delle specialità che vale la pena assaggiare (stomaco permettendo). Tra i ristoranti meritano una citazione I vespri, la Focacceria San Francesco, l’Osteria Ballarò e il Bye Bye Blues (1 stella Michelin); tra letrattorie tipiche I Cascinari e Spanò, mentre tra le pasticcerie Cappello (con la torta sette veli) Costa e Magrì (con la torta Savoia e dolci di riposto).

 

Genga, l’Abbazia di San Vittore e le Grotte di Frasassi

Piccolo borgo cinto da mura con al centro il castello in posizione dominante, Genga è un paese dalle antichissime origini abitato prima dai Piceni, poi invaso dai Galli Senoni e infine conquistato dai Romani. Il suo centro storico di impianto medievale si sviluppa tutto intorno l’unica, grande via principale, con le case divise da minuscoli vicoli ed edificate all’interno della cinta fortificata. Lasciandosi alle spalle Genga, lungo la valle del fiume Sentino, ci si imbatte nell’Abbazia di San Vittore delle Chiuse, la più importante testimonianza del glorioso passato del borgo. Sempre nel territorio di Genga, poi, sorgono le spettacolari Grotte di Frasassi, il meraviglioso complesso carsico tra i più famosi d’Europa che attira centinaia di migliaia di visitatori ogni anno.

 

marche_fuoriporta

A passeggio nelle Marche alla scoperta del Piceno

Partendo dai Sibillini sorvolando le dolci colline e gli antichi borghi si arriva alla riviera adriatica, questo è il Piceno , un territorio ricco di leggende e tradizioni,custoditi dagli abitanti pronti ad accogliere il visitatore.
Molti sono i luoghi da visitare tra cui:

Offida

Uno dei borghi più belli d’Italia racchiuso dalle mura castellane del XV secolo e circondato da verdi colline. Famosa per l’arte del Merletto a Tombolo e per lo storico carnevale. Da visitare la bellissima Piazza del Popolo con la caratteristica forma triangolare sulla quale si affacciano il Palazzo Comunale, il Teatro Serpente Aureo costruito da Pietro Magi, la Chiesa della Collegiata e la Chiesa dell’Addolorata. Poco distante la Chiesa di S. Agostino che custodisce il Miracolo Eucaristico. Camminando tra le tre stradine piene di negozi caratteristici vi troverete di fronte alla maestosa ed imponente chiesa di Santa Maria della Rocca in stile gotico, eretta nel 1330 su una preesistente piccola chiesa benedettina dell’XI secolo, un vero spettacolo!

Ascoli Piceno

La città del travertino, la città delle 100 torri e della Quintana. Una delle più belle città medioevali che ha come cuore la splendida Piazza del Popolo, un salotto rinascimentale sul quale si affacciano edifici storici come il caffè Meletti, Palazzo Dei Capitani e La chiesa di San Francesco. Altro fulcro cittadino è Piazza Arringo, la piazza più antica di Ascoli, dove si possono ammirare il Battistero, il duomo di Sant’Emidio, il palazzo Vescovile e il palazzo dell’Arengo. Spettacolari sono anche i ponti che s’incontrano tra le rue ed i quartieri essendo la città attraversata dal Fiume Tronto ed il Castellano. Non mancano le fortezze e le numerose chiese che custodiscono le tante opere d’arte. Suggestivo l’Eremo di San Marco arroccato a ridosso di una parete rocciosa.

Castel Trosino

Piccolissimo borgo medioevale a pochi chilometri da Ascoli Piceno che sorge su di una rupe di travertino. Nell’anno 1893, fu scoperta casualmente un’enorme necropoli longobarda,ad oggi tra le più importanti del centro d’Italia.

Grottammare

la Perla dell’Adriatico, è una graziosa località balneare con un piccolo borgo medioevale arroccato sulla collina. Deliziosa Piazza Peretti con il suo belvedere che si affaccia sul mare Adriatico da dove si può ammirare il bellissimo lungomare, i villini Liberty, ed il mare che più volte ha avuto il riconoscimento della Bandiera Blu.

