La Calabria ha il suo Diamante affacciato sul Tirreno

Anche la Calabria ha il suo Diamante. Affacciato sul Mar Tirreno nel cuore della Riviera dei Cedri in provincia di Cosenza, questo paese di mare ha un nome a dir poco evocativo. Diamante custodisce gelosamente ben 8 chilometri di spiagge incontaminate oltre all’isola di Cirella, con la sua flora selvaggia e i fondali dai colori straordinari grazie alla Posidonia argentata che qui cresce rigogliosa. Nella parte antica merita una visita la chiesa dell’Immacolata Concezione, costruita nel XVII secolo e restaurata nel 1787 e nel 1880, oltre ovviamente al Lungomare Vecchio, soprastante la scogliera antistante il porto. Cittadina nota per i suoi particolari murales e per il cedro (va assolutamente assaggiato il liquore artigianale ottenuto tramite l’infusione della corteccia di questo particolare agrume), oltre che per la cucina di pesce che si basa fortemente su una specialità locale come la rosamarina (bianchetto che viene fritto o unito al pepe per creare una deliziosa salsa), Diamante organizza ogni estate il festival “Calici sotto le stelle”, per scoprire le perle dell’enologia calabrese, e a inizio settembre l’irresistibile “Festival del peperoncino”.

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Soverato, anche la Calabria ha la sua Pietà

Pochi lo sanno, ma anche la Calabria custodisce una statua della Pietà di grandissimo fascino. L’opera risale al 1521 e fu commissionata da Giovanni Martino d’Aquino e dal beato Francesco da Zumpano ad Antonello Gagini, artista palermitano che a quel tempo era all’apice della sua fortunata carriera. Si tratta, senza dubbio, della più bel lavoro del maestro siciliano, mirabile esempio di arte rinascimentale: la scultura – in marmo bianco carrarese –  raffigura la Vergine Maria che porta in grembo Cristo deposto dalla croce. Molto forte è l’influenza michelangiolesca sull’opera: il Gagini, pochi anni prima, aveva conosciuto il Buonarroti durante un suo soggiorno a Roma; eppure questa statua porta nel volto della Madonna i segni di un profondo, umanissimo dolore, assai lontano dal più famoso modello fiorentino.

Narra la leggenda che, per ottenere la statua, Francesco da Zumpano abbia fatto riemergere dallo Stretto di Messina un blocco di marmo che vi era affondato in un nubifragio, convertendo in questo modo il padrone della nave. Di certo l’opera proviene dal Convento di Santa Maria della Pietà, che subì ingenti danni a causa del terremoto del 1783. Il complesso fu abbandonato e gli arredi sacri vennero divisi tra Soverato e Petrizzi; ma la “deposizione” fu causa di una serie di liti fra contendenti, quindi si decise di porre la statua su un carro di buoi senza conducente, affidando la scelta alla volontà di Dio: i buoi presero la via di Soverato. E così la cittadina jonica, famosa in tutta Italia per le sue spiagge, custodisce nella chiesa di Maria Santissima Addolorata a Soverato Superiore una delle sculture più interessanti (e meno note) di tutto il Sud.

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Il Santuario della Madonna di Polsi, tra storia e leggenda

Con ogni probabilità è il luogo di culto più importante della Calabria; e senza dubbio è quello intorno al quale è nato il maggior numero di leggende. Il santuario della Madonna di Polsi – noto anche come santuario della Madonna della Montagna – sorge nel cuore dell’Aspromonte a più di 800 metri di altezza fra i monti di una vallata attraversata dalla fiumara del Bonamico che, attraversando anche il paese di San Luca, conclude il suo corso nelle acque del mar Ionio. San Luca è il centro collinare più importante della zona per aver dato i natali a uno dei massimi esponenti della Letteratura italiana del ‘900, Corrado Alvaro, l’autore di “Gente in Aspromonte”.

