Supino, la perla della Ciociaria

Supino è una piccola cittadina in provincia di Frosinone, delicatamente adagiata ai piedi di due monti – i Lepini e la Collina La Torre – ricoperti di un verde intenso, distanti dal più elevato Monte Gemma, che maestosamente si affaccia sulla ampia Valle del Sacco.

Sorto dopo la distruzione della capitale volsca Ecetra, il paese regala paesaggi mozzafiato ed è considerato la perla della Ciociaria. E’ noto soprattutto per la presenza del Santuario di San Cataldo, il cui culto risale ai tempi del Medioevo: la struttura è a pianta circolare, sormontata da una grande cupola con lanterna; il Santo, nel cuore di tutti i supinesi, viene venerato con una grande festa ogni 10 maggio, che coinvolge migliaia di fedeli del luogo e non solo.

Il piazza Umberto I, cuore pulsante del borgo, si trova il monumento ai Caduti durante le guerre, opera dell’architetto Giovanni Iacobucci. Poco vicino si scorge Largo Cesare Battisti, dove si trova la chiesa di S. Maria Maggiore edificata nel 1700, che ospita la statua del santo patrono San Lorenzo. Nella parte più alta del paese sorgono invece la chiesa di S. Nicola, in stile barocco e soffitto a botte, e la chiesa della Madonna di Loreto, un’affascinante cappella con affreschi del 1570 circa. Poco lontano, in località Cona del Popolo, c’è una delle maggiori attrattive del paese: le terme romane risalenti al II Secolo d.C., che colpiscono per la loro bellezza e infinita eleganza. I mosaici rappresentano soggetti marini con pesci, conchiglie, meduse, tritoni e soggetti femminili che nuotano.

Supino è conosciuta anche per le numerose fonti di acqua. Tra queste la fonte Pisciarello dalla quale sgorga un’acqua oligominerale dalle forti proprietà curative, la fonte dei Canali a 700 mt di altezza e la fonte Caporaletto.

Nella parte superiore del paese è possibile raggiungere la piana di San Serena a 1000 mt di altezza, dalla quale si può ammirare lo splendido paesaggio della Valle Latina: nota a turisti e appassionati di trekking, la piana è lo scenario ideale di molte escursioni curate da associazioni che organizzano percorsi alla scoperta di una terra che sorprende e incanta chiunque la esplori.

Tante, infine, sono le bontà culinarie del luogo: sulle tavole di ogni supinese che si rispetti in autunno non possono mancare le castagne, i funghi porcini e il formaggio di pecora o di latte vaccino.  I famosi gnocchetti lunghi, i “fini fini ciociari”, sono il piatto delle nonne del paese, magari da accompagnare con un secondo di carne come l’agnello con le patate.

 

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verde a Cervaro

Santa Maria Maggiore, la più antica chiesa di Cervaro

E’ il monumento religioso più antico e importante di Cervaro, grazioso paese laziale in provincia di Frosinone. E’ la Chiesa di Santa Maria Maggiore, vero e proprio monumento storico di architettura e di cultura, dalle linee sobrie essenziali. Non solo ai giorni nostri, ma anche nel suo lungo passato, è sempre stata la chiesa matrix, cioè matrice, del paese, come si legge in una lapide del XII secolo tutt’ora visibile sotto di un’acquasantiera in pietra: hecest sola matrix Cervarii, si legge, ovvero “questa è l’unica (chiesa) matrice di Cervaro”.

L’edificio sorge là dove prende piede l’antico Pesculum dalla parte orientale, presso i ruderi medievali del Borgo e di Castello, da dove partono via Trocchio, via Municipio, via Sobborgo e via XXIV Maggio. L’intero corpo di fabbrica della chiesa s’incorpora, a monte, con altre costruzioni, che facevano parte un tempo del complesso dell’antico castello. La facciata anteriore è rivestita in pietre squadrate a faccia vista, fino alla linea di volta, con un frontone decorato a stucchi; il portale è invece quadrangolare, sormontato da importante composito cornicione in pietra.

All’interno, la chiesa accoglie eleganti decorazioni in stucchi e finte colonne quadrangolari; la cupola si trova in corrispondenza dell’altare maggiore e ospita bassorilievi raffiguranti le quattro virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza. Accoglie inoltre un artistico Crocifisso ligneo del ‘600. L’altare marmoreo policromo, di stile barocco, non ha subìto, fortunatamente, nessuna demolizione dopo la riforma del Concilio Vaticano II, che sancì l’essenzialità dell’altare. Altri elementi di pregio sono il coro, con graziosi intagli su antico legno e il pulpito.

