Scoprire Faenza tra ceramiche e delizie gastronomiche

“Maiolica”, ancora oggi, in molte zone del Mondo si chiama “faiance”. Basta questo per comprendere lo strettissimo legame che intercorre tra Faenza, una delle perle della Romagna, e questa antica tradizione artigianale che affonda le sue radici nel XII Secolo; oggi la cittadina in provincia di Ravenna è una rinomata meta turistica non solo per le botteghe dei ceramisti, ma anche per le sue delizie gastronomiche da assaggiare nei ristoranti e nelle enoteche del centro storico.

Un viaggio alla scoperta di Faenza non può che partire dal MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche, uno spazio tematico di primo ordine e un’eccellenza mondiale nel suo genere: vero e proprio simbolo della città, riesce a stupire anche i visitatori meno preparati sul tema, grazie alle sue opere davvero uniche. Di grande impatto visivo ed emozionale è poi Palazzo Milzetti (nella foto) con le sue sale affrescate, i suoi arredi opulenti, le stanze private finemente decorate, il maestoso salone ottagonale e gli splendidi stucchi della sala da ballo. Per gli amanti degli spazi verdi, merita poi una visita Parco Bucci con i suoi cigni, conigli, tartarughe, papere e pavoni, che qui vivono liberi e che sono talmente abituati alla presenza dell’uomo da farsi sfiorare e accarezzare, per la gioia soprattutto dei bambini.

Il tutto senza dimenticare le perle della cucina locale. Il territorio di Faenza è infatti ricco di prodotti di alta qualità come la pesca di Romagna e la nettarina IGP, mentre i vini a marchio DOC vanno dal Sangiovese, al Trebbiano, dal Pagadebit alla famosa Cagnina dolce, all’apprezzato Albana DOCG nelle versioni secco e passito.

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Cinque percorsi per scoprire la Franciacorta in bicicletta

Cantine, agriturismi, musei, distillerie, enoteche. La strada del Vino di Franciacorta è questo è molto altro. La zona collinare lombarda compresa tra Brescia e l’estremità meridionale del Lago d’Iseo, è uno dei territori italiani che contano la più alta produzione di spumanti, da gustare insieme ad altre perle della tradizione gastronomica locale tra vigneti, graziosi borghi e antichi casali. Una terra ideale per gli itinerari in bicicletta. La Provincia di Brescia ne segnala cinque, contrassegnati da un colore diverso: nero, blu, giallo, verde e rosso.

Il percorso nero parte da Piazza della Loggia nel centro della città di Brescia e si snoda in periferia costeggiando Urago Mella nei pressi del Villaggio Violino, si addentra successivamente nel paese di Cellatica e nel comune di Gussago per poi lambire Rodengo Saiano passando accanto all’Abbazia Olivetana, per ritornare per stradine di campagna sul percorso di partenza. Si tratta di un percorso ciclo-pedonale lungo 40 km, adatto a tutti e della durata di 2 ore e 30 minuti.

Quello blu parte dall’Abbazia Olivetana di Rodengo Saiano e conduce fino a Provaglio d’Iseo, in località Torbiere del Sebino, attraversando Monticelli Brusati, nel cuore della Franciacorta. Seguendo la pista ciclabile che unisce Brescia a Paratico si giunge a Passirano attraversando le campagne di Fantecolo, Monterotondo e Camignone dove si può fare una pausa di degustazione all’interno delle numerose cantine che si incontrano sulla via. In questo caso si tratta di un percorso di 30 km adatto a tutti e senza difficoltà, da completare in circa 2ore e 30 minuti.

Il percorso giallo porta alla scoperta della parte di Franciacorta che si mescola con il Sebino. Da Iseo, un percorso di 30 km conduce fino a Clusane, costeggiando la riva del Lago d’Iseo, per poi inoltrarsi nel cuore della Franciacorta attraversando Corte Franca, fino a Calino e Bornato.

Quello verde attraversa Paratico, Capriolo, Adro e Corte Franca, per chiudersi nuovamente al punto di partenza. Dirigendosi a Capriolo si può visitare il Museo Agricolo del Vino e osservare il fiume Oglio che scorre attraverso queste terre, uno spettacolo davvero unico.

L’ultimo percorso, quello definito dal colore rosso, porta nella Franciacorta meridionale, collegando Erbusco, Rovato e Cazzago San Martino in un itinerario chiuso.
A Erbusco ci si può fermare a visitare il parco delle Sculture, oppure concedersi una degustazione di vini DOC associati a salumi e formaggi prodotti dagli agriturismi locali.

 

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Cheese is probably the most consumed and delicious food of Barbagia, the most "true" and wildest area in Sardinia

In tour fra i prelibati formaggi della Barbagia

Insieme al pane e alla carne, il formaggio è probabilmente l’alimento più consumato e prelibato della Barbagia, la zona più “vera” e selvaggia della Sardegna. Quella che gli Antichi Romani definivano “la terra dei barbari”, era un’unica, misteriosa landa, fatta di montagne, grotte nascoste, selve impenetrabili e gole profonde; la morfologia di queste terre è caratterizzata dai massicci più imponenti della Sardegna: il Gennargentu la cui vetta, chiamata punta La Marmora, raggiunge i 1834 metri, e il Supramonte, che con monte Corrasi si attesta a 1463 metri. E così un viaggio alla scoperta della Barbagia non può prescindere dalla conoscenza dei suoi formaggi, prodotti da tempo immemorabile ed esportato da diversi consorzi in tutto il mondo. Quello più conosciuto è sicuramente il pecorino sardo, un formaggio semicotto di consistenza morbida ma compatta; esistono anche pecorini stagionati, dai quali si ricava spesso l’illegale formaggio con i vermi. Tra i formaggi vaccini è obbligatorio assaggiare la taedda, una sorta di provola che arrostita risulta essere una vera leccornia. Tra i cagli, sa frùe viene solitamente servita con pomodori, e allo stesso modo si usa la Merca, un salatissimo formaggio fresco. Il formaggio trova svariati utilizzi in cucina, sia come condimento per la pasta, sia come piatto unico da assaporare durante il pasto, come la ricotta servita su una foglia di lattuga e cosparsa di miele, sia nella preparazione di dolci. La casadina invece è un tortino con formaggio pecorino, mentre la famosissima seada una specie d’enorme raviolo ripieno di formaggio che, dopo essere stato fritto, viene servito con il miele o con lo zucchero.

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