San Benedetto del Tronto

La riviera delle palme,un tempo piccolo borgo di pescatori è ora il principale litorale del Piceno. Bellissimo il suo Lungomare lungo ben sei chilometri costeggiato interamente da una pista ciclabile da dove si possono ammirare i giardini tematici ,numerosi gli stabilimenti balneari e locali. Il Porto, La Torre dei Gualtieri e il molo sud con il suo museo sul mare sono i simboli di questa splendida cittadina sulla riviera. Nella parte sud vicino al fiume Tronto si trova la Riserva naturale Sentina nata nel 2004, è la più piccola area protetta marchigiana ,ma molto importante per l’avifauna migratoria che qui si rifocilla durante i lunghi viaggi migratori,sono quasi duecento le specie censite.
Parco Nazionale dei Sibillini: Il regno della mitica Sibilla. Catena montuosa che si estende su 71000 ettari, un territorio di eccezionale significato naturalistico. Le principali vette sono: Il Monte Vettore, Monte Priora e Monte Sibilla . Da visitare Il lago di Pilato che si trova sotto la cima del Vettore, unico lago di origine naturale delle Marche,ospita un crostaceo unico al mondo il chirocefalo del Marchesoni. Moltissimi sono sentieri escursionistici, mountain bike, Trekking,voli in deltaplano, arrampicate e passeggiate a cavallo.

Arquata del Tronto

Da visitare la rocca medievale, fortificazione edificata nell’area prossima al confine tra le regioni Marche, Umbria Lazio ed Abruzzo, un tempo ultimo avamposto di difesa del regno di Napoli. Curiosa la leggenda di Giovanna la pazza legata a questo luogo. Si trova ad Arquata anche una copia della Sacra Sindone custodita a Torino, la reliquia, in perfetto stato di conservazione si trova all’interno della chiesa di San Francesco.

Acquasanta del Tronto

Detta dai Romani Vicus ad aquas, Aquae sive ad aquas, per le sue famose acque termali sulfureo carboniche. Fu un importante comune medioevale. Da visitare il caratteristico Castel di Lucola fortezza a base ellittica del XIV secolo. Nei dintorni è possibile passeggiare all’interno di boschi di castagno, querce, abeti e faggi .Caratteristici anche i piccoli comuni vicini Quintodecimo, Favalanciata e Montecalvo dove il tempo sembra essersi fermato.

Castignano

La città dei Templari, frequentata dai cavalieri nei loro viaggi verso Gerusalemme. Arroccata su di un colle,ha il vanto di aver dato alla storia la più antica iscrizione italica finora ritrovata, la “stele di Castignano”, vale la pena visitare anche la chiesa di San Pietro e Paolo, la La chiesa di Santa Maria al Borgo detta anche dei Templari e il museo delle Icone. Caratteristici sono “i calanchi”, un fenomeno geomorfologico di erosione del terreno che si produce per l’effetto di dilavamento delle acque su rocce argillose degradate. Castignano, grazie alle caratteristiche del terreno, vanta inoltre la migliore produzione di anice verde (la Pimpinella Anisum) per qualità organolettiche.

Acquaviva Picena

Piccolo borgo cinto da mura, che terminano con la maestosa fortezza trecentesca che ospita al suo interno una mostra di armi antiche.

Cupra Marittima

Una colonia romana che deve il suo nome dalla “Dea Cupra”, divinità picena diventata poi oggetto di adorazione dagli stessi Romani. Un tempo chiamata Marano sorgeva in altura per difendersi dai Mori e dai Saraceni, sono verso la fine dell’ottocento iniziò a prendere forma il borgo marinaro, con i tipici villini in stile Liberty e gli stabilimenti balneari. Cupra ospita anche Il Museo Malacologico Piceno una struttura di 3.000 mq con oltre nove milioni di pezzi esposti tra conchiglie ed oggetti di tutto il mondo.

I teatri storici delle Marche

Pesaro, Urbino, Fano, Jesi, Fabriano, Ancona, Macerata, Matelica, Fermo, Ascoli Piceno: tutte le principali città delle Marche hanno il loro teatro storico. Nel 1868 nella regione si contavano ben 113 teatri, edificati nella maggior parte dei casi fra il 1700 e la prima metà del 1800. Oggi queste meravigliose strutture sono state riportate a nuova luce e rappresento autentici gioielli architettonici, giunti fino a noi a testimoniare il grado di civiltà e di autonomia urbana dei Comuni marchigiani. Non a caso in questo territorio sono nati Giovan Battista Pergolesi (a Jesi), Gaspare Spontini (a Maiolati) e Giocchino Rossini (a Pesaro).

