Le 44 chiesette votive delle Valli del Natisone

Sono note come “Le sentinelle delle Valli”, come “vedetta sulle principali cime” o ancora “inaccessibili”. Di certo le 44 chiesette votive delle Valli del Natisone (a cavallo tra il Friuli-Venezia Giulia e la Slovenia) costituiscono un grandissimo patrimonio artistico poco conosciuto presso il grande pubblico. Sorsero nel Sec XIII e XIV e presentavano una costruzione primitiva di tipologia romanica con presbiteri semicircolari. Dopo il terremoto del 1348 che richiese una ricostruzione delle Chiesette, in queste valli si affermò lo stile proveniente dalle vicina Slovenia e conosciuto come il “Gotico Fiorito”, di cui uno dei principali artefici di questa scuola fu Peter Parler. In alcune Chiesette si possono ancora ammirare affreschi del Sec XVI di Scuola Slovena di Jernei da Skofia Loka, e altari lignei dorati sempre Scuola Slovena del Sec XVI. Raggiungere queste chiesette, meglio se in modo “lento”, a piedi, in bici o a cavallo, permette di immergersi nella cultura materiale e spirituale del popolo della Slavia Friulana: giunti in questi luoghi, si potrà “respirare” la spiritualità di queste comunità, intessuta di affidamento ai santi per le difficoltà della vita e di intensa gratitudine per tutti i doni della natura.

xiloteca il museo-studio sull’arte del legno

Xiloteca, il museo-studio sull’arte del legno

A San Giovanni al Natisone, borgo friulano in provincia di Udine, è possibile immergersi nella storia di un’arte antica e in continuo divenire.

La Xiloteca, ovvero il Museo dei legni e degli strumenti per la loro lavorazione, non è solo uno spazio espositivo ma un progetto in costante evoluzione, che raccoglie le oltre 1000 specie legnose attualmente adoperate in tutto il mondo dalle industrie e dall’artigianato, oltre a manufatti artigianali provenienti dai vari paesi, testimonianze di storie ed aneddoti vissuti.

Qui è possibile assistere alle dimostrazioni delle arti e mestieri del legno, oppure visitare lo showroom di Gianni Cantarutti – consulente tecnico commerciale del legno con esperienza internazionale – dove si trovano esposte rare ed inedite tavole d’arredo da specie legnose poco conosciute.

La Xiloteca è nata dal desiderio di condividere una passione e per questo si è trasformata anche in un laboratorio di studio, sul quale si inseriscono varie iniziative come i corsi di riconoscimento delle specie legnose e di ebanisteria, gli eventi di promozione della cultura del legno e diverse pubblicazioni.

La storia del coltello in mostra a Maniago

Ospitato in un’ex fabbrica di coltelli ristrutturata di recente, il Museo dell’arte fabbrile e delle coltellerie – CORICAMA di Maniago è un luogo di grandissimo fascino, unico nel suo genere. Nel paese friulano in provincia di Pordenone, d’altronde, la produzione di coltelli è un’antica attività artigianale di grande livello e maestria, riconosciuta in tutto il Mondo. Lo spazio museale documenta la lavorazione dell’acciaio negli opifici della zona e l’evoluzione tecnologica verificatasi nel tempo all’interno di questi luoghi.  È suddiviso in tre sezioni attraverso le quali si possono conoscere i momenti significativi della storia dell’arte fabbrile: formazione del battiferro, formazione della bottega artigiana all’interno delle abitazioni (XVIII secolo), insediamento delle prime officine agli inizi del Novecento. Oltre a ospitare e raccontare il patrimonio storico e culturale della propria cittadina, il Museo lavora in collaborazione con le altre realtà museali del territorio per numerose attività e iniziative culturali, organizzando seminari, convegni, mostre temporanee e conferenze.

 

 

 

Il Gemonese, simbolo della rinascita friulana

Nel cuore del Friuli c’è un territorio che rappresenta simbolicamente la rinascita dell’intera Regione: il Gemonese. Qui, infatti, sorgono Gemona del Friuli e Venzone (nella foto), entrambe risorte dopo il disastroso terremoto del 1976, due cittadine ricche di storia dal passato medievale. Venzone, in particolare, è considerato uno dei borghi più belli d’Italia ed è famoso anche per una singolare esposizione: 40 mummie rinvenute nelle tombe del locale duomo. Di origine medievale è anche il maestoso castello di Artegna, anch’esso gravemente danneggiato dal sisma e oggi completamente ristrutturato e aperto al pubblico. Il territorio del Gemonese, ricco di acque e ambienti umidi, è oggi Ecomuseo delle Acque. Un museo diffuso e partecipativo che valorizza i siti naturali e le manifestazioni della cultura materiale (luoghi, edifici attività) e immateriale (memorie, saperi, tradizioni). È stato proprio l’impegno dell’ecomuseo che ha reso possibile il recupero del “pan di sorc”, un tipico pane dolce e speziato fatto con farine ricavate da cereali locali, che oggi è uno dei Presìdi Slow Food del Friuli Venezia Giulia. La bellezza e la varietà dell’ambiente naturale rendono quest’area perfetta per tanti sport e attività all’aria aperta, dal ciclismo al trekking, dagli sport dell’aria a quelli dell’acqua nel lago di Cavazzo.

