Cavatelli di Santeramo in Colle - Fuoriporta

Cavatelli di Santeramo in Colle

Cavatelli a tre dita con cardi spinosi murgiani e mollica di pane fritto, sono una vera squisitezza, sopratutto se provati nel Ristorante Donna Costanza

Ingredienti:

350g cavatelli a tre dita freschi
400g cardoncelli selva ci murgiani (cardi spinosi)
200g macinato di maiale per polvere
1/2 bicchiede di vino bianco
2 cucchiai di passata di pomodoro
2 spicchi d’aglio
Olio extravergine d’oliva
Sale q.b.
Mollica di pane

Preparazione:

acquistate cardi spinosi già puli dal vostro fruttivendolo.
Togliere la parte più dura e lavateli.
Sbollentateli per 10-15 minuti in acqua salata e a seguire metterli da parte.
In una padella rosolare 1 spicchio d’aglio, alloro e peperoncino.
Successivamente aggiungere in padella la polpa fatta in precedenza, lasciate soffriggere il tutto.
Sfumare con vino bianco, aggiungere la passata di pomodoro e portare a cottura di 10 minuti.
In un altra padella aggiungere l’aglio e far dorare i cardoncelli spinosi, lessati precedentemente.
Cuocete i cavatelli in abbondante acqua salata.
Scolate e amalgamare il tutto, infine servire e mangiare!

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Pinza dell’Epifania... il lato gastronomico invernale di Noale Fuoriporta

Pinza dell’Epifania, la tipicità invernale di Noale

La pinza è uno dei dolci più antichi della tradizione veneta che si prepara per la festa dell’Epifania.

Ingredienti:
250 g di farina per polenta istantanea • 100 g di zucchero • 1 l di acqua • 60 g di fichi secchi • 100 g di farina bianca • 40 g di pinoli • 60 g di uvetta • 120 g di burro fuso • zucchero a velo q.b. • semi di finocchio q.b.

Preparazione
Versate l’acqua all’interno di una pentola capiente, mettete sul fuoco e portate a bollore. Versate la farina per polenta a pioggia e mescolate accuratamente per evitare che si formino fastidiosi grumi. Fate cuocere all’incirca per 10 minuti poi spegnete il fuoco e fate raffreddare. Versate la polenta ormai fredda all’interno di una ciotola capiente, aggiungete tutti gli altri ingredienti e mescolate con un mestolo o un cucchiaio di legno. Trasferite l’impasto così ottenuto all’interno di una teglia imburrata e infarinata o foderata con carta da forno. Livellate l’impasto aiutandovi con un lecca pentole o una spatola. Fate cuocere in forno preriscaldato a 170°C per 90 minuti. A cottura ultimata togliete il dolce dal forno e lasciatelo intiepidire prima di spolverare la superficie con lo zucchero a velo. Servite.

Non perderti una visita a Noale

La visita a Noale, storica cittadina posta al crocevia tra le province di Venezia, Treviso e Padova, inizia dal parcheggio di via Vecellio, posto a ridosso del centro fortificato. Da qui si possono percorrere gli spalti alberati, tra i due fossati che costituivano l’antico sistema di difesa, e godere di una bella vista panoramica sulla rocca, il suo mastio e le torri che hanno ospitato nel Medioevo la famiglia Tempesta.
Usciti dagli spalti sud, si attraversa la statale Treviso-Padova per giungere in piazza XX Settembre, uno dei due cuori pulsanti dell’antico borgo, dominata fino agli inizi del Novecento dalla facciata della chiesa trecentesca di San Giorgio, poi demolita. Sul lato a nord è possibile ammirare una serie di palazzi affrescati, caratteristica che fanno di Noale una delle cittadine più interessanti del Veneto per la straordinaria ricchezza di dipinti, in parte ancor oggi visibili (“bella, vaga e picta Noale”). Percorrendo i portici da est a ovest è possibile ammirare la facciata della casetta della fine del XV/inizio XVI secolo detta “dei Battuti”. La confraternita religiosa, impegnata nell’opera di assistenza ai poveri, malati e bisognosi, fondò qui l’ospedale di S. Maria dei Battuti.
Leggi di più: www.fuoriporta.org/itinerari/a-passeggio-per-noale-tra-medioevo-e-presente/

Bovoletti aglio e olio, la bontà estiva di Noale Fuoriporta

Bovoletti aglio e olio, la bontà estiva di Noale

I “bovoletti” o “bovoeti”, tipici dell’estate di Noale, sono lumachine da terra che si assaporano nelle osterie tra un bicchiere di vino e una chiacchiera.

