Bergolo, il “paese di pietra” con murales, dipinti e sculture

Rappresenta la meta ideale per chiunque decida di trascorrere una giornata intima, lontano   dalla folla e dal caos cittadino. Bergolo è il più piccolo Comune delle Langhe e la più piccola località che ha ottenuto la Bandiera arancione del Touring Club Italiano. Si tratta di un classico esempio di borgo rurale medievale, che si sviluppa intorno a una strada sulla quale si affacciano le case dalla struttura semplice e costruite tutte in pietra arenaria: da qui la definizione di “paese di pietra”, con le mura esterne delle case che ospitano decine di opere d’arte come murales, dipinti e sculture lasciate dagli artisti che hanno partecipato al concorso “Bergolo: paese di pietra”, ideato da Romano Vola nel 1993. Lo spazio panoramico Memorial Ezra Pound, con nove grandi pietre dipinte dall’artista Beppe Schiavetta e dotato di un piccolo anfiteatro, è di grande suggestione per godere a pieno della romantica vista sulle Langhe e sulla rete di sentieri, tra boschi e crinali, che si sviluppa intorno all’abitato.

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In bicicletta tra i Castelli del Barolo e le strade dei pellegrini

Oltre 100 percorsi geomappati, 4300 km attraverso 5 siti Unesco, 355 comuni, 17 parchi e riserve, 136 tra Dop, Dogc e Igp: il Piemonte si può attraversare in sella a una bicicletta ed ogni volta è una scoperta nuova. E’ il caso de “Tra i Castelli del Barolo” (Bra e Langhe), un percorso che tocca ben due siti Unesco: Barolo e il castello di Grinzane Cavour (nella foto), passando dal famosissimo borgo di La Morra, toccando Monforte d’Alba, comune bandiera arancione del Touring Club, Dogliani e Serravalle Langhe sino a Serralunga d’Alba. Sulle tracce invece della storia, invece, viaggia il percorso “Le strade dei pellegrini” (Astigiano). Da Asti a Albugnano l’itinerario segue l’antico tracciato dei sentieri che costituivano nel medioevo una delle tanti varianti della Via Francigena e si snoda tra luoghi di grande interesse naturalistico come il Parco di Valle Andona, Valle Botto e l’area dei Gorghi di Monale, le splendide chiese romaniche (San Nicolao a Settime, San Secondo di Cortazzone e San Giorgio di Bagnasco a Montafia) per giungere a Capriglio e percorrere i luoghi dell’infanzia di Don Bosco e Domenico Savio a Morialdo fino alla borgata Becchi, per salire verso Albugnano da Castelnuovo Don Bosco e poi arrivare alla Canonica di Santa Maria di Vezzolano.

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Dogliani e il tratto più selvaggio delle Langhe

Dogliani è un grazioso paese della provincia di Cuneo famoso per la produzione vinicola e per uno dei Presepi Viventi più suggestivi di tutto il Piemonte. Ma rappresenta anche un ottimo punto di partenza per andare alla scoperta dell’Alta Langa, quella più selvaggia e non caratterizzata dalla monocultura della vite; in questo tratto collinare, infatti, alle vigne si alterano boschi (dove sopravvive, anche se in numero sempre più ridotto, il pino silvestre), prati e noccioleti. L’itinerario parte dall’abitato di Dogliani Castello: seguendo i piloni del Santuario Madonna delle Grazie, si arriva a Belvedere Langhe, con i ruderi del castello ed un panorama davvero impagabile. Da qui si può partire alla scoperta di tanti paesini, borghi, frazioni e pievi isolate adagiate sulle colline della Valle Tanaro o della Valle Belbo. I centri principali sono Bossolasco, con il tardo medioevale palazzo Balestrino, il centro storico invaso dalle rose e le storiche insegne d’artista. Murazzano, che oltre a dare il nome al grande formaggio DOP, conserva uno dei centri storici più interessanti del territorio, dominato dalla bella torre quadrata di pietra. E ancora Mombarcaro, che con i suoi 900 metri è la vetta delle Langhe, da dove, nelle giornate più terse, è possibile scorgere il Mar Ligure: da qui, appunto, il nome di Mombarcaro, ovvero monte delle barche; nella nuova parrocchiale, peraltro, sono stati recentemente trasferiti i preziosi affreschi che decoravano la vecchia parrocchiale romanica di San Pietro.

