La Pieve di Santo Stefano, gioiello di Candelara

E’ castello antichissimo, nominato in alcuni documenti sin dal 1209. E’ Candelara, grazioso borgo in provincia di Pesaro e Urbino il cui nome significa “candida aria”, cioè aria fulgente. Qui merita una visita la Pieve di Santo Stefano, da sempre al centro della vita religiosa del centro marchigiano. La struttura ha origini molto antiche, risalenti al VI-VII Secolo. L’attuale costruzione presenta una struttura muraria gotica con un’insolita pianta che richiama la croce greca. La facciata è caratterizzata da quattro lesene verticali e da due finestroni con arco a sesto acuto negli scomparti laterali, che affiancano la meridiana. Entrando è possibile ammirare sulla a sinistra un Santo vescovo, forse identificabile in Sant’Emidio protettore dei terremoti o San Apollinare, primo Vescovo di Ravenna, data la presenza di tre piccole croci greche-bizantine. A destra, invece, ecco un altro frammento di affresco: la Crocefissione con la Vergine Maria e l’apostolo Giovanni, del 1504; accanto il Matrimonio mistico di Santa Caterina e San Giovanni Battista, opera eseguita nel 1555 da Ottaviano Zuccari (padre dei più famosi Taddeo e Federico). La tavola sull’altare sinistro del transetto, invece, si può ammirare una delle opere più importanti della Pieve: la Madonna col Bambino e i santi Stefano e Donnino, di Pompeo Morganti da Fano.

 

Le 44 chiesette votive delle Valli del Natisone

Sono note come “Le sentinelle delle Valli”, come “vedetta sulle principali cime” o ancora “inaccessibili”. Di certo le 44 chiesette votive delle Valli del Natisone (a cavallo tra il Friuli-Venezia Giulia e la Slovenia) costituiscono un grandissimo patrimonio artistico poco conosciuto presso il grande pubblico. Sorsero nel Sec XIII e XIV e presentavano una costruzione primitiva di tipologia romanica con presbiteri semicircolari. Dopo il terremoto del 1348 che richiese una ricostruzione delle Chiesette, in queste valli si affermò lo stile proveniente dalle vicina Slovenia e conosciuto come il “Gotico Fiorito”, di cui uno dei principali artefici di questa scuola fu Peter Parler. In alcune Chiesette si possono ancora ammirare affreschi del Sec XVI di Scuola Slovena di Jernei da Skofia Loka, e altari lignei dorati sempre Scuola Slovena del Sec XVI. Raggiungere queste chiesette, meglio se in modo “lento”, a piedi, in bici o a cavallo, permette di immergersi nella cultura materiale e spirituale del popolo della Slavia Friulana: giunti in questi luoghi, si potrà “respirare” la spiritualità di queste comunità, intessuta di affidamento ai santi per le difficoltà della vita e di intensa gratitudine per tutti i doni della natura.

L’arte dei cerchiari in mostra al Museo di Marcetelli

L’arte dei cerchiari in mostra al Museo di Marcetelli

L’antica arte del cerchiaro si svela nei suoi aspetti più tradizionali nel più piccolo Comune del Lazio.

Tra i monti Cervia e Navegna, precisamente nel piccolo borgo di Marcetelli, la collaborazione tra la Riserva Naturale e l’amministrazione comunale ha dato vita al primo museo interamente dedicato all’arte del cerchiaro.

Visitare il museo significa percorrere un bellissimo viaggio della memoria, tra “pialle” “toghe” “cerchi” “cortellu elle toe” e “segarellu”, in quella che era la principale attività lavorativa dei marcetellani.

La professione “de u cerchiaru”, da sempre fu favorita dalla presenza di numerosi boschi, per lo più castagneti, utilizzati come materia prima per la costruzione di botti, tini, bigonci necessari per le attività connesse all’agricoltura.

I diversi utensili che costituiscono il museo denominato “la Bottega del cerchiaro”, sono stati donati dagli abitanti del paese per fare in modo che le generazioni future non dimentichino l’antica tradizione dei nonni e possano conservarne la memoria nel futuro.

xiloteca il museo-studio sull’arte del legno

Xiloteca, il museo-studio sull’arte del legno

A San Giovanni al Natisone, borgo friulano in provincia di Udine, è possibile immergersi nella storia di un’arte antica e in continuo divenire.