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Un viaggio nel tempo sulla prima ferrovia a vapore italiana

L’appuntamento è fissato per domenica 18 dicembre 2016: l’Associazione Apassiferrati organizzerà un viaggio su un treno storico a vapore da Roma Tiburtina a Ceprano (Frosinone), un’imperdibile giornata che prevede anche cantine aperte, stand di artigianato e visite nel borgo di Arce e nel Museo della Ferrovia della Valle del Liri. E così un treno di Natale percorrerà la prima ferrovia ad alta velocità italiana fino a Ceprano, stazione di confine tra lo Stato Pontificio e il Regno dei Borboni; un’avventura per famiglie, curiosi, appassionati della ferrovia e non solo, ma anche per coloro che si avvicinano alla conoscenza di un territorio, quello della Valle del Liri, ricco di incredibili tesori di cultura e tradizioni. Al loro arrivo, i viaggiatori saranno accolti dalla banda musicale della città e potranno visitare la storica Cappella di Pio IX. La festa proseguirà nel borgo di Arce dove le cantine aperte, i gruppi folkloristici in costumi ciociari e gli stand di artigianato ricreeranno una magica atmosfera natalizia. Il programma culturale della giornata prevede anche visite accompagnate, con un anteprima del Museo della Ferrovia della Valle del Liri che sorge nel Palazzo del Comune di Arce, un importante progetto portato avanti dall’Associazione. Lo spazio nasce con l’obiettivo di valorizzare e diffondere la conoscenza storica, sociale, economica legata al territorio di Arce, della ferrovia Roccasecca-Arce-Avezzano e della valle del Liri. Il Museo sta realizzando una grande rappresentazione paesaggistica ferroviaria di alcuni degli scenari più significativi del tracciato, con particolare attenzione ad Arce, snodo verso la valle del Liri, con il suo grande mulino ed il primo raccordo industriale ferroviario; Fontana Liri con il polverificio, lo snodo ferroviario, la storia ed il cambiamento socio economico; Arpino con lo sviluppo ed il declino del polo delle Cartiere e la riqualificazione della sua economia; grande attenzione viene data anche al centro economico-culturale di Sora e alla storia della sua stazione, al castello e alla ferrovia di Balsorano e a Capistrello, sede di una delle prime gallerie ferroviarie elicoidali italiane.

Per prenotare un posto a bordo del treno a vapore è possibile contattare il numero 0776.808065 viaggimacciocchi@libero.it

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La flora dei Monti Ernici in mostra al Museo di Veroli

Una panoramica sulla ricca varietà della flora dei Monti Ernici e non solo, che conta più di 1.200 specie di piante tra cui bellissime orchidee selvatiche. E’ quanto propone il Museo delle Erbe di Veroli, che vide la luce nel 1987 quando un appassionato gruppo di ricercatori iniziò a raccogliere piante sui monti che circondano la bella cittadina d’arte in provincia di Frosinone. Ospitato nel Palazzo Morganti che prospetta su Piazza Mazzoli, il museo è organizzato in diverse sale all’interno delle quali le piante esposte sono divise secondo gli habitat che si incontrano sui monti del territorio circostante mano a mano che l’altitudine aumenta; alcune sono piante officinali e di esse si spiegano e si descrivono le proprietà curative. I campioni di erbe autoctone sono corredati dall’esatta determinazione (famiglia, genere, specie), secondo il sistema di Linneo (sec. XVIII). Accanto a questo sistema, però, esiste anche l’uso del nome popolare, interessante per comprendere le tradizioni, l’uso e le caratteristiche della pianta; le tradizioni popolari legate alle piante nel loro insieme costituiscono un bagaglio culturale importante, perché ormai rappresentano testimonianze di un antico passato, quando le piante costituivano ampie risorse sia per l’economia familiare sia per quella artigianale. Il collegamento con l’uso medicinale delle piante non è casuale, dal momento che i Monti Ernici sono ricchi di piante medicinali ed in questo campo vantano un’antica tradizione. Non a caso, tra le sale del Museo ve ne è una in cui, all’interno di vetrine si conserva un’interessante collezione di oggetti usati un tempo in erboristeria e nelle antiche farmacie come eleganti albarelli, ampolle di vetro e piccole bilance.