Sulla Madonna di Polsi si raccontano molte leggende. Una vuole che nel IX secolo alcuni monaci bizantini, in fuga dalla vicina Sicilia a causa delle incursioni saracene, si spinsero nel cuore dell’Aspromonte, ai piedi di Montalto, dove fondarono una piccola colonia ed una chiesa: a causa dell’estremo disagio procurato dalla lontananza con i più vicini villaggi, il sito fu però poi abbandonato. Un’altra racconta che nell’XI Secolo un pastore oriundo della cittadina di Santa Cristina d’Aspromonte, intento a cercare un toro smarrito in località Nardello, scorse l’animale che dissotterrava una croce di ferro; gli apparve quindi la Beata Vergine col Bambino che disse: “Voglio che si erga una chiesa per diffondere le mie grazie sopra tutti i devoti che qui verranno a visitarmi”.

Oggi questo luogo dal fascino unico conserva la statua della Madonna della Montagna di Polsi, una scultura in tufo di notevole bellezza, la Santa Croce e vari cimeli tra i quali la bara del principino di Roccella. Nel periodo che va da primavera fino ad ottobre, la zona intorno all’area sacra si anima di pellegrini provenienti da tutta la provincia di Reggio Calabria, dalla provincia di Messina e da altre zone della Calabria.

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Morano Calabro, un “presepe” ai piedi del Pollino

E’ considerato uno dei borghi più belli d’Italia, arroccato su un colle a 700 metri di altezza e circondato dal massiccio del monte Pollino. E’ Morano Calabro, noto per le sue caratteristiche abitazioni del centro storico, sembrano ammucchiate le une sulle altre dal basso verso la cima, su gradoni più larghi che vanno via via restringendosi a formare una sorta di cono sulla cui cima sorgono i ruderi di un antico castello che dominano tutta la valle. Il borgo conserva un impianto tardomedievale ed è attraversato da un labirinto di viuzze e scalinate, in parte scavate nella roccia, che si inerpicano e si aprono davanti alle chiese e ai palazzi signorili. Al suo interno meritano una visita la chiesa di San Pietro e Paolo, che risale all’anno mille con il campanile di epoca medioevale; nella piazza principale sorge invece la Collegiata di S. Maria Maddalena, di epoca bizantina, con un imponente cupola e il campanile ricoperti di maioliche di colore verde-giallo visibili da ogni angolo del borgo: la chiesa custodisce al suo interno molte opere lignee della fine del ‘500 e inizio ‘600 come il Fonte Battesimale, l’Acquasantiera, il soffitto a cassettoni della sacrestia e la scultura della Maddalena. Adiacente si trova la chiesa del Carmine, dove i padri carmelitani avevano annesso un ospedale in soccorso dei viandanti in Terra Santa, ora sede municipale. Il tutto senza dimenticare la Chiesa di San Nicola di Bari, la Chiesa e Monastero di San Bernardino da Siena, uno dei migliori esempi di architettura francescana in Calabria del ‘400, e ancora il Convento dei Cappuccini, che sorge a valle del centro storico.

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La Calabria dal mare di Crotone alla “capitale” della Sila

