Sirmione, gioiello sospeso tra il lago di Garda e il Castello Scaligero

Catullo, il famoso poeta dell’Antica Roma, scriveva: “O Sirmione, gemma delle penisole e delle isole, tutte quelle che nei limpidi laghi e nel vasto mare sorregge l’uno e l’altro Nettuno, quanto volentieri e con quanta gioia ti rivedo”. Incastonata nel Lago di Garda e dominata   dallo splendido Castello Scaligero, ancora oggi Sirmione è un luogo estremamente scenografico, una meta dal fascino intatto e adatta a un turismo di ogni età; soprattutto di notte, quando calano le luci e le mura del centro storico si accendono di colori. E’ davvero indimenticabile passeggiare tra i vicoli del centro storico e sul lungolago, magari concedendosi una cena a base delle specialità locali: pesce di lago e vino Lugana. Senza dimenticare la strada che si percorre per raggiungerla, una stretta lingua di terra che sembra quasi dividere in due la parte meridionale del Garda. Anche qui, a un’offerta turistica ormai all’avanguardia, si affiancano percorsi culturali di grande fascino, a partire dalle antichissime Grotte di Catullo e dalla Chiesa di santa Maria della Neve, senza dimenticare gli altri edifici di culto e architetture civili come il Palazzo Maria Callas.

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San Martino della Battaglia, la torre e il Museo

In questo angolo della provincia di Brescia, il 24 giugno del 185 le forze del Regno di Sardegna – guidate da Vittorio Emanuele II e alleate ai francesi di Napoleone III – sconfissero gli austriaci guidati dall’Imperatore Francesco Giuseppe. Un evento talmente importante da aver dato il nome a San Martino della Battaglia, graziosa frazione di Desenzano del Garda famosa anche per una produzione vinicola di altissima qualità.

Un tour alla scoperta di questo luogo non può non partire dalla torre monumentale, eretta per onorare la memoria di re Vittorio Emanuele II e di quanti hanno combattuto per l’indipendenza e l’Unità d’Italia nelle Campagne dal 1848 al 1870. Sorge sul colle più alto di San Martino che l’armata sarda, con alterne fortune, conquistò, perse e riprese più volte con cruenti assalti e ripetute cariche contro gli Austriaci. Dalla cima del monumento si possono ammirare magnifici panorami sulla sottostante pianura e il percorso che si snoda dalla sala di ingresso fino alla piattaforma superiore è impreziosito da statue di bronzo ed affreschi di pregio, che rievocano fatti e protagonisti del periodo risorgimentale.

Proprio alle spalle della torre, merita una visita il Museo – realizzato nel 1939 – che conserva i cimeli, i documenti ed i ricordi della battaglia del 1859, oltre a significative testimonianze di altri eventi della storia del Risorgimento; nelle tre sale sono esposti anche alcuni esemplari dei cannoni impiegati nella battaglia insieme ad armi, divise, carte topografiche e testimonianze di vita quotidiana dei combattenti.

Poco distante dalla Torre, seguendo un breve viale alberato, è infine possibile visitare la Chiesa Ossario, in origine cappella gentilizia dei Conti Tracagni; la facciata della cappella è decorata da tre mosaici eseguiti da artisti del laboratorio Salviati di Venezia, e al sui interno custodisce 1274 teschi e le ossa di 2619 caduti.

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La storia della pesca sull’Iseo nel Museo della rete di Monte Isola

