Roccavaldina, un po’ di stile fiorentino a Messina

Siamo nella provincia di Messina, nel piccolo borgo di Roccavaldina, nota anche per “u pomadoru ruccaloru” ovvero il pomodoro a scocca, unico nel suo genere, se ci capitate a pranzo, una semplice pasta al sugo con questi gioielli, non ve la dovete far mancare!

Ma ciò che cattura l’attenzione di noi viaggiatori, amanti dei borghi e delle tradizioni è una particolarità, rara da trovare: l’Antica Farmacia.

Si tratta un’antica bottega farmaceutica, una spezieria del XVI secolo. La conoscono in tutto il mondo, e da tutto il mondo vengono per ammirarla.

Troverete un’infinità di pezzi e anche se della farmaceutica non ci capite nulla, questo luogo vi affascinerà. Non ve ne sono si simili in Italia. I pezzi furono acquistati da un probabile commerciante messinese, tale Cesaro Candia, il cui nome è dipinto su gran parte dei essi. Fu poi Don Gregorio Bottaro a donare parte di questo corredo alla Confraternita del SS. Sacramento di Rocca con l’onere per quest’ultima di dare gratuitamente le medicine ai poveri.

La collezione è composta da 238 vasi: anfore, albarelli grandi, medi e piccoli, fiasche e brocchette, su molti di essi sono dipinte scene bibliche mitologiche e storiche tratte da originali bozze degli affreschi di Raffaello nelle Logge Vaticane. Questi pezzi, perfettamente conservati costituiscono un importante contributo per uno studio sull’evoluzione dell’arte della ceramica.

Mancano sui vasi le descrizioni delle scene, ad eccezione di un albarello grande su cui è scritta la dizione “Como Giove si converse in toro e rapì Uropa”.

All’interno della Farmacia si trovano altri vasi oltre quelli dei Patanazzi, aggiunti successivamente, di varia fattura, e dei mortai, degli alambicchi, un bilancino, dei filtri e altro materiale d’epoca.

Anticamente tutte le farmacie erano dotate di contenitori in ceramica dove venivano conservati tutti i medicamenti in uso per le malattie conosciute.

C’è poi una scaffalatura di cui purtroppo non si hanno notizie.

La parte frontale e le scansie laterali alte sono originali dei primi anni del 1600, in base agli intarsi gli esperti la fanno risalire proprio all’epoca in cui i vasi furono portati a Rocca.

Il portale d’ingresso in pietra è originale, con la forma ad arco, il cosiddetto “arco di bottega”, col davanzale sporgente per l’esposizione delle mercanzie.

Il portone era di legno, diviso orizzontalmente in due parti, la parte inferiore rimaneva chiusa, aprivano solo la parte superiore per la consegna delle medicine agli acquirenti che restavano fuori a distanza dai farmacisti, in modo da evitare il rischio di contagio.

Dalla medicina alla religione. Prosegue il tour di Roccavaldina.

Visitiamo il Duomo, ovvero la chiesa madre dedicata a S.Nicola di Bari, si trova nel punto più alto del paese. Un panorama incredibile sulle isole Eolie e la baia di Milazzo.
Il Duomo ha una facciata rinascimentale, semplice ma fascinosa e un trionfo barocco al suo interno. Il tutto si fonde con lo stile tuscanico.
Molto particolari da vedere sono le colonne con capitelli corinzi, la Cappella di San Nicola nell’absidiola sinistra e il coro ligneo ubicato dietro l’altare maggiore.

C’è poi il Castello dei Roccavaldina. Oggi una struttura privata. Il castello è una maestosa costruzione nata inizialmente come struttura difensiva e successivamente ampliata e adibita a residenza principesca della nobile famiglia dei Principi Valdina. Arroccato sullo scoscendimento di una collina, ne fa uno splendido punto di osservazione del territorio della piana di Milazzo: il feudo dei Valdina. Il castello è il risultato della complessa fusione di elementi architettonici di stili diversi, mescolati tra loro ma nel contempo facilmente identificabili, tali da farne un’opera unica nel suo genere, in quanto l’unico castello di stile fiorentino della Sicilia. Dalla struttura più antica la costruzione prende il nome di castello, anche se forse questo termine non rende giustizia all’originale complessità dell’edificio.

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