La Xiloteca, ovvero il Museo dei legni e degli strumenti per la loro lavorazione, non è solo uno spazio espositivo ma un progetto in costante evoluzione, che raccoglie le oltre 1000 specie legnose attualmente adoperate in tutto il mondo dalle industrie e dall’artigianato, oltre a manufatti artigianali provenienti dai vari paesi, testimonianze di storie ed aneddoti vissuti.

Qui è possibile assistere alle dimostrazioni delle arti e mestieri del legno, oppure visitare lo showroom di Gianni Cantarutti – consulente tecnico commerciale del legno con esperienza internazionale – dove si trovano esposte rare ed inedite tavole d’arredo da specie legnose poco conosciute.

La Xiloteca è nata dal desiderio di condividere una passione e per questo si è trasformata anche in un laboratorio di studio, sul quale si inseriscono varie iniziative come i corsi di riconoscimento delle specie legnose e di ebanisteria, gli eventi di promozione della cultura del legno e diverse pubblicazioni.

Il borgo fortificato di Campello Sul Clitunno

Uno splendido borgo fortificato a due passi dalle famose Fonti del Clitunno. A circa 10 chilometri di distanza da Spoleto, merita sicuramente una visita Campello Sul Clitunno, con il suo nucleo storico ancora oggi completamente racchiuso da possenti mura; il borgo è composto da due nuclei: Campello Alto, borgo fortificato sviluppatosi attorno al Castello, e Campello Basso, dove si trova la chiesa della Madonna della Bianca. Edificato nel X-XI secolo dal barone di Borgogna Rovero di Champeaux, il Castello conserva ancora intatte le sue mura. Un’unica porta delimita l’accesso al borgo, dove si trova la chiesa di San Donato con un pregevole altare ligneo in stile barocco, il Palazzo Comunale e, nelle vicinanze, il complesso monastico dei Barnabiti. La chiesa della Madonna della Bianca, eretta nel 1516, presenta una struttura a croce latina sormontata da una cupola, un magnifico portale in pietra e all’interno due affreschi dello Spagna. Restaurato nel 1797 su progetto del Valadier, vennero sovrapposti a elementi rinascimentali quelli del nascente gusto neoclassico.

 

 

 

Cornello dei Tasso, gioiello della Valle Brembana

Un tempo era al centro dei commerci che si svolgevano con la Valtellina lungo la Via Mercatorum, la più antica strada della Valle Brembana. Considerato oggi uno dei borghi più belli d’Italia, Cornello dei Tasso è una delle località bergamasche dove si è conservata nel migliore dei modi la struttura urbanistica medioevale. Sul finire del Cinquecento fu costruita una nuova strada che correva sul fondovalle, isolando il borgo; il secolare isolamento ha favorito la conservazione dell’originario tessuto urbanistico che è caratterizzato dalla sovrapposizione di quattro diversi piani edificativi.

Nella parte più in basso sono allineate una serie di costruzioni a strapiombo sul Brembo che evidenziano l’originaria caratteristica di fortificazione del borgo. Sul piano superiore corre il monumentale porticato sotto il quale passava la Via mercatorum. Il terzo piano era dedicato alle case d’abitazione e alterna edifici piuttosto semplici a palazzi di un certo interesse architettonico. In alto sorge la chiesa che rappresenta l’ideale raccordo tra le costruzioni dei piani sottostanti: la chiesa romanica dei Santi Cornelio e Cipriano domina dall’alto tutto il paese, con il suo caratteristico campanile con finestre a bifore, tra i pochi esempi di stile romanico in Valle Brembana.