 

 

Le pozze smeraldine, un bagno indimenticabile ai piedi delle Dolomiti!

Se si pensa a dove poter fare un indimenticabile bagno ristoratore, la mente corre subito alla Sardegna o alla Sicilia. E invece uno dei dieci posti più belli d’Italia dove fare il bagno si trova in Friuli-Venezia Giulia, in uno dei contesti naturalistici più selvaggi delle Dolomiti.

Le pozze smeraldine di Tramonti di Sopra, che sorgono lungo il corso del Meduna nel cuore del Parco naturale delle Dolomiti Friulane, sono un angolo davvero magico: l’incantevole bellezza e il fascino di questo luogo in provincia di Pordenone permette a chi lo visita di immergersi in un ambiente naturale e incontaminato, dove il colore delle acque giustifica pienamente il nome “smeraldo” con cui le pozze sono note.

Non a caso, recentemente il famoso tabloid inglese “The Guardian” le ha inserite di diritto nella classifica delle 10 località, fiumi e laghi più belle della nostra Penisola. Per raggiungerle è sufficiente una passeggiata di pochi minuti lungo un sentiero che parte da Tramonti di Sopra e si inoltra nel Parco delle Dolomiti friulane: in questo tratto del fiume, l’acqua si raccoglie in pozze profonde e le rocce bianche forniscono la piattaforma perfetta per un tuffo nelle sue acque cristalline color smeraldo. Provare per credere!

 

Gorizia e il Collio, a cavallo tra l’Italia e la Slovenia

“Collio” in italiano, “Cuei” in friulano, “Brda” in sloveno. Quella del Collio è un’area geografica collinare che ha una particolarità unica: si estende a metà tra l’Italia e la Slovenia. E in effetti in questo angolo del Friuli-Venezia Giulia è possibile respirare un’autentica atmosfera di confine, di “melting pot” dell’area mitteleuropea. A partire dalla città principale di questo territorio che si estende tra il fiume Isonzo ed il suo affluente di destra, fiume Iudrio: Gorizia, all’incrocio delle culture europee latina, slava e germanica dove nel 2004 è caduto l’ultimo muro tra Europa Occidentale e Orientale. Nota in passato per i suoi giardini e il suo clima mite, oggi la città ospita nei suoi palazzi storici molti musei tematici che permettono di conoscere vari aspetti della sua storia davvero unica. Ma anche i dintorni di Gorizia riservono gradite sorprese, tra dolci colline dove a farla da padrone sono enoteche, aziende vitivinicole e cantine che producono vini bianchi tra i migliori al Mondo e corposi rossi. Questa è nota come zona del Collio, che ha il suo centro principale a Cormons (nella foto). Qui, poca è la distanza dai monti e dal mare: il microclima, assolutamente unico per ventilazione ed escursione termica, si sposa perfettamente con la “ponka”, il caratteristico terreno della zona, ideale per la coltivazione della vite.

 

 

 

L’Alta Valle dell’Isonzo in bicicletta

Un’incantevole pedalata di 67 chilometri lungo il “fiume dal colore smeraldo”. Siamo a Most na Soči, dove l’Idrijca si tuffa nell’Isonzo: si tratta di una delle principali aree preistoriche d’Europa, con splendidi reperti da ammirare all’interno del Museo Archeologico. Il percorso segue il corso superiore dell’Isonzo che, grazie alle sue numerose rapide, è il paradiso per chi ama sport acquatici come rafting, kayak, canottaggio e hydrospeed. Il principale centro dell’alta valle è Trenta, insieme di frazioni sparse lungo 5 chilometri. I prati circostanti vengono ancora lavorati da una sparuta schiera di contadini, alcuni dei quali hanno attrezzato le loro abitazioni per ospitare i sempre più numerosi viaggiatori appassionati di questo ambiente affascinante. Ora il paese si sta trasformando in centro di villeggiatura estiva, per le arrampicate in montagna, e invernale, per la pratica dello sci di fondo. A Tolmin (Tolmino) – conosciuta per la settecentesca rivolta dei contadin i– meritano invece una visita il Museo Etnografico, i resti del castello medievale e lo spettacolare Ponte del Diavolo. Quindi si oltrepassa il fiume, grazie al grande ponte napoleonico ad arco in pietra, giungendo a Caporetto, nota per la celebre rotta del novembre 1917, ricordata nel locale museo e nel vicino Sacrario di Sant’Antonio.