Ingredienti:
1 Kg bovoletti
2 spicchio d’aglio molto abbondante
prezzemolo
olio d’oliva
sale pepe

Preparazione
Come si preparano. Le lumachine, che si possono acquistare nelle pescherie, vanno spurgati almeno un paio di ore prima della cottura. Si consiglia, prima di cuocerli, di lavarli più volte e poi esporli alla luce del sole così da favorire la fuoriuscita della lumachina dal suo guscio. La cottura avviene su una pentola con acqua fredda e poco sale. Cuocerli a fuoco basso fino a quando saranno coperti da una schiuma bianca. Nel frattempo preparare un trito con abbondante aglio e prezzemolo. Una volta scolati versare i bovoletti in una terrina, aggiungere il trito, condire con abbondante olio d’oliva. Si consiglia di lasciarli in frigo per un paio di ore e di mescolarli più volte prima di servirli. Un bicchiere di prosecco e una pagnotta di pane morbido sono il miglior accompagnamento per un piatto semplice ma ‘sfizioso’.

Non perderti una visita a Noale

La visita a Noale, storica cittadina posta al crocevia tra le province di Venezia, Treviso e Padova, inizia dal parcheggio di via Vecellio, posto a ridosso del centro fortificato. Da qui si possono percorrere gli spalti alberati, tra i due fossati che costituivano l’antico sistema di difesa, e godere di una bella vista panoramica sulla rocca, il suo mastio e le torri che hanno ospitato nel Medioevo la famiglia Tempesta.
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'nghiemeridde, piatti pugliesi d'altri tempi Fuoriporta - Foto puglia.com

‘nghiemeridde, piatti pugliesi d’altri tempi

Gli nghiemeridde o turcinelli o gnummareddi o turcinieddi o ‘mboti o marretti sono involtini tipici della tradizione pugliese e non solo, anche quella lucana e molisana.

Sono involtini di interiora fatti con fegato, polmone e rognone in budella stretti all’interno del budello di agnelli oppure di capretti, delle dimensioni di circa 5 centimetri, insieme a qualche foglia di prezzemolo gigante e carosello, ovvero i semi di finocchio selvatico.

Ingredienti
kg 1 involtini di trippa di agnello
kg 1 cipolle bianche
gr 300 pomodorini
gr 300 pecorino semi piccante
sale e pepe q.b.
olio extravergine d’oliva

Procedimento
Pulire la cipolla e affettarla finemente.
Mettetela in un tegame, meglio se di terracotta, con abbondante olio per soffriggerlo!
Sistemare gli involtini.
Sale, pepe, cubetti di pecorino e pomodorini schiacciati senza semi saranno il condimento!
Coprire gli involtini con una parte della cipolla già affettata.
Aggiungere acqua sufficiente a ricoprire il tegame.
Cuocere a fuoco lentissimo per circa 4 ore.
Servire gli involtini molto caldi con una guarnizione di verdure selvatiche bollite e condite con un filo di olio extravergine d’oliva.

Nota della redazione:
Ci piace raccontarvi le tradizioni gastronomiche, perché sono parte della nostra storia umana, sociale e antropologica. Ma se prima aveva un senso per la comunità dedicarsi alla preparazione di questi piatti e mangiarli, ora non c’è più questo senso. Ci si può nutrire in altri modi, apprezzando comunque il luogo che si va a visitare.

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Pincinelle Fabrianesi… golosità marchigiane

Fame?

Siete serviti!

400 grammi di massa del pane farina quanta ne prende finto sugo
Lavorare bene la pasta.
Tagliare a pezzi e dare la forma di grossi spaghetti lunghi una decina di centimetri.
Far lievitare.
Cuocere in abbondante acqua salata finché non vengono a galla.
Condire col sugo e pecorino generosamente.

A Matelica si chiamavano pence, a Fabriano pence, pencinelle, pincinelle.
A Campodonico di Fabriano sono conosciute ancora come monfricoli o surci.

Possono essere condite di magro con aglio, alici, olio, e prezzemolo.

Nel secolo scorso avevano la forma di grossi vermicelli e le condivano con sugo e pecorino.
Si mangiavano ogni volta che si faceva il pane in casa .
Nel Veneto li chiamano bìgoli.

Paese che vai, pincinelle che trovi!

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Scopri la storia di Fabriano…

Alcuni affermano che il vocabolo “Fabriano” tragga origine da “Faberius”, proprietario del fondo su cui si eresse la città stessa. Faberius divenne nel Medioevo “Fabriano”, anche perché era molto sviluppata in città l’attività dei fabbri. Anche lo stemma cittadino, infatti, sin dal XIII secolo, ha come emblema un fabbro che batte il ferro su un’incudine. Ma fu anche una città sommersa vicino al monte Fabriano. Secondo altre fonti il vocabolo deriva dalla fusione di due termini latini: Faber (Fabbro) e Ianus (Giano, il fiume che lo attraversa).

Gironzolando per Fabriano vi mostriamo alcune tappe!