Fuoriporta_grange

Grange del vercellese un percorso da fiaba

Le grange, ovvero “granai”, erano antiche abitazioni o centri agricoli all’interno dei quali i monaci cistercensi staccati dal convento, attuavano opere di bonifica al fine di rendere adatta l’area a un impiego agricolo. Le grange hanno il loro punto di racconta intorno all’Abbazia di S. Maria di Lucedio.

Le grange rappresentarono uno strumento determinante nel processo di trasformazione di una zona incolta in terreno arabile: quando un proprietario terriero intendeva trasformare i propri possedimenti al fine di renderli produttivi, gli abati inviavano un proprio monaco, il granciere, il quale dirigeva i lavori di bonifica.

Itinerario Grange 1 – Trino: l’Abbazia di Lucedio

Denominata Principato di Lucedio a partire dal 1875, l’antica abbazia, fondata nel 1123 dai cistercensi per volere del marchese del Monferrato ora è una moderna azienda agricola che ha saputo conservare gli ambienti medievali che la caratterizzavano, aprendoli al visitatore. Superata la cinta fortificata è possibile ammirare ancora la chiesa del popolo, la chiesa abbaziale, il singolare campanile ottagonale nella parte superiore ma quadrato alla base e la sala capitolare quadrilatera e scompartita da quattro colonne, la cui vista non può non suscitare sorpresa.

Itinerario Grange 2 – Trino: Cascina Darola

Collocata a nord di Lucedio, questa cascina vanta antichissime origini. Donata nel 933 dai re d’Italia Ugo e Lotario ai marchesi del Monferrato divenne una delle 6 grange possedute dall’abbazia. Dal punto di vista strutturale rappresenta un eccellente esempio di cascina a corte chiusa; ammirevole anche l’interessante e ancora ben conservata testimonianza architettonica del processo di fortificazione che interessò Darola nel XV secolo: la torre quadrilatera con porta carraia originale, impiegata per accedere da un cortile ad un altro.

Itinerario Grange 3 – Montarolo, Ramezzana, Castelmerlino, Leri e Montarucco

Appartenenti un tempo a Lucedio, si trovano nelle vicinanze del complesso rurale. Mentre Ramezzana e Montarolo (quest’ultima collocata in posizione panoramica, nei pressi del Santuario della Madonna delle Vigne) si trovano a sud di Lucedio, Leri e Castelmerlino sono ubicate nella parte di territorio che si estende a nord-ovest del principato, e corrispondono ai possedimenti della famiglia Benso di Cavour, cui appartava l’illustre figura del ministro Camillo Benso Conte di Cavour. In particolare modo Leri rappresentò per il Camillo Benso un ” bueno retiro”, un ambiente in cui ancora oggi si possono respirare atmosfere risorgimentali.

Itinerario Grange 4 – Lungo la “strada delle grange”

Seguendo la strada che da Larizzate conduce a Crescentino, soprannominata “strada delle grange”, si raggiunge Lignana e la splendida Tenuta Veneria. Proseguendo lungo la stessa strada si raggiunge Castell’Apertole , un insieme di edifici fatti realizzare nel 1774 dalla famiglia Savoia e deputati all’allevamento dei cavalli. Nelle immediate vicinanze si trova Cascina Colombara , un’azienda agricola ancora attiva che rappresenta un altro splendido esempio di cascina a corte chiusa e che ha saputo conservare e valorizzare i suoi ambienti originari. Proseguendo lungo la “strada delle grange”, prima di raggiungere Crescentino, ci s’imbatte in San Genuario : tenuta agricola un tempo sede di un’antica abbazia, San Genuario è sicuramente il più antico insediamento monastico benedettino all’interno dell’allora foresta di Lucedio. Purtroppo dell’antico complesso rimane ben poco e tutto ciò che è rimasto a testimonianza dell’originaria struttura è stato inglobato all’interno di Cascina Badia; di notevole interesse rimane la mole del Castello, che presenta una mirabile torre circolare circondata da una rocca, mentre l’originaria chiesa abbaziale è stata sostituita dall’attuale chiesa parrocchiale risalente al XVII secolo, la quale ha comunque conservato abside e campanile della prima chiesa. Proseguendo si raggiunge l’antica cittadina di Trino, con la sua chiesa di San Michele in insula , il monumento storico più importante di questo centro, e la parrocchiale di S. Bartolomeo, rifacimento seicentesco della chiesa realizzata nel XIII secolo e destinata a prendere il posto di S. Michele.

