Seborga, foto Nina Menegotto

Seborga: viaggio nel borgo ligure dove si eleggono ancora principi

C’è un posto in Italia dove si può viaggiare all’estero senza uscire dall’Italia.

Non ha un seggio alle Nazioni Unite, la sua moneta non sostituisce l’euro e nessun navigatore vi avviserà ufficialmente che state attraversando una frontiera. Eppure, quando tra i tetti di un piccolo borgo ligure vedrete sventolare bandiere biancazzurre, comparire stemmi, luigini e persino una Principessa, il dubbio arriverà comunque: siamo ancora in Italia?

La risposta è sì. Ma siamo a Seborga, piccolo borgo arroccato sulle alture alle spalle di Bordighera, in provincia di Imperia, che da decenni coltiva una storia decisamente fuori dall’ordinario: quella del Principato di Seborga.

Per raggiungerlo si lascia la Riviera e si comincia a salire nell’entroterra ligure, mentre il mare resta sempre più in basso e il paesaggio cambia rapidamente. Ulivi, vegetazione mediterranea, curve e piccoli nuclei abitati accompagnano fino a questo paese sospeso fra montagna e Mediterraneo.

E una volta arrivati, l’impressione è davvero quella di essere entrati in un piccolo mondo a parte.

La storia di Seborga affonda le radici molto indietro nel tempo ed è legata ai monaci benedettini e all’Abbazia di Lerino. Per secoli questo piccolo territorio godette di particolari forme di autonomia, fino al passaggio ai Savoia nel 1729.

Ed è proprio intorno a quel passaggio che nasce il grande mistero seborghino.

Secondo la ricostruzione sostenuta dal moderno Principato, alcuni aspetti formali del trasferimento ai Savoia avrebbero lasciato aperta la questione della sovranità di Seborga. Una tesi che non trova riconoscimento sul piano internazionale e che non modifica naturalmente lo status del paese: Seborga è a tutti gli effetti un Comune italiano.

Ma nel Novecento quella storia sarebbe tornata prepotentemente alla ribalta.

Nel 1963 Giorgio Carbone, appassionato studioso della storia locale, riportò al centro dell’attenzione le antiche vicende del territorio e venne eletto dagli abitanti principe con il nome di Giorgio I.

Da quel momento il Principato iniziò a dotarsi, simbolicamente, di tutto ciò che ci si aspetterebbe da un piccolo Stato.

Una bandiera bianca e azzurra.
Uno stemma.
Un motto latino: “Sub Umbra Sedi”.
Un Consiglio della Corona.

E naturalmente una moneta, il luigino, che non ha corso legale ma è diventata probabilmente uno dei souvenir più originali che si possano portare a casa da un viaggio in Liguria.
Ma Seborga riserva un’altra sorpresa.
Qui il principe non eredita necessariamente il titolo da padre in figlio: secondo gli statuti del Principato viene eletto.

Una monarchia, dunque, ma con le urne.

Dopo Giorgio I è arrivato Marcello Menegatto, diventato Marcello I. Dal 2019 sul simbolico trono di Seborga siede Nina Menegatto, prima donna eletta Principessa del Principato.
Insomma, in questo piccolo borgo ligure si vota anche per scegliere chi dovrà portare la corona.

E già questo basterebbe a rendere Seborga una destinazione curiosa.

Ma limitarsi alla storia del Principato sarebbe un errore, perché il vero fascino del paese si scopre camminando.

Il centro storico è un piccolo intreccio di vicoli in pietra, archi, scalinate, passaggi stretti e case raccolte le une accanto alle altre. Si procede lentamente, quasi obbligati dal ritmo stesso del borgo, incontrando continuamente bandiere, stemmi e richiami all’identità seborghina.

Il cuore del paese è Piazza San Martino, una delle immagini più riconoscibili di Seborga.

Qui sorge la Chiesa di San Martino, edificio seicentesco dedicato al patrono del paese, accanto al Palazzo dei Monaci, legato alla lunga presenza religiosa che ha segnato la storia del borgo.

Poco distante si trova anche l’Oratorio di San Bernardo, testimonianza ancora più antica del passato di Seborga.

E poi ci sono i panorami.

Perché basta allontanarsi di pochi passi dal centro per ricordarsi che, prima ancora di essere un improbabile principato, Seborga è uno straordinario balcone sulla Liguria.

Lo sguardo attraversa gli uliveti e scende verso la costa, mentre nelle giornate limpide il Mediterraneo sembra allargarsi fino a confondersi con l’orizzonte. Da una parte la Riviera ligure, dall’altra le montagne e, poco più in là, la Francia.

È quella Liguria verticale dove in pochi chilometri si passa dalle spiagge ai paesi di pietra dell’entroterra.

Ed è forse proprio qui che si comprende perché la storia del Principato abbia avuto così tanta fortuna.

Seborga possiede già naturalmente qualcosa di separato, raccolto, quasi segreto. È abbastanza vicina al mare da vederlo, ma abbastanza lontana da avere sviluppato una propria identità. Una comunità piccola che ha trasformato una vicenda storica controversa in un racconto capace di attraversare i confini della Liguria e arrivare sui giornali di mezzo mondo.

Naturalmente non ci sono vere frontiere.

Non serve il passaporto.

Il luigino non vi permetterà di pagare il pedaggio dell’autostrada.

E la Principessa di Seborga non intrattiene rapporti diplomatici come un capo di Stato riconosciuto.

Ma forse cercare di stabilire con troppa precisione dove finisca la storia e dove inizi la leggenda significa perdere la parte più divertente del viaggio.

Perché Seborga è soprattutto questo: un borgo che ha saputo prendere il proprio passato, avvolgerlo nel mistero e trasformarlo in identità.

E mentre si torna verso la costa, lasciandosi alle spalle le bandiere biancazzurre, resta una certezza.

Il Principato di Seborga potrà anche non comparire sulle carte politiche del mondo.

Ma, almeno per qualche ora, riesce perfettamente a farvi credere di esserci stati.

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