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Un salto all’indietro nel tempo con i fossili di Bolca

Pochi lo sanno ma in provincia di Verona, immersa nell’alta Val d’Alpone, si nasconde la capitale mondiale dei Fossili dell’Era Terziaria: visitare Bolca vuol dire iniziare un percorso a ritroso nel tempo fino a 50 milioni di anni fa, fra piante e pesci dell’Eocene medio riportati alla luce in diverse località del suo territorio – la Pessàra, le cave del Postale, il Vegroni, il monte Purga e lo Spilecco – e visibili anche all’interno del Museo dei Fossili, la casa-museo della famiglia Cerato.

Una sorta di “Paradiso dei paleontologi”, se si pensa che il primo documento sui fossili bolcensi risale addirittura al 1555, per opera del botanico senese Pietro Andrea Mattioli: da ben 500 anni, insomma, i fossili vengono regolarmente estratti dalle cave di Bolca con un processo che è andato evolvendosi nel tempo; e da ben 500 anni grandi studiosi hanno esaminato e scritto dei fossili di Bolca e continuano ancora a farlo per trovare risposta a vecchi e nuovi interrogativi sulla storia della terra e sull’evoluzione delle specie.

Un po’ di storia: 50 milioni di anni fa il territorio di Bolca era caratterizzato da un vasto litorale lagunare, ai margini del grande Mare della Tetide, con una serie di bacini poco profondi, dalle acque calme e molto salate, chiusi da atolli corallini su cui dominava una natura rigogliosa, con clima, vegetazione e fauna tipici dei mari tropicali. Particolari fenomeni naturali che sono ancora oggetto di studio (potrebbe trattarsi di eruzioni vulcaniche, di un eccezionale sviluppo di plancton o anche di altri accadimenti) provocarono la morte dei pesci in mare aperto, trasportati poi dalla corrente nei bacini e depositati sul fondo, dove furono ricoperti da sabbia finissima. La formazione della catena alpina li “spinse” quindi a questa altezza, dove oggi vengono ritrovati, assieme a resti di piante, fiori, frutti ed animali (tartarughe, coccodrilli) che vivevano sugli isolotti circostanti.

Il risultato è che nell’ultimo mezzo millennio questi straordinari esemplari, unici per la varietà e lo stato di conservazione, hanno conquistato scienziati, studiosi, geologi e paleontologi, ma anche capi di Stato, Papi, uomini di governo ed ambasciatori, e sono andati ad arricchire i più prestigiosi Musei di Scienze Naturali d’Italia e del mondo (Parigi, Londra, Vienna, Monaco di Baviera, Budapest, Edimburgo, Dublino, Zurigo, New York, Washington, Mosca solo per citarne alcuni) ed innumerevoli collezioni private (tra le più antiche ricordiamo quelle di G. Fracastoro, F. Calceolari, Papa Sisto V, L. Moscardo, S. Maffei, Gazzola, Canossa, Séguier, etc.).

Visitare Bolca, quindi, vuol dire effettuare un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo: l’Era Terziaria è molto più vicina di quanto si possa immaginare!

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