Castel-di-Tora_laghi_Fuoriporta

Tra i laghi d’Italia…l’estate ancora non finisce

Affacciata sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, Arona (Novara) si è trasformata in pochi anni in uno dei centri turistici più vivi della zona: merito della sua incantevole posizione e del collegamento diretto – attraverso la via del Sempione – con Milano. Una collocazione geografica strategica che ne ha fatto crocevia di popoli e di storie nelle epoche passate, dai Galli ai Romani, dai Borromeo agli austriaci, fino agli spagnoli. Non a caso, Arona non rappresenta solo un buon punto di partenza per visitare lo splendido Lago Maggiore, ma è anche un centro ricco di attrattive turistiche, dalle chiese al Broletto (palazzo di giustizia), senza dimenticare la Rocca Borromea e il Colosso di San Carlo Borromeo, la statua che domina tutto il bacino. Ed è, al contempo, un cittadina molto viva dal punto di vista culturale nel periodo estivo (con la Fiera del Lago a giugno, la kermesse musicale “Svaronavis” a luglio e la “Lunga Notte” ad agosto) e non solo.

Un po’ più a est, su un altro splendido bacino come il Lago di Garda, fra reperti romani ed acque termali note sin dall’antichità, Sirmione (Brescia) resta una meta dal fascino intatto e adatta a un turismo di ogni età. A partire dalla strada che si percorre per raggiungerla, una stretta lingua di terra che sembra quasi dividere in due la parte meridionale del Garda. Anche qui, a un’offerta turistica ormai all’avanguardia, si affiancano percorsi culturali di grande fascino, a partire dal Castello Scaligero, dalle antichissime Grotte di Catullo e dalla Chiesa di santa Maria della Neve, senza dimenticare gli altri edifici di culto e architetture civili come il Palazzo Maria Callas. Il calendario degli eventi, soprattutto d’estate, è davvero ricchissimo e strizza l’occhio soprattutto alla gastronomia locale con la “Sardinata”, la “Festa dell’Uva”, la “Cena di gala sotto le stelle” e la “Festa del Lago”.

Spostandosi in provincia di Viterbo e più precisamente sul Lago di Bolsena, ecco una perla lacustre meno conosciuta ma non per questo meno affascinante: Capodimonte, infatti, sorge su un pittoresco promontorio che si protende all’interno del bacino ed è dominata dalla splendida Rocca Farnese, risalente al Cinquecento. Un luogo davvero unico, opera di Antonio da Sangallo il Giovane, che si staglia sulle rive del Lago con la sua imponente mole ottagonale; ma a Capodimonte non mancano altri piccoli gioielli come il palazzo Puniatowski del Valadier, la Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta e il Palazzo Borghese. Se si decide di venire da queste parti, è d’obbligo assaggiare il coregone, tipico pesce di lago che rappresenta la vera specialità della gastronomia locale, insieme all’immancabile olio extravergine d’oliva viterbese. Per quanto riguarda invece gli eventi, il 15 agosto è davvero spettacolare ammirare i fuochi d’artificio sul lago in occasione della festa di San Rocco, mentre il patrono del paese, San Sebastiano, viene festeggiato il 20 gennaio. E sempre a gennaio, in occasione della festa di Sant’Antonio Abate (patrono degli animali) vengono accesi i caratteristici falò da ammirare con le bruschette condite con l’olio appena spremuto.