Dal mare della Magna Grecia alle montagne della Sila nell’arco di pochi chilometri. C’è tutta la bellezza e la varietà paesaggistica della Calabria nel percorso che conduce da Crotone a San Giovanni in Fiore, passando per Santa Severina e Caccuri. Un itinerario che non partire da Crotone, culla della Magna Grecia e seconda casa di Pitagora, che conserva lo splendido Duomo di San Dionigi risalente al IX secolo, la Chiesa dell’Immacolata, la Chiesa e il Convento di Santa Chiara; senza ovviamente dimenticare il Castello a pianta poligonale, mentre dell’antico Santuario di Hera Lacinia oggi rimane solo una colonna del tempio costruito nel 470 a.C. Lasciata Crotone il viaggio prosegue alla volta di  Santa Severina, cittadina dal passato bizantino e normanno edificata su un’alta rupe, dalla quale si può godere di una bella vista sulla Valle del Neto; il vecchio quartiere bizantino è denominato Grecia, e qui si possono ammirare diverse case scavate nella roccia e abbandonate nel 1783 dopo il terremoto; meritano sicuramente una visita anche la Cattedrale, il Battistero, il Castello e il Palazzo Arcivescovile, che ospita il Museo diocesano. Terza tappa del viaggio è il borgo di Caccuri, un piccolo gioiello con le strade di pietra levigata che conducono all’imponente Castello, che custodisce anche la Chiesa Arcipretale di Santa Maria delle Grazie e la Chiesa di Santa Maria del Soccorso. Ultima tappa del breve viaggio, con un dislivello altimetrico e climatico non indifferente, porta in montagna e nella “capitale” della Sila: San Giovanni in Fiore è un luogo mistico e affascinante, legato alla figura di Gioacchino da Fiore, citato da Dante Alighieri nella Divina Commedia. Qui è possibile ammirare l’Abbazia Florense, il primo edificio che nacque sul territorio silano e da cui poi si sviluppò la città, insieme all’Arco Normanno e a Piazza Abate Gioacchino, dove si affaccia la Chiesa Madre.

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Il Parco Nazionale del Pollino custodisce il suo “tesoro”: il Pino Loricato

E’ uno dei Parchi Nazionali più “giovani”, essendo stato creato solo nel 1993, ma con i suoi 192.000 ettari è il più grande d’Italia: è il Parco Nazionale del Pollino, un gioiello che domina dall’alto il mar Tirreno e il Mar Ionio a cavallo tra la Basilicata e la Calabria. Un enorme polmone verde dalle alte vette e dalla natura incontaminata del quale fanno parte ben 56 Comuni, 32 nel versante calabro e 24 in quello lucano. Un luogo magico che custodisce gelosamente il suo gioiello più grande: il pino loricato.

Si tratta di una sorta di “fossile vivente” che sopravvive solo nel Parco ma che, in epoche remote, era sviluppato lungo tutte le coste italiane e balcaniche fino al mare Adriatico: una specie dalle grandi capacità di adattamento che assume forme uniche a causa delle particolari condizioni nelle quali vive, a picco rocce esposte del massiccio montuoso tra gli 800 e i 2200 metri di altezza. E anche il particolare nome si deve alle incredibili forme che assume la sua corteccia, specialmente negli esemplari ultracentenari, che ricorda la corazza dei guerrieri romani (detta appunto la lorica) o la pelle di grandi i rettili.

E così, partendo da Piano Ruggio, si possono ammirare vaste praterie e antichi fenomeni carsici fino a raggiungere il Belvedere, un terrazzo panoramico utilizzato in passato come stazione della teleferica per il trasporto del legname. Da qui si gode di una meravigliosa vista sulla piana di Castrovillari e si possono ammirare splendidi esemplari di pini loricati sui costoni rocciosi di Serra del Prete.

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Portovenere, Viareggio, Gaeta, Positano e Scilla: i consigli di Fuoriporta

E’ uno dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco e una delle perle della riviera ligure di levante: Portovenere, in provincia di La Spezia, si affaccia sullo splendido “Golfo dei Poeti” con le sue caratteristiche casette colorate che raccontano di un passato antico e glorioso. Un passato inevitabilmente legato a doppio filo al mare: non a caso Portovenere fa parte delle borgate marinare che partecipano ogni anno al Palio del Golfo, che la prima domenica di agosto vede sfidarsi i paesi che si affacciano sul Golfo di La Spezia, capoluogo di provincia che il 13 settembre celebra San Venerio con una processione in mare che porta la statua del santo dalla città fino all’isola del Tino. Ma questa è anche una terra nella quale si produce un olio extravergine di oliva di primissima qualità, base del classico pesto alla genovese: ed ecco quindi che il 9 aprile torna ogni anno l’appuntamento con la festa del basilico.