Oratorio della carità
Fu decorato negli anni 1587-1597 con un ciclo affrescato, raffigurante le Opere di misericordia spirituale e corporale e realizzato dal pittore manierista urbinate Filippo Bellini. Il portale gotico in pietra proviene dall’ex monastero di Sant’Antonio fuori le mura. Il suo interno venne restaurato e riaperto al pubblico dopo il sisma del 1997, previa liberazione dalle scaffalature dei documenti e libri dell’archivio comunale che ne occupavano tutto lo spazio interno… clicca qui per saperne di più
https://www.fuoriporta.org/itinerari/fabriano-passeggiando-nella-sua-storia/

La crescia sfogliata, la bontà di Fabriano

Siete pronti a mettere le mani in pasta? … e allora iniziamo!

Per fare la sfoglia servono nell’ordine:

mezzo chilo di farina di grano tre uova fresche
mezz’etto di strutto fuso
mezzo bicchiere di vino di casa
per l’impasto:150grammi di mele
100 grammi di mandorle
100 grammi di noci
200 grammi d’uva secca
100 grammi di fichi secchi
100grammi di zucchero
un bicchiere di rum
cannella in polvere
scorsa di limone grattugiata

e ora passiamo alla preparazione!

In una terrina, tritare e amalgamare bene la frutta e gli altri ingredienti. Far riposare per un paio d’ore. Porre il composto sulla sfoglia e con molta attenzione arrotolarla.
Con le dita spalmare un rosso d’uovo sul dorso della crescia sfogliata.
Adagiarla su una teglia unta e cuocere per una mezz’ora con la brace sotto e sopra il coperchio.
Si mangia a fette quando è fredda.

E’ quasi uguale alla gubana friulana e allo strudel tirolese.

La nostra crescia sfogliata è più povera di ingredienti.

Buona ugualmente… parola di un fabrianese!

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Scopri la storia di Fabriano…

Alcuni affermano che il vocabolo “Fabriano” tragga origine da “Faberius”, proprietario del fondo su cui si eresse la città stessa. Faberius divenne nel Medioevo “Fabriano”, anche perché era molto sviluppata in città l’attività dei fabbri. Anche lo stemma cittadino, infatti, sin dal XIII secolo, ha come emblema un fabbro che batte il ferro su un’incudine. Ma fu anche una città sommersa vicino al monte Fabriano. Secondo altre fonti il vocabolo deriva dalla fusione di due termini latini: Faber (Fabbro) e Ianus (Giano, il fiume che lo attraversa).
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Purpetta e’ pastenaca, la bontà di San Valentino Torio

La purpetta e’ pastenaca, ovvero la polpetta di carote, è la protagonista della sagra di San Valentino Torio, nel salernitano, fatta nell’ambito dei festeggiamenti in onore del santo patrono della città e protettore degli innamorati.

L’ingrediente di base è la pastenaca, una varietà di carota dalla radice più grande e dal colore che sfuma tra il bianco, l’avorio e il nocciola. Fino a settanta anni fa, prima di essere soppiantata dal pomodoro, la pastenaca rappresentava la coltura simbolo per l’agricoltura del territorio e quindi l’alimento più presente sulle tavole dei sanvalentinesi.
La si mangiava quasi sempre cotta, o comunque nelle zuppe di verdure per “dare sostanza”, ma le nonne del paese si dilettavano a sperimentare ricette gustose per rendere più gradita al palato dei nipoti quella carota dal sapore legnoso e troppo “ordinario”.

Nacque così l’idea di creare un impasto per realizzare le polpette di pastenaca. Ad esaltare il gusto della carota di San Valentino, oltre al pane a mollica grande (tipo cafone napoletano), ci sono le uova, il formaggio (pecorino romano), il prezzemolo e, per finire, sale e pepe quanto basta.
Il vero segreto di queste polpette, come raccontano a San Valentino Torio, sta nel lavoro di amalgama dell’impasto, che non deve essere né troppo morbido né troppo duro.

Ingredienti per 10 persone
1kg di pastenaca, carota dell’Agro nocerino sarnese
-1kg di pane a mollica grande (cafone napoletano)
– 6 Uova
– gr 300 formaggio (Pecorino Romano)
– prezzemolo
– pepe e sale quanto basta

Preparazione
Lessate le carote il giorno prima della preparazione delle polpette.
Lasciatele in un colapasta fino al giorno dopo per farle asciugare dall’acqua.
Unite le carote tritate o sminuzzate alla mollica di pane, uova , formaggio, pepe, sale e prezzemolo. Amalgamate bene tutti gli ingredienti in modo da ottenere un impasto omogeneo.
Preparate le polpette e friggetele in olio abbondante.