Restando nel Lazio ma questa volta in provincia di Rieti, ecco uno dei borghi più belli d’Italia immerso nell’incontaminata Valle del Turano: Castel di Tora, a metà strada fra Rieti e Carsoli. Circondato da una corona di fitti boschi sui quali domina il Monte Navegna, il paese conserva ancora oggi un fascino magico e sembra custodire il segreto delle sue origini mitiche, che lo legano alla città sabina di Thora. Fino al 1864 il paese si chiamava Castelvecchio, ma poi si decise di legare il suo nome a Tora, antico insediamento sabino nel quale avvenne – nel 250 d.C. – il martirio di Santa Anatolia. Passeggiando nei caratteristici vicoli che conducono a piazzette ben tenute e curate si possono ammirare la torre esagonale medievale dell’XI Secolo, il Palazzo Scuderini, le mura e le torrette trasformate in case; e ancora archi, scalinate, grotte e cantine scavate nella roccia, la chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista e la Fontana del Tritone. Tra gli eventi da non perdere la Sagra degli Strigliozzi, un particolare tipo di pasta lunga (a settembre) e quella del polentone (a marzo).

 

Ortezzano_Fuoriporta

Dai Piceni a oggi, ecco il borgo di Ortezzano

Dolcemente adagiato a 300 metri sul livello del mare nella provincia di Fermo, Ortezzano è un paese ricco di storia con un passato che affonda le sue radici in un’epoca lontana, quando a dominare questo tratto delle Marche era il popolo dei Piceni. Una storia antica che ha lasciato tracce indelebili a partire dai resti del Castello con la torre ghibellina (simbolo del paese), le mura quattrocentesche, i portali e le volte in stile gotico; e ancora le chiese del Carmine – che conserva xilografie del Ceschini e una tela marattesca – quella parrocchiale di San Girolamo e quella di Santa Maria del Soccorso. Merita una visita anche il Monumento ai Caduti di tutte le guerre, ideato e creato dall’artista Marcello Savini, scultore e pittore di grande fama, nato ad Ortezzano nel 1928 e scomparso nel 1995; e ancora la casa natale dell’insigne latinista Giuseppe Carboni, nato ad Ortezzano nel 1856. Per chi volesse invece andare alla scoperta delle tracce lasciate in questo territorio dal Piceni c’è la contrada di Cisterna, primo insediamento dell’antico popolo nella zona

 

Carretto-siciliano Fuoriporta

Carretto Siciliano: alla scoperta delle tradizioni contadine

Museo Etnografico Nunzio Bruno di Floridia

Un viaggio nella Sicilia contadina, negli oggetti quotidiani della vita di braccianti e artigiani nelle botteghe e nelle masserie dell’altipiano Ibleo: è quello che propone il Museo Etnografico Nunzio Bruno di Floridia, in provincia di Siracusa, aperto al pubblico nel maggio 2004 in Piazza Umberto dopo la fusione di due immobili di pregio storico.

Più che un semplice Museo, l’esposizione rappresenta un’importante chiave di lettura antropologica e culturale della storia della comunità floridiana: la struttura è divisa in un piano terra composto da sei sale dedicate all’esposizione permanente e in un primo piano suddiviso dove trovano posto una piccola biblioteca, e una sala polifunzionale. Gli oggetti esposti, appartenenti alla lavorazione del grano, all’allevamento e all’aggiogo del bestiame, alla pastorizia e ai cicli artigianali del calzolaio, dell’apicoltore, dello stagnino, del bottaio, dell’arrotino, del sarto, del cestaio e della tessitura sono arricchiti da collezioni di ceramica d’uso popolare, di vecchi giocattoli, di reperti litici ed attrezzi e utensili del frantoio e del palmento. Ma non solo: visitando il museo è possibile scoprire da vicino anche la storia del carretto siciliano, la cosiddetta bottega del carradore.

La costruzione di questo mezzo di trasporto noto in tutto il mondo è infatti documentata in tutte le sue fasi, dalle forme lignee per la manifattura al pezzo più pregiato: un tornio per la creazione delle parti tondeggianti risalente al 1880, ideato e usato nella bottega del “mastru fa carretta” (maestro carradore) Don Salvatore Rizza, il cui carretto è esposto nell’androne del Palazzo Municipale di Catania. Si possono ammirare singole parti del carro, come i portelli e laterali dipinti finemente, le casse d’asse, gli arabeschi di ferro battuto simili a merletti fino a varie tipologie di carretti: il classico carretto dipinto e quello dell’apicoltore. Tutto il materiale recuperato proviene da diverse botteghe artigiane di Floridia e dal territorio circostante ma anche da una costante e intelligente opera di salvaguardia.