Riscendendo la Penisola a Sud lungo il mar Tirreno eccoci a Viareggio, una delle perle della Toscana: la cittadina in provincia di Lucca, nota soprattutto per l’antico carnevale organizzato per la prima volta nel lontano 1873, è in realtà un antico centro molto attivo nell’ambito della cantieristica navale (i cantieri viareggini hanno inventato nel corso dei secoli diversi tipi di imbarcazioni nuove), della floricultura e ovviamente della pesca, ed è famosa per i suoi palazzi in stile liberty e decò. Ogni inverno la “capitale della Versilia” organizza il Carnevale più famoso d’Italia, le cui maschere ufficiali sono Burlamacco e Ondina, nate nel 1931 dalla penna di Uberto Bonetti; nella settimana che precede il 25 marzo è invece la volta della festa di Maria Annunziata con la tradizionale Fiera dei Ciottorini, piccoli oggetti artistici prodotti artigianalmente. E ancora tra premi letterali, manifestazioni cinematografiche, spettacoli ed eventi musicali, fino all’estate e anche oltre: a Viareggio è davvero impossibile annoiarsi.

Dall’alta Toscana al basso Lazio, e più precisamente a Gaeta, la cittadina in provincia di Latina il cui nome è tutt’ora avvolto nella leggenda: da Diodoro Siculo passando per Virgilio fino ad Aiete, fratello della Maga Circe (il monte Circeo dista solo pochi chilometri) le ipotesi sono tante, e tutte affascinanti. Certo è che Gaeta non è solo una nota località balneare che si affaccia su uno dei tratti di mare più belli dell’intero Lazio, ma è anche un piccolo scrigno di gioielli architettonici, Santuario della Santissima Annunziata alla Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano, fino al pittoresco Tempio di San Francesco. Un centro vivo tutti i mesi dell’anno, dove spiccano la processione in onore della Madonna di Porto Salvo, protettrice dei pescatori e dei naviganti (seconda domenica di agosto), e il particolare “Gliu Sciuscio”: la notte del 31 dicembre le orchestre di giovani del luogo girano per gli esercizi commerciali e per le case di Gaeta intonando canti tipici per augurare al padrone di casa un buon anno.

Luogo di villeggiatura sin dai tempi dell’antica Roma e località glamour per eccellenza a partire dagli anni 60’, Positano è uno dei luoghi più affascinanti della Costiera Amalfitana, un vero e proprio angolo di paradiso in provincia di Salerno affacciato sul mar Tirreno. Secondo la leggenda, il suo nome deriva da una nave che trasportava un quadro raffigurante la Madonna, che miracolosamente parlò (“posa, posa”, ovvero “fermatevi qui”) salvando i marinai dal mare in burrasca proprio dinnanzi a quello che era un piccolo borgo di pescatori. E che ora si è trasformato in una meta di turismo proveniente da tutto il mondo, “vivo” 12 mesi all’anno e ricchissimo di eventi: dalla Festa patronale di San Vito (15 giugno) alla festa di San Giuseppe (19 marzo), dalla Sagra della zeppola (nel periodo natalizio) agli eventi di moda, c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Ed è sempre un affascinante mix di storia e leggenda ad aver dato il nome a Scilla, ultima tappa del nostro viaggio lungo le coste del Tirreno. In quella parte di Calabria che un tempo era Magna Grecia, la cittadina in provincia di Reggio era nota come Skylla o Skyllaion, ovvero “scoglio”, proprio perché sia arrampica su una rupe delPromontorio Scillèo; ma Scilla è anche il nome della figlia di Niso, che aiutò Minosse prima di essere da lui ripudiata e abbandonata in mare, che ne trascinò il corpo fino a questo meraviglioso angolo del mediterraneo. Il quello che per molti è il borgo marinaro più affascinante d’Italia abbondano gli eventi, a partire dalla festa del patrono San Rocco (16 agosto), proseguendo con i “Vicoli Festival” (inizio agosto) e con le numerose rassegne di moda e gli spettacoli teatrali.

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