La Caponata, regina della tavola in Sicilia

Golosa. Regna sulle tavole siciliane dal diciottesimo secolo. Ai tempi era un piatto unico, accompagnato dal pane, oggi rappresenta un antipasto o un contorno… vediamo come lo prepara Citarella Home

Ingredienti:
1 kg di peperoni( toro rosso di Sicilia)
1 kg di melanzane
1 cipolla media bianca
4 coste di sedano
200 g di olive nere al forno o verdi
150 g salsa ciliegino
1 spicchio d’aglio
50 g di capperi
Origano, sale, 1 cucchiaio di zucchero, pepe bianco,aceto bianco, olio evo, qualche foglia di basilico.

Procedimento:
Lavare e tagliare a cubetti le melanzane, metterle a bagno per10 minuti in acqua e limone. Strizzare e passare in un canovaccio le melanzane , friggerle con lo spicchio d’aglio e sale. Dopo averle passate nella carta assorbente, metterle da parte.

Lavare, pulire e tagliare a quadrotti i peperoni, sistemarli in padella con la cipolla affettata finemente, aggiungere mezzo bicchiere d’acqua ed un pizzico di sale. A fine cottura, fateli rosolare.

Cuocere per 10 minuti la salsa di ciliegino, condire con un po’ di sedano tritato, sale un cucchiaio di olio evo, pepe bianco, far raffreddare.

Lavare, tagliare a pezzetti le coste del sedano , sbollentare pochi minuti con acqua e aceto e scolare. Rimettere sul fuoco basso, i peperoni ed unire le melanzane, il sedano, le olive, i capperi( se sono sotto sale, metterli a bagno per 5 minuti)la salsa, origano, un po’ di olio evo, lo zucchero, una spruzzata di aceto bianco.

Amalgamate il tutto a fiamma alta per 5 minuti, spegnere e far raffreddare, aggiungere del basilico.La caponata è pronta.

Consiglio della nonna:
È un contorno che si conserva in frigo per 2 o 3 giorni. Gustoso e profumato, dalle nostre più antiche ricette siciliane, si accompagna benissimo sia con le carni o pesce.
Si possono preparare delle bruschette o condire la pasta.

La “Bertollaccia” di Frasso Sabino, una squisitezza!

La bertollaccia è un piatto povero della tradizione sabinese che veniva preparato nel periodo della mietitura del grano. Dal 1975 è stata istituita la “la Sagra della Bertoloccia” nel piccolo borgo di Frasso Sabino, in provincia di Rieti.La sagra giunta oggi alla sua 47° edizione e si festeggia ogni anno la terza domenica del mese di Agosto durante la festa del Santo Patrono San Pietro in Vincoli. Si tratta di un piatto semplice ma molto gustoso, da degustare sul momento!

INGREDIENTI

Farina tipo 00 200gr, 500gr di acqua, sale q.b., olio, mentuccia

PREPARAZIONE

Versate in una ciotola la farina e il sale, aggiungete l’acqua a poco a poco e mescolate accuratamente fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Una volta pronto aggiungete le foglioline di mentuccia che daranno un sapore unico alla vostra bertollaccia. Prendete ora una padella antiaderente e versate l’olio, fatelo scaldare e versate il composto nella padella. Fate cuocere la bertollaccia da entrambi i lati. La bertollaccia è pronta. Fatela scivolare su un foglio di carta assorbente e servitela. Buon appetito!

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Sciatt in Valtellina sono una bontà! Chi resiste…

Siamo in Valtellina… dove gli sciatt sono i principi della tavola. Piccole palline di grano saraceno dal cuore di formaggio fuso servite sopra un letto di insalatina di campo, ma può essere anche cicoria. Il nome particolare deriva dalla forma che questi gustosissimi bocconcini hanno, somigliano alle zampine dei ranocchi e proprio da qui deriva il nome “Sciatt” che in dialetto significa ranocchio. C’è anche chi lo interpreta in “Rospi”, principalmente per la forma rigonfia e per il colore ambrato che questi piccoli bignè assumono dopo la loro cottura nell’olio bollente.

Ingredienti per 4 persone

200 g di farina di grano saraceno,fine
200 g di farina bianca 00
10 g di grappa
30 cl di birra
un pizzico di bicarbonato
250 g di formaggio Valtellina Casera DOP
sale q.b.
olio per friggere q.b.

Preparazione

In una bacinella unite tutti gli ingredienti, ad eccezione del formaggio e dell’olio, che utilizzerete per friggere.
Lavorate il tutto fino ad ottenere un impasto non troppo morbido, deve essere liquido ma non troppo. Lasciatelo riposare per circa un’ora e mezza in frigorifero.
Nel frattempo tagliate il formaggio a cubetti ed immergetelo nella pastella.

Prendete poi un cubetto di formaggio alla volta e fatelo cadere nell’olio bollente, portato a temperatura di circa 175°.

Fate dorare gli sciatt e scolateli con una schiumarola.

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