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La Collegiata e la Cappella Marchionale, Revello svela i suoi tesori

Ai piedi del Monte Bracco e del Monviso, nel cuore della Valle del Po, il paese di Revello custodisce dei veri e propri tesori come la Collegiata, iniziata nel 1402 e terminata con Ludovico II intorno alla fine del XV secolo, e la Cappella Marchionale, al primo piano del Castello dei marchesi di Saluzzo, oggi sede del Municipio. Decretata con bolla di papa Sisto IV nel 1483, la Collegiata sorge all’estremità della via che attraversa il paese e dove inizia la collina. L’interno, in stile gotico lombardo, è formato da tre navate e qui si possono ammirare opere di grande valore artistico come il Fonte battesimale della famiglia Zabreri (1498), il Polittico dell’Epifania di Hans Clemer (1503) e il Polittico della Madonna delle ciliege, realizzato agli inizi del ‘500. Di notevole pregio sono anche l’ottocentesco Altare Maggiore (1850), l’affresco cinquecentesco che raffigura il nobile Rupert D’Amareuil raccolto in preghiera verso la Madonna e Gesù e il pulpito, opera di artigiani che lavorarono – intorno alla metà del XVII Secolo – presso l’Abbazia di Staffarda. Già dimora preferita da Margherita di Foix, moglie di Ludovico II, anche la Cappella Marchionale è un piccolo gioiello tutto da scoprire, che fu decorato nel 1519 proprio per volere delle marchesa. Sulle sue pareti laterali sono dipinte le vite dei Santi protettori dei marchesi, da una parte Santa Margherita e dall’altra San Luigi di Francia, al di sopra sono ritratti gli Evangelisti e i Dottori della Chiesa, mentre la famiglia Marchionale compare con diversi personaggi nelle lunette dell’abside. La contro facciata, invece, è abbellita da un dipinto dell’Ultima Cena, ispirato al capolavoro di Leonardo da Vinci.

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Museo del Castagno_fuoriporta

Valloriate e le castagne, un legame da…Museo

Ha poco più di 130 abitanti, eppure custodisce gelosamente un passato agricolo fra i più importanti all’interno della Comunità montana Valle Stura, quel tratto di Appennino Ligure compreso tra le Liguria e il basso Piemonte. Un passato legato a doppio filo alla castanicultura, che per le genti di Valloriate ha rappresentato per tanti secoli la principale forma di sostentamento. E proprio per documentare l’importanza di questa pratica, oltre al legame fortissimo che ancora si mantiene tra le genti di Valaouria (come si dice in dialetto Occitano) e la “ghianda di Giove”, è sorto nel 2001 il piccolo Museo del Castagno.

Gli oggetti esposti all’interno dello spazio museale ed il materiale di ricerca prodotto illustrano l’importanza che l’attività della castanicoltura ha avuto in passato per le famiglie residenti nelle oltre quaranta borgate del Comune, il cui territorio è in buona parte ricoperto di secolari castagni. Nel locale allestito all’interno del Palazzo Comunale è possibile ammirare il modellino di un essiccatoio, una piccola costruzione che veniva utilizzata per essiccare le castagne in vista dell’imminente inverno; altri pezzi storici sono ventilabro che veniva utilizzato per mondare le castagne, il setaccio, il martello di legno per aprire i ricci, il grembiule contenitore e il ceppo per la battitura, oltre a diversi tipi di rastrelli e di falci. E non mancano documenti fotografici, e oggetti, attrezzi e sculture realizzate con legno di castagno da artigiani locali.

Museo Cavatappi

Seicento cavatappi diversi al Museo di Barolo

Decorativi, figurativi, preziosi. E ancora moderni, pubblicitari, a leve composte, oppure meccanici a vite. Chi l’avrebbe mai detto che esistono così tanti cavatappi diversi? Un museo così originale che racconta la nascita, la storia e l’evoluzione del cavatappi nel mondo con un percorso di 600 esemplari non poteva che essere ospitato a Barolo, nel cuneese. E così chi deciderà, tra un bicchiere e l’altro, di visitare il Museo dei Cavatappi, inizierà il tour partendo dai “cavatappi sospesi”, per poi ammirare esemplari semplici a “T” in legno, ferro, alluminio, ottone, osso, corno, ebano, madreperla, bronzo, avorio, argento, tartaruga… Poi si potrà conoscere anche l’era delle invenzioni con leve, viti e meccanismi complessi come quello delle due viti, una destrogira ed una levogira, inserite una nell’altra. Nelle 19 sezioni che compongono il museo si possono ammirare cavatappi decorativi e figurativi, ma anche tascabili, pubblicitari, sistemi multiuso, a tema animale ed erotico, non mancano quelli in miniatura per profumi e medicinali. Una sezione è dedicata ai cavatappi preziosi, realizzati dai migliori artigiani ed orafi con materiali pregiati, ai quali aristocratici e religiosi facevano apporre lo stemma del casato o le iniziali del loro nome.