Cordovado, l’autunno tra i colori delle Sophore Joponiche

Durante il periodo autunnale, i colori prendono possesso della parte medievale di Cordovado, andando a trasformare il borgo castellano e vestendolo di mille colori.
Le mura di Palazzo Piccolomini rivestite di rosso accompagnano il passante nel borgo, lo invitano a rallentare e a soffermarsi davanti ai vari palazzi, ad osservare i colori della suggestiva calle, e proseguendo lungo le mura, percorrendo la camminata è d’obbligo contemplare la maestosità ed i colori del platano secolare.

Ma la magia di questo periodo investe anche l’area del santuario della Madonna delle Grazie, dove abbiamo la possibilità di guardare gli alberi dei “Prati della Madonna” spogliarsi delle foglie ma anche di passeggiare in Parco Cecchini.
Qui in particolare possiamo osservare i colori delle maestose Sophore Joponiche ed ammirare, ora che sono sempre più liberi dalla vegetazione, i rami contorti della secolare Sophora Pendula.

Si può concludere questo percorso nella natura, con una passeggiata fino alla vicina “Fontana di Venchiaredo”, già in comune di Sesto al Reghena, ma a poche centinaia di metri dal Santuario e dai Prati della Madonna, con cui condivide la presenza nel romanzo “Le confessioni di un Italiano” di Ippolito Nievo.

Ma il periodo autunnale è quello che porta anche alla festa del patrono, Sant’Andrea, il 30 novembre ed il detto in friulano “Sant’Andrea, purcit ta la brea” ci porta al suo protagonista: il maiale.

A Cordovado, si può quindi trovare il classico friulano “brovada e muset”, cioè cotechino con delle rape fatte macerare, ma soprattutto il “lengal”, protagonista ogni estate dell’omonima Sagra presso la frazione di Suzzolins, che riporta sulle nostre tavole una tradizione popolare contadina molto antica: è la lingua del maiale insaccata con la carne di cotechino che, in passato veniva stagionata almeno per cinque mesi.
E per concludere, presso la locale caffetteria che ne ha brevettato la ricetta, si può degustare un altro prodotto tipico: il dolce “Spaccafumo”.

È un dolce artigianale fatto con fichi secchi, uvetta, noci, nocciole, mandorle, pinoli, arancini e miele e che porta il nome di un personaggio del romanzo di Ippolito Nievo:
“Lo Spaccafumo era un fornaio di Cordovado il quale, messosi in guerra aperta colle autorità circonvicine, dal prodigioso correre che faceva quando lo inseguivano, avea conquistato la gloria d’un tal soprannome” (dal cap. IV de “Le confessioni di un italiano”). A questo personaggio, “Don Chisciotte contrabbandiere” locale, è dedicata la sagoma equestre di ferro battuto ai piedi del campanile presso l’Antico Duomo di Sant’Andrea.

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