Non un semplice Museo, ma un viaggio all’indietro nel tempo per scoprire i segreti di un’attività che, sulle sponde del Lago d’Iseo, ha costituito per tanti secoli l’unico mezzo di sostentamento per intere famiglie: quella della pesca. E’ il Museo della Rete di Monte Isola, ospitato all’interno della fabbrica di reti più antica del borgo in provincia di Brescia; un luogo di grande fascino che custodisce una ricca raccolta di documenti, una mostra permanente di fotografie storiche in bianco e nero e tanti   oggetti sul mondo della rete e della pesca tradizionale, che così rivive con le sue tradizioni, i suoi strumenti e i suoi ricordi. Monte Isola, adagiata sulle acque del Lago d’Iseo, oggi assurta agli onori della cronaca grazie all’installazione galleggiante di Christo, fino a circa quarant’anni fa vantava un altro sbalorditivo primato: quello di essere uno dei maggiori produttori di reti al mondo! Parliamo di reti da pesca, ma anche sportive e di ogni altro genere di utilizzo: per secoli la loro realizzazione ha rappresentato la prima attività dell’isola insieme alla pesca, con la peculiarità di impegnare esclusivamente le donne, sia per la loro manualità che per la consuetudine che gli uomini andassero   sul lago a pescare.

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Cinque percorsi per scoprire la Franciacorta in bicicletta

Cantine, agriturismi, musei, distillerie, enoteche. La strada del Vino di Franciacorta è questo è molto altro. La zona collinare lombarda compresa tra Brescia e l’estremità meridionale del Lago d’Iseo, è uno dei territori italiani che contano la più alta produzione di spumanti, da gustare insieme ad altre perle della tradizione gastronomica locale tra vigneti, graziosi borghi e antichi casali. Una terra ideale per gli itinerari in bicicletta. La Provincia di Brescia ne segnala cinque, contrassegnati da un colore diverso: nero, blu, giallo, verde e rosso.

Il percorso nero parte da Piazza della Loggia nel centro della città di Brescia e si snoda in periferia costeggiando Urago Mella nei pressi del Villaggio Violino, si addentra successivamente nel paese di Cellatica e nel comune di Gussago per poi lambire Rodengo Saiano passando accanto all’Abbazia Olivetana, per ritornare per stradine di campagna sul percorso di partenza. Si tratta di un percorso ciclo-pedonale lungo 40 km, adatto a tutti e della durata di 2 ore e 30 minuti.

Quello blu parte dall’Abbazia Olivetana di Rodengo Saiano e conduce fino a Provaglio d’Iseo, in località Torbiere del Sebino, attraversando Monticelli Brusati, nel cuore della Franciacorta. Seguendo la pista ciclabile che unisce Brescia a Paratico si giunge a Passirano attraversando le campagne di Fantecolo, Monterotondo e Camignone dove si può fare una pausa di degustazione all’interno delle numerose cantine che si incontrano sulla via. In questo caso si tratta di un percorso di 30 km adatto a tutti e senza difficoltà, da completare in circa 2ore e 30 minuti.

Il percorso giallo porta alla scoperta della parte di Franciacorta che si mescola con il Sebino. Da Iseo, un percorso di 30 km conduce fino a Clusane, costeggiando la riva del Lago d’Iseo, per poi inoltrarsi nel cuore della Franciacorta attraversando Corte Franca, fino a Calino e Bornato.

Quello verde attraversa Paratico, Capriolo, Adro e Corte Franca, per chiudersi nuovamente al punto di partenza. Dirigendosi a Capriolo si può visitare il Museo Agricolo del Vino e osservare il fiume Oglio che scorre attraverso queste terre, uno spettacolo davvero unico.

L’ultimo percorso, quello definito dal colore rosso, porta nella Franciacorta meridionale, collegando Erbusco, Rovato e Cazzago San Martino in un itinerario chiuso.
A Erbusco ci si può fermare a visitare il parco delle Sculture, oppure concedersi una degustazione di vini DOC associati a salumi e formaggi prodotti dagli agriturismi locali.