Bussana Vecchia, dal terremoto la rinascita con gli artisti

Dal terremoto del 1887 che la distrusse e la spopolò, alla rinascita negli anni 50’ grazie a una volenterosa comunità di artisti internazionali. E’ davvero unica la storia di Bussana Vecchia, il borgo medievale in provincia di Imperia che, grazie al visionario Mario Giani (in arte Clizia), oggi è conosciuto come il “villaggio degli artisti”. Oggi, passeggiando per circa due ore, è possibile scoprire questo luogo di grande fascino, a partire dal Giardino tra i Ruderi, un fiabesco giardino botanico, e proseguendo con la Chiesa di Sant’Egidio con il suo campanile, sopravvissuto al sisma, che resta il simbolo per eccellenza del borgo. Una delle maggiori attrattive è rappresentata dalle caratteristiche botteghe e gli atelier degli artisti, aperte un po’ ovunque. Per gustare qualche piccola delizia del posto, si può fare un passaggio per l’Osteria degli Artisti, famosa anche per la sua terrazza con vista sulla Riviera. Per gli amanti delle passeggiate all’aria aperta, davvero imperdibile è l’antica mulattiera, che passa accanto ad eleganti ville signorili in un variegato paesaggio ora abitato da viti e olivi, ora da fichi, ginestre e piante grasse.

 

La Collegiata di Città Sant’Angelo, dai Longobardi ai giorni nostri

Edificata nel 1200 ed elevata al rango di Collegiata dal 1353, la chiesa di San Michele Arcangelo è uno dei più importanti monumenti dell’architettura abruzzese. L’imponente edificio sorge a Città Sant’Angelo (Pescara) ed è costituito da due navate (S. Michele e S. Giovanni), completato da un pregevole porticato quattrocentesco. Il soffitto a cassettoni lignei della navata di S. Michele – realizzato nel 1911 da maestranze locali – nasconde quello a capriate con gli affreschi trecenteschi, attribuiti al Maestro di Offida e di cui restano alcuni quadri, recentemente restaurati, che rappresentano scene della vita di Gesù. Il portale realizzato nel 1326 dallo scultore atriano Raimondo di Poggio, è opera di grande suggestione: si apre al centro del lato che dà sul Corso, con grande effetto architettonico, interrompendo la maestosa cortina muraria del fianco. Simbolo del primato della chiesa sul civile la grande torre campanaria, il cui progetto è attribuito al lombardo Antonio da Lodi, si innalza per 47 metri ed è segnata da quattro marcapiani in laterizio lavorato.

Lecce, l’arte della cartapesta in mostra nel Castello Carlo V

Quello tra la città di Lecce e l’arte della cartapesta è un legame antico e indissolubile, rinnovato dalla tradizione mantenuta viva dalle botteghe dei cartapestai che affascinano tutti coloro che visitano la splendida città barocca del Salento. E così nel 2009 – grazie alla collaborazione tra il MiBAC, la Sovrintendenza BAP per le province di Lecce, Brindisi e Taranto ed il Comune di Lecce – ha visto la luce il Museo della Cartapesta, ospitato nella suggestiva location del Castello Carlo V. La collezione è composta di circa 80 opere dei maggiori artisti cartapestai leccesi: Caretta, Capoccia, Guacci, Errico, Pantaleo, Mazzeo, Indino, Malecore, Gallucci; la mostra copre un arco temporale che dal XVIII secolo giunge ai nostri giorni con le opere di artisti internazionali quali Emilio Farina e la brasiliana Lucia Barata. Il percorso è stato studiato con un’attenzione particolare verso la comunicazione: video, immagini, ricostruzioni di “bottega”, rendono il percorso di visita mezzo per “viaggiare” nel mondo della cartapesta e nella sua città simbolo.

 

 

 

 

La Valle del Sasso e il Sentiero dei 4444 scalini

Prendete un bel respiro (forse anche qualcuno in più) e partite alla scoperta di uno dei sentirti più suggestivi della provincia di Vicenza: quello dei 4444 scalini. Correva l’anno 1398 quando, sotto la signoria di Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, fu resa percorribile la valle del Sasso, che costituiva la via più breve per scendere nel Canale dall’Altopiano di Asiago. Ne risultò una lunghissima scalinata, scavata nella roccia, che superava i settecentocinquanta metri di dislivello della valle con 4444 gradini di pietra, fiancheggiati da una canaletta selciata concava per la quale venivano divallati i tronchi. Dopo l’ingresso su una stradina serrata, dal fondovalle si incrocia questa scalinata, che si incunea nel canyon, largo solo qualche metro, snodandosi attraverso gole, strapiombi e pareti rocciose, fino a sbucare in una location bucolica, un piccolo eden, dove un prato idilliaco spunta in mezzo ad una radura di abeti. La scalinata è un’opera dello storico ingegno umano, che non distruggeva la natura concomitante, ma la rendeva sua alleata, facendo di necessità virtù.