 

Cividale del Friuli e le misteriose Valli del Natisone

A fondarla fu niente di meno che Giulio Cesare. E a questo particolare evento storico si deve il nome dell’intera Regione. Stiamo parlando di Cividale del Friuli, a cui l’imperatore romano diede il nome di Forum Iulii: proprio da qui viene il nome Friuli, che insieme al Venezia Giulia dà vita a una delle Regioni più affascinanti dell’intero Stivale. Nel 568 d.C. Cividale divenne sede del primo ducato longobardo in Italia e in seguito, per alcuni secoli, residenza dei Patriarchi di Aquileia. Oggi, a distanza di tanti secoli, Cividale conserva ancora significative testimonianze longobarde a partire dal Tempietto, una delle più straordinarie e misteriose architetture alto-medievali occidentali. Come non menzionare, poi, il Ponte del Diavolo, il Duomo e il Museo Cristiano? Questo patrimonio storico e artistico nel 2011 è stato riconosciuto dall’UNESCO, che ha posto Cividale all’inizio del percorso longobardo in Italia in un itinerario che consente di scoprire tesori stupendi partendo proprio dal Friuli-Venezia Giulia. Alle spalle di Cividale, per chi volesse trascorrere qualche ora in più da queste parti, le Valli del Natisone sono una terra misteriosa nascosta tra le Prealpi Giulie: quattro valli anguste dall’aspetto ancora selvaggio, con torrenti che scorrono ripidi tra forre, cascatelle e grotte spettacolari. Tra una valle e l’altra, qualche decina di piccolissime località dalle tipiche case in pietra e chiesette del XV secolo, ma anche centri naturalistici didattici. Il legame storico con l’Italia non ha cancellato la lingua e la cultura originarie, che sono slovene e arricchiscono queste terre di leggende e feste tradizionali.

 

Uomo e natura in mostra all’Ecomuseo del Vajont

L’uomo e la natura che lo circonda non sono mai stati così vicini. La storia del Comune di Erto e Casso, oggi parte dei Borghi Autentici d’Italia, è stata segnata nel 1963 dall’immane tragedia della diga del Vajont. Ma la popolazione di questo tratto della provincia di Pordenone ha avuto il coraggio di ripartire, e l’Ecomuseo del Vajont rappresenta per i visitatori un’occasione unica per scoprire i segni indelebili lasciati dalla natura e dagli uomini in questo territorio. E’ il legno il filo conduttore del museo che custodisce la storia del paese. Qui il noto scrittore Mauro Corona ha dato la parola agli alberi con “Voci del Bosco”, il percorso audio-sonoro accessibile con le cuffie sensoriali, mentre l’incanto dei boschi ertani si svela attraverso “La magia del legno che diventa carbone”, mostra dedicata all’antico mestiere del carbonaio. Il legno diventa anche giocattolo, culla e suole delle scarpe nella mostra dedicata al bambino; oppure oggetto da vendere, carretto e cassettiera sulle spalle dei coraggiosi venditori ambulanti nel percorso tematico “Partire partirò partir bisogna…”. All’interno dell’Ecomuseo sono inoltre esposte le opere lignee di tutti gli artisti che hanno partecipato al Simposio di Scultura di Erto che si tiene ogni anno, e che celebra la continuità di vita dopo l’anniversario della catastrofe del Vajont.

 

La Grande Guerra in mostra al Museo di Forni Avoltri

Su queste montagne si combatterono alcune delle battaglie più importanti e sanguinose della Grande Guerra. E così nel 2008 il Comune di Forni Avoltri (Udine) decise di dedicate una mostra permanente sulla Grande Guerra nell’Alta Val Degano e sul fronte formato dalle cime circostanti (i monti Navagiust, Avanza, Chiadenis ed i passi Volaia e Cacciatore). All’interno della mostra, ospitata al piano terra del Museo Etnografico “Cemout chi erin” (che in dialetto significa “come eravamo”), è possibile ammirare una lunga serie di oggetti ritrovati e raccolti su questi luoghi dai volontari e da donazioni fatte dalla popolazione. Molto interessanti sono le cartoline e le fotografie dell’epoca che testimoniano la vita dei soldati e il paese di Forni Avoltri durante il periodo bellico. Molto suggestiva è anche la riproduzione di una postazione in galleria con dei letti a castello, rinvenuta originariamente sul Navagiust nel 2007. Merita una visita, nello stesso spazio, anche la mostra etnografica “Come eravamo”, che testimonia il desiderio di tramandare alle generazioni future piccole tracce della storia e delle genti che hanno vissuto in questo lembo della Carnia, maestosamente incorniciato dalle Alpi Carniche. Nel 1992, intorno a dei pupazzi di gommapiuma vestiti con gli abiti tipici locali e utilizzati nel periodo natalizio, gli abitanti del luogo hanno iniziato a raccogliere oggetti, arredi e attrezzi da lavoro, recuperati e donati dalle famiglie di Forni e delle sue frazioni, che raccontano con sensibilità e precisione la quotidianità, i riti e le tradizioni dei fornesi dal 1800 sin dopo le guerre mondiali.