 

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Tra i laghi d’Italia…l’estate ancora non finisce

Affacciata sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, Arona (Novara) si è trasformata in pochi anni in uno dei centri turistici più vivi della zona: merito della sua incantevole posizione e del collegamento diretto – attraverso la via del Sempione – con Milano. Una collocazione geografica strategica che ne ha fatto crocevia di popoli e di storie nelle epoche passate, dai Galli ai Romani, dai Borromeo agli austriaci, fino agli spagnoli. Non a caso, Arona non rappresenta solo un buon punto di partenza per visitare lo splendido Lago Maggiore, ma è anche un centro ricco di attrattive turistiche, dalle chiese al Broletto (palazzo di giustizia), senza dimenticare la Rocca Borromea e il Colosso di San Carlo Borromeo, la statua che domina tutto il bacino. Ed è, al contempo, un cittadina molto viva dal punto di vista culturale nel periodo estivo (con la Fiera del Lago a giugno, la kermesse musicale “Svaronavis” a luglio e la “Lunga Notte” ad agosto) e non solo.

Un po’ più a est, su un altro splendido bacino come il Lago di Garda, fra reperti romani ed acque termali note sin dall’antichità, Sirmione (Brescia) resta una meta dal fascino intatto e adatta a un turismo di ogni età. A partire dalla strada che si percorre per raggiungerla, una stretta lingua di terra che sembra quasi dividere in due la parte meridionale del Garda. Anche qui, a un’offerta turistica ormai all’avanguardia, si affiancano percorsi culturali di grande fascino, a partire dal Castello Scaligero, dalle antichissime Grotte di Catullo e dalla Chiesa di santa Maria della Neve, senza dimenticare gli altri edifici di culto e architetture civili come il Palazzo Maria Callas. Il calendario degli eventi, soprattutto d’estate, è davvero ricchissimo e strizza l’occhio soprattutto alla gastronomia locale con la “Sardinata”, la “Festa dell’Uva”, la “Cena di gala sotto le stelle” e la “Festa del Lago”.

Spostandosi in provincia di Viterbo e più precisamente sul Lago di Bolsena, ecco una perla lacustre meno conosciuta ma non per questo meno affascinante: Capodimonte, infatti, sorge su un pittoresco promontorio che si protende all’interno del bacino ed è dominata dalla splendida Rocca Farnese, risalente al Cinquecento. Un luogo davvero unico, opera di Antonio da Sangallo il Giovane, che si staglia sulle rive del Lago con la sua imponente mole ottagonale; ma a Capodimonte non mancano altri piccoli gioielli come il palazzo Puniatowski del Valadier, la Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta e il Palazzo Borghese. Se si decide di venire da queste parti, è d’obbligo assaggiare il coregone, tipico pesce di lago che rappresenta la vera specialità della gastronomia locale, insieme all’immancabile olio extravergine d’oliva viterbese. Per quanto riguarda invece gli eventi, il 15 agosto è davvero spettacolare ammirare i fuochi d’artificio sul lago in occasione della festa di San Rocco, mentre il patrono del paese, San Sebastiano, viene festeggiato il 20 gennaio. E sempre a gennaio, in occasione della festa di Sant’Antonio Abate (patrono degli animali) vengono accesi i caratteristici falò da ammirare con le bruschette condite con l’olio appena spremuto.

Restando nel Lazio ma questa volta in provincia di Rieti, ecco uno dei borghi più belli d’Italia immerso nell’incontaminata Valle del Turano: Castel di Tora, a metà strada fra Rieti e Carsoli. Circondato da una corona di fitti boschi sui quali domina il Monte Navegna, il paese conserva ancora oggi un fascino magico e sembra custodire il segreto delle sue origini mitiche, che lo legano alla città sabina di Thora. Fino al 1864 il paese si chiamava Castelvecchio, ma poi si decise di legare il suo nome a Tora, antico insediamento sabino nel quale avvenne – nel 250 d.C. – il martirio di Santa Anatolia. Passeggiando nei caratteristici vicoli che conducono a piazzette ben tenute e curate si possono ammirare la torre esagonale medievale dell’XI Secolo, il Palazzo Scuderini, le mura e le torrette trasformate in case; e ancora archi, scalinate, grotte e cantine scavate nella roccia, la chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista e la Fontana del Tritone. Tra gli eventi da non perdere la Sagra degli Strigliozzi, un particolare tipo di pasta lunga (a settembre) e quella del polentone (a marzo).

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